Federico Carrasquilla, sacerdote dei poveri e guida storica del Barrio Popular

Federico Carrasquilla è stato un sacerdote diocesano dell’Arcidiocesi di Medellín che ha scelto di vivere con i poveri, come povero e tra i poveri, trasformando il ministero sacerdotale in una presenza concreta accanto alle comunità più emarginate. La sua opera è legata soprattutto alla nascita e alla crescita del Barrio Popular, nella zona nord-orientale di Medellín.

Per Carrasquilla, essere sacerdote non significava soltanto celebrare la messa o amministrare i sacramenti, ma dedicare tutta la vita a Gesù e al progetto di Gesù, inseparabile dalla vita dei poveri. La sua pastorale si fondava sulla dignità della persona, sulla solidarietà, sull’organizzazione comunitaria e sulla partecipazione diretta degli abitanti alla soluzione dei propri problemi.

Origini familiari e vocazione sacerdotale

Federico Carrasquilla Muñoz nacque nel 1935 a Itagüí, in Colombia, in una famiglia di classe media. Era il quarto di otto fratelli e sorelle, figlio di un farmacista profondamente religioso; fin da giovane si distinse per l’impegno nello studio e nello sport.

“Sì, mira, nací en Itagüí, de una familia de clase media. Mi papá era farmaceuta y muy, muy religioso, y a mí me dio por pedirle a mi papá que me permitiera hacer el bachillerato en el seminario.”

Nel 1947 entrò nel Seminario Minore di Medellín. In un’altra testimonianza ricordò di essere entrato in seminario intorno ai tredici anni perché lì poteva fare le tre cose che più gli piacevano: giocare, studiare e pregare.

“La razón para que un niño de 11 años pida ir al seminario debe ser una razón muy rara. Mi papá y mi mamá eran un par de santos, pero los dos tenían una espiritualidad muy distinta.”

La spiritualità dei suoi genitori era diversa. Sua madre viveva la religiosità attraverso novene, medaglie, sacrifici e offerte al Signore; suo padre, invece, trascorreva ogni giorno un’ora in adorazione davanti al Santissimo Sacramento.

“Yo le pregunté una vez a mi papá ¿eso de rezar qué es? Y él dijo conversar con Jesús y el Santísimo Sacramento. Y eso a mí me quedó marcado por vida. Para mí rezar no es lo que hacía mi mamá, era conversar con el Santísimo”.

Gli studi a Roma e a Lovanio

Dopo la formazione seminaristica, Carrasquilla fu inviato a Roma per completare gli studi teologici. Studiò alla Pontificia Università Gregoriana e fu ordinato sacerdote il 23 maggio 1959 nella cappella di San Giovanni in Laterano, in Italia.

Durante gli anni romani conobbe la spiritualità di Charles de Foucauld, sacerdote francese che aveva cercato di ispirare la propria vita a quella di Gesù a Nazaret. Il movimento di San Carlo de Foucauld ebbe un’influenza decisiva sulla sua comprensione della povertà, della presenza quotidiana e della vita condivisa con la gente comune.

“Cuando terminé me enviaron a estudiar Teología en Roma. Y allá llegué por casualidad al seminario francés y en ese tiempo estaba en boga el movimiento de un sacerdote francés que lo canonizó el Papa, Carlos de Foucauld, que se dedicó a la vida en Nazaret”.

Durante la sua formazione teologica a Roma fu compagno di corso di Alfonso López Trujillo, che in seguito sarebbe diventato cardinale e uno dei suoi più duri oppositori all’interno della gerarchia ecclesiastica.

Successivamente Carrasquilla proseguì gli studi a Lovanio, in Belgio, dove conseguì il dottorato in Teologia e approfondì la filosofia antropologica. La sua tesi fu dedicata al marxismo di Sartre e, più avanti, sviluppò la teoria dell’Antropologia del Povero.

A Lovanio lo raggiunsero l’elezione di Paolo VI e i nuovi orientamenti del Concilio Vaticano II. Da quell’esperienza non tornò in Colombia come un sacerdote conservatore, distante dalla realtà sociale, ma come un teologo interessato alla relazione tra fede, storia, società e povertà.

Nel 1963 conseguì il dottorato in Teologia, in un periodo in cui in Colombia le persone con un dottorato potevano contarsi sulle dita di una mano. La sua tesi di dottorato a Lovanio si chiamò “El marxismo de Sartre” e, all’inizio degli anni Settanta, formulò la teoria chiamata Antropología del Pobre, ripubblicata nel 2017.

