La preghiera della rana: frasi, racconto e significato

La preghiera della rana è un racconto di Anthony de Mello incentrato sull’ascolto, sull’accettazione e sulla capacità di riconoscere il valore spirituale anche in ciò che normalmente consideriamo rumore o disturbo. La storia mostra che pregare non significa necessariamente isolarsi dal mondo, ma imparare a entrare in armonia con ciò che esiste.

Il protagonista è fratel Bruno, disturbato dal gracidare di una rana mentre prega. Quando smette di irritarsi e ascolta con attenzione, comprende che quelle voci non impoveriscono il silenzio, ma lo rendono più ricco, e per la prima volta capisce che cosa significa pregare.

La preghiera della rana: il racconto

Una sera fratel Bruno era assorto in preghiera quando fu disturbato dal gracidare di una rana. Per quanti sforzi facesse, non gli riuscì di ignorare quel rumore e allora si sporse dalla finestra e urlò: “Silenzio! Sto pregando”.

Poiché egli era un santo, tutti obbedirono al suo ordine immediatamente. Ogni creatura vivente si zittì in modo da creare il silenzio necessario alla preghiera. Ma ecco che Bruno fu di nuovo interrotto, questa volta da una voce dentro di lui che diceva: “Forse a Dio il gracidare di quella rana era altrettanto gradito dei salmi che tu stai recitando”.

“Che cosa possono trovare di bello le “orecchie” di Dio nel verso di una rana?” replicò Bruno sprezzante. Ma la voce proseguì: “Perché mai allora Dio avrebbe inventato un simile suono?”

Bruno decise di scoprirlo da sé. Si sporse dalla finestra e ordinò: “Canta!” e l’aria fu piena del gracidare ritmato della rana, con l’accompagnamento di tutte le raganelle del vicinato.

Bruno si pose in ascolto con attenzione e subito non udì più alcun frastuono, ma scoprì che, se smetteva di irritarsi, quelle voci in realtà rendevano più ricco il silenzio della notte.

Grazie a quella scoperta, il cuore di Bruno entrò in armonia con l’universo intero e, per la prima volta nella sua vita, egli capì che cosa significa pregare.

rana che gracida nella notte

Frasi significative della preghiera della rana

  • “Silenzio! Sto pregando”.
  • “Forse a Dio il gracidare di quella rana era altrettanto gradito dei salmi che tu stai recitando”.
  • “Che cosa possono trovare di bello le “orecchie” di Dio nel verso di una rana?”
  • “Perché mai allora Dio avrebbe inventato un simile suono?”
  • “Canta!”
  • “Se smettevo di irritarmi, quelle voci in realtà rendevano più ricco il silenzio della notte”.
  • “Per la prima volta nella sua vita, egli capì che cosa significa pregare”.

Il significato del racconto

Il racconto suggerisce che il problema non è sempre ciò che accade fuori di noi, ma il modo in cui reagiamo a ciò che accade. All’inizio Bruno considera il verso della rana un’interruzione e cerca di eliminarlo; in seguito, cambiando atteggiamento, scopre che lo stesso suono può essere ascoltato in modo completamente diverso.

La preghiera non viene presentata soltanto come recitazione di parole o ricerca del silenzio assoluto. Essa diventa un’esperienza di ascolto, apertura e armonia con l’universo intero.

Il gracidare della rana, dapprima percepito come frastuono, assume così un nuovo significato. Quando Bruno smette di irritarsi, comprende che quelle voci rendono più ricco il silenzio della notte.

Il silenzio e l’ascolto

Nel racconto, il silenzio non coincide semplicemente con l’assenza di suoni. Il vero silenzio nasce quando la mente smette di combattere contro ciò che ascolta e accoglie la realtà senza trasformarla immediatamente in un ostacolo.

Bruno cerca inizialmente di ottenere un ambiente perfettamente tranquillo, ma il silenzio imposto non gli permette ancora di pregare pienamente. Soltanto quando ascolta con attenzione il gracidare della rana riesce a superare l’irritazione e a scoprire una dimensione più profonda della preghiera.

La preghiera come armonia con il mondo

La trasformazione di Bruno è interiore. La rana non cambia il proprio verso e il mondo esterno non viene modificato; cambia invece il modo in cui il protagonista percepisce quel suono.

Grazie a quella scoperta, il cuore di Bruno entrò in armonia con l’universo intero e, per la prima volta nella sua vita, egli capì che cosa significa pregare.

