La lettera della Beata Vergine Maria a Salvini: il caso del 5 agosto e il dibattito sui simboli religiosi

La cosiddetta “lettera della Beata Vergine Maria a Salvini” è un testo satirico scritto da Selvaggia Lucarelli per criticare l’uso politico dei riferimenti religiosi da parte di Matteo Salvini. Il testo prende spunto dal messaggio pubblicato dal ministro dell’Interno il 5 agosto, dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza bis, quando Salvini ringraziò gli italiani e la Beata Vergine Maria.

La vicenda ruota attorno a tre elementi: l’approvazione del decreto, il riferimento al 5 agosto come presunto “compleanno della Vergine Maria” per chi è stato a Medjugorje e la contestazione, da parte di esponenti cattolici e commentatori, dell’accostamento tra una normativa sull’immigrazione e una figura religiosa associata alla misericordia, all’accoglienza e alla protezione degli ultimi.

Il messaggio di Matteo Salvini dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza bis

“5 Agosto, è il giorno in cui nata Maria Santissima. Auguri Mamma”. E’ quasi mezzanotte, è stato appena approvato il Dl Sicurezza bis (COSA PREVEDE) - VIDEO,) e il ministro dell’Interno Matteo Salvini pubblica sui social questo messaggio accompagnato dal volto della Madonna.

“Il decreto sicurezza, più poteri alle forze dell'ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è legge - scrive il vicepremier su Twitter - , Ringrazio voi, gli italiani e la Beata Vergine Maria".

Nella serata del 5 agosto il Senato della Repubblica ha votato a favore della fiducia sul cosiddetto decreto sicurezza bis, un insieme di norme volute e largamente sponsorizzate da Matteo Salvini in persona, volte, tra le altre cose, a ostacolare i salvataggi nel Mediterraneo.

L'ultimo atto della guerra leghista alle ong è stato salutato coi soliti toni trionfalistici, da un Salvini euforico che, abbandonate le consolle sulle spiagge di Milano Marittima, è prontamente passato alla religiosità: “Chi è stato a Medjugorje lo sa, oggi è il 5 agosto, il compleanno della Vergine Maria”, ha spiegato ai cronisti poco prima di entrare in aula.

Matteo Salvini con rosario e simboli religiosi

Perché il riferimento alla Madonna ha suscitato polemiche

Un tempismo e un accostamento, quello del ministro, che non sono andati giù al mondo cattolico, da sempre contrario al decreto, ha deciso di reagire.

Tra i commenti più forti c’è quello di Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, la rivista dei Gesuiti: "Questo è tempo di resistenza umana civile e religiosa", twitta.

E non è tutto, su Instagram pubblica un’immagine dalla forte valenza politica. Ritrae una Madonna che indossa il giubbotto di salvataggio, ha le mani in preghiera ed in piedi sopra un gommone in mezzo al mare.

La vignetta è stata presa in prestito dal vignettista Mauro Biani.

Presa di posizione netta contro il decreto bis, e la scelta di Salvini di ringraziare la madonna per la sua approvazione, è anche quella de L’Avvenire: "(In)sicurezza al bis" è il titolo di prima pagina scelto dal giornale dei vescovi.

Le provocazioni di chi ostenta simboli religiosi celano provvedimenti che lasceranno macerie nel sistema di accoglienza. E che saranno ancora una volta ricostruite da chi opera nel sociale.

L’approvazione del cosiddetto decreto Sicurezza-bis è stata accompagnata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini con un ringraziamento alla Beata Vergine Maria.

Ho letto, a tal proposito, il commento di una teologa che ci ricorda come Maria sia stata anzitutto una donna, una palestinese vissuta sotto il dominio romano, che è stata a sua volta profuga in terra straniera.

Pertanto, se si vogliono fare citazioni, almeno si impari e si sappia che cosa si sta citando.

