L’Immacolata patrona della Sicilia: storia, culto e tradizioni

In Sicilia la festa dell’Immacolata Concezione, celebrata l’8 dicembre, rappresenta uno dei momenti religiosi e culturali più sentiti dell’anno e inaugura tradizionalmente il periodo delle festività natalizie. L’Immacolata Concezione è la patrona massima della Regione Siciliana e il suo culto, radicato nell’Isola da secoli, unisce fede, storia, arte, processioni, confraternite e tradizioni gastronomiche.

L’8 dicembre per i siciliani è il giorno in cui si fa l’albero di Natale, il presepe e si perfezionano tutti gli addobbi natalizi che saranno grandi protagonisti fino all’8 gennaio, l’epilogo di tutte le feste. Si identifica l’8 dicembre come il giorno “della Madonna” ed è sì un giorno legato alla sua figura, ma più nello specifico al dogma dell’Immacolata Concezione, datato proprio 8 dicembre 1854, giorno della bolla Ineffabilis Deus di Papa Pio IX.

Che cosa significa Immacolata Concezione

Questo dogma stabilisce l’immunità della Vergine Maria rispetto al peccato originale. L’8 dicembre 1854, Papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione.

La festa dell’Immacolata Concezione, dopo varie controversie sul tema, è stata ufficialmente istituita dalla chiesa cattolica solo nel 1854 da papa Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus dell’8 dicembre di quell’anno che proclama il dogma cattolico che sancisce come Maria sia stata preservata immune dal peccato originale dalla nascita.

Fu inserita nel calendario della Chiesa universale da papa Alessandro VII con la bolla Sollicitudo omnium ecclesiarum dell’8 dicembre 1661. Un percorso, quello della canonizzazione del Dogma dell’immacolata, che avrebbe raggiunto l’apice nell’8 dicembre 1854, giorno in cui papa Pio IX proclamò, con la bolla Ineffabilis Deus, l’assenza del peccato originale nella figura di Maria.

Le origini del culto mariano in Sicilia

Fin dall’VIII secolo, durante la dominazione bizantina in Sicilia, si sviluppò il culto per la Vergine Maria, grazie all’influsso della spiritualità e della liturgia bizantina, particolarmente pervasa da una intensa e tenera devozione alla Madre di Dio. Come conseguenza divenne molto stretto il legame tra la Sicilia e l’Immacolata Concezione.

La devozione per la Vergine Maria in Sicilia ha le sue radici nel periodo della devozione bizantina, un culto poi rafforzato con l’epidemia della peste del XVII secolo. Questa festività potrebbe essere esportata proprio dall’Oriente, grazie ai monaci bizantini.

Un antico culto In Sicilia, il culto della Vergine Maria è antico e arriva dall’oriente grazie alla dominazione bizantina e successivamente ai frati francescani già nel XV secolo. La devozione popolare verso la Beata Vergine Maria ha origini molto lontane, che affondano sino ai tempi della sua esistenza.

Il culto mariano, che si estese in tutta la Sicilia e che vanta una lunga tradizione, certificata nei secoli da numerose fonti documentarie, si diffuse tra la popolazione ancor prima che il dogma venisse accettato dalla Chiesa.

Confraternite e diffusione della devozione

Così dunque dopo il Concilio di Trento, convocato per fare chiarezza sulla diffusione del protestantesimo in Europa, in Sicilia nacquero diverse confraternite come quella palermitana del Porto e Riporto. Moltissime furono infatti le confraternite, congregazioni, opere pie e comunità dedicate al culto di Maria Santissima Immacolata: queste ultime hanno svolto, da sempre, un ruolo di indiscussa rilevanza sulla propaganda mariana e sull’attività devozionale.

Le cose andarono sempre più ad espandersi fino a quando il 15 agosto del 1624 il cardinale Giannettino Doria, fece promessa di digiunare la vigilia dell’Immacolata e di farne conoscere il culto anche perché in quel periodo a Palermo vi era la peste.

La devozione verso la Madonna è talmente forte in Sicilia tanto che Pio XII proclamò l’Isola “Feudo di Maria”. La festa dell’Immacolata Concezione in Sicilia è una delle più sentite anche per l’antico legame con la nostra terra.

