Il vero messaggio di Gesù è l’annuncio della buona notizia: Dio ama l’uomo, offre il perdono dei peccati e dona la salvezza attraverso Gesù Cristo, morto e risorto. Questo messaggio comprende la conversione, la fede, la venuta del Regno di Dio, il dono dello Spirito Santo e una vita trasformata dall’amore verso Dio e verso il prossimo.
Gesù rivela Dio come Padre e mostra che la gloria di Dio si manifesta nella vita, nella libertà, nella guarigione e nella felicità dell’uomo. Il suo messaggio è gratuito e universale, ma può anche suscitare opposizione, sofferenza e persecuzione; per questo Dio sostiene i suoi testimoni con la forza dello Spirito Santo.
La buona notizia della salvezza
Il messaggio di Gesù è il più potente messaggio del mondo. È una buona notizia che cambia le vite, le città e la cultura di una nazione. Ma è anche un messaggio che crea difficoltà ed opposizione. In tutto questo, Dio ci prepara e ci sostiene a portare questo messaggio, e lo fa donandoci lo Spirito Santo.
Consiste nell’annuncio di Gesù Cristo. Egli è la buona notizia (vangelo) che proclamavano dall’inizio gli apostoli, come scrive San Paolo: “Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi predicai, che riceveste, nel quale vi mantenete fermi, e per il quale siete salvati . Perché vi trasmisi in primo luogo lo stesso che io ricevetti: che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu sepolto e che resuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; e che apparve a Cefa, e poi ai dodici” (1 Cor 15, 1-5).
Questo messaggio si riferisce direttamente alla morte e resurrezione di Gesù per la nostra salvezza e include che Gesù è il Messia (Cristo) inviato da Dio, così come era stato promesso a Israele. L’annuncio di Gesù Cristo comprende pertanto la fede in un Dio unico, creatore del mondo e dell’uomo, e protagonista principale della storia della salvezza.
Da che cosa salva Gesù
Non potremo mai comprendere appieno la buona notizia del Vangelo se prima non comprenderemo da cosa siamo stati salvati. Attraverso la sua vita, morte e risurrezione e il dono dello Spirito Santo, Gesù ci ha salvati dal peccato.
Il peccato è ribellione a Dio: “Si ribellarono a lui” (v.40). Non si tratta di un singolo atto. Il salmista scrive: “Quante volte. ritornarono” (vv.40-41).
Il peccato deriva dalla mancata fiducia nella natura di Dio, nella sua parola e nelle sue azioni (vv.41-43). Il peccato addolora Dio (v.40). Porta all'ira, alla collera, all'indignazione e all'ostilità (v.49). Infine, porta alla morte (v.50).
Non furono solo gli Egiziani a peccare (vv.43-51), ma anche il popolo di Dio (vv.40-42). Tuttavia, Dio li ha salvati. Li ha redenti (v.42): “Fece partire come pecore il suo popolo e li condusse come greggi nel deserto” (v.52).
Li guidò con sicurezza e non ebbero paura (v.53). Tutto questo era in preparazione del grande piano di salvezza di Dio realizzato in Gesù.
La conversione e la fede
La grazia è amore immeritato, resa possibile da Gesù e dal suo “sangue” (v.28). Non può essere guadagnata. È un dono gratuito.
Ma in che modo possiamo ricevere questo dono? Primo, rivolgendoci a Dio con pentimento (v.21). Pentimento è una parola così positiva. Significa allontanarsi dal peccato e rivolgersi a Dio.
Secondo, avere fede nel Signore Gesù (v.21). Riceviamo il dono per fede in Gesù Cristo.
Gesù rivela Dio come Padre
Il messaggio cristiano annuncia che con Gesù Cristo si è realizzata in pienezza la rivelazione di Dio all’uomo: “all’arrivare la pienezza dei tempi, inviò Dio suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per redimere quelli che stavano sotto la legge, affinché ristabilissimo la adozione di figli” (Gal 4, 4-5).
Gesù rivela chi è Dio in una maniera nuova e più profonda di quella che aveva il popolo di Israele; rivela Dio come suo Padre in forma unica fino ad arrivare a dire: “Il Padre ed io siamo una cosa sola” (Gv 10,30).