La data del compleanno della Vergine Maria

Il ministro oggi non replica alle reazione del suo gesto. A chi però gli fa notare che il compleanno della Vergine Maria non è il 5 agosto, come ha scritto sui social, bensì l’8 settembre.

Il ministro si mostra preparato e spiega: “Il 5 agosto che per chi è stato a Medjugorie rappresenta il compleanno della Vergine Maria”.

Il compleanno della Beata Vergine Maria è infatti l’8 settembre, e guai ad assimilarla a quella di Medjugorie, la «collega che non esiste».

Occorre però a questo proposito che la Chiesa non si è pronunciata ufficialmente sulle apparizioni.

Papa Francesco, di recente, ha però reso permanente la presenza dell'arcivescovo Hoser. Nel sito in Bosnia Herzegovina.

Il post di Matteo Salvini della sera del 5 agosto (Facebook)

La satira di Selvaggia Lucarelli e la “lettera” della Vergine Maria

Matteo Salvini ormai si rivolge sempre più spesso ai religiosi: dopo aver baciato il rosario, si è felicitato dell’approvazione del Decreto Sicurezza Bis nel giorno del «compleanno della Vergine Maria».

Ma c’è un errore, e a farglielo notare con la sua piccata ironia è Selvaggia Lucarelli, che per un attimo veste i panni proprio della Beata Vergine per dirgli, in sostanza, di lasciarla stare.

Selvaggia Lucarelli e la lettera della Vergine Maria a Salvini

Dalle pagine de Il Fatto Quotidiano, Selvaggia Lucarelli per un attimo personifica la Beata Vergine Maria: una versione moderna, abbastanza social e attenta anche ai programmi televisivi un po’ “trash”.

Insomma, adatta per scendere sulla Terra e rivolgersi in termini molto franchi e popolari al vicepremier leghista.

«Io ne ho sopportate tante nella vita, compreso Paolo Brosio» scrive Maria/Selvaggia, aggiungendo che sperava che Salvini si rivolgesse «alla De Filippi magari aspirando ad un falò di confronto con la Isoardi».

E invece niente, Matteo Salvini insiste nel tirarla in ballo anche con il Decreto Sicurezza Bis, passato «il 5 agosto che per chi è stato a Medjugorie rappresenta il compleanno della Vergine Maria».

E la Vergine ringrazia ma specifica: «Hai toppato la data».

Non ne vuole sapere Maria/Selvaggia di essere assimilata all’altra madonna la cui apparizione «non è mai avvenuta».

Anzi, «una che definirei la Mark Caltagirone delle apparizioni mariane, per fare un esempio alla tua portata».

Ma attenzione Salvini, perché ad essere avvenuta è «la sparizione dei 49 milione», e lei lo sa.

Ma la Vergine Maria, anche nella sua veste Selvaggia, è comunque clemente e ci tiene ad avvertire il discepolo, invitandolo a notare l’ironia del suo «superiore» che lo ha voluto chiamare Matteo come San Matteo, protettore della Guardia di Finanza, «pensa che boutade».

E a dissociarsi, è anche la Vergine Maria su twitter, che ripostando un articolo con le parole di Salvini sentenzia chiaro e tondo: «Not in my name».

Satira sulla lettera della Madonna a Salvini

Le critiche all’uso politico dei simboli cattolici

Non è la prima volta che il mondo cattolico critica il ministro per l’uso, che definiscono “strumentale”, di riferimenti cattolici.

Ne sono un esempio gli articoli, le dichiarazioni, i commenti fatti durante la campagna elettorale, quando il leader della Lega durante i comizi ha sfoggiato rosario e Bibbia.

“Mentre il capopolo della Lega esibiva il Vangelo, un'altra nave carica di vite umane veniva respinta e le Nazioni Unite ci condannavano per il decreto sicurezza", scriveva a maggio Famiglia Cristiana.

“Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”, diceva invece il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin.

Ho già avuto modo di dire in passato, di fronte all’ostentazione di simboli della religione cristiana da parte dello stesso esponente dell’attuale Governo, che non si utilizza la fede in modo strumentale per propri fini.

