Il greco biblico dell’Antico Testamento

Per greco biblico si intende la lingua greca in cui sono stati redatti alcuni libri dell'Antico Testamento e tutto il Nuovo Testamento. Nell’Antico Testamento, il greco biblico è rappresentato soprattutto dalla Bibbia dei Settanta, la più antica traduzione scritta della Bibbia Ebraica in greco.

La LXX, indicata di solito a numeri romani e chiamata anche Septuaginta, fu iniziata nella prima metà del III secolo a.C. e, originariamente, comprendeva solo la Tôrah, ovvero il Pentateuco. Il resto della Bibbia fu tradotto in greco nell’arco dei due secoli successivi, con l’aggiunta anche di altri testi non presenti nella Bibbia Ebraica stessa.

Che cos’è il greco biblico

La grande importanza del greco di quei secoli, al di là di un interesse culturale, sta soprattutto nel fatto che, insieme all'ebraico e in piccola misura all'aramaico, è la lingua della Bibbia. Fra il III e il II secolo a.C. i libri biblici furono tradotti nella Bibbia dei Settanta; sono inoltre in greco i libri deuterocanonici e tutto il Nuovo Testamento, nonché gli scritti dei Padri della Chiesa orientali e le deliberazioni dei primi Concili Ecumenici.

Per questo si parla di un greco biblico. Il greco biblico è il linguaggio del Nuovo Testamento e della prima e più antica versione dell’Antico Testamento, la cosiddetta Settanta, indicata di solito a numeri romani LXX e chiamata anche Septuaginta.

AmbitoPresenza del greco biblico
Antico TestamentoLibri tradotti in greco nella Bibbia dei Settanta
Testi deuterocanoniciLibri presenti nella tradizione greca e non nella Bibbia Ebraica stessa
Nuovo TestamentoTesto interamente redatto in greco
Tradizione cristiana anticaScritti dei Padri della Chiesa orientali e deliberazioni dei primi Concili Ecumenici

Collocazione storica: dalla lingua classica alla koiné

La lingua greca nel corso dei millenni ha attraversato varie fasi: allo studio del Cristianesimo interessa soprattutto la terza, quella del greco ellenistico o greco alessandrino, che idealmente va dalla morte di Alessando Magno nel 323 a.C. (fine della fase classica) alla fondazione di Costantinopoli nel 330[1] da parte di Costantino il Grande (inizio della fase medievale o bizantina).

Mentre nel periodo classico vi erano numerosi dialetti greci, anche molto diversi fra loro, e nel bacino del Mediterraneo si parlava una vasta pluralità di idiomi, dopo le conquiste di Alessandro Magno di fatto divenne comune a tutti una lingua che era costituita da una predominanza del dialetto attico con qualche semplificazione grammaticale.

Per esempio scomparve il modo verbale ottativo e le frasi venivano composte con la paratassi[2] piuttosto che con l’ipotassi[3]. In quei secoli quindi il greco divenne l’idioma comunemente parlato da tutti i popoli del bacino del Mediterraneo come lingua franca.

Fu così che venne indicato con il termine greco κοινή koiné, che significa comune, prima parola dell'espressione κοινή διάλεκτος koiné diálektos, cioè dialetto comune, superiore alle particolarità geografiche e linguistiche.

La koiné come lingua internazionale

Con la formazione delle chiese ellenistiche ad Antiochia di Siria e in altre città del Mediterraneo ad opera di Paolo, divenne anche la Bibbia dei cristiani di lingua greca, e quella degli autori del Nuovo Testamento, scritto in greco, la lingua internazionale dell’epoca.

C'erano ovviamente differenze nella koinè, come in tutte le lingue: vi era quindi un linguaggio colto e della letteratura e uno popolare. Il Nuovo Testamento è più vicino al linguaggio popolare.

Il greco ellenistico, e con esso il greco biblico, fu interessato da variazioni nella pronuncia di alcune lettere e soprattutto dal fenomeno dello iotacismo.

