Prima della Riforma protestante la Germania non era uno Stato unitario, ma un insieme frammentato di principati territoriali, città libere e altri domini inseriti nel Sacro Romano Impero, nel quale l’autorità centrale dell’imperatore era piuttosto limitata. Questa frammentazione politica, insieme alla crisi morale e spirituale della Chiesa, al malcontento per il fiscalismo papale e alla crescente forza dei principi locali, costituì il contesto nel quale Martin Lutero poté diffondere le proprie idee a partire dal 1517.
La Chiesa agli inizi del XVI secolo attraversava una fase di crisi morale e spirituale. Gli interessi economici e politici prevalevano su quelli religiosi. Molti papi e vescovi del XVI secolo si occupavano più di questioni politiche e militari che di vita spirituale. Nonostante i tentativi di riforma, permanevano la corruzione e le pratiche della simonia, del concubinato e del nepotismo.
La frammentazione politica della Germania
Fu il momento che cambiò la storia, la religione e la vita di quella che era al tempo la Germania, un insieme di piccoli stati elettori parlanti ognuno il loro dialetto. Il Sacro Romano Impero non costituiva una monarchia accentrata paragonabile agli Stati nazionali che si stavano consolidando in altre aree d’Europa, ma un organismo politico composto da numerosi territori dotati di ampie autonomie.
I principi territoriali disponevano di una notevole influenza politica e amministrativa nei propri domini, mentre l’imperatore doveva confrontarsi continuamente con gli interessi dei ceti, delle città imperiali e dei poteri ecclesiastici. Anche gli Asburgo, come già i loro predecessori, ebbero sulla Germania un’autorità piuttosto limitata.
Esso, pur frammentato e variegato, era visto come una temibile minaccia dalla Francia, dal Papato, da Venezia e dai prìncipi tedeschi, avversi a ogni ipotesi di centralizzazione. La politica imperiale si trovava quindi in equilibrio instabile tra il progetto di rafforzamento della monarchia e la volontà dei principi di conservare o ampliare i propri poteri.
Il ruolo dei principi territoriali
Lutero aveva guadagnato grandi consensi presso i principi territoriali. Carlo v ha bisogno dell’alleanza con i principi territoriali e con le città imperiali della Germania per la sua strategia verso il Mediterraneo contro i turchi e verso l’Italia dove è in guerra contro i francesi.
Il primo sviluppo del luteranesimo in Germania vede Carlo V impegnato da un lato a non radicalizzare il conflitto con i principi territoriali, dall’altro a difendere comunque la pax cristiana dalle eresie. La debolezza dell’autorità imperiale offrì ai principi la possibilità di intervenire nella questione religiosa e di trasformarla in uno strumento di autonomia politica.
La Riforma protestante invece, anch’essa nata come movimento dissenziente, riuscì ad affermarsi e a diffondersi in alcune aree d’Europa perché, diversamente dai movimenti eretici medievali, ebbe l’appoggio politico, economico e militare di molti prìncipi che ne fecero la religione di Stato.
La crisi della Chiesa alla vigilia della Riforma
Negli ultimi secoli del Medioevo la nozione e il termine di riforma della Chiesa e della società cristiana compaiono con crescente frequenza, in particolare negli scritti dell’abate Gioacchino da Fiore e poi dei francescani. Nella seconda metà del Quattrocento si erano moltiplicate le richieste di trasformazione religiosa, soprattutto nel senso di un ritorno alla purezza evangelica.
I papi venivano considerati veri prìncipi secolari più che pastori. Si percepiva il clero come immerso nelle cose materiali e lontano dal voto di povertà. Accanto alle esenzioni fiscali del clero, il fiscalismo papale, con le tasse o la vendita delle indulgenze era causa di forte malcontento.
I papi s’impegnarono a trasformare Roma nella capitale della cristianità, ma per fare ciò avevano bisogno di molto denaro per finanziare le opere di architetti e artisti, in particolare per la costruzione della nuova Basilica di San Pietro. Una parte del denaro di cui la Chiesa aveva bisogno doveva provenire dalla vendita delle indulgenze, una pratica vigente fin dal secolo undicesimo.
