La Chiesa cattolica ha storicamente avuto una posizione chiara e negativa riguardo all’appartenenza alla massoneria. Secondo la dottrina cattolica, l’iscrizione alla massoneria è incompatibile con la fede cattolica, e quindi, chi è iscritto alla massoneria non può ricevere i sacramenti.
Il 26 novembre 1983 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò una dichiarazione firmata dal cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto e in seguito papa Benedetto XVI, nella quale si affermava: “Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i principi sono stati sempre inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione ad essa rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione”.
La dichiarazione del 1983
La dichiarazione fu elaborata dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e approvata da Giovanni Paolo II. La sua pubblicazione avvenne pochi giorni prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice di Diritto Canonico, promulgato da Giovanni Paolo II nel 1983.
Il nuovo Codice di Diritto Canonico promulgato da Papa Giovanni Paolo II nel 1983 non menziona esplicitamente la massoneria, ma la Congregazione per la Dottrina della Fede ha chiarito nel 1983, con una dichiarazione firmata dal Cardinale Joseph Ratzinger (poi Papa Benedetto XVI), che la posizione della Chiesa non era cambiata.
La dichiarazione afferma che “l’iscrizione a un’associazione massonica rimane proibita dalla Chiesa” e che “i fedeli che appartengono alla massoneria sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.”
La Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, in un suo documento del 26 novembre 1983, ha ribadito però che “rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono sempre stati considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione ad esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione”.
La posizione storica della Chiesa sulla massoneria
La Chiesa ha condannato la massoneria in diverse occasioni sin dal XVIII secolo. La prima condanna ufficiale risale alla bolla papale “In eminenti” di Papa Clemente XII nel 1738.
La prima condanna della massoneria risale alla costituzione In eminenti di Clemente XII del 24 aprile 1738. La scomunica fu confermata e rinnovata da Benedetto XIV con la costituzione Providas del 18 maggio 1751 e da Pio VII con la costituzione Ecclesiam a Jesu Christo del 13 settembre 1821.
Leone XII ratificò e suggellò i decreti precedenti con la costituzione apostolica Quo graviora del 13 marzo 1825; nello stesso senso si espressero Pio VIII, con l’enciclica Traditi del 21 maggio 1829, Gregorio XVI con l’enciclica Mirari Vos del 15 agosto 1832, Pio IX con l’enciclica Qui pluribus del 9 novembre 1846 e numerosi altri interventi.
Successivi documenti papali, come la bolla “Humanum Genus” di Papa Leone XIII nel 1884, hanno ribadito questa condanna. L’ultimo grande documento dei Pontefici relativo alla massoneria è l’enciclica Humanum Genus di Leone XIII del 20 aprile 1884.
Da allora i Papi inclusero la condanna nei canoni 684, 2335 e 2336 del Codice di Diritto Canonico vigente dal 1917 al 1983.
| Periodo o documento | Contenuto essenziale |
|---|---|
| 24 aprile 1738 | Costituzione In eminenti di Clemente XII |
| 18 maggio 1751 | Costituzione Providas di Benedetto XIV |
| 13 settembre 1821 | Costituzione Ecclesiam a Jesu Christo di Pio VII |
| 13 marzo 1825 | Costituzione apostolica Quo graviora di Leone XII |
| 20 aprile 1884 | Enciclica Humanum Genus di Leone XIII |
| 1917-1983 | Codice di Diritto Canonico con norme riguardanti la massoneria |
| 26 novembre 1983 | Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede |
Scomunica automatica e peccato grave
Il Codice di Diritto Canonico pre-riforma conteneva infatti la scomunica latae sententiae (automatica) per gli iniziati massoni. Occorre precisare che storicamente i massoni erano soggetti a scomunica, come indicato nel Codice di Diritto Canonico del 1917.
