L’archivio storico delle parrocchie di Omegna si inserisce nella storia della pieve e del territorio ecclesiastico della Valle Strona, oggi organizzato nell’UPM 14 - Omegna, Vicariato dei Laghi. La parrocchia di Omegna “Sant’Ambrogio” è collegata alle comunità di Crusinallo e Germagno, mentre altre parrocchie e comunità del territorio comprendono Bagnella, Cireggio, Quarna Sopra, Quarna Sotto, Cesara, Grassona, Arola, Nonio, Brolo, Pettenasco, Agrano, Massiola, Forno, Sambughetto, Luzzogno, Fornero, Chesio e Loreglia.
La consultazione e l’eventuale digitalizzazione dei registri parrocchiali devono seguire la procedura diocesana riportata alla voce “archivio parrocchiale - consultazione”. La Chiesa cattolica, proprietaria dei dati, è titolata al trattamento dei dati solo nel rispetto della normativa canonica e civile.
Omegna nella storia ecclesiastica della Valle Strona
Il vescovo Bascapè annovera nel 1615 le parrocchie della valle come ancora unite ad Omegna. Dopo l’erezione a parrocchie di Sambughetto nel 1639 e Campello nel 1749 la valle fu staccata da Omegna e costituito il vicariato di Luzzogno.
La parrocchiale della Beata Vergine Maria Assunta risulta consacrata nel 1606 dopo che la cura si separò da quella di Luzzogno nel 1590. A sua volta, Luzzogno si era separata dalla cura di Omegna nel 1455.
Le dipendenze medioevali di Massiola, assieme a quelle della Valle Strona, si desumono da quelle di Omegna a cui il luogo è sempre stato unito. Nel 1117 il vescovo di Novara Riccardo investì i conti di Crusinallo del diritto di riscuotere le decime ecclesiastiche della Pieve di Omegna.
Con la convenzione dell’11 agosto 1221 il comune di Novara fece acquisto dai conti di Crusinallo di Omegna, Crusinallo, Scona, Mesima, Gattico, per la cifra di 1.300 lire imperiali. L’anno seguente, nel 1312, Omegna si costituisce come libero comune passando così sotto la giurisdizione di Novara, a sua volta sotto il dominio di Milano.
Nel 1397 con diploma del 25 gennaio Omegna con i paesi dipendenti e la valle Strona entrarono a far parte della contea di Angera all’interno del Ducato visconteo. Nel 1447, dopo la morte di Filippo Maria Visconti, viene proclamata la Repubblica Ambrosiana che riconosce Omegna terra libera.
Il 5 maggio del 1450 Omegna e Valstrona vengono infeudate ai Borromeo, ai quali Ludovico il Moro le toglie nel 1494. Alla sua caduta, cinque anni dopo, Omegna e le terre dello Strona vengono nuovamente concesse ai Borromeo in cambio di una grossa cascina situata alle porte di Milano.
La prima infeudazione di età moderna risulta quella ai Borromeo il 5 maggio del 1450, rinnovata nel 1499 dopo essere stata revocata da Ludovico il Moro nel 1494. I Borromeo avevano ottenuto anche il privilegio di libera escavazione nelle miniere dell’area.
Per tutta l’età moderna risulta infeudata con la Valle Strona ai Borromeo fino al 1756. Omegna costituiva a fine Quattrocento la sede di una delle dieci podesterie dello “Stato Borromeo”.
Dal 1535 il Novarese entra a far parte della dominazione spagnola. Omegna e la Valstrona passano con la pace di Aquisgrana del 1743 al Regno di Sardegna.
Con la Repubblica Cisalpina, entrata in vigore nel 1800, il cantone d’Omegna, sottoposto al V distretto con sede ad Arona, entrò a far parte del dipartimento dell’Agogna nella Repubblica Cisalpina. Nel 1805 figura come sottoposto alla Vice-prefettura di Arona.
Dal 1815, dopo il ritorno all’interno del Regno di Sardegna, Massiola fa parte del mandamento di Omegna, provincia di Pallanza. Con il regio editto del 10/11/1818, Omegna venne costituita in mandamento, appartenente alla giurisdizione del Senato di Piemonte, divisione di Novara e provincia di Pallanza.
La chiesa parrocchiale di Omegna e le sue stratificazioni storiche
La chiesa parrocchiale di Omegna ha origini molto antiche. Posizionata in Piazza Beltrami, nei pressi dell’incrocio in cui si può ammirare l’antica Porta Romana, a partire dall’impianto romanico originario caratterizzante la facciata, è il risultato della continua sovrapposizione dei diversi stili artistici e architettonici che si sono susseguiti nei secoli.