La religiosità è un sentimento profondo che si costruisce dentro di sé in coerenza con comportamenti e atti pubblici.

La religiosità non è merce da supermercato, da esibire per cercare consenso.

Ma al di là di questi gesti, che sono evidentemente provocatori e che però offendono chi crede nei grandi valori di prossimità del Vangelo, bisogna affrontare la sfida culturale che viene posta non solo reagendo a dichiarazioni e commenti, ma entrando nel merito dei provvedimenti presi.

Le diverse reazioni tra i lettori

Gentile ministro, non voglio entrare in polemica con lei, ma la supplico: non usi le figure sacre di Dio e della Vergine Maria per i suoi scopi elettorali.

È vergognoso, un oltraggio, una bestemmia contro chi oltre duemila anni fa è andato in Croce: Cristo che ha difeso gli ultimi, gli emarginati, le prostitute, senza costruire per loro bordelli, Cristo che ci chiama a visitare i carcerati, ad accogliere lo straniero, a dividere quel poco che abbiamo.

Il nostro Paese è in ginocchio, i nostri giovani sono senza dignità poiché privi di futuro e noi mamme, genitori, non abbiamo bisogno di far proseliti religiosi falsi e ipocriti, da parte di chi dovrebbe dare prima di tutto il buon esempio oltre che il buon governo.

Egregio direttore, ho letto su alcuni media online che per padre Spadaro di Civiltà Cattolica tutti i cristiani dovrebbero indignarsi per l’uso di rosari e crocefissi nei comizi politici.

Ha ragione e io aggiungo che tutti i cristiani dovrebbero indignarsi anche quando la Chiesa cattolica, attraverso i suoi pulpiti e i suoi media, fa politica.

Penso che, a chi è in errore, la Chiesa dovrebbe parlare con modi, fare e veste cristiana e non da giudice o politico.

In ogni caso, anche padre Spadaro dovrebbe sapere che è meglio l’uso del rosario di quello dei fucili, nei comizi politici, come avviene purtroppo in certe aree del mondo.

Gentile direttore, ho letto l’articolo su Matteo Salvini che “brandisce” il rosario per strumentalizzare la fede e giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani.

Insieme a Civiltà Cattolica, Famiglia Cristiana attacca il leader del principale partito italiano a ridosso delle elezioni europee.

Allineandosi in questo modo ai media mainstream, che criticano aspramente il leader della Lega, in modo esagerato e ingiustificato, dipingendolo come un pericolo per l’Italia, l’Europa e l’umanità, additandolo come servo del maligno o come fascista e razzista.

La realtà è che Salvini, prendendo in mano un rosario e baciandolo dal palco, rende una testimonianza di fede molto forte ed eroica, in un mondo in cui la fede in Dio e Gesù viene osteggiata e offesa quotidianamente, a meno che non la si pieghi all’agenda “progressista”.

Il gesto di Salvini è autentico, coraggioso e non strumentalizza un bel niente, tanto meno per giustificare la violazione dei diritti umani.

Dice ciò che suggerisce la ragione e chi ha il giudizio offuscato dall’ideologia progressista non può e non vuole capirlo.

I morti nel Mediterraneo sono causati dai trafficanti di esseri umani, che sono di fatto agevolati dalle navi delle Ong, che vanno a prendere i barconi davanti alle coste libiche.

Nient’altro.

Sarebbe bello se Famiglia Cristiana e Civiltà Cattolica dessero voce a cosa dice la Chiesa d’Africa sul processo di emigrazione verso l’Europa e se non lo fa è probabilmente per non dare voce a un’opinione politica contraria a quella dell’accoglienza (rectius, deportazione) degli africani e degli immigrati dei paesi più poveri in Italia.

Le condizioni economico-lavorative sono tanto negative in Italia a causa delle schifose politiche dell’Unione europea imposte dalla Germania e dai Paesi del Nord Europa.

