Gesù si distingue dai sacerdoti levitici perché essi certificavano la purità, offrivano sacrifici e rappresentavano il popolo davanti a Dio, mentre Gesù purifica, guarisce, intercede e offre una volta per sempre la propria vita per i peccati dell’umanità.
Il sacerdozio levitico apparteneva alla legge di Mosè ed era affidato ai discendenti di Aronne, nella tribù di Levi; il sacerdozio di Cristo, invece, non si fonda sulla discendenza sacerdotale, ma sulla sua vita indissolubile, sulla sua perfezione e sulla sua mediazione eterna. La Lettera agli Ebrei presenta perciò Gesù come sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec e come mediatore di una nuova alleanza.

Il gesto di Gesù verso il lebbroso
Per i lebbrosi, secondo la legge di Mosè, il dolore della malattia si aggiungeva alla totale emarginazione dal popolo e all'essere considerati peccatori, come se la malattia fosse una conseguenza diretta di qualche peccato. Nei primi passi della sua vita pubblica, Gesù ha già sfidato le consuetudini: ha scacciato un demone di sabato, si è avvicinato alla suocera di Pietro e si è fatto servire da lei, cosa molto sorprendente per un rabbino del suo tempo e della sua cultura, dove le donne non avevano alcuna importanza ed era piuttosto opportuno evitarle.
Al contrario, le dedica il suo primo miracolo di guarigione. Ora lascia che un lebbroso si avvicini a lui e, invece di dirgli: "Sono impuro, allontanati da me", si inginocchia e implora: "Se vuoi, puoi purificarmi". Gesù non mette distanza tra sé e il lebbroso.
Con un solo gesto cambia l'approccio della religione dei suoi antenati: non tenere il peccatore fuori e lontano, ma purificarlo e includerlo. I sacerdoti levitici non hanno il potere di curare la lebbra: si limitano a certificare la presenza o meno della malattia.
Il lebbroso sa già che Gesù ha questo potere. I leviti avevano solo il potere di giudicare; Gesù, invece, purifica e guarisce. Si allontanano, Gesù si avvicina e guarisce.
Gesù, "avendo compassione, stese la mano e lo toccò, dicendo: "Lo voglio: sia purificato". E subito la lebbra scomparve e "fu purificato". Gesù ricambia la fiducia con la compassione.
Gesù e la legge sulla purità
"Lo mandò via, accusandolo severamente: Non dirlo a nessuno". Questa durezza può sorprendere dopo la tenerezza, ma la posta in gioco era importante: se il lebbroso avesse parlato, Gesù avrebbe dovuto interrompere la sua predicazione, perché sarebbe stato sospettato di aver contratto la lebbra.
Gesù lo tratta come un padre tratta il suo figlioletto, affinché non metta in pericolo la propria integrità o quella degli altri con le sue azioni imprudenti. Lo manda via perché non siano visti insieme.
Gesù raccomanda spesso di non dire che bene fa, perché diffondere la verità non è un valore assoluto e sempre valido: dipende dalle circostanze e dall'opportunità, e dalla reale possibilità di comprensione dei destinatari, il bene che se ne può trarre e il male che si può evitare.
Lo inviò ai sacerdoti "come testimonianza", sperando che capissero l'errore del suo approccio. Ma sapeva che chi ha pietà, poi soffre.
Soffre nella sua carne le conseguenze della sua audacia e del suo amore. Il lebbroso guarito gli disobbedisce e racconta tutto a tutti; per questo Gesù deve andare in quarantena, in luoghi deserti, senza entrare nelle città.
Ma vengono a cercarlo da ogni dove. La compassione, l'amore per le persone, anche contro la legge di Mosè, attira le persone verso di lui.
Chi erano i leviti e chi erano i sacerdoti
I Leviti erano la tribù di Israeliti che discendeva da Levi, uno dei dodici figli di Giacobbe. I sacerdoti d'Israele erano un gruppo di uomini qualificati appartenenti alla tribù dei Leviti, responsabili degli aspetti del culto del tabernacolo o del tempio.
Secondo la Legge, tutti i sacerdoti dovevano essere leviti, ma non tutti i leviti erano sacerdoti. I sacerdoti esistevano prima dei Leviti, in senso generale.
Per esempio, vediamo per la prima volta il ruolo di un sacerdote in Genesi 14:18 al tempo di Abramo, molto prima della nascita di Levi. Melchisedek era il re della città di Salem, che poi divenne Gerusalemme.
Di Melchisedek si diceva anche che era "sacerdote in eterno" (Salmo 110:4; cfr. Ebrei 6:20; 7:17). Anche le nazioni pagane avevano dei sacerdoti per le loro attività religiose.
Jethro, il suocero di Mosè, era il sacerdote di Madian (Esodo 3:1; 18:1). Quando gli ebrei ricevettero la Legge di Mosè al Sinai, il Signore diede disposizioni riguardo a un sacerdozio formale per Israele.
