La figlia biblica di Acab è Atalia, nome di sei lettere. Nella Bibbia, Atalia è figlia di Acab e di Gezabele e fu regina di Giuda dopo aver sposato Ioram, re di Giuda.
Favorevole al culto di Ba’al, fece uccidere tutta la discendenza reale per regnare da sola. Alla strage si sottrasse soltanto il fanciullo Ioas che più tardi fu proclamato re. Atalia fu uccisa.
La risposta per le parole crociate
| Definizione | Soluzione | Lettere |
|---|---|---|
| La biblica figlia di Achab | ATALIA | 6 |
| La biblica figlia di Gezabele | ATALIA | 6 |
| La principessa figlia di Achab | ATALIA | 6 |
La soluzione è quindi ATALIA. Il nome può essere richiesto anche attraverso definizioni come «La biblica figlia di Gezabele» oppure «La principessa figlia di Achab».
Chi era Atalia
(ebr. ‛Ătalyāhū) Nella Bibbia, figlia di Acab e di Gezabele, indi moglie di Ioram, re di Giudea.
Acab fu figlio di Omri, marito di Izebel, padre dei re Acazia e Ioram, di Ioas e di una figlia Atalia che sposò Ioram. Fu il re di Israele dal 874 al 853 a.C.
Atalia apparteneva alla famiglia reale legata alla casa di Omri. Suo padre Acab era il re di Israele, mentre sua madre Gezabele era figlia del re di Sidone e seguace del culto di Baal.
Acab e Gezabele
Acab è re d’Israele dal 874 all’853 e sposerà Gezabele figlia del re di Sidone, una seguace del culto di Baal. Acab è un re mediocre e incapace, tanto che del suo regno si dice che fece ciò che è male agli occhi del Signore e fece peggio di tutti i suoi predecessori.
In questo periodo il vero capo d’Israele è la moglie Gezabele che muoverà con la sua cattiveria e malvagità i passi del marito. Durante il loro regno in Israele verrà eretto un tempio a Baal e si svilupperà il suo culto.
Secondo la narrazione biblica, su influenza e pressione di sua moglie Gezabele che era di stirpe cananea, Achab abbandonò la fede nel Dio d’Israele e si convertì al culto del dio Baal, già adorato nella terra di provenienza della regina, la Fenicia.
Osteggiò quindi nel suo regno i fedeli di Yahweh e favorì in tutti i modi il culto cananeo. Per questo perseguitò crudelmente i profeti del vero Dio, in particolare Elia.
La vicenda di Nabot
La crudeltà di Acab si manifestò in particolare nell’episodio riguardante Nabot, proprietario di terre e vigne confinanti con i suoi diretti possedimenti, per usurpare le quali non esitò a orchestrare una cospirazione per far uccidere Nabot.
Nabot di Izreèl possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria. Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; siccome è vicina alla mia casa, ne farei un orto. In cambio ti darò una vigna migliore oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale».
Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri». Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l’eredità dei miei padri».
Si coricò sul letto, si girò verso la parete e non volle mangiare. Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: «Perché mai il tuo spirito è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?».
Gli rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: Cedimi la tua vigna per denaro o, se preferisci, te la cambierò con un’altra vigna ed egli mi ha risposto: Non cederò la mia vigna!».
Allora sua moglie Gezabele gli disse: «Tu ora eserciti il regno su Israele? Alzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la darò io la vigna di Nabot di Izreèl!».
Essa scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai capi, che abitavano nella città di Nabot.
Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot in prima fila tra il popolo. Di fronte a lui fate sedere due uomini iniqui, i quali l’accusino: Hai maledetto Dio e il re! Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia».
Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i capi che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedite.
Bandirono il digiuno e fecero sedere Nabot in prima fila tra il popolo. Vennero due uomini iniqui, che si sedettero di fronte a lui.
Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo uccisero lapidandolo.
Quindi mandarono a dire a Gezabele: «Nabot è stato lapidato ed è morto». Appena sentì che Nabot era stato lapidato e che era morto, disse ad Acab: «Su, impadronisciti della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di vendertela, perché Nabot non vive più, è morto».
Quando sentì che Nabot era morto, Acab si mosse per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderla in possesso.
La condanna di Acab
Per contrastare le malvagità di Acab, il Signore invia il grande profeta Elia. Allora il Signore disse a Elia il Tisbita: «Su, recati da Acab, re di Israele, che abita in Samaria; ecco è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderla in possesso».
Gli riferirai: «Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi! Per questo dice il Signore: Nel punto ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue».
Acab disse a Elia: «Mi hai dunque colto in fallo, o mio nemico!». Quegli soggiunse: «Sì, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore».