Il rosario, la fede e la coerenza dei comportamenti

Ho scelto e sintetizzato alcune lettere che mi sono arrivate sull’uso del rosario e dei simboli di fede da parte del ministro Matteo Salvini in un comizio prima del voto.

Dopo il grande successo elettorale, il leader della Lega ha di nuovo tirato fuori il rosario e lo ha baciato in una conferenza stampa.

Ha spiegato così il suo gesto: «Ringrazio chi c’è lassù, che non aiuta Matteo Salvini, ma aiuta l’Italia e l’Europa a ritrovare speranza, orgoglio, radici e sicurezza. Non ho mai affidato al cuore di Maria il voto o il successo di un partito ma il futuro e il destino di un Paese e di un continente».

Non entro nel tema migrazioni ed Europa toccato da Filippo: le sue parole mi sembrano un insieme di luoghi comuni, frutto della propaganda leghista.

Per quanto mi riguarda non sono di sinistra e non ne condivido molte idee.

Dire però che i morti nel Mediterraneo sono agevolati dalle Ong è ribaltare la verità.

I vescovi africani, peraltro, denunciano prima di tutto lo sfruttamento dei loro territori da parte dell’Occidente e della Cina.

E non dobbiamo dimenticare i tanti conflitti di cui da noi si parla ben poco.

Nessuno dovrebbe essere costretto a migrare, ma non è chiudendo i porti e non facendo nient’altro che si risolve il problema.

Aggiungo solo che l’ennesimo uso strumentale del rosario e della figura di Maria da parte di Salvini è solo vergognoso.

Anche se gli do atto che funziona.

Peccato che oltre all’esibizione di segni di fede (ma il rosario lo reciterà?), di cristiano nelle sue idee e nei suoi atteggiamenti ci trovo ben poco.

Quand'ero bambino e mi capitava con una certa frequenza di andare a messa la domenica con mia nonna, talvolta le chiedevo perché avesse sempre con sé il suo rosario; lei - che avrebbe considerato un'immodestia fuori luogo parlarne in termini prescrittivi - di solito mi rispondeva: “Non è il rosario a fare il buon cristiano”.

Tanti anni dopo, queste parole sono diventate di scottante attualità: non basta brandire un crocifisso su un palco per ergersi a garanti di un valore religioso, e figuriamoci se è sufficiente condividere santini su Facebook; la cristianità, dice chi ne sa, è prassi, ben prima che teoria.

Il contenuto del Decreto Sicurezza bis

Anche questa volta, a colpi di fiducia, è stato approvato il testo licenziato dalla Camera per il ddl di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 53, recante disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica, meglio conosciuto come “Decreto Sicurezza bis”.

Nonostante le numerose critiche mosse contro il provvedimento da parte della società civile, del mondo religioso e perfino dell’ONU, il governo ha reso definitiva - riuscendo persino a peggiorarla - una legge che definire disumana è poco.

Lo scorso 5 agosto il Parlamento ha perso un’altra occasione per bloccare questa deriva razzista, repressiva, autoritaria.

L’asticella è stata spostata un altro po’ più in là, quel tanto che basta per far pensare che il decreto sicurezza (il primo) non fosse poi così repressivo, visto che è stato necessario promulgare una legge persino peggiore, e per farci assuefare a un livello di violenza istituzionalizzata che vuole eliminare qualsiasi coscienza critica e umanità e tratta la solidarietà come reato.

Ieri sera è stata approvata una legge che ha tutto l’aspetto di una vendetta, o forse di una punizione.

Vendetta per aver violato le direttive emanate ad hoc dal Viminale per bloccare l’accesso alle acque territoriali italiane, per aver disobbedito ai comandi illegittimi, demoliti puntualmente dalla magistratura competente.

«Quello che non riesco ad ottenere sbraitando davanti (o dietro) a uno schermo ora lo ottengo imponendolo grazie alla fiducia di un governo farlocco» potrebbe dire qualcuno, brandendo un rosario.

