L’identità unitaria di Martin Lutero: grazia, fede, Scrittura e ripristino della Chiesa

L’identità unitaria di Martin Lutero si comprende riconoscendo il nesso inseparabile tra la riscoperta dell’Evangelo della giustificazione per grazia mediante la fede e la necessità di «ripristinare la chiesa». Lutero non fu semplicemente un contestatore delle indulgenze, un riformatore disciplinare o un promotore dell’emancipazione culturale: fu un teologo e un pastore convinto che l’annuncio della grazia di Dio imponesse di ripensare radicalmente il rapporto tra Dio, il credente e l’istituzione ecclesiastica.

Il baricentro spirituale della sua riflessione, tuttavia, è altrove. Lutero vuole altro: vuole, come afferma, o piuttosto ringhia, il filosofo, ripristinare la chiesa. Non una nuova chiesa, ma il ripristino dell’unica, vera chiesa di Gesù Cristo è il suo obiettivo. Certo l’evangelo della giustificazione è più grande della chiesa, nessuno lo sa meglio di Lutero, ma i fatti mostrano che non è possibile proclamarlo senza, al tempo stesso, «ripristinare la chiesa».

Il problema della «svolta riformatrice»

La storiografia sulla Riforma annette tradizionalmente molto interesse all’individuazione dei «punti di svolta», sia dal punto di vista cronologico, sia da quello contenutistico. Quando avviene e in che cosa consiste esattamente la «svolta riformatrice» di Lutero, o di Zwingli, o di Calvino? Qual è e come si manifesta il rapporto tra la riscoperta della giustificazione per grazia mediante la fede e le radicali conseguenze ecclesiologiche che ne vengono tratte?

E ancora: quando e come accade che questioni almeno in parte non nuove acquistino una valenza esplosiva, tale non solo da ridisegnare la mappa della cristianità occidentale, ma da indurre a ripensare in termini radicali la fede cristiana nel suo insieme? L’intreccio di queste diverse formulazioni di un unico ma sfaccettato problema costituisce la sfida decisiva per un’interpretazione storicamente e teologicamente corretta della rivoluzione spirituale del XVI secolo.

Che la «riscoperta dell’evangelo» risieda nella centralità dell’annuncio della giustificazione non può essere messo in questione da alcuno. E tuttavia non sono le lezioni sull’Epistola ai Romani o sui Salmi a scatenare la tempesta, bensì le tesi sulle indulgenze.

Martin Lutero: origine, formazione e vocazione religiosa

Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 ad Eisleben, una città situata nella regione centro-orientale della Germania. Suo padre, Hans Luther, aveva fatto fortuna come imprenditore nelle miniere di rame, mentre la madre, Margarethe Ziegler era una massaia. Nel 1484 poco dopo la nascita di Martin (primo di 7 fratelli), i genitori si trasferirono nel vicino paese di Mansfeld, dove il padre era stato eletto quadrumviro, rappresentante e difensore della cittadinanza davanti alle autorità superiori.

Lutero proveniva da una famiglia di contadini e le sue origini erano popolari. Quando nacque, i suoi genitori si trovavano a Eisleben di passaggio. Hans Luther, suo padre, si trasferì nella regione mineraria di Mansfeld, dove lavorò in una miniera di rame. Con il tempo prosperò, aprì un’attività in proprio e la famiglia riuscì a sfuggire alla povertà.

Proprio in questa cittadina Lutero frequentò la scuola di latino mentre successivamente nel 1497 si recò a Magdeburgo per proseguire gli studi presso la scuola dei Fratelli della Vita Comune. Lutero ci rimase solo per un anno, infatti successivamente andò a vivere da alcuni parenti ad Eisenach, dove stette fino al 1501.

In quello stesso anno il padre lo inviò ad iscriversi all’università di Erfurt dove il giovane studiò arti liberali, ottenne il baccalaureato nel 1502 e divenne magister artium nel 1505. Nel 1501 iniziò gli studi a Erfurt nella Turingia dove conseguì, nel 1505, l’esame di magistero per poi studiare giurisprudenza.

Martin Lutero era un promettente studente di legge all’università di Erfurt, ma nel 1505 un incidente cambiò radicalmente la sua vita. Stava tornando da una visita alla casa dei genitori a Mansfeld quando fu sorpreso da un temporale. Un fulmine gli si abbatté molto vicino e lui, terrorizzato, promise a sant’Anna che si sarebbe fatto monaco se lei lo avesse liberato dal pericolo.

Proprio nel 1505 la vita di Lutero cambiò all’improvviso. Nel mese di luglio , mentre ritornava ad Erfurt dopo una visita ai genitori, fu quasi ucciso da un fulmine durante un violento temporale. Terrorizzato, chiese aiuto: «Sant’Anna, aiutatemi. Mi farò frate!».Due settimane più tardi entrò nel convento degli Agostiniani di Erfurt.

