Don Andrea Danese è parroco della Parrocchia San Giorgio martire in Matino dal 2017 e, dallo stesso anno, Vicario foraneo della Forania “B.V.M. della Coltura”. Il suo servizio pastorale si distingue per l’attenzione ai giovani, l’ascolto della comunità e la capacità di collegare la fede alla partecipazione, alla solidarietà e alla vita quotidiana.
Nato a Casarano (LE) il 22 novembre 1974, è stato ordinato presbitero il 21 settembre 1999. È un sacerdote che ama contornarsi di giovani, tanti giovani come baluardo di forza interiore nella propria anima, e considera la loro presenza una risorsa per trasmettere messaggi di pace e volontà tra le genti.
La formazione e il ministero sacerdotale
Don Andrea Danese sin dal lontano 1999, a Neviano, in qualità di Vicario parrocchiale nella Parrocchia di S. Michele Arcangelo, ha saputo trasmettere ai ragazzi valori come la fede, ma anche la partecipazione e la solidarietà collettiva nel saper raggiungere un risultato. È molto amato da tutti quelli che hanno avuto il privilegio di averlo conosciuto.
La gioventù ama anche chi sappia ascoltarla, capirla e accoglierla, soprattutto in ambienti a essa consoni, come la musica, il cinema e lo sport, habitat naturale per le nuove generazioni. La passione per il calcio ha fatto il resto.
Don Andrea è stato Padre Spirituale anche del Gallipoli all’epoca di Vincenzo Barba, nel periodo del doppio salto dalla Serie D alla Serie B. Ora presta il suo servizio a Casarano, fresco vincitore del campionato di Serie D.
La sua energia positiva è contagiosa, trasmette speranza e voglia di fare; per i giovani è sicuramente un punto di riferimento, di questi tempi non è cosa da poco.
Il servizio nella Parrocchia San Giorgio martire
Attualmente è Parroco della Parrocchia S. Giorgio martire in Matino dal 2017 e Vicario foraneo della Forania “B.V.M. della Coltura” sempre dal 2017. Il suo ministero si svolge nel cuore della comunità matinese, in un luogo nel quale la devozione al santo patrono si intreccia con la storia, la cultura e la vita civile del paese.
La festa di San Giorgio martire rappresenta per Matino un momento nel quale il paese diventa racconto: un intreccio di luci, passi, voci e attese. Non è soltanto una festa, ma una soglia tra le strade attraversate dal movimento, tra i suoni che si accavallano e i volti che si cercano.
Con don Andrea Danese, parroco della Parrocchia di San Giorgio in Matino, è stato attraversato il senso di una devozione che non si esaurisce nel rito, ma continua a vivere nel tempo, a interrogare e a provocare il presente.
San Giorgio tra tradizione e fede viva
Secondo don Andrea, guardare oltre ciò che appare immediatamente, al di là di ciò che si presenta ai nostri occhi, richiede uno sguardo audace che si lascia attrarre, senza remore, dalla bellezza della vita. Non può essere solo una tradizione che si ripete, non fosse altro perché ogni meccanico gesto perde il suo fascino con il tempo che passa.
A Matino c’è una trasmissione viva, a tratti travolgente, al punto che c’è un fecondo scambio tra le generazioni nella appassionante scelta di rinnovare quel patto di amicizia che il santo patrono ha stretto indissolubilmente con la sua comunità.
San Giorgio è molto conosciuto in tutto il mondo, ma a Matino è di casa. La sua identità sviluppa un profilo molto attuale per il nostro contesto, a motivo della sua scelta, rischiosa per quel tempo, di essere liberato dal ruolo di tribuno militare per schierarsi, come vero discepolo, nella sequela di Cristo.
La sua fede intrepida è nella sua testimonianza di offrire la sua vita come risposta all’amore che vince ogni male. La sua fede lo riveste di una grazia che, molto più di una corazza, lo conduce ovunque come messaggero di pace.

I “draghi” del presente
La consegna di San Giorgio nell’affrontare il drago rimane aperta anche per noi, non a caso la vittoria sul male non è mai un atto solitario che esalta la forza del potere umano. Si può affrontare lo spirito del mondo solo con la potenza dello Spirito che non condanna ma salva il mondo.
In questa direzione non si è mai soli allo sbaraglio, ma sempre in comunione di grazia, con la consapevolezza che, se l’unione fa la forza, può fare anche tanto bene quando si sceglie di stare insieme.
