Come innalzare una preghiera evangelica

Innalzare una preghiera evangelica significa rivolgersi a Dio con semplicità, fede e sincerità, portando davanti a Lui tutto ciò che siamo: il corpo, il cuore, lo spirito, la mente, le speranze, le difficoltà e i desideri. La preghiera non è un monologo né una recita meccanica, ma un incontro e un dialogo con il Padre, nel nome di Gesù Cristo.

Pregare è più semplice di quanto tu possa immaginare. Dio ti è accanto, ascolterà ed esaudirà le tue preghiere. Le tue parole non devono essere articolate o ripetute a memoria. È più importante aprire il tuo cuore e lasciarti andare. Credi che Egli è lì che ti ascolta, perché è così. Credi che ti aiuterà, perché lo farà.

Che cosa significa pregare secondo il Vangelo

La preghiera non è un monologo ma un dialogo, un confronto. Attraverso essa si parla a Dio ma ciò non costituisce una sorta di soliloquio terapeutico perché - che cosa splendida! - Egli, oltre che ascoltare, risponde, rivela alle nostre orecchio la Sua volontà. E ancora: agisce, opera, risolve, consola.

In generale pregare è una cosa semplice, che non richiede grandi ragionamenti o strategie. Il ladrone appeso alla croce accanto a Gesù aveva poco tempo prima di morire ma Gli chiese semplicemente di essere salvato e ottenne risposta favorevole. (cfr. Luca 23:42-53). La preghiera è un po’ come il cibo spirituale di un cristiano, la linfa per la sua anima.

Non pregare corrisponde a un progressivo inaridirsi, e poi morire. Di una morte non fisica ma spirituale, lenta e logorante, che spegne lo zelo, la fede e anche l’amore per gli altri e per Dio stesso. Un credente sa invece benissimo che presentarsi a Dio non è un gesto che mortifica ma è l’onore più grande di cui un uomo possa fregiarsi.

La preghiera deve essere semplicemente un incontro con il Padre; una conversazione con Dio. Osservate Gesù mentre prega. Non c'è nulla di liturgico, di teatrale, di artificioso: Egli parla con semplicità rivolgendosi spontaneamente al Padre.

Il credente si deve esercitare ad usare il suo diritto di famiglia con il Padre; deve imparare a parlarGli con semplicità, con naturalezza e in piena confidenza. Se qualche volta non trova parole per una conversazione, deve desiderare ugualmente di trovarsi nella Sua dolce e gloriosa presenza.

Entrare nella preghiera con tutto se stessi

Mi piace sottolineare due aspetti che ci possono aiutare a lasciar andare le “pretese” che abbiamo sulla preghiera, di entrare più liberi e leggeri in questo spazio e in questo tempo che ci è regalato. Il primo è vivere la preghiera come spazio di gratuità, uno spazio di relazione: quando entro nella preghiera è necessario lasciar andare la pretesa di avere necessariamente un’intuizione, una consolazione, un frutto, poiché è uno spazio gratis in cui in cui godere di una Presenza, di una Compagnia.

Il secondo è la preghiera come spazio di passività: uno spazio in cui non devo fare nulla, non devo impegnarmi, sforzarmi, ma è più un espormi ad una Presenza per lasciarmi scaldare e far emergere la Parola che è già in me. Con questo sguardo, la preghiera è un lasciarsi fare da Dio, non è un pensare ma è sperimentare una Presenza, non è parlare a Dio ma è ascoltare Dio, non è stare con lui ma è un essere in Lui, non è complemento di compagnia ma di unione.

Entro nella preghiera con tutto di me, non lascio nulla indietro, nulla fuori, tutto porto alla Presenza di Dio e lo oriento a Lui. Porto tutto di me nella preghiera, tutto il mio corpo, tutto il mio cuore, tutto il mio spirito, tutta la mia mente.

Porto con me il mio corpo, le tensioni che sento, il battito del cuore, i nodi etc. Il mio corpo è strumento di preghiera, questa è una sfumatura tipicamente francescana, san Francesco amava vivere nel corpo la relazione con il suo Signore e pregava col corpo. Il mio corpo è il luogo dell’incontro con Dio.

Porto anche il cuore, gli affetti, i sentimenti, le emozioni, quanto si muove dentro di me; la gioia per una cosa bella vissuta durante la giornata, il risentimento per una relazione, la pace, etc. Porto lo spirito, gli aneliti più profondi, il desiderio di un di più che mi abita, il bisogno di amare e di essere amato/a, il sentire la presenza di Dio che cammina accanto a me.

