La confessione di Nicole Minetti riguarda soprattutto il rapporto sentimentale con Silvio Berlusconi, raccontato in aula nel 2013 durante il processo “Ruby bis”, ma si intreccia anche con la successiva vicenda giudiziaria e istituzionale legata alla grazia concessa dal presidente Sergio Mattarella nel febbraio 2026.
Nel corso delle dichiarazioni spontanee, Minetti definì il suo legame con Berlusconi un “sentimento d’amore vero” e negò di avere organizzato le serate di Arcore, gestito gli appartamenti di via Olgettina o favorito un sistema di prostituzione. Anni dopo, l’ex consigliera regionale lombarda, condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione e peculato, è stata graziata per motivi umanitari, ma il provvedimento è finito al centro di nuove verifiche.
La confessione in aula durante il processo “Ruby bis”
È stata una Nicole Minetti ‘romantica’ e ‘dura’ allo stesso tempo, quella che si è presentata stamani in aula nel processo ‘Ruby 2’ per rendere dichiarazioni spontanee. Ha liquidato le accuse, basate su intercettazioni e testimonianze, come una “storia inverosimile”, e ha ricondotto il legame tra lei e Silvio Berlusconi nell’ambito di un “sentimento d’amore vero”.
Ha negato di avere “invitato” le altre ragazze ad Arcore e di aver “gestito” le case di via Olgettina. Inoltre, ha denunciato una “campagna di odio e diffamazione” contro di lei, chiedendo agli inquirenti di “indagare” su questo.
“Al di là delle certe quanto maliziose strumentalizzazioni che ha subito e subirà questa storia, tengo a precisare in quest’aula di Tribunale e una volta per tutte che il mio è stato un sentimento d’amore vero nei confronti di Silvio Berlusconi”. È stata questa l’intima confessione di Nicole Minetti nel corso delle dichiarazioni spontanee rese al cosiddetto processo “Ruby bis” in corso a Milano.
L’incontro con Silvio Berlusconi
Minetti ha ricostruito in aula di aver incontrato per la prima volta Silvio Berlusconi nel 2008 a una fiera dove lei lavorava “come hostess”, ma di averlo conosciuto “nel febbraio 2009” durante una visita dell’allora premier nel reparto di dermatologia dell’ospedale San Raffaele “che stavo frequentando in vista di un esame”.
Prima il corso da igienista dentale al San Raffaele e “il massimo dei voti”, poi “qualche lavoretto” come gli altri studenti per “qualche soldino” e nel 2008, “casualmente”, la prima stretta di mano con il Cavaliere ad una fiera.
“Solo grazie alle mie forze” e perché “ho sempre saputo ballare” le esibizioni in tv. Fino a che “caso volle” che l’ex premier andò a visitare un reparto del San Raffaele.
“Da quel momento - ha spiegato - posso dire che iniziò un discreto corteggiamento”. E fu, stando alla versione di Minetti, tramite Marysthelle Polanco, che frequentava già le cene di Arcore, che “il Presidente” la invitò ad una serata.
La relazione sentimentale secondo Minetti
“Nacque così, da prima un rapporto di grande amicizia che successivamente sfociò in una relazione sentimentale, che io ritenni sempre esclusiva e che si concluse sul finire di quell’anno anche se i rapporti di amicizia continuarono ad essere di straordinario affetto e grandissima amicizia”, ha detto Minetti.
Da quel momento una “grande amicizia” sfociò “in una relazione sentimentale”, che “io ritenni sempre esclusiva”. Terminò alla fine del 2009 e “tengo a precisare proprio qui, in quest’aula di Tribunale e una volta per tutte, che il mio è stato un sentimento d’amore vero”.
Minetti ha sottolineato che “era chiaro, avendo noi una relazione sentimentale, che egli sarebbe stato felice di aiutarmi”, spiegando che “avevo espresso il desiderio di cimentarmi in politica e quasi per caso, si presentò un’occasione importante durante la preparazione delle liste per le elezioni del Consiglio Regionale in Lombardia”.
Dalla relazione alla politica
“Berlusconi era “felice di aiutarmi” e Don Luigi Verzé, il fondatore del San Raffaele, “avrebbe avuto piacere di avere un esponente dell’Istituto all’interno del Consiglio Regionale”.
“Il presidente mi disse che don Verzé, l’allora rettore del San Raffaele, avrebbe avuto piacere di avere un esponente del suo istituto all’interno del Consiglio e siccome lo stesso Don Verzé in più occasioni si era espresso con giudizi lusinghieri nei miei confronti venne quasi spontaneo pensare a me”.