Ai draghi dell’isolamento, della violenza, dell’indifferenza, della sopraffazione e della dipendenza si può disporre della testimonianza di San Giorgio, per aver creduto più alla fedeltà della Parola che discerne e saggia i cuori piuttosto che alla supremazia di un potere che pretende solo successi e conferme.
Un riferimento per i giovani
La concretezza del Santo è nella sua scelta di aver trasformato il suo ruolo di prestigio militare nel compito ancora più prestigioso di motivare i nostri animi fragili e indifesi. La sua attualità di promotore, ad ogni costo, del vero bene lo rende attraente ai più giovani e affidabile ai più grandi.
La giovinezza del Santo non è riconducibile solo alla sua età, ma è rintracciabile nella sua parabola umana ad ampio raggio. Il suo annuncio attraversa i tempi più lontani fino ad oggi, custodendo un messaggio diretto e immediato.
Non lasciarsi mai vincere in amore per non perdersi il bello della vita e continuare a sognare ad occhi aperti fino a quando non sarà che una sorprendente realtà.
Questa attenzione ai giovani è uno degli elementi centrali anche del ministero di don Andrea, che ha costruito nel tempo un rapporto fondato sull’ascolto, sulla comprensione e sull’accoglienza. Musica, cinema e sport diventano così ambienti attraverso i quali incontrare le nuove generazioni e accompagnarle nella crescita.
La festa patronale come esperienza comunitaria
Le feste patronali sono anche momenti di grande partecipazione civile e culturale. Si può andare in profondità e non rimanere nella superficialità quando faremo della nostra vita una vera festa.
La trasformazione di noi stessi in un momento di grande coinvolgimento è una ghiotta opportunità da non lasciare cadere a vuoto. Accendere di gioia la nostra vita non è solo frutto di un entusiasmo del momento, ma è convinzione comune che non c’è disposizione d’animo più fruttuosa di un ascolto vivo e di un confronto aperto che non ci chiude in noi stessi, ma ci apre alla sorprendente bellezza della vita.
La tradizione, in questa prospettiva, smette di essere soltanto memoria e torna a farsi presenza: qualcosa che accade, ogni volta diverso e ogni volta più vicino. Nel rumore della festa continua a interrogare, a scuotere le coscienze e a cercare ciascuno nel rapporto con la comunità e con la propria fede.
La chiesa di San Giorgio a Matino
La chiesa è stata costruita alla metà del XVIII secolo sulle rovine di una chiesa cinquecentesca e di un’altra ancora precedente di epoca medievale. È nel cuore del centro storico antico, sulla piazza principale del paese, prospiciente il palazzo marchesale dei Del Tufo, a sua volta costruito su un maniero di epoca angioina.
La pianta è a croce latina, con tre altari per lato lungo la navata, due nel transetto e un altro nella cappella affiancata all’abside poligonale, oltre all’altare maggiore. È coperta con volta in muratura del tipo “a stella”. Ha il campanile a torre, collocato sopra la cappella che affianca l’abside.
Sul lato destro dell’abside si apre la sacrestia. Tutta la chiesa è sopraelevata di diversi gradini rispetto al piano stradale, per cui vi si accede attraverso rampe di scale.
La facciata
La facciata è composta da tre ordini sovrapposti con cornici marcapiano, suddivisi a loro volta in tre sezioni da fasci di paraste. Nella sezione centrale dell’ordine inferiore si apre il portale, inquadrato in una struttura costituita da paraste e cornici, sormontato da una nicchia in cui alberga la statua lapidea di San Giorgio.
Accanto al portale, nelle due sezioni laterali, vi sono due affreschi, inquadrati nelle loro cornici in pietra leccese, raffiguranti rispettivamente l’Immacolata e la Madonna del Carmine.
Al centro del secondo ordine si apre una finestra a due lobi, sormontata da quello che resta di un affresco raffigurante una meridiana. Nelle sezioni laterali vi sono al centro due specchiature quadrangolari sbalzate, che forse ospitavano degli affreschi non più visibili.
La sezione centrale dell’ordine superiore comprende un fastigio in cui è collocato un orologio, sormontato da un campanile a vela con le due campanelle che segnano le ore e i minuti. Sulla sommità del campanile vi è la croce, mentre sulle paraste che definiscono la sezione si elevano due guglie.
Le due sezioni laterali del fastigio sono costituite da due volute degradanti verso le guglie poste a coronamento delle paraste laterali. Davanti al portale vi è una scalinata a due rampe con parapetto, per permettere l’accesso in chiesa dal piano della piazza.