Palermo e il voto dell’Immacolata

I momenti più salienti della devozione alla Vergine Maria furono vissuti dalla città di Palermo nel XVII secolo. Nel 1624 scoppiò la peste, che incominciò a mietere migliaia di vittime; allora il Senato palermitano cercò di porre rimedio alla ferocia del morbo con ogni mezzo, adottando anche strumenti di natura spirituale.

Infatti, il Senato fece ricorso all’intercessione dell’Immacolata e di S. Rosalia, celebrando solennemente e in perpetuo la festa delle due icone religiose. L’atto di fede compiuto dal Senato indusse il cardinale dell’epoca ad emettere il voto di credere e di difendere, fino all’ultimo spirito di vita, l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria e di digiunare alla vigilia della festa.

A Palermo, infatti, nell’estate del 1624, imperversava la peste, e il 16 dicembre di quello stesso anno si stabiliva che l’Immacolata fosse eletta come Patrona e Protettrice della Città. Per questo motivo fu deciso di portare in processione il simulacro dell’Immacolata, dalla Cattedrale alla chiesa di S. Francesco.

La chiesa e il convento di San Francesco, fin dall’arrivo dell’ordine religioso dei francescani, divennero un importante centro propulsore della devozione all’Immacolata. Una volta che la peste fu debellata, il Senato palermitano non dimenticò tutti gli impegni assunti ed ancora oggi, ogni anno, le autorità civili rinnovano il giuramento pronunciato dal cardinale.

L’Immacolata patrona del Regno di Sicilia

Palermo fu una città che anticipò il culto. Il suo Senato fece voto di onorarne la dottrina con una grande celebrazione che è continuata fino ai giorni nostri: dal 1624 ad oggi il voto viene rinnovato in gran parte dell’Isola. Un voto in difesa dell’Immacolata, patrona massima della Regione Siciliana.

Ventuno anni dopo, nel febbraio del 1643, la Vergine Immacolata divenne protettrice di tutto il Regno. Il 23 febbraio del 1643, durante la dominazione spagnola, il viceré e capitano Don Juan Alfonso Henriquez de Cabrera proclamò l’Immacolata Concezione Patrona del Regno delle Due Sicilie.

In Sicilia vi erano gli spagnoli e nel 1643 regnava il viceré e capitano, Don Juan Alfonso Henriquez de Cabrera, Almirante di Castiglia. Quest’ultimo proclamò l’Immacolata Concezione principale Patrona di tutto il Regno di Sicilia, successivamente i Borbone non tolsero anzi confermarono quanto istituito dal viceré sostenendo ancor di più la devozione a Maria.

Così dunque dal 1643 ad oggi, l’Immacolata Concezione è la patrona della Sicilia anche grazie alla Real Casa di Borbone delle Due Sicilie che non soppresse anzi rafforzò questo forte legame tra i siciliani e l’Immacolata Concezione.

I Borbone e le celebrazioni nel Regno delle Due Sicilie

L’8 dicembre infatti nel Regno delle Due Sicilie era festa nazionale e proprio a Maria erano riservati grandi onori e processioni addirittura nelle due capitali: Napoli e Palermo, veniva posta una corona di fiori sopra gli obelischi con in cima una statua della Madonna.

L’8 dicembre è una data importante per il regno infatti nello stesso giorno dell’anno 1816, Re Ferdinando I delle Due Sicilie unificò il Regno di Napoli con quello di Sicilia divenendo così il Regno delle Due Sicilie.

A Palermo la si può andare a vedere a Piazza San Domenico dove ogni anno i Vigili del Fuoco ripropongono lo stesso gesto. Da Palermo, in Sicilia, verso il resto dell’Occidente grazie agli ordini benedettini e carmelitani.

La vigilia dell’Immacolata e l’inizio del Natale

Tra le ricorrenze religiose ecco le origini, le tradizioni e i piatti tipici preparati per la festa dell’Immacolata in Sicilia che ogni anno calendario alla mano “inaugura” il periodo delle festività natalizie. Come da tradizione dall’8 dicembre, infatti, si iniziano ad addobbare le case con decorazioni, presepi e alberi di Natale dando il via alla festività più sentita dai credenti e non.