La relazione che plasma la vita di Gesù è il suo rapporto con il Padre. Essa lo guiderà per la vita intera e Luca ce la rivela all'inizio del suo vangelo per farci entrare in questo rapporto privilegiato: «Non sapevate che è necessario che io sia/dimori nelle cose di mio Padre?».
Gli uomini cercano Gesù , mentre Gesù cerca il Padre per dimorare con Lui. Questa è una relazione misteriosa - come tutte le relazioni personali - che segna profondamente la personalità dell'uomo Gesù.
La coscienza dell'uomo si forma e cresce in pienezza grazie alle decisioni che prende a seguito delle relazioni che vive . Gesù è in relazione con il Padre attraverso l'ascolto delle Scritture dove si rivela l'agire di Dio nella storia a favore degli uomini e di Israele quale suo testimone privilegiato.
La rivelazione di essere Figlio
La parola di rivelazione che i sinottici testimoniano al momento del suo battesimo riguarda Gesù e la sua relazione con Dio. Qui egli è confermato nella sua intuizione di ragazzo: Dio per lui è Padre e quindi lui è figlio.
Gesù ne ha la conferma solenne al battesimo: «Tu sei mio Figlio, l'amato, in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,11).
Gesù ha saputo accogliere il dono della propria vita personale da parte di Dio, riconoscendosi come generato dal Signore che considera come suo Padre, proprio perché lo ha generato.
Di fronte a questa rivelazione Gesù ha bisogno di un tempo per riflettere sul suo significato e si ritira nel deserto per stare alla presenza del Padre che lo ha riconosciuto come Figlio.
L’incarnazione: Dio vicino all’uomo
L'Incarnazione è l'esperienza centrale e fontale della vita di Gesù e della fede che ha suscitato. Quando i credenti parlano dell'Incarnazione indicano prima di tutto un fatto preciso della vita di Gesù di Nazareth: Dio per salvare l'uomo ha deciso di farsi uno di noi ed è diventato uomo, con la collaborazione materna di Maria, in un segmento concreto di tempo e di spazio.
L'Incarnazione rappresenta soprattutto l'evento, unico e irrepetibile, che ci spalanca le porte verso il mistero di Dio. In Gesù di Nazareth, infatti, il Dio inaccessibile e misterioso, il Dio ineffabile e radicalmente trascendente, si è fatto "volto", è diventato "parola".
Nel volto e nella parola di Gesù di Nazareth, si è fatto vicino, comprensibile. Possiamo parlare di Dio e possiamo parlare a Dio. Possiamo cogliere chi è per noi e cosa chiede a noi.
In Gesù Dio ha assunto un volto umano e si è fatto parola non come ci si serve di uno strumento esterno (che in nulla modifica quanto uno è), per comunicare qualcosa di sé, visto che non si può farlo direttamente e immediatamente.
L'umanità di Gesù è invece Dio-con-noi: l'evento nuovo e insperabile in cui Dio stesso, rimanendo Dio, si è fatto vicino, volto e parola, per incontrare e salvare l'uomo.
La sorprendente novità, testimoniata da Fil. 2, 6-8, sta proprio in questo: Dio non ha abbandonato la "forma di Dio" per prendere quella di "servo", ma è diventato pienamente uomo, sussistendo totalmente come Dio.
Gesù è il Dio per l’uomo
Le pagine del Vangelo sono, in toni diversi, le battute di una grande, unica sinfonia: il Dio di Gesù è il Dio della vita e della felicità. È Dio-per-l'uomo, che fa della vita dell'uomo l'espressione più radicale della sua gloria.
Gesù propone una teologia molto diversa. La vita e la felicità dell'uomo è la grande confessione della gloria di Dio. Anche il sabato è in funzione della vita. Gesù non chiede di scegliere tra Dio e la felicità dell'uomo.
Afferma, senza mezzi termini, che la gloria di Dio sta nella felicità dell'uomo. Il sabato è per Dio quando è per la vita dell'uomo.
Gesù non gioca come un adolescente bizzoso con la legge. Non si diverte ad infrangerla, per il gusto anarchico di farne senza. Egli propone una interpretazione radicale della legge, per rivelare chi è Dio.
Il duplice comandamento dell’amore
La norma fondamentale dell'agire è determinata dalla sola esigenza concreta che può abbracciare senza limiti tutta la vita dell'uomo e applicarsi nello stesso tempo e in maniera esatta ad ogni caso particolare: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore. Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22, 37-40).
