La Beata Maria Teresa Fasce viene ricordata in modo particolare da chi affronta un tumore o accompagna una persona malata, perché per 27 anni portò un tumore nella sua carne e rimase forte con “il tuo tesoro” presso la Croce. La preghiera a lei rivolta chiede consolazione, accompagnamento e speranza per chi soffre, insieme alla grazia della guarigione se questa corrisponde alla volontà di Dio.
Beata Maria Teresa, vengo a te con fiducia, perché tu interceda per i nostri fratelli gravemente malati. Tu che portasti per 27 anni un tumore nella tua carne e rimanesti forte con “il tuo tesoro” presso la Croce, ora vivi nella gloria del Cielo. Volgi lo sguardo a chi soffre, dona consolazione, accompagnamento e speranza. Conforta chi è afflitto nelle cure e negli esami, sostieni chi è prossimo alla guarigione e chi porta nel cuore l’angoscia del giorno. Se è volontà di Dio, ottienici la grazia che chiediamo (…). Amen. Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

Preghiera alla Beata Maria Teresa Fasce
O Beata Maria Teresa Fasce, per tanti anni tu sei stata la madre amorosa e sollecita delle tue monache e la consolatrice infaticabile di tutti quelli che ricorrevano a te affidandoti le loro gravi preoccupazioni: ora che vivi nella gloria eterna, Sposa felice di Cristo Signore, volgiti a me e ai tanti problemi che mi agitano, aiutami con il tuo affetto materno.
Per prima cosa fammi amare fino in fondo Gesù, che è Via, Verità e Vita, seguendo gli insegnamenti del suo Santo Vangelo. Fa’ che io possa imitarti costantemente cercando di compiere ogni giorno la santissima volontà di Dio, di praticare fruttuosamente le virtù cristiane e di vivere con amore tutte le sofferenze della mia vita.
Se è utile alla gloria di Dio ed alla salvezza della mia anima, ottienimi dal Sacro Cuore di Gesù la grazia particolare che ti chiedo. Amen. Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
Una preghiera per chi affronta il tumore
La preghiera alla Beata Teresa Fasce per il tumore può essere recitata per una persona malata, per accompagnare un familiare durante le cure oppure per affidare a Dio la propria paura e la propria sofferenza. Il testo non presenta la malattia come una realtà da cercare o da negare, ma affida ogni prova alla misericordia di Dio e chiede la grazia necessaria per viverla con fede.
Volgi lo sguardo a chi soffre, dona consolazione, accompagnamento e speranza. Conforta chi è afflitto nelle cure e negli esami, sostieni chi è prossimo alla guarigione e chi porta nel cuore l’angoscia del giorno.
La richiesta della guarigione viene formulata con fiducia e, nello stesso tempo, con abbandono alla volontà divina: “Se è volontà di Dio, ottienici la grazia che chiediamo”. La preghiera si conclude con il Padre nostro, l’Ave Maria e il Gloria al Padre.
Il significato del “mio tesoro”
Per 27 anni, Madre Fasce visse con un tumore, che accettò con serenità e fede incrollabile. Nonostante il dolore, continuò a guidare il Monastero, a incoraggiare le sue consorelle e a sostenere i più deboli. Chiamava la sua malattia “il mio tesoro”, perché la univa ancora di più a Cristo Crocifisso.
Santa Rita per 15 anni portò sulla fronte la stimmata dalla corona di Gesù, che per lei fu un dono d’amore. Vedere la malattia positivamente non è facile, ma ci aiuta anche la testimonianza di Madre Maria Teresa Fasce, storica Badessa del monastero, che oggi è Beata e ricordiamo il 12 ottobre di ogni anno.
Della Fasce e del suo particolare rapporto con un tumore al seno che la accompagnò per 27 anni, fino alla morte, ci ha parlato Mons. Giovanni Scanavino nell’ultimo numero della nostra Rivista, Dalle Api alle Rose. “Alla scuola di Santa Rita - scrive l’agostiniano - Madre Fasce legge la sorpresa del tumore come un regalo di Dio. Da subito, chiama il tumore non disgrazia, ma ‘mio tesoro’”.
Perché la Beata Fasce vede la malattia come una ricchezza? La risposa di Mons. Scanavino è, la “fede anzitutto: davanti ad ogni male e in questo tempo di pandemia, Dio ci garantisce la sua protezione. Ha un sicuro disegno su di noi: esercitare la nostra fiducia in Lui, è già una prima guarigione”.
Fede, cure e affidamento a Dio
Vivere la malattia in compagnia del Signore significa non aver paura “Lui sa ed è l’Onnipotente. Si seguono le direttive del medico, ma si è anche nelle mani del Signore, ‘medico onnipotente’, come lo chiama Sant’Agostino”.
Così, sfrutteremo il tempo che abbiamo per dare tutto quello che possiamo di bene. “Madre Fasce - conclude Scanavino nel suo articolo - malgrado il tumore e altri disturbi, con piena fiducia nel Signore, ha fatto tutto quello che gli ha chiesto la carità e i frutti sono giunti fino ad oggi”.