Pochi giorni dopo mantenne la promessa ed entrò nel monastero agostiniano di Erfurt. Dove prese i voti nel 1506,venne ordinato sacerdote il 3 Aprile 1507. Martin Lutero è ordinato sacerdote e comincia nello stesso anno lo studio della teologia.

La regola agostiniana raccomandava lo studio della Bibbia. Lutero ne divenne rapidamente così un vero esperto. Studiò anche la filosofia e si appassionò per il nominalismo fideistico di Guglielmo di Occam.

Nel 1508 gli venne assegnata una cattedra di etica aristotelica all’università di Wittenberg, appena fondata nel 1502 dal principe Federico III di Sassonia. Nel 1512 Martin Lutero è dottore in teologia e diventa professore per l’insegnamento della Bibbia all’università di Wittenberg.

Durante il soggiorno nel monastero e nei primi anni di insegnamento, Martin Lutero si confronta intensamente e in modo esistenziale con la fede e la Bibbia. In questi anni Lutero sviluppa le basi per la sua teologia.

L’uomo peccatore e la scoperta dell’Evangelo

Intanto maturava in lui la convinzione che le nostre azioni non possono essere altro che peccaminose, perché l’uomo è peccatore fin dalla nascita a causa del peccato originale. Perciò secondo Lutero, la salvezza è concessa da Dio per la sola fede e la sola grazia e non per le opere compiute in vita.

Lutero non aveva all’origine nessun proposito o programma riformatore, era semplicemente un monaco dedito ai suoi doveri religiosi e professionali: laureatosi in scienze bibliche nel 1512, insegnò per tutta la vita Sacra Scrittura nella neonata università di Wittenberg. Studiando a fondo la Bibbia e scavando nel suo messaggio Lutero scoprì quello che chiamò «l’Evangelo», cioè l’annunzio della grazia di Dio immeritata e incondizionata per l’uomo peccatore (ogni uomo lo è).

Dio è giusto - dice la Bibbia - non nel senso che fa giustizia (premia cioè i buoni e punisce i cattivi), ma nel senso che dà la giustizia a chi non l’ha (rende cioè giusti i peccatori), per poter fare misericordia a tutti. Questo messaggio, in sé molto semplice, liberò tante coscienze tormentate dall’idea del loro peccato e inquiete circa il loro destino eterno.

La centralità della giustificazione modifica il significato stesso della vita cristiana. La salvezza non appare più come il risultato di una somma di prestazioni religiose, morali e penitenziali, ma come il dono gratuito con cui Dio rende giusto il peccatore.

Roma, le indulgenze e l’origine del conflitto

Da Wittenberg il futuro riformatore si recò nel 1510 a Roma, assieme al suo maestro Johann Nathin, per tensioni interne all’ordine agostiniano. Ne approfittò per visitare la città e fece il giro dei luoghi santi per ottenere indulgenze.

La pratica delle indulgenze, nata durante le crociate, prevedeva inizialmente che chi non poteva partecipare fisicamente alle spedizioni, potesse offrire attraverso un contributo in denaro accompagnato da preghiere e penitenze. In seguito il principio fu esteso ad altre opere buone.

Col tempo divenne comune perciò la concessione dell’indulgenza ai vivi e ai defunti, dietro offerte di denaro, senza obblighi spirituali. Lutero perciò fece dei discorsi per sminuire le indulgenze, affermando che il semplice pagamento non poteva essere considerato come un atto pentimento di colui che le avesse acquistate né che la confessione del peccato costituisse un metodo sufficiente per espiare i propri peccati.

Sia la ricerca scientifica, sia la divulgazione hanno costantemente e giustamente insistito sul fatto che la questione delle indulgenze riveste in quella situazione un’importanza economica e politica superiore a quella svolta in altri tempi, sia antichi, sia recenti. Il fatto tuttavia che nel prosieguo del dibattito essa retroceda assai bruscamente di fronte all’irrompere a cascata di una quantità di altre tematiche, ben più centrali, è indicativo.

Certo Lutero, tutto preso dalla sua passione pastorale e teologica e poco incline a pensare in termini di politica ecclesiastica, non ha valutato appieno le possibili conseguenze del suo attacco su quel punto, in quel momento; certo Roma non ha saputo apprezzare la misura dello scontento diffuso in Germania, ma anche nel resto d’Europa, nei confronti del proprio stile di governo della chiesa; certo una serie di circostanze storiche e politiche ha contribuito a concentrare un potenziale esplosivo su una questione teologicamente non centrale.

Tutto ciò, però, non spiega ancora (anzi, non spiega affatto) il carattere devastante della deflagrazione. Su scala europea il dibattito sul rinnovamento della chiesa è in corso da oltre un secolo e non è affatto pacato: esso ruota, com’è noto, intorno all’alternativa tra primato papale e primato del concilio.

Il 31 ottobre 1517 e le 95 tesi

Wittenberg, mattina del 31 ottobre 1517. Martin Lutero, monaco agostiniano, si ferma davanti alla porta della chiesa del castello e affigge novantacinque tesi. Nessuna folla lo osserva. Nessuna tromba annuncia l’evento. Eppure, in quel gesto semplice si accende una scintilla destinata a cambiare il corso della storia.