Tuttavia, nel Codice di Diritto Canonico del 1983 la menzione esplicita della massoneria è stata rimossa, il che ha portato a qualche confusione sulla pena associata. Nonostante ciò, la dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1983, ha chiarito che l’iscrizione alla massoneria rimane proibita e costituisce un peccato grave, che esclude la persona dai sacramenti.
Questo stato non implica più una scomunica automatica, ma piuttosto un’interdizione ai sacramenti a causa del peccato grave. I massoni, quindi, non sono più automaticamente scomunicati, ma sono considerati in stato di peccato grave che li esclude dai sacramenti.
| Disciplina precedente | Disciplina chiarita nel 1983 |
|---|---|
| Il Codice del 1917 prevedeva la scomunica per l’affiliazione alla massoneria. | Il Codice del 1983 non menziona esplicitamente la massoneria. |
| La scomunica era indicata come latae sententiae, cioè automatica. | La dichiarazione del 1983 conferma il divieto di iscrizione e lo stato di peccato grave. |
| L’appartenenza comportava una pena canonica specifica. | L’appartenenza impedisce l’accesso ai sacramenti a causa del peccato grave. |
Accesso ai sacramenti e ritorno alla comunione ecclesiale
Dato che l’appartenenza alla massoneria è considerata un peccato grave, un cattolico iscritto a una loggia massonica non può ricevere i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. Inoltre, se non vi è un pentimento sincero e l’abbandono della massoneria, non può ricevere l’assoluzione sacramentale nella confessione.
Un membro della massoneria che desideri accedere nuovamente ai sacramenti deve pentirsi sinceramente della sua appartenenza alla massoneria, rinunciare ufficialmente alla sua affiliazione con la loggia massonica, confessare il suo peccato a un sacerdote e ricevere l’assoluzione.
- pentirsi sinceramente della propria appartenenza alla massoneria;
- rinunciare ufficialmente alla propria affiliazione con la loggia massonica;
- confessare il peccato a un sacerdote;
- ricevere l’assoluzione;
- accedere nuovamente ai sacramenti secondo la disciplina della Chiesa.
Benedetto XVI e il giudizio della Chiesa
Quando un cristiano entra in Massoneria non viene più considerato in comunione con la Chiesa, Ratzinger ne compose l’ultima dichiarazione ufficiale quando era cardinale e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
La posizione espressa nel 1983 non fu una nuova condanna generale formulata durante il pontificato di Benedetto XVI, ma la conferma della continuità del giudizio ecclesiale precedente. Il documento fu infatti pubblicato quando Joseph Ratzinger era ancora cardinale e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Il riferimento a Benedetto XVI è quindi legato soprattutto al ruolo svolto da Ratzinger nella preparazione e nella firma della dichiarazione del 26 novembre 1983. La formula ribadiva che i principi delle associazioni massoniche erano considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa.
Il rapporto tra principi massonici e dottrina cattolica
La motivazione della condanna ecclesiale è presentata nella dichiarazione del 1983 come un’incompatibilità di principi. La Chiesa non considera l’iscrizione alla massoneria una semplice appartenenza associativa priva di conseguenze religiose, ma la giudica incompatibile con la fede cattolica.
La Chiesa Cattolica ha storicamente avuto una posizione chiara e negativa riguardo all’appartenenza alla massoneria. Secondo la dottrina cattolica, l’iscrizione alla massoneria è incompatibile con la fede cattolica, e quindi, chi è iscritto alla massoneria non può ricevere i sacramenti.
La dichiarazione del 1983 si concentra sulle associazioni massoniche nel loro insieme e sui principi che le caratterizzano, senza distinguere la posizione dei singoli iscritti sulla base delle loro intenzioni personali. Per questo l’appartenenza stessa viene indicata come proibita.
La lettura antimassonica di Plinio Corrêa de Oliveira
Una parte della riflessione cattolica antimassonica ha interpretato la massoneria come una forza organizzata contro l’ordine cristiano. Il semplice dinamismo delle passioni e degli errori umani, afferma Plinio Corrêa de Oliveira, non è sufficiente a spiegare la marcia vittoriosa della Rivoluzione.
