Gli evangelisti gradiscono i fiori? Significato, uso e sensibilità nella fede evangelica

Gli evangelici possono gradire i fiori e possono usarli come gesto di rispetto, affetto, consolazione o abbellimento, ma non esiste una regola valida per tutti e il loro significato dipende dall’intenzione personale e dalla comunità di appartenenza. Al cimitero si può andare in qualunque giorno, senza dover aspettare il 2 novembre, e la scelta di portare fiori alla tomba è generalmente lasciata alla coscienza individuale.

Nella prospettiva evangelica, però, i fiori non vengono considerati un’offerta destinata ai defunti, né uno strumento per comunicare con loro o modificare la loro condizione dopo la morte. Possono invece esprimere vicinanza alla famiglia, rendere più dignitosa un’occasione dolorosa oppure ricordare la bellezza della vita e la speranza della risurrezione.

Non esiste una regola evangelica unica

Ti posso parlare per me personalmente visto che non esiste una regola valida per tutti. Come ho detto io non ho una giornata all'anno in cui devo necessariamente ricordarmi dei miei cari, andare al cimitero, curare la tomba ecc.

Quando ci voglio andare ci vado e basta. Non devo aspettare il 2 Novembre per visitare un cimitero.

Basta che le “tradizioni” non soppiantino i principi della Parola di Dio, al cimitero si ci puo' andare ogni giorni se vuoi.

Personalmente, la gioia del Signore non mi spinge tanto a frequentare i cimiteri, ma piuttosto a condividere il Vangelo con le persone che incontro.

Il rapporto con il 2 novembre

Come si pone il popolo evangelico quando il 2 novembre di ogni anno cade la celebrazione della commemorazione dei defunti?

Personalmente esattamente come per il Natale, non ho bisogno di un giorno particolare per ricordare i miei cari che sono alla presenza del Signore.

Per quanto riguarda la “sensibilità” verso i cattolici, credo che sia buono approfittare di questo momento, come stanno facendo diverse assemblee, per evangelizzare loro e presentare con chiarezza cosa dice la Bibbia a proposito dei defunti e del loro destino eterno.

La domanda piuttosto era: perchè gli evangelici non vanno al cimitero il 2/11.

Per principio? Quale?

Fiori, tombe e commemorazione dei defunti

Andrieu :-) anche voi evangelici andate al cimiteero? Non vorrei fare una domanda sciocca.

Cioe' andate al cimitero nei altri giorni?? Ok, oggi, non lo fate, come funziona per te?

Tipo oggi, ogni cattolico deve commemorare i defunti, e infatti, ci sono i riti, e si accendono le candele.

Da me si usa una settimana prima prepararsi, per la commemorazione dei defunti, andando, a pulire, onorare, e abbellire, la tomba, portare i fiori, freschi, per questa occassione.

Voi, evangelici, non avete una commemorazione vostra per i defunti? Portate i fiori alla tomba?

Nessuno aspetta il 2/11 per andare al cimitero.

La risposta è che quanto alla fede, non abbiamo tradizioni se non quella Apostolica che viene dalle Scritture.

Il resto è folk.

La scelta di visitare una tomba, curarla o portare fiori può quindi essere compiuta in giorni ordinari, senza attribuire necessariamente un valore religioso obbligatorio a una data determinata.

Il significato attribuito ai fiori

È vero che gli antichi pagani offrivano fiori ai morti.

La pubblicazione How Did It Begin?, di R. Brasch, dichiara: “Quella di mandare una corona di fiori a un funerale o di posarla sulla bara o sulla tomba è una traccia di antica superstizione e adorazione degli idoli”.

Per quale scopo facevano questo?

L’autore della stessa pubblicazione aggiunge: “La corona di fiori è una traccia della credenza che era necessario provvedere conforto ai defunti.

I fiori erano anche considerati, letteralmente, un’offerta floreale, un sacrificio ai morti.

Avevano lo scopo di mantenerli felici, per timore che, essendo insoddisfatti, molestassero quelli che facevano lutto”.

Quindi, i pagani, nella loro errata credenza che i defunti avessero un’anima immortale, onoravano questi morti con offerte floreali.

Comunque, furono i pagani a dare origine ai fiori?