Porto la mente, i pensieri che mi abitano e che possono riguardare il passato (la memoria), il presente (parole, immagini, idee…) e il futuro (i piani e i progetti). Scriveva infatti san Francesco ai suoi frati: Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l’intelligenza, con tutte le forze, con tutto lo slancio, tutto l’affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e la volontà il Signore Iddio, il quale a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l’anima e tutta la vita; che ci ha creati, redenti, e ci salverà per sua sola misericordia (Regola non bollata XXIII, FF 69).

Quattro passi per entrare nella preghiera

1. Scegliere uno spazio e una posizione

Scelgo uno spazio dove pregare e trovo una posizione comoda, che mi aiuti a rimanere fermo/a e concentrato/a. Prima di iniziare, trova un posto tranquillo in cui ti senti a tuo agio.

Nella tua giornata ci deve essere un periodo riservato soltanto a Dio; un periodo per incontrarti con Dio, per parlare con Dio. Forse il periodo migliore è all'inizio della giornata; prima che abbiano inizio i lavori, le occupazioni e le preoccupazioni.

La mente e più riposata, il cuore e più sereno e tutto facilita un incontro intimo con il Padre. Anche Dio gradisce che sia consacrato al Suo nome il primo periodo della giornata, perché questo dimostra che Egli viene posto avanti ad ogni cosa.

2. Ascoltare il respiro e rimanere nel presente

Ascolto il respiro che mi aiuta a stare nel qui e ora, nel presente, l’unico tempo in cui posso incontrare Dio e fare esperienza di Lui. Il respiro mi aiuta anche quando arrivano le distrazioni, non oppongo resistenza, non le combatto, ma le accolgo e le lascio andare.

Questi passi possono aiutarti ad entrare nella preghiera, ma se le prime volte arrivano distrazioni, non riesci, non preoccuparti, la vita spirituale, come quella fisica, ha bisogno di allenamento, di provarci e riprovarci ancora.

3. Esporsi alla presenza di Dio

Mi lascio guardare, mi espongo alla Sua presenza, dichiarare a Dio il mio desiderio di stare con Lui. Da quel momento lascio a Lui l’iniziativa.

Se può aiutarmi, trovo una Parola da ripetere, che mi aiuta a mettermi lì davanti a Gesù, con tutto quello che sono. Per esempio parafrasando il Salmo 46: “Fermati! Sappi che io sono Dio”.

Provo a seguire il ritmo di questi due movimenti racchiusi in un’unica frase: fermati, calma la corsa, prova a fermare il mio cuore, i pensieri, il tumulto della mente, dei sentimenti, delle preoccupazioni. Provo a fermarmi, a raccogliermi per sapere chi è Lui; sappi, riconosci che lui solo è Dio.

4. Lasciare a Dio l’iniziativa

La preghiera è un lasciarsi fare da Dio, non è un pensare ma è sperimentare una Presenza, non è parlare a Dio ma è ascoltare Dio. Se qualche volta non trova parole per una conversazione, deve desiderare ugualmente di trovarsi nella Sua dolce e gloriosa presenza.

AdoriamoLo, lodiamoLo, contempliamoLo, ascoltiamoLo e andiamo con semplicità a Colui che ci allarga le braccia, abbandoniamoci fiduciosi al Suo abbraccio. Egli non si aspetta la moltitudine delle parole e, non si aspetta neanche le frasi fiorite; si aspetta soltanto il nostro amore.

Come iniziare, sviluppare e terminare una preghiera

Iniziare la preghiera

Un buon modo per iniziare è rivolgersi a Dio chiamandoLo per nome. Puoi provare con “Caro Dio”, “Caro Padre Celeste”, “Padre nostro che sei nei cieli” o, semplicemente, “Dio”. Dio è il tuo amorevole Padre in cielo e vuole che parli con Lui.

Puoi rivolgerti a Lui in preghiera. Poiché sei Suo figlio, puoi rivolgerti al tuo Padre Celeste per chiederGli aiuto e guida nella tua vita. Puoi pregare ad alta voce o nella mente. Puoi parlare con Dio come faresti con una qualsiasi persona.

Parlare con il cuore

Parla con il cuore e condividi le tue speranze e i tuoi desideri insieme alle preoccupazioni e ai problemi. Puoi chiderGli aiuto, direzione, perdono o guarigione.