| Gruppo | Identità e funzione |
|---|---|
| Leviti | Discendenti di Levi, incaricati di diversi servizi legati al santuario. |
| Sacerdoti | Discendenti di Aronne appartenenti alla tribù di Levi, responsabili del culto e dei sacrifici. |
| Sommo sacerdote | Dirigente presiedente del sacerdozio di Aaronne, autorizzato a entrare nel Luogo santissimo una volta all’anno. |
| Gesù Cristo | Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec, mediatore della nuova alleanza e autore dell’unico sacrificio definitivo. |
Il sacerdozio prima dell’istituzione levitica
Nei tempi patriarcali il capofamiglia fungeva da sacerdote per la sua famiglia, incarico che alla morte del padre passava al figlio primogenito. Infatti troviamo che in epoca molto remota Noè rappresentava la famiglia in qualità di sacerdote. (Ge 8:20, 21)
Il capofamiglia Abraamo, che aveva una famiglia molto numerosa con cui si spostava da un luogo all’altro, erigeva altari e faceva sacrifici a Geova nelle diverse località dove si accampava. (Ge 14:14; 12:7, 8; 13:4)
Dio disse di Abraamo: “L’ho conosciuto, affinché comandi ai suoi figli e alla sua casa dopo di lui, in modo che si attengano veramente alla via di Geova per praticare giustizia e giudizio”. (Ge 18:19)
Isacco e Giacobbe seguirono il suo esempio (Ge 26:25; 31:54; 35:1-7, 14), e Giobbe, che pur non essendo israelita era probabilmente un lontano parente di Abraamo, offriva regolarmente sacrifici a Geova a favore dei suoi figli, dicendo: “Forse i miei figli hanno peccato e hanno maledetto Dio nel loro cuore”. (Gb 1:4, 5; vedi anche 42:8)
Comunque la Bibbia non definisce nessuno di quegli uomini kohèn o hierèus. Viceversa il capofamiglia Ietro, suocero di Mosè, viene chiamato “sacerdote [kohèn] di Madian”. - Eso 2:16; 3:1; 18:1.
Melchisedec e il modello sacerdotale superiore
Melchisedec, re di Salem, era un sacerdote (kohèn) fuori dell’ordinario. La Bibbia non contiene alcuna informazione circa i suoi antenati, la sua nascita o la sua morte.
Il suo sacerdozio non era ereditario ed egli non ebbe né predecessori né successori. Melchisedec era sia re che sacerdote.
Il suo sacerdozio fu superiore al sacerdozio levitico, poiché Levi in effetti gli diede la decima, essendo ancora nei lombi di Abraamo quando questi offrì le decime a Melchisedec e fu da lui benedetto. (Ge 14:18-20; Eb 7:4-10)
In tutto questo Melchisedec prefigurò Gesù Cristo, il “sacerdote per sempre alla maniera di Melchisedec”. - Eb 7:17.
Il Signore ha giurato e non si pentirà: "Tu sei Sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec." Salmi 110:4 (NR06)
Sebbene sia menzionato solo due volte nella Bibbia ebraica, molti ebrei del primo secolo si interrogavano sul senso di Melchisedec. Alcuni lo consideravano una figura celeste.
Altri, come un re-sacerdote che prestava quel servizio che dovrebbe esser evidente in ogni leader di un mondo ideale. La predizione di un sacerdozio che sarebbe venuto dopo l'ordine di Melchisedec (dal Salmo 110) indicava anche l'arrivo di una nuova alleanza.
Per questo l'autore paragona il sacerdozio di Melchisedec a quello dei leviti che erano i sacerdoti mediatori tra Dio e Israele nell'antica alleanza.
La formazione del sacerdozio levitico
Evidentemente finché Dio non stabilì il sacerdozio levitico, fra i discendenti di Giacobbe (Israele) il capofamiglia fungeva da sacerdote.
Infatti, quando condusse il popolo al monte Sinai, Dio comandò: “Anche i sacerdoti che regolarmente si accostano a Geova si santifichino, perché Geova non irrompa contro di loro” (Eso 19:22), e questo prima che fosse istituito il sacerdozio levitico.
Ma Aaronne, pur non essendo ancora stato designato sacerdote, poté accompagnare Mosè per parte della salita sul monte. Questa circostanza è in armonia con la successiva nomina di Aaronne e dei suoi discendenti quali sacerdoti.
Vista in retrospettiva, questa fu una prima indicazione che Dio si proponeva di sostituire la disposizione precedente (del sacerdote capofamiglia) con il sacerdozio della casa di Aaronne.
Il sacerdozio sotto il patto della Legge
Mentre gli israeliti erano schiavi in Egitto, Geova santificò per sé ogni primogenito di Israele e nello stesso tempo sterminò i primogeniti egiziani con la decima piaga. (Eso 12:29; Nu 3:13)
Quei primogeniti appartenevano dunque a Geova, per essere impiegati esclusivamente nel suo servizio speciale. Dio avrebbe potuto costituire tutti quei primogeniti di Israele sacerdoti e custodi del santuario.
Invece era suo proposito destinare a questo servizio solo i maschi della tribù di Levi. Per questa ragione permise che i leviti prendessero il posto dei primogeniti delle altre dodici tribù (i discendenti di Efraim e Manasse, figli di Giuseppe, vennero contati come due tribù).
Da un censimento risultò che c’erano 273 primogeniti non leviti, da un mese in su, in più rispetto al numero dei leviti, per cui Dio richiese un riscatto di cinque sicli per ciascuno di loro, e il denaro venne consegnato ad Aaronne e ai suoi figli. (Nu 3:11-16, 40-51)
Prima di ciò Geova aveva già separato la famiglia di Aaronne della tribù di Levi per costituire il sacerdozio di Israele. - Nu 1:1; 3:6-10.
Per un lungo periodo di tempo gli israeliti ebbero l’opportunità unica di fornire tutti i componenti di “un regno di sacerdoti e una nazione santa”. (Eso 19:6)
Ma poiché la nazione rigettò il Figlio di Dio quest’opportunità cessò di essere una loro prerogativa. - Cfr. Mt 21:43; 1Pt 2:7-10.
Il rapporto tra regalità e sacerdozio
Inizialmente il Re d’Israele era Geova. Poi Geova decretò che il potere regale fosse conferito alla discendenza di Davide.