Il 31 ottobre 1517 Lutero scrisse così una lettera ad Alberto di Hohenzollern , arcivescovo di Magdeburgo e di Magonza, e al vescovo di Brandeburgo, Schultz, chiedendo di ritirare la Instructio che regolava la concessione delle indulgenze e di dare delle nuove disposizioni. La lettera era allegata alle famose 95 tesi, in cui si trattava il problema dell’indulgenza.

Solo dopo questo tentativo, per la mancata risposta da parte dei vescovi, egli si decise di far conoscere le sue tesi dentro e fuori Wittenberg. Le 95 tesi non respingevano del tutto la dottrina delle indulgenze, ma ne ridimensionavano l’importanza e negavano potesse essere legata a semplici offerte in denaro.

Si racconta che il 31 ottobre di quest’anno Lutero affiggesse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg (Schloßkirche) le 95 tesi sulla penitenza e con una forte critica all’uso della vendita delle indulgenze. Questa data viene ricordata ogni anno dalla chiesa luterana durante la Festa della Riforma ed è considerata come l’inizio della Riforma protestante.

Infatti le tesi provocano una grande disputa. Martin Lutero si vede costretto a difenderle. Con la stampa a caratteri mobili i suoi scritti si diffusero rapidamente e raggiunsero un pubblico molto più vasto dei soli ambienti universitari ed ecclesiastici.

Martin Lutero e le 95 tesi Wittenberg

Dalla controversia sulle indulgenze alla riforma della Chiesa

Lutero non intende distruggere la Chiesa, ma purificarla: riportare la fede al suo nucleo originario, all’incontro personale tra l’uomo e Dio. In un’epoca in cui la salvezza era diventata merce, e il perdono si vendeva come una moneta spirituale, Lutero osa dire che la grazia non si compra, che nessuna istituzione può mediare ciò che nasce nel cuore.

L’elemento di forza dell’analisi di Nietzsche risiede nella chiara percezione del fatto che la protesta di Lutero non è riconducibile a una esigenza di «aggiornamento» della predicazione. Non si tratta affatto di elaborare il paradosso della fede cristiana al fine di rendere quest’ultima più accettabile alla modernità incipiente.

Questo, semmai, è un aspetto (ma solo uno, e nemmeno il principale) del progetto umanistico e, in un senso del tutto diverso, del papato rinascimentale celebrato da Nietzsche. Lutero vuole altro: vuole, come afferma, o piuttosto ringhia, il filosofo, ripristinare la chiesa.

A un certo punto, nello scorcio finale del secondo decennio del XVI secolo, diviene chiaro che la riscoperta dell’evangelo e le istanze difese da Lutero nel dibattito sulle indulgenze non sono compatibili con uno o più aggiustamenti dello status quo; diviene anche chiaro che non è possibile interpretarle come faccende teologiche di scuola né come richiami a una prassi ecclesiale meno lassista.

Il passaggio decisivo consiste dunque nel riconoscimento che la dottrina della grazia non può restare separata dalla forma concreta della Chiesa. Se la salvezza è dono gratuito di Dio e se la fede nasce dall’ascolto della Parola, allora devono essere esaminate anche le strutture, le pratiche e le autorità che pretendono di amministrare la salvezza.

La stampa e la diffusione della Riforma

Queste prese di posizioni crearono un grosso scompiglio, ed infatti da questo momento si diede origine alla scissione dalla Chiesa romana e prese il via alla rivoluzione culturale che viene chiamata Protestantesimo. Queste sue tesi portarono ad uno scontro con i piani alti della gerarchia ecclesiastica, poiché si stavano diffondendo molto velocemente a tutta la popolazione, anche grazie all’invenzione della stampa a caratteri mobili che consentirono a Lutero la diffusione dei suoi scritti in migliaia di copie.

La sua voce si diffonde grazie alla stampa, giungendo ovunque. Alcuni seguono Lutero per convinzione, altri per convenienza, altri ancora per senso critico e voglia di emancipazione dai vecchi dogmi. Ma ormai la frattura è aperta.

Nasce così la Riforma luterana. Con Lutero, l’Europa impara che la fede non è più solo obbedienza, ma responsabilità. Nasce il principio della libertà di coscienza, l’idea che ogni uomo possa leggere la Bibbia e interpretare il suo contenuto.

«Sola fede, sola grazia, sola Scrittura»

Il principio su cui Lutero si basava era questo: “Sola fede, sola grazia, sola Scrittura”. Con esso egli voleva intendere cioè il rapporto tra Dio e l’uomo come diretto e personale, perciò eliminava la Chiesa come mediatrice, attraverso i sacramenti.

