Gesù è la bussola della nostra speranza più legittima. Senza di Lui, ossia la Carità Divina, vivremmo perduti nei mari burrascosi della vita umana.
Camminare soltanto non basta. Devi anche sapere dove vai. Ma neanche sapere la direzione è sufficiente. E neppure indicarla.
Gesù, il nord che orienta ogni passo
Per camminare, però, occorre una bussola, una bussola che indichi sempre le giuste coordinate, il sentiero da battere, che dia riferimento ai passi affaticati. La bussola, come è noto, anzitutto indica il nord. Il punto fisso da leggere nel cielo per poi trovare ogni altra coordinata.
Per questo mi sono domandato anzitutto qual è il mio, il nostro NORD?! E la risposta non può che essere una: Gesù, il Maestro di Nazareth, il Signore della vita e della storia è il mio, il nostro nord, la stella polare che orienta ogni passo, che salva da ogni smarrimento.
In un mondo spesso disorientato, dove le bussole sembrano impazzite, Gesù, il suo Vangelo, è il riferimento saldo capace di guidarci anche tra le notti più buie, donando senso al cammino, trasformando ogni trama di vita, anche quella più dolorosa, in un disegno d’amore. È lui il nostro nord!
Non un punto convenzionale e astratto, una formula anonima, ma Lui, una Persona viva, il cui sguardo accarezza l’anima, la cui parola ridesta la vita, la cui presenza rallegra il cuore, nella cui carne Dio non solo si avvicina all’uomo, ma si fa uomo egli stesso, carne della nostra carne, sangue del nostro sangue, amore del nostro amore!
Con la sua vita e le sue parole Gesù ci racconta di un Dio che sceglie di vivere tra gli uomini per condividere la loro vita, le loro gioie e sofferenze, e per mostrare che la salvezza non è qualcosa di astratto, ma si realizza nell’amore e spinge a lavorare per il bene concreto dell’essere umano.
In Gesù, il volto di Dio non è quello di un giudice distante e impassibile ma quello di un Padre buono che si prende cura dei suoi figli, un Padre che è la sorgente dell’amore, che è voce da ascoltare nel silenzio della preghiera!
E le opere di guarigione, di liberazione, di restituzione della dignità, di riscatto e misericordia che Gesù ha compiuto non fanno altro che tratteggiare davanti ai nostri occhi, con i colori della cura e della misericordia, il volto di questo Dio.

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi»
Quante volte, nelle scelte importanti della vita, abbiamo cercato una bussola sicura, che ci indicasse il cammino da prendere? E, come cristiani, ci siamo chiesti quale sia la sintesi del Vangelo, la chiave per entrare nel cuore di Dio e vivere da figli suoi, qui e adesso?
Ecco una parola di Gesù che fa al caso nostro, una sua affermazione chiara, immediata da comprendere e da vivere. La troviamo nel Vangelo di Matteo: fa parte del grande Discorso della montagna, dove Gesù insegna come vivere pienamente la vita cristiana.
Egli stesso riassume tutto il suo annuncio in questa lapidaria affermazione. Oggi, che abbiamo bisogno di messaggi ricchi di significato, ma brevi ed efficaci, potremmo accogliere questa Parola come un prezioso tweet da tenere a mente ogni momento.
«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».
Per comprendere meglio cosa fare per gli altri, Gesù ci invita a metterci nei loro panni; proprio come ha fatto lui, che per amarci ha preso la nostra carne umana.
Chiediamoci cosa ci aspettiamo noi dai nostri genitori, dai figli, dai colleghi di lavoro, dai responsabili di governo, dalle guide spirituali: accoglienza, ascolto, inclusione, sostegno nelle necessità materiali, ma anche sincerità, perdono, incoraggiamento, pazienza, consiglio, orientamento, istruzione…
Per Gesù questo atteggiamento interiore, con le azioni concrete che ne conseguono, realizza tutto il contenuto della Legge di Dio e tutta la ricchezza della vita spirituale.