Questo successo richiede l’impulso e la regia di agenti astuti e consapevoli che orientano un processo rivoluzionario per sé caotico: essi sono soprattutto le sette anticristiane, di qualunque natura. Agenti della Rivoluzione possono essere considerate tutte le sètte e le forze segrete che si propongano come fine la distruzione della Chiesa e della Civiltà cristiana.
La setta madre, attorno alla quale si articolano le altre, è la massoneria. Essa, come si rileva chiaramente dai documenti pontifici, e specialmente dall’enciclica Humanum Genus di Leone XIII, ha come “l’ultimo e il principale dei suoi intenti, quello di distruggere dalle fondamenta tutto l’ordine religioso e sociale nato dalle istituzioni cristiane e creare un nuovo ordine a suo arbitrio, che tragga fondamenti e norme dal naturalismo”.
Fin dal 1931, Plinio Corrêa de Oliveira iniziò a trattare il problema dell’azione occulta della massoneria e delle forze segrete. Il pensatore brasiliano si riferì spesso alle “forze segrete” che agiscono nella storia, ma proprio per l’importanza che attribuì al problema non volle appartenere alla schiera dei ricercatori fantasiosi tanto frequenti in questo delicato settore di ricerca.
Egli affrontò sempre questo tema con serietà ed equilibrio, seguendo una scuola che annovera grandi autori quali il padre Augustin Barruel, Jacques Crétinau-Joly, il padre Nicolas Deschamps e, nel nostro secolo, dopo mons. Delassus, mons. Ernest Jouin e il conte Léon de Poncins.
Questi autori, ed altri, hanno documentato in maniera inoppugnabile l’esistenza di una insidiosa cospirazione anticristiana nella storia.
Rivoluzione, infiltrazione e controllo sociale
“Produrre un processo così coerente, così continuo, come quello della Rivoluzione, attraverso le mille vicissitudini di secoli interi, pieni di imprevisti di ogni specie, ci sembra impossibile senza l’azione di successive generazioni di cospiratori dotati di una intelligenza e di una potenza straordinarie.”
“Pensare che la Rivoluzione sarebbe giunta allo stato in cui si trova senza tale azione, equivale ad ammettere che centinaia di lettere dell’alfabeto gettate da una finestra possano disporsi spontaneamente al suolo, in modo da formare un’opera qualsiasi, per esempio l’Inno a Satana di Carducci”.
Il vero problema in realtà, per Plinio Corrêa de Oliveira, non sta tanto nello svelare l’identità dei cospiratori ma in quello, ben più importante, di mostrare la natura profonda della Rivoluzione e i meccanismi grazie ai quali essa avanza.
Gli agenti possono infatti variare, ma il processo rivoluzionario, i suoi meccanismi e la sua mèta anticristiana non mutano. Se la denuncia classica delle forze segrete si è centrata sui loro canali di infiltrazione e di controllo del corpo sociale, soprattutto per quanto riguarda i gangli politici e finanziari degli Stati moderni, l’opera di Plinio Corrêa de Oliveira introduce un ambito nuovo.
Quello dello studio e della denuncia delle tecniche massoniche di governo delle anime; la spiegazione profonda della conoscenza e della manipolazione delle tendenze disordinate, della creazione di ambienti, della diffusione - sia mediante grandi organi di comunicazione, sia con altri mezzi - di una mentalità che, generalizzandosi, garantisce il risultato dell’avanzamento delle idee e dei fatti rivoluzionari.

Massoneria, Chiesa e potere
La massoneria è stata descritta anche come un fenomeno mondiale che mira a condizionare il potere politico, economico e per certi versi anche religioso del mondo. La massoneria non ha mancato mai di interessarsi della Chiesa, tentando di cooptare al suo interno e membri della gerarchia e semplici fedeli laici.