La testimonianza della Beata non sostituisce le cure e le indicazioni dei medici, ma richiama a vivere la malattia nella compagnia del Signore, con fiducia, responsabilità e speranza.
La vita della Beata Teresa Fasce
Il 12 ottobre la comunità di Cascia e i devoti di tutto il mondo celebrano il giorno della beatificazione della Beata Maria Teresa Fasce (1881-1947), figura straordinaria di fede e dedizione che ha legato per sempre il suo nome al Monastero e al Santuario di Santa Rita da Cascia.
Nata a Torriglia, in provincia di Genova, Maria Teresa Fasce entrò giovanissima tra le monache agostiniane e divenne poi Madre Fasce, guida spirituale e donna di profonda visione evangelica.
Con fiducia, coraggio e amore, rinnovò la comunità claustrale e diede vita a due opere che ancora oggi raccontano la sua eredità spirituale: l’Alveare di Santa Rita, la casa costruita per accogliere e crescere bambine in difficoltà, e la rivista Dalle Api alle Rose, fondata per diffondere il messaggio di speranza e carità della Santa degli Impossibili.
Madre Fasce fu proclamata Beata da San Giovanni Paolo II il 12 ottobre 1997. La sua figura rimane un esempio vivo di fede, speranza e tenerezza evangelica, capace ancora oggi di toccare il cuore di chi cerca conforto nella preghiera.

La beatificazione e la testimonianza di Giovanni Paolo II
La Chiesa la indica oggi come fulgido esempio di sintesi vivente tra vita contemplativa e umile testimonianza di solidarietà verso gli uomini, specialmente verso i più poveri, umili, abbandonati, sofferenti.
La prima Lettura, tratta dal Libro della Sapienza, ci ricorda che la sapienza e la prudenza scaturiscono dalla preghiera: “Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito della sapienza” (Sap 7, 7). Queste parole ben si applicano alla vicenda terrena di un'altra novella Beata, Maria Teresa Fasce, la quale visse nella costante contemplazione del mistero di Cristo.
La Famiglia agostiniana vive oggi una giornata straordinaria, perché vede uniti nella gloria degli altari i rappresentanti dei due rami dell'Ordine, quello apostolico con il Beato Elias del Soccorso Neves e quello contemplativo con la Beata Maria Teresa Fasce. Il loro esempio costituisce per i religiosi e le religiose agostiniani motivo di letizia e di legittima soddisfazione.
Possa questo giorno essere anche provvidenziale occasione per un rinnovato impegno nella totale e fedele consacrazione a Dio e nel generoso servizio ai fratelli.
L’omelia di Giovanni Paolo II su Maria Teresa Fasce
“Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo” (Mc 10, 12). Ciascuno di questi nuovi Beati ha udito questa essenziale puntualizzazione di Cristo ed ha capito dove cercare l'originaria fonte della santità.
Dio è la pienezza del bene che tende per se stesso a diffondersi: “Bonum est diffusivum sui” (San Tommaso d'Aquino, Summa Theol., I, q.5, a.4. ad 2). Il sommo Bene vuole donare se stesso e rendere a sé somiglianti quanti lo cercano con cuore sincero.
Egli desidera santificare coloro che sono disposti a lasciare ogni cosa per seguire il Figlio suo incarnato. Il primo scopo di questa celebrazione è dunque quello di lodare Dio, fonte di ogni santità.
Rendiamo gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, poiché i nuovi Beati, battezzati nel nome della Santissima Trinità, hanno collaborato con perseverante eroismo con la grazia di Dio.
Una spiritualità fondata sulla preghiera
“Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?” (Mc 10, 17). Questa domanda, che nell'odierno testo evangelico viene posta da un giovane, nel corso dei secoli è stata rivolta a Cristo da innumerevoli generazioni di uomini e donne, giovani e anziani, chierici e laici.
“Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. E' l'interrogativo fondamentale di ogni cristiano. Conosciamo bene la risposta di Cristo.
I nuovi Beati, oggi elevati alla gloria degli altari, hanno invece accolto con prontezza ed entusiasmo l'invito di Cristo: “Vieni e seguimi!” e l'hanno seguito sino alla fine. Si è così rivelata in loro la potenza della grazia di Dio e nella loro esistenza terrena sono giunti a compiere persino quanto umanamente sembrava impossibile.
Avendo riposto ogni fiducia in Dio, tutto per loro è divenuto possibile. Ecco perché sono oggi lieto di presentarli come esempi della fedele sequela di Cristo.
Queste parole del testo evangelico evocano l'esperienza spirituale ed apostolica del sacerdote Giovanni Piamarta, Fondatore della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth, che oggi contempliamo nella gloria celeste.
Dove questo straordinario uomo di Dio attingeva l'energia sufficiente per la sua molteplice attività? La risposta è chiara: la preghiera assidua e fervorosa era la sorgente dell'ardore apostolico instancabile e dell'attrattiva benefica che esercitava su tutti coloro che avvicinava.