Quale che sia la cosa a cui stai pensando, diglieLa, prendendo atto che la Sua saggezza e i Suoi tempi sono più grandi dei tuoi. Puoi chiederGli che cosa desidera per te.

Esprimi a Dio i sentimenti che provi per gli altri. Puoi pregare per i loro bisogni o chiederGli suggerimenti su come amarli e aiutarli. Esprimi apprezzamento a Dio per tutte le benedizioni che hai nella vita.

Persino le difficoltà possono essere una benedizione. Questo ci aiuta e sentirci umili, il che mantiene il nostro cuore e la nostra mente più aperte alle risposte di Dio.

Pregare nel nome di Gesù

E poi, e questo è un po’ il cuore del cristianesimo, bisogna pregare nel nome di Gesù. La morte di Gesù apriva le porte alla possibilità di presentarsi, a nome Suo, al Padre, in maniera diretta, con una sorta di “raccomandazione”, e non più per mezzo di sacrifici e intercessori “…e quello che chiederete nel mio nome, lo farò “(Giovanni 14:13).

Una volta detto tutto quello che volevi dire, puoi terminare la tua preghiera dicendo: “Nel nome di Gesù Cristo. Amen”. Lo facciamo perché Gesù ci ha comandato di pregare nel Suo nome e tutto quello che facciamo deve essere fatto nel Suo nome.

Agire dopo aver pregato

Agisci in base ai tuoi desideri retti. C’è saggezza nel detto: “Prega come se tutto dipendesse dal Signore e lavora come se tutto dipendesse da te”. È nel fare che spesso riceviamo guida e aiuto da Dio.

La preghiera non consiste in una passiva contemplazione, è piuttosto un’azione dinamica. Pregare è più che pronunciare parole, più che chiudere gli occhi, più che restare in silenzio, più che alzare le braccia.

Pregare è soprattutto “muoversi”, muoversi nello spirito. La preghiera deve essere dinamica! Dobbiamo passare da una preghiera passiva ad una preghiera attiva, che agisce.

La semplicità e la sincerità delle parole

La Bibbia consiglia di farlo in maniera semplice, spontanea, e senza tanti fronzoli (Matteo 6:7). Le frasi artificiose, le parole ben composte o meccaniche non aiutano il credente ad incontrare il Signore, anzi lo allontanano da Lui, creano un'atmosfera falsa, una cortina di formalità religiosa.

Alcune persone ritengono che più la preghiera è eloquente, più è efficace. Troppo spesso queste preghiere non sono tanto dirette alle orecchie dell’Onnipotente quanto a quelle dei presenti. Desideriamo comunicare con l’Infinito? Accostiamoci allora a Lui con riverenza e umiltà.

Non preoccupatevi che le vostre parole siano eleganti o meno, pensate, piuttosto, a parlare con il cuore. Egli non si aspetta la moltitudine delle parole e, non si aspetta neanche le frasi fiorite; si aspetta soltanto il nostro amore.

È logico che ripetendo frasi dopo frasi venga la stanchezza e la noia; quando si fa della preghiera un'azione meccanica e stereotipata, l'anima s'inaridisce, ma quando la preghiera è un soave ed intimo colloquio con Dio, l'anima si vivifica nella gioia e nella benedizione.

Come evitare una preghiera meccanica

A volte diventano di routine: esse divengono vuote quando continuiamo a ripetere le stesse parole in modi diversi, tanto spesso che si trasformano in una recita più che in una comunicazione. Questo è quanto il Salvatore descrisse come «soverchie dicerie» (Matteo 6:7). Egli disse che tali preghiere non saranno ascoltate.

Quando vi ritrovate a dire preghiere in maniera ripetitiva, fermatevi e pensate. Ponderate per un momento le cose per le quali siete veramente grati. Cercatele.

Non devono per forza essere grandiose o gloriose. Talvolta dovremmo esprimere gratitudine per le cose piccole e semplici, come l’odore della pioggia, il gusto del cibo che ci piace o il suono della voce di una persona cara.

Il pensare alle cose per le quali siamo grati costituisce un balsamo curativo, ci aiuta a dimenticarci di noi stessi, sposta la nostra attenzione dai dolori e dalle prove sull’abbondanza di questo mondo bellissimo in cui viviamo.

Pensate a quelle cose di cui avete davvero bisogno. Portate le vostre mete, speranze e sogni al Signore e stabiliteli davanti a Lui.