È la “Regola d’oro”, un insegnamento universale contenuto nelle diverse culture, religioni e tradizioni che l’umanità ha sviluppato nel suo cammino. È la base di tutti i valori autenticamente umani, quelli che costruiscono una convivenza pacifica, con rapporti personali e sociali giusti e solidali.
Questa Parola ci sprona ad essere creativi e generosi, a prendere l’iniziativa a favore di chiunque, a gettare ponti anche verso chi non ci è amico, come Gesù stesso ha detto e ha fatto. Ci richiede la capacità di uscire da noi stessi, per essere così anche testimoni credibili della nostra fede.
«Non di solo pane vivrà l’uomo»
Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Luca ci presenta Gesù che fa i suoi quaranta giorni nel deserto, digiunando e pregando. Da sempre è questa una delle chiavi di comprensione del periodo quaresimale.
Per noi è difficile da capire soprattutto il digiuno. Sembra un gesto di sapore magico, una inutile autotortura, o magari anche una prova di forza con se stessi, un voler essere bravi e accumulare meriti di fronte a Dio.
Gesù lo spiega con quella sua parola: "Non di solo pane vivrà l'uomo". Un'affermazione intrigante. Da un lato si ammette: che l'uomo vive ANCHE di pane. Ma dall'altro si nega: quel pane non è il TUTTO di cui l'uomo ha bisogno.
A noi dunque presi dall'esaltazione del corpo e dalla sopravvalutazione dell'intelligenza, la Parola ricorda: "Non di solo pane vivrà l'uomo". L'uomo non si realizza solo nella realizzazione del piacere fisico, dei bisogni immediati, e neanche nella pura e semplice soddisfazione intellettuale.
Abbiamo bisogno del pane e, INSIEME, della parola. Abbiamo bisogno (o desiderio) di gesti esterni, ma che siano nutriti di amore. Di aiuto materiale, e del conforto dell'amicizia.
Non basta consegnare un oggetto per fare un regalo: deve essere accompagnato da un sorriso, da una parola. gli esempi si potrebbero moltiplicare. Abbiamo bisogno di vivere come un tutto.
La bussola dell’essenzialità
Fare Quaresima è ritrovare le due cose: l'orientamento, la bussola da una parte. Ma dall'altra parte anche mettersi in viaggio.
La via che la Chiesa propone è quella dell'essenzialità; da anni - secoli! - ormai si insiste sui tre impegni tradizionali: preghiera, elemosina, digiuno. Ritrovare sobrietà e semplicità.
Il dubbio ci sfiora che tutto questo sia inutile, forse anche banale. Vorremmo qualcosa di più stimolante, aggiornato culturalmente. O magari qualcosa di più brioso, mediaticamente più coinvolgente.
Digiuno e preghiera "non vengono bene" né in fotografia, né in televisione. Ma ciò che sembra banale, troppo umile, per le nostre mentalità culturalmente evolute o televisivamente anestetizzate, ridiventa incredibilmente prezioso nel momento in cui si FA.
Nel momento in cui usciamo dal cortocircuito dei nostri pensieri, e decidiamo di alzarci dalla nostra poltrona, di tiarci indietro per un momento dalla nostra frenesia, ci allontaniamo dalle nostre tavole imbandite, e ricominciamo seriamente a pregare, digiunare, fare elemosina.
Non so se questo sia raccomandabile per tutti: ognuno deve trovare l'esperienza spirituale simbolica che più lo avvicina a Dio. Può essere un tempo di preghiera in una chiesa, un tempo di preghiera in una casa, la visita costante a un ammalato, un gesto di rinuncia.
ma deve essere un'esperienza reale, determinata e ricercata. E se ne apprezza il valore solo realizzandole.
Ritrovare l’unità della vita
Ma continuamente la vita sembra sospingerci a frammentarci, a spezzettarci, e siamo tentati di cedere alla tentazione di vivere a blocchi separati.
Il digiuno è il gesto simbolico con cui siamo invitati a ritornare in noi stessi, a riappropriarci del tutto della nostra vita, svuotandoci di tutto ciò con cui abitualmente ci ingozziamo o ci ingolfiamo: piaceri, emozioni, pensieri.
ritrovare la semplicità, l'essenzialità, per essere noi stessi, per entrare in relazione con Dio, per reincontrarci con i fratelli.