Con ogni probabilità, il primo nucleo della chiesa è stato eretto tra il 960 e il 969 d.c., presumibilmente a seguito delle donazioni dell’Imperatore Ottone I ai canonici della Riviera. La chiesa parrocchiale di Omegna, il cui nucleo originario è stato eretto intorno all’anno Mille, è il risultato della continua sovrapposizione dei diversi stili artistici e architettonici che, a partire dal 1470, poi in epoca barocca, e infine negli Anni 20 del Novecento, si sono susseguiti nei secoli.
A partire dal 1470, poi in epoca barocca e, infine, negli Anni 20 del Novecento, i rimaneggiamenti furono, comunque, numerosi, compreso l’ampliamento dell’impianto basilicale e la torre campanaria, successivamente inglobata nella muratura dell’edificio, mentre il porticato risale al XIX secolo.
Il lato Sud della Collegiata è noto per essere caratterizzato da alcuni degli elementi più antichi. Tra questi: il portale laterale della chiesa; la scritta “MCCCCLXX” a indicare la data dei primi lavori di ampliamento; le ultime tracce di un affresco quattrocentesco raffigurante un Cristo in trono; un grande San Cristoforo egualmente deteriorato; una meridiana affrescata databile intorno al 1810.

La cappella della Madonna di Lourdes
Avanzando ancora sulla destra si trova la cappella della Madonna di Lourdes: un riadattamento risalente al 1911 dell’antico ossario, che ora ospita la ricostruzione della grotta con il gruppo statutario della Madonna e della giovane Bernadette in marmo bianco dipinto.
Il lato Sud della Collegiata è noto per essere caratterizzato da alcuni degli elementi più antichi. Tra questi, in particolare, la cappella della Madonna di Lourdes: un riadattamento risalente al 1913 dell’antico ossario, che ora ospita la ricostruzione della grotta con il gruppo statutario della Madonna e della giovane Bernadette in marmo bianco dipinto.
Leggendo nei documenti dell’archivio parrocchiale, come diligentemente documentati nel bollettino storico novarese LXXXII dal titolo Sant’Ambrogio di Omegna negli ultimi due secoli di Fabrizio Bianchetti (1991), possiamo ricavare alcune curiosità.
“Il 18 maggio 1911 la fabbriceria, nell’intento di apportare migliorie alla chiesa, chiede al municipio di demolire la cappella dell’ossario, perché giudicata in degrado ed ingombrante ai fini di possibile futura sistemazione della piazza circostante.”
“Ma il 4 agosto la Soprintendenza, dopo aver visitato il luogo, proibisce tale demolizione perché a suo giudizio l’edicola, ritenuta del sec XVII, è ancora in buone condizioni; suggerisce piuttosto una eventuale altra destinazione.”
“Al professor Rodolfo Gambini di Alessandria viene richiesto di riattare l’ex cappella dell’ossario, a somiglianza della grotta di Lourdes.”
“Il 27 maggio 1913 ricompare la Soprintendenza, che, pur approvando il progetto Gambini per la ex Cappella dell’Ossario, con giusta ragione esige che siano valorizzati gli aspetti originari dell’edificio.”
“Potendo sistemare la ex cappella dell’ossario, perché non dare anche una miglior sistemazione alla piazza circostante?”
“Allo scopo, il geometra Romolo Cardini, su incarico della fabbriceria, appronta un progetto ove è prevista anche la creazione di una scalinata a lato della Cappella, con un preventivo di spesa complessiva di lire 2.600.”
“È del 1927, dopo cinque anni di studi, il progetto di riforma dell’abside esterna della chiesa parrocchiale dell’Arch. Armando Melis di Torino, in collaborazione con ing. Arch. Carlo Nigra, e approvato dalla Soprintendenza.”
“Esso consiste nella costruzione di nuove corniciature, lesene ed affreschi verso piazza Nobili de Toma, oggi piazza Beltrami.”

Struttura, cappelle e opere d’arte della collegiata
Caratterizzata da un tetto interamente realizzato in piode valsesiane, la collegiata è a pianta longitudinale senza transetto e al suo interno è suddivisa in tre navate con archi a tutto sesto e volte a crociera affrescate e decorate.
La pregevole pavimentazione è costituita da un seminato alla veneziana ed è caratterizzata da disegni mosaicati. Sei, in tutto, le cappelle della collegiata, di cui quella dedicata a San Vito è la più grande.