Sul piano dottrinale, il pensiero di Lutero può essere riassunto così: primato della Sacra Scrittura sulla tradizione e sul magistero ecclesiastico (sola Scriptura: la fede e la vita della Chiesa devono essere conformi al messaggio biblico); primato della grazia sul merito (sola gratia: la salvezza non dipende dai nostri sforzi morali o dalle nostre prestazioni religiose, ma è dono gratuito di Dio).

Primato della fede sulle opere (sola fides: la salvezza è «per fede soltanto» nel senso che le opere sono, sì, fondamentali - «la fede è operaia» diceva Lutero - ma per aiutare il prossimo, non per salvare chi le compie); centralità di Gesù Cristo nella vita del cristiano (solus Christus: è lui l’unico mediatore tra Dio e l’uomo, e quindi l’unico nome che la fede invoca).

Questi principi non significano che le opere siano prive di valore. Le opere sono, sì, fondamentali, ma non costituiscono il fondamento della giustificazione; esse scaturiscono dalla fede e sono orientate all’aiuto del prossimo.

La libertà del cristiano e il sacerdozio universale

La Chiesa del tempo non accolse il discorso di Lutero soprattutto per queste due ragioni: la prima è che, liberando le coscienze dal peso del peccato grazie al perdono divino gratuito per sola fede, Lutero sottraeva i credenti al controllo esercitato dall’istituzione ecclesiastica attraverso il confessionale; la seconda è che, con la dottrina del sacerdozio universale dei credenti (secondo la quale tutti i cristiani sono sacerdoti in virtù del battesimo), Lutero emancipava i laici dalla subordinazione al clero e li rendeva protagonisti della vita cristiana nella dimensione pubblica.

Una delle opere più importanti di Lutero, che divenne il manifesto programmatico dell’intera Riforma, è intitolata appunto La libertà del cristiano (1520). La Riforma è stata, sotto molti profili, un vasto movimento di emancipazione religiosa e culturale, e quindi molto di più di una semplice riforma.

Il rapporto tra libertà e fede non coincide con l’autonomia assoluta dell’individuo. La libertà del cristiano nasce dal dono della grazia e si manifesta nella responsabilità verso Dio e verso il prossimo.

La critica all’autorità ecclesiastica e i sacramenti

Essi, infatti, erano ridotti solo a due: Battesimo ed Eucarestia. La riduzione sacramentale esprimeva la convinzione che la Chiesa dovesse conformarsi alla testimonianza biblica e che nessun rito potesse diventare uno strumento autonomo di controllo della coscienza.

La fede non è più fondata sulla semplice obbedienza a una gerarchia, ma sull’ascolto della Parola e sulla fiducia nella promessa di Dio. La Scrittura diventa quindi il criterio con cui valutare la predicazione, la liturgia, i sacramenti e l’organizzazione ecclesiale.

Il nuovo modello ecclesiale non nasce da un progetto politico indipendente dall’Evangelo. Esso è la conseguenza istituzionale della dottrina della giustificazione: se Dio giustifica gratuitamente il peccatore, la Chiesa non può presentarsi come proprietaria della grazia né trasformare il perdono in una prestazione amministrabile.

Roma, Leone X e la scomunica

Finalmente nel gennaio del 1518 arrivarono anche al papa di quel tempo, Leone X, il quale per cercare di evirare ogni forma di diffusione li inviò al vicario agostiniano e ordinò di tenere a bada Martin Lutero. Nonostante questo, nell’aprile dello stesso anno egli pubblicò un suo nuovo scritto chiamato le Risoluzioni delle 95 tesi, in cui egli spiegò in maniera più approfondita e articolata il suo primo scritto.

Da questo momento il papa fu ostile nei suoi confronti e ci saranno diversi scontri fra i due, che culminarono il 3 gennaio 1521 con la sua scomunica da parte proprio di papa Leone X con la bolla Decet Romanum Pontificem. Nel 1518 inizia a Roma il processo contro Lutero per eresia.

Lutero fu scomunicato come eretico dalla Chiesa di Roma (gennaio 1521) e poco dopo, avendo rifiutato di ritrattare davanti al parlamento imperiale (Dieta) di Worms, fu messo al bando dall’impero di Carlo V.

Worms, la coscienza e l’autorità della Scrittura

Convocato a Worms per giustificarsi, Lutero fu bandito dall’imperatore Carlo V e dovette fuggire. Nell’aprile l’imperatore Carlo V invita Martin Lutero alla dieta imperiale di Worms per interrogarlo.

L’Elettore della Sassonia Federico il Saggio aveva ottenuto per Lutero un salvacondotto. Interrogato se volesse revocare i suoi scritti, Lutero risponde di no, a meno che non dimostrino che in base alla Sacra Scrittura aveva sbagliato e termina il suo intervento con le famose parole: “Qui sto. Non posso altrimenti. Dio mi aiuti. Amen”.

Questo episodio rende visibile la struttura dell’identità luterana: la coscienza non si oppone alla verità, ma è vincolata dalla Parola di Dio. La libertà di Lutero non è quindi una semplice rivendicazione soggettiva, bensì il rifiuto di rinnegare ciò che egli ritiene fondato sulla Sacra Scrittura.