Questa legge è, ad oggi, la massima espressione italiana del diritto inteso come ripicca verso chi non si conforma, chi non si piega, ma rispetta il diritto del mare, anzi, il diritto dell’uomo.

Immigrazione, salvataggi in mare e Ong

Quindi, forte del consenso del suo operato, il governo ha preparato questo bel pacchetto di norme - divise per materie - mantenendo inalterato il binomio immigrazione/sicurezza: immigrazione, ordine pubblico, manifestazioni sportive, nuove risorse alle forze dell’ordine e assunzioni per l’esecuzione delle condanne.

Articolo per articolo snocciola tutta una serie di abomini ai quali nell’ultimo anno il ministro dell’interno ci ha ben abituato.

Primi fra tutti (sono le norme di apertura) quelli riguardanti i migranti e chiunque operi salvataggi in mare.

La vicenda della Sea-Watch deve aver così tanto scosso i piani alti del Viminale che l’ammenda prevista per il capitano o per l’armatore (in solido, qualora il primo non possa pagare) che violi il divieto di ingresso in acque territoriali imposto dal ministro dell’Interno (di concerto con Difesa e Trasporti) può ora arrivare fino ad 1 milione di euro (ammenda che nel testo iniziale arrivava fino a 50mila euro).

Persiste quindi l’intento criminalizzante nei confronti delle Ong, unico barlume di umanità in questo momento nel Mar Mediterraneo, tentando di calpestare lo Stato di diritto, la presunzione di innocenza e di evitare che le fantomatiche “toghe rosse” continuino a smontare ogni architettura diffamatoria diffusa dal ministro dell’interno e dai suoi scagnozzi, una sorta di anticipazione della condanna, il sequestro cautelare immediato del mezzo (oltre la confisca).

Prevede, inoltre, la possibilità di affidare le imbarcazioni poste sotto sequestro agli organi della Polizia di Stato, alle Capitanerie di Porto o alla Marina Militare, affinché ne facciano uso per le proprie attività istituzionali.

Inserisce l’arresto obbligatorio in flagranza nei confronti del comandante nei casi di resistenza o violenza contro nave da guerra ai sensi dell’art. 1100 del codice della navigazione.

Si prevede lo stanziamento di 500mila euro per il 2019, un milione di euro per il 2020 e un milione e mezzo per il 2021 per il contrasto al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e operazioni di polizia sotto copertura.

Si prevede anche lo stanziamento di più fondi per il rimpatrio degli irregolari: due milioni di euro per il 2019 che potranno aumentare fino a un massimo di cinquanta milioni di euro.

AmbitoPrevisione riportata
Sanzione per ingresso vietato nelle acque territorialiFino ad 1 milione di euro
Contrasto al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e operazioni sotto copertura500mila euro per il 2019, un milione di euro per il 2020 e un milione e mezzo per il 2021
Fondi per il rimpatrio degli irregolariDue milioni di euro per il 2019, fino a un massimo di cinquanta milioni di euro

Manifestazioni e ordine pubblico

Ma come abbiamo già potuto appurare, i “nemici” di questo governo sono solo apparentemente i migranti e le Ong, sui quali si cerca di focalizzare l’opinione pubblica.

Infatti, proseguendo nella lettura della normativa, nella sezione “Ordine pubblico” vengono attaccati i dissidenti, chi protesta, chi manifesta liberamente il proprio pensiero.

Proprio mentre l’Associazione contro gli abusi in divisa (Acad) porta avanti insieme ad altre una campagna volta all’ottenimento del codice identificativo delle forze dell’ordine nelle manifestazioni di piazza e non solo, il governo, oltre che deridere le richieste della società civile, rincara la dose, sanzionando specificatamente chi protesta, chi indossa caschi protettivi o utilizza qualsiasi altro mezzo per difendere la propria incolumità nel corso delle manifestazioni.

