Che cosa significa compiere diciott’anni e diventare maggiorenni? Per monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, significa celebrare la bellezza della vita, assumere nuove responsabilità e riconoscersi come presenza attiva nella società e nella Chiesa.
La lettera è rivolta ai giovani che nel 2018 diventano maggiorenni, in particolare ai nati nel 1999 e nel 2000. Il suo messaggio invita a non chiudersi nell’isolamento egoistico, ma a diventare protagonisti del proprio tempo attraverso la partecipazione, l’esercizio del voto, l’impegno per il bene comune e la ricerca della propria vocazione.
Una festa per la vita e per la responsabilità
Mi immagino che molti ragazzi e ragazze nati nel 2000 si preparino alla festa del loro diciottesimo compleanno durante questo 2018. I nati del 1999 hanno appena finito i loro festeggiamenti. Auguro che per tutti sia una festa: la festa di essere vivi, la festa di essere giovani, la festa della responsabilità.
Anche se non per tutti la vita è stata facile in questi 18 anni, anche se molti hanno già attraversato dure prove per motivi di salute, per relazioni tempestose con i genitori o nelle esperienze affettive, per problemi economici o di inserimento negli ambienti della scuola o dei coetanei, tuttavia la grazia della vita rimane un dono inestimabile. La festa per i 18 anni è quindi anzitutto occasione di gratitudine.
La festa forse meno pensata e apprezzata è quella della responsabilità: della responsabilità, infatti, si tende a mettere in evidenza il peso, il rischio, i fastidi. Per questo si preferisce «scaricare le responsabilità»: pretendere libertà, aspettarsi i servizi che gli altri sono chiamati a rendere, ma evitare di assumersi le responsabilità e di esercitarle.
Però festeggiare così i 18 anni è come restare bambini: certo si è diventati grandi, ma in realtà si è rimasti nella condizione di essere accuditi, assistiti, accontentati. Allora la festa non è più davvero tale, ma è un divertimento che assorda, intontisce, stanca.
Diventare adulti e cominciare ad esercitare le responsabilità è invece motivo di festa perché dà la fierezza di essere utili, di contribuire al bene degli altri, di mettere mano all’impresa di rendere migliore il mondo.
La libertà richiede attenzione e prudenza
A 18 anni si può prendere la patente e incominciare a guidare: la libertà si allarga alla possibilità di viaggiare, di visitare persone e Paesi, di dare un passaggio agli amici e ai nonni. È una grande responsabilità che richiede attenzione, vigilanza, sobrietà, prudenza.
Quanto bene può fare chi guida bene! Ma anche quanto male a sé e agli altri, se lo fa con imprudenza e incompetenza! A 18 anni si diventa pienamente responsabili dei propri atti a livello civile e penale: la libertà si confronta con la legge come garanzia del bene comune, del rispetto dei diritti di tutti.
È il segno che l’appartenenza alla comunità non è solo il diritto di ricevere prestazioni, ma anche il dovere di rispettare le regole e di partecipare con le proprie risorse e con il proprio comportamento alla convivenza dei cittadini.
Diritti e doveri della maggiore età
A 18 anni incomincia il diritto dovere di votare per esprimere le proprie scelte in campo politico e amministrativo. Scegliere le persone e le forze politiche che devono governare la nazione ed esercitare responsabilità amministrative in regione o in città è una espressione di quella responsabilità per il bene comune che rende cittadini a pieno titolo.
A 18 anni si acquisisce il diritto-dovere di votare per esprimere le proprie scelte in campo politico e amministrativo. Scegliere le persone e le forze politiche che devono governare la nazione ed esercitare responsabilità amministrative in regione o in città è un’espressione di quella responsabilità per il bene comune che rende cittadini a pieno titolo.
A 18 anni si diventa pienamente responsabili dei propri atti a livello civile e penale: la libertà si confronta con la legge come garanzia del bene comune, del rispetto dei diritti di tutti. È il segno che l’appartenenza alla comunità non è solo il diritto di ricevere prestazioni, ma il dovere di rispettare le regole e di partecipare con le proprie risorse e con il proprio comportamento alla convivenza dei cittadini.