Wartburg e la traduzione della Bibbia

Sulla strada del ritorno da Worms, Federico il Saggio gli salva la vita, facendolo rapire con un finto assalto e nascondendolo nel castello “Wartburg” sotto il nome di Junker Jörg, dove poi Lutero tradurrà il Nuovo Testamento dal greco in tedesco.

Il suo protettore, il principe Federico il Saggio di Sassonia, lo nascose nel castello di Wartburg, ad Eisach, dove risiedette per dieci mesi e si dedicò alla trascrizione in tedesco del Nuovo Testamento. Fino al 1534 traduce tutta la Bibbia, base importante sia per il luteranesimo che per la lingua tedesca.

Nascono nuove chiese, nuove liturgie, nuove lingue. Perché la parola di Dio, tradotta nella lingua del popolo, restituisce dignità a chi fino ad allora aveva solo ascoltato senza capire. È una rivoluzione della parola.

Martin Lutero traduce la Bibbia Wartburg

Il ritorno a Wittenberg e la costruzione della Chiesa evangelica

Dal 1522 Martin Lutero ritorna a Wittenberg per calmare le agitazioni provocate da alcuni sostenitori radicali (p.es. Andreas Carlostadio). Negli anni seguenti Lutero predica molto ed è occupato soprattutto dalla messa in pratica di quanto predica.

Lutero rivede la liturgia del culto, riforma la scuola e introduce una cassa comunale per l’assistenza sociale. Ma sono anche anni in cui Martin Lutero deve differenziare la sua teologia da movimenti paralleli e in molti punti imparentati.

Come pastore, Lutero ha predicato tutta la vita, ha scritto il Piccolo e il Grande catechismo (1529), decisivi per iniziare il popolo riformato alla conoscenza dei testi biblici ed evangelici, ha preparato una nuova liturgia (La Messa tedesca, 1526) e composto molti inni per il culto.

La sua attività non si limitò alla polemica contro Roma. Lutero dovette organizzare comunità, formare predicatori, educare i fedeli, definire la liturgia e offrire strumenti di istruzione religiosa.

La Riforma tra emancipazione e conflitto

La Riforma non porta solo luce. Le sue conseguenze dividono. Guerre di religione, persecuzioni, fanatismi opposti.

Il cristianesimo si frantuma, e la cristianità medievale cede il passo a un mondo nuovo, più libero ma anche più inquieto. È il prezzo della coscienza: non c’è libertà senza conflitto, né verità senza rischio.

Il movimento di riforma si sviluppò quindi in una situazione segnata da tensioni religiose, sociali e politiche. La libertà della coscienza e la responsabilità del credente produssero anche conflitti quando furono interpretate in forme radicali o rivoluzionarie.

La rivolta dei contadini e i limiti della libertà riformatrice

Dal 1522 ci furono delle grosse rivolte che andavano oltre le intenzioni di Lutero. In particolare Thomas Müntzer organizzò i contadini e cercò di affermare, anche militarmente, un nuovo ordine cristiano basato sull’uguaglianza.

Si sviluppa la rivolta dei contadini, spinti da riformatori radicali (p.es. Thomas Müntzer). Lutero sostiene le loro richieste, ma rifiuta ogni forma di protesta disordinata.

Quando i contadini prendono le armi, Lutero chiama anche i principi alle armi e la protesta viene soffocata in una bagno di sangue. I principi tedeschi, incoraggiati da Lutero, massacrarono senza pietà i contadini.

I tanti morti pesano molto sulla coscienza di Lutero. La vicenda mostra la tensione tra la libertà evangelica proclamata da Lutero e la sua convinzione che l’ordine civile non dovesse essere abbattuto attraverso la violenza rivoluzionaria.

Il distacco dall’umanesimo e il confronto con Erasmo

Nel 1525 Lutero scrive “De servo arbitrio”, con cui si distacca dall’umanesimo. Erasmo e la sua visione troppo razionalista, secondo Lutero, del rapporto tra Dio e l’uomo furono tra gli avversari con cui Lutero mantenne un serrato dialogo critico.

All’inizio del Cinquecento le spinte umanistiche si inseriscono in questa lotta e il programma di un ritorno alle fonti bibliche del cristianesimo, programma tutt’altro che scevro da accenti anticlericali anche feroci, viene formulato da Erasmo in termini che riscuotono il consenso entusiastico di settori amplissimi della cultura europea.

È noto che in un primo tempo molti ambienti umanistici guardano a Lutero come a un alleato. Se tuttavia il conflitto tra una cultura scolastica ormai esausta e i nuovi fermenti introdotti dalla filologia e dalle bonae litterae è una chiave di lettura decisiva per comprendere la Riforma svizzera, esso non lo è altrettanto per Lutero.