Geova era sempre il loro Re invisibile, ma si serviva dei discendenti di Davide come di suoi rappresentanti relativamente al governo secolare. Come tali si diceva che questi re terreni sedevano sul “trono di Geova”. (1Cr 29:23)
Comunque il sacerdozio della discendenza di Aaronne era ancora tenuto separato. Perciò sia il regno che il sacerdozio di Geova Dio con il suo “sacro servizio” appartenevano a quella nazione soltanto. - Ro 9:3, 4.
L’inaugurazione del sacerdozio di Aaronne
La nomina di un sacerdote deve venire da Dio; un uomo non può assumere da sé l’incarico. (Eb 5:4)
Infatti Geova stesso affidò il sacerdozio ad Aaronne e alla sua casa “a tempo indefinito”, separandoli dalla famiglia dei cheatiti, una delle tre divisioni principali della tribù di Levi. (Eso 6:16; 28:43)
Prima però il levita Mosè, quale mediatore del patto della Legge, rappresentò Dio nel santificare Aaronne e i suoi figli e nel riempire le loro mani di potere perché prestassero servizio come sacerdoti, procedura descritta nel capitolo 29 di Esodo e nel capitolo 8 di Levitico.
A quanto pare il loro insediamento richiese sette giorni, dall’1 al 7 nisan del 1512 a.E.V. (Vedi INSEDIAMENTO). Il sacerdozio appena insediato iniziò il suo servizio a favore di Israele il giorno dopo, l’8 nisan.
Requisiti dei sacerdoti levitici
Geova Dio stabilì i requisiti per i discendenti di Aaronne che avrebbero prestato servizio presso il Suo altare. Il sacerdote doveva essere fisicamente sano e avere un aspetto normale.
Altrimenti non poteva avvicinarsi all’altare con le offerte e non poteva accostarsi alla cortina tra il Santo e il Santissimo del tabernacolo. Aveva tuttavia diritto a parte della decima e delle “cose sante” che costituivano il vitto dei sacerdoti. - Le 21:16-23.
Non è specificata l’età richiesta per iniziare il servizio sacerdotale, tuttavia il censimento dei cheatiti, fatto presso il monte Sinai, incluse quelli fra i 30 e i 50 anni. (Nu 4:3)
Il servizio dei leviti presso il santuario iniziava all’età di 25 anni (ridotti a 20 al tempo di Davide). (Nu 8:24; 1Cr 23:24)
I leviti non sacerdoti erano esonerati dal servizio obbligatorio presso il santuario a 50 anni, mentre non era previsto che i sacerdoti si ritirassero dal servizio. - Nu 8:25, 26; vedi RITIRARSI DAL SERVIZIO.
Il sostentamento dei sacerdoti e dei leviti
La tribù di Levi non ricevette terre in eredità, ma i leviti furono ‘dispersi in Israele’ e ricevettero 48 città in cui vivere con la famiglia e il bestiame.
Tredici di queste città andarono ai sacerdoti. (Ge 49:5, 7; Gsè 21:1-11) Una delle città di rifugio, Ebron, era una città sacerdotale. (Gsè 21:13)
I leviti non ricevettero alcun territorio come eredità tribale, poiché Geova aveva detto: “Io sono la tua parte e la tua eredità in mezzo ai figli d’Israele”. (Nu 18:20)
I leviti svolgevano il ministero loro affidato e provvedevano al mantenimento delle case e dei pascoli delle città loro assegnate. Dovevano pure aver cura di altra terra che gli israeliti potevano destinare all’uso del santuario. (Le 27:21, 28)
Geova provvide per i leviti disponendo che ricevessero dalle altre dodici tribù una decima di tutto il prodotto del paese. (Nu 18:21-24)
Di questa decima i leviti a loro volta dovevano dare un decimo, il meglio di ciò che ricevevano, come decima per i sacerdoti. (Nu 18:25-29; Ne 10:38, 39)
I sacerdoti avrebbero così ricevuto l’uno per cento del prodotto nazionale, e questo avrebbe consentito loro di dedicare tutto il tempo al servizio che Dio aveva loro assegnato.
Questo provvedimento a favore del sacerdozio, per quanto abbondante, era in netto contrasto con il lusso e il potere economico di cui godeva il sacerdozio nelle nazioni pagane.
Solo quando Israele trascurava l’adorazione e non pagava le decime i sacerdoti soffrivano, come pure i leviti non sacerdoti, che dovevano cercarsi un altro lavoro per provvedere al sostentamento proprio e della famiglia.
A sua volta questo comportamento errato nei confronti del santuario e del suo mantenimento faceva soffrire ancor più la nazione per mancanza di spiritualità e di conoscenza di Geova. - Ne 13:10-13; vedi anche Mal 3:8-10.
Le offerte destinate ai sacerdoti
I sacerdoti ricevevano: (1) La normale decima.
(2) Il prezzo di redenzione per ogni primogenito, umano o animale. Nel caso del primo nato di un toro, di un agnello o di un capretto ricevevano la carne da mangiare. (Nu 18:14-19)
(3) Il prezzo di redenzione per uomini e cose santificati e anche per le cose dedicate a Geova. (Le 27)
(4) Certe parti delle varie offerte portate dal popolo, come pure il pane di presentazione. (Le 6:25, 26, 29; 7:6-10; Nu 18:8-14)
(5) L’uso delle offerte del meglio delle primizie dei cereali, del vino e dell’olio. (Eso 23:19; Le 2:14-16; 22:10 [in quest’ultimo versetto “estraneo” indica chi non è sacerdote]; De 14:22-27; 26:1-10)
A parte determinate porzioni che solo i sacerdoti potevano mangiare (Le 6:29), anche i figli e le figlie e, in certi casi, tutta la famiglia del sacerdote - inclusi gli schiavi - potevano legittimamente mangiarne. (Le 10:14; 22:10-13)
(6) Senza dubbio una parte della decima del terzo anno destinata ai leviti e ai poveri. (De 14:28, 29; 26:12)
(7) Il bottino preso in guerra. - Nu 31:26-30.