La scoperta del Dio dei poveri

Gli studi di teologia, sociologia, antropologia e filosofia portarono Carrasquilla a scoprire un’immagine di Dio profondamente legata alla vita concreta degli ultimi: il Dio che cammina per strada, suda, soffre e porta sul volto i segni della fatica.

Per lui, il povero non doveva essere considerato soltanto come una persona priva di beni, ma come un essere umano dotato di dignità, relazioni, capacità e identità. La sua riflessione teologica si concentrò quindi non soltanto sulla necessità di aiutare i poveri, ma sulla necessità di riconoscerli come soggetti della propria storia.

“En 1955 yo descubrí una cosa rara para esa época y era que ser sacerdote no consistía en decir misa ni administrar sacramentos, sino dedicarle la vida a Jesús, al proyecto de Jesús. En el Evangelio veía que Jesús era inseparable del pobre: nació pobre, vivió pobre, familia pobre, los amigos pobres, murió pobre, resucitó pobre. Y yo concluí ahí, entonces yo debo vivir mi sacerdocio unido a lo de Jesús, que es con los pobres”.

La sua riflessione partiva da una domanda centrale: se a nessuno piace essere povero e la povertà sociologica significa mancanza di beni, perché Gesù avrebbe scelto di essere povero?

“A nadie le gusta ser pobre, tener carencias, entonces entendí que Jesús veía al pobre como el hermano, no como al que le faltan cosas. Lo aprecié desde una relación. Lo que distingue al hombre del animal es la relación. El hombre nació por una relación y es una relación amorosa.”

Da questa comprensione nacque l’idea che la povertà non potesse essere definita soltanto attraverso la mancanza materiale. Il Vangelo, secondo Carrasquilla, era un progetto di persona fondato sulla relazione, sulla reciprocità e sul riconoscimento dell’altro.

“Eso a mí me abrió todo el horizonte porque yo dije, exacto, ser pobre es una manera de ser persona. Y el Evangelio es un proyecto de persona y está centrado en una relación. Entonces, ahí encontré yo la unidad. En que lo mío era el pobre”.

Il suo obiettivo non era semplicemente lavorare per i poveri affinché smettessero di essere poveri, ma aiutarli a riscoprire la propria identità e a riconoscersi come persone capaci di agire.

“Sí, ahí me dije voy a dedicar no a trabajar por el pobre para que salga de pobre, sino para que él descubra su identidad, que es una manera de ser persona, porque al pobre lo que le robaron fue su identidad”.

Il ritorno a Medellín e il conflitto con il modello sacerdotale tradizionale

Al ritorno a Medellín nel 1962, Carrasquilla iniziò a insegnare. Fu nominato direttore della Filosofia nel Seminario Maggiore dell’Arcidiocesi di Medellín e lavorò anche come professore presso l’Università Pontificia Bolivariana.

Il suo modo di concepire il sacerdozio non si adattava facilmente agli ambienti ecclesiastici tradizionali. Predicare la dignità del povero in luoghi dove la dignità sacerdotale veniva considerata superiore a ogni altra forma di dignità umana risultava difficile.

Rimase per circa tre mesi nel suo incarico direttivo e iniziò a essere definito “cura rojo”, espressione usata per indicare i sacerdoti vicini alla Teologia della Liberazione e alle posizioni sociali più critiche.

Nel periodo successivo fu docente alla Universidad Pontificia Bolivariana di Medellín. Gli auditorium si riempivano per ascoltare le idee nuove che aveva portato dall’Europa.

Fu anche nominato nel gruppo dirigente del Seminario Minore, ma alcuni anni dopo venne rimosso da entrambi gli incarichi perché contestava diversi aspetti della tradizione ecclesiastica, compresa la reverenza con cui i professori pretendevano di essere trattati.

“Cuando llegó la teología sí hubo una crisis, pero duraría ocho días, porque descubrí que ser cura era dedicarle toda la vida a Jesús y al pobre, y dije: ‘Eso me gusta’”.

I suoi superiori gli ritirarono l’incarico nel seminario, pur consentendogli di lavorare come professore universitario. In seguito, Carrasquilla chiese di essere inviato in un quartiere povero dove poter vivere concretamente la sua scelta pastorale.

La Teologia della Liberazione e il contesto latinoamericano

Federico Carrasquilla è stato associato alla Teologia della Liberazione, corrente sviluppatasi nella Chiesa cattolica e protestante dell’America Latina dopo il Concilio Vaticano II, celebrato tra il 1962 e il 1965, e dopo la Conferenza del CELAM riunita a Medellín nel 1968.

In Colombia, molte di queste sensibilità si concentrarono intorno al movimento di Golconda, formato da sacerdoti critici verso il capitalismo e verso una Chiesa percepita come troppo vicina ai potenti e al potere economico.