Le distrazioni durante la preghiera

Le distrazioni durante la preghiera sono la vita dell’inconscio che riaffiora. Ma sapete che anche quelle possono essere occasioni di preghiera?

Quando vengono a perturbare il vostro spirito, offritele a Dio e trasformatele in supplica, intercessione, azione di grazia oppure offerta di perdono.

  • Signore, Ti benedico per questi bambini che mi dànno pensiero…
  • Ti chiedo perdono per questo desiderio di vendetta che sento ardermi in petto quando penso al mio vicino di casa…
  • Dammi coraggio nel mio lavoro…
  • Aiutami a superare questo problema finanziario che attraverso…

Il respiro mi aiuta anche quando arrivano le distrazioni, non oppongo resistenza, non le combatto, ma le accolgo e le lascio andare. Se le prime volte arrivano distrazioni, non riesci, non preoccuparti, la vita spirituale, come quella fisica, ha bisogno di allenamento, di provarci e riprovarci ancora.

La preghiera come ascolto

Pregare non significa soltanto parlare. La preghiera è uno spazio in cui posso ascoltare Dio. La preghiera non è un pensare ma è sperimentare una Presenza, non è parlare a Dio ma è ascoltare Dio.

Quando ci sembra di non saper pregare, lo Spirito Santo intercede per noi (cfr. Romani 8:26), fa come da filtro, aggiusta, spiega, sistema le nostre malconce parole, i nostri tentativi, portando al trono di Dio una preghiera perfetta.

Dio comunica con noi attraverso lo Spirito Santo, sotto forma di pensieri positivi e buone idee oppure di sentimenti di pace e conforto. Quando sentiamo queste cose, significa che Dio ci sta incoraggiando, ci sta mostrando la verità e ci sta guidando.

Ognuno di noi sentirà lo Spirito Santo in un modo personale. Nella Bibbia, viene spesso descritto come “un suono dolce e sommesso” (vedi 1 Re 19:11-12) che sembra quasi sussurrare alla tua mente.

Pregare con fede

Un’altra ragione per cui molte preghiere hanno poco potere è che mancano di fede. Ci accostiamo al nostro Padre celeste come un bambino che chiede qualcosa ai genitori sapendo che rifiuteranno. Senza fede, le nostre preghiere non sono che parole.

Mediante la fede esse si connettono ai poteri del cielo e possono portarci maggiore comprensione, speranza e potere. Se è vero che i mondi sono stati creati tramite la fede, è altresì vero che con essa possiamo formulare e veder soddisfatte le richieste giuste del nostro cuore.

Che cos’è la fede? Essa è la fiducia totale in ciò che è assolutamente conforme alla volontà del cielo. Quando combiniamo tale fiducia con un’azione completa da parte nostra, allora abbiamo fede.

La fede senza le opere è morta. A volte ci aspettiamo che il Padre celeste risponda alle nostre preghiere quando tutto ciò che abbiamo fatto non è stato che pronunciare delle parole.

I poteri della fede sono attivati dall’azione: dobbiamo fare la nostra parte; dobbiamo prepararci; dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere, allora i nostri sforzi saranno premiati.

Affidare a Dio la propria volontà

Possiamo pregare per tutto e Dio ci esaudirà. Tranne le cose che vanno contro le Sue leggi, è abbastanza ovvio. E se quello che chiediamo è nella Sua volontà.

Gesù stesso, nel Getsemani, pregò: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta “(Luca 22.42).

Qualche volta, invece, possiamo avere la sensazione di “lottare con Dio”. Quando ci sembra che Egli non risponda oppure quando la Sua risposta è chiara ma non riusciamo ad accettarla.

In quei frangenti impariamo a esercitare la pazienza, a insistere, a fidarci sempre più di Lui, cresciamo nella fede. Dio è fedele: possiamo stare certi che anche quando i Suoi propositi non sono chiari il tempo sbroglierà la matassa e non resteremo delusi.

La preghiera nei momenti difficili

La preghiera non è sempre solo un'esperienza di pace. Può essere anche una lotta dolorosa per accettare la volontà di Dio, il quale però manda a chi prega il suo angelo per dargli nuova forza.

L'angelo non risparmia la paura di morire a Gesù, che anzi suda per il terrore. Ma proprio per questo prega ancora più intensamente (cfr. Lc 22,44).

