L’ultimo miracolo di Medjugorje: testimonianze, guarigioni e discernimento

Per l’ultimo miracolo raccontato a Medjugorje, una ragazza coreana affetta da diversi anni da una paralisi alle gambe si sarebbe alzata dalla sedia a rotelle con le sue sole forze e, davanti agli sguardi attoniti dei presenti, avrebbe cominciato a ballare e saltare lodando nel contempo il Signore per la grazia ricevuta. Tuttavia, a quarant’anni dalle prime presunte apparizioni della Madonna, a Medjugorje non ci sono miracoli “certificati”.

Il racconto dell’evento appartiene dunque alla dimensione delle testimonianze dei fedeli, mentre il riconoscimento ufficiale di una guarigione miracolosa richiede un esame medico e religioso approfondito. Dei dieci casi di presunta guarigione miracolosa sottoposti alla Consulta medica della Congregazione delle Cause dei santi, solo cinque sono stati esaminati perché giudicati attendibili; di questi quattro casi sono stati effettivamente sottoposti ad un approfondimento perché ritenuti probabilmente inspiegabili.

L’ultimo miracolo raccontato a Medjugorje

Sul web non si smette ancora di parlare dell’ultimo miracolo concesso dalla Madonna a Medjugorje: era il 2 ottobre, i fedeli erano stretti intorno alla statua della Regina della Pace quando, ad un tratto, la veggente cade in adorazione, segno che la Madre Celeste le è apparsa nuovamente. Mentre fino ad un secondo prima si udivano canti di preghiera, in un istante tutti intorno cadono in religioso silenzio e si stringono attorno alla veggente per accogliere il messaggio.

Prima che il messaggio venga condiviso, però, un evento eccezionale rompe il silenzio: una ragazza coreana affetta da diversi anni da una paralisi alle gambe, si alza dalla sedia a rotelle con le sue sole forze e davanti agli sguardi attoniti dei presenti comincia a ballare e saltare lodando nel contempo il Signore per la grazia ricevuta. Ecco che la folla di presenti cade in ginocchio e ringrazia con gli occhi colmi di lacrime la Madonna per l’ennesimo miracolo.

Fedeli in preghiera a Medjugorje

Il messaggio attribuito alla Madonna

Dopo il miracolo la Madonna condivide un messaggio che è insieme un insegnamento, una carezza materna ed un consiglio. Come spesso accade la Beata Vergine lamenta il dolore per quei figli che si sono allontanati da Dio, quindi cerca di dare un aiuto e ci parla nuovamente di lei.

Infine chiede aiuto a tutti i suoi figli affinché diffondano il suo messaggio: “Cari figli, lo Spirito Santo, per mezzo del Padre Celeste, mi ha reso Madre: Madre di Gesù e, per ciò stesso, anche vostra Madre. Perciò vengo per ascoltarvi, per spalancare a voi le mie braccia materne, per darvi il mio Cuore e invitativi a restare con me poiché dall’alto della croce mio Figlio vi ha affidato a me.

Purtroppo molti miei figli non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio, molti non vogliono conoscere Lui Oh figli miei, quanto male fanno coloro che devono vedere o comprendere per credere! Perciò voi, figli miei, apostoli miei, nel silenzio del vostro cuore ascoltate la voce di mio Figlio, affinché il vostro cuore sia Sua dimora e non sia tenebroso e triste, ma illuminato dalla luce di mio Figlio”.

Che cosa significa “miracolo” nel caso di Medjugorje

La parola “miracolo” viene utilizzata dai fedeli per indicare guarigioni improvvise, esperienze spirituali e conversioni attribuite all’intercessione della Madonna. La Chiesa, però, distingue la devozione personale dal riconoscimento ufficiale di un fatto soprannaturale.

Solo due casi poi sono stati discussi perché correlati e accompagnati da seria documentazione medica. Ma nessuno è da considerarsi inspiegabile scientificamente.

È uno dei dati che emergono dal nuovo libro “Processo a Medjugorje” di David Murgia. Nel libro vengono scandagliati tutti i verbali segreti ed inediti prodotti dalla Commissione pontificia guidata dal cardinale Camillo Ruini che ha indagato su Medjugorje.