Il racconto invita quindi a riconoscere che la dimensione spirituale può essere cercata anche nella vita quotidiana, nei suoni della natura e nelle circostanze che interrompono i nostri programmi.

La lezione spirituale della rana

La storia mette in discussione l’idea secondo cui la preghiera dipenda esclusivamente da condizioni esteriori perfette. Se fosse necessario eliminare ogni rumore, ogni distrazione e ogni elemento inatteso, la preghiera diventerebbe impossibile nella vita reale.

La voce interiore domanda a Bruno: “Perché mai allora Dio avrebbe inventato un simile suono?”. Questa domanda rovescia la prospettiva del protagonista e lo porta a interrogarsi sul valore di ciò che aveva giudicato inutile o fastidioso.

Il racconto non afferma che ogni rumore debba essere sempre piacevole, ma mostra che l’irritazione può impedire di ascoltare ciò che sta realmente accadendo. L’apertura consente invece di scoprire un ordine e una ricchezza là dove prima sembrava esserci soltanto disturbo.

Anthony de Mello e La preghiera della rana

Il volumetto “La preghiera della rana” appartiene ad una collana di storie e aneddoti edita dalle Edizioni Paoline, scritti dalla fervida penna del gesuita p. Anthony de Mello, nato a Bombay nel 1931 e scomparso nel 1987.

Brevi racconti che appartengono a paesi, culture e religioni diverse, soprattutto del mondo orientale; ma fanno parte del patrimonio spirituale di tutta l'umanità, rivisitato con bonario umorismo.

Ma dietro il sorriso, il lettore troverà sempre un filo d'oro di saggezza e di umanità che lo costringeranno a ripensare in un'ottica diversa … alla preghiera della rana.

Anthony De Mello (Bombay, 4 settembre 1931 - New York, 2 giugno 1987). Ha dedicato tutta la sua vita ad aiutare gli uomini a realizzare le loro esperienze spirituali e ritrovare energia nel quotidiano, ottimismo per il futuro, coraggio nelle difficoltà dell'esistenza.

Cresciuto a Bombay, respirò le tradizioni orientali indù e buddista, pur abbracciando la fede cristiana e facendosi gesuita. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo, sono bestseller internazionali.

Un racconto aperto a diverse tradizioni

Il Superiore dei Gesuiti che operano in India e nel Sud-est asiatico, p. Lisbert D'Souza, afferma: “Gli scritti del p. De Mello non sono da leggere come teologiche interpretazioni della fede cristiana e della Chiesa cattolica.

Essi sono diretti non solo ai fedeli di Gesù Cristo, ma anche a coloro che professano altre fedi. Quei racconti sono un misto di aneddoti presi dal buddismo, dall'induismo, dal cristianesimo e, anche, dall'islam, e non hanno la pretesa d'essere una trattazione teologica della religione cattolica”.

A lui fa eco il Presidente della Conferenza episcopale indiana, l'arcivescovo di Dheli, mons. Alan de Lastic: “Padre De Mello è stata una buona guida spirituale e un grande predicatore di ritiri spirituali”.

Altri racconti presenti nel volume

La preghiera della rana raccoglie storie e aneddoti che appartengono a Paesi e culture diversi, provenienti soprattutto dal mondo orientale, ma che fanno parte del patrimonio spirituale di tutta l'umanità.

L’aureola le sta troppo stretta

Un uomo andò dal medico e gli disse: “Dottore, ho un terribile mal di testa che non mi abbandona un istante. Mi potrebbe dare qualche cosa per farmelo passare?” “Certamente,” rispose il dottore, “ma prima ho bisogno di sapere da lei alcune cose!

Mi dica, beve molti liquori?” “Liquori?” esclamò l’uomo indignato, “Non bevo mai quelle schifezze!” “E fuma?” domandò il dottore. “Trovo il fumo disgustoso!” replicò l’uomo, “Non ho mai toccato il tabacco in vita mia!”

“Sono un po’ imbarazzato nel farle questa domanda, ma… sa come sono certi uomini… le capita di avere qualche avventura notturna?” chiese ancora il dottore. “Naturalmente no. Per chi mi prende? Vado a dormire tutte le sere alle dieci al massimo!” rispose l’uomo.

“Mi dica,” proseguì il dottore, “questo dolore che sente alla testa è come una fitta acuta e lancinante?” “Sì!” esclamò l’uomo, “È proprio così, una fitta acuta e lancinante!”

