Il Sermone del Monte, riportato soprattutto nei capitoli 5-7 del Vangelo secondo Matteo, è il discorso più famoso di Gesù e una sintesi dei principi etici e spirituali che fondano la fede cristiana. Il suo centro è una vita trasformata interiormente, fondata sulla misericordia, sulla giustizia, sul perdono, sull’amore verso il prossimo e perfino verso i nemici.
Il luogo esatto in cui Gesù pronunciò il discorso non è indicato dalle Scritture. È tuttavia plausibile collocarlo nella regione a ovest del lago di Galilea, non molto lontano dalla riva densamente popolata; per questo il riferimento al monte e al lago appartiene al contesto geografico e narrativo dell’episodio, senza permettere di identificare con certezza una specifica altura.
Che cos’è il Sermone del Monte
Il discorso della montagna, riportato dall’evangelista e apostolo Matteo nei capitoli 5, 6 e 7 del suo Vangelo, è di una bellezza e profondità incomparabile. Ogni nostro umano approccio risulta sempre incompleto e superficiale. In fondo è sempre così quando l’uomo si pone di fronte alla Parola di Dio.
Il Sermone sul Monte è il sermone più famoso che sia mai stato pronunciato. Le sue frasi sono nel cuore e sulle labbra di centinaia di milioni di persone in tutta la terra.
Questo discorso di Gesù Cristo, fatto quasi 2.000 anni fa, contiene un messaggio per la gente d’oggi? Ebbene, si cerca ancora la felicità? Gli uomini hanno ancora bisogno di giusti princìpi come norma di comportamento gli uni verso gli altri? Ci sono oggi persone desiderose di sapere qual è l’adorazione che Dio accetta?
Dato che queste sono proprio le cose considerate nel sermone del monte, esso è così aggiornato nel ventesimo secolo come nel giorno in cui fu pronunciato. Quindi ci sarà utile esaminare ciò che Gesù disse in quel famoso sermone.
I racconti di Matteo e Luca
Il sermone del monte compare chiaramente in due racconti evangelici. (Matteo, capitoli 5-7; Luca 6:20-49) Il sermone riportato in Matteo è circa quattro volte più lungo di quello di Luca.
Nella presentazione che Luca ne fa ci sono soltanto cinque versetti e mezzo che non compaiono in quella di Matteo. Quando i due racconti procedono paralleli spesso differiscono considerevolmente nel modo in cui sono formulati.
Gesù ripeté spesso le sue parole in altre occasioni, come fanno e dovrebbero fare tutti gli insegnanti. Né dobbiamo sorprenderci che Luca, scrivendo in genere per tutti i cristiani, ometta verso l’inizio del sermone lunghi brani indirizzati particolarmente agli Ebrei.
Inoltre, per ovviare a queste differenze, che si possono spiegare, si dovrebbe ricordare che i due discorsi cominciano e finiscono esattamente allo stesso modo, che hanno una generale somiglianza nell’ordine delle diverse parti e che hanno una generale rassomiglianza e spesso assoluta identità di espressione.
Quando fu pronunciato il Sermone del Monte
Le Scritture dicono che Gesù interruppe il suo primo giro di Galilea per celebrare “una festa dei Giudei” (probabilmente la Pasqua del 31 E.V.) a Gerusalemme. (Giov. 4:46-5:1)
Luca narra che dopo il suo ritorno in Galilea Gesù fu rimproverato dai Farisei per avere guarito di sabato un uomo con una mano secca. (Luca 6:6-11)
Poco dopo “uscì sul monte a pregare, e rimase l’intera notte in preghiera a Dio. Ma quando fu giorno chiamò a sé i suoi discepoli e fra loro ne scelse dodici, che nominò anche apostoli”. - Luca 6:12, 13.
Successivamente Gesù “scese con loro e si fermò su un luogo piano, e vi era una gran folla di suoi discepoli, e una grande moltitudine di popolo da tutta la Giudea e da Gerusalemme e dal paese marittimo di Tiro e Sidone, che eran venuti per udirlo e per esser sanati delle loro malattie”.
Quindi il sermone del monte fu pronunciato poco dopo che Gesù aveva scelto i suoi dodici apostoli. Evidentemente ciò avvenne nel 31 E.V., verso la metà del suo ministero terreno di tre anni e mezzo.
Sebbene “una grande moltitudine di popolo” di tutta la Palestina udisse il sermone, il racconto scritturale indica che Gesù parlò soprattutto per il beneficio dei suoi discepoli. - Matt. 5:1, 2; Luca 6:17, 20.