Documenti riservati, interrogatori, veline, dossier dei servizi segreti, sopralluoghi, perizie mediche, audiocassette ritrovate: tutto per capire se quello che accade nella piccola cittadina della Bosnia Erzegovina sia un autentico evento soprannaturale o una colossale montatura.

Le guarigioni sottoposte a verifica

Elemento esaminatoNumero o risultato
Casi di presunta guarigione sottoposti alla Consulta medica10
Casi esaminati perché giudicati attendibili5
Casi sottoposti ad approfondimento4
Casi discussi con seria documentazione medica2
Casi considerati scientificamente inspiegabiliNessuno

Medjugorje resta infatti per la Chiesa uno dei fenomeni più controversi di questi ultimi decenni. “Questi documenti, secondo me, possono essere molto d’aiuto per formare il proprio discernimento”, spiega l’autore, giornalista che firma da anni su Tv2000 il programma “Indagine ai Confini del Sacro”.

“Ci sono alcuni estratti totalmente inediti, ripeto, mai pubblicati, e per certi versi sconvolgenti che potrebbero aiutare meglio i fedeli, come accaduto con il sottoscritto, che cercano la verità, sia quelli che credono sia quelli che non credono a Medjugorje”, sottolinea Murgia.

I dati dell’archivio parrocchiale

Tornando alla questione dei miracoli, dall’archivio della Parrocchia di San Giacomo di Medjugorje finora risultano 487 guarigioni in seguito a preghiere rivolte alla Madonna; 421 persone hanno trovato la propria vocazione, sacerdotale o religiosa; circa 150.000 sono i sacerdoti giunti a Medjugorje e, almeno, 25 milioni di credenti, nell’arco di tutti questi anni.

Questi numeri descrivono la quantità delle testimonianze e dei pellegrinaggi, ma non equivalgono automaticamente a un riconoscimento medico o ecclesiastico del carattere miracoloso delle guarigioni. Tra le curiosità contenute nel nuovo saggio anche il fatto che i servizi segreti continuerebbero, a distanza di decenni, a controllare quanto avviene nel piccolo paese delle apparizioni.

L’autore rivela anche le confidenze di alcuni membri della Commissione pontificia: “Immaginate lo scandalo senza precedenti che nella Chiesa si verrebbe ad avere se il fenomeno Medjugorje risultasse falso, artificiale, infondato. Avrebbe ingannato una moltitudine di persone”, dice uno di loro coperto dall’anonimato.

La guarigione raccontata da Arthur Boyle

Un viaggio a Medjugorje per chiedere una guarigione impossibile. Una storia accaduta nel dicembre 2000 e Arthur Boyle dopo tutto questo tempo è ancora vivo e sta benissimo.

Arthur Boyle, Artie per gli amici, è un americano tipico. Cattolico del Massachussetts, da buon americano cattolico ha tredici figli, tutti avuti da Judi, unico amore della sua vita.

A quarantacinque anni Artie si è ritrovato con un brutto male. Visite, consulti, operazioni, insomma tutto l’ambaradam consueto che d’improvviso popola di medici e infermieri le giornate, che diventano un susseguirsi di appuntamenti, sale d’attesa, prelievi, ansie.

Ve la faccio breve: ad Artie viene detto che non ha speranza. Ma Artie ha una famiglia alle spalle. E questa si attiva.

Dove non arriva il medico, arriva la preghiera; quando la scienza getta la spugna, il credente non ha ancora esaurito le sue chances. Così, un cognato e un amico convincono Artie a farsi accompagnare a Medjugorje.

I medici non sono d’accordo, perché quello è messo davvero male: le metastasi si sono ormai diffuse. Ma per il terzetto è, semmai, un motivo in più per andare.

Ve la faccio di nuovo breve: in cima al Krizevac, il “terminale” avverte un acuto dolore e un forte senso di soffocamento; gli accompagnatori temono che, come dicevano i medici, stia morendo per lo sforzo dell’arrampicata.