"Non di solo pane vivrà l'uomo": questa parola ci indica una direzione. Ma ci dà anche la forza di camminare. Ma avremo il coraggio di partire?
«Io sono la via, la verità e la vita»
La vita è considerata un dono sacro nella Bibbia, e i versetti ci ricordano di viverla con gratitudine e fede.
Giovanni 10:10: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza." Gesù promette una vita piena e significativa.
Deuteronomio 30:19: "Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza." Dio invita a scegliere il bene per vivere una vita piena e giusta.
Salmo 90:12: "Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore." Riflessione sull'importanza di vivere con saggezza e consapevolezza.
Giovanni 14:6: "Io sono la via, la verità e la vita." Gesù si presenta come la fonte della vita vera e eterna.
Si tratta di lasciare che quella persona diventi il Signore della mia vita: il punto di riferimento delle mie scelte, del mio modo di vedere le cose, la guida che mi accompagna, colui che sorregge l'amore per le persone che amo, colui che mi ama.
L’amore come criterio di orientamento
L'amore è il cuore della fede cristiana, un sentimento che riflette la natura di Dio e il Suo insegnamento verso l’umanità.
Giovanni 15:12-13: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi." Gesù invita a un amore che si dona completamente, fino al sacrificio di sé.
Matteo 22:37-39: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore. Ama il prossimo tuo come te stesso." Il comandamento centrale della fede cristiana: amare Dio e il prossimo.
Romani 13:10: "L'amore non fa nessun male al prossimo; l'amore è quindi il compimento della legge." Questo versetto enfatizza l’amore come base di tutte le leggi divine.
1 Corinzi 13:4-7: "L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio." Un passaggio che descrive l'amore cristiano come incondizionato, altruista e eterno.
1 Giovanni 4:16: "Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui." Una potente affermazione dell’essenza divina come amore puro.
1 Pietro 4:8: "Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l'amore copre una moltitudine di peccati." Qui si sottolinea come l’amore possa guarire e redimere.
Questa Parola ci sprona ad essere creativi e generosi, a prendere l’iniziativa a favore di chiunque, a gettare ponti anche verso chi non ci è amico, come Gesù stesso ha detto e ha fatto.
Amare anche chi ci fa del male
La Bibbia affronta il tema della cattiveria e invita a superarla con il bene.
Matteo 5:44: "Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano." Gesù invita a una risposta di amore anche verso chi ci fa del male.
Romani 12:21: "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male." Un invito a rispondere al male con amore e compassione.
1 Pietro 3:9: "Non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria; ma al contrario rispondete benedicendo." Una guida su come rispondere al male con gentilezza.
Proverbi 24:17: "Non ti rallegrare quando il tuo nemico cade, non esultare quando soccombe." Un’esortazione contro la vendetta e il compiacimento nel male altrui.
Salmo 37:8: "Desisti dall'ira e lascia lo sdegno, non irritarti: ciò porta solo a fare il male." Un consiglio a evitare l’ira, che porta a conseguenze negative.
Efesini 4:31-32: "Scompaiano da voi ogni amarezza, sdegno, ira. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi." Un invito alla gentilezza e alla misericordia come antidoto alla cattiveria.
Gesù e la via dell’amicizia
L’amicizia nella Bibbia è un legame basato su amore, fedeltà e supporto reciproco.
Giovanni 15:15: "Vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi." Gesù considera i suoi discepoli come amici, condividendo con loro il mistero divino.
Proverbi 17:17: "L'amico ama in ogni tempo; è nato per essere un fratello nella sventura." L’amicizia è vista come una forma di amore che persiste anche nei momenti difficili.
Proverbi 27:9: "L'olio e il profumo rallegrano il cuore; così fa la dolcezza di un amico con i suoi consigli cordiali." L’amicizia porta gioia e sollievo nei momenti difficili.
Proverbi 27:17: "Il ferro affila il ferro; così un uomo ne affila un altro." L’amicizia è una relazione di crescita reciproca.