La Bibbia dei Settanta

La LXX è la più antica traduzione scritta della Bibbia Ebraica in greco. Fu iniziata nella prima metà del III secolo a.C. e, originariamente, comprendeva solo la Tôrah, ovvero il Pentateuco.

Il resto della Bibbia fu tradotto in greco nell’arco dei due secoli successivi, con l’aggiunta anche di altri testi non presenti nella Bibbia Ebraica stessa. Essa divenne così la Bibbia utilizzata dagli ebrei che parlavano greco.

Oggigiorno essa è ancora la Bibbia ufficiale delle chiese cristiane ortodosse. In verità, la LXX è più di una semplice traduzione del testo ebraico: è il risultato di un lavoro intellettuale per rileggere il testo ebraico con nuove categorie greche.

Manoscritto greco della Bibbia dei Settanta

La LXX come rilettura del testo ebraico

La traduzione greca non consiste soltanto nella sostituzione di parole ebraiche con parole greche. La LXX è il risultato di un lavoro intellettuale per rileggere il testo ebraico con nuove categorie greche.

Il suo vocabolario e le sue strutture linguistiche testimoniano il rapporto fra la lingua ebraica della Bibbia e il greco dell’ambiente ellenistico. La versione greca divenne così un testo autonomamente importante per la storia della trasmissione biblica, per la storia della lingua greca e per la comprensione della prima interpretazione ebraica delle Scritture.

Il nome “Settanta” e la Lettera di Aristea

Quale fu l’ambiente alessandrino che ha dato vita a questa versione? Che valore storico dare alla Lettera di Aristea, da cui deriva anche la denominazione di “Settanta”?

Perché l’interesse scientifico per quest’opera è aumentato sempre di più dalla seconda metà del XX secolo, mentre sino ad allora era considerata solo come un testimone per la ricostruzione del testo ebraico più antico?

E il suo vocabolario, quale tipo di comunità giudaiche presuppone in Egitto e soprattutto ad Alessandria? Queste sono alcune delle domande legate allo studio storico e linguistico della versione greca dell’Antico Testamento.

Il rapporto con l’ebraico e l’aramaico

Il greco biblico dell’Antico Testamento nasce principalmente come lingua di traduzione dei testi ebraici, ma non è privo di caratteristiche proprie. La traduzione trasmette il contenuto delle Scritture in una lingua comprensibile agli ebrei che parlavano greco e agli ambienti ellenistici del Mediterraneo.

Il rapporto fra ebraico, aramaico e greco riguarda quindi sia la trasmissione del testo sia l’interpretazione dei vocaboli, delle immagini e delle costruzioni sintattiche. La LXX conserva il legame con il testo ebraico, ma lo esprime attraverso le risorse della koiné.

Il greco biblico e la lingua del tempo

Fino alla fine del XIX secolo, ritenendo che la lingua greca fosse quella della classicità, e in particolare il dialetto attico del V secolo a.C., si credeva che il greco biblico, in specie quello neotestamentario, fosse diverso da quello parlato altrove, fosse soprattutto una lingua imbarbarita poiché intrisa di semitismi.

Gli studi di Gustav Adolf Deissmann[4] hanno dimostrato che non è così: il greco del Nuovo Testamento e dei libri greci veterotestamentari è lingua del tempo e dell'ambiente ellenistico[5]. Deissman dimostrò che le caratteristiche del greco biblico, un tempo ritenute semitismi, come per esempio l'uso abbondante della paratassi[6], erano al contrario diffuse nella lingua popolare greca del tempo.

Certamente ci sono alcuni semitismi, specialmente nei vangeli sinottici, e anche aramaismi. Ma sono legati soprattutto a singoli vocaboli e qualche costruzione particolare della frase.

Paratassi e ipotassi

La paratassi indica una costruzione nella quale il periodo è costituito dalla sola proposizione principale o da poche coordinate dello stesso ordine. L’ipotassi indica invece un periodo costituito da più frasi con diversi livelli di subordinazione.