Dovremmo pensare che l’uso di fiori in tali occasioni sia sbagliato solo perché i pagani li usavano per fare sacrifici ai loro morti?

È interessante notare che lo scrittore Brasch pure osserva: “Non si ricorda nessuna di queste varie prime origini.

Nella corona non resta alcuna magia, e ‘dirlo con i fiori’ è divenuta un’usanza affermata nel mondo occidentale”.

Il motivo è decisivo

Generalmente, nel mondo occidentale, i fiori non vengono offerti per placare i morti.

Di solito sono inviati come gesto gentile verso la famiglia del defunto.

E i fiori, creati da Geova per recare piacere all’uomo, hanno un effetto rallegrante.

Se uno pensa di onorare i morti mandando fiori, egli fa dunque ciò che facevano i pagani.

Tale motivo sarebbe sbagliato dal punto di vista cristiano.

Ma se manda fiori per consolare i superstiti, per rendere un tantino più piacevole un’occasione triste, allora non vi è certo nulla da obiettare.

Questa distinzione riguarda dunque soprattutto l’intenzione: il fiore può essere interpretato come un’offerta al defunto oppure come un gesto rivolto ai vivi.

Nel secondo caso, il dono floreale può esprimere solidarietà, affetto, partecipazione al dolore e desiderio di rendere meno aspra la circostanza.

Fiori al funerale evangelico

Assistendo in prima persona a un rito funebre della Chiesa evangelica una caratteristica salta subito all’occhio: la semplicità.

Nessun addobbo particolare se non qualche mazzo di fiori portato da parenti e amici del defunto, non esiste l’obbligo di vestirsi di nero e durante tutta la cerimonia regna un’atmosfera di serenità.

Per prima cosa il feretro viene portato in chiesa, insieme agli addobbi funebri, se presenti, che di solito tendono ad essere molto sobri.

Il Pastore legge un passo della Bibbia, mentre un piccolo gruppo di musicisti accompagna i presenti nell’esecuzione di brani cristiani.

Oltre al Pastore, chiunque può scegliere di prendere la parola per ricordare la persona defunta.

Successivamente vengono letti altri passi della Bibbia e poi il Pastore procede con un sermone.

Dopo altri canti la cerimonia si conclude.

Alla fine del rito si può scegliere di avvicinarsi alla famiglia per porgere le condoglianze, come avviene anche in altri riti religiosi.

Dopo di ciò, un gruppo più ristretto di persone si separa dal resto dei presenti per accompagnare il feretro al cimitero.

Si procederà poi all’inumazione o alla tumulazione in base alla scelta dei familiari.

La morte e la speranza della risurrezione

Lo scopo principale è ricordare il caro che con la morte “è tornato al Padre”, condividendo insieme alla comunità testimonianze e racconti che lo vedono protagonista.

La Chiesa evangelica, infatti, non vede la morte come la fine della vita, ma come una vera e propria rinascita, e durante il rito si canta per trasmettere questo messaggio di speranza nella resurrezione e nella vita eterna.

Proprio per questi motivi il funerale evangelico è anche conosciuto come ‘’culto della speranza cristiana”.

In alcuni cimiteri oggi è presente una zona dedicata alle religioni cristiane ma non cattoliche, pensata come un giardino di pace in cui raccogliersi in preghiera.

Questi sono gli aspetti più importanti del rito funebre nella Chiesa evangelica, che si presenta dunque come una cerimonia religiosa a tutti gli effetti, anche se gli evangelici non possiedono il culto dei morti e non celebrano messe in suffragio dei defunti.

Perché alcuni evangelici rifiutano candele e pratiche rivolte ai morti

Non vedo neanche a cosa possa servire di accendere candele e commemorare i morti.

In nessun passo della Scrittura si trova che gli apostoli si siano messi a festeggiare o adottare una festa pagana “Samhain” in onore dei morti.

La fede cristiana simboleggia e festeggia la Vita, e non la morte.

I nostri cari defunti, se sono morti in Cristo, allora stanno aspettando il giorno della Risurrezione.

Non possiamo avere più nessun contatto con loro, ci dice la Bibbia.

Ormai, sono andati via, e non serve a niente di accendere candele per loro.