Pregando, spesso avvertiamo il buio. Abbiamo l'impressione che le nostre suppliche cadano nel vuoto. Ci appaiono vane. Dio sembra nascondersi, in silenzio, dietro uno spesso muro.

La preghiera è per noi un modo di resistere, come Gesù, alla tentazione e di aggrapparci a Dio anche nei momenti più difficili. A quanto pare, la preghiera sul Monte degli ulivi dà a Gesù la forza di intraprendere la via della passione.

Gli dona la fiducia di non cadere dalle mani buone di Dio neppure nella morte. La preghiera è l'esercizio a rifugiarsi continuamente nelle mani di Dio, anche nella solitudine, nelle difficoltà e nella morte.

La preghiera come fiducia in Dio Padre

Subito dopo aver soddisfatto con il Padre nostro la richiesta dei discepoli («Signore, insegnaci a pregare»), Gesù racconta loro due parabole, che trattano entrambe della fiducia con la quale i discepoli devono pronunciare le parole della preghiera del Signore.

Con questa parabola Gesù vuole dirci che Dio è nostro amico. Pregare significa rivolgersi a Dio come a un amico. Possiamo supplicarlo spudoratamente come faremmo con un amico.

Nel Vangelo secondo Luca Gesù spiega la fiducia incondizionata che possiamo nutrire nei confronti di Dio con le parole: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto» (Lc 11,9-10).

Talvolta il dono di Dio sarà diverso da come ce l'eravamo immaginato, ma nessuna preghiera è vana perché rafforza il rapporto con Dio come nostro amico. E Dio, alla fine, ci darà sempre ciò che nel profondo del nostro cuore ci serve per vivere.

Dio è il nostro buon Padre. Sa che cosa ci fa bene. Non ci deluderà né ci darà niente che possa nuocerci. Ci dona ciò che ci nutre.

Imparare da Gesù a pregare

Più di ogni altro evangelista, Luca ha posto la preghiera al centro del suo Vangelo, da una parte descrivendo Gesù che prega e dall'altra offrendo in due capitoli una sua personale guida alla preghiera, in cui si sofferma in particolare sull'atteggiamento che il cristiano deve assumere pregando.

Per Luca la preghiera è il luogo in cui possiamo incontrare e comprendere Gesù Cristo. La natura di Gesù e il suo atteggiamento verso il Padre, infatti, si evidenziano soprattutto nel suo modo di pregare.

Imparando da lui a pregare, riconosciamo chi è per noi Gesù Cristo. E al tempo stesso la preghiera è il modo per diventare sempre più simili a lui, instaurando così un rapporto con Dio.

La preghiera è il luogo in cui lo spirito di Gesù ci tocca e sana le nostre ferite. Nessun evangelista [come Luca, ndr] descrive così tante scene nelle quali incontriamo Gesù che prega.

Per Luca Gesù è il grande orante: affronta pregando gli eventi più importanti della sua vita. Prega prima delle decisioni e si ritira spesso in luoghi solitari per pregare il Padre.

La preghiera è soprattutto un modo per superare le difficoltà della vita. Come Gesù affronta pregando la sua passione, così il cristiano nella preghiera deve aggrapparsi a Dio, in modo da arrivare alla gloria attraverso tutte le difficoltà.

Quando pregare

Non esiste qualcosa come il pregare troppo. Dio vuole che ti rivolgi a Lui quando sei felice o triste o se hai semplicemente bisogno di qualcuno con cui parlare.

Puoi pregare ogni volta che ne hai voglia o che ne senti il bisogno. Infatti, se non hai voglia di pregare o hai la sensazione che Dio non voglia ascoltarti, quella potrebbe essere una delle occasioni migliori per farlo.

I momenti tipici per la preghiera personale sono all’inizio della tua giornata, prima di ogni pasto e prima di andare a letto la sera. Ma non esiste un momento sbagliato per pregare.

Dio è sempre in ascolto, quindi possiamo “non [cessare] mai di pregare” (1 Tessalonicesi 5:17). Ogni giorno si riunivano nel Tempio per pregare e per celebrare la cena nella loro casa (At 2,42-46).

Pregare da soli e con gli altri

Dovresti parlare con Dio individualmente e regolarmente. Ma prega anche con gli altri - durante le funzioni religiose, prima di un pasto e durante la preghiera familiare.

Di solito una persona offre la preghiera per conto del gruppo mentre gli altri ascoltano con rispetto, pensando alle parole che vengono dette e mostrando il proprio consenso dicendo “Amen” alla fine della preghiera.