Ma il fatto che le indulgenze fossero concesse in cambio di denaro suscitava scandalo. Molti religiosi dell’epoca contrastavano la pratica della vendita delle indulgenze e la corruzione della Chiesa. Questo ennesimo episodio di corruzione e mercimonio suscitò un forte malcontento.
La vendita delle indulgenze
Il sistema delle indulgenze consisteva nella remissione da parte della Chiesa delle pene che attendevano il peccatore nell’aldilà, per le anime condannate al Purgatorio. Le indulgenze si contavano in giorni e mesi e valevano tanto per i vivi quanto per i morti: si poteva comprare un’indulgenza per sé o per togliere qualche anno di Purgatorio a un parente defunto.
Inizialmente l’indulgenza veniva data in occasioni speciali, come il Giubileo, oppure a chi avesse combattuto gli infedeli durante le crociate. In seguito le indulgenze furono concesse anche a chi versava alla Chiesa una somma di denaro.
Dal 1513 Alberto di Hohenzollern, giovane figlio cadetto dell’elettore di Brandeburgo, volle diventare anche arcivescovo di Magonza, (era infatti già arcivescovo di Magdeburgo e vescovo di Halberstadt) e come tale principe elettore dell’Impero. Roma accettò il cumulo dei benefici ecclesiastici (di per sé proibito) in cambio di una tassa di diecimila ducati.
Il Papa propose di cedergli, per finanziarsi, la metà dei proventi dell’indulgenza per la costruzione della basilica di San Pietro. Per pagare, Alberto ottenne un prestito dalla banca Fugger e si impegnò a far predicare l’indulgenza per otto anni, con il permesso di trattenere per sé la metà degli introiti.
I fiduciari dei Fugger accompagnavano i predicatori per incassare sul posto la loro parte e il frate domenicano Johann Tetzel, brillante predicatore, fu incaricato da Alberto di predicare nelle sue diocesi. Tetzel sosteneva che, per l’acquisto dell’indulgenza a favore dei defunti, fosse sufficiente l’offerta in danaro.
Il contesto culturale e religioso
La rapida diffusione della Riforma in Germania e in tutta Europa si svolse nel quadro di un vasto movimento culturale che ricollocava i testi originali delle Sacre Scritture e gli studi biblici al centro della vita religiosa. Nel 1516, un anno prima dell’affissione delle Tesi di Lutero sulle indulgenze, l’umanista Erasmo da Rotterdam aveva pubblicato la prima edizione critica del Nuovo Testamento greco e la sua nuova traduzione latina.
Il lavoro filologico e le opere di critica morale di Erasmo ebbero un’influenza decisiva nella formazione dei giovani intellettuali (chierici e laici) che a partire dal 1520 si schierarono dalla parte di Lutero o che diedero avvio alla riforma nelle principali città libere dell’area svizzera e renana (Zwingli, Butzer (o Bucero), Ecolampadio, Calvino).
La stampa e la crescente alfabetizzazione avevano enormemente potenziato la comunicazione pubblica. Le nuove idee potevano essere riprodotte, tradotte in tedesco e diffuse rapidamente tra gli ambienti universitari, cittadini e principeschi.
Gli avvenimenti del secolo XVI che vengono designati come “Riforma protestante” fanno dunque parte di una vicenda ecclesiastica e culturale di lunga durata e le tesi di Lutero si potevano inizialmente inserire nel precedente filone di critiche alla Chiesa di Roma.
La Germania prima del 1517: società, economia e città
La Germania era caratterizzata dalla presenza di principati laici ed ecclesiastici, città libere e territori sottoposti a differenti autorità. In questo quadro i principi locali cercavano di consolidare il loro potere, mentre le città mercantili rappresentavano importanti centri economici e politici.