Se hanno fatto la volontà di Dio su questa terra, sono nella presenza di Dio.

Se hanno rigettato il Figlio di Dio mentre erano ancora in vita, allora li aspetta soltanto il giudizio e l’inferno.

E' proprio per questo che non insistiamo a scegliere di seguire Cristo mentre Egli si fa trovare.

Altro che feste dei morti.

Nel volere comunicare con i morti, l'uomo si mette in contatto con degli spiriti immondi, a sua insaputa.

Per cui, badi a non cadere in questa trappola.

Del resto, devi sapere che storicamente parlando, la festa dei morti è stata inserita e stabilita nella religione cattolica nell'anno 835 dopo Cristo, quasi nove secoli dopo l'era della Chiesa primitiva!

L'origine di questa festa è strettamente legata ad una festa pagana osservata dai popoli celti: “Samhain”, conosciuta oggi come la festa di Halloween.

Questa festa non celebra affatto la vita, anzi, festeggia e banalizza la morte, mettendo in avanti pratiche occulte e strettamente legate alla stregoneria.

Da queste feste, il cristiano deve stare alla larga!

La commemorazione come ricordo personale

Perchè ogni cattolico deve commemorare i defunti?

E' sempre stata una tradizione religiosa e l ho sempre vista fare.

E infatti, in quei giorni, i cimiteri, sono sempre affollati, tra rito, liturgico, e persone che portano fiori freschi, e candele.

Se non si ha tempo di andare al cimitero, con la vita frenetica che facciamo, il 2 serve proprio, a fermarsi, un attimo, a ricordare coloro, che ci hanno lasciato.

E' una mia fede?

In parte si'.

Coloro, che mi hanno, lasciata hanno sempre occupato, un posto, nel mio cuore.

A me piace andare al cimitero, è come se li andassi, a trovare, e poi accendere una candela come segno, di luce, che non sono, mai soli.

Perchè ogni cattolico deve commemorare i defunti?

Voi, evangelici, non avete una commemorazione vostra per i defunti?

E' vero, come dice Andrieu e tu Calogero, che ci si puo' andare nei giorni normali, e che non c'è bisogno di una data.

Vero.

Evidentemente se ce l hanno messa forse è per poterli ricordare MEGLIO.

Per fermarsi, un attimo.

A me piace accendergli una candela portagli dei fiori.

I miei cari, ne sono contenti.

Ovviamente credo, che loro possono tramite altri canali dirci qualcosa.

Vedi nei sogni.

e altre vie.

e poi non sono mai morti, sono in un mondo parallelo.

al nostro.

Non è una festa quella dei morti.

E' triste, in effetti.

E' un volerli ricordare.

( da parte di noi VIVI)!!

La fede cristiana simboleggia la vita si' la luce e simboleggia le tenebre e la morte.

altrimenti, perchè dovremmo, morire se ci fosse solo la luce?

Il valore del gesto verso i superstiti

Comunque, si deve precisare che, benché ci sia l’usanza di mandare fiori come gesto di rispetto verso la famiglia, certo non si è obbligati a farlo.

In realtà, si possono fare altre cose per la famiglia del defunto che possono avere anche più significato.

Invece di mandare fiori, si può preferire di assistere la famiglia preparando un pasto, giacché nel suo dolore la famiglia può essere aggravata da molte altre cose.

O ci si può amorevolmente offrire di badare ai bambini piccoli sin dopo il funerale.

Dopo il funerale, gli intimi del defunto, come la vedova, si sentiranno soli.

Sarebbe un gesto gentile quello di invitarli a un pranzo, o a uscire.

Sentiranno che sono desiderati, che hanno amici i quali vogliono farli partecipare alle loro attività.

Come dice Giacomo 1:27: “La forma di adorazione che è pura e incontaminata dal punto di vista del nostro Dio e Padre è questa: aver cura degli orfani e delle vedove nella loro tribolazione, e mantenersi senza macchia dal mondo”.

Mentre non c’è nulla da ridire riguardo ai fiori inviati con il giusto motivo, non secondo la credenza pagana, si può dunque capire che si possono fare altre cose più utili.

Ed esse possono essere più apprezzate del semplice invio di fiori, senza che sia prestata assistenza personale.