“Molto semplice, mio caro signore!” spiegò allora il dottore, “Il suo problema è che l’aureola le sta troppo stretta. Non c’è che da allentarla un po’!”

Il rabbino e l’“amico” critico

C’era un tempo un rabbino che la gente venerava come l’inviato di Dio. Non passava giorno senza che una folla di persone si assiepasse davanti alla sua porta in cerca di un consiglio o della sua guarigione e della benedizione del sant’uomo.

E ogni volta che il rabbino parlava, la gente pendeva dalle sue labbra, facendo propria ogni parola che diceva. Fra i presenti c’era però un personaggio piuttosto antipatico, che non perdeva mai l’occasione per contraddire il maestro.

Osservava le debolezze del rabbino e ne sbeffeggiava i difetti, con sgomento dei suoi discepoli, che cominciarono a vedere in lui l’incarnazione del diavolo.

Un giorno però il “diavolo” si ammalò e morì. Tutti tirarono un sospiro di sollievo. Di fuori apparivano compresi come si conveniva, ma nel loro cuore erano contenti perché quell’eretico irriverente non avrebbe mai più interrotto i discorsi ispirati del maestro e criticato il suo comportamento.

La gente fu quindi sorpresa di vedere al funerale il maestro genuinamente affranto dal dolore. Quando più tardi un discepolo gli chiese se era addolorato per la sorte del morto, egli rispose: “No, no.

Perché dovrei compiangere il nostro amico che è ora in cielo? E per me che sono triste. Quell’uomo era l’unico amico che avevo.

Eccomi qui circondato da gente che mi venera. Lui era il solo che mi metteva alla prova; temo che senza di lui smetterò di crescere!”

E mentre diceva queste parole, il maestro scoppiò in lacrime.

I due fratelli

Due fratelli, uno scapolo e l’altro sposato, possedevano una fattoria dal suolo fertile, che produceva grano in abbondanza. A ciascuno dei due fratelli spettava la metà del raccolto.

All’inizio tutto andò bene. Poi, di tanto in tanto, l’uomo sposato cominciò a svegliarsi di soprassalto durante la notte e a pensare: “Non è giusto così.

Mio fratello non è sposato e riceve metà di tutto il raccolto. Io ho moglie e cinque figli, non avrò quindi da preoccuparmi per la vecchiaia.

Ma chi avrà cura del mio povero fratello quando sarà vecchio? Lui deve mettere da parte di più per il futuro di quanto non faccia ora. È logico che ha più bisogno di me!”

E con questo pensiero, si alzava dal letto, entrava furtivamente in casa del fratello e gli versava un sacco di grano nel granaio.

Anche lo scapolo cominciò ad avere questi attacchi durante la notte. Ogni tanto si svegliava e diceva tra sé: “Non è affatto giusto così.

Mio fratello ha moglie e cinque figli e riceve metà di quanto la terrà produce. Io non ho nessuno oltre a me stesso da mantenere.

È giusto allora che il mio povero fratello che ha evidentemente molto più bisogno di me riceva la stessa parte?”

Quindi si alzava dal letto e andava a portare un sacco di grano nel granaio del fratello.

Un notte si alzarono alla stessa ora e si incontrarono ciascuno con in spalla un sacco di grano!

Molti anni più tardi dopo la loro morte, si venne a sapere la loro storia. Così, quando i loro concittadini decisero di costruire un tempio, essi scelsero il punto in cui i due fratelli si erano incontrati, poiché secondo loro non vi era un luogo più sacro di quello in tutta la città.

Temi comuni delle storie

I racconti raccolti nel volume presentano situazioni diverse, ma condividono una particolare attenzione per la trasformazione interiore. Il senso della preghiera emerge attraverso l’umorismo, l’ascolto, la critica, la generosità e la capacità di mettere in discussione le proprie certezze.

Nel racconto della rana, Bruno impara a non confondere la preghiera con il controllo dell’ambiente. Nel racconto del rabbino, la critica diventa uno strumento di crescita. Nella storia dei due fratelli, la generosità reciproca trasforma un semplice punto d’incontro in un luogo sacro.

Raccogliendoli e ripresentandoli, de Mello ha offerto e continua a offrire al lettore un filo rosso di saggezza e di umanità che lo costringerà a ripensare in modo diverso molte cose, la vita e se stesso.

IL POTERE DELLA PREGHIERA - La preghiera della rana

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