Dall'amore nasce la libertà, nello spirito delle beatitudini: essere liberi da ogni schiavitù verso il mondo e verso se stessi per essere pronti, in ogni momento, per Dio e per i fratelli, in un amore che si dona e sa rischiare fino alla morte.
Solo in questa prospettiva di libertà e di amore trova collocazione la legge, un fatto importante ma relativo. La prassi dell'amore non può essere fissata in leggi concrete.
La libertà per l'amore può esigere talvolta che si faccia molto di più di quanto è fissato autorevolmente, perché Dio viene glorificato dove l'uomo è reso libero.
Il vero messaggio vissuto da Gesù
Quando qualcuno parla, ci aspettiamo che dica la verità, così da poterci fidare della sua parola. Sappiamo che non sempre è così, ma che dovrebbe esserlo in linea di principio, come invita a fare Gesù: «la vostra parola sia sì, sì; no, no; infatti l'eccesso di queste viene dal male» (Mt 5,37).
Mi sono reso conto leggendo, meditando e studiando i vangeli, che ciò che Gesù dice a coloro che incontra lo ha sperimentato come verità di vita prima di tutto per se stesso.
Per questo egli dice una parola vera e degna di essere accolta, proprio perché l'ha sperimentata vera per sé. Ciò che dice Gesù lo ha vissuto innanzitutto vero per sé, poi in rapporto al Padre, nello Spirito, e infine verso gli uomini.
Gli avversari di Gesù gli riconoscono un parlare vero: «Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine e non guardi in faccia a nessuno, ma insegni secondo verità la via di Dio» (Lc 20,21).
Da dove nasce questa sua autorità nel prendere parola e nell'insegnamento? Essa nasce dal suo singolare rapporto con il Padre.
Gesù è in relazione unica con il Padre: egli conosce il Padre e il suo desiderio di vita per l'uomo, perché prima di tutto lo ha sperimentato vero per sé e su di sé.
Questa esperienza di passività e di ricezione è quella che ha formato Gesù alla vera vita, al discernimento di ciò che è buono e giusto, al potere di fare il bene e di dare la vita, come il Padre: «Il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa» (Gv 5,19).
Il Regno di Dio
Il messaggio cristiano annuncia, con le parole di Gesù Cristo, il Regno di Dio (Mc 1, 15). Gesù riempì di contenuto questa espressione simbolica indicando con essa la presenza di Dio nella storia umana e al termine della stessa, e l’unione di Dio con l’uomo.
Gesù annunciava che il Regno di Dio era già iniziato con la sua presenza fra gli uomini e con le sue azioni liberatrici dal potere del demonio e del male (Mt 12, 28).
Questa presenza e azione di Gesù Cristo continua nella Chiesa per la forza dello Spirito Santo. La Chiesa è nella storia umana come il germe e il seme di questo Regno, che culminerà gloriosamente con la seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi.
Frattanto in essa si afferma, mediante il Battesimo, una nuova relazione con Dio, quella di figlio di Dio unito a Gesù Cristo, che avrà il suo culmine dopo la morte, nella resurrezione finale.
Cristo continua a essere presente nella Chiesa nell'Eucarestia e anche negli altri Sacramenti, segni efficaci della grazia. Mediante l’azione dei cristiani, se vivono la carità, si va manifestando l’amore di Dio a tutti gli uomini.
Lo Spirito Santo sostiene il messaggio
Lo Spirito Santo vive in noi. Chiunque si pente dei propri peccati e ripone la propria fede in Gesù Cristo riceve lo Spirito Santo.
Paolo parla di come si senta "costretto dallo Spirito" (v.22). Lo Spirito Santo ci parla (v.23). È lo Spirito Santo che suscita e benedice i leader.
Appoggiandosi sull’insegnamento degli Apostoli, la Chiesa annuncia Gesù Cristo come Figlio di Dio e vero Dio, della stessa natura del Padre.
Gesù durante la sua vita sulla terra agì con il potere e lo Spirito di Dio che stava in Lui (Lc 4,18-21), e inoltre promise di inviare lo Spirito dopo la sua resurrezione e glorificazione unito al Padre (Gv 14, 16; et.).
Quando gli Apostoli ricevettero lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste compresero che Gesù aveva compiuto la sua promessa dal cielo, e sperimentarono la sua forza trasformatrice. Lo Spirito Santo continua a vivificare la Chiesa come la sua anima.