Lasciare i fiori sulla tomba

Spesso i fiori mandati a un funerale sono in seguito depositati sulla tomba.

Ma in questo caso alcuni possono decidere di fare qualche cos’altro con questi fiori.

Possono scegliere di darli ad altri, portarli a quelli che di rado ricevono fiori, ai malati o agli anziani.

La persona può pensare che i vivi apprezzeranno i fiori, ma che servono a ben poco sulla tomba, giacché il defunto non può apprezzarli.

- Eccl. 9:5.

Certo, altri preferiranno lasciare i fiori sulla tomba semplicemente per abbellirla e non per rendere onore al morto.

Anche questa è una cosa da decidere personalmente.

Quindi, quando si ha il giusto motivo e si comprende che cosa accade ai morti, quello che si fa in relazione ai fiori è una decisione personale da prendere.

Ma, come si vede, si possono fare altre cose anche più significative per la famiglia di un defunto, e riguardo all’uso dei fiori.

I fiori nella tradizione cristiana e cattolica

Nella tradizione cristiano-cattolica spesso i fiori sono stati evocati come simboli di significati spirituali.

Si pensi alle rose di Santa Rita, alla violetta con cui amava identificarsi santa Teresa di Lisieux, o alle “litanie dei fiori”, in cui fiori delle più diverse specie vengono invocati come altrettanti epiteti sacri.

Nei mosaici delle chiese antiche, post-costantiniane, c’è un evidente fiorire della natura in corrispondenza della presenza del Signore Gesù.

Ricorre spesso l’uso dell’erba, del pascolo, dei più vari elementi vegetali, come nell’abside della basilica di San Clemente a Roma, dove girali di acanto si dipartono dall’albero della Croce offrendo riparo agli uccelli del cielo.

Il primo fiore che ha aperto i suoi petali è il grembo di Maria; le melodie dei canti popolari dedicate alla Vergine la chiamano infatti giglio.

Il deserto fiorirà - i profeti lo hanno ripetuto sempre.

Un mondo senza i fiori è lo stagno del male, del peccato, è un luogo dove non c’è Dio.

La coincidenza dell’epoca cosmica del rinnovarsi della natura con il tempo della Pasqua del Signore non è casuale.

Se il popolo d’Israele è uscito dall’Egitto con il plenilunio di primavera, Dio non lo ha permesso accidentalmente; già disegnava, seppure nell’ombra, il rifiorire della vita.

La relazione tra la Pasqua del Signore e la primavera che sboccia è nell’ordine della gratuità assoluta per cui Dio ci ridà la vita senza nostro merito e ci pone perfino nella condizione di dirgli grazie.

Compie la sua opera in un tempo, in un clima, in cui il cielo, la terra, le piante, gli animali, la natura sembrano tutti in atteggiamento di preghiera.

Il fiore come immagine della risurrezione

Il Signore Gesù ha scelto come linguaggio della propria vittoria il nascondimento, la compostezza assoluta, la familiarità di un “Pace a voi”.

Così i germogli che bucano i rami secchi e scuri degli alberi, l’erba nuova, lo spandere profumo e poi l’affacciarsi dei colori, i petali impalpabili: tutto è un’immensa celebrazione, ma con uno stile pacato.

Un fiore di pesco che sboccia su un ramo, o una rosa che si apre, o anche una semplice margherita, una violetta, un nontiscordardimé, o i campi gialli di colza, sono silenziosi.

I fiori non sono mai sfacciati, non richiamano; ci si ferma e li si ammira.

Raccontano Ecco la vita, senza gridarlo, senza imporsi, senza proclamarlo con enfasi.

Ed è lo stesso modo con cui Gesù ha manifestato la sua risurrezione.

Uso liturgico: adesione, non semplice decorazione

L’uso dei fiori nella Liturgia dev’essere pensato con una prospettiva biblico-teologica; non di arredo, di abbellimento, di apparato, ma di adesione.

Se le norme chiedono che non vengano posti sulla mensa dell’altare è perché non si ricrei il contesto del banchetto, del “buffet di gala”.

E non è nemmeno il caso di comporre un “presepio” di primavera in cui all’ambone si dà la forma del sepolcro vuoto spalancato, con accanto una pietra rotolata, un lenzuolo che esce.

