L’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, eseguita per la cappella di Palla Strozzi nella chiesa di Santa Trinita e ora agli Uffizi, è considerata un capolavoro del Gotico internazionale. Dipinta nel 1423, la grande tavola misura 300 × 282 cm e si trova nelle sale 5-6 dedicate al Gotico Internazionale della Galleria degli Uffizi di Firenze.
La cosiddetta Pala Strozzi fu commissionata dal ricchissimo banchiere e intellettuale Palla Strozzi per la cappella di famiglia nella Chiesa di Santa Trinita. La raffinata atmosfera cavalleresca, la magnificenza dei personaggi, l’abbondante utilizzo di lamine d’oro e d’argento e la cura miniaturistica profusa dal pittore nella rappresentazione della natura ne fecero un assoluto capolavoro.

Gentile da Fabriano e il Gotico internazionale
Gentile da Fabriano (1370-1427 circa) è stato un pittore italiano celebrato come il maestro dello stile Gotico Internazionale, noto per la sua eleganza, la ricchezza degli ornamenti e la narrazione. Fabriano lavorò a Venezia, Roma e Firenze.
Nato a Fabriano, Gentile di Niccolò di Giovanni di Massio, chiamato come il suo paese natio, lavorò a Firenze, Siena e altri luoghi della Toscana, a Venezia, a Orvieto, a Sant’Angelo in Vado, vicino Urbino, e anche a Roma. Lavorò anche per il Palazzo Ducale di Venezia, al Duomo di Orvieto, a quello di Sant’Angelo in Vado e alla Basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma.
Molte delle sue opere sono andate perse, tra cui quelle per il Palazzo Ducale, dove era assistito dal giovane Pisanello (1395-1455). Fabriano formò artisti promettenti, come Jacopo Bellini (1396-1470), e influenzò pittori come Fra Angelico (1400-1455).
Sia Bellini che Fra Angelico divennero artisti importanti per il Quattrocento rinascimentale, accanto a Masaccio (1401-1428). Fabriano era molto famoso per il suo stile elegante e decorativo e per la sua luce delicata.
Quando dipinse l’Adorazione dei Magi, Gentile era il pittore più richiesto in Italia. La sua capacità di fondere la devozione spirituale con la ricchezza dei dettagli decorativi lo rese la scelta perfetta per l’ambizioso incarico di Palla Strozzi.
La commissione di Palla Strozzi
Siamo nei primi venti anni del ’400 a Firenze. La città sta affrontando un periodo di grande successo e ricchezza. Qui i mercanti guadagnano un sacco di soldi e investono parte del loro denaro nella realizzazione di opere d’arte che celebrassero il loro prestigio.
Il tema dell’adorazione dei Magi era molto diffuso in quel periodo storico ed era un pretesto da parte dei ricchi committenti per alludere alla propria agiatezza economica e superiorità culturale. La commissione di una pala d’altare permetteva quindi di esprimere insieme devozione religiosa, prestigio sociale e cultura.
Nel catasto del 1427 c’è una nota riguardo un certo Palla di Onofrio Strozzi. Palla Strozzi è uno degli uomini più ricchi di Firenze di quel tempo ed è anche uno dei principali committenti di opere d’arte della città.
È lui che ha ordinato a Gentile da Fabriano la realizzazione di questo capolavoro. Vuole un’opera che ricordi a tutti il potere e la ricchezza che ha conquistato.
L’artista è arrivato a Firenze pochi anni prima, nel 1420. È stato ospitato proprio negli alloggi di lusso della famiglia Strozzi. Quando Palla gli affida questo incarico, Gentile accetta immediatamente.
Il suo lavoro sarebbe stato posto nella Basilica di Santa Trinita. Gentile si mette subito al lavoro e ci mette tutto sé stesso.
L’opera fu realizzata con l’aiuto di Arcangelo di Cola da Camerino, Giovanni da Imola e Michele d’Ungheria. Il lavoro costò 150 fiorini d’oro.