Cerca di trovare altri cristiani desiderosi di curare le relazioni con Dio ed unisciti a loro per iunioni di preghiera in comune. L'unione aumenta la potenza della preghiera.

Che si debba pregare non è sempre, nella vita quotidiana, autoevidente. Perché non farvi sostenere da un parente o da un amico? In coppia, tra amici, in famiglia… Trovate una persona attorno a voi e proponetele di pregare insieme.

Così vi sosterrete a vicenda e persevererete entrambi nella preghiera. Nel pari consentimento di due o tre credenti tutte le potenze vengono scrollate.

Perseverare nella preghiera

Fatica, mancanza di tempo, distrazione, indolenza… Talvolta è difficile trovare il tempo di pregare, nella giornata. Eppure, utilizzando qualche accorgimento di facile attuazione, è possibile perseverare nella preghiera senza sforzarsi (troppo).

«Non raffreddate il vostro slancio, restate nel fervore dello Spirito, servite il Signore, abbiate la gioia della speranza, tenete duro nella prova, siate assidui nella preghiera», raccomanda anche san Paolo (Rom 12,11-12).

Pregare con qualcuno

In coppia, tra amici, in famiglia… Trovate una persona attorno a voi e proponetele di pregare insieme. Così vi sosterrete a vicenda e persevererete entrambi nella preghiera.

Imporre progressivamente una disciplina

Fissare un orario di preghiera (la mattina al risveglio o la sera prima di dormire) e mettetevi sullo smartphone una sveglia che segni l’inizio e la fine di quell’orario: vi aiuterà poco a poco ad aumentare il tempo di raccoglimento.

Cercate di attenervi a quel che voi stessi avrete deciso. Questo vi aiuterà a restare disciplinati e a non cadere nel laccio della pigrizia.

Impregnarsi della Parola di Dio

Se pregare tutti i giorni è un esercizio difficile, per voi, rileggere la Bibbia può dare slancio di coraggio per perseverare in questo rituale tanto difficile.

Potete leggere, ad esempio, il Vangelo del giorno, seguire la Liturgia delle Ore oppure scegliere un salmo al giorno da recitare.

Ricorrere alle giaculatorie

Tutto può essere occasione di elevare il cuore verso Dio, che conosce le debolezze della nostra natura. Ripetute di tempo in tempo nella giornata, oppure in previsione di una decisione da prendere, le preghiere giaculatorie invitano a gustare la grazia dell’abbandono.

Piccole grida del cuore che si alzano verso il Cielo e che vi aiuteranno a perseverare nella preghiera quotidiana - soprattutto se non riuscite a pregare.

Recitare attentamente una preghiera semplice

Può essere un Padre Nostro, un’Ave Maria, la preghiera del cuore o un’altra preghiera che avete l’abitudine di recitare spesso.

Attenzione, però, a recitarla lentamente, per fissare l’attenzione sulle singole parole - Dio non è interessato al vuoto suono della voce.

Trasformare le difficoltà in preghiera

La preghiera può concentrarsi sulle difficoltà pratiche della vita quotidiana. Non esistono problemi che siano troppo grandi per Lui oppure troppo banali per essergli presentati.

Preghiera di guarigione, preghiera per ottenere una grazia, preghiera per il lavoro, preghiera per i figli: non esistono limiti alle richieste che possiamo fare a Dio.

“… gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi “(prima epistola di Pietro 5:7).

Abituati anche a presentare in preghiera tutte le tue necessità; rimarrai sorpreso della Sua grandezza e della Sua prontezza. Anche nel far questo però usa semplicità e naturalezza.

Hai una necessita? Uniscila ad una promessa della Bibbia e poi presentala con naturalezza a Dio in preghiera e persevera fino all'esaudimento.

Per esempio: sei afflitto? Presentati a Dio e diGli come figliuolo: Padre, la Tua Parola mi dice: È alcun di voi afflitto? Preghi! Io vengo a presentarTi la mia afflizione; ti prego, consolami! Iddio ti consolerà perché è fedele.

La gratitudine, la lode e l’adorazione

La preghiera deve divenire fonte di gioia e di consolazione indipendentemente dalle cose che si possono ottenere per essa. Un cristiano deve desiderare la preghiera, deve anzi sentire la necessità della preghiera in ogni momento, anche quando gli sembra di non aver nulla da chiedere a Dio.