La presenza abbondante della paratassi nel greco biblico non deve essere interpretata automaticamente come prova di una lingua corrotta o artificialmente imbarbarita. Essa apparteneva anche alla lingua popolare greca dell’età ellenistica.

Il significato dei vocaboli biblici

Anche il significato delle parole del greco biblico è lo stesso della koinè, tranne che per alcuni casi. La differenza può dipendere dal fatto che un vocabolo greco sia stato scelto per tradurre un termine ebraico specifico, oppure dal fatto che un autore lo abbia utilizzato con un significato tecnico.

  • Vocaboli che la LXX usò in modo tecnico per tradurre dall'ebraico: l'esempio più tipico è δόξα (traslitt. doxa) che traduce l'ebraico kabod e significa gloria, mentre nel greco il significato principale è opinione.
  • Altri casi videro usi tecnici di vocaboli differenti da parte di un autore rispetto allo stesso Nuovo Testamento: caso classico la δικαιοσύνη (trasl. dikaiosyne, giustificazione) di Paolo.
  • Alcuni vocaboli propri del greco ellenistico popolare assunsero nel greco biblico un significato cristiano pregnante: εὐαγγέλιον (trasl. euanghelion, vangelo), παρουσία (trasl. parusìa, parusia).
  • Molte pericopi iniziano con la congiunzione καὶ (trasl. kài) che significa e ed è un riflesso diretto dell'ebraico.

Il caso del vocabolo δόξα

L’esempio di δόξα mostra come la traduzione della LXX possa attribuire a una parola greca un valore tecnico legato al testo ebraico. δόξα, traslitterato doxa, traduce l’ebraico kabod e significa gloria, mentre nel greco il significato principale è opinione.

Il significato assunto nel testo biblico non dipende quindi soltanto dal vocabolario greco comune, ma anche dalla relazione con il termine ebraico sottostante e con la tradizione interpretativa della Scrittura.

La sintassi del greco biblico

La sintassi del greco biblico risente delle forme espressive della koiné e, in alcuni casi, del rapporto con l’ebraico. Molte pericopi iniziano con la congiunzione καὶ, che significa e ed è un riflesso diretto dell’ebraico.

Queste caratteristiche non eliminano la varietà interna dei testi. C'erano ovviamente differenze nella koinè, come in tutte le lingue: vi era quindi un linguaggio colto e della letteratura e uno popolare.

Il Vangelo secondo Luca come esempio di varietà linguistica

Un caso particolare è il Vangelo secondo Luca, nel quale a un greco colto e raffinato di brani come il prologo si alterna l'idioma più rozzo e semplice dei vangeli dell'infanzia.

Si ritiene che Luca, possessore di un ottimo greco, abbia rispettato la lingua delle proprie fonti, che per i primi capitoli erano probabilmente tradizioni nate in ambiente palestinese e tradotte poi nella koinè.

Un esempio dal testo della Genesi

Il primo capitolo della Genesi nella versione greca mostra caratteristiche ricorrenti del greco biblico: coordinazione frequente, ripetizione di formule, uso insistito della congiunzione καὶ e struttura narrativa scandita da sequenze verbali.

Il testo comincia con le parole ἐν ἀρχῇ ἐποίησεν ὁ θεὸς τὸν οὐρανὸν καὶ τὴν γῆν e prosegue descrivendo la creazione mediante una serie di proposizioni coordinate.

La ripetizione di formule come καὶ εἶπεν ὁ θεός, καὶ ἐγένετο οὕτως, καὶ εἶδεν ὁ θεὸς ὅτι καλόν e καὶ ἐγένετο ἑσπέρα καὶ ἐγένετο πρωί conferisce al racconto un andamento regolare e solenne.