Ecclesiaste 4:9-10: "Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati per la loro fatica." Un invito a sostenersi l’un l’altro nel cammino della vita.
Giobbe 6:14: "Chi è scoraggiato ha diritto alla pietà dell'amico." Un richiamo alla compassione e alla vicinanza tra amici.
«Io sono la risurrezione e la vita»
La morte nella Bibbia non è la fine, ma il passaggio verso la vita eterna con Dio.
Giovanni 11:25-26: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà." Una promessa di vita eterna per chi crede in Cristo.
Salmo 23:4: "Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me." Dio è il conforto anche nei momenti più oscuri della vita e della morte.
Romani 8:38-39: "Né morte né vita. potrà separarci dall’amore di Dio." Una testimonianza dell’amore eterno e incondizionato di Dio.
1 Corinzi 15:55: "Dov'è, o morte, la tua vittoria?" Un’affermazione di trionfo sulla morte attraverso la risurrezione.
Filippesi 1:21: "Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno." Per Paolo, la morte è un’opportunità per unirsi a Cristo.
Apocalisse 21:4: "E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte." Descrizione del Paradiso come luogo di pace eterna.
La bussola nelle prove e nelle decisioni
Mi piace passeggiare in montagna e mentre cammino nella natura spesso uso bussola, mappe e segnali per raggiungere la mia destinazione. Questi strumenti si dimostrano molto utili, persino indispensabili, quando ci si trova dinanzi a strade e sentieri sconosciuti che si diramano in diverse direzioni.
La vita è piena di strade e di sentieri che si incrociano. Ci sono molti sentieri da prendere, molte voci che gridano «ecco qui» o «ecco là».
Vi è una tale varietà di influenze che invadono il nostro spazio personale, molte delle quali intendono guidarci verso un sentiero che è largo e molto trafficato.
Quando ponderate riguardo a quali di queste voci dare ascolto o quale strada fra le tante sia giusta, vi siete mai chiesti, come fece Joseph Smith: «Cosa devo fare? Quale di tutte quest[e voci e strade] ha ragione? O hanno tutt[e] torto? E se un[a] di ess[e] ha ragione, qual è, e come posso saperlo?»
La mia testimonianza a voi è che Gesù Cristo continua a delineare il sentiero, a fare strada e a definire ogni punto del nostro viaggio. Il suo sentiero è stretto e angusto e guida verso «luce e vita senza fin».
Fede, attenzione e responsabilità
La custodia e la trasmissione della Torah era divenuta particolarmente viva mediante le scuole rabbiniche. La Torah, per un vero giudeo, non può essere oggetto di semplice studio personale: occorre un maestro, un rabbi, con il quale si inizia a condividere ben più di qualche ora di insegnamento.
Perché il discepolo deve assorbire la Torah ascoltando l’insegnamento del rabbi, ma anche osservando il suo modo di vivere. In questo ambiente educativo, tutto incentrato sulla Torah, era di fondamentale importanza il ruolo della memorizzazione.
Solo ciò che era stato appreso a memoria poteva poi divenire oggetto di commento e spiegazione. Per questa ragione, più che sprecare parole, l’arte dei rabbini doveva essere quella di esprimere delle massime in termini concisi, perché potessero essere più facilmente tenute a mente e vi si potesse poi dedicare il tempo di una vita per estrarne tutto l’insegnamento.
Sempre per la stessa ragione, le espressioni utilizzate dovevano fare ricorso ad allitterazioni e assonanze, oltre che al caratteristico parallelismus membrorum, secondo l’espressione coniata da Robert Lowth (1710-1787).
Si tratta appunto di due frasi strutturate in parallelo, che a volte si completano e altre volte sono poste in contrasto. Il libro dei Proverbi ne è colmo: «La mano pigra fa impoverire, la mano operosa arricchisce» (10, 4); ma anche Gesù vi ricorreva volentieri: «Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni» (Lc 6, 43).