Le città mercantili godevano di una considerevole autonomia, ma la loro forza dipendeva dai traffici europei e dalle grandi vie commerciali. La situazione divenne più difficile quando le trasformazioni economiche del Cinquecento modificarono gli equilibri del commercio internazionale.
In tali condizioni le città mercantili non furono in grado di affrontare in modo efficace la grave crisi economica causata dalle grandi scoperte geografiche del Cinquecento e dallo spostamento delle più importanti vie di traffico; in conseguenza di tutti questi avvenimenti, la loro potenza decadde e anche queste città rimasero esposte alle prepotenze dei feudatari e dei principi locali.
La crisi economica e la concorrenza dei poteri territoriali limitarono quindi la capacità delle città di opporsi ai principi. Al tempo stesso, molte città imperiali sarebbero diventate luoghi fondamentali per la circolazione delle idee riformatrici e per l’organizzazione politica del protestantesimo.
La condizione dei contadini
La popolazione rurale viveva in una situazione di forte subordinazione nei confronti dei signori feudali. I contadini erano soggetti a obblighi, prestazioni e limitazioni consuetudinarie, mentre i poteri territoriali cercavano di aumentare il controllo sulle campagne.
La servitù della gleba risorse in tutta la Germania ancora più dura che in precedenza. Le tensioni sociali accumulate nelle campagne contribuirono alla Guerra dei contadini, che nel 1525 si concluse con la sconfitta dei contadini e il rafforzamento del potere dei principi.
In questo modo i principi locali riuscirono a condurre la propria vittoriosa lotta contro l’autorità centrale, contro le città libere, ma soprattutto contro le popolazioni delle campagne, che dopo la sconfitta subita nella Guerra dei contadini, finirono schiacciate sotto il potere feudale.
Il rapporto tra autorità imperiale e poteri locali
La questione protestante accompagna Carlo V per tutta la durata del suo impero. Due anni dopo le 95 tesi Carlo V giura la costituzione imperiale: nessuno può essere messo al bando dall’impero senza processo.
Carlo V doveva tenere conto della forza dei principi territoriali e delle città imperiali, indispensabili per la politica militare dell’Impero. L’imperatore doveva inoltre affrontare contemporaneamente la pressione ottomana, la competizione con la Francia e la difesa dei propri possedimenti.
1521 editto di Worms è il risultato di questo compromesso: Lutero è condannato come eretico ma la definitiva assoluzione della questione è rinviata alla convocazione del concilio ecumenico della chiesa. Carlo V vuole sia temporeggiare che fare pressione sul papato per ottenere una riforma interna alla chiesa collegata al disegno dell’impero universale.
La crescente potenza degli Asburgo
Nela seconda metà del Cinquecento, si assistette ad un considerevole aumento della potenza asburgica. Ai loro territori ereditari dell’Austria e del Tirolo, gli Asburgo avevano esteso il proprio dominio sulla Boemia, su di una buona parte dell’Ungheria, sulla Svevia e sull’Alsazia.
Inoltre il ramo austriaco della famiglia era saldamente alleato con quello spagnolo, ed insieme godevano dell’appoggio incondizionato del papato, in quanto potenze cattoliche che sostenevano la causa della Controriforma.
Questo insieme di cicostanze ad essi favorevoli, indussero gli Asburgo d’Austria a tentare di sottomettere alla propria autorità l’intera Germania, unificandola in uno Stato assoluto ed accentrato come la Spagna.
Essi dettero a questa loro manovra l’apparenza di una crociata volta a ristabilire il Cattolicesimo, alleandosi con i principi locali rimasti fedeli alla religione cattolica, contro la grande maggioranza dei principi tedeschi passati al Luteranesimo.

La Riforma come questione politica
Fu Lutero a innescare nel 1517 la cosiddetta «Riforma protestante», cioè la rivoluzione che avrebbe spaccato la cristianità, muovendo da una critica radicale della prassi e della dottrina ecclesiastica. La controversia teologica si trasformò rapidamente in evento pubblico e politico.