Non collezioniamo didascalie, allegorizzazioni, per cui in Quaresima abbonda la sabbia, a Pentecoste i petali rossi…

La composizione floreale dev’essere evocativa, non scenografica.

I fiori vanno liberati, non costretti da forme create da noi, disegni geometrici, abbinamenti con legni, sabbia, sassi, stoffe, candele.

C’è bisogno della loro purezza, della loro assoluta eloquenza, sciolta da ogni altro linguaggio.

Il rimando all’adesione gentile dei fiori allo stile del Signore (di cui è segno eminente, appunto, la “luce gentile” del Cero pasquale) vorrebbe aiutarci a cogliere ciò che avviene sacramentalmente sul presbiterio, tra la roccia del sacrificio e il sepolcro spalancato.

A intuire il mistero della Croce di Gesù.

Il fiore reciso e il sacrificio

Il fiore è immolato, è la bellezza (il “bel pastore” del Vangelo di Giovanni) che si sacrifica.

Il ministero del fiore è questo genere di vittoria: esso è bello - reciso.

È luce, profumo e colore - reciso.

È sacrificato e, allo stesso tempo, dal suo sacrificio dà a chi lo guarda la pace, la gioia, la vita.

Il fiore è una metafora bellissima del sacrificio del Signore.

Non a caso i martiri venivano spesso descritti come fiori recisi per Cristo.

Semplicità e sobrietà nelle composizioni

Le composizioni siano prive di leziosità.

È bene evitare gli ammassi, ricercare la purezza, una nobile semplicità.

Anche solo una rosa accanto a un crocifisso, un mazzo di fiori di campo, trenta margherite bianche nell’acqua…

Abbiamo bisogno di ingentilire lo spazio, di dargli la morbidezza, il tratto delle mani di Dio che hanno plasmato questo cosmo, per ricordare al nostro cuore che la Pasqua è nuova creazione.

Quando la Quaresima chiede l’assenza dei fiori, nella denudazione di tutto, le chiese si fanno spigolose, fredde; sono pietra, marmo.

Al mattino di Pasqua, il profumo dell’incenso che ancora aleggia dalla Veglia e i fiori che sono tornati ammorbidiscono immediatamente la nostra anima.

In questa occasione si potrebbe evocare il giardino del Risorto con vasi di piante che donino le loro fioriture lungo le settimane in cui risuona l’eco del grande Alleluja.

La risurrezione, la vittoria di Gesù può essere colta in tutta la sua potenza e bellezza solo se l’anima è ammorbidita, se non è di pietra.

Dove collocare i fiori in chiesa

Alcuni criteri pratici: abbandoniamo l’idea di qualche vaso che arredi, dello sfarzo, del salone barocco, del riciclaggio.

Le chiese non sono serre.

L’eccesso toglie nobiltà alla forza che hanno anche solo pochi fiori accanto alla nuda pietra dell’altare, dell’ambone.

Vanno smontati gli apparati commerciali tipici delle esequie o dei matrimoni, mettendoci la nostra anima, il nostro cuore, il nostro grazie al Signore con poco, non con molto.

I fiori non sono da usare come i soprammobili a casa.

Stanno nei pressi dell’altare, circondano l’ambone: fine.

L’omaggio di adorazione al tabernacolo o alla Vergine Maria si limiti al tocco, all’‘appena’.

Un vaso semplicissimo con tre rose…

Il servizio floreale come ministero

Comporre questi vasi deve attingere al nostro personale grazie a Gesù ed è una sensibilità da creare, nelle parrocchie, con la dignità di un autentico ministero.

Non si riduce a un gioco di piante da spostare.

Le persone che se ne assumono l’impegno potrebbero avere anche molto da lavorare per assicurare fiori nobili, puliti, eliminando fiocchi, carte, coprivasi, plastiche trasparenti.

Funerali, matrimoni, omaggi affettivi fanno sì che si raccolga molto materiale e la cosa più sbagliata è infilare in tutti gli angolini degli altari laterali piante su piante o composizioni rigidamente legate all’occasione.

