Giorgia Meloni e il crocifisso: il dibattito sull’esposizione nelle scuole e nei luoghi pubblici

Il dibattito sul crocifisso nelle scuole e negli edifici pubblici riguarda il rapporto tra identità cristiana, laicità dello Stato, libertà religiosa e autonomia delle comunità scolastiche. Giorgia Meloni ha rilanciato la questione collegandola alle polemiche sul Ramadan a scuola e accusando chi chiede di rimuovere il crocifisso di insegnare “l’odio verso la nostra civiltà”.

La Lega ha invece presentato un disegno di legge per rendere obbligatoria l’esposizione del crocifisso “in luogo elevato e ben visibile” non soltanto nelle aule scolastiche, ma anche nelle università, negli uffici pubblici, negli ospedali, nelle carceri, nelle stazioni, nei porti e negli aeroporti. La proposta prevede inoltre sanzioni da 500 a 1.000 euro per chi rimuove o vilipende il simbolo e per il pubblico ufficiale che rifiuta di esporlo.

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni sul crocifisso

Domenica 28 aprile si è svolta a Pescara la kermesse di Fratelli d’Italia dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lanciato la sua candidatura alle elezioni europee. È in questa occasione che, durante il suo lungo intervento, la premier ha parlato di Ramadan e crocifissi nelle scuole.

“Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a chi nelle nostre scuole e nelle nostre università insegna l’odio verso la nostra civiltà”, ha detto Meloni. Che ha aggiunto “Non accettiamo lezioni da chi invoca la chiusura delle scuole per il Ramadan mentre chiedeva di togliere il crocifisso dalle scuole”.

Un anno e mezzo fa, in piena campagna elettorale in vista delle elezioni europee, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni disse apertamente che “non possiamo rimanere in silenzio di fronte a chi, nelle nostre scuole e nelle nostre Università, insegna l’odio verso la nostra civiltà. Non accettiamo lezioni da chi invoca la chiusura delle scuole per il Ramadan mentre chiede di togliere il crocifisso dalle scuole”.

Il collegamento con il Ramadan a scuola

Sono numerose le polemiche sorte in Italia nel 2024 intorno alla questione dello stop alle lezioni per il Ramadan, a partire dal caso più discusso, quello dell’Istituto comprensivo Iqbal Masih di Pioltello (Milano), che ha deciso di chiudere le porte della scuola il 10 aprile in occasione dell’ultimo giorno della festività musulmana.

Decisione, questa, che ha ispirato iniziative simili in altre scuole e atenei, e che ha portato anche alla chiusura dell’Università per stranieri di Siena. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha così annunciato una norma, da lui definita “di buon senso”, per vietare alle scuole di fermare le lezioni per festività non riconosciute dallo Stato.

Nel frattempo, alcune Regioni hanno già approvato i calendari scolastici 2024/2025. Stando ai primi provvedimenti, i singoli istituti continuano ad avere la possibilità di decidere di tenere le scuole chiuse anche per le feste religiose, Ramadan compreso.

La possibilità che la norma in cantiere a firma Valditara entri in conflitto con l’autonomia regionale e delle scuole in tema di calendario scolastico, dunque, è tutt’altro che remota.

Il disegno di legge della Lega

Il 6 settembre 2023 il partito di Matteo Salvini ha presentato alla Camera un disegno di legge (ddl) per renderlo obbligatorio e “ben visibile” nelle classi, così come nelle università, negli uffici pubblici e negli ospedali.

La proposta di legge, a prima firma della deputata leghista Simona Bordonali, definisce il crocifisso “emblema di valore universale della civiltà e della cultura cristiana, riconosciuto quale elemento essenziale e costitutivo, e perciò irrinunciabile, del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia, indipendentemente da una specifica confessione religiosa“.

Per questo, il ddl “disciplina l’esposizione del crocifisso in tutti gli uffici della pubblica amministrazione”, scuole di ogni ordine e grado e università comprese, “al fine di testimoniare, facendone conoscere i simboli, il permanente richiamo del Paese al proprio patrimonio storico-culturale che affonda le sue radici nella civiltà e nella tradizione cristiana”.

Il testo di legge, articolato in 5 articoli sottolineava, tra le finalità della norma (art.2), quella di “testimoniare, facendone conoscere i simboli, il permanente richiamo del Paese al proprio patrimonio storico-culturale che affonda le sue radici nella civiltà e nella tradizione cristiana”.

I luoghi nei quali dovrebbe essere esposto

Nel settembre del 2023, è stata presentata una proposta di legge, a prima firma della bresciana Simona Bordonali, della Lega, che prevedeva l’obbligo di esporre il crocifisso “in luogo elevato e ben visibile” in tutte le scuole, negli uffici della pubblica amministrazione, nelle carceri italiane, negli ospedali, nelle stazioni, nei porti e negli aeroporti.