Al suo interno sorge un bellissimo altare dedicato alla Madonna del Carmine, squisitamente barocco e di raffinata fattura. Lateralmente all’altare si aprono due passaggi che conducono alla cappella retrostante, dove si trova ancora oggi il coro ligneo appartenuto alla Confraternita del Santissimo Sacramento, che reggeva il patronato della cappella.
Qui si trova l’antica urna pervenuta a Omegna nel 1611 con le reliquie di San Vito che, da allora, è co-patrono della nostra città.
Infine, l’opera di maggior valore e pregio artistico custodita nella collegiata è il grande polittico ligneo, dipinto e dorato, di Fermo Stella da Caravaggio che, risalente al 1547, si trova sulla parete di fondo dell’abside.
Sulle sue sei grandi tavole in legno di pioppo cipressino raffigura la Vergine con il Bambino attorniata dai nove santi protettori delle terre della pieve e da figure angeliche.

La rete parrocchiale dell’UPM 14 - Omegna
MODERATORE Don Gianmario Lanfranchini
DELEGATO AMMINISTRATIVO Don Franco Bricco
VICARIO EPISCOPALE Don Gianmario Lanfranchini
UPM 14 - OMEGNA
Vicariato dei Laghi
| Lettera | Parrocchie e comunità |
|---|---|
| a | Omegna “Sant’Ambrogio” - Crusinallo - Germagno |
| b | Bagnella (comune di Omegna) |
| c | Cireggio (comune di Omegna) - Quarna Sopra - Quarna Sotto |
| d | Cesara - Grassona - Arola |
| e | Nonio - Brolo |
| f | Pettenasco - Agrano (comune di Omegna) |
| g | Massiola - Forno - Sambughetto |
| h | Luzzogno - Fornero (comune di Valstrona); Chesio (comune di Loreglia) |
| i | Loreglia |
Sacerdoti e diaconi al servizio delle comunità: Don Graziano Galbiati, Don Gianmario Lanfranchini, Don Luca Longo, Don Gaudenzio Martini, Don Pietro Minoretti, Don Ugo Peretti, Don Domenico Piatti, Don Andrea Primatesta, Don Giuliano Ruga, Don Luigi Trentani, Don Stefano Gallina, Diac. Ezio Manini.
Massiola e la documentazione parrocchiale della Valle Strona
Autori: Colombo, Emanuele. Anno Compilazione: 2012. Provincia: Verbano-Cusio Ossola. Area storica: Valle Strona, che fa attualmente parte della Comunità Montana dello Strona e Basso Toce.
Massiola conta 143 abitanti secondo ISTAT 2011 e ha un’estensione di 806 ettari. Confina con Valstrona e Anzola d’Ossola; le frazioni sono Forno di Omegna, Marmo e Località Fontana.
Il toponimo potrebbe costituire il diminutivo realizzato mediante il suffisso -eolus della voce tardo-latina massa, con il significato di “fondo, podere”.
La parrocchiale della Beata Vergine Maria Assunta risulta consacrata nel 1606 dopo che la cura si separò da quella di Luzzogno nel 1590. A sua volta, Luzzogno si era separata dalla cura di Omegna nel 1455.
All’interno della parrocchiale esistono l’altare della Beata Vergine del Rosario con relativa società del Rosario, una confraternita del Santissimo Sacramento e la dottrina cristiana.
Nel 1759 sono ubicati entro il territorio parrocchiale ben sei oratori, ovvero l’oratorio SS. Anna e Carlo a Fornero; quello di S. Andrea, vicino a Piana; l’oratorio S. Marta nella frazione Marmo, in cui risulta anche eretta la confraternita omonima, aggregata a quella del Santissimo Sacramento della parrocchiale; l’oratorio della Beata Vergine Maria Dolorosa, sita in finibus Parochiae; l’oratorio S. Margherita, distante un miglio e posta lungo una “via in descensum angusta et difficili”; infine, l’oratorio di S. Giuseppe.
Il beneficio parrocchiale risulta formalmente di libera collazione ma in pratica è di nomina comunitaria, tanto che, come nelle parrocchie vicine, il sacerdote è stipendiato dalla comunità. “La comunità annualmente è tenuta dare al parroco la congrua metà a S. Pietro e l’altra al S. Natale”, per strumento rogato il 23/9/1599.
“Ogni famiglia è tenuta dare ogni anno un formaggio in peso di lire una” al parroco, oltre ad un carico di legna grossa, secca e forte. Nel caso di infermità o vecchiaia il parroco deve rilasciare alla comunità un terzo dello stipendio, da utilizzare per assumerne un altro.