Invece, quello è sicuro che la Madonna lo abbia guarito. Finale: ritorno negli Usa, esami, il male è sparito.

Krizevac, collina di Medjugorje

La testimonianza della famiglia

Questa storia è accaduta nel dicembre 2000 e Arthur Boyle ha atteso fino allo scorso anno per darla alle stampe. Perché? Perché dopo tutto questo tempo è ancora vivo e sta benissimo.

Al Massachussetts General Hospital dicono che «le probabilità di una sopravvivenza di quindici anni in questo stadio del tumore e con questa velocità di sviluppo sono zero».

Un altro dei medici che seguivano Artie confessa: «Ogni volta che lo incontro mi sento sicuro che Dio esiste».

Un miracolo della fede? Sì, certo, della fede di pochi: la moglie, il cognato, l’amico del cuore. Artie stesso non era granché roccioso al riguardo, Né i suoi numerosi figli, giovani americani dell’era Obama.

Ma adesso, ecco che cosa dice uno di loro, Brian, giocatore di hockey (su ghiaccio pure lui) nella squadra dei New York Rangers: «La guarigione di mio padre è stata una fonte di conversione per me e per i miei undici fratelli. Ci ha cambiato tutti per sempre».

Due miracoli al prezzo di uno, il secondo più importante del primo. Già, perché lo si dimentica sempre: la guarigione fisica è niente rispetto alla conversione.

La storia di Dario e del doppio miracolo

Una malattia terribile può essere una grazia divina? La storia del piccolo Dario ci offre una chiara risposta. Medjugorje: la storia di Dario e della sua famiglia parla di due miracoli uno fisico, l’altro spirituale.

Il miracolo di Dario potrebbe essere letto come una delle tante guarigioni avvenute a Medjugorje. Ascoltando però la testimonianza dei genitori del piccolo di 9 anni, ci siamo trovati di fronte ad un doppio miracolo che ha coinvolto non solo il bimbo, ma tutta la sua famiglia.

La malattia di Dario è stata il mezzo che ha permesso la realizzazione del disegno divino di conversione dei suoi genitori. Dario ha solo 9 anni quando il suo piccolo cuore viene colpito da una rarissima forma di tumore.

Una diagnosi feroce, arrivata improvvisamente ed inattesa che ha gettato i genitori del piccolo nella più profonda disperazione. Quello che sembrava un problema respiratorio manifestatosi da poco nascondeva una realtà ben più amara.

La diagnosi e la preghiera

Siamo nel mese di novembre del 2006 quando Alessandro, il papà di Dario, si rende conto che c’è qualcosa che non va stava. Stava correndo, come faceva spesso nei momenti di tempo libero, con il figlio quando Dario si arrestò di colpo cadendo in ginocchio a terra.

Respirava a fatica e quella che doveva esser una normale giornata di festa iniziò a prendere una piega ben diversa. La corsa in ospedale, i controlli ed il referto.

Dario aveva un tumore di ben 5 centimetri all’interno del proprio cuore. Un caso rarissimo di neoplasia, il diciannovesimo mai riscontrato fino a quel momento nel mondo.

La sua complessità consisteva nel fatto che era praticamente impossibile diagnosticarlo in quanto generalmente non presenta sintomi. Un tumore che, proprio per questo, porta spesso ad una morte improvvisa, senza preavviso.

“Perché noi, perché a noi” furono le parole disperate della mamma Nora all’udire quella sentenza. I genitori caddero così nella più nera disperazione.

Alessandro, da sempre lontano dalla fede, esclamo: “Qui solo la Madonna ce lo può salvare”.

Il segno del rosario

Ma perché Alessandro, uomo non di chiesa, aveva pronunciato quella frase? Perché, rileggendo ciò che gli era successo pochi giorni prima capì che aveva ricevuto un segno.

Mentre era dal suo amico parrucchiere, ricevette in regalo da questo una Coroncina del Rosario di cui Alessandro ignorava il significato e l’uso.

“Questa coroncina - gli disse l’amico - era per un signore che qualche giorno fa mi aveva chiesto di pregare per il figlio malato terminale. Non l’ho più visto e per cui vorrei che tu la custodisca ne comprenda il senso e lo metti in pratica”.