Una Chiesa serva della massoneria e docile al credo massonico è l’obiettivo non apertamente dichiarato, ma sufficientemente chiaro che la massoneria porta avanti nel mondo.
So per esperienza personale che è meno rischioso alzare la voce contro la mafia, che denunciare il tirarsi fuori da logiche di potere altro: ci sono lobby di potere che sono disposte anche ad essere formalmente rispettose ed ossequiose della Chiesa se la comunità ecclesiale resta dentro le mura del tempio, o al massimo si rende presente con le opere della carità.
Se la Chiesa prende posizioni ed esce allo scoperto con azioni profetiche coraggiose, gli attacchi prima sono velati, poi frontali. A me è stato detto pubblicamente di “tacere per sempre” da un capo della massoneria.
Se qualcuno nella Chiesa prende una posizione diversa e spezza accordi taciti, paga e paga caro. Io sono stato vescovo in due città fortemente massoniche e devo dire che ho saputo che anche preti nel passato hanno fatto parte della massoneria.
La Chiesa tra modernità, trasparenza e crisi interna
Al di là delle polemiche gonfiate mediaticamente, è chiaro che quello che è accaduto è molto grave, anche perché ha esposto il Santo Padre. Esse si alimentano e trovano ragion d’essere non già in congiure o in complotti architettati dai nemici della Chiesa, ma nella crisi che oggi attraversa la Chiesa, dove si nota un certo deficit di credibilità.
Una cosa è, infatti, dirsi credenti, un’altra cosa è essere credibili. Il fango che è nella Chiesa, denunciato più volte da Benedetto XVI, è la vera piaga che danneggia vistosamente la Chiesa, la rende opaca, poco “sale della terra e luce del mondo.
Sono anche effetti collaterali di una modernità che non è da guardare con sospetto. Con la modernità la Chiesa è costretta a confrontarsi, deve starci dentro, deve darle un’anima, illuminarla, indirizzarla verso quel di più che solo la fede può e sa dare.
Rimanere abbarbicati a schemi e a modi di essere del passato e non aprirsi al nuovo che bussa alle porte è una tentazione da cui la Chiesa è chiamata a liberarsi.
Gesù ammonisce i suoi discepoli: “voi siete nel mondo, ma non siete del mondo” e il Concilio Ecumenico Vaticano II nella “Gaudium et spes” esplicita questa verità evangelica con queste solari parole: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”.
Non riuscire a stare dentro la modernità condannerebbe la Chiesa a vivere una spocchiosa autoreferenzialità che allontana. Credo e spero che quanto accaduto diventi un’occasione di purificazione per la Chiesa.
Credo per esempio, che sia chiaro a tutti che la Santa Sede non può avere una banca con cui si aiutano anche le missioni, ma che contemporaneamente può permettersi di sfuggire alle regole di trasparenza internazionale.
In questo senso dobbiamo essere testimoni coerenti in prima linea anche se c’è un prezzo da pagare. Su certi temi non ci possono essere tentennamenti né si può perdere tempo.
Vatileaks e la credibilità della Santa Sede
La crisi della credibilità ecclesiale è stata collegata anche alle vicende di Vatileaks. La storiaccia dei corvi in Vaticano la dice lunga in questo senso.
Fare chiarezza e ritornare a pensare secondo Dio e non secondo gli uomini è l’unica medicina che può sanare le ferite causate da comportamenti che nulla hanno da spartire con la logica del Vangelo.
La tunica di Cristo va ricucita con pazienza e spirito di sopportazione, avendo come unica e sola legge la carità che tutto crede, tutto spera, tutto sopporta perché la carità è benigna, non è invidiosa, non si vanta, non cerca i propri interessi, non si gonfia, non gode dell’ingiustizia.
Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia è la sfida da cui la Chiesa non può tirarsi fuori. E’ sempre quel problema di rapporto con la modernità.