Il cuore del provvedimento è l’art. 3, dedicato all’“esposizione del crocifisso”. L’elenco comprende le aule delle scuole di ogni ordine e grado e delle università e accademie del sistema pubblico integrato d’istruzione, gli uffici delle pubbliche amministrazioni e gli uffici degli enti locali territoriali.

La proposta riguarda inoltre le aule nelle quali sono convocati i consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, i seggi elettorali, gli stabilimenti di detenzione e pena, gli uffici giudiziari e i reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere.

L’elenco comprende anche le stazioni e le autostazioni, i porti e gli aeroporti, le sedi diplomatiche e consolari italiane e gli uffici pubblici italiani all’estero.

AmbitoLuoghi indicati nella proposta
IstruzioneScuole di ogni ordine e grado, università e accademie
Pubblica amministrazioneUffici delle pubbliche amministrazioni ed enti locali territoriali
IstituzioniConsigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e comunità montane
Giustizia e sicurezzaSeggi elettorali, stabilimenti di detenzione e pena, uffici giudiziari
Sanità e trasportiReparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, stazioni, autostazioni, porti e aeroporti
Rappresentanza italiana all’esteroSedi diplomatiche e consolari italiane e uffici pubblici italiani all’estero

Le motivazioni dei proponenti

Una proposta, c’era scritto nel testo, che chiedeva di salvaguardare l’immagine del Cristo, perché rappresenta “un valore universale della civiltà e della cultura cristiana, riconosciuto quale elemento essenziale e costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia”.

Nel testo che introduce la legge si ricorda come l’immagine del Cristo rappresenta “un valore universale della civiltà e della cultura cristiana, riconosciuto quale elemento essenziale e costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia”.

“Cancellare i simboli della nostra identità collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società”, spiegano i proponenti, con riferimento alle “polemiche relative alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, documentate dalla stampa e dai mezzi di comunicazione nazionali”.

Per la leghista risulta “inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del crocifisso”.

Le sanzioni previste

Il disegno di legge prevede sanzioni per “chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce o del crocifisso dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende” che dovrà essere “punito con l’ammenda da 500 a 1.000 euro”.

Una pena prevista anche per “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che rifiuti di esporre nel luogo d’ufficio l’emblema della Croce o del crocifisso”.

Il pdl prevedeva anche sanzioni, da comminare a chiunque avrebbe rimosso “in odio ad esso l’emblema della Croce o del Crocifisso dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende” che dovrà essere “punito con l’ammenda da 500 a 1.000 euro”.

Le posizioni nella maggioranza

Dentro la maggioranza di Governo sembra in corso una gara. E dopo le parole della presidente del Consiglio a Budapest, la Lega ripropone la legge per rendere il simbolo cattolico obbligatorio ovunque, anche nelle stazioni, nei porti e negli aeroporti.

Deve essere successo che quando Matteo Salvini ha sentito la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni lanciarsi dal Budapest Demographic Summit “in difesa di Dio”, ha detto e noi?

Proprio lui che da anni comizia con il rosario in mano, si affida al “cuore immacolato di Maria”, rischiava di restare ancora una volta indietro, mentre Fratelli d’Italia non solo a ogni giro di pista guadagna consensi, ma nella gara fra credenti “chiamati” -un imperativo etico, è chiaro- a difendere la cristianità, va oltre, lanciando: «Una grande battaglia per difendere Dio e tutte le cose che hanno costruito la nostra civiltà».

Come uscirne allora? Nella lotta in difesa dello Spirito Santo, la Lega abbandona dichiarazioni di intenti e proclami per entrare nel vivo delle cose: il crocifisso sia “obbligatoriamente” esposto in luogo “elevato e ben visibile”.

“A volte non ci troviamo sempre d’accordo con Giorgia e Matteo su alcune questioni, ma quando si vuole essere accoglienti lo si è quando si ha il coraggio di dire chi si è. Togliere i crocifissi dalle scuole significa sottomettersi ad altri che poi ci imporranno la loro regola. Più si è identitari e più si può dialogare con gli altri”.

Queste parole sono state pronunciate da Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, qualche giorno prima di Natale sul palco di Atreju, per ricordare che su certi temi, come la presenza del simbolo della religione cristiana nelle classi scolastiche, la cui introduzione si deve ad un regio decreto del 1924, non c’è alcun pensiero divergente.

Una battaglia politica già riproposta più volte

Non è una prima volta che i leghisti presentano il provvedimento, quella dell’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è una vecchia battaglia del Carroccio e della Destra: già nel 2016 e nel 2018 fu presentato in Parlamento lo stesso disegno di legge.

Quello del crocifisso nelle scuole è un tema molto caro ad una parte del centrodestra italiano, Lega in primis. Del progetto di legge, tuttavia, si sono perse le tracce.

Ma sembra oggi un tentativo, l’ennesimo, del ministro delle Infrastrutture di segnare la propria identità o meglio illuminarla al neon, oscurato dalle battaglie dell’alleata.