La Riforma protestante fu avversata, ma anche usata da molti prìncipi tedeschi e perfino, a tratti, non combattuta a dovere dai papi. Così si radicò e fu legittimata dai poteri europei, e divenne un punto di non ritorno delle coscienze e del gioco politico.
Nello stesso arco di anni si ebbe l’unione personale, per via dinastica, delle corone spagnola e imperiale sul capo di Carlo d’Asburgo. Ne risultò un insieme politico che andava dal mondo tedesco all’Italia, dai Paesi Bassi fiamminghi alla penisola iberica.
Così, il ciclo di guerre franco-spagnole, iniziato in Italia, divenne un ciclo di guerre europee. La Francia cattolica trovò una sponda antimperiale nei Turchi islamici e nei prìncipi luterani tedeschi, inoltre ebbe appoggi nella Roma dei papi.
Le 95 tesi e la rottura con Roma
Alla fine del 1517 Martin Lutero, un monaco agostiniano tedesco del convento di Erfurt, in Turingia, rese note novantacinque tesi contro la pratica ecclesiale delle indulgenze. La storiografia protestante pone abitualmente la data iniziale della Riforma nella vigilia (31 ottobre) della festa di Ognissanti del 1517, quando Martin Lutero, monaco dell’ordine agostiniano e docente di teologia dell’Università di Wittenberg, affisse 95 tesi col titolo De indulgentiarum virtute, in vista di una discussione pubblica.
Si dice che l’affissione sia una leggenda, una delle tante che ruotano intorno al padre della Riforma: quello che è certo è che esistono alcune lettere datate 31 ottobre 1517 indirizzate ai suoi superiori, dove stigmatizzò il commercio delle indulgenze.
Lutero inviò ad Alberto di Hohenzollern, suo vescovo, il testo delle sue 95 tesi, nelle quali, tra l’altro, negava l’efficacia di tali pratiche in suffragio delle anime dei defunti oltre ad attaccare la ricchezza e la corruzione del clero.
Lutero, verosimilmente, non mirava a una rottura dell’unità della Chiesa, ma le dispute universitarie che si svilupparono sulla questione delle indulgenze misero in evidenza un contrasto radicale. Da dibattito sulle indulgenze, la discussione si spostò anzi sull’autorità del Papa.
Lutero affermava che secondo la Bibbia nessuno aveva il diritto esclusivo di interpretare le sacre scritture, un’affermazione che minava alla base l’esistenza stessa della Chiesa di Roma. Entro la fine del 1517 le 95 tesi furono stampate e iniziarono a circolare, tradotte in tedesco, per tutta la Germania.
La reazione della Chiesa e l’Editto di Worms
La gerarchia romana reagì aprendo a carico di Lutero un processo con l’accusa di eresia hussita. Dopo alterne vicende, in giugno del 1520 il Papa emanò la bolla Exsurge Domine che intimava a Lutero di ritrattare le sue posizioni o di presentarsi a Roma per fare altrettanto, pena la scomunica.
Intanto la controversia teologica si era trasformata in evento pubblico e tra l’estate e l’autunno dello stesso anno Lutero diede alle stampe una serie di scritti dirompenti: Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca sull’emendamento della società cristiana, La cattività babilonese della chiesa e, infine, La libertà del cristiano.
Nel primo scritto il teologo di Wittenberg affidava ai laici e alle autorità civili il compito di riforma che la gerarchia ecclesiastica non pareva disposta ad accogliere. Il 10 dicembre 1520 Lutero diede alle fiamme, sulla piazza di Wittenberg, i libri del diritto canonico e la bolla papale.
Il 3 gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificem, Leone X scomunicò Martin Lutero. Nell’aprile del 1521 Lutero si recò alla dieta imperiale di Worms, per difendersi dall’accusa di eresia di fronte a tutti i prìncipi dell’Impero e alla presenza dell’Imperatore Carlo V.