Iddio gradisce le manifestazioni di lode, d'adorazione e di affetto che i Suoi figliuoli Gli tributano dimorando fra le Sue braccia a mezzo della preghiera.

È facile lodare Dio per la gioia, per la salvezza, per una guarigione, ma la vera lode, quella che scuote i luoghi celesti, è quella che facciamo salire verso il trono in mezzo alle difficoltà, quando ci ritroviamo soli con i nostri problemi, quando Dio stesso sembra venir meno alla Sua parola e la gioia scompare dal nostro cuore.

La lode è inscindibile dalla fede. Lodare significa innalzare Dio come il fedele e il verace, contro ogni dubbio, perplessità o timore. Un cuore che loda è un cuore che crede.

Quando comunichiamo con il nostro Padre in umile preghiera, il nostro cuore riceve il Santo Spirito che si riversa con gentilezza in esso. Il Signore ci dice: «Ciò che è da Dio è luce; e colui che riceve la luce e continua in Dio riceve più luce; e quella luce diventa sempre più brillante fino al giorno perfetto» (DeA 50:24).

La preghiera e la carità

Un altro motivo per cui le nostre preghiere hanno poco potere è che manchiamo di soccorrere i bisognosi attorno a noi. Il Libro di Mormon insegna: «Se respingete i bisognosi e gli ignudi e non visitate i malati e gli afflitti, e non impartite delle vostre sostanze, se ne avete, a coloro che si trovano nel bisogno, vi dico, se non fate nessuna di queste cose, ecco, la vostra preghiera è vana e a nulla vi giova» (Alma 34:28).

La disponibilità ad aiutare coloro che sono in difficoltà attorno a noi ha da sempre costituito il banco di prova dei discepoli di Cristo. Di fatto, il Salvatore ha insegnato che la nostra stessa salvezza dipende dal livello di compassione che proviamo per le altre persone (vedere Matteo 25:31-46).

Se noi voltiamo le spalle ai poveri e agli afflitti, possiamo, dal canto nostro, aspettarci che il nostro Padre celeste abbia misericordia di noi? Nello stesso modo in cui ci dimostriamo verso i bisognosi, così, nei momenti di necessità, Dio si dimostrerà verso di noi.

Uno schema evangelico per una preghiera attiva

Nel salmo 37, Davide rivelò un processo ispirato per una preghiera e una fede attive. Si tratta di un processo sequenziale che può servirci da modello quando cerchiamo di accrescere la fede e migliorare l’efficacia delle nostre preghiere.

  1. Non ti crucciare. Per prima cosa dobbiamo smettere di preoccuparci. Invece di angosciarvi, concentratevi sul fare tutto ciò che potete, poi lasciate le preoccupazioni al vostro Padre celeste.
  2. Confidati nell’Eterno. Confidati nell’Eterno con tutto il cuore, e non t’appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie, ed Egli appianerà i tuoi sentieri.
  3. Fa’ il bene. Il Padre celeste si aspetta che le nostre azioni siano una testimonianza vivente delle nostre parole.
  4. Prendi il tuo diletto nell’Eterno. Siate grati. Siate felici. Sappiate che il Signore, a Suo tempo, farà avverare tutti i desideri retti.
  5. Rimetti la tua sorte nell’Eterno. A prescindere da quali che siano le preoccupazioni, decidetevi a osservare i Suoi comandamenti.
  6. Sta’ in silenzio dinanzi all’Eterno. Quando attendiamo il Signore, Gli consentiamo di fare avverare la Sua volontà nei nostri confronti, secondo i Suoi tempi e modi.

Le risposte alla preghiera

Dio ha promesso che quando ci rivolgiamo a Lui in preghiera, ci darà risposte e guifa. Dio comunica con noi attraverso lo Spirito Santo, sotto forma di pensieri positivi e buone idee oppure di sentimenti di pace e conforto.

Dio risponde spesso alle nostre preghiere attraverso gli altri. Al momento giusto, Dio può portare nella nostra vita persone che possono darci o essere la risposta che stiamo cercando.

Possiamo anche ricevere risposte alle preghiere leggendo ciò che i Suoi profeti hanno insegnato nella Bibbia e nel Libro di Mormon. Quando preghiamo e leggiamo questi libri, lo Spirito Santo può darci idee e istruzioni personalizzate.

Anche il dedicare tempo allo studio della Sua parola è un modo in cui possiamo dimostrare a Dio che desideriamo davvero una Sua risposta.