Sì, come il Natale, anche per l’Immacolata si festeggia la vigilia. Un menù povero, ma tipico: dallo sfincione, una focaccia condita con salsa di pomodoro, acciughe, caciocavallo e cipolla, alla muffoletta, pagnotta morbida con semi di finocchio, ricotta o caciocavallo, fino alle mitiche sfince, frittelle dolci spolverate di zucchero, e il buccellato, pasta frolla con fichi secchi, mandorle e pistacchio.

E infine ancora, il Baccalà e gli anelletti al forno. Tra i piatti tipici preparati per il giorno della festa dell’Immacolata in Sicilia ci sono alcune preparazioni realizzate anche per altre festività come lo sfincione la sera della “vigilia”, i cardi in pastella, i carduna, la pasta al forno, gli anelletti nel palermitano, la muffuletta condita con olio e acciughe preparata anche per la festa del giorno dei morti.

Per quanto riguarda i dolci invece ci sono il cosiddetto petrafennula, un misto tra torrone e croccantino realizzato con mandorle, miele, bucce di cedro e arance, e il buccellato, o cuccidatu, il Re dei dolci siciliani per il Natale che da tradizione viene preparato in Sicilia a partire dal giorno della festa dell’Immacolata.

Le tradizioni religiose nelle città siciliane

La festa dell’Immacolata in Sicilia è molto diffusa e radicata in tutta la Regione. In tante città, infatti, non mancano la tradizionale novena dell’Immacolata, le processioni e i riti che come per ogni festa legano la fede al folklore.

  • A Siracusa la notte dell’Immacolata avviene la cosiddetta “notturna” con una banda che suona tra i vicoli di Ortigia.
  • A Scordia, nel catanese, i giovani portano in processione delle croci di canna con ampi panni con l’immagine dell’Immacolata.
  • A Scicli c’è il rito di dedicare delle “canzoncine” all’Immacolata.
  • A Calatafimi Segesta la processione avviene nelle ore notturne tra canti e falò.
  • Nell’agrigentino, a Canicattì, si preparano dei grandi falò chiamati “vamparotti”.

In giro per la Sicilia si svolgono tante altre feste dell’Immacolata come a Termini Imerese, Altofonte e Montelepre nel palermitano, a Floridia nel siracusano e a Caltagirone, solo per citarne alcune.

La vigilia e la processione a Palermo

Ogni anno, il fedele palermitano si reca in pellegrinaggio nella chiesa di San Francesco d’Assisi per tutta la serata del 7 dicembre per omaggiare il simulacro d’argento esposto come di consueto, ogni anno, fuori dal tempietto in cui rigorosamente viene conservato.

Sempre la sera della vigilia, i palermitani assistono, all’interno della Basilica di S. Francesco, alla cerimonia dell’offerta degli scudi d’argento che la Giunta dona per il culto dell’Immacolata: il Sindaco inginocchiato, ai piedi dell’Immacolata che si erge in tutto il suo splendore fra luci e fiori, recita la formula del giuramento alla Vergine.

Rinnova il voto “illo tempore” fatto dal Senato palermitano, voto detto “voto sanguinario”; giura altresì di fare proprio l’impegno di difendere l’Immacolato Concepimento di Maria fino allo spargimento del sangue.

A tale funzione assistono oltre al Sindaco, anche i Consiglieri Municipali, scortati dalle Guardie del Comune nelle loro caratteristiche divise gialle e rosse. Tutto ciò avviene alla presenza del Cardinale Arcivescovo, tutore dell’istituito Capitolo del Duomo pronunciato nel giorno 8 dicembre 1698.

Il giorno della festa, l’8 dicembre, il popolo palermitano si reca numeroso ad assistere alla solenne processione del simulacro argenteo dell’Immacolata. La processione ha inizio con “la scinnuta”, discesa, per mezzo di una particolare pedana che annulla il dislivello tra il piano stradale e l’ingresso della Basilica.

Portato lungo Corso V. Emanuele e via Roma, il simulacro giunge presso la colonna votiva in piazza San Domenico, ove si assiste all’annuale offerta dei fiori alla Vergine, offerta effettuata dai Vigili del Fuoco.

In tale occasione la piazza si trasforma in un teatro popolare dove puntualmente le sue quinte sono rappresentate da tutti quei devoti che vogliono rendere omaggio alla Vergine medesima. Dopo l’acclamazione popolare il simulacro, scortato dalle autorità civili ed ecclesiastiche, viene portato sino alla Cattedrale.