Non si tratta di scimmiottare modelli che non ci appartengono, ma nemmeno di ritenersi talmente al di sopra della modernità da rifiutarne tout court le logiche ad essa sottointese. C’è bisogno di più comunicazione e trasparenza, ma soprattutto c’è bisogno di più vangelo vissuto.
Potere, finanza e istituzioni vaticane
Lo Stato della Città del Vaticano è una monarchia assoluta, e ha le sue alleanze, anche con la Massoneria, tenute fuori dai riflettori fino al papato di Bergoglio. Le scomuniche pubblicate nel passato dalla Chiesa per la Massoneria non sono smentite con decreti pubblici nuovi, ma non hanno più valore oggi.
Sotto le umili sembianze del papa a cui piacerebbe la Chiesa povera, c’è innanzitutto il monarca. Chi si oppone al papa, che adesso è un gesuita, indipendentemente dalla fazione di cui fa parte, deve fare i conti con lui.
Nella scala gerarchica delle priorità non c’è Dio, non c’è Vangelo, c’è il potere assoluto del monarca, sua santità il papa.
La collaborazione richiesta da Bergoglio a Mario Draghi, prima che questi salisse al Governo negli anni scorsi, il banchiere che ha studiato dai gesuiti, fu un tentativo di trasparenza del papa che vuole riformare la Chiesa.
Ma lo spostamento di danaro del papa verso Ong discutibili, che sta venendo fuori recentemente è la conferma che sia tutto fumo negli occhi anche da parte di Bergoglio. Ma tra i mass media nazionali sta passando tutto in sordina.
Bergoglio ha agganci forti. Il Vaticano è un elemento intoccabile, a primo acchito, in quanto dalla sua Banca centrale transita denaro proveniente da qualsiasi fronte, comprese le organizzazioni criminali, che usano la Banca Vaticana per depositare i propri guadagni illeciti.
Allora: il ruolo del papa assume una rilevanza incredibile, egli non deve solo tenere alto il profilo di una istituzione necessaria ai giochi finanziari, ma deve anche saper tenere salde le alleanze che contano.
Lo IOR serve e servirà sempre anche alla politica e l’imprenditoria di alti livelli, e attraversa tutta la storia politica italiana. Marcinkus è solo il primo dei capitoli usciti alle cronache.
Il caso dello IOR e la vicenda Enimont
Un altro esempio di cui nessuno parla, fu il ruolo di “postino” di Luigi Bisignani, l’imprenditore arrestato il 15 giugno 2011 nell’ambito dell’inchiesta della presunta Loggia P4.
L’ipotesi di reato all’arresto era inizialmente favoreggiamento in relazione alla rivelazione di notizie coperte da segreto. Appena laureato, Bisignani divenne capo dell’ufficio stampa del ministro al Tesoro Gaetano Stramati nei governi Andreotti tra il 1976-79.
Nel 1982 il suo nome è nella lista della P2 rinvenuta a Castiglion Fibocchi, Arezzo, tessera 1689.
La maxi tangente Enimont transitò dallo IOR, la Banca Vaticana, Bisignani giocò in essa un ruolo fondamentale, infatti, dichiarò a Di Pietro che Raul Gardini chiese a lui di avviare un rapporto finanziario con lo IOR, per cui si rivolse al Monsignor De Bonis e accompagnò Carlo Sama e Sergio Cusani ad aprire un conto a nome loro presso l’istituto attraverso la Fondazione San Serafino.
Bisignani depositò nello IOR titoli di Stato consegnati da Cusani attribuiti a Gardini, la Guardia di Finanza ne accertò l’ammontare di 92 miliardi dei 140 che costituivano la Maxi tangente Enimont.
Alla fine dell’enorme inchiesta “Mani Pulite”, in cui sembrava dovesse saltare in aria l’intero Parlamento italiano, andò bene come capro espiatorio Bettino Craxi, tutti si considerarono soddisfatti e felici, nonostante i diversi suicidi che generò l’inchiesta.