Abbigliamento e purezza rituale
Quando svolgevano mansioni ufficiali, i sacerdoti prestavano servizio scalzi, in armonia col fatto che il santuario era suolo santo. (Cfr. Eso 3:5)
Nelle istruzioni per confezionare gli indumenti speciali dei sacerdoti non erano menzionati sandali. (Eso 28:1-43)
Per decenza portavano mutande di lino dai fianchi alle cosce, “per coprire la carne nuda . perché non incorrano in errore e certamente muoiano”. (Eso 28:42, 43)
Sopra queste portavano una veste di lino fine, stretta in vita da una fascia di lino. Avevano un copricapo ‘avvolto’ intorno alla testa. (Le 8:13; Eso 28:40; 39:27-29)
Pare che questo copricapo fosse un po’ diverso da quello del sommo sacerdote, che probabilmente era cucito in modo da formare un turbante che veniva posto sulla testa. (Le 8:9)
Sembra che solo in seguito i sottosacerdoti a volte indossassero efod di lino, che però non erano ricamati come l’efod del sommo sacerdote. - Cfr. 1Sa 2:18.
I sacerdoti dovevano mantenersi fisicamente puri e osservare alte norme morali. Quando entravano nella tenda di adunanza e prima di presentare un’offerta sull’altare, dovevano lavarsi mani e piedi nel bacino posto nel cortile, “per non morire”. (Eso 30:17-21; 40:30-32)
Per la stessa ragione avevano ordine di non bere vino né altre bevande inebrianti quando prestavano servizio nel santuario. (Le 10:8-11)
Non dovevano contaminarsi toccando un cadavere o facendo lutto per il morto: ciò li avrebbe resi temporaneamente impuri per il servizio.
I sottosacerdoti (ma non il sommo sacerdote) potevano però far questo per un parente molto stretto: la madre, il padre, un figlio o una figlia, un fratello o una sorella vergine (a quanto pare che vivesse con loro o nelle vicinanze); probabilmente anche la moglie era inclusa fra i parenti stretti. (Le 21:1-4)
Il sacerdote divenuto impuro a motivo di lebbra, scolo o contatto con un cadavere o con un’altra cosa impura, non poteva mangiare delle cose sante né prestare servizio nel santuario finché non si fosse purificato, altrimenti sarebbe morto. - Le 22:1-9.
Norme morali e familiari
I sacerdoti avevano l’ordine di non radersi il capo né le estremità della barba, e anche di non farsi incisioni, usanze comuni invece fra i sacerdoti pagani. (Le 21:5, 6; 19:28; 1Re 18:28)
Mentre il sommo sacerdote poteva sposare solo una vergine, i sottosacerdoti potevano sposare anche una vedova, ma non una donna divorziata né una prostituta. (Le 21:7, 8; cfr. Le 21:10, 13, 14)
Evidentemente tutti i componenti della famiglia del sommo sacerdote dovevano rispettare l’alta norma morale e la dignità del sacerdozio.
Infatti la figlia di un sacerdote che fosse diventata una prostituta doveva essere messa a morte e poi bruciata come qualcosa di detestabile a Dio. - Le 21:9.
Mansioni nel santuario e durante il viaggio
Nel deserto, quando si levava il campo, era compito di Aaronne e dei suoi figli coprire gli arredi e gli utensili santi nella tenda di adunanza prima che gli altri cheatiti potessero entrare per portarli via, affinché questi non morissero.
Similmente scoprivano e rimettevano a posto queste cose nella tenda nella nuova località. (Nu 4:5-15) Durante la marcia i sacerdoti portavano l’arca del patto. - Gsè 3:3, 13, 15, 17; 1Re 8:3-6.
I sacerdoti avevano l’incarico di suonare le sacre trombe, impartendo in questo modo precisi comandi al popolo, sia che si trattasse di erigere o levare il campo, di radunarsi, di combattere o di celebrare qualche festa in onore di Geova. (Nu 10:1-10)
I sacerdoti e i leviti erano esonerati dalla coscrizione militare, anche se prestavano servizio come suonatori di tromba e cantori davanti all’esercito. - Nu 1:47-49; 2:33; Gsè 6:4; 2Cr 13:12.
La funzione mediatrice dei sacerdoti levitici
Fra i veri adoratori di Geova prima della formazione della congregazione cristiana, i sacerdoti rappresentavano Dio presso il popolo che servivano, istruendolo intorno a Dio e alle sue leggi.
Inoltre rappresentavano il popolo davanti a Dio, offrendo sacrifici, intercedendo e supplicando a favore del popolo.
Ebrei 5:1 spiega: “Ogni sommo sacerdote preso di fra gli uomini è costituito a favore degli uomini sulle cose relative a Dio, affinché offra doni e sacrifici per i peccati”.
Il termine ebraico tradotto “sacerdote” è kohèn; quello greco, hierèus.
I sacerdoti fungevano da mediatori tra gli israeliti e Dio. Erano loro a compiere i sacrifici animali per conto del popolo.
Solo i sacerdoti potevano accedere al Luogo Santo nel tabernacolo e, in seguito, al tempio. Tra questi sacerdoti levitici c'era il sommo sacerdote.
Il primo sommo sacerdote fu Aronne, fratello di Mosè. I suoi figli e i loro discendenti sarebbero stati i futuri sommi sacerdoti della nazione di Israele (Esodo 29).
Solo il sommo sacerdote poteva entrare nel Luogo Santissimo del tabernacolo e del tempio, e solo una volta all'anno, nel Giorno dell'Espiazione.