Successivamente all’apposizione delle firme in un apposito registro da parte delle autorità ecclesiastiche e civili e del superiore della confraternita, i confrati riuniti attorno al fercolo riprendono il viaggio di ritorno verso la basilica, da qui il nome di porto e riporto.

Giunti nella piazza antistante l’ingresso alla basilica, il simulacro si ferma per affrontare l’ultima fatica che è l’entrata, preceduta dalla recita della preghiera mariana per pregevolezza, ossia il Magnificat.

Per “l’acchianata”, la salita, si ripetono nuovamente gli stessi movimenti adottati per l’uscita: pochi secondi, ma terribilmente lenti a scorrere. Quando uno squillo di tromba dà il segnale, il fercolo tenuto issato viene introdotto, con gran fatica dei portatori, all’interno della basilica. Tutto ciò avviene tra gli applausi dei fedeli.

La colonna dell’Immacolata a Piazza San Domenico

Tra il 1724 e il 1727, l’imperatore austriaco Carlo VI, che governava allora la Sicilia, aprì a Palermo la piazza antistante la chiesa di S. Domenico. Al centro della piazza fece erigere la colonna di marmo su cui fu innalzata la grande statua bronzea dell’Immacolata.

Questa fu l’occasione perché in città avvenisse il riavvicinamento, dopo tanti secoli di divisioni, tra i Domenicani e i Francescani; in segno della ritrovata unione, si stabilì con un atto pubblico che i Francescani avrebbero da allora partecipato alla processione della Madonna del Rosario e i Domenicani a quella dell’Immacolata.

A Palermo la colonna votiva di Piazza San Domenico è ancora oggi il punto culminante dell’omaggio pubblico alla Vergine. Ogni anno i Vigili del Fuoco ripropongono lo stesso gesto, collocando una corona di fiori sulla statua dell’Immacolata.

La Congregazione del Porto e Riporto

In quegli stessi anni, sorse a Palermo una nuova confraternita in onore dell’Immacolata; a seguito della donazione al convento di S. Francesco della statua d’argento dell’Immacolata, nel 1647, che ancora oggi viene portata in processione, si era imposta la necessità di reperire chi si assumesse l’onere di portarla a spalla durante le processioni.

Per questa ragione fu costituita la Congregazione denominata “del Porto e Riporto”, ancora oggi attiva. Il nome richiama il percorso di andata e ritorno del simulacro tra la Basilica di San Francesco, la Cattedrale e la sede di conservazione.

La festa dell’Immacolata a Termini Imerese

Il culto dell’Immacolata a Termini Imerese risale al Seicento, fu nel 1623 che nella Chiesa Madre venne eretto un grandioso altare barocco, in stucco, legno e marmo, posizionato nel transetto sinistro su cui veniva raffigurata l’Immacolata Concezione con le mani giunte sul petto.

L’anno dopo, nel 1624, venne fatto voto solenne dai giurati della città e dal popolo devoto: una lapide, posizionata sul muro sinistro accanto al portone centrale del Duomo, ne ricorda il patto, o meglio la garanzia che i termitani difenderanno sempre l’Immacolata Concezione di Maria.

La processione che si svolge tutt’ora alle 4:00 del mattino è tradizionalmente la più caratteristica: prima dell’arrivo della luce elettrica, nell’anno 1905, il percorso della processione notturna era rischiarato da enormi fasci, legati ben stretti ed incendiati, di ampelodesma, “ddisa”, pianta fibrosa che cresce abbondante sulle pendici del monte S. Calogero.

Nella veglia antecedente la processione notturna, si consumava “a favazza”, costituita da una pasta lievitata, posta in una grande teglia precedentemente oliata, ricoperta abbondantemente di pomodoro maturo a pezzi, cipolla, caciocavallo a pezzi, acciuga salata, origano ed olio, preparata dalle massaie e cotta nei vari forni cittadini.

Il novenario e le confraternite

Per tutto il Novecento il 29 novembre era considerato un giorno importante in cui tutti si ritrovavano ad affollare la Cattedrale di Termini, si svolgeva in tale data nelle ore pomeridiane il novenario solenne, consistente in una lunga omelia in cui il sacerdote, e spesso rappresentanti di ordini religiosi, parlavano delle grandezze e delle grazie che Maria dispensa.