La comunità finanzia inoltre due messe da tenersi nell’oratorio di S. Giuseppe. Dagli strumenti di fondazione dei benefici, risulta che questi ultimi erano fondati pressoché esclusivamente sulla rendita di capitali, cioè censi.
Nella comunità è inoltre presente una Confraria di S. Spirito. A causa della distanza dall’insediamento principale del paese, tuttavia, la parrocchiale perde progressivamente di importanza.
Nel 1942, sappiamo dal sagrestano, interrogato in merito a un furto avvenuto nella chiesa, che “In detta chiesa parrocchiale, per la distanza dall’abitato, si celebrano le funzioni soltanto nei giorni festivi durante l’estate e solo nelle solennità durante l’inverno.”
“In tale chiesa non si conserva mai di notte il Santissimo Sacramento, che è invece conservato nell’oratorio di S. Marta, situato nel centro del paese, oratorio in cui normalmente si celebrano le funzioni.”
Archivi parrocchiali, memoria locale e organizzazione territoriale
La comunità intesa da un punto di vista amministrativo sorge relativamente tardi. Fiscalmente e giurisdizionalmente, Massiola risulta infatti per tutta l’età moderna una dipendenza di Omegna.
Come spiega il console nel corso dell’indagine preparatoria per il catasto di Carlo VI, “La detta comunità viene censita dal comune dominante di Omegna in lire 14 soldi 15 di estimo, qual lira porta seco un aggravio al presente di circa lire 20 per cadauna”.
Le spese relative alla giurisdizione venivano poi divise all’interno delle varie terre della pieve seguendo un estimo. Sui rapporti con Omegna si discute in particolare nel corso di una disputa sorta tra quest’ultima e le comunità della valle, che poco dopo il passaggio del Novarese al Regno di Sardegna nel 1743 avevano dato vita a proteste per una nuova ripartizione dei carichi.
I tumulti avevano visto il loro apice nel “numeroso concorso di uomini armati nel borgo di Omegna”, per protestare contro i regolamenti annonari introdotti dopo il passaggio allo Stato sabaudo.
Le richieste delle comunità di valle intendevano in particolare ridiscutere le modalità di governo e di ripartizione dei carichi della pieve. Il governo della pieve spettava ad Omegna, che poteva disporre di tre voti su quattro nel consiglio generale, nonostante avesse un estimo di gran lunga inferiore rispetto alla somma delle altre terre.
Una prima, embrionale forma di organizzazione politica della valle Strona esclusa Omegna, allorché il 23/10/1747 e 30/11/1748 si riuniscono due consiglieri per comunità a Casale Corte di Cerro in casa di Carlo Giuseppe Giano, non ebbe seguito.
La convenzione stipulata in seguito ai tumulti avrebbe dovuto riformulare le modalità di governo della pieve, assegnando la carica di sindaco generale a un forese, ma non fu osservata da Omegna.
Dopo una lunga controversia di fronte al Senato di Piemonte, le comunità della valle furono liberate con sentenza senatoriale del 13 giugno 1757 dalle imposizioni relative al maestro, medico, e quaresimalista, di cui godeva quasi esclusivamente Omegna.
Il funzionamento politico della valle non fu però intaccato. Alla data del 1756, la pieve di Omegna contava 20 comunità fiscalmente obbligate in solido. All’interno del riparto, Massiola figurava avere un estimo di 14 lire e cinque soldi.
Il modo di costruire la comunità segue dunque altre vie rispetto a quella fiscale e giurisdizionale, e si riassume soprattutto in due aspetti, vale a dire nella gestione dei diritti di pascolo, e nel finanziamento della prebenda parrocchiale.
Le prime deliberazioni conservate del consiglio comunale rimontano soltanto al 1822. In precedenza, erano sicuramente attivi a Massiola due consoli, come i processetti preparatori per il catasto del 1722 dimostrano.
Gli statuti sono quelli di Omegna e pieve, in cui rientrava Massiola. Tali statuti sono compilati a partire dal 1384 con aggiunte fino al 1622.
A livello locale esistono numerosi regolamenti relativi al pascolo, alla polizia rurale e all’organizzazione della vita comunitaria. Nell’archivio comunale esistono un catasto dei beni di seconda stazione del 1773 e un registro delle mutazioni di proprietà che comincia dal 1797.
Le deliberazioni del Consiglio comunale partono dal 1822. La documentazione ecclesiastica e quella civile consentono quindi di leggere congiuntamente la storia religiosa, amministrativa, sociale ed economica dell’area di Omegna e della Valle Strona.