Federico non fece parte formalmente del gruppo di Golconda, anche se conobbe le sue conclusioni. Il gruppo sosteneva che nell’esercizio del ministero della Parola fosse necessario partire dalla situazione concreta dell’uomo colombiano, dalle sue esperienze e dal suo desiderio di cambiamento sociale.

Insieme ad altri sacerdoti, laici, religiosi e religiose, Carrasquilla si avvicinò a una Chiesa che intendeva fare un’opzione preferenziale per i poveri. Conobbe inoltre il movimento dei sacerdoti operai, nato in Europa alla fine della Seconda guerra mondiale e diffusosi in America Latina.

Un altro movimento che influenzò il clima ecclesiale del tempo fu il Movimento sacerdotale per il Terzo Mondo, promosso anche attraverso la riflessione del vescovo brasiliano Hélder Câmara. Il movimento denunciava una Chiesa spesso legata ai sistemi politici, sociali ed economici dominanti.

La Conferenza Episcopale Latinoamericana riunita a Medellín nel 1968 contribuì a consolidare il dibattito su una Chiesa incarnata nella storia e vicina agli oppressi. La Teologia della Liberazione venne interpretata dai suoi sostenitori come un impegno della Chiesa a favore dei più oppressi, ma suscitò anche forti polemiche e persecuzioni, perché alcuni la consideravano un’incitazione alla lotta di classe.

Carrasquilla dichiarava di aver avuto punti di convergenza e divergenza con la Teologia della Liberazione. Secondo la sua lettura, al suo interno esistevano due orientamenti: uno interessato alla dimensione politica del Vangelo e un altro alla dimensione evangelizzatrice della politica.

La sua prospettiva privilegiava la prima dimensione. Fece inoltre parte di Sacerdoti per l’America Latina, conosciuto come SAL, ma rifiutò sempre di essere rinchiuso in un’etichetta politica o ecclesiale.

La scelta del Barrio Popular

Alla fine degli anni Sessanta, Federico Carrasquilla arrivò nel Barrio Popular, allora in formazione nella zona nord-orientale di Medellín. Il quartiere stava nascendo attraverso l’occupazione di terreni da parte di famiglie provenienti da diversi paesi e regioni di Antioquia, spinte dalla violenza e dallo sfollamento.

Nel 1967 si trasferì a vivere e lavorare nella parrocchia della Divina Providencia, nel Barrio Popular. La zona era composta da pendii fangosi, baracche e abitazioni precarie, senza strade, illuminazione pubblica, acqua corrente o fognature.

“Mi decisión fue irme a vivir allá, dejé la Universidad, con la intención de estar entre ellos, caminar con ellos, no para hacer las cosas desde arriba. era un cura viviendo entre los pobres. Me organizaron una piececita al lado de la sacristía y ahí tenía la cama, el escritorio y no más”.

Gli abitanti gli offrirono di costruirgli una casa, ma egli rifiutò. Chiese di poter rimanere in una piccola stanza e di ricevere il cibo dalle famiglie del quartiere.

“Cuando llegué me ofrecieron que querían hacerme una casa, pero yo les pedí que no, que con la pieza era suficiente y la comida que me la dieran en alguna de las casas de ellos”.

La sua sistemazione era estremamente semplice: una stanza di assi, senza letto e senza servizi igienici, vicino alla chiesa. In altri momenti visse in una piccola camera accanto alla sacrestia, con un letto e una scrivania.

Un abitante del quartiere ricordò che il sacerdote si era installato in una stanza di fronte alla chiesa, con un semplice letto coperto da una coperta di pezze colorate. Mangiava ciò che gli offrivano nelle case della comunità.

Per sostenere le proprie spese e condividere la vita quotidiana della gente, imparò a lavorare il legno e a usare un tornio in una falegnameria. Non accettò compensi per i servizi religiosi e utilizzò il denaro che riceveva per aiutare le famiglie a costruire le loro abitazioni.

“A mí eso del voto no me gusta mucho, porque suena a obligación. Vos no haces voto de ser periodista”.

Vivere con la comunità

Carrasquilla non voleva operare dall’alto, come un benefattore esterno, ma vivere tra gli abitanti e camminare con loro. Il suo metodo pastorale consisteva nell’accompagnare le iniziative nate dalla comunità, senza sostituirsi alle persone.

Quando gli abitanti gli chiedevano in che modo potesse aiutarli, egli rispondeva chiedendo loro che cosa possedessero e che cosa fossero disposti a fare. Se chiedevano una scuola, non si proponeva semplicemente di costruirla per loro, ma li incoraggiava ad assumersi la responsabilità di ottenerla.