“E’ inutile dire che con una gioia pari alla inconsapevolezza decisi di accettare la proposta” ha concluso Minetti che diventò consigliere regionale pidiellino “grazie al listino bloccato”. Così arrivò alla politica, che fu “un errore”.
Le accuse nel processo Ruby
CHIESTI 7 ANNI - Per l’ex consigliera regionale, per Emilio Fede e per Lele Mora il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno e il pm Antonio Sangermano, una settimana fa, avevano chiesto 7 anni di carcere per induzione e favoreggiamento della prostituzione, perché avrebbero messo in piedi un “sistema prostitutivo” per soddisfare il leader del Pdl.
Riguardo alle imputazioni, il ragionamento dell’ex consigliera si può sintetizzare in una domanda: “cosa ho fatto di così straordinariamente terribile?”. Non “ho mai invitato” le ragazze alle cene e da Melania Tumini - quell’amica che lei al telefono ‘briffava’ sulle tipologie di frequentatrici di Arcore, poi diventata una delle testi ‘chiave’ dell’accusa - è stata pugnalata “alla schiena”.
E se portava le “cedole” di via Olgettina al ragionier Spinelli era “un puro atto di cortesia”. Infine, quando andò a prelevare Ruby dalla Questura lo fece “pensando di fare del bene”: per evitare che la ragazza passasse “la notte nella camera di sicurezza”.
Il quadro probatorio, quindi, secondo Minetti, è solo “malcelato moralismo”. Intanto, due delle parti civili, Ambra Battilana e Chiara Danese, hanno chiesto a lei, a Fede e a Mora 400mila euro di danni.
La condanna definitiva
Nicole Minetti, l’ex igienista dentale e Consigliera Regionale lombarda, condannata in via definitiva a 1 anno e un mese per peculato e a 2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione nell’ambito del processo ‘Ruby bis’ (le cosiddette cene eleganti), é stata graziata dal Presidente della Repubblica.
La grazia era intervenuta a estinguere il residuo di un cumulo pene totale di 3 anni e 11 mesi: 2 anni e 10 mesi (Ruby-bis) per favoreggiamento della prostituzione, legato alla gestione degli alloggi di via Olgettina, ai pagamenti delle ragazze e al celebre affidamento della minorenne Ruby Rubacuori, la notte del 27 maggio 2010.
1 anno e 1 mese (Rimborsopoli) per peculato, a causa dell’uso improprio di fondi pubblici della Regione Lombardia per spese personali.
| Procedimento | Condanna | Contestazione |
|---|---|---|
| Ruby-bis | 2 anni e 10 mesi | Favoreggiamento della prostituzione |
| Rimborsopoli | 1 anno e 1 mese | Peculato |
| Totale | 3 anni e 11 mesi | Residuo del cumulo pene |
La grazia concessa da Sergio Mattarella
Quello che doveva essere l’ultimo capitolo della lunga parabola giudiziaria di Nicole Minetti si è trasformato, nelle ultime ore, in un terremoto istituzionale che coinvolge il vertice della Repubblica.
Nicole Minetti, l’ex igienista dentale e Consigliera Regionale lombarda, condannata in via definitiva a 1 anno e un mese per peculato e a 2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione nell’ambito del processo ‘Ruby bis’ (le cosiddette cene eleganti), é stata graziata dal Presidente della Repubblica.
Il provvedimento di grazia, giunto per motivi umanitari, é stato rilasciato nelle scorse settimane con il parere positivo del Ministro della Giustizia Nordio e quello del Procuratore Capo della Corte d’Appello.
La grazia era stata concessa il 18 febbraio 2026 per via delle “gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore”, di cui Minetti non si sarebbe potuta prendere cura se avesse scontato la condanna.
Le verifiche sulla documentazione
Il presidente Sergio Mattarella, attraverso l’ufficio stampa del Quirinale, ha chiesto formalmente al Ministero della Giustizia di riscontrare con “cortese urgenza” la fondatezza di quanto riportato da recenti inchieste giornalistiche in merito alla grazia concessa all’ex consigliera regionale lo scorso 18 febbraio.
Il Ministero della Giustizia ha già firmato l’autorizzazione per nuove “capillari verifiche”. Se dovesse emergere che la grazia è stata ottenuta tramite una falsa rappresentazione della realtà, si aprirebbe uno scenario giuridico inedito: la possibile revoca o nullità dell’atto di clemenza.