Questa tradizione fu istituita da Agostino La Nasa nel 1888, nacque come occasione durante la quale si raccoglievano i fondi per lo svolgimento della festività dedicata all’Immacolata. La chiesa per l’occasione del novenario veniva allestita con lunghi festoni di colore bianco azzurro, frangiati d’oro, che cadevano lungo le colonne della cupola centrale.

Altri festoni decoravano tutti i cornicioni e il preambolo dove risiedeva l’immagine della Madonna esposta solennemente sotto grandi e pregiati apparati. Oggi alla favazza si aggiungono numerose e succulente pietanze e dolci caratteristici.

Le tre processioni dell’8 dicembre

Il popolo termitano ha da sempre uno stretto legame con la figura dell’Immacolata ed il suo culto è talmente radicato che non solo le famiglie termitane ma anche i discendenti degli emigrati lo coltivano ancora oggi.

L’Immacolata, infatti, è la Patrona principale della città e si può affermare che tra le festività religiose è la più sentita ed attesa. In quasi tutte le chiese di Termini Imerese si venera un’immagine della Madonna sotto tale titolo e sono addirittura tre i simulacri che vengono condotti in processione l’8 dicembre in giro per tutto il paese.

  1. La mattina dell’8, a partire dalle 4:00, il simulacro della Madonna della Neve, o Madonna di Notte, viene condotto dalla confraternita di S. Francesco Saverio, dal Santuario della Madonna della Consolazione, sito a Termini bassa, fino alla Cappella del S. Salvatore a Termini alta, nella quale entra intorno alle 8:30.
  2. A mezzogiorno, dal Duomo, sito a Termini alta, la confraternita dell’Immacolata della Maggior Chiesa conduce il simulacro, realizzato nel 1799 dallo scultore Francesco Quattrocchi, fino alla Chiesa del Carmelo, a Termini bassa, in cui arriva intorno alle 14:30.
  3. La sera, a partire dalle ore 19:00, la confraternita dell’Immacolata di Porta Palermo conduce il simulacro, collocato in una cappella incastonata nell’antico muro di cinta della città nei pressi della Porta Palermo, a Termini bassa, fino alla Chiesa di S. Carlo, a Termini alta, terminando il suo percorso verso le 23:00.

Otto giorni dopo sono ripetute le processioni per riportare i simulacri alle loro rispettive chiese di appartenenza. Particolarmente seguita è la processione che riporta il simulacro al Duomo.

Nella piazza davanti la Chiesa del Carmine si radunano i fedeli con grosse torce accese in mano in attesa che venga fuori il simulacro dell’Immacolata, la lunga processione si avvia verso Termini alta.

Risale via Vittorio Emanuele, imbocca la monumentale scala di via Errante dove a rilento i portatori riescono a far salire il pesante fercolo e dopo la tradizionale corsa in via E. Setti Carraro e lo spettacolo pirotecnico al Belvedere, il simulacro viene richiuso all’interno della cappella al Duomo.

Durante i percorsi delle processioni sono eseguiti dei canti popolari tradizionali che tutti i fedeli intonano con profonda partecipazione ed intensa spiritualità, che si ripete per antica tradizione di generazione in generazione.

La devozione sincera e profonda per l’Immacolata si può riscontrare osservando l’enorme partecipazione di folla alle varie processioni e, soprattutto, quando il simulacro del Duomo viene estratto dalla cappella dove viene custodito tutto l’anno.

Il simulacro di Francesco Quattrocchi

La pregevole scultura dell’Immacolata Concezione di Termini Imerese, in legno di cipresso, venne realizzata nel 1799 dal palermitano Francesco Quattrocchi, su modello della statua argentea della Cattedrale di Palermo.

Nel 1888 il pittore termitano Giuseppe Culotta la ridipinse totalmente. Mentre nel 1995, a causa delle precarie condizioni in cui versava il simulacro e il fercolo, venne eseguito il restauro.

In passato, seguendo un rigoroso rituale di addobbo, si usava avvolgere l’intero manto della Madonna con pregevoli oggetti preziosi offerti dai fedeli.