“Yo les preguntaba, y ¿qué tienen ustedes? Y me decían que nada. Ah, entonces yo tampoco tengo nada, mejor sentémonos a llorar que no hay nada que hacer aquí, parece que no tienen manos, no tienen pies, no tienen amigos.”

Quando gli abitanti tornarono dopo essersi recati alla Segreteria dell’Educazione e aver trovato le porte chiuse, Carrasquilla procurò loro un appuntamento, ma lasciò che fossero loro a parlare.

“Nos recibieron muy formales, pero yo no hablé nada, fueron ellos, entonces yo vi que sí era posible que el pobre asumiera su situación”.

Il sacerdote si considerava un “motore” soltanto dopo che fosse comparsa un’azione autonoma della comunità. Il suo compito non era sostituire la gente, ma creare condizioni perché potesse organizzarsi e far valere i propri diritti.

Le abitazioni e la resistenza non violenta

Nel Barrio Popular gli abitanti costruivano abitazioni rudimentali con latta, legno, cartone e tela catramata. Le autorità municipali e le forze dell’ordine spesso abbattevano quelle costruzioni, considerate insediamenti illegali.

Federico era presente accanto alle famiglie. Ogni giorno e ogni notte si riuniva con la comunità per organizzare lavori collettivi, conviti e mingas, allo scopo di ricostruire ciò che era stato distrutto.

Quando la polizia o l’esercito abbattevano le baracche, il giorno successivo le case venivano nuovamente rialzate. La comunità continuava a costruire senza ricorrere alle armi.

“Porque en realidad, yo lo que intuí es que la Policía no podía permitir era que construyeran en material. Y eso funcionó”.

Il metodo di Carrasquilla si basava sulla perseveranza e sull’organizzazione. Non si trattava di uno scontro armato con le autorità, ma di una resistenza quotidiana fondata sulla ricostruzione, sulla solidarietà e sulla partecipazione collettiva.

“Yo traté siempre de explicarle a la gente que todos los días había que luchar un poquito, no por estar en contra, o por quitarle la tierra a nadie, sino para que les reconozcan el derecho a tener casa. La mirada es distinta. No es que tenga derecho a quitarle el terreno a alguien, es que tienen derecho a una casa”.

La sua preoccupazione principale era che ogni famiglia potesse avere una casa propria. Secondo il sacerdote, il bisogno più grande dei poveri non era soltanto il cibo, ma la possibilità di abitare uno spazio stabile e di sentirsi riconosciuti.

“No sé por qué, pero la obsesión desde que yo llegué allá era que la gente tuviera su propia casita, porque vi rapidito que la necesidad más grande del pobre es la vivienda.”

Il confronto con la polizia

Carrasquilla chiedeva agli abitanti di chiamarlo quando arrivava la polizia per abbattere una baracca. Egli si presentava davanti alla casa e cercava di evitare che la situazione degenerasse in uno scontro violento.

“Lo mío no ha sido la violencia, estoy vacunado por el estudio y más que todo por la visión, tal vez cristiana. La única violencia que hay que respetar es la violencia del pobre, que es el estallido de una opresión. Vos cuando te sentís oprimido siempre reaccionas con violencia”.

In alcune occasioni il sacerdote si metteva davanti alla baracca, vestito con la tonaca, finché non veniva spostato e la costruzione non veniva demolita. Poi spiegava agli abitanti che la polizia poteva abbattere una casa, ma non impedire indefinitamente che la comunità la ricostruisse.

“Deje que lo tumbe a ver quién se cansa primero, ellos de tumbar el rancho o ustedes de reconstruirlo”.

Quando la polizia entrava nelle case e confiscava oggetti sostenendo che fossero rubati, Carrasquilla cercava di proteggere gli abitanti senza trasformare il conflitto in violenza. Diceva agli agenti che gli oggetti erano stati dati a lui e che lui li aveva consegnati alle famiglie.

La sua posizione non era paternalistica. Egli rifiutava l’idea di “proteggere” i poveri come persone incapaci di agire, insistendo invece sulla loro responsabilità e sulla loro capacità di organizzarsi.

“La idea mía no era protegerlos, a mi todo lo que huela a paternalismo me molesta. Precisamente lo malo de la pobreza es que te crea impotencia”.

L’arresto del sacerdote con la pala in mano

Durante una delle operazioni contro le costruzioni del quartiere, la polizia arrestò tutti gli uomini presenti, tra cui Federico Carrasquilla. In quel momento era un sacerdote senza abito talare e con una pala in mano.

Non si identificò come sacerdote per evitare di essere separato dagli altri. In seguito, uno degli agenti lo riconobbe e, prevedendo possibili problemi con la Curia, gli ordinò di uscire dalla cella.