La ripetizione era un’altra tecnica assai utile per imprimere nella mente degli ascoltatori un insegnamento, al punto da essere un comando diretto del Signore: «Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai» (Dt 6, 6-7).
Un altro tratto caratteristico era la lettura dei testi da memorizzare in modo ritmico. Dobbiamo immaginare non tanto una lettura, ma una cantilena melodica.
Con tutte questi accorgimenti, i discepoli arrivavano ad imparare una tale quantità di testi e di insegnamenti orali, che noi oggi, così abituati ad avere sempre degli scritti sotto mano, nemmeno riusciamo ad immaginare.
In verità Gerhardsson mostra abbondantemente come anche Gesù ricorresse a queste tecniche rabbiniche, insieme a quella di parlare in parabole, mettendosi nella scia dei moshelim, narratori di parabole, proverbi, sentenze illuminanti.
In questa prospettiva, le parole di Gesù non sono formule isolate, ma insegnamenti destinati a essere ricordati, meditati e tradotti in vita.
La Parola come guida concreta
Flash sulla II lettura "Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore": citando il Deuteronomio, Paolo reinterpreta tutta la riflessione antica sulla Legge in chiave cristiana.
Quella parola di cui si parla non è più la Legge di Mosè, ma "la parola della fede che noi (= Paolo) predichiamo".
"Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo": confessione significa qui "riconoscimento".
Si tratta di un atto estremamente semplice e difficile. Non è la semplice "informazione": non basta che io "sappia" che Gesù è un grande uomo, un grande personaggio, e neanche che è "il Figlio di Dio fatto uomo"; in più lo accolgo, lo riconosco come il Signore, il "padrone" della mia vita, il punto di riferimento essenziale delle mie scelte, colui che misura le mie scelte.
E non per un semplice "dovere", o per la pura e semplice "tradizione": la nostra vita quotidiana spazza via la fede fatta solo di costrizioni o di abitudini - ed è bene che sia così.
Si tratta di maturare convinzioni: e ci vuole tempo, pazienza. Non solo belle intenzioni.
A questo servono i quaranta giorni della Quaresima. E probabilmente non sono neanche troppi.
La bussola della vita e il servizio agli altri
Vorrei infatti chiarire fin dall’inizio che non siamo qui per festeggiare “il Cardinale e il suo prestigio” perché nella logica del Vangelo è grande solo chi si fa servo (Mt 23,11) e agli occhi di Dio non vi è prestigio alcuno se non quello di chi, qualsiasi sia il suo ruolo nella comunità, il suo lavoro, la sua vocazione, indossa il grembiule per munirsi di un catino e di una brocca d’acqua e lavare i piedi dei fratelli e delle sorelle che la vita gli pone dinanzi.
Per questo mi piace pensare a quest’occasione per riflettere e celebrare insieme la bellezza dell’essere servi gli uni degli altri nella sequela di Colui che si è fatto “servo per amore”.
Ma attenzione, la consolazione di cui ci chiede di essere segno non è solo parola: è azione concreta, gesto che accompagna, cuore che si china, braccia che raccolgono, cuore che ama.
È solo l’amore infatti che spinge a uscire, a camminare verso chi si è allontanato, a portare sulle spalle chi non ha più forza.
Non lo fa per calcolo o interesse, ma solo per amore, perché l’amore non si rassegna alla perdita ma sempre cerca di fare in modo che chi si è smarrito sia ritrovato e che chi si è ferito sia curato e restituito alla pienezza della vita e della gioia.
La comunità e l’educazione alla fede
Il cammino di fede non potrà mai fare meno della Bibbia come di una bussola; l’amicizia profonda con Gesù e il rapporto con lui vanno decifrati e narrati nelle testimonianze dei primi che l’hanno incontrato; ieri come oggi il Maestro invita: ”Venite e vedrete!” (Gv 1,39).
Attingere la fede alla sorgente, nella esperienza personale di Gesù Cristo e della prima comunità e del popolo di Dio dell’Antico Testamento. Ciò favorisce la formazione al senso della radicalità cristiana, del discernimento e gerarchizzazione delle verità della fede.