Il Giorno dell’Espiazione
Una volta all’anno, nel giorno santo per i Giudei chiamato giorno delle Espiazioni (conosciuto anche come Yom Kippur), il sommo sacerdote era ammesso a entrare nel Luogo santissimo (detto anche Santo dei Santi) ubicato nel tabernacolo o, successivamente, nel tempio di Gerusalemme.
Lì, il sommo sacerdote sacrificava un giovenco e un capro, aspergeva il sangue degli animali sui punti designati del Luogo santissimo a simboleggiare l’Espiazione di Cristo per i peccati dei sacerdoti e per quelli del popolo.
Il sommo sacerdote trasferiva poi simbolicamente i peccati del popolo su un altro capro (chiamato capro espiatorio), che veniva condotto nel deserto per significare la cancellazione di tutti i peccati del popolo.
Egli sacrificava inoltre due montoni come olocausti per se stesso e per il popolo.
Prima di entrare, il sommo sacerdote sacrificava un giovenco come atto d’espiazione “per se stesso e per la sua casa”, quindi sacrificava un capro come atto d’espiazione “per la congregazione d’Israele”.
Come ulteriore atto d’espiazione, egli aspergeva il sangue dell’animale in punti speciali e su oggetti specifici nel Luogo santissimo.
Egli poi “confessava tutti i peccati del popolo d’Israele” sacrificando un altro capro (chiamato capro espiatorio), che veniva condotto nel deserto per simboleggiare la cancellazione di tutti i peccati del popolo.
Dopodiché si cambiava d’abito e “offriva in olocausto due montoni per se stesso e per il popolo”.
Il significato simbolico delle ordinanze mosaiche
L’Antico Testamento parla di molte cerimonie e ordinanze che simboleggiavano e prefiguravano il Salvatore e la Sua Espiazione. Tutte le Scritture contengono segni, prefigurazioni, simboli e similitudini di Gesù Cristo.
I segni, le prefigurazioni, i simboli e le similitudini rappresentano delle realtà più ampie. Gran parte di questo linguaggio figurato si riferisce a persone, oggetti, eventi e circostanze.
La legge di Mosè voleva essere un segno e una prefigurazione di Gesù Cristo, o un simbolo che indirizzasse gli Israeliti verso Gesù Cristo e il Suo sacrificio espiatorio (vedi 2 Nefi 11:4; Giacobbe 4:4-5).
Paolo spiegò in che modo diverse parti della legge raggiungevano questo fine. Egli voleva aiutare i santi giudei a rimanere fedeli a Gesù Cristo invece che riprendere a seguire la legge di Mosè, come stavano facendo alcuni.
Paolo insegnò che Gesù Cristo e il Suo sacerdozio erano necessari perché il sacerdozio levitico, unitamente alla legge di Mosè che amministrava, non potevano perfezionare i figli di Dio (vedi Ebrei 7:11).
Le ordinanze mosaiche indirizzavano il popolo verso il Salvatore e la Sua Espiazione. Il sacrificio del Salvatore è superiore ai sacrifici compiuti dai sommi sacerdoti sotto la legge di Mosè.
Gesù è superiore ai sacerdoti levitici
I sacerdoti levitici diventavano sacerdoti semplicemente per via della loro discendenza: erano nati nella stirpe sacerdotale. Gesù, invece, è stato scelto da Dio per essere sacerdote in virtù delle Sue qualifiche personali (Ebrei 7:11-22).
C'erano molti sacerdoti levitici perché morivano continuamente e dovevano essere sostituiti. Gesù, invece, vive per sempre e continuerà a servire come sacerdote per sempre, senza mai essere sostituito (Ebrei 7:23-25).
I sacerdoti levitici dovevano prima offrire sacrifici per i propri peccati e poi per quelli del popolo. Gesù non aveva peccato e non aveva bisogno di offrire un sacrificio per se stesso (Ebrei 7:26-27).
I sacerdoti levitici servivano in un contesto terreno, mentre Gesù opera in un contesto celeste (Ebrei 8:1-5).
I sacerdoti levitici operavano sotto l’Antica Alleanza, mentre Gesù opera sotto una Nuova Alleanza. Il fatto che Dio abbia sostituito l’Antica con la Nuova è la prova che la Nuova è migliore e che l’Antica doveva avere delle carenze (Ebrei 8:6-13).
I sacerdoti levitici entravano nel Santo dei Santi terreno solo una volta all'anno con il sangue di un sacrificio animale. Gesù è entrato nel Santo dei Santi celeste con il sacrificio del proprio sangue, ed è ancora lì a ministrare per nostro conto (Ebrei 9:11-24).
I sacerdoti levitici dovevano compiere sacrifici ripetutamente. Ciò dimostra l'intrinseca debolezza dei loro sacrifici.
Gesù ha compiuto un unico sacrificio per tutti i peccati, per tutte le persone e per tutti i tempi. I sacrifici levitici erano solo indicatori imperfetti del sacrificio definitivo di Cristo.
Se fossero stati adeguati di per sé, non sarebbero stati ripetuti. È impossibile che il sangue di tori e capri possa davvero togliere il peccato (Ebrei 9:25-10:4).
| Sacerdozio levitico | Gesù Cristo |
|---|---|
| Fondato sulla discendenza da Levi e da Aronne. | Fondato sulla potenza di una vita indissolubile. |
| Comprendeva molti sacerdoti, sostituiti dopo la morte. | È eterno e non richiede successori. |
| I sacerdoti erano soggetti a infermità e peccato. | Gesù era senza peccato. |
| Richiedeva sacrifici per i sacerdoti e per il popolo. | Gesù offrì una sola volta la propria vita per il popolo. |
| Operava nel santuario terreno. | Gesù opera nel santuario celeste. |
| L’accesso al Luogo santissimo restava limitato. | Il sacrificio di Gesù apre la via alla presenza di Dio. |
| Apparteneva all’antica alleanza. | Gesù è mediatore della nuova alleanza. |
In sintesi: "Giorno dopo giorno ogni sacerdote sta in piedi e compie i suoi doveri religiosi; offre ripetutamente gli stessi sacrifici, che non possono mai togliere i peccati.
