Tabernacolo da mensa: caratteristiche, materiali e collocazione liturgica

Il tabernacolo da mensa è un’edicola chiusa destinata alla custodia della pisside con l’Eucaristia e progettata per essere collocata sulla mensa o sul gradino dell’altare, secondo la struttura della chiesa e le norme liturgiche applicabili. Nella Religione cattolica ed in altre confessioni cristiane in cui si conserva l’Eucarestia, il Tabernacolo indica il luogo dove sono custodite le ostie consacrate, raccolte comunemente dentro una pisside e sottolinea la presenza reale di Cristo anche dopo la Celebrazione Eucaristica.

Secondo le norme del Codice di Diritto Canonico, esso deve essere fisso, non movibile, chiuso a chiave e la chiave deve essere custodita in luogo sicuro. Un tabernacolo da mensa può essere realizzato in ottone, bronzo, marmo, pietre dure, legno dipinto o dorato e può presentare una portina decorata con simboli eucaristici, una serratura di sicurezza e un interno dorato o rivestito con materiali idonei.

Che cos’è un tabernacolo da mensa

Nel culto cristiano occidentale (con esclusione delle Chiese protestanti), edicola o nicchia in cui sono contenute immagini sacre e in particolare l’edicola chiusa, nella quale si conserva l’Eucaristia. Il tabernacolo è un’edicola o nicchia chiusa in cui, nelle chiese cattoliche, si custodisce la pisside con l’Eucaristia, con lo scopo di adorarla e averla disponibile per la comunione eucaristica fuori della Celebrazione eucaristica.

Il termine tabernacolo deriva dal latino tardo tabernaculum, cioè "tenda", che a sua volta trae origine da taberna, ossia "casetta composta da tavole (tabellae) di legno". Presso gli antichi Ebrei, il santuario smontabile e portatile eretto per ordine di Mosè, nel quale erano conservate le tavole della Legge e altri oggetti sacri.

Il tabernacolo da mensa appartiene alla tipologia dei tabernacoli collocati sull’altare o sul relativo gradino, distinguendosi dai modelli da muro, a colonna, monumentali, pensili o portatili. Architettonico: tabernacolo posto al centro dell'altare o del gradino; questo si può distinguere in due tipologie principali: A frontale architettonico: tabernacolo in cui l'elemento caratterizzante è formato dal solo prospetto; A tempietto: tabernacolo costituito una struttura a sé stante, differenziata dal gradino o dalla mensa dell'altare.

Funzione liturgica e requisiti fondamentali

Il tabernacolo indica il luogo dove sono custodite le ostie consacrate, raccolte comunemente dentro una pisside e sottolinea la presenza reale di Cristo anche dopo la Celebrazione Eucaristica. La conservazione dell'Eucarestia al di fuori della Messa, per comunicarsi e per l'adorazione, sono sempre state presenti nella prassi liturgica della Chiesa.

La santissima Eucaristia, infatti, veniva mandata agli assenti attraverso i diaconi; gli stessi fedeli, laici ed eremiti, la portavano con sé nelle loro dimore per cibarsene frequentemente. La custodia eucaristica nasce nelle case dei cristiani per conservare con circospezione il Santo Sacramento, e quella cura con la quale conservavano e ricevevano il Pane santo non era altro che quell'adorazione intima e profonda che già san Paolo esigeva e che Sant'Agostino ribadiva.

In analogia con le case, anche le chiese dovevano avere un luogo per la conservazione dell'Eucaristia, sempre più necessario nella misura in cui veniva a scomparire l'uso domestico. Il luogo veniva chiamato Pastoforio in Oriente e Sacrarium in Occidente, ed era attiguo al presbiterio.

Secondo le norme del Codice di Diritto Canonico, esso deve essere fisso, non movibile, chiuso a chiave e la chiave deve essere custodita in luogo sicuro. L'interno deve essere rivestit di materiale che respinga l'umidità, dorato e foderato di seta bianca (rossa nel rito ambrosiano).

Quando sono presenti le sacre specie, la fronte di tabernacolo deve essere coperta dal conopeo. La porta del tabernacolo deve quindi garantire una chiusura sicura, mentre la struttura deve offrire stabilità, protezione e adeguata dignità all’Eucaristia.