Naturalmente il Nuovo Testamento greco edito da Erasmo interessa alquanto il Riformatore, così come le Adnotationes grammaticali con le quali il principe degli umanisti lo correda. Nemmeno il rinnovamento culturale umanistico che attraversa l’Europa è in grado di spiegare quanto accade intorno al nome e alla predicazione di Lutero.

Lutero e il ripristino della Chiesa

Ritengo che ci si possa avvicinare al cuore della questione ascoltando la testimonianza di Friedrich Nietzsche, il quale, dalla sua posizione di avversario acerrimo della fede in Gesù, coglie tuttavia un punto centrale e anzi, un aspetto del punto centrale, laddove imputa a Lutero la responsabilità di avere rianimato quello che a Nietzsche appare un cadavere, cioè il cristianesimo storico, nella fase iniziale della modernità.

Lutero non vuole costruire una religione nuova a partire da una semplice esigenza di aggiornamento culturale. La sua intenzione è ricondurre la Chiesa alla sua origine evangelica, eliminando ciò che egli considera una deformazione del rapporto tra la grazia divina e le pratiche ecclesiastiche.

La sua protesta non è quindi spiegabile soltanto con il contrasto tra Medioevo e modernità, tra scolastica e umanesimo o tra centralizzazione romana e autonomie territoriali. Questi fattori contribuirono alla diffusione e all’esito storico della Riforma, ma non costituiscono il nucleo unitario dell’identità di Lutero.

La forma ecclesiale della giustificazione

La giustificazione per grazia mediante la fede è un contenuto teologico, ma anche un principio capace di trasformare l’intera forma della vita ecclesiale. Se la grazia è immeritata e incondizionata, il credente non può essere costretto a fondare la propria speranza sulle opere, sulle offerte o sull’appartenenza passiva a una struttura gerarchica.

Da questo messaggio nacque un nuovo modello di Chiesa cristiana, senza papa e, in larga misura, senza vescovi, quindi non più gerarchica ma assembleare, non più piramidale ma comunitaria, con una pietà essenziale centrata sulla lettura biblica e sulla preghiera, e un forte impegno a servire Dio nel mondo.

La libertà del cristiano, il sacerdozio universale dei credenti, il primato della Scrittura e la centralità di Cristo convergono in un unico disegno. L’istituzione ecclesiastica deve servire l’Evangelo e non sostituirsi ad esso.

La separazione dalla vita monastica e il matrimonio

Dopo la scomunica Lutero abbandonò la vita monastica, avendo maturato la convinzione che il cristiano deve vivere la sua vocazione nella società e non in convento: lo scritto I voti monastici (1521) contiene la sua critica del monachesimo.

Ancora sotto l’impressione della rivolta dei contadini, Martin Lutero, a sorpresa e contro i consigli dei amici, sposa la ex-monaca Katharina von Bora. Per Lutero è un segno di speranza in un mondo che sembrava sprofondare nel caos.

Nel 1525 sposò una ex suora, Caterina von Bora, da cui ebbe sei figli. Certamente il matrimonio cambia la vita di Martin Lutero. Il monaco e riformatore diventa padre di famiglia: nascono sei figli.

Del resto Katharina von Bora è un grande sostegno per Martin Lutero che non è un tipo molto pratico: essa si occupa della casa e amministra il patrimonio. Non è un compito facile, perché Lutero non badava ai soldi e invitava sempre ospiti a casa, in cui oltre ai numerosi ospiti vivevano anche studenti e la sorella di Katharina von Bora con i suoi sei figli.

A tavola si discuteva spesso di questioni teologiche e di problemi attuali. Alcuni ammiratori e studenti annotavano le parole di Lutero che così ci sono tramandate nei variopinti Tischreden (Discorsi a tavola).

L’insegnamento, la predicazione e la cura d’anime

La vita di Lutero si svolse da allora lungo tre direttrici: l’insegnamento universitario, l’attività pastorale, l’elaborazione teologica. Frutto dell’insegnamento sono i suoi commenti ai libri della Bibbia, ai quali bisogna affiancare la sua traduzione della Bibbia largamente utilizzata ancora oggi e ritenuta pietra miliare nella storia della lingua tedesca.

Lutero è preso da una quantità di lavoro impressionante: la chiesa deve essere organizzata, problemi politici devono essere risolti e dispute teologiche devono essere affrontate. Ma l’impegno primario rimane sempre la predicazione, l’insegnamento e la cura d’anime.

La produzione teologica è iniziata pubblicamente con la Disputa sull’efficacia delle indulgenze (le famose 95 tesi, 1517) e proseguita in serrato dialogo critico con l’istituzione ecclesiastica romana (l’Appello alla nobiltà cristiana della nazione tedesca e La cattività babilonese della Chiesa, 1520).