Federico rispose che non sarebbe uscito da solo, perché era stato arrestato insieme agli altri. Quando l’ispettore ordinò a tutti di andarsene, egli replicò che non erano arrivati spontaneamente in quel luogo e che, se erano stati portati lì dalla polizia, la polizia avrebbe dovuto riportarli indietro.

L’episodio terminò con il nuovo ordine di caricare sul camion gli abitanti e quel sacerdote considerato problematico. La comunità del Barrio Popular aveva ottenuto una vittoria senza sparare un colpo.

Per Carrasquilla, “nada más radical que la solidaridad y el amor”: nulla è più radicale della solidarietà e dell’amore.

La malattia e la crisi vocazionale

Dopo circa tre mesi nel Barrio Popular, Carrasquilla si ammalò gravemente, probabilmente a causa dell’acqua non potabile. Aveva rinunciato all’assicurazione sanitaria offerta dalla Curia e inizialmente seguì i rimedi casalinghi utilizzati dagli abitanti.

Quando i fedeli gli proponevano di portarlo in ospedale, egli chiedeva loro che cosa facessero quando si ammalavano. Gli rispondevano che bevevano preparati casalinghi, e lui cercava di fare lo stesso.

Quando la febbre e i dolori divennero insopportabili, alcune donne lo accompagnarono a piedi fino a Villa del Socorro e poi lo aiutarono a salire dalla porta posteriore dell’autobus.

Arrivato alla Policlinica Municipale, venne riconosciuto come il sacerdote del Barrio Popular. Nonostante le sue resistenze, un medico e un’infermiera lo misero su una barella e lo sistemarono in una stanza con ogni attenzione.

L’episodio provocò una crisi vocazionale. Carrasquilla iniziò a chiedersi se il suo tentativo di vivere come i poveri non fosse una rappresentazione, poiché quando si ammalava riceveva un trattamento diverso da quello riservato alla gente del quartiere.

Trascorse un periodo con i gesuiti e arrivò a una nuova comprensione della propria scelta. Capì che il suo impegno cristiano non consisteva nell’essere identico ai poveri, ma nel seguire Gesù, che era stato povero.

“Que el compromiso mío como cristiano no era con el pobre sino con Jesús que había sido pobre, entonces no tenía por qué acomplejarme por no ser como ellos”.

Comprese inoltre che non era sufficiente “partire dalla realtà” in senso teorico: era necessario ascoltare ciò che la realtà concreta della comunità stava chiedendo.

Otto giorni dopo tornò al Barrio Popular con una visione più chiara della sua missione.

La comunità come soggetto della propria storia

Il sacerdote organizzò azioni comunitarie e gruppi giovanili, animò conviti e accompagnò le occupazioni di terreni destinate alla costruzione di abitazioni. Lavorò insieme a Vicente Mejía, sacerdote che aveva preceduto questo tipo di lotte nella zona nord-orientale di Medellín.

La sua concezione dell’aiuto era fondata sull’autonomia. Quando gli abitanti gli chiedevano di intervenire, egli cercava di indirizzarli verso le istituzioni o verso i proprietari dei terreni, ma senza parlare al loro posto.

Quando la Segreteria del Governo rifiutò di aprire le strade perché ciò avrebbe significato riconoscere l’occupazione, Carrasquilla suggerì agli abitanti di parlare direttamente con i proprietari.

Spiegò loro che potevano negoziare il valore dei miglioramenti realizzati sul terreno, invece di considerare la situazione soltanto come un conflitto per l’appropriazione della terra.

In questo modo, la rivendicazione veniva formulata come diritto a una casa e non come desiderio di sottrarre arbitrariamente un terreno a qualcun altro.

La stessa logica fu applicata alla questione dell’elettricità. Durante le celebrazioni religiose le lampade si spegnevano ripetutamente, perché il quartiere non aveva energia.

Carrasquilla ricordava agli abitanti che nel quartiere vicino l’elettricità esisteva e chiedeva loro chi fosse disposto a procurare il filo necessario. La comunità organizzò una raccolta collettiva per acquistare il materiale.

Il sacerdote offriva orientamento, incoraggiamento e capacità di analisi, ma lasciava che fossero gli abitanti a prendere l’iniziativa e a portare avanti le azioni.

Le celebrazioni religiose durante gli sgomberi

Una delle forme più originali di accompagnamento adottate da Carrasquilla furono le celebrazioni eucaristiche durante le operazioni di sgombero.

Esisteva un tempo massimo, definito “ora giudiziaria”, entro il quale un’azione legale di demolizione poteva essere eseguita. Se quel limite veniva superato, l’operazione doveva essere riprogrammata.