Gli esiti delle prime ispezioni di via Arenula sono attesi entro le prossime 24 ore. Ieri il ministro Carlo Nordio è stato oltre un’ora a Palazzo Chigi e, secondo fonti di governo, ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per “questioni pregresse”.
La sentenza di adozione in Uruguay
La procura Generale di Milano sta acquisendo in Uruguay, per verificarne la veridicità, la sentenza di adozione del figlio di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani, nell’ambito della vicenda della richiesta della grazia, poi ottenuta, da parte dell’ex igienista.
L’accertamento è uno di quelli richiesta dal ministero nel supplemento di indagine che si è reso necessario in seguito all’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano. Quando venne presentata la richiesta di clemenza, nell’agosto scorso, l’atto dei giudici del Paese sudamericano poi recepito da quelli italiani era stato prodotto dai legali di Minetti.
Secondo quanto risulta, a oggi, alla Procura generale di Milano, Nicole Minetti è incensurata all’estero e non risultano precedenti penali o indagini pendenti sull’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi in Uruguay.
Gli accertamenti relativi alla veridicità della documentazione posta a sostengo della richiesta di grazia presidenziale, su cui la Procura generale milanese guidata da Francesca Nanni e con il sostituto Gaetano Brusa ha fornito parere favorevole, saranno estesi alla supposta presenza in Spagna per delle feste dell’ex consigliera regionale lombarda e ad altri aspetti già oggetto dell’inchiesta giornalistica pubblicata dal Fatto Quotidiano sulla sentenza di adozione di un minore e sulla villa-ranch di La Barra in Uruguay del compagno di Minetti, il milionario Giuseppe Cipriani.

Le indagini della Procura generale di Milano
La Procura Generale di Milano ha fatto partire “accertamenti” attraverso l’Interpol “a tutto campo e con urgenza” sul caso Minetti, “su fatti indicati gravissimi”, quelli riportati dall’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano.
I magistrati vogliono avere informazioni e documenti anche dall’estero, come dall’Uruguay, “su tutte le persone” di cui si parla, anche la stessa ex igienista dentale e il compagno Giuseppe Cipriani, oltre alla documentazione del Tribunale uruguayano sulla causa per il minore.
Lo hanno spiegato la pg Francesca Nanni e il sostituto pg Brusa. Al termine delle verifiche invieranno un parere al Ministero.
Gli accertamenti disposti con urgenza, in linea teorica e quando saranno definiti il più presto possibile, “potrebbero portare ad una modifica del nostro parere”, che prima era stato positivo, ha chiarito la procuratrice generale Nanni.
La posizione della Procura generale
“Abbiamo agito sulla base della delega del Ministero, delega classica attivata in casi simili. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare e abbiamo fatto gli accertamenti.
Il Ministero li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti. Ora l’interesse di tutti è chiarire i fatti indicati” hanno spiegato ancora la procuratrice generale ai giornalisti.
La Procura Generale di Milano, qualora l’istanza di grazia di Nicole Minetti si rivelasse fondata su elementi incongruenti e non veritieri, trasmetterà gli atti alla Procura per l’apertura di una indagine a carico dell’igienista dentale: si apprende da ambienti giudiziari milanesi.
Tra gli accertamenti delegati all’Interpol, ci sono anche quelli che riguardano il periodo in cu Minetti avrebbe soggiornato a Ibiza. Da quanto si è saputo, vista l’urgenza, il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa avrebbe chiesto di essere informato anche in caso di esiti parziali degli accertamenti.
Il caso del bambino e la smentita dell’ospedale di Padova
Il professor Luca Denaro, direttore dell’Uoc Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale dell’Azienda Ospedale Università Padova, “ribadisce di non aver mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e conferma di non aver mai avuto in cura il bambino”, riferisce una nota dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova.
Il nome di Denaro figura nella ricostruzione giornalistica circa il percorso che ha portato alla concessione della grazia presidenziale.
“Di concerto con il procuratore generale siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell’Interpol, con massima urgenza. Andremo avanti finché non troviamo tutti gli elementi, positivi o negativi.
Ripeteremo accertamenti anche in Italia sull’autenticità di documenti sanitari ed altro. Tutte le circostanze sono oggetto di accertamento: dalle modalità di adozione all’estero alla morte del legale della madre biologica del bimbo.
Se incontreremo ostacoli, faremo un passo successivo per una rogatoria” specifica il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Gaetano Brusa.