Annunciare il Vangelo con tutta la vita
Dio ci ha donato una vita preziosa della quale non dovremmo sprecare nemmeno un istante. Qualunque cosa Dio ci chiami a fare, per quanto difficili possano essere le circostanze, abbiamo sempre la possibilità di rispondere e di portare a termine il nostro compito con gioia.
Il messaggio del Vangelo è estremamente incoraggiante. Ovunque vada, Paolo incoraggia i discepoli (v.1, MSG). Li esorta "con molti discorsi" (v.2, MSG). Vive questo compito con grande passione.
È impossibile impedirgli di parlarne. A Troas prolunga il suo "discorso fino a mezzanotte" (v.7) e mentre sta parlando un ragazzo di nome Èutico si addormenta profondamente, cade dalla finestra e muore (v.9).
Paolo va da lui, lo risuscita e poi continua a parlare "ancora molto fino all'alba" (v.11, MSG). Fermare un predicatore come Paolo è un'impresa impossibile: nemmeno un membro della congregazione che cade, muore e risorge può farlo!
Con il suo esempio, Paolo ci esorta a cogliere ogni occasione per diffondere il messaggio di Gesù. Dice: "Non mi sono mai tirato indietro" dal "dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio" (vv.20.27), "in pubblico e nelle case" (v.20).
Un messaggio che richiede coraggio
Quello di Paolo è un lavoro incredibile (v.35). Si mette in gioco con tutta la sua vita (v.19, MSG). Non ha paura di morire per questo. Non si considera indispensabile.
Dice: "Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio" (v.24, AMP).
Sa che non sarà una passeggiata e che "di città in città" lo "attendono catene e tribolazioni" (v.23, MSG). Sarà messo a dura prova (v.19) e dovrà spargere molte lacrime (vv.19.31.37).
Paolo non annuncia soltanto una dottrina: trasmette una grazia che deve essere testimoniata con il corpo, con le scelte, con la perseveranza e con il servizio.
La responsabilità della Chiesa
Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio.
Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé.
Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.
E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l'eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati.
La comunità cristiana è chiamata a custodire la verità, ma anche a manifestare il volto accogliente di Dio. Non è possibile annunciarlo nella verità, se la parola proclamata viene poi accompagnata da una serie di pretese inutili, motivate sul compromesso e sulla paura.
Il criterio decisivo per risolvere i problemi è la possibilità di sperimentare la bontà di Dio. Continuando la prassi di Gesù, bisogna far sperimentare agli uomini chi è Dio: il Padre buono e accogliente, che non chiede cose inutili, come invece fa chi comanda per il gusto di farsi obbedire.
La libertà cristiana e il dono di sé
Quando doniamo, siamo benedetti. Paolo sa che il denaro non è la chiave della felicità: Dice: "Ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: 'Si è più beati nel dare che nel ricevere!'" (v.35, MSG).
Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani.
In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: "Si è più beati nel dare che nel ricevere!".
La sua inesauribile libertà termina quando incomincia il dovere sommo della carità fraterna. Come posso annunciare il Dio di Gesù Cristo, come Padre buono e accogliente, se provoco il fratello nelle sue convinzioni più profonde, se lo metto in crisi nel nome della maturazione che ho acquisito?
Un messaggio capace di unire ciò che sembra inconciliabile
La duplice natura umano-divina di Gesù sia all’origine della sua capacità di relazionarsi a quell’uno e a quell’altro che sembrano incommensurabili, come Dio e l’uomo, istituendo uno spazio terzo in cui poter trovare la salvezza.
Gesù ha ben chiaro lo scopo della sua missione: suscitare, negli uomini e nelle donne che incontra, la fede nell' amore di Dio per la salvezza di tutta la creazione (Romani 8 e Apocalisse 21-22).
Questa virtù di Gesù è una visione di vita aperta sul mondo, la storia, gli uomini e le donne, che fa crescere la vita, anche e soprattutto là dove la morte, il peccato, l'ingiustizia sembrano averla vinta.
Gesù si relaziona in modo diverso, ma adeguato a ciascuno, con il giusto e il peccatore: Simone e la donna in Luca 7,36-50; gli scribi e i farisei e l’adultera in Giovanni 8,1-11; la folla e il paralitico in Marco 2,1-12.