Genesi 1,1-5

ἐν ἀρχῇ ἐποίησεν ὁ θεὸς τὸν οὐρανὸν καὶ τὴν γῆν ἡ δὲ γῆ ἦν ἀόρατος καὶ ἀκατασκεύαστος καὶ σκότος ἐπάνω τῆς ἀβύσσου καὶ πνεῦμα θεοῦ ἐπεφέρετο ἐπάνω τοῦ ὕδατος καὶ εἶπεν ὁ θεός γενηθήτω φῶς καὶ ἐγένετο φῶς καὶ εἶδεν ὁ θεὸς τὸ φῶς ὅτι καλόν καὶ διεχώρισεν ὁ θεὸς ἀνὰ μέσον τοῦ φωτὸς καὶ ἀνὰ μέσον τοῦ σκότους καὶ ἐκάλεσεν ὁ θεὸς τὸ φῶς ἡμέραν καὶ τὸ σκότος ἐκάλεσεν νύκτα καὶ ἐγένετο ἑσπέρα καὶ ἐγένετο πρωί ἡμέρα μία.

Genesi 1,6-10

καὶ εἶπεν ὁ θεός γενηθήτω στερέωμα ἐν μέσῳ τοῦ ὕδατος καὶ ἔστω διαχωρίζον ἀνὰ μέσον ὕδατος καὶ ὕδατος καὶ ἐγένετο οὕτως καὶ ἐποίησεν ὁ θεὸς τὸ στερέωμα καὶ διεχώρισεν ὁ θεὸς ἀνὰ μέσον τοῦ ὕδατος ὃ ἦν ὑποκάτω τοῦ στερεώματος καὶ ἀνὰ μέσον τοῦ ὕδατος τοῦ ἐπάνω τοῦ στερεώματος καὶ ἐκάλεσεν ὁ θεὸς τὸ στερέωμα οὐρανόν καὶ εἶδεν ὁ θεὸς ὅτι καλόν καὶ ἐγένετο ἑσπέρα καὶ ἐγένετο πρωί ἡμέρα δευτέρα καὶ εἶπεν ὁ θεός συναχθήτω τὸ ὕδωρ τὸ ὑποκάτω τοῦ οὐρανοῦ εἰς συναγωγὴν μίαν καὶ ὀφθήτω ἡ ξηρά καὶ ἐγένετο οὕτως καὶ συνήχθη τὸ ὕδωρ τὸ ὑποκάτω τοῦ οὐρανοῦ εἰς τὰς συναγωγὰς αὐτῶν καὶ ὤφθη ἡ ξηρά καὶ ἐκάλεσεν ὁ θεὸς τὴν ξηρὰν γῆν καὶ τὰ συστήματα τῶν ὑδάτων ἐκάλεσεν θαλάσσας καὶ εἶδεν ὁ θεὸς ὅτι καλόν.