Egli stesso affermava, come ricordano le testimonianze dei contemporanei: “Con la preghiera si diviene forti della medesima fortezza di Dio . Omnia possum”. Tutto è possibile con Dio, per Lui e con Lui.
La fiducia nella misericordia e nella Provvidenza
“Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio” (Salmo resp.). La consapevolezza profonda della bontà del Signore animava il Beato Domenico Lentini, il quale nella sua predicazione itinerante non si stancava di proporre l'invito alla conversione e al ritorno a Dio.
Per questo la sua attività apostolica era accompagnata dall'assiduo ministero del confessionale. Sapeva bene, infatti, che nella celebrazione del sacramento della Penitenza il sacerdote diviene dispensatore della misericordia divina e testimone della nuova vita che nasce grazie al pentimento del penitente ed al perdono del Signore.
Con ardente carità si rivolse in particolare ai giovani, che educava ad essere saldi nella fede, ed ai poveri, ai quali offriva tutto ciò di cui disponeva con un'assoluta fiducia nella divina Provvidenza.
Gesù avverte i discepoli, meravigliati dinanzi alle difficoltà ad entrare nel Regno: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio. Perché tutto è possibile presso Dio” (Mc 10, 27).
La totale fiducia in Dio e nella Vergine del Soccorso, alla quale era molto devoto, caratterizzò tutta la sua vita e il suo ministero sacerdotale, esercitato con abnegazione e spirito di servizio, senza lasciarsi scoraggiare dagli ostacoli, dai sacrifici e dai pericoli.
Questo fedele religioso agostiniano seppe trasmettere la speranza in Cristo e nella Provvidenza divina. La vita e il martirio di Padre Nieves, che, nonostante il rischio che correva, non volle abbandonare i suoi fedeli, sono di per sé un invito a rinnovare la fede in Dio che tutto può.
Una preghiera di affidamento
O Dio, autore e sorgente di ogni santità, ti ringraziamo perché hai voluto innalzare la Madre Teresa Fasce alla gloria dei Beati. Per sua intercessione donaci il Tuo Spirito perché ci guidi nella via della santità; ravviva la nostra Speranza, fa' che tutta la nostra vita sia orientata a Te affinché, formando un cuore solo ed un'anima sola possiamo essere testimoni autentici della tua resurrezione.
Donaci di accogliere ogni prova che tu permetterai con semplicità e gioia ad imitazione della Beata M. Teresa e di S. Rita che si sono santificate lasciandoci il loro fulgido esempio e, se è tuo volere, concedici la grazia che fiduciosamente invochiamo.
Padre, Ave e Gloria. Beata Teresa Fasce, prega per noi.
Come pregare per una persona malata
La preghiera può essere recitata lentamente, affidando a Dio il nome della persona malata e le sue necessità. Si possono ricordare le cure, gli esami, la sofferenza fisica, l’angoscia e il desiderio di guarigione.
- Beata Maria Teresa, vengo a te con fiducia, perché tu interceda per i nostri fratelli gravemente malati.
- Volgi lo sguardo a chi soffre, dona consolazione, accompagnamento e speranza.
- Conforta chi è afflitto nelle cure e negli esami.
- Sostieni chi è prossimo alla guarigione e chi porta nel cuore l’angoscia del giorno.
- Se è volontà di Dio, ottienici la grazia che chiediamo.
La preghiera può essere accompagnata dal Padre nostro, dall’Ave Maria e dal Gloria al Padre. L’invocazione alla Beata Teresa Fasce può inoltre diventare una forma quotidiana di affidamento, soprattutto nei momenti di paura, solitudine o stanchezza.
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La speranza nella prova
La sua sofferenza nacque una testimonianza di amore e di fiducia che continua a illuminare il cammino di tanti, soprattutto di chi affronta la malattia con paura e solitudine.
La vita e il martirio di Padre Nieves, che, nonostante il rischio che correva, non volle abbandonare i suoi fedeli, sono di per sé un invito a rinnovare la fede in Dio che tutto può.
La totale dedizione al ministero fece di lui, secondo l'espressione del mio venerato Predecessore il Papa Pio XI, “un prete ricco solo del suo sacerdozio”.
Divenuti pienamente partecipi della vita divina, essi contemplano ora la gloria del Signore faccia a faccia, godendo i frutti delle beatitudini proclamate da Gesù nel “Discorso della montagna”: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli” (Mt 5, 3).
Sì, il Regno dei cieli appartiene a questi fedeli servi di Dio, che hanno seguito Cristo sino alla fine, fissando lo sguardo su di Lui. Con la loro esistenza essi hanno reso testimonianza a Colui che per loro e per tutti è morto in Croce ed è risorto.
Insieme con Maria, Madre di Cristo e Regina de Santi, insieme con i nuovi Beati proclamiamo la santità di Dio: “Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell'universo. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli”. Amen!