Le principali opere e controversie

  • Le 95 tesi del 1517 affrontano il problema delle indulgenze e contestano il loro legame con semplici offerte in denaro.
  • La libertà del cristiano del 1520 diventa il manifesto programmatico della Riforma.
  • L’Appello alla nobiltà cristiana della nazione tedesca e La cattività babilonese della Chiesa del 1520 sviluppano il confronto con l’istituzione ecclesiastica romana.
  • I voti monastici del 1521 contengono la critica della vita monastica.
  • L’autorità secolare del 1523 e l’Esortazione alla pace del 1525 intervengono nel confronto con la rivolta dei contadini.
  • Il servo arbitrio del 1525 esprime il distacco dall’umanesimo di Erasmo.
  • Il Piccolo e il Grande catechismo del 1529 servono all’istruzione religiosa del popolo riformato.
  • La Messa tedesca del 1526 contribuisce alla definizione della nuova liturgia.
  • La Confessione sulla Cena del 1528 affronta il confronto con Zwingli sull’interpretazione dell’Eucaristia.
  • Gli ebrei e le loro menzogne del 1542 ripete gravi pregiudizi tipici della tradizione cristiana antica e medievale.

Il confronto con altri movimenti e altri riformatori fu parte integrante dell’attività di Lutero. Gli anabattisti difendevano l’idea di una Chiesa santa, separata dal mondo corrotto e perduto; Thomas Müntzer sosteneva una visione apocalittica e rivoluzionaria della storia; Erasmo proponeva una diversa interpretazione del rapporto tra Dio e l’uomo; Zwingli sosteneva un’interpretazione simbolica della Cena del Signore o Eucaristia.

La divisione tra luterani e riformati

Con Ulrich Zwinglici sono differenze soprattutto sulla interpretazione della Santa Cena che spaccano il mondo evangelico. Infatti la Riforma si sviluppa in due correnti principali: luterani e riformati.

La separazione non riguarda soltanto questioni liturgiche secondarie. Essa mostra che il richiamo comune alla Scrittura e alla grazia non produce automaticamente una sola interpretazione teologica o una sola forma istituzionale.

Solo nel 1973 con la Concordia di Leuenberg la spaccatura viene definitivamente superata. Il mondo evangelico rimase quindi articolato in tradizioni diverse, accomunate dal riferimento alla Riforma ma distinte per la dottrina della Cena, l’organizzazione ecclesiale e la lettura di alcuni temi fondamentali.

La Confessione augustana e la stabilizzazione del luteranesimo

Dal 1525 al 1530, Lutero ed i suoi seguaci si impegnarono a consolidare la loro dottrina, per rispondere alle critiche della Chiesa romana e per proteggerla da possibili interpretazioni estemiste.

Nel giugno 1530 finalmente venne presentata la Confessione Augustana che rappresentò la definitiva sistemazione dottrinale del luteranesimo. Martin Lutero ispira la Confessione Augustana, confessione di fede elaborata dal suo stretto collaboratore e amico Filippo Melantone e da questo presentata alla dieta imperiale di Augusta.

La base della loro fede è, come per tutte le Chiese protestanti, la Sacra Scrittura e, in posizione subordinata, la confessione di fede redatta da Filippo Melantone e presentata alla Dieta di Augusta nel 1530, e perciò detta Confessione augustana.

Accanto a essa hanno particolare valore per la fede dei luterani gli Articoli di Smalcalda di Lutero (1537) e la Formula di concordia (1577).

La vocazione nel mondo e la civiltà del lavoro

La Riforma non si limitò alla trasformazione della predicazione e della liturgia. Lutero modificò anche il modo di concepire la vocazione cristiana, che non doveva essere cercata soltanto nella vita monastica o clericale.

Pur appartenendo per tanti versi al Medioevo, Lutero diede impulsi decisivi nella direzione della modernità. In particolare, favorì la nascita della ‘civiltà del lavoro’ caratteristica dell’Occidente moderno, affermando che la professione è l’ambito in cui il cristiano deve vivere la sua vocazione.

Nello stesso tempo, Lutero preparò l’avvento dello Stato laico, sostenendo l’autonomia del potere civile da quello ecclesiastico, pur nella comune sottomissione al volere di Dio.

La professione quotidiana diventa così un luogo concreto della responsabilità cristiana. Il servizio a Dio non è più circoscritto al convento, alla liturgia o alle attività riservate al clero, ma si esercita anche nella società e nel lavoro.

La fine dell’unità religiosa dell’Occidente

Martin Lutero era un monaco tedesco che nella prima metà del 16° secolo, a cavallo tra il Medioevo e l’età moderna, mise in moto un grande processo religioso e culturale, poi chiamato Riforma protestante.

Nel giro di circa cinquant’anni, dal 1517, anno in cui affisse alla porta della chiesa di Wittenberg le celebri 95 tesi, al 1563, anno di chiusura del Concilio di Trento, Lutero cambiò il volto religioso dell’Europa e, in prospettiva, di tutto l’Occidente cristiano.

La scomunica e il bando furono il primo passo, decisivo, verso la rottura dell’unità della Chiesa d’Occidente, ma non poterono impedire alla Riforma di farsi strada tanto fra il popolo quanto fra teologi e uomini di governo, e di affermarsi in quasi tutti i paesi d’Europa.