Riconoscimento della memoria come dimensione costitutiva dell’esistenza cristiana. La coscienza del “non possesso” da parte nostra della Parola: gratuità, trascendenza, dono.
Da qui, l’ascolto e la percezione del carattere profetico e di promessa della Parola di Dio: una Parola che ha futuro e che fa futuro!
La Bibbia non soltanto “dice Dio”, ma anche “come si dice Dio”.
L’incontro con la Bibbia fa entrare in comunione con Dio, perché la Bibbia non soltanto contiene, ma è veramente Parola di Dio, primo avvio alla sua esperienza di amore.
La lettura dei vangeli come scoperta e incontro con una persona nella sua dimensione corporea, spirituale, affettiva, religiosa, sottolineando le tante domande che altre persone fanno su di lui e che Gesù stesso fa a gli altri.
Grazie alla scoperta di Gesù e del suo mondo di relazioni, ritrovare tra le righe del Vangelo, un invito, e anzi traccia suggestiva per un proprio “diario dell’anima”.
Nella proposta della fede non si potrà trascurare di leggere “Gesù secondo il giovane” e “il giovane secondo Gesù”, rispettando un intreccio di due rivelazioni, di Gesù al ragazzo e del ragazzo a se stesso alla luce di Gesù.
Una scoperta di Gesù e di se stesso all’interno di una comunità. La Bibbia ha un luogo vitale di rilettura nella comunità.
Si trova nella Scrittura il mondo di una comunità di persone, cui il giovane è chiamato a ritrovarsi come nella sua famiglia.
scoperta di Gesù, scoperta di se stesso scoperta della comunità ecco tre risorse della Bibbia - tramite i Vangeli - proposte al giovane perché superi felicemente la sua crisi di crescita, giungendo ad una nuova, decisiva opzione di fede come ragione di vita.
La fede resa credibile dall’amore
Perché i giovani non sembrano amare Gesù Cristo, tanto meno la Bibbia, diffidano della Chiesa…? Perché adulti, genitori, animatori, catechisti, insegnanti, anche i preti e i vescovi, non amano veramente i giovani, o meglio questi non si accorgono di essere amati nel loro vero bisogno e secondo uno stile che essi attendono.
Solo l’amore è credibile, e quindi rende credibile la Bibbia.
È impossibile per un adolescente accogliere come valore credibile e positivo la Parola di Dio, se di queste qualità facesse difetto la figura di riferimento (genitore, insegnante, animatore), chiamati ad una relazione di generazione.
Tale relazione pedagogicamente intensa mira ad una visibile appartenenza alla comunità, vista come il luogo vivo (è il Corpo del Signore che cresce) dove risuona la Parola e si esercitano i grandi gesti biblici dell’ascolto, della contemplazione, del servizio, della missione.
Il discernimento “cosa voglio fare della mia vita?”, di cui un primo lineamento è la scelta del volontariato, una decisione di aiuto concreto verso il mondo dei poveri.
Se la Bibbia non aiuta i giovani a riscoprire le risorse (il carisma) della carità che è in loro, carità che è cura per la giustizia, aiuto alla persona fragile, ricerca della pace… rischiamo di rendere la Bibbia “bronzo che risuona o un cembalo che tintinna” (1Cor 13,1).
Servizio impegnato, formativo e operativo: il rapporto giovani e Vangelo deve educare a volere e fare un futuro diverso alla luce della Parola di Dio e impegnarsi in prima persona su questo.
I quattro punti cardinali del discepolo
Il nord: Gesù e il Vangelo
In un mondo spesso disorientato, dove le bussole sembrano impazzite, Gesù, il suo Vangelo, è il riferimento saldo capace di guidarci anche tra le notti più buie, donando senso al cammino, trasformando ogni trama di vita, anche quella più dolorosa, in un disegno d’amore.
Il Vangelo è la sola arma di cui dispone, ma è un’arma potente, perché non si piega al compromesso e con la forza mite delle Beatitudini, lotta contro ogni oppressione, al fianco dei poveri e degli esclusi, senza mai smettere di credere che la pace e la giustizia siano possibili.