Consultazione e digitalizzazione dei libri parrocchiali
Continuano a pervenire alle Parrocchie numerose richieste di digitalizzazione o di ripresa fotografica dei registri parrocchiali con l’obiettivo della ricostruzione degli alberi genealogici, per motivi di studio, commerciali, religiosi, familiari.
Attenzione alle richieste di filmare e/o digitalizzare i libri parrocchiali. Vi ricordiamo che è necessario seguire la procedura diocesana riportata alla voce “archivio parrocchiale - consultazione”.
La Chiesa cattolica, proprietaria dei dati, è titolata al trattamento dei dati solo nel rispetto della normativa canonica e civile.
La documentazione degli archivi ecclesiastici
Un archivio parrocchiale può conservare registri anagrafici, documenti vescovili e di curia, carteggi amministrativi, legati, processicoli matrimoniali, inventari, cronache parrocchiali, atti delle confraternite, documentazione della fabbriceria, atti relativi alle chiese sussidiarie e fondi librari antichi.
La documentazione può comprendere registri di battesimi, cresime, matrimoni, morti e stati d’anime. Accanto ai registri anagrafici possono essere presenti atti di nascita, matrimonio e morte prodotti nell’ambito dello stato civile.
Tra le serie amministrative rientrano circolari, decreti, carteggi, legati, benefici, cappellanie, compravendite, locazioni, testamenti, contenziosi, inventari e documentazione relativa al patrimonio parrocchiale.
Le confraternite, le associazioni parrocchiali, le fabbricerie e le chiese sussidiarie possono costituire fondi collegati all’archivio principale. In alcuni casi sono conservati anche archivi aggregati prodotti da associazioni locali o da comunità trasferite.
Archivi congregazionali e documentazione religiosa
L’archivio di una congregazione religiosa, detto anche congregazionale, conserva la documentazione prodotta da un istituto di vita consacrata di voti pubblici semplici, vissuti in comunità.
Le congregazioni religiose possono essere maschili o femminili. I loro membri sono detti «religiosi di voti semplici».
Si distinguono in congregazioni clericali, quelle governate da chierici pur ammettendo al suo interno anche laici, e laicali, quelle che non richiedono l’ordine sacro per perseguire il fine proprio dell’istituto.
Le prime, in genere, si prefiggono come fine la perfezione dei propri membri, l’apostolato e le opere di carità. Le altre, invece, sono comunità di laici dedite prevalentemente all’istruzione o alla cura di malati, carcerati e poveri.
L’archivio congregazionale può conservare documentazione riguardante atti fondativi, erezione e approvazione con statuto, costituzione, regola, facoltà e privilegi, diritti di proprietà, inventari di beni mobili e immobili, donazioni e testamenti.
Può inoltre conservare corrispondenza con la Santa Sede, esenzioni, privilegi, facoltà, dispense, cause, reliquie, corrispondenza e documentazione relativa ai vescovi, alle curie diocesane, ai superiori e al governo civile.
Tra le altre serie possono comparire registri di fratelli e sorelle, doti monacali, processi, registri di messe, cappellanie, scritti e studi, rendiconti, missioni e documentazione relativa alle attività assistenziali, formative e missionarie.
Le congregazioni religiose sono nate sul finire del XVI secolo come pie associazioni di chierici desiderosi di vivere in comunità senza, tuttavia, costituirsi in veri e propri ordini religiosi per un più semplice perseguimento dei propri fini fondativi.
Tra le prime vi fu la Congregazione dell’Oratorio costituita da San Filippo Neri a Roma presso la chiesa di San Girolamo della Carità nel 1551, eretta canonicamente nel 1575 da papa Gregorio XIII, e destinata alla santificazione delle anime mediante l’istruzione, la direzione spirituale, la predicazione e l’apostolato liturgico, in particolare tra i giovani.
Più o meno ispirate a quel modello nacquero poi varie altre congregazioni, come Dottrinari (1592), Pii Operai (1606), Monfortani (1705), e così via fino a quelle più note e recenti dei Salesiani (1859) o delle Missionarie della Carità (1950) di Madre Teresa di Calcutta.
L’organizzazione degli archivi delle congregazioni religiose è fortemente caratterizzata dallo specifico carisma dell’istituto. Nate, però, dopo il Concilio di Trento, le congregazioni religiose hanno generalmente definito nei propri statuti la necessità e talvolta la modalità di tenuta della documentazione relativa alla vita dell’istituto.
Quelle più antiche, tuttavia, precedenti le leggi risorgimentali di soppressione, hanno visto la dispersione e la confisca dei propri archivi, per lo più oggi depositati presso gli archivi di Stato.
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