La pala d’altare e la sua struttura
Si tratta di uno dei massimi capolavori dello stile gotico internazionale, con la sua atmosfera elegante e fiabesca, con figure sofisticate e in pose cortesi. Il corteo dei Magi occupa tutta la scena ed è uno sfoggio di abiti sontuosi, dettagli minuziosamente descritti e un forte uso dell’oro.
La composizione è divisa in tre parti: le tre lunette superiori raccontano le fasi principali del viaggio dei Re Magi; la parte centrale mostra l’arrivo alla grotta e l’adorazione del Bambino; la zona inferiore comprende la predella, nella quale erano rappresentate scene inerenti a quella principale.
La decorazione delle vesti dei personaggi e dei finimenti dei cavalli, la descrizione del paesaggio e ancor più il magnifico intarsio della cornice rendono quest’opera un prezioso capolavoro.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Titolo | Adorazione dei Magi |
| Autore | Gentile da Fabriano |
| Data di realizzazione | 1423 |
| Dimensioni | 300 x 282 cm |
| Committenza | Palla Strozzi |
| Destinazione originaria | Cappella di famiglia nella Chiesa di Santa Trinita |
| Collocazione attuale | Galleria degli Uffizi, Firenze |
| Sezione degli Uffizi | Sale 5-6 del Gotico Internazionale |
L’oro, i dettagli e la luce
La capacità di Gentile consiste nel trasformare le storie religiose in grandiosi spettacoli visivi. In questa pala d’altare combina oro scintillante, costumi esotici e dettagli espressivi per creare un’opera che ha abbagliato la Firenze del XV secolo e che continua a brillare ancora oggi.
La scena principale ritrae l’arrivo dei Re Magi alla grotta dove è nato Gesù Bambino. Non è però una tradizionale scena della Natività, perché la composizione è ricca di oro e di dettagli eccezionali.
Palla Strozzi in questo modo passerà alla storia per aver commissionato un lavoro molto prestigioso e Gentile da Fabriano può sbizzarrirsi in tecnicismi e particolari minuziosi per dimostrare la propria abilità.
Oltre ad essere un uomo molto ricco, Palla Strozzi è anche uno studioso appassionato del mondo greco e bizantino. I suoi affari lo hanno condotto all’acquisto di testi antichi e codici decorati in ogni loro parte. Probabilmente avrà richiesto un livello di dettaglio simile anche per quest’opera.
L’oro si vede nelle vesti di molti personaggi, nelle bardature dei cavalli, nei collari dei cani da caccia, nelle corone di alcuni personaggi, nelle spade e nei doni dei Magi.
Gentile ha usato foglie molto sottili e poi ha inciso il tutto a mano libera. Il risultato è stata una bellissima sfumatura dorata in tutta la composizione.
La raffinata atmosfera cavalleresca che anima la pala, la magnificenza dei personaggi, l’abbondante utilizzo di lamine d’oro e d’argento e la cura miniaturistica profusa dal pittore nella rappresentazione della natura ne fecero un assoluto capolavoro, destinato a esercitare un influsso irresistibile nella generazione artistica successiva.
Le tre lunette: il viaggio dei Magi
Nelle tre lunette, cioè nelle sezioni superiori, sono rappresentate le fasi principali del viaggio dei Re Magi diretti alla grotta dove è nato Gesù Bambino.
La lunetta di sinistra
Nella lunetta di sinistra ci sono i tre protagonisti vestiti d’oro che guardano la stella cometa dal Monte Vettore. Il monte, diversamente dalla tradizione, è dipinto come una rupe a picco sul mare.
Alle loro spalle alcuni uomini stanno tendendo un agguato. Questo è un evento simbolico e rappresenta com’era il mondo prima dell’arrivo di Gesù Bambino: un luogo dominato dal caos e dalla violenza.