Ma quando questo sacerdote ebbe offerto per sempre un unico sacrificio per i peccati, si sedette alla destra di Dio, e da allora attende che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi.
Infatti, con un unico sacrificio egli ha reso perfetti per sempre coloro che vengono santificati" (Ebrei 10:11-14).
Gesù, mediatore della nuova alleanza
Paolo insegna che Gesù Cristo è il Mediatore del “patto nuovo” (Ebrei 8:8). Egli spiega che il sacrificio di Cristo è superiore a quelli prescritti dalla legge di Mosè e che le ordinanze mosaiche avevano lo scopo di indirizzare il popolo verso il Salvatore e la Sua Espiazione.
Se si vuole esprimere in una breve formula la novità del sacerdozio di Cristo, si può dire: è il sacerdozio della nuova alleanza.
Nell'Ultima Cena, infatti, preso il calice, Gesù disse: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi" (Lc 22,20; cfr 7 Cor 11,25).
Cristo è sacerdote nuovo, perché è "mediatore di una nuova alleanza" (Eh 9,15). L'insistenza sulla mediazione e sull'alleanza costituisce già una prima innovazione nei confronti dell'Antico Testamento (At).
La Lettera agli Ebrei, invece, afferma che Cristo è mediatore e non dice soltanto "mediatore", ma aggiunge sempre "di alleanza" (Eb 8,6; 9,15, 12,24), perché lega fortemente il sacerdozio all'alleanza.
Un mediatore è colui che appiana le differenze esistenti tra due persone o due gruppi. L’Espiazione di Gesù Cristo riconcilia gli esseri umani (che sono tutti peccatori) con Dio Padre.
A motivo del Suo sacrificio, Gesù Cristo è il “mediatore d’un patto […] migliore” (Ebrei 8:6), un patto o un’alleanza in cui il Signore ha dichiarato che porrà “le [sue] leggi nelle loro menti, e le [scriverà] sui loro cuori”, ed Egli sarà “il loro Dio, ed essi saranno il [suo] popolo” (Ebrei 8:10).
Questa alleanza, se accettata dal popolo, li avrebbe aiutati a conoscere il Signore (vedi Ebrei 8:11) e a essere purificati dalle loro iniquità e dai loro peccati (vedi Ebrei 8:12).
La novità del sacerdozio di Cristo
In un certo senso, niente è più antico del sacerdozio, niente è più nuovo del sacerdozio di Cristo. Il sacerdozio è un'istituzione antichissima.
La preoccupazione dei rapporti con Dio si è manifestata sin dalle origini del genere umano come tratto fondamentale della vita spirituale dell'uomo, e questa preoccupazione si è tradotta presto nella vita sociale con l'istituzione di sacerdoti, cioè di uomini specializzati per il culto divino.
Il sacerdozio non è stato una invenzione della Bibbia, ma è più antico di essa. Non era un privilegio del popolo eletto: la Bibbia parla anche di sacerdoti pagani; anzi, i primi sacerdoti di cui parla la Sacra Scrittura non erano israeliti.
Il primo nominato è Melchisedech, re di Salem (Gn 14,18); poi appaiono i sacerdoti egiziani, nella storia di Giuseppe (Gn 41,45.50; 46,20; 47,22.26); poi un sacerdote madianita, nella storia di Mosè (Es 2,16; 3,1).
Il sacerdozio levitico si presenta più tardi e non costituisce una novità. Le mansioni dei sacerdoti ebrei erano simili a quelle dei sacerdoti pagani.
Gli uni come gli altri erano incaricati del culto nel santuario, dovevano trasmettere gli oracoli divini a chi si recava a consultare la divinità, offrivano i sacrifici e avevano la responsabilità di diverse osservanze.
Per natura le istituzioni sono stabili e tendono a conservarsi. Questo è specialmente vero del sacerdozio, istituzione sociale sacra.
Per tale ragione si osserva una forte tendenza a concepire il sacerdozio sempre nello stesso modo e a far assomigliare dunque il sacerdozio di Cristo a quello levitico.
Invece il sacerdozio di Cristo si presenta nel Nuovo Testamento (NT) come una stupenda novità. Non si inserisce nei testi come una cosa che vada da se e che prolunghi semplicemente l'istituzione antica.
Al contrario, il NT segna una rottura, che, a prima vista, pare completa. 11 sacerdozio di Cristo è tanto nuovo che non sembra affatto essere un sacerdozio.
Perché i Vangeli non chiamano subito Gesù sacerdote
I Vangeli non parlano di sacerdozio a proposito di Gesù e neanche per gli apostoli. Tanti titoli vengono attribuiti a Gesù: Maestro, Profeta, Figlio di Davide, Piglio dell'uomo, Messia, Signore, Figlio di Dio; ma tra tutti questi titoli non si trova mai, nei racconti evangelici, quello di sacerdote o di sommo sacerdote.
Questa assenza dei termini indica chiaramente la consapevolezza, da parte della Chiesa primitiva, di una novità tanto forte che non era possibile, in un primo momento, esprimerla con le parole antiche.
E stata necessaria una radicale rielaborazione delle categorie sacerdotali perché la loro applicazione al mistero di Cristo diventasse possibile. Tale rielaborazione richiese parecchi anni.