Genesi 1,11-19

καὶ εἶπεν ὁ θεός βλαστησάτω ἡ γῆ βοτάνην χόρτου σπεῖρον σπέρμα κατὰ γένος καὶ καθ’ ὁμοιότητα καὶ ξύλον κάρπιμον ποιοῦν καρπόν οὗ τὸ σπέρμα αὐτοῦ ἐν αὐτῷ κατὰ γένος ἐπὶ τῆς γῆς καὶ ἐγένετο οὕτως καὶ ἐξήνεγκεν ἡ γῆ βοτάνην χόρτου σπεῖρον σπέρμα κατὰ γένος καὶ καθ’ ὁμοιότητα καὶ ξύλον κάρπιμον ποιοῦν καρπόν οὗ τὸ σπέρμα αὐτοῦ ἐν αὐτῷ κατὰ γένος ἐπὶ τῆς γῆς καὶ εἶδεν ὁ θεὸς ὅτι καλόν καὶ ἐγένετο ἑσπέρα καὶ ἐγένετο πρωί ἡμέρα τρίτη καὶ εἶπεν ὁ θεός γενηθήτωσαν φωστῆρες ἐν τῷ στερεώματι τοῦ οὐρανοῦ εἰς φαῦσιν τῆς γῆς τοῦ διαχωρίζειν ἀνὰ μέσον τῆς ἡμέρας καὶ ἀνὰ μέσον τῆς νυκτὸς καὶ ἔστωσαν εἰς σημεῖα καὶ εἰς καιροὺς καὶ εἰς ἡμέρας καὶ εἰς ἐνιαυτούς καὶ ἔστωσαν εἰς φαῦσιν ἐν τῷ στερεώματι τοῦ οὐρανοῦ ὥστε φαίνειν ἐπὶ τῆς γῆς καὶ ἐγένετο οὕτως καὶ ἐποίησεν ὁ θεὸς τοὺς δύο φωστῆρας τοὺς μεγάλους τὸν φωστῆρα τὸν μέγαν εἰς ἀρχὰς τῆς ἡμέρας καὶ τὸν φωστῆρα τὸν ἐλάσσω εἰς ἀρχὰς τῆς νυκτός καὶ τοὺς ἀστέρας καὶ ἔθετο αὐτοὺς ὁ θεὸς ἐν τῷ στερεώματι τοῦ οὐρανοῦ ὥστε φαίνειν ἐπὶ τῆς γῆς καὶ ἄρχειν τῆς ἡμέρας καὶ τῆς νυκτὸς καὶ διαχωρίζειν ἀνὰ μέσον τοῦ φωτὸς καὶ ἀνὰ μέσον τοῦ σκότους καὶ εἶδεν ὁ θεὸς ὅτι καλόν καὶ ἐγένετο ἑσπέρα καὶ ἐγένετο πρωί ἡμέρα τετάρτη.

Genesi 1,20-25

καὶ εἶπεν ὁ θεός ἐξαγαγέτω τὰ ὕδατα ἑρπετὰ ψυχῶν ζωσῶν καὶ πετεινὰ πετόμενα ἐπὶ τῆς γῆς κατὰ τὸ στερέωμα τοῦ οὐρανοῦ καὶ ἐγένετο οὕτως καὶ ἐποίησεν ὁ θεὸς τὰ κήτη τὰ μεγάλα καὶ πᾶσαν ψυχὴν ζῴων ἑρπετῶν ἃ ἐξήγαγεν τὰ ὕδατα κατὰ γένη αὐτῶν καὶ πᾶν πετεινὸν πτερωτὸν κατὰ γένος καὶ εἶδεν ὁ θεὸς ὅτι καλά καὶ ηὐλόγησεν αὐτὰ ὁ θεὸς λέγων αὐξάνεσθε καὶ πληθύνεσθε καὶ πληρώσατε τὰ ὕδατα ἐν ταῖς θαλάσσαις καὶ τὰ πετεινὰ πληθυνέσθωσαν ἐπὶ τῆς γῆς καὶ ἐγένετο ἑσπέρα καὶ ἐγένετο πρωί ἡμέρα πέμπτη καὶ εἶπεν ὁ θεός ἐξαγαγέτω ἡ γῆ ψυχὴν ζῶσαν κατὰ γένος τετράποδα καὶ ἑρπετὰ καὶ θηρία τῆς γῆς κατὰ γένος καὶ ἐγένετο οὕτως καὶ ἐποίησεν ὁ θεὸς τὰ θηρία τῆς γῆς κατὰ γένος καὶ τὰ κτήνη κατὰ γένος καὶ πάντα τὰ ἑρπετὰ τῆς γῆς κατὰ γένος αὐτῶν καὶ εἶδεν ὁ θεὸς ὅτι καλά.