Tabernacolo da mensa in ottone decorato

Materiali e lavorazione artigianale

I Tabernacoli da Mensa sono realizzati in Ottone finemente lavorato e decorato. Il tabernacolo può essere realizzato in marmo, pietre dure, bronzo, legno dipinto o dorato, ecc.

Il fatto a mano è il nostro elemento di vanto; eseguiamo le cesellature sul banco di pece con martelli e appositi ceselli dove prendono vita su lamine di metallo nobile, le immagini in bassorilievo dei simboli dell'arte sacra. I nostri tabernacoli hanno dorature in oro 24 Kr certificati e argentature al 1000%.

La lavorazione dell’ottone consente di combinare robustezza e ricchezza ornamentale, con superfici argentate, satinate, dorate o cesellate. Le decorazioni possono concentrarsi sulla portina, sulla cornice, sui montanti e sugli elementi architettonici del manufatto.

Decorazioni della portina

La porta del tabernacolo, atta a proteggere l'Eucarestia, presenta un bassorilievo argentato e dorato con, in rilievo, il simbolo eucaristico del cesto di pane con uva e croce, mentre sul retro la scritta dorata "IHS".

Su altre realizzazioni, sulla porticina del tabernacolo sono decorati in rilievo i simboli eucaristici pane con uva e croce, mentre sul retro è presente il simbolo JHS. La porta è completa di una serratura di sicurezza.

Il pane e l’uva richiamano il sacramento dell’Eucaristia, mentre la croce sottolinea il rapporto tra il sacrificio di Cristo e la presenza sacramentale. Le sigle IHS e JHS sono utilizzate come segni cristologici sulla superficie posteriore o frontale della portina.

Dimensioni e configurazione

Un esempio di tabernacolo da mensa in ottone misura 21x16 cm - h 17 cm. Le caratteristiche articolo sono: Altezza 17 cm; Larghezza 21 cm; Profondità 16 cm; Materiale Ottone; Produzione italiana.

CaratteristicaDato
Altezza17 cm
Larghezza21 cm
Profondità16 cm
MaterialeOttone
PortinaDecorata in rilievo
ChiusuraSerratura di sicurezza
InternoOttone dorato

Esistono varie tipologie di tabernacolo: Architettonico: tabernacolo posto al centro dell'altare o del gradino; questo si può distinguere in due tipologie principali: A frontale architettonico: tabernacolo in cui l'elemento caratterizzante è formato dal solo prospetto; A tempietto: tabernacolo costituito una struttura a sé stante, differenziata dal gradino o dalla mensa dell'altare; questo si può classificare ulteriormente in base alla forma della pianta (rettangolare, ovale, circolare).

Le dimensioni possono essere standard oppure definite in relazione all’altare e allo spazio disponibile. Sono disponibili nelle misure standard o su misura a seconda delle vostre esigenze. L'apertura può essere ad una o a due ante.

La possibilità di scegliere una o due ante permette di adeguare la struttura alle dimensioni del vano e al modo in cui il tabernacolo viene utilizzato. A richiesta anche con la seconda portina per l’esposizione del Santissimo.

Tabernacolo da mensa in ottone

Tabernacolo da mensa in fusione di ottone. La porta del tabernacolo, atta a proteggere l'Eucarestia, presenta un bassorilievo argentato e dorato con, in rilievo, il simbolo eucaristico del cesto di pane con uva e croce, mentre sul retro la scritta dorata "IHS".

Tante le rifiniture presenti su questo tabernacolo capaci di donargli particolarità uniche. Il tabernacolo è realizzato artigianalmente presso una piccola azienda italiana con ben 51 anni di storia. I disegni originali, l'alta qualità.

Un altro modello è un tabernacolo in ottone, 21x16 cm - h 17 cm. Tabernacolo da mensa, arredo sacro presente in tutte le Chiesa Cattoliche, realizzato in ottone con finitura argentata e satinata.

Sulla porticina del tabernacolo sono decorati in rilievo i simboli eucaristici pane con uva e croce, mentre sul retro è presente il simbolo JHS. La porta è completa di una serratura di sicurezza. L'interno del tabernacolo è in ottone dorato.