Decostruendo gli apparati, si colga di fiore in fiore il meglio, per poter porre sui nostri presbiteri questo segno così puro, così eloquente, così immediato.

Il tutto sia finalizzato al fiorire del luogo dove celebriamo la Pasqua del Signore, con una semplicità assoluta.

Bisogna assumere un tratto teologico nell’uso del fiore, dandogli nobiltà e semplicità, con una costanza pasquale.

Un criterio è bene che ci accompagni: eliminare tutte le relazioni scontate con i tempi liturgici e i loro colori.

Esse rischiano di rendere meno evidente l’unità teologica dell’anno liturgico, la preminenza della Pasqua su ogni declinazione delle stagioni, l’assoluta centralità del mistero pasquale del Signore, che è davvero il nostro fiore, l’unico nostro fiore.

Fiori stagionali e significati biblici

Spesso si utilizzano i crisantemi per la Commemorazione dei defunti, liturgicamente è una scelta corretta?

La scelta del crisantemo è dettata dal fatto che è un fiore stagionale e scegliere fiori di stagione è sempre la scelta migliore piuttosto che andare a cercare fiori esotici, fiori che vengono da lontano o che magari non ci appartengono come tradizione.

I fiori che crescono nelle nostre zone, in questo periodo sono i crisantemi e il crisantemo, oltre a essere molto bello, è di tantissime varietà, tantissime colorazioni e ha una caratteristica fondamentale che se noi siamo bravi quando li prendiamo, quando facciamo il taglio del gambo e li mettiamo in acqua durano molto.

E’ dunque anche questo perdurare della nostra preghiera offerta attraverso il fiore.

Noi li usiamo solitamente perché li associamo al mese dei morti, ma in realtà nella tradizione orientale, per esempio in Giappone nella tecnica orientale dell'ikebana, il crisantemo è il fiore di luce, fiore di vita eterna, dunque, possiamo anche in qualche modo valorizzare questa indicazione.

Nella Sacra Scrittura troviamo numerosissimi riferimenti ai fiori, alle piante, agli alberi.

Basta sfogliarle sin dalla prima pagina fino alle ultime, il riferimento è veramente ricco.

Troviamo alcuni casi come i gigli dei campi che nel Vangelo ci ricordiamo più facilmente e che sono vestiti in tutta la loro maestosità, nella loro bellezza, nel loro splendore, nel loro candore.

Troviamo le rose che crescono lungo i corsi d’acqua che l’assorbono, un po' come il credente assorbe la sapienza dal Signore.

E poi c’è il Cantico dei Cantici, che forse è per eccellenza il libro biblico in cui vengono citati il maggior numero di fiori e di specie floreali.

Quello che per noi è importante sapere prima di utilizzare un fiore è se ha un significato particolare nella scrittura, faccio un esempio: la palma che è associata spesso al martirio.

Molti fiori non sono contenuti evidentemente nella scrittura, ma non per questo non posso, non debbono essere usati.

Spesso è capitato che alcuni fiori nel corso del tempo, per tradizione, hanno assunto un certo significato un po' per l'uso che ne veniva fatto, un po' per quello che era anche la loro forma, la loro caratteristica specifica.

Faccio l'esempio del garofano perché è un fiore abbastanza comune: il fatto di avere i chiodi di garofano all'interno è stato legato al martirio di Cristo proprio per questa particolare formazione del fiore stesso.

L’importante è conoscerlo e la capacità anche di armonizzare tanto quello che c'è nella scrittura quanto quello che troviamo al mercato dei fiori.

Preparazione liturgica e disposizione dei fiori

Quando noi celebriamo, uniti alla liturgia quindi all'interno dei nostri spazi liturgici delle nostre chiese, abbiamo sempre una serie di linguaggi che vanno armonizzati e che vanno curati perché la liturgia è bellezza, ma sempre nella semplicità, dunque i fiori partecipano a questa sorta di armonia di linguaggi.

Quando entri in chiesa la prima cosa che senti è se c'è un buon odore, vedi le luci, ma vedi sicuramente i fiori che sono disposti.

Prima ancora che comincia la celebrazione vieni accolto dai fiori e dalla loro disposizione.

Ecco perché è importante che possano comunicare perfettamente quello che è il senso della giornata, l’attenzione al colore liturgico, al significato di quella giornata che stiamo celebrando.