La procedura di grazia secondo il Ministero della Giustizia
“La procedura relativa alla grazia a favore di Nicole Minetti si è svolta nel pieno rispetto delle norme. L’istanza è stata presentata dalla condannata al presidente della Repubblica, che, come usuale, ha trasmesso gli atti al Ministero della Giustizia per l’istruttoria.
Quest’ultima è stata demandata, come previsto, alla Procura generale competente, in questo caso quella di Milano, che ha operato in totale autonomia, svolgendo tutti gli accertamenti necessari sulla base della documentazione fornita dalla condannata e dalla sua difesa”: così a Rainews 24 il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto.
“Il ministero ha poi raccolto gli esiti e ha espresso un parere, non una proposta, non vincolante, risultato favorevole in base agli elementi trasmessi e disponibili.
Oggi emergono elementi nuovi riportati dalla stampa: plaudendo al giornalismo d’inchiesta, è comunque corretto che tali notizie vengano verificate, e con attenzione. Se dovessero risultare significative difformità rispetto a quanto rappresentato dalla richiedente la grazia, sarà altrettanto corretto trarne le debite conseguenze”.
Dal Quirinale filtrano precisazioni importanti: il capo dello Stato non dispone di strumenti autonomi d’indagine. La decisione si è fondata esclusivamente sul parere favorevole del Ministro della Giustizia e sulla documentazione fornita da via Arenula, che descriveva un quadro clinico e familiare critico.
Secondo la sentenza 200/2006 della Corte Costituzionale, l’istruttoria spetta infatti interamente al Ministero. Il sostituto procuratore Brusa ha confermato all’ANSA che a fine 2025 “il quadro era completo e non emergevano anomalie”, basandosi sui riscontri sanitari effettuati dai Carabinieri.
L’inchiesta giornalistica sul ranch in Uruguay
Il caso è esploso sabato 25 aprile, quando Il Fatto Quotidiano ha pubblicato una serie di servizi che mettono in dubbio le motivazioni umanitarie alla base del provvedimento di clemenza.
Secondo il quotidiano: Minetti avrebbe gestito a Maldonado una villa e uno yacht per conto del compagno Giuseppe Cipriani, organizzando serate con escort e ospiti internazionali.
La grazia sarebbe stata concessa per permettere alla Minetti di accudire un bambino presentato come “abbandonato” e bisognoso di cure specialistiche.
L’inchiesta sostiene invece che i genitori biologici siano vivi, sebbene poveri, e che la madre sia misteriosamente scomparsa proprio nel febbraio 2026.
Viene citata la morte sospetta (carbonizzata) dell’avvocata che difendeva la madre biologica del minore, avvenuta dopo che la Minetti e Cipriani avevano ottenuto l’affidamento del bambino tramite una causa legale nel 2023.
Il racconto dell’autore dell’inchiesta
La mia inchiesta? “Qualcosa è iniziato a non tornare nel momento in cui abbiamo avuto da una parte la richiesta della grazia, quindi tutto quello che è stato prospettato per averla, e dall’altra delle fonti in Uruguay che raccontavano che le cose stavano diversamente: Minetti non aveva cambiato vita, faceva feste insieme al compagno con queste ragazze che andavano e venivano saltando i controlli dell’immigrazione”.
Lo ha ribadito il giornalista del Fatto Quotidiano Thomas Mackinson, autore dell’inchiesta, intervenuto nella trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora.
“Secondo i racconti di chi c’era, di giorno si accoglievano i bambini dell’orfanotrofio e Cipriani serviva i pasti, mentre nel weekend e la notte arrivavano le ragazze: argentine, brasiliane, uruguayane, c’era un tariffario a seconda della nazionalità e del gradimento”.
Un tariffario? “Sicuramente le più richieste erano le argentine e le italiane, quelle locali erano la ‘fascia bassa’ per così dire. Da quello che ho capito erano delle professioniste”.
Lei è stato in Uruguay?, hanno chiesto a Mackinson: “No, ho fatto quello che si poteva fare di qui: mi sono attaccato al telefono e ho iniziato a chiamare la procura locale e tutti quelli che ruotavano intorno alla proprietà, ho parlato con persone che hanno vissuto o lavorato lì, che sono state a contatto con questa coppia”.
La sua inchiesta è terminata qui o c’è dell’altro? “Ci sono cose che non si possono scrivere e altre che forse potranno esser scritte”.
Cos’è che non si può scrivere? “Ad esempio, le frequentazioni di questa villa, chi ci andava. Spero di poter scrivere questi nomi, primo o poi di poter chiudere il cerchio di questa storia”.