E' un prodotto di ottima qualità, rigorosamente realizzato da un'azienda artigianale italiana, garantendo la massima cura nei particolari. La produzione italiana e la lavorazione artigianale si inseriscono nella tradizione degli arredi sacri realizzati con attenzione alle finiture e alla simbologia.

Modelli e fasce di prezzo presenti nel catalogo

Ci sono 11 prodotti. I modelli comprendono tabernacoli da mensa in ottone, oltre a una proposta indicata come tabernacolo in legno faggio.

Tipologia indicataPrezzo indicato
Tabernacolo da mensa in1.400,00 €
Tabernacolo in legno faggio1.700,00 €
Tabernacolo da mensa in1.800,00 €
Tabernacolo da mensa in2.860,00 €
Tabernacolo da mensa in1.400,00 €
Tabernacolo da mensa inDa 2.100,00 €
Tabernacolo da mensa in3.500,00 €
Tabernacolo da mensa inDa 2.800,00 €
Tabernacolo da mensa in2.800,00 €
Tabernacolo da mensa in2.800,00 €
Tabernacolo da mensa in2.400,00 €

I prezzi riportati distinguono i modelli con importo definito da quelli indicati a partire da una determinata cifra. La selezione può essere ordinata per rilevanza, nome, prezzo o data, in base alla struttura del catalogo.

Storia della custodia eucaristica

Nei primi tempi del cristianesimo non vi era una regola fissa sul luogo dove conservare l’Eucaristia che poteva trovarsi sia sotto la mensa dell’altare, sia nel muro dell’abside della chiesa. Forse già nel 5° sec. o in epoca altomedievale, a questo fine era impiegata un’edicola a timpano con colonnine; dal 12° sec. in poi prevalse la denominazione di t.

Dopo il IX secolo, in seguito alla prescrizione di consevare la pisside eucaristica sull'altare si andò affermando la necessità di racchiuderla, per sicurezza entro un contenitore chiuso che alla fine del XIII secolo viene detto Propitiatorium. Si trattava in queso caso, di un tabernacolo piccolo e mobile che venne adottato soprattutto in Francia e in Italia.

All'inizio del XII secolo appaiono i tabernacoli murali, molto frequenti dal XIII al XV secolo, soprattutto in Italia e Germania. Si trattava di edicole nel muro vicino all'altare, in cornu Evangelii o nel coro, con uno sportello munito di serratura e decorate da una mostra, generalmente in marmo, con figurazioni a rilievo allusive all'Eucarestia.

Alla fine del XIV secolo, nel nord dell'Europa si diffonde l'uso di strutture architettoniche verticali, dette Edicole del Sacramento, erette a fianco dell'altare, munite di una grata attraverso la quale era visibile l'ostia consacrata posta in un ostensorio; l'uso molto radicato si mantenne sino al XVIII secolo.

In Italia possono considerarsi vicini a questi esempi nordici i tabernacoli isolati su alto fusto di cui ne esistono vari esempi e che nelle cattedrali e collegiate, erano collocati nelle apposite cappelle dette del Santissimo Sacramento, mentre negli atri casi, si trovano sull'altare maggiore.

Dal Rinascimento alla normativa moderna

Alla metà del XVI secolo, il vescovo di Verona, Gian Matteo Giberti (1524 - 1543) introdusse l'uso del tabernacolo eucaristico fisso al centro dell'altare, chiuso da una solida serratura per eviatare furti sacrileghi.

Questa prassi si difusse rapidamente in tutta l'Italia stentrionale; fu accolta anche a Milano da san Carlo Borromeo (1564 - 1584), e quindi a Roma, dove Paolo IV (1555 - 1559) e Paolo V (1605 - 1621) lo imposero nella Diocesi romana, raccomandandolo anche altrove.

Nel 1863 un decreto della Congregazione dei Riti vietava ogni altro tipo di custodia del Santissimo Sacramento che non fosse il tabernacolo al centro dell'altare maggiore, limitando solo alle cattedrali e alle collegiate l'appposita Cappella del Sacramento che, pur distinta dalla navata principale, ne era tuttavia collegata, e con la sua preziosità e sacralità veniva ad essere il Sancta Sanctorum della chiesa stessa.