Quando veniva annunciato uno sgombero, gli abitanti arrivavano e Federico indossava la tonaca e il clergyman. Celebrava messe e rosari che potevano durare tre ore, facendo inginocchiare anche gli agenti incaricati dell’operazione.

In alcune occasioni doveva celebrare fino a cinque messe nello stesso giorno, perché nello stesso momento potevano essere programmati diversi sgomberi.

Questa forma di resistenza non cercava lo scontro fisico, ma utilizzava la presenza religiosa e comunitaria per rallentare o impedire le demolizioni.

Solidarietà, amore e dignità

Nel suo accompagnamento pastorale, Carrasquilla comprese che la dignità non dipende soltanto dall’accesso ai beni materiali. La persona ha bisogno di amicizia, rispetto, presenza, ascolto e riconoscimento.

Raccontò l’incontro con una giovane europea rimasta colpita dalla povertà del Barrio Popular. La giovane gli chiese che cosa stesse facendo davanti a tante carenze.

“Le expliqué que yo no podía acabar con todas esas carencias, pero que les daba compañía, amistad y que con mi presencia les hacía sentir que valían, y desde allí les ayudaba a que ellos encontraran los medios para enfrentar su solución”.

La giovane considerava insufficiente questa risposta e temeva che la compagnia potesse portare alla rassegnazione. Carrasquilla le domandò allora che cosa l’avesse fatta sentire bene in Colombia.

La ragazza rispose che erano state l’accoglienza e la bontà delle persone. Il sacerdote le spiegò che avrebbe potuto possedere tutto il denaro necessario per risolvere i problemi materiali, ma che senza un ambiente umano capace di rispettarla e valorizzarla non avrebbe potuto sentirsi bene.

“Si se carece de amistad, de sonrisas, de una valoración personal, la vida se hace insoportable, lo primordial es sentirse persona y desde ahí enfocar lo material”.

Questa idea riassume uno dei nuclei della sua antropologia: prima di ogni progetto materiale occorre riconoscere la persona come persona, restituirle fiducia e permetterle di diventare soggetto della propria vita.

Le opere sociali nate dal suo apostolato

Nel corso del suo lavoro pastorale, Federico Carrasquilla contribuì alla nascita di numerose iniziative comunitarie ed educative. Tra queste vi furono la Cooperativa Integral Popular, la Fundación para la Educación Popular y la Pequeña Industria FEPI e l’Asociación Popular de la Industria y la Confección, APIC.

Furono inoltre sviluppati la salacuna del Grupo Juventud Popular, che in seguito sarebbe diventata il Centro de Salud del Barrio, laboratori di falegnameria, il Comité de Deportes Pablo VI, CODEPAVI, e la Corporación de Vivienda Popular, CORVIDECO.

Il suo lavoro si estese anche alla Corporación Monseñor Arnulfo Romero del Barrio El Playón de los Comuneros, alla costruzione della Escuela Divina Providencia insieme alla Junta de Acción Popular, all’annesso IDEM Moscú, poi trasformato nel Liceo Popular Nº 1, e al Colegio Federico Carrasquilla, oggi Institución Educativa Federico Carrasquilla.

Queste opere non furono concepite come iniziative separate dalla pastorale, ma come strumenti per rafforzare l’autonomia della comunità, l’educazione, la salute, il lavoro, la casa e la partecipazione.

Uno dei graffiti più conosciuti del Barrio Popular recitava: “Federico, tú eres nuestro Cristo paisa”. L’espressione poteva sembrare esagerata, ma rifletteva il modo in cui molte persone avevano vissuto la sua presenza durante la costruzione del quartiere.

Il lavoro, la semplicità e la povertà condivisa

Federico Carrasquilla non accettò compensi per il lavoro religioso. Per sostenere le proprie necessità imparò la falegnameria e lavorò in un laboratorio di tornitura.

In seguito, nel Barrio El Playón de los Comuneros, il primo piano della sua casa ospitava sale per la formazione della comunità; il secondo piano comprendeva camere per il sacerdote e per giovani arrivati dai paesi per studiare all’università; il terzo piano era occupato da un laboratorio di falegnameria.

Quei giovani collaboravano al sostentamento dell’alloggio attraverso il lavoro. Carrasquilla viveva con una pensione che non superava il salario minimo e destinava il resto delle proprie risorse alle opere comunitarie.

Diceva che gli bastavano 70.000 pesos per pagare la salute e che il resto lo dedicava alle sue opere, perché chi lo visitava gli portava qualcosa. Celebrava quasi ogni giorno l’Eucaristia in luoghi diversi e spesso si univa ai pasti delle famiglie.