Dal Quirinale l’ha cercata qualcuno? “Quando siamo usciti con le prime puntate - ha concluso il giornalista del Fatto -, c’è stato un interessamento ed uno scambio”.
La testimonianza della massaggiatrice del ranch
È il 5 maggio scorso, un martedì. Ed è inutile suonare qui, non vi aprirà nessuno. Non più. Nel suo piccolo appartamento di Punta del Este, di fronte al Governatorato, Graciela Mabel De Los Santos Torres cammina su e giù.
È molto spaventata. Ha letto le dichiarazioni di Giuseppe Cipriani sulla grazia concessa a Nicole Minetti e sui presunti party con le escort (la nostra «è una casa normalissima…») e ha capito che la controffensiva è iniziata.
Non sa bene che fare. Chiede al portinaio di non far entrare più nessuno, scopre che qualche macchina della polizia tiene d’occhio la sua abitazione: «Gli uomini del vecchio governatore della provincia sono dappertutto - ci dice - e tutti sanno chi è il vecchio governatore. ».
S’è fatta viva una radio della città ed è terrorizzata: «Vi prego, copritemi, non rivelate chi sono». Non ha ancora deciso d’uscire allo scoperto e a precisa domanda - «sei disposta a farti ascoltare dai giudici italiani?» - ci risponde che sì, certo, «se necessario, sì».
Alla fine, è un sospiro: «E va bene. Se non sanno già che sono io, prima o poi lo scopriranno. E vedrò che cosa fare».
Un mese dopo, s’è visto. Graciela è sparita nel silenzio per settimane, ha scollegato il cellulare. Se n’è andata dall’appartamentino.
E ora riemerge assistita da un nuovo avvocato di Montevideo e con una dichiarazione giurata di 4 pagine, depositata presso un notaio, in cui la massaggiatrice che lavorò al ranch Gin Tonic ritratta quasi tutte le accuse: mai visto un bunga bunga nella finca di Cipriani, ammette, né «che la signora Minetti fosse coinvolta in una presunta operazione destinata ad assoldare prostitute».
La ritrattazione e le versioni contrastanti
Di più: la stessa donna che aveva rivelato d’essersi licenziata dopo alcune molestie sessuali da parte di Cipriani, ora parlerebbe più semplicemente d’una forma di mobbing che l’ha spinta ad andarsene.
La sua attività al Gin Tonic? Erano normali «servicios domesticos», conclusi con un accordo risarcitorio di 6mila dollari attraverso uno studio legale di Maldonado.
Esistono ore d’interviste registrate a diverse testate, compreso un talk show sulla tv uruguagia, Sin Piedad, in cui Graciela raccontava un’altra verità.
Affiora che il suo lavoro al Gin Tonic fu in realtà di pochi mesi, nei quali incrociò la Minetti solo poche settimane. Ma ormai la sua tesi è che tutte le dichiarazioni sarebbero state manipolate: io non ho mai autorizzato la pubblicazione delle mie parole, spiega, tantomeno del mio nome che è stato esposto a livello internazionale.
«Io voglio serenità, non sono abituata a parlare coi giornalisti». Ce l’ha soprattutto col FattoQuotidiano, che l’ha intervistata l’11 maggio.
«Graciela - spiegano dalla redazione di Marco Travaglio - aveva autorizzato la pubblicazione dell’intervista e del suo nome. Poi, quando oramai il giornale era andato in stampa, prima aveva chiesto piccole modifiche, quindi aveva autorizzato a scrivere che “Nicole non aveva cambiato vita”, ma più tardi era apparsa spaventata e aveva chiesto si parlasse principalmente del caso delle presunte molestie sessuali da parte di Cipriani».
Il lungo silenzio di Graciela e la ritrattazione per iscritto sembra siano bastati, alla Procura generale di Milano, per chiudere ogni verifica sui presupposti per la concessione della grazia alla Minetti.
Ma non a convincere Il Fatto che adesso, per dimostrare d’essersi comportato con trasparenza, pubblicherà un’ora e mezza di conversazioni con la massaggiatrice, oltre a 766 messaggi e a decine di foto.
«Sarà la gente a giudicare dai fatti - dice Travaglio -, come sempre».
La replica di Nicole Minetti
L’ex consigliera lombarda, intanto, non ci sta e affida ai suoi legali una nota durissima. Le informazioni sono definite “prive di fondamento e gravemente lesive”.