Di fronte all’imperatore Carlo V, Lutero rifiutò di ritrattare. Posto al bando dell’impero, egli era pronto ad affrontare il martirio, ma fu tratto in salvo da quelle stesse autorità civili alle quali pochi mesi prima aveva indirizzato l’appello della riforma.
Sulla via del ritorno da Worms gli uomini del duca di Sassonia Federico il Savio inscenarono un rapimento e diedero asilo al teologo ribelle nella rocca di Wartburg, in Turingia. Qui Lutero tradusse la Bibbia in tedesco, contribuendo in maniera decisiva alla formazione della lingua letteraria e della coscienza nazionale tedesca.
Le prime conseguenze sociali e religiose
Quando, dopo diversi mesi, lasciò il rifugio e ritornò a Wittenberg, la riforma era già in atto: i monaci e le monache lasciavano i conventi, i preti si sposavano, le forme del culto erano innovate. La Riforma non era più solo un fatto religioso: era diventata anche una questione politica.
Lutero ridusse da sette a due i sacramenti, gli unici che egli riteneva fondati sulle Sacre Scritture: il battesimo e l’eucarestia. Negava però che l’ostia consacrata si trasformasse in corpo di Cristo (dottrina della transustanziazione).
Nella Chiesa cattolica l’interpretazione delle Scritture è riservata al clero. Per Lutero invece ogni fedele è libero di interpretare le Sacre Scritture e tutti i cristiani, se possiedono la fede, sono in un certo senso sacerdoti.
Lutero sosteneva il principio del “libero esame”, in base al quale ogni fedele ha il diritto di leggere direttamente la Bibbia, interpretandola secondo la propria coscienza, senza dover seguire interpretazioni ufficiali della Chiesa. Ne derivava il rifiuto del ruolo della Chiesa come mediatrice tra Dio e gli uomini.
La guerra dei contadini e il rafforzamento dei principi
La diffusione delle idee riformatrici si intrecciò con le tensioni sociali già presenti nelle campagne tedesche. A conclusione della guerra dei contadini (1525) i principi cattolici della Germania meridionale stringono un’alleanza contro i principi luterani che a loro volta un anno dopo stabiliscono un’analoga intesa.
La sconfitta dei contadini consentì ai principi di rafforzare il controllo sulle campagne. All’insediamento di proprietari laici nei conventi, fece seguito la violazione sistematica di tutti i diritti consuetudinari dei contadini, che prima erano rispettati dagli ecclesiastici.
La trasformazione dei beni ecclesiastici in proprietà laiche accrebbe il potere economico dei principi e rese più dura la subordinazione rurale. La servitù della gleba risorse in tutta la Germania ancora più dura che in precedenza.
La Germania divisa in due fronti
La prima e la seconda dieta imperiale di Spira (1526 e 29) congelano la situazione e proibiscono ogni innovazione in materia di fede prima del concilio. Gli stati luterani protestano (da qui il nome protestanti) e formano un’ulteriore alleanza difensiva.
La Germania è ormai spaccata in 2 fronti. Un tentativo di pacificazione tra l’imperatore e i protestanti è rappresentato dalla dieta di Augusta (1530).
La dieta si conclude con delle deliberazioni severissime assunte in assenza dei rappresentanti protestanti le quali dimostrano la volontà dell’imperatore e dei principi cattolici di colpire duramente l’eresia ma anche la percezione della difficoltà di procedere lungo la linea di una pura logica repressiva nei confronti dei protestanti.
Dalla dieta di Augusta emergono: la fine del sogno di conciliazione sia interno al movimento protestante sia interno al movimento cattolico; l’articolazione del protestantesimo in 3 diverse confessioni facenti capo a Lutero, Zinali e Calvino; la divisione religiosa della Germania.
Le alleanze confessionali e la competizione politica
1531: nasce la lega di Smalcalda che diventa il centro delle forze antiasburgiche e stringe relazioni con Francia e Inghilterra. L’imperatore deve pensare all’invasione dei turchi in Ungheria, ai suoi possedimenti spagnoli in Italia e non può permettersi quindi di aprire un conflitto di vaste proporzioni con gli stati protestanti della Germania.