AreaEsito della diffusione della Riforma
Scandinavia, regione del Baltico, diversi cantoni svizzeri, Alsazia e ScoziaIn alcuni sostituì il cattolicesimo come religione di Stato
Francia, Paesi Bassi e UngheriaIn altri divenne una cospicua presenza
Italia e Penisola IbericaIn altri ancora una esigua minoranza perseguitata

Con la nascita del luteranesimo, ufficialmente riconosciuto con la pace di Augusta del 1555, e del calvinismo, riconosciuto solo con la pace di Vestfalia del 1648, il cristianesimo occidentale divenne pluralista.

La dimensione politica e sociale della Riforma

All’origine della trasformazione vi furono anche condizioni politiche e sociali favorevoli alla diffusione delle idee riformatrici. Il malcontento verso lo stile di governo della Chiesa era diffuso in Germania, ma anche nel resto d’Europa.

Il fatto che una questione teologicamente non centrale come quella delle indulgenze potesse concentrare un potenziale esplosivo dipese dall’intreccio tra scontento ecclesiastico, tensioni politiche, sviluppo della stampa e domanda di rinnovamento religioso.

La Riforma si sviluppò quindi come un processo in cui il contenuto teologico e le circostanze storiche si rafforzarono reciprocamente. La dottrina della grazia fornì il nucleo spirituale, mentre la stampa, i conflitti territoriali e le trasformazioni sociali permisero a quel nucleo di diventare una forza pubblica.

Le contraddizioni dell’eredità luterana

La figura di Lutero non può essere ridotta a un’immagine univoca di liberatore della coscienza. La sua opera contribuì alla libertà religiosa e culturale, ma fu anche coinvolta in conflitti, repressioni e giudizi severi contro gruppi e avversari.

Negli anni seguenti Lutero si dedicò alla scrittura di diversi libri. Uno, in particolare, Degli ebrei e delle loro menzogne, fu dedicato agli ebrei.

Gli ebrei, sui quali Lutero ripeté i gravi pregiudizi tipici della tradizione cristiana antica e medievale, furono oggetto di una delle sue opere più problematiche. Questa dimensione appartiene alla storia concreta del riformatore e deve essere considerata insieme al suo contributo teologico e culturale.

Invecchiando Lutero diventò sempre più petulante, irascibile e a tratti anche volgare sia nella vita di tutti i giorni che nelle sue trattazioni. Inoltre cominciò anche a mangiare e bere in maniera smisurata, tanto da svuotare numerosi boccali di birra a pasto.

Gli ultimi anni e la morte

Le sue condizioni di salute intanto peggiorarono sempre più e Lutero morì a Eisleben, sua città natale, il 18 febbraio 1546 a causa di un’ulcera. Martin Lutero nacque a Eisleben e vi morì il 18 febbraio 1546, all’età di sessantadue anni.

Il teologo tedesco morì nella sua città natale, Eisleben, all’età di 62 anni, per motivi di salute. In una lettera scritta un mese prima della sua morte confessò di sentirsi «vecchio, decrepito, pigro, logoro e ormai orbo».

Nel 1543 come ultima grande opera di Lutero viene pubblicato il commentario alla Genesi. Nel 1546 Lutero muore il 18 febbraio.

L’eredità storica e teologica

Martin Lutero rivoluzionò il cristianesimo con le sue 95 tesi, dando inizio alla Riforma Protestante. Contestò la vendita delle indulgenze e sostenne la salvezza per grazia, il primato della Bibbia e il sacerdozio universale.

Le sue idee portarono a profonde trasformazioni nella Chiesa e nella società. Martin Luther (1482-1546), voleva riformare la Chiesa del suo tempo. Le sue convinzioni teologiche e la situazione politica lo fecero diventare il fondatore di una nuova confessione: quella della Chiesa evangelica luterana.

Nel 20° secolo il luteranesimo ha dato contributi importanti alla testimonianza cristiana nel mondo, con uomini come Nathan Söderblom, vescovo svedese pioniere del movimento ecumenico; Albert Schweitzer, premio Nobel per la Pace in piena guerra fredda (1952); Dietrich Bonhoeffer, pastore e martire del nazismo.

Il luteranesimo è una delle grandi confessioni cristiane, sparsa in tutto il mondo con oltre 70 milioni di fedeli. Ne fanno parte oltre 100 Chiese nazionali e regionali che si richiamano a Lutero e che oggi sono unite nella Federazione luterana mondiale, creata nel 1947.

L’identità unitaria di Martin Lutero emerge dunque dalla convergenza di quattro primati: la Scrittura come criterio della fede, la grazia come origine della salvezza, la fede come risposta del credente e Cristo come unico mediatore tra Dio e l’uomo. Da questi primati derivano la critica delle indulgenze, la libertà della coscienza, il sacerdozio universale, la riforma della liturgia, la traduzione della Bibbia e il ripensamento della Chiesa.

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