Alessandro l’aveva riposta in una tasca non sapendo ancora cosa stesse per accadere nella sua vita.

Il viaggio a Medjugorje

Qualche settimana dopo il referto medico, si presenta in casa di Alessandro e Nora un conoscente che afferma di non essere lì per commiserarli ma per sapere se erano disposti a pregare, ad andare a Medjugorje.

E così, insieme al piccolo Dario i tre partirono per quello sconosciuto paesino della Bosnia come fosse l’ultima spiaggia. Portarono Dario da Vicka che proprio in quei giorni aveva ricevuto un messaggio in cui veniva esortata dalla Madonna a pregare per i malati di tumore.

La veggente li accolse e fece una preghiera molto intensa su Dario e sui genitori. Attività cui la veggente non era nuova.

“Lì ho capito - racconta Alessandro - che Maria si sarebbe presa cura di noi. Salii così a piedi nudi il Podbrdo mentre Dario correva saltellando da una pietra all’altra”.

Podbrdo, collina delle apparizioni

L’intervento negli Stati Uniti

Tornati a casa Nora ed Alessandro cercarono di riprendere la loro quotidianità pregando continuamente, ma sempre nel terrore che da un momento all’altro potesse accadere l’irreparabile, il tutto tenendo all’oscuro del male il piccolo Dario.

Interpellarono tanti specialisti anche tramite il Bambin Gesù di Roma. Fu così che arrivò una speranza.

Negli Stati Uniti c’era la possibilità di intervenire. Il costo da sostenere era di 400 mila euro. Una cifra improponibile che neanche vendendo la casa avrebbero potuto sostenere.

Quando fu il momento di scegliere il da farsi alcuni amici benefattori e soprattutto la Regione Sicilia coprirono l’80% della spesa, il resto venne coperto dalla stessa struttura dove si sarebbe tenuto l’intervento.

I tre partirono così verso gli USA.

Il tumore non trovato durante l’operazione

Il 20 giugno del 2006, dopo aver illustrato l’intervento ed aver spiegato che non sarebbe durato meno di 10 ore, l’equipe iniziò l’operazione.

Dopo neanche 4 ore il cardio-chirurgo entro nella saletta dove erano Alessandro e Nora li guardò sconcertato e disse:” Noi non sappiamo cosa sia successo ma non abbiamo trovato il tumore.

Le risonanze parlavano chiaro ed erano assolutamente esatte ma lì non c’è niente. Questa è una bellissima giornata non so dirvi altro”.

Nora e Alessandro non stavano nella pelle e ringraziarono la Madonna. Nora aggiunse: “il miracolo avvenuto a mio figlio è straordinario, ma forse ciò che la Madonna ha fatto con la nostra conversione è ancora più grande”.

Alessandro si recò di lì a poco nuovamente a Medjugorje per ringraziare la Gospa di tante grazie ricevute e per la nuova vita che era stata donata dalla Mamma Celeste a tutta la sua famiglia.

Ho incontrato Dio ad una partita di calcio

Guarigione fisica e conversione

Le testimonianze di Arthur Boyle e della famiglia di Dario mostrano come i fedeli interpretino il miracolo in una prospettiva più ampia della sola guarigione del corpo. In entrambi i racconti, la trasformazione spirituale della famiglia viene presentata come una grazia ancora più importante dell’evento fisico.

La guarigione fisica è niente rispetto alla conversione. Nel caso di Artie, la guarigione del padre viene descritta come una fonte di conversione per lui e per i suoi undici fratelli. Nel caso di Dario, la madre afferma che ciò che la Madonna ha fatto con la conversione dei genitori è forse ancora più grande del miracolo avvenuto al figlio.

Questa interpretazione convive con la necessità di mantenere distinta la testimonianza religiosa dalla valutazione scientifica: una persona può riconoscere nella propria esperienza una grazia ricevuta, mentre l’accertamento di una guarigione inspiegabile richiede documentazione clinica, esami e valutazioni specialistiche.

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