Genesi 1,26-31

καὶ εἶπεν ὁ θεός ποιήσωμεν ἄνθρωπον κατ’ εἰκόνα ἡμετέραν καὶ καθ’ ὁμοίωσιν καὶ ἀρχέτωσαν τῶν ἰχθύων τῆς θαλάσσης καὶ τῶν πετεινῶν τοῦ οὐρανοῦ καὶ τῶν κτηνῶν καὶ πάσης τῆς γῆς καὶ πάντων τῶν ἑρπετῶν τῶν ἑρπόντων ἐπὶ τῆς γῆς καὶ ἐποίησεν ὁ θεὸς τὸν ἄνθρωπον κατ’ εἰκόνα θεοῦ ἐποίησεν αὐτόν ἄρσεν καὶ θῆλυ ἐποίησεν αὐτούς καὶ ηὐλόγησεν αὐτοὺς ὁ θεὸς λέγων αὐξάνεσθε καὶ πληθύνεσθε καὶ πληρώσατε τὴν γῆν καὶ κατακυριεύσατε αὐτῆς καὶ ἄρχετε τῶν ἰχθύων τῆς θαλάσσης καὶ τῶν πετεινῶν τοῦ οὐρανοῦ καὶ πάντων τῶν κτηνῶν καὶ πάσης τῆς γῆς καὶ πάντων τῶν ἑρπετῶν τῶν ἑρπόντων ἐπὶ τῆς γῆς καὶ εἶπεν ὁ θεός ἰδοὺ δέδωκα ὑμῖν πᾶν χόρτον σπόριμον σπεῖρον σπέρμα ὅ ἐστιν ἐπάνω πάσης τῆς γῆς καὶ πᾶν ξύλον ὃ ἔχει ἐν ἑαυτῷ καρπὸν σπέρματος σπορίμου ὑμῖν ἔσται εἰς βρῶσιν καὶ πᾶσι τοῖς θηρίοις τῆς γῆς καὶ πᾶσι τοῖς πετεινοῖς τοῦ οὐρανοῦ καὶ παντὶ ἑρπετῷ τῷ ἕρποντι ἐπὶ τῆς γῆς ὃ ἔχει ἐν ἑαυτῷ ψυχὴν ζωῆς πάντα χόρτον χλωρὸν εἰς βρῶσιν καὶ ἐγένετο οὕτως καὶ εἶδεν ὁ θεὸς τὰ πάντα ὅσα ἐποίησεν καὶ ἰδοὺ καλὰ λίαν καὶ ἐγένετο ἑσπέρα καὶ ἐγένετο πρωί ἡμέρα ἕκτη.

La traduzione e l’interpretazione

La LXX è più di una semplice traduzione del testo ebraico: è il risultato di un lavoro intellettuale per rileggere il testo ebraico con nuove categorie greche.

Questo aspetto rende il greco dell’Antico Testamento importante per l’esegesi. Lo studioso deve considerare contemporaneamente il testo greco, il testo ebraico, le scelte dei traduttori e l’ambiente linguistico nel quale la traduzione fu prodotta e utilizzata.

Lo studio del greco biblico

Un volume per un metodo di studio non fondato sull’apprendimento mnemonico ma imperniato sulla tecnica di analisi, che dalle parole si allarga gradualmente alla proposizione e a periodi semplici e complessi.

Nel “corso” della prof.ssa E. Chiorrini confluisce e trova adeguata sintesi il desiderio, più che l’ambizione, di introdurre gli studenti a un metodo di studio capace di orientare la lettura di un testo greco non fondato sull’apprendimento mnemonico (anch’esso essenziale), ma imperniato principalmente su una tecnica di analisi, che dalle parole si allarga gradualmente alla proposizione e a periodi semplici e complessi.

Il volume si compone di un capitolo di note introduttive e di venti unità, dedicate alla presentazione delle principali nozioni di fonetica, all’esposizione graduale e completa della morfologia e a un’introduzione ai principali argomenti di sintassi.

Ogni unità termina con la presentazione del lessico da memorizzare e con alcuni esercizi. Chiudono il volume degli schemi di riepilogo, utili sia per la consultazione, come gli elenchi di congiunzioni o particelle, sia per la riorganizzazione delle nozioni apprese, come le tabelle delle desinenze nominali e verbali o quelle della coniugazione, i paradigmi dei verbi studiati, con l’indicazione dell’attestazione dei vari tempi e diatesi nel greco biblico, e un lessico italiano-greco.