«Ecco ti farò piombare addosso una sciagura; ti spazzerò via. Sterminerò, nella casa di Acab, ogni maschio, schiavo o libero in Israele.»
«Renderò la tua casa come la casa di Geroboamo, figlio di Nebàt, e come la casa di Baasa, figlio di Achia, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele.»
«Riguardo poi a Gezabele il Signore dice: I cani divoreranno Gezabele nel campo di Izreèl. Quanti della famiglia di Acab moriranno in città li divoreranno i cani; quanti moriranno in campagna li divoreranno gli uccelli dell’aria».
In realtà nessuno si è mai venduto a fare il male agli occhi del Signore come Acab, istigato dalla propria moglie Gezabele. Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei, che il Signore aveva distrutto davanti ai figli d’Israele.
Quando sentì tali parole, Acab si strappò le vesti, indossò un sacco sulla carne e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa.
Il Signore disse a Elia, il Tisbita: «Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò piombare la sciagura durante la sua vita, ma la farò scendere sulla sua casa durante la vita del figlio».
Atalia e la successione reale
Favorevole al culto di Ba’al, Atalia fece uccidere tutta la discendenza reale per regnare da sola. Alla strage si sottrasse soltanto il fanciullo Ioas che più tardi fu proclamato re.
Il racconto di Atalia si colloca quindi nella storia delle lotte dinastiche tra il regno di Israele e il regno di Giuda. La sua posizione familiare collegava la casa di Acab alla monarchia di Giuda attraverso il matrimonio con Ioram.
Atalia fu uccisa. La sua vicenda è ricordata come quella di una sovrana che cercò di eliminare la discendenza reale e di mantenere il potere in modo personale.
Il significato della vicenda di Acab e Gezabele
La vicenda di questa coppia è narrata nel primo libro dei Re dal capitolo 16,29 al capitolo 22,40. In questa coppia se l’unione fa la forza e nell’amore e nel bene le fatiche si dimezzano, nel male questa forza raddoppia e addirittura quadruplica, come le loro vicende narreranno.
Si tratta di una disputa fra conoscenti che si contendono un terreno. «Non ti cederò mai il terreno dei miei padri».
Su di esso si rivendicano diritti e interessi diversi, contrapposti, sui quali non si riesce a trovare un accordo. Proprio così succede ancora oggi su certi beni o eredità, ad esempio i soldi, una casa, un terreno, ci si trova contro altri conoscenti o magari parenti e nessuno vuole cedere o rinunciare alle sue posizioni.
Ed in tutto questo spesso i coniugi anziché riportare pace e serenità, accecati a loro volta dalla cupidigia, fomentano ire, rancori, invidie. Spesso qualcuno soccombe, viene scontentato, e a volte umiliato.
Proprio questo è l’antefatto del nostro brano, ciò che scatena reazioni di vendetta e di crudeltà fino a sfociare nell’omicidio.
Potere, frustrazione e complicità
Nel brano si parla di potere, infatti Acab esercita il regno su Israele e quindi lui gode di prestigio, di rispettabilità, detiene il potere ma non può nulla di fronte al rifiuto di Nabot di vendergli il terreno.
Acab è frustrato, è come un bimbo che fa i capricci, ed il coniuge cosa fa? Invece di restare adulto e far ragionare il re, fa sua la frustrazione e l’amarezza e anziché portare avanti un pensiero di bene, si fa promotore e complice del male.
La moglie, con l’inganno, fa sì che Acab eserciti male il suo potere, per il proprio vantaggio: con la calunnia accusa e fa giustiziare il suo avversario Nabot e poi si impossessa dei suoi beni.
Il potere ci piace, ci fa sentire importanti, invincibili, non ci fa guardare in faccia a nessuno. Senza accorgerci ci rende vittime dell’apparire, ci sentiamo più forti, almeno un po’ più degli altri e questo ci gratifica e ci dà sicurezza.
Per sperimentare queste sensazioni non occorre essere grosse personalità del mondo politico o della società, ma può succedere anche a noi nei rapporti con gli altri, magari semplicemente del vicino di casa, dei fratelli, con spirito di antagonismo e di invidia.
La coppia e la responsabilità del male
C’è un altro aspetto da considerare: l’alleanza della moglie col marito nel compiere il male. Anzi, è proprio la moglie a consigliare il marito e a convincerlo a percorrere una strada sbagliata.
Se questo comportamento ci sembra tanto forte e grave, proviamo a guardare dentro di noi, nelle nostre storie quotidiane e se è vero che non abbiamo mai compiuto un omicidio vero e proprio, proviamo ad interrogarci sul nostro modo di ferire.