Il monte, il lago e il luogo del discorso

In quale luogo Gesù fece il suo discorso? Sono state fatte molte congetture in proposito. Alcuni pensano si trattasse di un alto monte della Galilea, come il monte Tabor.
Altri sono più propensi a credere che si trattasse di un luogo chiamato “corni di Hattin”, situato fra il monte Tabor e Capernaum.
Le Scritture, comunque, non specificano l’esatta località dove fu pronunciato il sermone del monte.
Il Sermone fu pronunciato in Galilea, principale teatro del ministero di Gesù. Se da Matteo 8:5 e Luca 7:1 si può trarre l’indicazione che il luogo dell’avvenimento era vicino a Capernaum, neppure in tal caso si può stabilire l’esatta località.
Il monte a cui si fa riferimento in Matteo 5:1, 8:1 e Luca 6:12 non è specificato per nome e non si può identificare.
Possiamo supporre, tuttavia, che il Sermone fosse pronunciato nella regione a ovest del lago, non molto lontano dalla riva densamente popolata.
Il riferimento al lago del Monte deve quindi essere compreso nel quadro della Galilea: una regione nella quale il lago, le rive, le colline e le località abitate costituivano lo scenario del ministero pubblico di Gesù. Il testo evangelico stabilisce con chiarezza il rapporto tra Gesù, il monte, i discepoli e la folla, ma non offre il nome di una montagna precisa.
Il metodo di insegnamento di Gesù
Mentre ammaestrava le moltitudini, nelle sinagoghe, per la strada, lungo la riva del mare, e sui colli di Galilea, esprimeva le Sue verità religiose e i Suoi princìpi etici in concreti detti popolari.
Gesù faceva un contrasto in molti modi semplici fra il Suo ideale modo di vivere e le nozioni e pratiche convenzionali, illustrando il Suo insegnamento con esempi presi dalle comuni occupazioni ed esperienze e dall’ambiente dei Suoi uditori.
Del tutto esente da scolasticheria e intellettualismo, non insegnò queste materie alla maniera delle scuole antiche o moderne. Espresse le Sue idee in modo tale da rendere universale la Sua conoscenza.
Parlò con una semplicità, una perspicacia e un fervore tali da suscitare l’interesse di tutti gli ascoltatori seri.
Il Sermone della Montagna può essere definito a ragione la carta di identità del cristiano. Gli insegnamenti del Sermone sul Monte ci aiutano a capire cosa significa essere cristiani e ci convince che osservare questi insegnamenti è indispensabile per ricevere la salvezza nel regno di Dio.
Le Beatitudini: la via della vera felicità
Matteo 5 inizia con una serie di insegnamenti conosciuti come Beatitudini. La parola beatitudine proviene da un termine che significa «essere felici, fortunati o benedetti».
La parola beati compare nove volte nei versetti 1-12. Ogni volta che Gesù usa questa parola spiega un modo in cui raggiungere questa vera felicità che Egli offre a tutti coloro che vengono a Lui.
Al centro del Sermone della Montagna troviamo le Beatitudini, proclamazioni di felicità che rivolgono la loro attenzione agli ultimi, agli emarginati, a coloro che soffrono.
Le Beatitudini rappresentano il cuore pulsante del Vangelo. Esse ci rivelano un Dio che si preoccupa della nostra gioia e che ci indica come ottenerla, come abbracciare la vita autentica e la vera realizzazione.
Ogni beatitudine parte da una situazione che sembrerebbe a prima vista non favorevole alla gioia, anzi. Sembrerebbe che ogni frase dipinga una situazione nella quale la gioia è di fatto impossibile, o per lo meno contrastata e faticosa da raggiungere.
Eppure, mi sembra, che queste parole così esplosive rivolgano al lettore una proposta, e abbiano come scopo quello di far sorgere, nel cuore e nella mente dell’ascoltatore, un desiderio di mettersi in cammino.
Le nove Beatitudini secondo Matteo
| Atteggiamento o situazione | Promessa |
|---|---|
| Beati i poveri in spirito | Perché di loro è il regno dei cieli |
| Beati quelli che sono afflitti | Perché saranno consolati |
| Beati i mansueti | Perché erediteranno la terra |
| Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia | Perché saranno saziati |
| Beati i misericordiosi | Perché a loro misericordia sarà fatta |
| Beati i puri di cuore | Perché vedranno Dio |
| Beati quelli che si adoperano per la pace | Perché saranno chiamati figli di Dio |
| Beati i perseguitati per motivo di giustizia | Perché di loro è il regno dei cieli |
| Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno | Perché il vostro premio è grande nei cieli |
«Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli. Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati. Beati i mansueti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.»