Obiettivi dell’apprendimento

Gli obiettivi specifici del corso di greco sono i seguenti:

  • Padronanza della morfologia di base del greco del NT.
  • Acquisizione di un vocabolario fondamentale.
  • Conoscenza dei punti più importanti della sintassi.
  • Abilità nel tradurre frasi semplici dal e in greco.
  • Facilità nel leggere il greco ad alta voce.

Questi obiettivi specifici tendono a far sì che lo studente sia in grado di leggere e capire il testo greco dei Vangeli. Lo studio del greco dell’Antico Testamento richiede inoltre familiarità con il rapporto fra la LXX e il testo ebraico.

Metodo di lettura e analisi

Lo studio del greco biblico non si limita all’apprendimento delle forme verbali e nominali. La tecnica di analisi procede dalle parole alla proposizione e dai periodi semplici ai periodi complessi.

La lettura di un testo della LXX richiede quindi l’identificazione delle forme morfologiche, la comprensione dei rapporti sintattici, l’analisi del lessico e l’attenzione alle formule ricorrenti. L’apprendimento mnemonico è essenziale, ma deve essere accompagnato dalla capacità di analizzare il testo.

Pronuncia e lettura ad alta voce

La facilità nel leggere il greco ad alta voce è uno degli obiettivi dell’apprendimento. Il greco ellenistico, e con esso il greco biblico, fu interessato da variazioni nella pronuncia di alcune lettere e soprattutto dal fenomeno dello iotacismo.

Sarebbe utile per gli studenti che non hanno mai studiato greco o ebraico, familiarizzarsi con le lettere dell’alfabeto greco e/o ebraico prima dell’inizio del corso, così da poterle leggere e scrivere.

Testimonianze manoscritte e tradizione del testo

La trasmissione del testo greco biblico è legata a manoscritti e codici che conservano libri dell’Antico e del Nuovo Testamento. Il Codex Vaticanus B è presentato come una pagina contenente 2Ts ed Eb.

Codex Vaticanus pagina greca biblica

La tradizione manoscritta è essenziale per lo studio del testo, perché consente di confrontare le diverse forme della trasmissione greca e di valutare la storia del testo biblico.

Il greco biblico nella ricerca contemporanea

L’interesse scientifico per la LXX è aumentato sempre di più dalla seconda metà del XX secolo, mentre sino ad allora era considerata solo come un testimone per la ricostruzione del testo ebraico più antico.

In particolare, il prof. Bons illustrerà il fiorire degli studi sulla lingua di questa traduzione, e darà - in vera anteprima - l’annuncio dell’edizione in 4 volumi di un nuovo lessico della LXX: Historical and Theological Lexicon of Septuagint.

A questa impresa collaborano più di 120 autori da tutto il mondo, fra i quali la prof. Passoni Dell’Acqua con alcuni suoi allievi, e altri italiani.

Gustav Adolf Deissmann e la lingua ellenistica

Deissmann dedicò tutta la vita a questi studi e scrisse molte opere, fra le quali citiamo Bibelstudien del 1895 e Neue Bibelstudien del 1897 e in lingua inglese Bible Studies: Contributions Chiefly from Papyri and Inscriptions to the History of the Language, the Literature and the Religion of Hellenistic Judaism and Primitive Christianity Ed. T&T Clark, 1901.

Gli studi di Gustav Adolf Deissmann hanno contribuito a collocare il greco biblico nel suo ambiente storico e linguistico. Il greco del Nuovo Testamento e dei libri greci veterotestamentari è lingua del tempo e dell'ambiente ellenistico.

Testi e strumenti di studio

Per lo studio del greco biblico sono utili una grammatica, un vocabolario, un’edizione del testo greco e strumenti di analisi grammaticale. Per la lettura dell’Antico Testamento greco è necessario distinguere gli strumenti dedicati alla LXX da quelli destinati principalmente al greco del Nuovo Testamento.