La lunetta centrale
Nella lunetta centrale il viaggio è iniziato. I Re Magi sono partiti con un grandissimo corteo al loro seguito.
È una novità assoluta nell’arte, perché di solito i Magi giungono dalla Sacra Famiglia da soli. Qui invece sono alla testa di un gigantesco gruppo di visitatori.
Il corteo sta per entrare in una città tipicamente medievale. Quella è Gerusalemme, rappresentata come una piccola fortezza.
La lunetta di destra
Nella lunetta di destra è ritratto l’arrivo dei Re Magi nella città di Betlemme, con intorno campi fioriti e grandi boschi verdi.
L’artista ha studiato a fondo le fisionomie, i costumi dei popoli orientali, le piante e tanto altro ancora. Il risultato è un’opera articolata in tanti spazi diversi.

La scena centrale e l’arrivo alla grotta
Il corteo con i Re Magi ha attraversato le tre lunette superiori. Ora sta entrando nella parte centrale da destra e sono tutti diretti alla grotta dove c’è la Sacra Famiglia.
La grotta si trova sul lato sinistro della scena, accanto alla struttura all’angolo. È questa la destinazione, come prova anche la presenza della piccola stella cometa.
Nei pressi della grotta ci sono la Sacra Famiglia, il bue, l’asinello e due servitrici. I Re Magi hanno portato a termine il loro viaggio e stanno offrendo i loro omaggi al Bambino.
La luce che avvolge tutta la scena è di origine divina. È impossibile trovare il suo punto d’origine: si tratta di un’illuminazione presente nell’atmosfera che assomiglia molto alla brina.
Non c’è prospettiva. Dimentica la perfezione geometrica che caratterizza, ad esempio, l’Annunciazione di Leonardo da Vinci. Nel lavoro di Gentile regna il caos, ma è il caos positivo come quello di una festa.
I tre Re Magi
Il più anziano del trio ha messo la sua corona a terra in segno di rispetto e viene benedetto da Gesù. Il suo dono è già stato offerto alla Sacra Famiglia e si trova tra le mani delle due servitrici, che lo osservano con curiosità.
Il secondo Re Magio è più giovane del compagno di viaggio inginocchiato. Come quest’ultimo sta per togliersi la corona e accenna ad inginocchiarsi. Con la mano sinistra stringe il calice d’oro che donerà al Bambino.
Il terzo Re Magio è appena sceso da cavallo. Un servitore è a terra e gli sta togliendo gli speroni che ha utilizzato poco prima per cavalcare.
Tra le mani stringe un’ampolla d’oro, che costituisce la sua offerta. Non è ancora il suo turno, ma già rivolge lo sguardo a Gesù.
I Re Magi sono di tre età diverse e simboleggiano le tre fasi della vita umana: il re di destra rappresenta la giovinezza, il re al centro rappresenta la maturità e il re a sinistra rappresenta l’anzianità.
Il loro abbigliamento è sfarzoso e carico d’oro. Gentile da Fabriano non si è assolutamente risparmiato nel dipingere i dettagli delle vesti dei Magi.

Palla Strozzi e i personaggi della corteo
Dietro i tre Re Magi si può riconoscere il ritratto del committente Palla Strozzi nell’uomo con il falcone. Si trova alla destra del Re più giovane, sta accarezzando un falco e guarda la Sacra Famiglia.
Alla sua sinistra c’è un ragazzo che guarda dritto verso l’osservatore. È stato identificato come Lorenzo Strozzi, il figlio di Palla di Onofrio.
Giorgio Vasari, uno dei più antichi e famosi storici dell’arte, pensava che questo ragazzo non fosse Lorenzo Strozzi, ma forse un autoritratto dello stesso Gentile da Fabriano. Si tratta però di un’ipotesi poco credibile.