Il tabernacolo doveva, inoltre, essere inamovibile (come confermato dalla Sacra Congregazione dei Riti, il 26 maggio 1938) e non coperto da altri arredi (cartegloria, vasi sacri o reliquiari); al di sopra si poteva solo la croce d'altare oppure, temporaneamente, il tronetto per l'esposizione eucaristica.

Collocazione del tabernacolo da mensa

L'Institutio generalis del Messale Romano del 1970 raccomanda vivamente che il tabernacolo in cui si conserva la santissima Eucaristia sia collocato in una cappella adatta alla preghiera e all'adorazione privata dei fedeli.

Se però, data la struttura particolare della chiesa e in forza di legittime consuetudini locali, tale sistemazione non fosse possibile, il Santissimo venga collocato su qualche altare o anche fuori dell'altare in posto d'onore e debitamente ornato.

La Chiesa, oggi, sceglie quindi come posto ideale per il tabernacolo la cappella, distinta dalla chiesa, degna e adatta alla preghiera personale dei fedeli. Nelle chiese di nuova costruzione sarà facile realizzare con le qualità necessarie la cappella del Santissimo Sacramento.

Invece nella maggioranza delle chiese storiche tale cappella non esiste e perciò si prevedeva che il Sacramento fosse conservato su un altare laterale o in un altro posto d'onore. La disposizione liturgica del tabernacolo negli ordinamenti seguiti al Concilio Vaticano II è determinata da due scelte specifiche: la celebrazione della Messa verso il popolo; la ragione del segno, per cui non deve esserci l'Eucaristia sull'altare prima della consacrazione.

In primo luogo, la prassi della celebrazione rivolta al popolo non consente di avere il tabernacolo sulla mensa dell'altare, soprattutto se esso è di carattere monumentale. La diffusione universale di questo modo di celebrare ha portato prevalentemente alla separazione dei due luoghi liturgici, anche se, in alcuni casi, le dimensioni esigue del tabernacolo permettono di mantenerlo sull'altare.

In secondo luogo, è più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva l'Eucaristia non sia collocato sull'altare su cui si celebra la Messa. La normativa vigente considera quindi la funzione dell’altare della celebrazione e quella del luogo destinato alla custodia eucaristica, tenendo conto della struttura dell’edificio e delle legittime consuetudini locali.

Rapporto tra altare e tabernacolo

L'altare e il tabernacolo sono inseparabili, almeno in linea di principio. L'altare è il luogo santo sul quale si compie in modo sacramentale il Mistero pasquale della Redenzione; esso è anche il simbolo più qualificato, che esprime con la sua stessa struttura le tre dimensioni del Mistero che su di esso si compie.

Esso, con la sua dignità e centralità, è il segno di Cristo presente nella Chiesa quale Capo dell'assemblea liturgica; come ara in pietra ed elevata richiama il Sacrificio della Croce, attualizzato nella celebrazione dei santi misteri; la sua mensa ricoperta con la tovaglia ricorda il sacro convito in cui ai fedeli è dato il Pane santo della vita eterna e il calice dell’eterna salvezza.

L'altare porta quindi impresse su di sé in maniera simbolica le coordinate fondamentali dell'Eucaristia. Separare dall'altare il Sacramento a celebrazione conclusa crea per sé qualche disagio, sia all'altare come al tabernacolo, come se l'altare improvvisamente si spegnesse e la sua vita passasse al tabernacolo.

Ma anche il tabernacolo subisce danno dalla separazione dall'altare. Se esso infatti richiama certamente e soprattutto la presenza reale di Cristo nel Santo Sacramento, non ne esprime altrettanto l'aspetto di sacrificio, che non abbandona mai l'Agnello immolato e glorioso; neppure ne esprime la forma di convito, che rimane insita nel Sacramento, il quale, prima o poi, dovrà essere assunto nella comunione.

L'altare è quindi il miglior interprete del tabernacolo, perché garantisce l'espressione simbolica di tutti gli aspetti del Mistero in esso racchiuso, e aiuta il fedele che in esso cerca Cristo a percepirne adorante la Presenza, a unirsi al suo Sacrificio e a nutrirsi degnamente del suo Corpo e del suo Sangue.