Oltre alla politica, ci sono anche i doveri e non solo i diritti dei nuovi cittadini. La maggiore età non coincide quindi soltanto con l’acquisizione di nuove possibilità personali, ma comporta una più piena consapevolezza delle conseguenze delle proprie scelte.
Reagire alla percezione di impotenza
A 18 anni si sperimenta, io credo, una specie di contraddizione tra il fatto di «avere tutti i diritti e doveri» di un adulto, e l’impressione di «non poter fare niente».
Un 18enne nel nostro Paese è considerato «troppo giovane», e le possibilità effettive di avere un vita propria, un’abitazione propria, un’attività propria, un’autonomia reale sono molto ridotte: per lo più il giovane dipende ancora in tutto dalla sua famiglia.
Un diciottenne nel nostro Paese è considerato “troppo giovane” e le possibilità effettive di avere un vita propria, una abitazione propria, una attività propria, una autonomia reale sono molto ridotte: per lo più dipende in tutto dalla sua famiglia.
Mi sembra opportuno reagire a questa percezione di impotenza e mi piacerebbe seminare nei 18enni la persuasione di essere presenza attiva, significativa, preziosa per la società e la Chiesa di oggi.
Per questo è necessario scuotersi dalla comoda condizione del dipendere che induce ad aspettarsi tutto dagli altri: occorre piuttosto introdursi nella fierezza e nella bellezza del partecipare. Sei parte della società e la tua partecipazione ne decide la qualità; sei parte della comunità cristiana e la tua partecipazione ne determina il valore.
Se tu manchi viene a mancare un patrimonio, e se tu non partecipi ti riduci ad essere un peso solitario. La partecipazione non è quindi un elemento accessorio della vita comune, ma contribuisce concretamente alla qualità della società e della comunità cristiana.
La «legge delle decime»
Per esprimere questa partecipazione attiva e costruttiva mi permetto di ribadire un criterio che sembra quantitativo ma che in realtà è «spirituale»: si tratta della legge delle decime.
È una legge che non impone una tassa, ma suggerisce di vivere l’appartenenza alla società e alla comunità con un contributo significativo. La legge delle decime consiglia di considerare quello di cui ciascuno dispone realmente come se avesse una «destinazione comune»: cioè il tempo che ho non è solo per me, ma per la condivisione.
Perciò, tanto per fare un esempio: ogni dieci ore dedicate allo studio, un’ora potrebbe essere dedicata a chi fa fatica a studiare; ogni dieci ore dedicate allo sport, un’ora potrebbe essere dedicata a chi non può fare sport. Lo stesso vale per i soldi, i libri, la musica eccetera.
| Risorsa personale | Possibile condivisione |
|---|---|
| Tempo dedicato allo studio | Ogni dieci ore, un’ora a chi fa fatica a studiare |
| Tempo dedicato allo sport | Ogni dieci ore, un’ora a chi non può fare sport |
| Soldi, libri, musica | Una parte destinata alla condivisione |
La legge delle decime propone dunque un modo concreto di vivere l’appartenenza: ciò che si possiede e ciò che si sa fare non sono destinati esclusivamente all’interesse individuale, ma possono diventare strumenti di solidarietà e di partecipazione.
Il primo voto e il bene comune
Nel nostro tempo «la politica» è spesso circondata da una valutazione così negativa e da pregiudizi così radicati che si può essere scoraggiati dall’intraprendere ogni impegno e ogni iniziativa in questo campo.
Nel nostro tempo “la politica” è spesso circondata da una valutazione così negativa e da pregiudizi così radicati che possono scoraggiare da ogni impegno e iniziativa. Ma ora è necessario che le cose cambino, perché la politica è l’esercizio della responsabilità per il bene comune e per il futuro del Paese.
La scommessa è sulla capacità dei giovani di provocare un forte rinnovamento. Ma ora è necessario che le cose cambino, perché la politica è l’esercizio della responsabilità per il bene comune e per il futuro del Paese; e chi può avviare un cambiamento se non uomini e donne che si fanno avanti e hanno dentro la voglia di mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo?