La capacità di Gesù di tenere insieme per amore ciò che sembra impossibile agli uomini è testimoniata anche dalla riflessione di Paolo (Efesini 2, 11-22; Colossesi 1,15-20).
Il volto di Dio nella vita quotidiana
Gesù pone dei gesti, testimonia un messaggio, proclama una parola. Si tratta di gesti, messaggi, parole che hanno un loro preciso spessore e sapore storico.
Possono essere compresi e decifrati attraverso gli schemi interpretativi con cui ogni giorno valutiamo le nostre esperienze. Nel profondo di questi gesti, parole, messaggi, Gesù è Dio che si manifesta all'uomo.
Le parole umane e le realtà della sua vita quotidiana sono segni che manifestano e nascondono eventi sconfinatamente più grandi: sono il segno della presenza di Dio nella storia dell'uomo.
Solo nella fede dell'interlocutore gesti, messaggi e parole di Gesù esprimono totalmente il mistero di Dio.
In Gesù, noi incontriamo il volto e la parola di Dio nello spessore affascinante e fragile della sua quotidiana umanità.
La testimonianza apostolica
Sappiamo che le parole e le azioni di Gesù non ci sono giunte in una registrazione fredda e impersonale, quasi fosse un resoconto stenografico o una immagine fotografica.
Esse sono state trasmesse attraverso la fede appassionata di uomini che, animati dallo Spirito, hanno colto il senso dell'esistenza di Gesù e lo hanno espresso nella testimonianza della parola e della vita.
Per cogliere il significato dell'evento dell'Incarnazione, dobbiamo perciò orientare la nostra ricerca anche nella direzione dell'esperienza della Chiesa apostolica, espressa nei testi dei Vangeli, degli Atti, delle Lettere e nella prassi ecclesiale adottata.
I discepoli di Gesù avevano capito di essere amati e pensati da lui. Essi sperimentavano che in Gesù la vita umana trovava un senso.
La loro situazione esistenziale, spesso senza speranza e senza prospettive, carica di tanti problemi, diventava per Gesù importante, interessante, affascinante. Era qualcosa che Gesù faceva pienamente suo.
Assunta in Gesù, questa stessa esperienza, povera e fragile, veniva restituita ai discepoli piena di significati.
Nel contatto quotidiano con Gesù, gli apostoli hanno incontrato Dio e l'hanno scoperto come un Dio vicino e accogliente.
In Gesù hanno sperimentato che Dio dona la salvezza in uno stile insperabilmente originale: salva nella solidarietà, in una compagnia così profonda con ogni uomo da farsi realmente uomo.
La diffusione del messaggio
Il messaggio di Gesù sopravvisse alla morte violenta del suo fondatore, alla delusione fra i suoi seguaci per il suo mancato ritorno, alle repressioni che quasi subito cominciarono a falcidiare le fila dei cristiani, e dalle quali scaturivano inspiegabilmente agli occhi dei cronisti contemporanei nuovi adepti.
Il dinamismo dei discepoli, la loro coscienza di avere dei compiti da svolgere e la capacità di costruire la memoria delle opere del fondatore contribuirono alla trasmissione del messaggio di Gesù.
L’universalità di un messaggio capace di adattarsi a circostanze diverse costruì attraverso le scuole filosofiche un nuovo universo simbolico dell’umanità allora conosciuta: non più solo ebrei e greci ma chi accetta di essere salvato e chi no, tra persone di cultura diversa, liberi e schiavi, uomini e donne, nella predicazione e nelle fondamentali lettere pastorali di Paolo.
La presenza di contesti sociali e la prassi di centri caritativi nei quali la memoria di Gesù dava senso alla vita valeva la pena di esser trasmessa, persino nelle più feroci persecuzioni.
La Chiesa apostolica era alle prese con un gravissimo problema. Stava suscitando dispute accese, tensioni e sospetti.
Il criterio decisivo per risolvere i problemi è la possibilità di sperimentare la bontà di Dio. Continuando la prassi di Gesù, bisogna far sperimentare agli uomini chi è Dio: il Padre buono e accogliente.
Il messaggio di Gesù nella vita di oggi
Non importa in quale situazione ti trovi. Per il regno di Dio puoi operare ovunque, in qualsiasi luogo egli ti collochi. In quel momento, Dio mi aveva collocato in un carcere.