L’ovest: abitare la realtà
Ed è proprio seguendo questa bussola che possiamo imparare a riconoscere l’OVEST e ad abitare la nostra terra, questa nostra terra d’Occidente che non solo è lo spazio geografico ma che è anche simbolo di una chiamata urgente per la nostra Chiesa!
Il nostro Occidente “avanzato e progredito” rischia infatti di essere sempre più individualista, fomentando l’idolatria dell’io, dimenticando la logica comunitaria ed evangelica del “noi” e celando, dietro alla corsa al consumo, l’immensa sete di senso e di significato, che è sete dell’anima, che è sete di Dio!
Come Chiesa siamo chiamati a uscire, a irrorare con l’acqua fresca del Vangelo i solchi della siccità che segnano tanti cuori!
David Maria Turoldo diceva che l’: «Occidente ha sete di Dio ma non lo sa, ha fame di assoluto, ma non sa dove trovarlo».
L’est: la speranza della pace
In Lui, riconosciamo il “sole senza tramonto”, il nostro Oriente, l’EST, a cui tutti guardiamo in attesa dell’alba, della luce che squarcia il buio.
Non dobbiamo mai perdere di vista la speranza dell’aurora e in questo senso l’est diventa il segno del Dio che viene, che si rivela nella tenebra come promessa di vita nuova, come promessa di pace, come sole di giustizia.
In un mondo dilaniato da guerre e conflitti, questa direzione geografica ci ricorda che siamo tutti chiamati ad affrettare l’aurora della pace, costruendo mattone dopo mattone una società più giusta e riconciliata, coltivando un sogno che non può più aspettare, perché il futuro non si costruisce con il dominio, ma con un’umanità capace di maturare nella fraternità.
Il cammino verso quest’alba non è mai concluso e proprio per questo non possiamo attardarci in inutili soste perché, come ha scritto don Tonino, “la pace non è un dato, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno. Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo. E prima che traguardo, è un cammino”.
Il sud: poveri, giustizia e prossimità
Sorelle e fratelli miei, non dimentichiamo mai però che la pace è sorella gemella della giustizia e la giustizia ha bisogno del SUD che è più di una direzione geografica, è il luogo simbolico dell’umanità ferita, dove il grido dei poveri e il lamento degli ultimi salgono fino a Dio.
È il crocevia di chi è stato dimenticato, oppresso, escluso dalla tavola comune.
Come Chiesa non possiamo ignorare il Sud, non possiamo voltare lo sguardo altrove, ma dobbiamo incamminarci verso le periferie esistenziali, dove i piccoli e i poveri attendono un Vangelo che non sia solo parola, ma vita che si fa prossimità, giustizia, liberazione.
Quest’impegno di liberazione e di giustizia, che va ben oltre l’assistenzialismo, non è un accessorio opzionale al Vangelo ma è scritto a lettere cubitali nel cuore stesso dell’annuncio cristiano.
Proprio per questo la Chiesa, non può limitarsi alla carità che consola: deve diventare profezia che scuote, che interroga le coscienze e denuncia le strutture di peccato che generano miseria e violenza.
Camminare con gli altri
Essere Chiesa in uscita significa infatti cercare chi si perde, camminare con chi è lento, lasciarci ferire dal grido di chi non ha voce, imparare a vedere chi spesso non è veduto.
Questo è il solo cammino che prepara davvero la strada primaverile del Dio che viene.
Non possiamo restare al sicuro tra le novantanove pecore ma dobbiamo vestirci del coraggio di uscire, di portare il peso dell’altro, di andargli incontro, di camminare al suo ritmo, di condurre senza mai forzare.
Camminiamo insieme. Tutti. Senza distinzione di fede, di idea politica, di appartenenza sociale.
Camminiamo insieme: Chiesa, uomini e donne della società “responsabile”, quella che non si volta dall’altra parte, istituzioni locali, regionali, nazionali.
Percorriamo i sentieri del Sud senza paura, con gli occhi sempre fissi su Gesù, nostro amico, fratello, Signore, la meta che dà senso a ogni passo, la direzione che illumina ogni notte e che indica il cammino anche quando l’orizzonte è incerto e la visione quando la nebbia è fitta.