Mi torna in mente il discorso di Pericle agli Ateniesi in un momento drammatico della guerra del Peloponneso: Amiamo il bello, ma con semplicità, e ci dedichiamo al sapere, ma senza debolezza; adoperiamo la ricchezza più per la possibilità di agire che essa offre, che per sciocco vanto di discorsi, e la povertà non è vergognosa ad ammettersi per nessuno, mentre lo è assai più il non darsi da fare per liberarsene.
Riuniamo in noi la cura degli affari pubblici insieme a quella degli affari privati, e se anche ci dedichiamo ad altre attività, pure non manca in noi la conoscenza degli interessi pubblici. Siamo i soli, infatti, a considerare non già ozioso, ma inutile chi non se ne interessa. (Tucidide, La guerra del Peloponneso, Rizzoli, Milano 1985, vol. I, libro II, pp. 325-333)
Informarsi prima di scegliere
Dunque, un accorato appello a non disertare le urne girandosi dalla parte dell’indifferenza o della sterile indignazione: «Per questo rivolgo un appello ai 18enni e a tutti i giovani: io credo che voi potete informarvi, voi potete pensare, potete discutere, potete farvi un’idea di quale direzione intraprendere e di come fare del vostro voto, il vostro primo voto! Un segnale di un’epoca nuova.
Non cambierà tutto in una tornata elettorale. Ma certo con l’astensionismo non si cambia niente! Per una scelta responsabile è necessario informarsi e approfondire, non fermandosi a slogan superficiali e devianti.
Per questo rivolgo un appello ai 18enni e a tutti i giovani: io credo che voi potete informarvi, potete pensare, potete discutere, potete farvi un’idea di quale direzione prendere e di cosa fare del vostro voto, il vostro primo voto! Un segnale di un’epoca nuova.
Non cambierà tutto in una tornata elettorale; ma certo con l’astensionismo non si cambia niente! L’invito è a non lasciarsi tentare dall’astensionismo, girandosi dall’altra parte nell’ “astensionismo e nella sterile indignazione”.
Programmi, candidati e partecipazione
Voi potete pretendere che vi siano chiariti i programmi, le intenzioni di coloro che si presentano candidati, le procedure di verifica di cui i cittadini dispongono, voi potete mettervi insieme per far valere le priorità che vi stanno a cuore e riconoscere le persone e le forze politiche che se ne fanno carico.
Voi potete pretendere che vi siano chiariti i programmi, le intenzioni dei candidati che si presentano, le procedure di verifica di cui i cittadini dispongono; voi potete mettervi insieme per far valere le priorità che vi stanno a cuore e per individuare le persone e le forze politiche che se ne fanno carico.
Forse qualcuno di voi può anche farsi avanti per rappresentare gli altri nelle liste per le elezioni amministrative e diventare voce che tiene vive le istanze dei giovani là dove si affrontano le questioni rilevanti per la città.
L’invito è a mettersi in gioco, perché l’arcivescovo ha “fiducia che questa generazione può reagire all’inerzia, allo scoraggiamento e all’individualismo e dare un segnale a tutti gli adulti e alla classe politica e amministrativa di un rinascere del desiderio di partecipare, di contribuire al bene comune, di cercare altre vie per dare forma al ‘buon vicinato’ che rende desiderabile vivere vicino e appartenere alla comunità”.
La fiducia nei giovani
Davvero un grande investimento di fiducia e di aspettative: «Io ho fiducia che questa vostra generazione può reagire all’inerzia, allo scoraggiamento e all’individualismo e dare un segnale a tutti gli adulti e alla classe politica e amministrativa di un rinascere del desiderio di partecipare, di contribuire al bene comune, di cercare vie per dare forma al “buon vicinato” che rende desiderabile vivere vicino e appartenere alla comunità».
Io ho fiducia che questa generazione può reagire all’inerzia, allo scoraggiamento e all’individualismo, e dare un segnale a tutti gli adulti e alla classe politica e amministrativa di un rinascere del desiderio di partecipare, di contribuire al bene comune, di cercare vie per dare forma al «buon vicinato» che rende desiderabile vivere gli uni accanto agli altri e appartenere alla comunità.
La lettera mette così al centro una generazione spesso criticata o peggio messa ai margini della società, considerata solo composta da potenziali clienti. Perché sui 18enni si scommette per l’oggi e per la costruzione di un futuro diverso.