Un giorno ha iniziato a sentire forte la presenza dello Spirito Santo che lo incoraggiava a portare la buona notizia di Gesù anche tra quelle pareti.
Così, alla prima occasione, ha iniziato a condividere con gli altri detenuti la sua testimonianza ed il Vangelo, proclamando che "Gesù è vivo".
Ripensando ad uno dei suoi compagni di carcere che avevano incontrato Gesù, ricorda questo particolare: "Dio mi stava dicendo: 'Mojtaba, qualsiasi cosa possa esserti successa, come stare lontano dalla tua famiglia, tutta l'umiliazione, tutte le sofferenze, i dolori e l'isolamento e tutto quello che ti è capitato, ne è valsa la pena. Per quest'uomo che si è avvicinato a Cristo, ne è valsa la pena'".
La testimonianza mostra che il messaggio di Gesù non dipende da condizioni ideali. Può essere annunciato nella libertà e nella sofferenza, nella vita pubblica e nelle case, in una comunità numerosa e anche in un luogo di isolamento.
Il messaggio cristiano include pertanto lo Spirito Santo, vero Dio e terza Persona della Santissima Trinità. La forza dello Spirito rende possibile continuare a vivere e a trasmettere la buona notizia anche quando le circostanze sembrano contrarie.
Gesù Cristo, Salvatore e Signore
Il messaggio di Gesù Cristo è straordinario. Egli sta tra noi e Suo Padre; Egli è il Mediatore (vedi DeA 76:41-43; Giovanni 3:17).
Per mezzo di Lui tutta l’umanità sarà salvata, e da Lui tutta l’umanità sarà salvata. Gesù Cristo è il Redentore, nostro Salvatore; soltanto Lui, con una madre mortale e un Padre immortale, poteva compiere l’Espiazione e morire per salvare tutta l’umanità.
Egli lo fece di Sua libera volontà e scelta (vedi Matteo 26:39; Marco 14:34-36; Luca 22:41-42). Gesù Cristo risorse e apparve a molti dopo la Sua risurrezione (vedi Giovanni 20:11-30; Luca 24:13-44).
Questo messaggio si riferisce direttamente alla morte e resurrezione di Gesù per la nostra salvezza. Gesù Cristo venne su questa terra nascendo da Maria, una madre terrena.
Gesù Cristo fu battezzato per immersione da Giovanni Battista, e lo Spirito Santo si manifestò nello Spirito che scese su di Lui «in somiglianza di colomba» (Marco 1:10).
E Suo Padre parlò così: «Tu sei il mio diletto Figliuolo; in te mi sono compiaciuto» (Marco 1:11).
La speranza della risurrezione
Gesù Cristo ci mostrò le caratteristiche fisiche di un essere risorto e ci disse che potevamo seguire il Suo esempio, e che avremmo potuto progredire e diventare come Lui.
L’ascensione di Gesù Cristo al cielo davanti agli occhi dei Suoi discepoli fu accompagnata dalla promessa che in maniera simile Egli sarebbe tornato di nuovo (vedi Atti 1:9-11; Marco 16:19-20; Luca 24:51-53).
La seconda venuta di Gesù Cristo è alla porta, e i segni della Seconda Venuta si stanno adempiendo anche in questo giorno.
Frattanto in essa si afferma, mediante il Battesimo, una nuova relazione con Dio, quella di figlio di Dio unito a Gesù Cristo, che avrà il suo culmine dopo la morte, nella resurrezione finale.
Il messaggio di Gesù conduce quindi dalla conversione alla fede, dalla fede alla vita nello Spirito, dalla vita nello Spirito alla carità e dalla carità alla speranza della risurrezione.
Pregare e vivere il messaggio
Signore, grazie per averci salvati e perdonati attraverso Gesù. Grazie perché ci guidi e ci conduci e ci liberi dalla paura.
Signore, grazie perché ci doni la forza dello Spirito Santo. Donaci il coraggio di affrontare la fatica, le lacrime e tutti gli altri ostacoli per terminare la corsa e il servizio che ci hai affidato (v.24).
Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto.
La preghiera mostra che l’annuncio non è separato dalla comunione, dalla vulnerabilità e dall’affetto. Il messaggio di Gesù diventa credibile quando conduce a una vita di verità, servizio, perdono, libertà, cura e amore.