La bussola va ascoltata e seguita
Al comando del Signore, Lehi e i suoi figli lasciarono Gerusalemme ed iniziarono un viaggio epico verso la terra promessa. Dopo aver dimorato per un certo tempo in una valle vicino al fiume, il Signore disse a Lehi che era giunto il tempo di continuare il loro viaggio nel deserto.
Con molti pensieri in testa, la mattina seguente, egli uscì dalla sua tenda e con gran sorpresa trovò a terra dinanzi a lui un oggetto, che poteva essere stato posto in quel luogo solo dalla mano di Dio.
Era una bussola, chiamata Liahona nella loro lingua, e le sue lancette erano state preparate per guidarli durante il viaggio, permettendogli di compiere un percorso dove essi avrebbero potuto prosperare e rimanere al sicuro nelle parti più fertili del deserto.
Ma questo non era tutto. Sulla bussola, apparivano delle scritte che erano chiare e facili da leggere e che persino cambiavano di tanto in tanto, donando alla famiglia un miglior intendimento delle vie del Signore.
Durante il loro viaggio, questo Liahona, o bussola, si dimostrò indispensabile per aiutare la famiglia di Lehi a prosperare e, alla fine, ad arrivare a destinazione.
È importante però ricordare l’osservazione fatta da Nefi, che solo la fede, la diligenza e l’attenzione prestata alla bussola la facevano funzionare.
Di questo fantastico aiuto che li guidava attraverso il deserto, Nefi commentò: «E così vediamo che con piccoli mezzi il Signore può realizzare grandi cose».
Come ci hanno ricordato Nefi e Alma, il Signore fornisce un aiuto per il nostro viaggio secondo la fede, la diligenza e l’attenzione che noi prestiamo a tale aiuto.
Egli non ci rivelerà nuovi sentieri se non ci siamo mostrati fedeli nel seguire quelli che Egli ha già delineato.
La prosperità lungo la via arriva a coloro che diligentemente seguono un consiglio ispirato, traducendolo in «azioni e parole», fino a che una nuova scritta appare per aiutarli a progredire nel loro viaggio verso la terra promessa.
La sua guida, tramite loro, è chiara; il percorso da loro tracciato è sicuro. Il suo sentiero, come il Suo giogo, è facile.
Ma non siate ingannati dalla facilità della Sua via, pensando che sia una cosa poco importante o da nulla, ma invece prendetevi cura di queste sacre cose e guardate a Lui cosicché voi possiate essere come Lui e vivere con Lui-per sempre.
Citazioni di Gesù che TUTTI Dovrebbero SENTIRE | Ti Cambieranno la Vita
Una pratica quotidiana per ritrovare la direzione
La necessità di darsi un programma di incontro con la Parola di Dio, magari costruito insieme, con tempi, luoghi, contenuti, modalità, con una ragionevole continuità né troppo, né troppo raramente, ad esempio un “Scuola di Preghiera”.
Nel momento in cui usciamo dal cortocircuito dei nostri pensieri, e decidiamo di alzarci dalla nostra poltrona, di tiarci indietro per un momento dalla nostra frenesia, ci allontaniamo dalle nostre tavole imbandite, e ricominciamo seriamente a pregare, digiunare, fare elemosina.
Può essere un tempo di preghiera in una chiesa, un tempo di preghiera in una casa, la visita costante a un ammalato, un gesto di rinuncia.
Una giornata così spesa vale una vita. Una gioia mai provata ci inonderà.
Dio sarà con noi, perché è con coloro che amano.
A volte forse rallenteremo, saremo tentati di scoraggiarci, di smettere. Ma no! Coraggio! Dio ci dà la grazia. Ricominciamo sempre.
Perseverando, vedremo lentamente cambiare il mondo attorno a noi. Capiremo che il Vangelo porta la vita più affascinante, accende la luce nel mondo, dà sapore alla nostra esistenza, ha in sé il principio della risoluzione di tutti i problemi.