Se non ho la percezione che, dentro una situazione negativa e ostica, si possa seminare il seme della novità e del cambiamento, continuerò a rimanere dentro quella situazione e la lamentela sarà l’unica cosa che affiorerà tra le righe storte che la mia vita riesce faticosamente a tracciare sul sentiero della storia.
Ma se qualcuno scuote quello che sono, delineando un futuro diverso, iniettando l’antidoto della speranza e di qualcosa di inimmaginabile fino a quel momento, tutto si rianima e la prospettiva di poter affrontare il peso mettendosi in cammino diventa affascinante.
Il sale della terra e la luce del mondo
Gesù dichiara ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.»
Il sale veniva usato non soltanto per dare sapore al cibo ma anche per impedire che andasse a male. Perciò veniva usato come simbolo delle alleanze poiché fare e osservare le alleanze fatte con Dio ci impedisce di «andare a male» spiritualmente.
Il sale perde il suo sapore oltre che la sua purezza, quando viene mescolato con altri elementi come ad esempio la terra. Allora non può essere usato né per dare sapore né per conservare.
A uomini e donne preoccupati e delusi, Gesù rivolge una parola che ha come scopo quello di far emergere il potenziale che ciascuno dei suoi interlocutori possiede. Dichiara loro che essi sono sale e luce.
Non lascia indugiare le persone sui loro sbagli e inadempienze. Piuttosto lavora perché essi possano emanciparsi, se lo desiderano, dalla situazione in cui si trovano, ripartendo da ciò che è loro natura e loro costitutivo.
Ognuno di quegli uomini e di quelle donne avrà portato almeno una volta sapore dentro nelle cose: sarà stato capace di dare consistenza a relazioni che avrebbero potuto rimanere semplicemente conoscenze.
Altri avranno sperimentato occasioni nelle quali sorprendentemente sono stati in grado di essere luminosi, sostegno silenzioso e autentico dentro una serie di eventi spaventosi e percepiti come impossibili da risolvere.
Gesù e il compimento della Legge
«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per portare a compimento.
Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice passerà dalla legge senza che tutto sia adempiuto.
Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli.
Poiché io vi dico che, se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.»
La prima sezione del Discorso della Montagna tratta il pieno adempimento della Legge e dei Profeti, ma con presupposti nuovi, desunti dai Dieci Comandamenti, che vanno oltre la semplice regola scritta, invocando la misericordia, la pietà e l’amore per il prossimo.
Questa affermazione è importante perché ribadisce la continuità tra la tradizione ebraica e Gesù.
La giustizia autentica, secondo il volere di Dio, va al di là del rigorismo legalista degli scribi e dei farisei, i quali si attaccano alla lettera della legge senza comprendere il suo vero spirito.
Questa giustizia divina è permeata dall’amore, capace di perdonare e di abbracciare la gioia autentica che nasce dalla Parola viva che risuona dentro di noi.
Riconciliazione, ingiuria e perdono
«Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere; chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale”; ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale.
Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire la tua offerta.
Fa’ presto amichevole accordo con il tuo avversario mentre sei ancora per via con lui, affinché il tuo avversario non ti consegni in mano al giudice e il giudice ti consegni in mano alle guardie, e tu non venga messo in prigione.
Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.»
In questo versetto la parola altare viene usata per simbolizzare i sacrifici che possiamo compiere per Dio. Il consiglio di Gesù riguarda tutto quello che facciamo per avvicinarci a Dio, come ad esempio, pagare la decima, partecipare alle riunioni della Chiesa, servire nelle nostre chiamate e così via.
Il comandamento in Matteo 5:23-24 ci aiuta a capire che cercando di riparare alle cose che abbiamo fatto per offendere gli altri è importante per migliorare il nostro rapporto con Dio.
Concupiscenza, matrimonio e adulterio
«Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella geenna.
E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo.
Fu detto: “Chiunque ripudia sua moglie le dia l’atto di ripudio”. Ma io vi dico: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera, e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio.»
La traduzione di Joseph Smith aiuta a capire che questa esortazione fu raccontata per sottolineare l’importanza di quello che Gesù insegnava riguardo a eliminare il peccato dalla nostra vita, non ad asportare una parte del nostro corpo.
Noi dobbiamo prendere eroiche misure di autocontrollo per evitare il peccato e dobbiamo negarci ogni impurità.
La sincerità della parola
«Avete anche udito che fu detto agli antichi: “Non giurare il falso; da’ al Signore quello che gli hai promesso con giuramento”.
Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re.
Non giurare neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi far diventare un solo capello bianco o nero.
Ma il vostro parlare sia: “Sì, sì; no, no”; poiché il di più viene dal maligno.»