Adesso questi doni, che nel corso degli anni hanno raggiunto un considerevole quantitativo ed un notevole valore economico e storico-artistico, sono custoditi nella Maggior Chiesa e sono esposti soltanto per particolari ricorrenze sotto attenta sorveglianza.

L’iconografia dell’Immacolata Concezione

L’iconografia dell’Immacolata Concezione di Maria è semplice: la Vergine si presenta con le mani al petto e con il capo circondato dalle dodici stelle.

È, pertanto, nel clima tridentino che sono stati individuati i simboli mariani, desunti dalle Litanie Lauretane, che hanno portato alla definizione dell’immagine dell’Immacolata.

Tali simboli, che furono destinati a perdurare lungo tutto il Seicento ed oltre, sono: il Sole, la Luna, la Stella Mattutina, il Giglio, la palma, la rosa, lo specchio integro, il pizzo d’acqua viva, l’albero di Jesse e il giardino recintato.

ElementoPresenza nella rappresentazione
Vergine MariaAl centro dell’immagine, con le mani giunte al petto
Dodici stelleCircondano il capo della Vergine
LunaSu cui spesso si presenta la figura di Maria
GiglioSimbolo della purezza
Specchio integroUno degli emblemi mariani ricorrenti
Sole, Stella Mattutina e giardino recintatoSimboli desunti dalle Litanie Lauretane

Vale la pena ricordare, in tale senso, la tavola collocata sull’altare maggiore della chiesa dell’Immacolata Concezione a Palermo ed eseguita dal famoso pittore Pietro Novelli, raffigurante per l’appunto l’Immacolato Concepimento di Maria Vergine, nella quale sono presenti tutti gli emblemi dedicati alla Vergine.

Iconografia dell’Immacolata Concezione

Pietro Novelli e l’Immacolata di Palermo

Il dipinto rispecchia un momento certamente maturo dell’artista in cui è chiaramente dominante il gusto vandyckiano con qualche reminiscenza riberesca.

In questa armoniosa composizione vediamo al centro, sul crescente lunare, la Vergine, la quale indossa una veste grigio perlaceo e un manto dal colore azzurro profondo, con le mani giunte al petto e il capo cinto dalle dodici stelle.

Sopra di Lei sovrasta la bianca colomba dello Spirito Santo. Tutt’intorno fanno da cornice gli angeli e i putti che, con le loro vesti e gli svolazzi dei drappi colorati, conferiscono maggiore vitalità al dipinto.

In questa rappresentazione è evidenziata la maggior parte dei simboli mariani sopracitati, quali il giglio della purezza e lo specchio, tenuti elegantemente in mano da due degli angeli qui presenti.

Tali simboli, ricorrenti all’interno delle analoghe rappresentazioni di pittori coevi, rafforzarono ancora di più il clima di fervore presente nella nuova spiritualità cattolica.

Detto il Monrealese, Pietro Novelli, Monreale 1603-Palermo 1647, è stato un notevole artista del Seicento in Sicilia. Nato dal pittore Pietro Antonio e da Angelina Balsamo, studiò in un primo momento con il padre e giovanissimo si stabilì a Palermo dove ebbe come maestro Vito Carrera.

Novelli, importantissimo pittore e architetto, ha lasciato un ingente patrimonio artistico. La sua Immacolata Concezione è una delle testimonianze più significative della diffusione del culto mariano nella cultura figurativa siciliana.

Il culto dell’Immacolata tra fede e folklore

La festa dell’Immacolata in Sicilia conserva un carattere insieme religioso, civico e comunitario. Le autorità partecipano alle solenni funzioni, le confraternite organizzano il trasporto dei simulacri e le famiglie preparano pietanze tradizionali che accompagnano la vigilia e il giorno della festa.

Le processioni, i canti popolari, le novene, i falò, le offerte floreali e gli addobbi delle chiese mostrano come la devozione all’Immacolata sia stata trasmessa di generazione in generazione.

Da Palermo a Termini Imerese, da Siracusa a Scordia, da Scicli a Calatafimi Segesta, la celebrazione assume forme diverse, ma mantiene lo stesso nucleo: la venerazione della Vergine Maria, la memoria storica delle comunità e la partecipazione collettiva.

(PALERMO) - PROCESSIONE DI MARIA SS. ADDOLORATA - PALLAVICINO (4K) 20/09/2026

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