È stata annunciata una formale diffida contro la testata giornalistica e l’avvio di azioni legali nelle sedi competenti per tutelare la privacy della famiglia e dei minori coinvolti.
“Ritengo doveroso intervenire per tutelare la mia persona, la mia famiglia e soprattutto mio figlio, gravemente esposti a una indebita e ingiustificata esposizione mediatica”. A dirlo, in una nota, è Nicole Minetti.
“Sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori”.
Minetti precisa inoltre “di non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna”.
“Di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili”.
Così, in una nota, Nicole Minetti. “In tale contesto - aggiunge - è stata individuata una struttura altamente specializzata a Boston, dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso”.
Le reazioni istituzionali e politiche
“Se fossi io il presidente della Repubblica, non avrei dato la grazia in una condizione come quella rappresentata dai giornali. Se le notizie fossero confermate, sarebbe gravissimo: vorrebbe dire che il capo dello stato è stato ingannato” dice a RaiNews24 Stefano Celli, vicesegretario Anm (Associazione Nazionale Magistrati) in merito alla vicenda.
I gruppi di opposizione al Senato hanno chiesto che il ministro della Giustizia riferisca in Aula, con un’informativa sul caso della grazia a Nicole Minetti.
I capigruppo di Pd, M5s e Avs l’hanno riferito al termine della conferenza dei capigruppo, a cui hanno sottoposto la richiesta.
“È una vicenda che sta facendo sentire tutti disorientati perché non era mai successo che un fascicolo inviato al Quirinale fosse opaco e poco trasparente” ha detto Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd.
La richiesta di un’informativa “prima possibile” è stata ribadita in Aula a inizio seduta.
La satira di Maurizio Crozza
Maurizio Crozza torna nei panni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con uno dei monologhi più brillanti della stagione di Fratelli di Crozza, in onda sul Nove e in streaming su Discovery+.
Protagonista della scena: la grazia concessa a febbraio 2026 da Mattarella a Nicole Minetti - l’ex consigliera regionale condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione e peculato nel processo Ruby - finita al centro di polemiche dopo che Il Fatto Quotidiano aveva sollevato dubbi sulle informazioni contenute nell’istanza.
Crozza Meloni: "Grazie al mio decreto gli operai sono pieni de buste de salmone selvaggio"
“Perdonami Signore, so di aver fatto una stupidaggine” Il Mattarella di Crozza si apre in una confessione privata con Dio.
“Perdonami Signore, perdonami perché so di aver fatto una stupidaggine, una leggerezza. Scanzi direbbe che ho fatto una cazzata, è andato giù duro”.
Un riferimento diretto al giornalista Andrea Scanzi del Fatto Quotidiano, tra i più critici della grazia presidenziale. Ma la difesa arriva subito: “Io sono sempre stato una persona per bene. Tu lo sai.
Ma hai mai fatto una cena elegante con una Minetti? Mai”. Un’allusione alle “cene eleganti” di Arcore che avevano coinvolto la diretta interessata ai tempi del processo Ruby.
“Undici anni faro di rettitudine, e poi la Minetti”
Il monologo gioca sull’autocommiserazione del personaggio. “È da undici anni che sono qui per gli italiani, sono un faro di rettitudine per tutti gli italiani”, dice il Mattarella di Crozza, prima di ammettere: “Per cui se ho fatto, come dice Scanzi, quella roba lì - scusami, Signore”.
E poi il rimpianto: “Bastava guardare la foto della Minetti per capire che non puoi darle la grazia. Ha aiutato Berlusconi col caso Ruby.
Tu ricordi il Signore? In questura di notte, dicendo che Ruby era la nipote di Mubarak”.
Il fantasma di Berlusconi
La scena si arricchisce con l’apparizione del fantasma di Silvio Berlusconi, morto nel 2023 ma ancora presente nella politica italiana attraverso i figli e il partito.
“In questo paese siamo soddisfatti di Berlusconi. Non vi libererete mai di me - dice il fantasma - sono il calcare del paese.
Ho messo trappole ovunque: ho due figli che gestiscono il partito. Sergione ha preso il mio nome per concupire voi comunisti”.
Un riferimento a Marina e Pier Silvio Berlusconi e alla dinamica di FI post-Berlusconi. La conclusione surreale: “Quella poltrona è mia, Tu hai solo la nuda proprietà”, dice il fantasma-Berlusconi rivolgendosi a Dio.
Chiusura di Mattarella-Crozza: “Spero tanto di andare all’inferno”.
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