Non sempre siamo così coerenti con le nostre regole morali e religiose: a casa siamo in un modo, sul lavoro con i capi in un altro, sul lavoro con i subalterni in un altro ancora, nell’intimità dove nessuno ci vede ci troviamo complici di atteggiamenti narcisistici e alla moda, quando affrontiamo questioni di giustizia sociale che ci riguardano da vicino il Vangelo, il nostro essere cristiano è altro!
A volte ci dimentichiamo di ogni regola morale oltre che religiosa e andiamo oltre sostenendoci a vicenda come coppia e trovando tutte le giustificazioni per sentirci a posto in coscienza.
Non sempre forse nella coppia siamo capaci di essere l’un per l’altro modello e nella prova siamo tentati di avvallare le reciproche debolezze senza porci al contrario come salvezza l’uno dell’altro.
La riflessione sulle relazioni
Proviamo anche a pensare come insieme, marito e moglie, o anche come singoli ci poniamo nei confronti di coloro che ci hanno fatto del male o ci hanno umiliati, fraintesi, esclusi.
A volte ci alleiamo per fare del male agli altri, in modo più o meno esplicito, a volte in modo molto sofisticato e consapevole.
Pensiamo ai nostri rapporti parentali contro quello o quell’altra della famiglia verso la quale magari per anni abbiamo accumulato gelosia o solo pura intolleranza e che noi ricambiamo con malignità.
Oppure pensiamo a quelle famiglie di ex-amici che ci hanno deluso, magari tradito o semplicemente ignorato ed escluso dal giro e verso i quali coltiviamo solo odio e rancore: così facendo li eliminiamo pian piano dalla nostra vita ma anche li denigriamo agli occhi della comunità.
Tutte queste ipotesi sono forse lontane da noi o, al contrario, sono parte integrante della nostra vita e riguardano relazioni che gestiamo faticosamente, che appesantiscono i nostri rapporti interpersonali e che oggi, anche sull’invito di questo brano, siamo invitati a guarire proprio come Acab fa al termine del racconto quando è colto in fallo dal profeta Elia che gli predice la vendetta divina.
Acab si umilia, cammina a testa bassa e salva la sua vita. Cosa conta allora alla fine: il campo, il potere, la vittoria oppure una vita ricca di relazioni buone?
Atalia nella letteratura e nella musica
Dal racconto biblico di Atalia trasse ispirazione J. Racine per la sua tragedia Athalie del 1691, i cui cori furono musicati da J.-B. Moreau.
Fra le numerose musiche composte su questo tema, è notevole l’oratorio di G. Fr. Händel del 1733.
La vicenda di Atalia è quindi passata dalla narrazione biblica alla tragedia francese e alla musica oratoriale, mantenendo al centro il tema della sovranità, della successione dinastica e della lotta contro il culto di Baal.
Altri riferimenti ad Acab
Acab morirà in combattimento, colpito da una freccia, e i cani leccheranno il sangue delle sue ferite come aveva preannunciato il profeta Elia. Morì in una battaglia contro la Siria e la sua stirpe fu sterminata, come profetizzato da Elia.
Per quanto ricavato al di fuori del racconto biblico, Achab fu sicuramente uno dei re con maggiori doti militari, che mise in mostra nella Battaglia di Qarqar dell’853 a.C., quando, a capo dell’esercito d’Israele, formato dalle 12 tribù, riuscì a fermare i potentissimi Assiri e a frenare la loro espansione verso il Mediterraneo.
Per circa un secolo e mezzo gli Assiri non tenteranno più di ripetere l’impresa.
Herman Melville, nel suo celebre romanzo Moby Dick, dà il nome Achab, in originale Ahab, con evidente allusione biblica, allo spietato capitano della baleniera Pequod che per soddisfare la sua vendetta aveva collegato il suo destino alla caccia della balena bianca.
Le vicende del profeta Elia e del Regno d’Israele durante il regno di Achab costituiscono la trama di Monte Cinque, romanzo di Paulo Coelho del 1996.
Nell’opera incompiuta Una tragedia fiorentina di Oscar Wilde la vicenda di Achab viene citata dal protagonista Simone, per riassumere l’invidia della città di Firenze verso il principe Guido.
Signore, fa di noi uno strumento della tua pace: dove c’è odio, che noi portiamo l’amore. Dove c’è offesa, che noi portiamo il perdono. Dove c’è discordia, che noi portiamo l’unione.
Dove c’è errore, che noi portiamo la verità. Dove c’è dubbio, che noi portiamo la fede. Dove c’è disperazione, che noi portiamo la speranza.
Dove ci sono le tenebre, che noi portiamo la luce. Dove c’è tristezza, che noi portiamo la gioia.