Anzi. Quella di mantenere o togliere i crocifissi dalle aule scolastiche è una diatriba annosa e divisiva, che ogni tanto torna in auge. Senza però alcun passo avanti, né risposte decisive o, meglio ancora, di tipo legislativo e in grado di fornire adeguate soluzioni per dirimere la questione.

Il caso della scuola di Carpi

Sul finire del 2023, per rimanere all’attuale Governo, fece un certo scalpore la notizia della rimozione improvvisa, attuata dalla dirigente scolastica di una scuola del modenese, a Carpi, di tutti i crocifissi dalle aule della scuola da lei diretta: diversi docenti e genitori si dichiararono in disaccordo con la decisione, lamentandosi anche perché non sarebbero stati neanche informati.

In quell’occasione, anche il vicepremier Matteo Salvini disse la sua, sostenendo che “la priorità di questa ‘preside’” sarebbe stata quella di “strappare i Crocifissi da tutte le aule scolastiche. Professori e genitori increduli, io con loro”, sottolineò il leghista.

La giurisprudenza sul crocifisso nelle aule

La questione non riguarda soltanto le scelte politiche, ma anche l’interpretazione della laicità dello Stato, della libertà religiosa e dell’autonomia scolastica.

Nel 2011, la Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo accolse un ricorso dell’Italia e ribaltò una sentenza di segno opposto della stessa Corte europea.

La Grande Camera sostenne che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, non avendo il Parlamento approvato una legge, sempre prevista da un regio decreto del 1924, ma non è più un atto dovuto, non essendo consentito dalla Costituzione imporne la presenza.

Il non-obbligo, tuttavia, non si dovrebbe tradurre in un divieto di esposizione del crocifisso: il crocifisso, pertanto, può legittimamente essere esposto “allorquando la comunità scolastica valuti e decida in autonomia di esporlo, nel rispetto e nella salvaguardia delle convinzioni di tutti”.

Una posizione, quella della Corte europea, che ritroviamo in diverse sentenze successive.

La sentenza delle Sezioni unite civili della Cassazione

È stata la sentenza delle sezioni unite civili della Corte di Cassazione di quattro anni fa a esprimere un parere sostanzialmente positivo sull’esposizione del Crocefisso in classe.

La Corte spiegò che il crocifisso può legittimamente essere esposto “allorquando la comunità scolastica valuti e decida in autonomia di esporlo”, senza però obblighi, “nel rispetto e nella salvaguardia delle convinzioni di tutti, affiancando al crocifisso, in caso di richiesta, gli altri simboli delle fedi religiose presenti all’interno della stessa comunità scolastica”.

La sentenza chiariva quindi la differenza tra la possibilità di esporre il crocifisso e l’imposizione generalizzata della sua presenza. L’esposizione può derivare da una decisione autonoma della comunità scolastica, ma deve rispettare e salvaguardare le convinzioni di tutti.

Il caso dell’insegnante di Terni

Una sentenza, quella della Suprema Corte, che dava torto anche al dirigente scolastico di un istituto professione di Terni, che (negli anni 2008 e 2009) aderendo alla decisione presa a maggioranza dall’assemblea degli studenti di una terza classe, aveva ordinato l’esposizione del crocifisso in un’aula scolastica - contro il volere del docente - senza cercare un “ragionevole accomodamento” con la posizione manifestata da un professore dissenziente.

Durante le sue lezioni, il docente rimuoveva sistematicamente la croce, reclamando il rispetto della propria libertà di insegnamento e di religione.

E infatti, Franco Coppoli, il protagonista di quella lunga vicenda, a sua volta commento: “Una sentenza importante che finalmente annulla la sanzione disciplinare e definisce illegittimi l’ordine di servizio e la circolare del dirigente scolastico che imponevano il crocefisso in classe. Una lunga battaglia civile - in cui l’Uaar è stata fondamentale e che ringrazio insieme agli avvocati - che ha portato di un passo avanti la laicità dello stato e la libertà di coscienza nel nostro paese“.

La situazione del disegno di legge

Il disegno di legge è attualmente assegnato alla XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati.

Del progetto di legge, tuttavia, si sono perse le tracce.

La proposta della Lega si inserisce quindi in una lunga sequenza di iniziative parlamentari e dichiarazioni politiche, mentre il quadro giurisprudenziale continua a distinguere tra l’assenza di un obbligo generale e la possibilità che una comunità scolastica decida autonomamente di esporre il crocifisso.

Il precedente intervento di Giorgia Meloni

(ANSA) - AREZZO, 23 GEN - Il ministro della gioventu' Giorgia meloni attacca su crocifisso e immigrazione, e si dice perplessa sul ritorno dell'immunita'.

Meloni critica chi dice no al crocifisso nelle aule perche' 'la maggioranza degli italiani lo vuole'. A chi e' contrario, consiglia di 'andare a vivere altrove'.

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