Al tempo di Gesù, molti Giudei credevano che fosse sbagliato venir meno a una promessa o a un giuramento fatto nel nome del Signore, mentre non tener fede a un giuramento fatto nel nome del tempio o della città o di qualche altra cosa, veniva considerato un peccato tanto grave.
Gesù in questo sermone spiega che non dobbiamo giurare per nulla o per nessuno ma che dobbiamo tener fede alla nostra parola sia che la diamo in forma di giuramento o meno. Deve bastare il nostro sì o il nostro no.
Non reagire al male con il male
«Voi avete udito che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra.
E a chi vuol farti causa e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle.»
Gesù raccomanda di non reagire alle offese con violenza. Il suo insegnamento propone una risposta che interrompe la spirale della vendetta e orienta il discepolo verso una condotta non dominata dall’odio.
Amare i propri nemici
«Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.
Affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani?
E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?
Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.»
Questa esortazione si aggiunge e completa il comandamento di amare il prossimo, aggiungendovi l’amore per il nemico e per lo straniero, come vediamo anche, per esempio, nella Parabola del Buon Samaritano.
Il messaggio di Gesù capovolge le aspettative e le convenzioni del tempo, predicando un messaggio di amore, di perdono, di giustizia e di compassione che sfida le gerarchie e le ipocrisie della società.
La religiosità autentica
La seconda sezione del Discorso si concentra invece sul compimento della giustizia davanti a Dio, contro l’orgoglio, l’ostentazione e l’autoreferenzialità umana.
Tutte le norme di comportamento e convivenza elencate nella prima parte non devono essere seguite solo per ottenere l’ammirazione degli altri.
Allo stesso modo le opere buone, la carità, la misericordia, non hanno bisogno di un pubblico che le approvi: «Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini.
Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.»
In ugual misura la preghiera non va necessariamente praticata in pubblico, per essere visti dagli uomini. È solo a Dio che dobbiamo rivolgerci, in un colloquio intimo e segreto.
Il Padre Nostro
Il Discorso della Montagna include anche il Padre Nostro, la preghiera con cui Gesù insegna ai discepoli a rivolgersi correttamente a Dio Padre.
All’interno del Discorso della Montagna, il Padre Nostro assume un ruolo centrale, perché presenta un modello di preghiera semplice, ma ricca di significato, uno strumento che non è solo una formula da recitare, ma un insegnamento di profonda intimità con Dio con la fiducia e la confidenza che si potrebbe riservare a un Padre amorevole.
Il Padre nostro si articola in tre dichiarazioni che esprimono il nostro impegno nella testimonianza della santità del nome di Dio, nella promozione della venuta del suo regno e nell’accettazione e nell’adesione totale alla sua volontà.
Dopo le dichiarazioni, procedono tre richieste fondamentali nella preghiera del Padre Nostro: la supplica per il sostegno quotidiano da parte di Dio, rappresentato nel pane che ci è necessario ogni giorno; la richiesta del perdono per i nostri peccati, simboleggiata dall’atto di chiedere la remissione dei nostri debiti spirituali; infine, la preghiera per la salvezza e la protezione da ogni male e tentazione che possa deviare la nostra strada.
Il significato complessivo del Sermone
Attraverso il Discorso della Montagna, Gesù offre una visione trasformativa della legge divina, approfondendo i principi fondamentali dei Dieci Comandamenti e invitando i suoi ascoltatori a comprendere il cuore della moralità e della spiritualità.
Le Sue parole non sono semplici norme giuridiche, ma principi che abbracciano l’amore, la compassione, la giustizia e la misericordia.
In questo senso, il Discorso della Montagna rappresenta un modello di vita etica e spirituale che va oltre la mera osservanza formale dei Comandamenti, per abbracciare un’impegnativa chiamata alla trasformazione interiore e alla vita secondo i valori del Regno di Dio.
Non basta accendere nel cuore un desiderio, e non basta che un uomo o una donna, pervasi da desiderio si alzino e si dichiarino pronti a mettersi in cammino. Non basta nemmeno che a questi venga fatto vedere il loro potenziale.
Occorre che siano messi nelle condizioni di produrre un piano di azione, misurabile e rilevante, che sia in grado di portare il viaggiatore ad esprimersi e a migliorare la sua condizione, nella logica dell’autoefficacia.
Nelle parole di Gesù ritrovo una serie di ambiti che si aprono davanti ai nostri occhi come sentieri possibili da percorrere, dove mettersi in gioco perché ciascuno trovi la sua personale forma di interpretare la vita cristiana.
Non passi già predeterminati, ma piuttosto, ancora, possibilità che si aprono a chi ha avuto il coraggio di mettersi in cammino.