L’interno
L’interno è a croce latina ed è suddiviso in due ordini da un cornicione che corre per tutto il perimetro della chiesa. La navata è scandita da tre campate, definite da paraste a fascio con capitelli corinzi.
Su ciascuno dei due lati si aprono tre cappelle sormontate da archi a tutto sesto e racchiuse da balaustre marmoree. In esse trovano collocazione gli altari laterali, ad eccezione della prima cappella a sinistra entrando, dove è posizionato il battistero.
Nella controfacciata è costruito un soppalco che ospita l’organo a canne e la cantoria. Il transetto ospita sui muri di fondo altri due altari laterali.
Nel transetto di sinistra, sul lato che guarda alla piazza, si apre l’ingresso laterale. Di fronte a esso è collocata la cappella del SS. Sacramento, con altare e balaustra.
L’abside poligonale comprende il presbiterio, elevato di tre gradini dal piano di calpestio dell’aula e racchiuso dalla balaustra, ai margini della quale vi sono due amboni marmorei.
Al centro dell’abside, su un bema elevato di tre gradini, è collocata la mensa marmorea, mentre alle sue spalle vi è la sede presidenziale. Accanto all’abside, sul lato destro, vi è la sacrestia.
La copertura della chiesa è a volta in muratura del tipo “a stella”, decorata come tutta la chiesa con stucchi di gusto settecentesco. Sotto gli archi perimetrali della volta si aprono le finestre che illuminano la chiesa. Il pavimento è in pietra di Trani.
Un luogo di cultura e riflessione
La chiesa di San Giorgio e la figura del suo parroco si inseriscono in un contesto nel quale la fede dialoga con la cultura e con la storia del territorio. Un esempio è rappresentato dalla presentazione del Lessico Teoretico della Somma di Teologia di San Tommaso d’Aquino, opera in tre volumi curata dal professor Fernando Fiorentino, edita da Città Nuova e alla quale ha preso parte anche il casaranese Alberto Nutricati.
L’opera è un lavoro di ampio respiro dedicato ai fondamenti del pensiero dell’Aquinate e si propone come strumento d’accesso al vocabolario speculativo della Summa Theologiae, testo cardine della tradizione filosofico-teologica cattolica e patrimonio dell’intera cultura occidentale.
Il professor Fernando Fiorentino, coadiuvato da un’équipe di studiosi, ne ha curato la redazione con attenzione filologica e rigore scientifico, offrendo ai lettori, studiosi e non, una guida per orientarsi nel denso universo concettuale tommasiano.
La presentazione si è svolta nel Salone Pignatelli del Palazzo Marchesale del Tufo di Matino, in un appuntamento promosso dall’Amministrazione comunale di Matino. Dopo i saluti del sindaco di Matino Giorgio Salvatore Toma, del vescovo della Diocesi di Nardò-Gallipoli Sua Eccellenza Fernando Filograna e del parroco della Chiesa Madre “San Giorgio” don Andrea Danese, il convegno è entrato nel vivo con tre relazioni.
A moderare i lavori è stato il professor Alberto Nutricati. Il primo intervento è stato affidato al cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, sul tema San Tommaso d’Aquino, Dottore Comune della Chiesa.
È seguito l’intervento del professor Alberto Nutricati, con una relazione dal titolo La compilazione del lessico: finalità e metodo. Ha chiuso il professor Fernando Fiorentino con Il cuore pulsante del pensiero di San Tommaso.
La partecipazione del cardinale Semeraro ha conferito all’appuntamento un rilievo che va ben oltre i confini provinciali. Il porporato leccese, già vescovo di Albano prima di essere chiamato a Roma da papa Francesco, ha portato con sé l’autorevolezza di chi ha accompagnato da vicino il pontificato in alcune delle sue stagioni più decisive.
L’evento di Matino si inserisce in una tradizione culturale del Salento che non si esaurisce nel folklore estivo, ma sa proporre momenti di riflessione seria e approfondita. La cornice del Palazzo Marchesale del Tufo, con la sua storia e la sua architettura, offre una sede degna a un incontro che unisce rigore accademico e apertura alla comunità.
L’eredità spirituale di San Giorgio
L’eredità spirituale del Santo alla comunità di Matino e ai lettori si raccoglie nella testimonianza diffusa della sua vita. Il suo messaggio corre da un capo all’altro del mondo, segno che la sua scelta di credere per amare ha dato conferma in lungo e in largo che non c’è amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici.
Per don Andrea Danese, San Giorgio non è soltanto un’immagine o una tradizione. È una domanda aperta, una direzione che non si lascia possedere, una tensione, una ferita e una promessa insieme.