Già col decreto sicurezza avevamo visto come fosse stata sensibilmente limitata la possibilità di organizzare manifestazioni di piazza (si pensi al blocco stradale), come fosse stata introdotta anche per i manifestanti (come già previsto per i tifosi) la possibilità dell’arresto in differita, come fossero in aumento i vari arresti preventivi in vista di manifestazioni ritenute “pericolose”.

Ebbene, la nuova legge, da un lato, prevede l’introduzione di un reato inedito, punito con la reclusione da 1 a 4 anni, per chi nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, lancia o utilizza illegittimamente, in modo da creare un concreto pericolo per l’incolumità delle persone, razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile, ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti a offendere.

Dall’altro, prevede nuove aggravanti e limitazioni per tutta una serie di reati, se commessi nel corso di manifestazioni, nonché un inasprimento delle pene per chi verrà condannato per i reati di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

Manifestazioni sportive e Daspo

Ma quello che davvero lascia basiti da un punto di vista giuridico sono le novità introdotte nel capo relativo al “controllo della violenza in occasione di manifestazioni sportive”.

Come già abbiamo visto nel corso degli anni, gli “esperimenti” repressivi vengono spesso fatti sui tifosi (accennavamo sopra al concetto di flagranza differita, ma anche lo stesso Daspo, nato come misura atta ad allontanare i tifosi dallo stadio ed ora utilizzata nelle città), e il decreto sicurezza bis non si smentisce.

La presunzione di innocenza viene accartocciata e gettata in un angolo.

Le misure che verranno adottate con la nuova legge, seppur di carattere amministrativo, incidono sensibilmente sulla libertà di movimento dei destinatari e sono comminate senza alcun previo vaglio da parte della magistratura.

Viene introdotto il Daspo per:

  • coloro che risultino anche solo “denunciati” per aver preso parte a episodi di violenza o che abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza. Non condannati o con un processo nei loro confronti: no, solo denunciati!
  • coloro che, sulla base di “elementi di fatto”, risultino avere tenuto, anche all’estero, sia singolarmente che in gruppo, una condotta evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o da creare turbative per l’ordine pubblico. Anche in questo caso, non una condanna, non un provvedimento definitivo di un magistrato, ma solo elementi di fatto, definizione quanto mai aleatoria.

È introdotto, poi, l’istituto del Daspo rafforzato per chi sia stato già destinatario del provvedimento in questione.

Un allontanamento che va da un minimo di 5 ad un massimo di 10.

Nuove risorse per le forze dell’ordine

Come ultima parte, è previsto lo stanziamento di nuove risorse per forze dell’ordine, vigili del fuoco e personale del ministero dell’interno e della giustizia, quest’ultimo allo scopo di velocizzare le pratiche per l’esecuzione delle condanne rimaste in arretrato.

Di questo passo ci ritroveremo presto in uno stato di polizia più che in uno stato di diritto, dove sicurezza significherà sempre più repressione e non già creare gli strumenti idonei ad assicurare per tutti una vita degna.

Schema del Decreto Sicurezza bis

Le obiezioni sul rapporto tra sicurezza e accoglienza

Questo decreto mina i cardini delle fondamenta sociali che reggono un sistema di accoglienza solidale e umano.

Il valore della vita viene calpestato, la solidarietà criminalizzata.

Le macerie lasciate saranno ancora una volta ricostruite, con sapienza e fatica, da chi opera nel sociale riscoprendo valori come l’ospitalità, l’apertura, la tolleranza, la convivenza.

Valori vissuti quotidianamente da milioni di italiani e incastonati anche nella nostra Costituzione oltre che nel Vangelo.

Le parole di Gaspare Giarratano, armatore del peschereccio che il 25 luglio scorso ha tratto in salvo una cinquantina di persone, sono emblematiche della differenza di intenti e vedute: «Noi non siamo ricchi, siamo dignitosamente pescatori e sottolineo dignitosamente. Non lasceremo mai nessuno alla deriva. Lo facciamo perché siamo uomini. Mi chiedo se uno solo dei nostri politici abbia mai sentito nel buio della notte, nell’enormità del mare levarsi delle grida d’aiuto disperate. Noi sì. E nessuno di noi sarebbe mai tornato a casa senza essere certo di aver salvato quelle vite».