A quel tempo è impensabile che un artista “modesto” come Gentile osasse mettersi in primo piano in una sua opera e guardasse direttamente l’osservatore. Ci vorrà del tempo prima che accada una cosa del genere.
Gli animali e il paesaggio
Nella calca di gente alle spalle dei tre protagonisti ci sono numerosi animali. I cavalli sulla destra sono disposti in cerchio e sono tutti diversi tra loro.
Alla sinistra del cavallo grigio in secondo piano si vede anche un leopardo che ruggisce. In primo piano c’è un bellissimo levriero seduto che guarda dritto verso i cavalli.
La descrizione della natura è curata con attenzione miniaturistica. Le decorazioni dei finimenti, i colori degli animali, i campi fioriti e i grandi boschi verdi contribuiscono alla dimensione fiabesca della composizione.
La storia dell’opera dagli Uffizi alla predella
Quando il lavoro di Gentile da Fabriano è concluso, viene posto nella Basilica di Santa Trinita come da accordi. L’opera rimane nella chiesa per moltissimi anni.
Nel 1806 Napoleone Bonaparte invade l’Italia con il suo esercito. Nel lungo elenco di furti rientra anche l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano.
Il dipinto viene rimosso dalla basilica e viene temporaneamente messo in un deposito. Nel 1810 viene trasferito nelle Gallerie dell’Accademia.
Qui centinaia di studiosi e artisti possono ammirarlo da vicino e scoprire i segreti e i dettagli di questo antico capolavoro. Due anni dopo i furti da parte di Bonaparte continuano.
L’Adorazione dei Magi viene privata di uno scomparto della predella, ritraente la Presentazione al tempio. Nella predella di solito sono rappresentate delle scene inerenti a quella che si vede nella zona principale.
La scena della Presentazione al tempio è stata trasportata in Francia e oggi si trova al Musée du Louvre. Nel 1903 Gaspare Diomede della Bruna ha realizzato una copia della scena, messa al posto di quella mancante.

Il trasferimento agli Uffizi e il restauro
Nel 1919 il dipinto viene nuovamente spostato, questa volta nella Galleria degli Uffizi, dove si trova ancora oggi.
Nel 2004 c’è stato un importante restauro di questo capolavoro grazie al contributo del professore Abramo Galassi. È stato un intervento fondamentale, perché con questo processo sono tornate alla luce la luminosità delle lacche originali utilizzate nella scena, i colori verdi reali, i tanti dettagli dei fiori presenti in tutta la scena e la sezione inferiore delle cuspidi.
Il recente restauro ha contribuito a restituire leggibilità alla ricchezza cromatica, alla luminosità delle superfici e alla complessità dei particolari che caratterizzano la pala.
Fortuna critica e influenza
L’Adorazione dei Magi è considerata il monumento esemplare del cosiddetto stile gotico internazionale. Insieme alla Fuga in Egitto è ritenuta il suo lavoro migliore.
L’opera esercitò un influsso irresistibile sulla generazione artistica successiva. L’eleganza delle figure, la ricchezza ornamentale, la luce delicata, l’uso dell’oro e la narrazione affollata ne fanno una delle opere più conosciute e celebrate del XV secolo.
Il saggio introduttivo di Keith Christiansen, responsabile della sezione d’arte italiana al Metropolitan Museum di New York, ricostruisce la storia dell’opera, con una particolare attenzione al contesto storico-artistico fiorentino, mentre al committente e alla storia della sua famiglia è dedicato l’intervento di Carl Brandon Strehlke.
Seguono, nel volume, due saggi di Alessandro Cecchi incentrati sul “trittico” Quaratesi, nome ricorrente nei documenti che definisce, impropriamente, i quattro scomparti laterali, superstiti, del polittico di Gentile.
Il volume, che si distingue per il ricco atlante illustrato dell’opera di Gentile, è concluso da un saggio di Nicola Ann MacGregor e Sandra Freschi sul recente restauro che ha interessato il polittico.
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