Guardare al futuro personale
I 18 anni sono il tempo opportuno per guardare al futuro personale. L’avvicinarsi della conclusione di un ciclo scolastico pone la questione sul dopo: che cosa farò finite le superiori?
La domanda sul futuro rischia di essere affrontata come la scelta di un prodotto al supermercato: tra le tante offerte, quale sarà la più conveniente? Invito invece a riconoscere che nessuno deve sentirsi solo quando si trova di fronte alle decisioni fondamentali.
Riconoscere che la vita è dono di Dio e che Dio desidera la nostra gioia induce a sentirlo alleato e a dialogare con lui perché la vita si riveli nella sua verità, come vocazione alla gioia e come responsabilità di far fruttare i talenti ricevuti.
La vocazione e la ricerca del senso
Compiere 18 anni deve quindi essere l’occasione per liberarsi da un’immagine infantile di Dio, della preghiera, della vita, per leggere nel Vangelo la rivelazione della verità di Dio e della sua volontà, e per prendere la Parola di Dio come «lampada per i passi» da compiere.
La vocazione viene presentata come ricerca della missione e del senso della propria vita. La politica e la vocazione sono le sfide più audaci e le occasioni più preziose.
In questo cammino nessuno deve sentirsi solo, né pensare che si è tanto più liberi quanto più si è soli: perciò il gruppo degli amici, l’inserimento in un contesto comunitario, la testimonianza degli adulti, il riferimento personale a una guida saggia (un prete, una suora, un uomo o una donna di Dio) sono l’accompagnamento necessario per guardare al futuro con fiducia.
Questi legami aiutano a imparare ad avere stima di sé e per scrivere la propria vita adulta e la preparazione alle scelte definitive con fantasia e realismo, con libertà e responsabilità.
Una lettera che parla anche agli adulti
«Quando Dio ti guarda, vede sempre qualche cosa di amabile!». Così si era rivolto l’Arcivescovo Mario ai giovani durante i loro Esercizi spirituali nel tempo di Avvento.
Ora con questa lettera li raggiunge per fare festa con loro, condividendo una gioia e un passaggio. Nella nostra epoca digitale è una scelta che qualcuno può definire «poco funzionale» o «audace», ma certamente rimane insostituibile e bello il gesto di vedersi consegnare una lettera.
Leggerla e accorgersi che fa bene, saranno un tutt’uno. Fa bene questa cura, questa attenzione, fatta di parole vere, che chiamano a una vita piena. Fa bene a noi, adulti, richiamati a una paternità fatta di ascolto, di dialogo e di sostanza.
Fa bene ai giovani, invitati a non farsi rubare questi momenti da riduzioni banali della festa. Fa bene a tutti, per restituire vigore e lucentezza al «diventare grandi».
Mentre ci parla di «responsabilità, partecipazione, politica», libera queste parole dall’angolo buio in cui sono state un po’ confinate, e ci mostra quanto esse hanno a che fare con la «festa di essere vivi, di essere giovani», umani.
Il respiro grande con cui guarda alla vita e ai suoi passaggi, l’invito a «mettere mano all’impresa di rendere migliore il mondo», la comprensione che «il tempo che ho non è solo per me, ma per la condivisione», l’appello e la fiducia che dichiara, sono gli auguri veri, l’inizio della festa!
Un invito a condividere domande e speranze
Sono certo che molti vorranno raccogliere il suo invito a condividere riflessioni, domande, speranze. A tutti gli adulti, gli educatori, gli incaricati di pastorale giovanile e a chiunque abbia a cuore il bene dei giovani il compito bello di recapitare questa lettera ai 18enni, nessuno escluso!
Vorrei che per tutti il compimento dei 18 anni fosse una festa: nessuno si lasci convincere da quelli che dicono che non c’è niente da festeggiare!
La festa che propongo, la festa alla quale invito è quella che celebra la bellezza della vita e che si assume la responsabilità di rendere bella questa stessa vita, per sé e per gli altri.
La politica e la vocazione sono le sfide più audaci e le occasioni più preziose: buon compleanno, 18enni!

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