E lo IOR? Nulla, perché lo Stato del Vaticano non risponde a nessuno, solo al suo dio, Mammona s’intende.
Le accuse sui depositi di denaro illecito
Oggi depositano nella Banca Vaticana anche i boss dell’handrangheta, perché nessuno andrà mai a controllare. Una conferma è la testimonianza dell’ex handranghetista Nino Fiume, il quale ha dichiarato in una recente inchiesta al Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo: “I soldi di Milano, la maggior parte, Peppe De Stefano e Franco Coco si vestivano da preti e li portavano in Vaticano, è tutta una storia complicata”, le intercettazioni sono state pubblicate da “LaCNews24”, il 16 febbraio 2023.
Questi depositi di danaro sporco accadono sotto il pontificato di Bergoglio, ma lui è il papa che sta mettendo tutto a posto nella Chiesa. La favola è inarrestabilmente in costruzione nella complicità di molti, e non c’è modo di svegliare chi vuol dormire.
Tutto è meglio che resti così. Benché se ne dica, il Vaticano esiste e deve esistere soprattutto per il ruolo di mediazione che ha fra dinastie forti ben incastonate negli interessi dell’attuale geopolitica.
E non sarà mai chiuso da nessuno, ma non perché la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo, ma perché essa è necessaria agli ingranaggi.
Il discorso dei poveri e di Dio, in cui molti credono e spendono le loro forze per essi nonostante tutto questo, cosa ammirevole, è un discorso importante, ma secondario.
Inoltre, ben venga che la Chiesa riceva l’8 x 1000 dai suoi fedeli, o le offerte all’Obolo di San Pietro: possono servire a tanti traffici, alcuni dei quali ultimamente stanno venendo alla luce.
Gesuiti, papato e massoneria
L’ascesa al potere del soglio pontificio di un gesuita è il massimo storico di alleanze utili tra varie cordate di poteri, di cui lo Stato Vaticano è un tassello fondamentale, adesso è l’epoca della gestione dei gesuiti.
Storicamente, i gesuiti sono i fedelissimi del papa per via del quarto voto: obbedienza al papa. Giovanni Paolo II dal 1981 fino al ‘83 ne limitò il potere con il commissariamento della Compagnia di Gesù, in quanto molti gesuiti seguivano la teologia della liberazione, di stampo marxista, in America Latina.
Bergoglio era l’unico gesuita che non aderiva a tale marxismo teologizzato, inoltre era in dialogo col dittatore argentino, tramite l’ammiraglio Emilio Eduardo Massera, tesserato nella loggia P2 e amico intimo di Licio Gelli.
Tutto questo gli valse la nomina a cardinale da parte di Giovanni Paolo II. Con Ratzinger i gesuiti hanno riacquistato visibilità, ma è con Bergoglio che hanno ricevuto in mano le sorti della Chiesa cattolica.
Infatti, i padri gesuiti sono giustamente rinomati per la loro immensa cultura, e per la forza d’animo nelle innumerevoli missioni condotte su tutto il globo terrestre, in condizioni spesso impossibili da vivere.
I gesuiti hanno lavorato in modo arduo anche per fare da collante tra la Massoneria e Chiesa nel corso del Novecento, in quanto le menti illuminate di tanti massoni non sono da racchiudere in una scomunica, secondo i gesuiti, ma anche secondo tanti prelati aderenti alla Massoneria.
Per la Chiesa di oggi, la Massoneria deve essere vista come un’opportunità di dialogo, e il ruolo di Bergoglio è fondamentale in questo dialogo, che viene considerato oggi “interreligioso”. Tutto cambia, nulla si distrugge.
Egli è l’uomo giusto, al momento giusto.
Movimenti ecclesiali, gerarchia e collegialità
Personalmente sono a favore dei movimenti ecclesiali, vera ricchezza dello Spirito, e credo fermamente che a nessuno è lecito ignorarli o, peggio, distruggerli. Auspico che si faccia il giusto discernimento affinché i movimenti non debordino e non diventino un ostacolo alla comunione ecclesiale.