Nel suo spazio di preghiera conservava una croce inserita in un recipiente di terracotta. La semplicità dell’oggetto contrastava con i tabernacoli lussuosi e con i calici dorati o argentati.

“Es que Jesús tiene que estar como están los pobres, en la olla”.

Il rapporto con la gerarchia ecclesiastica

La scelta di Carrasquilla di vivere con i poveri e di sostenere le loro rivendicazioni lo mise in conflitto con alcuni settori del clero e della gerarchia ecclesiastica.

Nel 1989, Alfonso López Trujillo, allora suo superiore e già figura di grande rilievo nella Chiesa colombiana, gli impose obbedienza e pentimento per quella che considerava la sua ostinazione.

Il cardinale López Trujillo si oppose al sacerdote in diverse occasioni, ma Carrasquilla non gli abbassò mai la testa. Nonostante i contrasti, egli non sostenne la violenza e cercò perfino di impedire che gruppi armati colpissero il vescovo, quando alcuni militanti stavano valutando di assassinarlo per le sue posizioni considerate conservatrici.

Nel 1984 l’arcivescovo di Medellín trasferì Carrasquilla in una parrocchia del municipio di Bello. La sua permanenza nel Barrio Popular era durata circa due decenni, durante i quali aveva vissuto le tensioni con la polizia, la precarietà abitativa, l’arrivo di gruppi guerriglieri come l’ELN e l’M-19 e l’irruzione del narcotraffico negli anni Settanta e Ottanta.

Lo stesso Carrasquilla dichiarava di non voler essere definito come qualcuno che andava controcorrente. Secondo lui, erano gli altri ad andare controcorrente, mentre lui cercava di seguire la corrente di Gesù e di applicare le leggi della Chiesa a beneficio delle persone.

Le sue idee sulla povertà e sulla persona

Per Carrasquilla la povertà non poteva essere ridotta alla mancanza di beni. Il povero non era una persona a cui mancavano semplicemente delle cose, ma un essere umano la cui identità era stata spesso negata o sottratta.

Il suo obiettivo pastorale non consisteva nel trasformare i poveri in ricchi, ma nel creare uno spazio in cui potessero recuperare la propria identità, riconoscere i propri valori e lottare contro ciò che li distruggeva.

“Dije, me voy a dedicar no a hacer obras sociales sino a crear un espacio donde el pobre pueda recuperar su identidad, porque al pobre no lo han dejado ser sujeto, el pobre todo lo mira desde abajo”.

La sua antropologia era influenzata dalla lettura dei Vangeli, dalla filosofia esistenzialista e dall’analisi marxista della realtà. Carrasquilla studiò le opere di Karl Marx e ne apprezzò il metodo di analisi sociale, pur mantenendo una propria prospettiva teologica.

Il libro Escuchemos a los pobres: Aportes para una antropología del pobre, pubblicato nel 1997 e ripubblicato successivamente, raccoglie molti degli elementi centrali della sua riflessione.

Attività accademica e opere scritte

Federico Carrasquilla fu professore universitario, ma soprattutto educatore e maestro nella fede per persone e comunità. Anche in età avanzata continuò a produrre riflessioni, a guidare ritiri e a parlare a gruppi di laici, insegnanti, intellettuali e studenti universitari.

Tra le sue pubblicazioni figurano:

  • La otra riqueza, Prensa Creativa, 1997.
  • Escuchemos a los pobres. Aportes para una antropología del Pobre, Centro de Investigaciones Sociales, 1996.
  • Volver a Jesús de Nazaret, Boletín Horeb, 2011.
  • Los escándalos de pedofilia en iglesia: Una lectura desde la fe, San Pablo, 2014.
  • Escuchemos al corazón: Elementos de antropología de la afectividad, con Verónica Reyes Mercado, 2022.

Nel 1969 Hernando Pinilla entrò come professore stabile nell’Instituto de Liturgia Pastoral del CELAM a Medellín e fu inviato a cercare Carrasquilla affinché insegnasse antropologia esistenziale. Da quell’incarico nacque un’amicizia e la partecipazione a un gruppo di studio.

Il rapporto con i giovani

Negli ultimi anni molti giovani cercarono Carrasquilla per ascoltare la sua saggezza e conoscere il suo stile di vita. Tra questi vi furono i Jóvenes Misioneros de la Consolata, che ebbero con lui diversi incontri personali e organizzarono due corsi virtuali: uno sull’Antropologia del Povero e l’altro sull’Antropologia dell’Affettività.

Questi corsi furono organizzati durante la pandemia attraverso il progetto AguaPaneLazo. Carrasquilla partecipava alle conversazioni, agli incontri e ai dialoghi, e continuava a rispondere personalmente alle lettere dei giovani.