La sua utilità però si rivelò di primaria importanza per l'approfondimento della fede in Cristo. Il risultato finale è che il solo trattato metodico di cristologia presente nel NT è un trattato di cristologia sacerdotale, che si trova nella Lettera agli Ebrei.
Dalla separazione rituale alla comunione
Mentre l'AT sottolineava la necessità, per il sacerdote, di mantenersi separato dagli altri, il NT insiste, al contrario, sulla necessità dell'unione fraterna del sacerdote con tutti i membri del popolo di Dio.
L'AT si preoccupava anzitutto della relazione tra il sacerdote e Dio. Per questa ragione cercava di preservare il sacerdote da ogni contatto che potesse intaccare la sua consacrazione e togliergli quindi l'idoneità per il culto divino.
Tutti erano convinti che, per essere ammessi ad accostarsi alla tremenda santità di Dio, era indispensabile una speciale consacrazione o santificazione.
Non essendo in grado di procurare una santificazione interna che raggiungesse la coscienza, l'AT proponeva e richiedeva una santificazione esterna, ottenuta per mezzo di separazioni rituali.
C'era tutto un sistema di tali separazioni, una specie di piramide costituita da successivi gradini. Una prima separazione era stabilita tra il popolo d'Israele e le altre nazioni; Israele era il popolo eletto, messo a parte per appartenere a Dio.
Poi, tra le dodici tribù che lo formavano, quella di Levi era stata separata dalle altre per essere applicata al servizio del Tempio.
In questa tribù, una famiglia aveva ricevuto una consacrazione particolare, che la metteva su un gradino ancora più alto. In questa famiglia veniva scelto il sommo sacerdote, il quale si trovava in cima alla piramide.
I riti della sua consacrazione vengono descritti in modo minuzioso nei libri dell'Esodo (Es 29) e del Levitico (Lv 8-9): bagno rituale per purificarlo dai contatti con il mondo profano, unzione che lo impregnava di santità, vesti che esprimevano la sua appartenenza al mondo sacro, molteplici sacrifici rituali.
Severe prescrizioni lo obbligavano poi a conservare questa consacrazione, che esigeva la separazione dal mondo profano.
Non gli era permesso fare il lutto nemmeno per suo padre o sua madre, avvicinandosi alla salma (Lv 21,11), perché questo sarebbe stato per lui un contatto con la morte e quindi un'impurità inconciliabile con il culto.
Tra la corruzione della morte e la santità del Dio vivo veniva percepita un'assoluta incompatibilità.
Nel sacerdozio di Cristo, invece, l'insistenza sulla mediazione cambia completamente la prospettiva e la rinnova in modo radicale.
Il concetto di santificazione per mezzo di riti di separazione viene eliminato; al suo posto subentra quello di santificazione per mezzo di un dinamismo di comunione, la mi manifestazione più intensa è proprio l'Eucaristia
La solidarietà di Gesù con l’umanità
Molto significativa in proposito e la frase della Lettera agli Ebrei in cui troviamo il primo accenno al sacerdozio di Cristo l'autore vi afferma che, "per diventare un sommo sacerdote", Cristo "doveva rendersi in tutto simile ai fratelli" (Eb 2,17)
11 contesto fa capire che "in tutto" non si riferisce soltanto alla natura umana che Cristo ha preso nel mistero dell'Incarnazione, ma anche e soprattutto agli aspetti più penosi e umilianti della nostra esistenza le prove, le sofferenze e la morte
Cristo ha sperimentato la morte (cfr Eb 2,9), è stato "reso perfetto mediante la sofferenza" (Eb 2,10) "Per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova" (Eb 2,18)
Un tale modo di "diventare sommo sacerdote" è diametralmente opposto al concetto antico invece di una separazione rituale, troviamo una solidarietà esistenziale, invece di un innalzamento al di sopra degli altri, troviamo un estremo abbassamento, invece di una proibizione di ogni contatto con la morte, troviamo l'esigenza di accettare la sofferenza e la morte.
Gesù non occupava un posto particolare nel sistema delle separazioni rituali Infatti egli non era di famiglia sacerdotale, non apparteneva alla tribù messa a parte per il culto divino
Non lo si vide mai manifestare qualsiasi preoccupazione di purità rituale, non esitava a toccare un lebbroso (Mc 1,41), né a prendere per mano una morta (Mc 5,41), mangiava con i pubblicani e i peccatori (Mc 2,16, Lc 15,1-2)
tutti contatti che sembravano incompatibili con la partecipazione al culto divino e perciò provocavano lo scandalo da parte dei farisei
La solidarietà esistenziale di Gesù con i più miserabili degli uomini raggiunse il culmine nella sua morte sul Calvario, che egli rese presente in anticipo nell'Ultima Cena, quando diede ai discepoli il suo sangue versato.
La morte di Gesù come oblazione sacerdotale
La morte di Gesù non ebbe niente di un "sacrificio" nel senso antico della parola Anzi, ne fu esattamente l'opposto l'esecuzione di una condanna.
Un sacrificio era un atto di consacrazione rituale glorificante, veniva effettuato nel luogo santo, il fumo che saliva allora verso il ciclo simboleggiava l'innalzamento della vittima sino al trono celeste di Dio (cfr Gn 8,21)
Al contrario, l'esecuzione di una condanna era un atto di "dissacrazione", un atto di rigetto completo e definitivo, quanto mai infamante, perciò lo si effettuava fuori della citta santa
Gesù non morì in un luogo santo, ma sul patibolo "fuori della por-te della citta" (Eb 13,12, cfr Lv 24,14) La sua morte lo escludeva per sempre dal culto sacerdotale antico.