Essi sono una risorsa straordinaria e, attraverso la loro presenza carismatica, tante persone hanno trovato o ritrovato la Fede. Se trasformiamo la Chiesa in potentato di lobbies, beh, allora la questione cambia.
Nella Chiesa la democrazia non serve se c’è la comunione che è di più. La Chiesa, infatti, è per volere del suo Fondatore una realtà comunionale, che deve essere orientata, sostenuta, guidata da chi ha ricevuto il mandato di pascere il gregge santo di Dio.
La collegialità non è un optional. La Chiesa non è un organo politico. Dobbiamo stare attenti al linguaggio, perché finiamo per cadere nella trappola.
Certo, non solo sarebbe utile, ma è necessaria una maggiore collegialità e quella fraternità fra i vescovi di cui ha parlato il Papa nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo.
Le scelte pastorali non sono dogmi intangibili, possono e debbono necessariamente cambiare nel tempo e un clima di vera collegialità e di fraternità, porta ad una più convinta e maggiore condivisione delle scelte pastorali che si vanno facendo.
La fedeltà alla Chiesa e al Vangelo
Bisogna ritornare a pensare nella fede, a vivere in pienezza la vita dello Spirito, a coltivarla ogni giorno con un di più di preghiera, di meditazione della Parola di Dio, di penitenza.
La peggiore persecuzione per la Chiesa è il peccato al suo interno, ha detto Benedetto XVI durante il suo viaggio apostolico in Portogallo. La Chiesa deve semplicemente essere se stessa, ed essere fedele solo a Cristo.
C’è troppo carrierismo oggi nella Chiesa e nessuno sembra riuscire a fermare questa mentalità che distrugge il volto della Chiesa di Cristo. Un rischio forte è che oggi nella Chiesa non vadano avanti i più fedeli o quelli più votati alla pastorale in mezzo alla gente, ma i più furbi, i più potenti.
L’annunciata beatificazione di don Puglisi è un segnale forte. Don Pino, con la sua mitezza e debolezza, si è dimostrato molto più pericoloso per la mafia di tanti altri preti e vescovi.
E’ lui il modello da imitare per chi vuole essere, oggi, fedele alla Chiesa e al Vangelo. Speriamo che non diventi un santino, ma questa santità riconosciuta dia uno scossone a tutta la Chiesa, soprattutto a quella siciliana.
Conclusa la stagione del Cardinale Pappalardo, la Chiesa siciliana è diventata un gigante addormentato. Speriamo in tempi miglior.
Intanto il laicismo delle istituzioni sovranazionali (Oms, UE, etc.) ridicolizza l’impronta cristiana dell’Europa ad essere ridicolizzata. Ma in questo caso meno tatticismi e più spazio evangelico aiuterebbe a costruire dal basso una coscienza critica maggiore anche nei nostri cristiani.
La dignità della persona umana si misura in rapporto alla sua libertà che è regolata dalle norme morali inscritte nella coscienza, valori che Benedetto XVI definisce molto opportunamente non negoziabili.
Purtroppo un mal diffuso concetto di libertà, portato avanti da movimenti laicisti, ha condizionato e condiziona singole persone, organismi e istituzioni nazionali e internazionali che spingono per allargare anche ai valori non negoziabili la possibilità di derogare agli stessi in nome della libertà inviolabile e sacrosanta di ogni persona umana.
E’ opportuno ricordare che una vita non orientata da regole morali produce effetti negativi che colpiscono innanzitutto chi decide di vivere nella logica del libertinaggio.
Il laicismo che permea le istituzioni sovranazionali come l'Oms e l'Ue ha nel mirino i valori non negoziabili cattolici (famiglia, vita libertà di educazione)
Padre Paolo Siano: la massoneria
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