Quindi proibisce ogni ricorso alla forza per questioni di fede e religione sino alla convocazione del concilio che, intanto è continuamente rinviato. 1542: dieta di Spira: i protestanti chiedono all’imperatore il riconoscimento ufficiale della loro posizione ed a esso condizionano gli aiuti militari e finanziari contro i turchi.
Nel 1608 la politica perseguita dagli Asburgo portò alla formazione di una lega composta da tutti i principi riformati della Germania meridionale e occidentale, l’Unione Protestante, alla quale aderirono tra gli altri, il conte del Palatinato, che ne era anche il capo, il langravio di Hessen, il principe elettore di Brandeburgo e molte delle città imperiali.
Da parte loro i principi cattolici crearono la Lega Cattolica, guidata dal duca di Baviera: questo raggruppamento era spalleggiato dalla Spagna, dagli Asburgo d’Austria e dal papa; comandante supremo era l’esperto generale Tilly.
Naturalmente nessuna delle due parti riuscì a mascherare adeguatamente il vero scopo dello scontro, che in realtà non era dovuto a motivi legati alla religione, ma bensì alla brama di entrambe le parti, di conquistare nuovi territori ed aumentare in tal modo il proprio potere nel continente europeo.
Il principio del cuius regio, eius religio
1546: scoppia la guerra tra la lega di Smancalda e l’imperatore. Le truppe imperiali sono battute. Carlo V è sconfitto insieme dai protestanti, dai turchi e dai francesi che occupano nella Lorena Metz, Toul e Verdun.
1555: Carlo V è costretto a firmare la pace di augusta che stabilisce il principio del cuius regio, eius religio. È ammessa la libera scelta confessionale solo per gli stati imperiali e per i loro principi, non per i sudditi che devono sottostare al principio “un solo signore, una sola religione”.
hanno diritto ad emigrare se non accettano la religione del principe. Il protestantesimo era accettato come parte integrante dell’impero tedesco e i principi protestanti vi erano ammessi con gli stessi diritti dei principi cattolici.
La reciproca separazione è stata rafforzata dal principio “cuius regio eius religio” che ha reso la Germania un’entità estremamente frammentata sul piano territoriale e politico all’indomani della Riforma fino al XIX secolo, per cui c’erano regioni separate le une dalle altre, in cui gli abitanti erano o cattolici o protestanti.
Le conseguenze sulla costruzione dello Stato tedesco
La riforma protestante ebbe gravissimi effetti per la Germania, poichè permise ai principi locali di consolidare il loro potere, vanificando i tentativi di unificare il Paese sotto un’unica autorità centrale.
Essi sottomisero le chiese luterane situate sui propri territori, im modo tale da aumentare i loro poteri assoluti sulla popolazione, rafforzando in questo modo anche la propria potenza economica con l’acquisizione deii beni ecclesiastici.
In questo modo i principi locali riuscirono a condurre la propria vittoriosa lotta contro l’autorità centrale, contro le città libere, ma soprattutto contro le popolazioni delle campagne, che dopo la sconfitta subita nella Guerra dei contadini, finirono schiacciate sotto il potere feudale.
All’insediamento di proprietari laici nei conventi, fece seguito la violazione sistematica di tutti i diritti consuetudinari dei contadini, che prima erano rispettati dagli ecclesiastici.
Alla fine del lungo ciclo di guerre, le due corone asburgiche furono separate: l’Impero non era riuscito a centralizzare la Germania, dove l’assolutismo cominciò a radicarsi nei principati territoriali.
La frammentazione religiosa e politica non fu quindi soltanto una conseguenza della Riforma, ma anche il risultato della capacità dei principi di usare il conflitto confessionale per difendere la propria autonomia, acquisire risorse e limitare l’autorità imperiale.