In una lettera indirizzata a Leidy e Jonathan, espresse gratitudine per la loro passione verso i poveri e gli abbandonati e per il modo umano e scientifico con cui cercavano di comprendere tutte le dimensioni della persona.

“He descubierto en ustedes la realización concreta de lo que ha sido mi preocupación y mi pasión también, desde el principio de mi vida sacerdotal: mirar la persona, ante todo, como un ser humano en todas sus dimensiones”.

Per Carrasquilla, l’attenzione all’essere umano non era separata dalla fede cristiana. La passione per la persona doveva essere vissuta dentro la passione per Gesù, e la passione per Gesù dentro la passione per i più poveri.

“Les deseo de corazón un FELIZ AÑO”.

La visione della fede e della speranza

Quando gli veniva chiesto quale messaggio offrire per la Settimana Santa, Carrasquilla invitava a concentrare l’attenzione anzitutto sull’umano.

“Yo diría que centremos la atención ante todo en lo humano. Lo religioso hoy no es lo más importante, lo más importante es lo humano”.

Interpretava le sofferenze di Gesù non come il dolore isolato di una singola persona, ma come la sofferenza dell’intera umanità. La Resurrezione rappresentava per lui la vittoria della speranza sul dolore.

“Mantengamos viva la esperanza y si miramos de cerquita hay muchos motivos de esperanza”.

La sua fede non era una fuga dalla realtà sociale. Al contrario, la fede doveva condurre a guardare la persona nella sua interezza, a riconoscere il dolore e a costruire relazioni capaci di restituire dignità.

Gli ultimi anni

In età avanzata Carrasquilla continuò a vivere con semplicità, a ricevere persone, a studiare e a mantenere un’intensa attività intellettuale.

Quando non riuscì più a salire le scale della casa di El Playón de los Comuneros, alcuni parenti gli misero a disposizione una casa di campagna a Llanogrande, zona abitata dalle famiglie più ricche di Medellín, affinché potesse vivere con il fratello, anch’egli sacerdote.

Dopo la morte del fratello, Carrasquilla lasciò la casa di campagna e tornò a vivere in una casa appartenente a una delle corporazioni popolari di edilizia da lui contribuite a creare. La casa di campagna venne lasciata a disposizione degli abitanti del quartiere per le loro vacanze.

Continuò a ricevere giovani, a tenere conversazioni teologiche e filosofiche e a riflettere sulla fede con un linguaggio rigoroso ma comprensibile, arricchito da esempi tratti dalla vita quotidiana.

Diceva di essere affascinato dal modo in cui le nuove generazioni vivevano la spiritualità. Rimpiangeva soltanto che il suo cammino terreno stesse arrivando alla fine.

“Lo único que lamento es que este camino se me esté acabando”.

La morte di Federico Carrasquilla

Federico Carrasquilla morì il 29 luglio 2024, all’età di 89 anni, nella clinica CES di Medellín. Era un sacerdote diocesano dell’Arcidiocesi di Medellín e una figura storica per molti quartieri popolari della città.

La sua morte suscitò particolare dolore tra le persone che avevano conosciuto il suo lavoro nei quartieri periferici, tra i poveri, gli sfollati e le comunità che avevano costruito le proprie case attraverso l’organizzazione collettiva.

Per molti abitanti era stato un sacerdote fuori dagli schemi, ma anche un educatore, un compagno di strada, un organizzatore comunitario e un difensore della dignità umana.

Le testimonianze successive alla sua morte lo ricordarono come un apostolo fedele, un sacerdote che aveva vissuto il Vangelo mettendolo in pratica con se stesso e con il prossimo.

“Eterno descanso para tan grande seguidor de Jesús. Que su legado siga fructificando”.

“Gratitud con Dios por este apóstol fiel que pasó por la vida haciendo el bien. Que descanse en paz junto al Dios de la Vida”.

“Agradecemos a Dios por su ministerio sacerdotal y su presencia entre los pobres. Su vida sea semilla en la vida de nuevos discípulos y misioneros de Jesús”.

“Padre Federico Carrasquilla, un sacerdote che ha vissuto tutta la sua vita abbracciando il Vangelo, mettendolo in pratica con se stesso e con il prossimo. La povertà è stata il suo ideale, così come grande è stata la sua ricchezza umana e spirituale. Per sempre nei nostri cuori”.

Il lascito di Carrasquilla comprende il Barrio Popular, le opere sociali, le scuole, le cooperative, i laboratori, le riflessioni sull’Antropologia del Povero e una concezione del sacerdozio fondata sulla presenza concreta tra le persone.

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