Indicazioni liturgiche sulla presenza eucaristica

Nella celebrazione della Messa sono gradualmente messi in evidenza i modi principali della presenza di Cristo nella Chiesa. È presente in primo luogo nell’assemblea stessa dei fedeli riuniti in suo nome; è presente nella sua parola, allorché si legge in chiesa la Scrittura e se ne fa il commento; è presente nella persona del ministro; è presente infine e soprattutto sotto le specie eucaristiche.

Una presenza, questa, assolutamente unica, perché nel sacramento dell’Eucaristia vi è il Cristo tutto e intero, Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente. Proprio per questo la presenza di Cristo sotto le specie consacrate viene chiamata reale, non per esclusione, come se le altre non fossero tali, ma per antonomasia.

Ne consegue che, per ragione del segno, è più consono alla natura della sacra celebrazione che sull'altare sul quale viene celebrata la Messa non ci sia fin dall'inizio, con le specie consacrate conservate in un tabernacolo la presenza eucaristica di Cristo: essa infatti è il frutto della consacrazione, e come tale deve apparire.

Tale intento è importante: esso vuol mettere in luce le varie forme della presenza del Signore nelle azioni liturgiche e dare a ciascuna la possibilità di essere percepita e valorizzata. Anche se assente dalla mensa dell'altare sul quale si celebra, nella gran parte dei casi il tabernacolo si trova comunque nell'orizzonte ottico dei fedeli che partecipano alla celebrazione eucaristica.

La normativa attuale sulla collocazione

Conviene quindi che il tabernacolo sia collocato, a giudizio del vescovo diocesano: a) o in presbiterio, non però sull'altare della celebrazione, nella forma e nel luogo più adatti, non escluso il vecchio altare che non si usa più per la celebrazione; b) o anche in qualche cappella adatta all'adorazione e alla preghiera privata dei fedeli, che però sia unita strutturalmente con la chiesa e ben visibile ai fedeli.

Questa disposizione considera due possibilità principali: una collocazione nel presbiterio, ma non sull’altare della celebrazione, oppure una cappella adatta all’adorazione e alla preghiera privata dei fedeli, unita strutturalmente con la chiesa e visibile ai fedeli.

In molte chiese il grande tabernacolo dell'altare maggiore rimane ancora vuoto e il Santissimo Sacramento giace in un tabernacolo laterale e dimesso. Ciò ha contribuito al collasso della pietà eucaristica nei fedeli e ha ridotto la portata dogmatica dell'Eucaristia e la sua assoluta preminenza nella chiesa.

La collocazione concreta deve quindi tenere insieme sicurezza, dignità, visibilità, adeguatezza architettonica e possibilità di preghiera. La forma del tabernacolo da mensa, le sue dimensioni e la presenza di una o due ante devono essere valutate in rapporto all’altare e alla disposizione del presbiterio.

ENTRANDO NEL TABERNACOLO! Israele con Aline

Elementi da valutare in un tabernacolo da mensa

  • Stabilità: il tabernacolo deve essere fisso e non movibile secondo le norme indicate.
  • Sicurezza: la porta deve essere chiusa a chiave e dotata di una serratura adeguata.
  • Materiale: l’ottone, il bronzo, il marmo, le pietre dure e il legno dipinto o dorato sono materiali indicati per gli arredi sacri.
  • Interno: l'interno deve essere rivestit di materiale che respinga l'umidità, dorato e foderato di seta bianca (rossa nel rito ambrosiano).
  • Decorazione: i simboli eucaristici possono comprendere pane, uva, croce, IHS o JHS.
  • Dimensioni: la struttura deve essere proporzionata alla mensa o al gradino dell’altare.
  • Apertura: l'apertura può essere ad una o a due ante.
  • Esposizione: a richiesta anche con la seconda portina per l’esposizione del Santissimo.
  • Conopeo: quando sono presenti le sacre specie, la fronte di tabernacolo deve essere coperta dal conopeo.

Il tabernacolo da mensa unisce quindi una funzione liturgica precisa a una struttura artistica e architettonica. La qualità della fusione, la regolarità delle superfici, la leggibilità dei bassorilievi, la solidità della portina e la cura dell’interno concorrono alla realizzazione di un arredo sacro coerente con il luogo in cui viene collocato.

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