In quel tempo la dignità sacerdotale era considerati dagli ebrei la più alta fra tutte Sin dall'epoca dell'esodo, essa aveva suscitato ambizioni e gelosie (cfr Nm 16 17, Sir 45,18)
Dopo il ritorno dal l'esilio, le rivalità si erano fatte ancora più aspre. Ne danno testimonianza i libri dei Maccabei e lo storico Giuseppe Flavio.
Per in-nalzarsi alla posizione di sommo sacerdote gli ambiziosi adopera vano tutti i mezzi, anche i più disonesti e crudeli, come la corruzione e l'omicidio (cfr 2 Mac 4,7 8 24 26 32 34)
Gesù invece scelse il cammino inverso, quello dell'accettazione volontaria dell'umiliazione. Lungi dal cercare per se una posizione più alta, "spoglio se stesso, assumendo la condizione di servo" e "umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte in croce" (Fil 2,7-8)
Rinunciò cosi a ogni privilegio e si rese "in tutto simile ai fratelli" (Eb 2,17), anzi si mise all'ultimo posto in questo consistette la sua consacrazione sacerdotale.
Era una novità assoluta, una novità tremendamente esigente, che sconvolgeva il modo di intendere il sacerdozio, dando un'importanza fondamentale al compito di mediazione e quindi a un dinamismo di comunione.
La nuova oblazione sacerdotale
Dallo stesso fatto veniva messo in atto un nuovo concetto del l'oblazione sacerdotale, cioè del sacrificio Tutto e cambiato nuovo è lo scopo ricercato dall'oblazione, nuovo il contenuto dell'offerta, nuovo il mezzo per attuarla, nuovo il dinamismo che ne risulta
Nuovo scopo dell'oblazione
II modo spontaneo di intendere le oblazioni sacrificali consiste nel considerarle come regali offerti a Dio in vista di accattivarsi il suo favore
Il rapporto tra l'offerente e Dio viene concepito sul modello dei rapporti tra due persone umane o due gruppi umani, che cercano di vivere in buona armonia.
Il racconto biblico del sacrificio di Noè dopo il diluvio suggerisce questa prospettiva. Noè si mostra generoso con Dio, offren-do olocausti.
Dio ne odora la soave fragranza, e la soddisfazione che ne prova lo porta ad essere, a sua volta, generoso con gli uo-mini (Gn 8,20-22), prendendo un impegno (berit) in loro favore
1 sacrifici di espiazione per i peccati possono, similmente, essere presentati come regali offerti a Dio per fargli dimenticare i peccati.
A un Dio giustamente irritato dalle colpe commesse, vengono pre-sentate oblazioni gradite, con la speranza di "placare la sua ira", oppure i sacrifici cruenti vengono considerati come sostituzione di un castigo meritato dall'offerente.
L’ultima offerta e l’accesso a Dio
Anche dopo che i sacerdoti levitici avevano compiuto il sacrificio, l’accesso al Luogo Santissimo era ancora precluso. Il sommo sacerdote poteva entrarvi solo una volta all’anno, mentre gli altri sacerdoti e il popolo in generale non potevano entrarvi mai.
Tuttavia, grazie al sacrificio di Cristo, "abbiamo la fiducia di entrare nel Luogo Santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per una via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè il suo corpo" (Ebrei 10:19-20).
I Vangeli riportano che alla morte di Gesù il velo del tempio si squarciò da cima a fondo (Matteo 27:51), a significare che le persone potevano avere accesso diretto a Dio.
In breve, il sacrificio di Gesù è migliore dei sacrifici levitici perché il sacrificio di Gesù ha fatto ciò che i sacrifici levitici non avrebbero mai potuto fare: rendere possibile il perdono dei peccati, una volta per tutte, con un sacrificio che non dovrà mai più essere ripetuto.
Il nuovo ruolo del popolo di Dio
All'epoca del ministero terreno di Gesù, il sacerdozio ebraico deteneva molto potere spirituale e politico. Infatti, i capi sacerdoti ebrei furono coinvolti nella condanna a morte di Gesù.
Dopo la risurrezione di Gesù, i credenti vivono ora sotto una nuova alleanza in cui tutti i cristiani sono sacerdoti: "Ma voi siete un popolo eletto, un sacerdozio regale, una nazione santa, una proprietà speciale di Dio, perché possiate proclamare le lodi di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa" (1 Pietro 2:9).
Non abbiamo più bisogno di un mediatore terreno tra noi e Dio, perché Gesù ha compiuto l’ultimo sacrificio in nostro favore e agisce come nostro mediatore (Ebrei 10:19-23; 1 Timoteo 2:5).
Il ruolo ebraico di sommo sacerdote è ora assolto da Gesù, che serve come nostro sommo sacerdote. Il sacrificio di Gesù ha posto fine al nostro bisogno di sacrifici continui.
Lo Spirito Santo ci guida e ci consiglia. Il sacerdozio levitico faceva parte del sistema di sacrifici dell'antica alleanza.
Si è adempiuto in Gesù e ora siamo sotto la nuova alleanza. Non esiste più un mandato biblico per i sacerdoti.
Ogni seguace di Cristo ha accesso a Dio, indipendentemente da sesso, razza o tribù (Ebrei 7:11-28; Efesini 3:11-12; Colossesi 3:11).
- Il sacerdozio levitico rappresentava Dio davanti al popolo e il popolo davanti a Dio.
- I sacerdoti levitici offrivano sacrifici ripetuti e operavano in un santuario terreno.
- Gesù Cristo è il sacerdote eterno secondo l’ordine di Melchisedec.
- Il sacrificio di Gesù è unico, definitivo e capace di rendere possibile il perdono dei peccati.
- La nuova alleanza apre, per mezzo di Cristo, la via alla presenza di Dio.