La preghiera di Gesù nel Vangelo secondo Luca

L'evangelista Luca è il solo a raccontarci che Gesù ha pregato in occasione del suo battesimo: «Mentre (. ) Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento"» (Lc 3,2122).

E una bella immagine per descrivere l'effetto della preghiera. Quando preghiamo, il cielo si apre sopra di noi. Nella preghiera lo Spirito Santo discende su di noi e ci dà forza per ciò che ci aspetta.

E nella preghiera sentiamo che Dio ci ama incondizionatamente. Nella preghiera riconosciamo chi siamo davvero. Nella preghiera ci sperimentiamo come figli amati da Dio e abbiamo la conferma del suo amore incondizionato.

Quando ebbe guarito i lebbrosi e la gente accorreva a lui da ogni parte, Gesù «si ritirava in luoghi deserti a pregare» (Lc 5,16). La preghiera è anche uno spazio protetto e appartato nel quale possiamo trovare riparo dal frastuono del mondo e dalle aspettative degli uomini.

Prima di scegliere i dodici apostoli tra i suoi discepoli, Gesù «se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio» (Lc 6,12). La preghiera ci mette in grado di prendere le decisioni giuste.

Nella preghiera vediamo le decisioni in un contesto più ampio. Le presentiamo a Dio e ci fidiamo della sensazione che affiora in noi nella preghiera: una sensazione di tranquillità e concordia.

Nella preghiera entriamo in contatto con il nostro vero essere e tutto ciò che è superficiale scompare. Cadono le maschere dietro le quali ci nascondiamo.

La preghiera non è sempre solo un'esperienza di pace. Può essere anche una lotta dolorosa per accettare la volontà di Dio. Soffriamo delle stesse pene di Gesù: solitudine, paura, abbandono, disperazione e sofferenza.

La preghiera di Gesù culmina con l'invocazione sulla croce. Là Gesù non prega solo per sé ma anche per i suoi assassini: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

Se preghiamo per le persone che ci hanno ferito, non dobbiamo costringerci a perdonarle. Tuttavia, pregando per loro, l'atteggiamento del perdono nasce spontaneo in noi.

Gesù muore con una preghiera sulle labbra. È un versetto del Salmo 31, la preghiera serale ebraica. Nello stesso momento in cui gli ebrei osservanti pronunciano il Salmo 31: «Alle tue mani affido il mio spirito», Gesù sulla croce pronuncia le stesse parole, aggiungendovi però la parola «Padre» (cfr. Lc 23,46).

Anche la nostra preghiera culmina alla fine con l’abbandono nelle mani amorevoli di Dio. Ogni sera ci lasciamo cadere nelle sue mani buone, esercitandoci a morire.

Con il versetto «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» Luca descrive che cosa significhi da ultimo l’invocazione del Padre nostro «Sia fatta la tua volontà» che compare in Matteo.

Un esempio di preghiera evangelica

Padre nostro che sei nei cieli, mi presento davanti a Te con tutto ciò che sono. Ti consegno il mio corpo, il mio cuore, il mio spirito e la mia mente.

Ti affido le mie gioie, le mie preoccupazioni, i miei ricordi, i miei progetti e tutto ciò che oggi porto nel cuore. Aiutami a fermarmi, a riconoscere che Tu sei Dio e a rimanere alla Tua presenza.

Ti ringrazio per i doni ricevuti, per le persone che mi sono accanto e anche per le difficoltà attraverso le quali mi insegni a fidarmi di Te. Perdona i miei peccati e liberami dal risentimento, dalla paura e dall’orgoglio.

Ti chiedo guida, sapienza, guarigione e forza. Ti presento i bisogni della mia famiglia, degli amici, dei malati, degli afflitti e di tutti coloro che hanno bisogno di aiuto.

Insegnami ad agire secondo la Tua volontà e a fare il bene. Donami la grazia di ascoltare la Tua voce, di accogliere le Tue risposte e di perseverare nella preghiera.

Non la mia volontà, ma la Tua sia fatta. Padre, nelle Tue mani consegno il mio spirito. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

La preghiera di un credente, è ovvio, parte dal presupposto che Dio esista. Ma la preghiera può anche far scoprire a un uomo che Dio esiste. Rivolgiti a Lui. Dio ascolta la tua preghiera. “Non cessate mai di pregare” (prima epistola di Paolo ai Tessalonicesi 5:17).

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