Negli scorsi mesi, quando ancora vi poteva essere una speranza di bloccare il decreto, l’Alto Commissariato per i Diritti Umani aveva espresso preoccupazione relativamente al contenuto della normativa, facendo recapitare una lettera al nostro ministro degli affari esteri, preoccupazione rinnovata con una nota dello scorso mese, nella quale - fra le altre cose - il gruppo di esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite scrive «Il diritto alla vita e il principio di non respingimento dovrebbero sempre prevalere sulla legislazione nazionale o su altre misure presumibilmente adottate in nome della sicurezza nazionale. (…) Esortiamo le autorità a smettere di mettere in pericolo la vita dei migranti, compresi i richiedenti asilo e le vittime della tratta delle persone, invocando la lotta contro i trafficanti».

La risposta è stata delle migliori: non ci facciamo dare lezioni di rispetto dei diritti umani da chi ha al suo interno la Turchia e la Corea del Nord.

Il confronto con il messaggio del Vangelo

Intanto il Pd non perde tempo e rincorre la Lega contendendole il campo, come dimostrano le ruspe lanciate ieri a Bologna contro Xm24.

Il valore politico della vicenda è stato messo in rapporto con il modo in cui il Vangelo descrive l’accoglienza dello straniero e la cura delle persone in difficoltà.

Di cristiano, nel decreto sicurezza bis, non c'è nulla.

Non basta brandire un crocifisso su un palco per ergersi a garanti di un valore religioso, e figuriamoci se è sufficiente condividere santini su Facebook; la cristianità, dice chi ne sa, è prassi, ben prima che teoria.

E nella pratica il vicepremier Salvini è parecchio carente: ha appena accolto trionfalmente un provvedimento che criminalizza i salvataggi di naufraghi, istituendo multe e confische delle navi di chi li mette in atto per dare benzina a una (mai lontanamente confermata) tesi del complotto sulle ong e relativo “business” dei migranti.

Come scriveva don Andrea Gallo, “i cristiani, se non sono accoglienti, non dicano che sono cristiani”.

Eppure non ci vuole una laurea in teologia: basterebbe aver frequentato, anche distrattamente, un corso di catechismo parrocchiale.

L'intero Vangelo, così come è arrivato fino ai giorni nostri, è imperniato su quell'“amerai il prossimo tuo come te stesso”; il messaggio cristiano di redenzione passa attraverso la presa di coscienza che gli altri - rivelano le Scritture - sono come noi, in quanto parte della stessa misericordiosa creazione divina.

Ma Salvini, la sua retorica, le sue scelte sono agli antipodi da tutto ciò: il leghismo da social network parla costantemente di immigrati da temere, di invasioni, di presunti privilegi ingiustamente concessi agli ultimi (e dunque da abbattere: l'opposto della parabola dei lavoratori nella vigna), di naufraghi da rimandare alla loro miseria e barche da requisire o affondare (chissà che ne direbbe San Pietro).

Può essere politicamente redditizio, ma ci vuole poco a stabilire che scimmiotta i valori cristiani, rendendoli una bandierina da piantare a sproposito.

Nella parte di Vangelo di Matteo dedicato al Giudizio universale (Matteo 25,35-44)si leggono le parole di Gesù, tornato per giudicare i vivi e i morti: “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.

Alle rimostranze dei giusti, che non ricordano di aver avuto l'onore di farlo a lui in persona, risponde: “In verità vi dico che in quanto l’avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”.

Per il ministro con la dedica facile, cristiano ma a targhe alterne, quest'ultima frase deve suonare come un temibile monito.

tags: #lettera #beata #vergini #maria #a #salvini