  • Gustav Adolf Deissmann, Bible Studies: Contributions Chiefly from Papyri and Inscriptions to the History of the Language, the Literature and the Religion of Hellenistic Judaism and Primitive Christianity, Ed. T&T Clark, 1901.
  • Heinrich Zimmermann, Metodologia del Nuovo Testamento, Marietti, 1967.
  • Aa.Vv., Grande Lessico del Nuovo Testamento, 16 voll., Paideia, 1963-1988.
  • Filippo Serafini, Corso di greco del Nuovo Testamento, Edizioni San Paolo 2003.

Per la lectio cursiva del secondo semestre si raccomanda: M. Zerwick - B M. Grosvenor, A Grammatical Analysis of the Greek New Testament insieme al volume: M. Zerwick, Il greco del Nuovo Testamento.

Una grammatica più ampia del NT è F. Blass B A. Debrunner, Grammatik des neutestamentlichen Griechisch, traduzione italiana: Grammatica del greco del Nuovo Testamento.

Distinzione fra greco dell’Antico Testamento e greco del Nuovo Testamento

Per greco biblico si intende una realtà ampia, che comprende sia alcuni libri dell’Antico Testamento sia tutto il Nuovo Testamento. I due ambiti sono collegati dalla koiné, ma non sono identici.

Il greco dell’Antico Testamento è soprattutto il greco della LXX e degli altri libri veterotestamentari trasmessi nella tradizione greca. Il greco del Nuovo Testamento appartiene invece alla produzione cristiana del periodo ellenistico e presenta caratteristiche proprie dei diversi autori e generi letterari.

Il Nuovo Testamento è più vicino al linguaggio popolare. Certamente ci sono alcuni semitismi, specialmente nei vangeli sinottici, e anche aramaismi.

Il ruolo della LXX per il cristianesimo antico

Con la formazione delle chiese ellenistiche ad Antiochia di Siria e in altre città del Mediterraneo ad opera di Paolo, la LXX divenne la Bibbia dei cristiani di lingua greca.

Essa costituì inoltre lo sfondo scritturistico degli autori del Nuovo Testamento, scritto in greco, la lingua internazionale dell’epoca. Il rapporto fra la LXX e il Nuovo Testamento riguarda quindi sia le citazioni esplicite sia il vocabolario, le immagini e le formule bibliche.

La LXX e la storia dell’interpretazione biblica

La LXX conserva una fase antica della ricezione delle Scritture ebraiche. Le sue scelte lessicali mostrano come i traduttori abbiano interpretato i concetti ebraici in un contesto greco.

Il valore della LXX non consiste dunque soltanto nel fornire una traduzione del testo ebraico, ma anche nel documentare una forma storica di interpretazione biblica. Il suo studio permette di osservare il passaggio fra l’orizzonte semitico della Bibbia Ebraica e l’orizzonte ellenistico della lingua greca.

Note linguistiche

[1] Anche più tardi, sino al 600 circa, con le guerre successive al regno di Giustiniano secondo New Schaff-Herzog Encyclopedia of Religious, voce Hellenistic Greek, pag. 211.

[2] Il periodo è costituito dalla sola proposizione principale o da poche coordinate dello stesso ordine.

[3] Il periodo è costituito da più frasi con diversi livelli di subordinazione.

[4] Deissmann dedicò tutta la vita a questi studi e scrisse molte opere, fra le quali citiamo Bibelstudien del 1895 e Neue Bibelstudien del 1897.

[5] Questa impostazione ancora oggi non è condivisa unanimente. Jean Carmignac, La nascita dei vangeli sinottici, Edizioni San Paolo 1986 ritiene il greco neotestamentario una lingua di traduzione, perché secondo questo A. Marco, Matteo e i documenti utilizzati da Luca erano redatti in una lingua semitica.

[6] Come per esempio Mc: Allora chiamò i Dodici, e incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi.

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