A volte può essere più utile fiorire l'altare, altre volte è meglio valorizzare l’ambone oppure la croce o il fonte battesimale e con tutte queste attenzioni ciò che è fondamentale è che a fiorire sia una persona che conosce bene la liturgia.

Bisogna conoscere i luoghi, i colori liturgici, le letture della giornata, leggere le collette, le orazioni utilizzate dal sacerdote e sulla base di questo poi andare a disporre i fiori.

Ecco perché fare un corso di arte floreale per la liturgia in qualche modo è fare un po' di formazione soprattutto biblica e liturgica.

La formazione nell’arte floreale liturgica

Quando nasce l’attenzione ai fiori da parte dei liturgisti?

E’ una sensibilità che viene dal mondo francese.

A me piace sempre ricordare una persona su tutte che ha portato in Italia questa sensibilità ed è suor Cristina Cruciani delle Pie discepole.

E’ lei che formandosi in Francia, piano piano tanti anni fa, ha portato questa preziosa attenzione ai fiori e portando l'attenzione ai fiori evidentemente ha portato anche l’attenzione alla celebrazione perché non è un fiorire fine a se stesso ma un fiorire con consapevolezza.

Se tu vuoi fiorire in maniera liturgia, devi conoscere la liturgia del giorno, la liturgia della parola e dunque ti devi preparare bene.

Ecco suor Cristina l'ha portata in Italia, ha fatto i primi corsi di arte floreale per la liturgia, in molti li abbiamo frequentati per riportare poi nelle parrocchie le nostre conoscenze poi è evidente se si vuole assumere una capacità tecnica superiore bisogna frequentare un corso specifico, con questa indicazione precisa: quando frequenti un corso di arte floreale per la liturgia, le tecniche e le conoscenze liturgiche convergono insieme.

Quando tu frequenti un corso di sola tecnica floreale diventi bravo in quel campo ma non necessariamente sei bravo a fiorire a livello liturgico.

Farle entrambe e farle confluire insieme chiaramente contribuisce a rendere un servizio migliore alla parrocchia.

Il significato generale dei fiori nell’immaginario religioso

Nel corso di questo evento multidisciplinare, semiologi, storici e filosofi dell’Università di Torino esporranno esempi concreti di questa simbologia dei fiori, e poi rifletteranno insieme su quale sia il valore generale che il mondo delle piante ha per l’immaginario religioso.

Il metodo con cui procederanno nella loro analisi sarà ispirato in particolare alla semiotica, la disciplina che studia i segni e il loro significato.

Alla tavola rotonda dei ricercatori seguirà un mini-workshop sul valore e l’uso mistico-simbolico di piante, fiori ed essenze, a cura di Valeria Maggiora (‘Melissa Erboristeria’).

Francesco Galofaro - Semiologo: La simbologia mariana dei fiori

Gabriele Marino - Semiologo: Le litanie dei fiori

Andrea Pennini - Storico: Il giglio: tra simbolismo religioso e araldica politica

Jenny Ponzo - Semiologa: I santi e le viole

Marco Papasidero - Storico del Cristianesimo: Ildegarda di Bingen: medicina, magia e spiritualità delle piante

Graziano Lingua - Filosofo: L’immaginario floreale della Chiesa antica

Gabriele Vissio - Filosofo: Piante e fiori nell’immaginario religioso

Valeria Maggiora - ‘Melissa Erboristeria’: Mini-workshop erboristico

Fiori in chiesa accanto all’altare

Il fiore può quindi essere apprezzato anche in una sensibilità evangelica, purché il suo uso non venga confuso con un atto di culto rivolto ai morti, con una pratica di comunicazione con i defunti o con un obbligo religioso non presente nelle Scritture.

In un funerale, un mazzo di fiori può indicare partecipazione al dolore e vicinanza alla famiglia; su una tomba può servire semplicemente ad abbellire il luogo; in una chiesa può richiamare la bellezza della creazione, la speranza cristiana e la vita promessa nella risurrezione.

La decisione resta personale, mentre l’attenzione principale rimane rivolta alla fede, alla coscienza e all’aiuto concreto verso chi soffre.

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