Quaresima, sobrietà e digiuno: significato e pratica

La Quaresima è il tempo liturgico di quaranta giorni che prepara alla Pasqua attraverso la conversione, la preghiera, il digiuno, la sobrietà e la carità. Il suo significato non si esaurisce nella rinuncia a determinati alimenti: il digiuno quaresimale è soprattutto un esercizio di libertà interiore, un ritorno all’essenziale e un modo concreto per orientare la vita verso Dio e verso il prossimo.

La pratica comprende il digiuno nei giorni stabiliti, l’astinenza dalle carni, una maggiore sobrietà nei consumi, l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera e opere di misericordia. Ciò che conta non è la privazione considerata in se stessa, ma il rinnovamento della persona: «Digiunare per essere più presenti a se stessi. Pregare per essere in comunione con Dio. La carità fraterna per testimoniare Dio unico Padre di tutti che vuole che i suoi figli siano gli uni per gli altri dono».

Che cos’è la Quaresima e qual è il suo significato

La Quaresima è un periodo di penitenza che ricorre ogni anno nella vita dei cristiani, in preparazione della Pasqua. Non c’è altro modo per definire il significato della Quaresima: davvero è un momento di preparazione, di riflessione interiore profonda e unica, indispensabile per accostarsi al mistero pasquale.

Mai come durante il tempo di Quaresima il fedele è chiamato a purificare il corpo e lo spirito, a pregare per elevarsi, per sentirsi più vicino a Dio, per essere pronto ad accoglierlo in pienezza di fede e grazia. Si tratta di un momento dell’anno fondamentale per i cristiani, in quanto è il momento in cui ci si prepara alla Pasqua, la festività più solenne e spiritualmente forte per ogni fedele.

La Quaresima è il tempo di preparazione e di attesa orientato alla Pasqua di morte e di resurrezione del Signore: proprio per questo è un tempo di conversione e di rinnovamento, teso a conformare sempre più la nostra esistenza a quella di Gesù, al fine di morire al peccato per rinascere con Lui risorto alla vita nuova dei figli, resi tali nel Figlio.

Dunque la Quaresima è cammino, itinerario, nuovo esodo che ci conduce verso la Pasqua. Un itinerario spirituale che vuole condurre ogni uomo di buona volontà alla vittoria sulle insidie dell’antico tentatore e al dominio sulle seduzioni del peccato.

L’uomo è chiamato, con l’aiuto di Dio, a questa vittoria, lottando con le armi del digiuno e della penitenza per giungere ad un profondo rinnovamento nello spirito, ad una più autentica riconciliazione con Dio suo Creatore.

Perché la Quaresima dura quaranta giorni

La Quaresima dura 40 giorni, un periodo che richiama i 40 giorni trascorsi da Gesù nel deserto prima di iniziare a predicare (in realtà sarebbero 44 giorni, perché le domeniche delle quattro settimane che la compongono non si contano).

Il riferimento principale è a Gesù che ha digiunato 40 giorni e 40 notti nel deserto, per mostrare l’importanza di crescere nella fede «nutrendosi» della Parola di Dio.

Il numero 40 ha un forte valore simbolico, fin dall’Antico Testamento: il Diluvio universale durò 40 giorni, così come per 40 giorni Mosè si trattenne sul Sinai per raccogliere i Dieci Comandamenti, e per 40 anni gli ebrei vagarono per il deserto alla ricerca della Terra promessa.

Sono solo alcuni degli esempi in cui nella Bibbia ricorre il numero 40, numero che segna l’attesa, la ricerca di Dio e la preparazione inevitabile, spesso dolorosa, per accoglierlo con consapevolezza. Anche nel Nuovo Testamento il numero 40 ricorre sovente. Oltre ai 40 giorni di penitenza di Gesù nel deserto, pensiamo al periodo che intercorse tra la Sua Resurrezione e la Sua Ascesa al cielo, periodo che dedicò a istruire i Suoi discepoli e amici.

Quando inizia e quando termina la Quaresima

La Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri e si conclude il Giovedì Santo, giorno che segna anche l’inizio della Pasqua.

Con il Mercoledì delle Ceneri inizia il cammino quaresimale che ci condurrà alla celebrazione della Pasqua del Signore, il 16 Aprile.

Il cristiano attraversa quindi un tempo ordinato alla preparazione della Pasqua, il cui culmine è la celebrazione della Veglia pasquale e il rinnovo delle promesse battesimali.

Nella Chiesa primitiva, questo era il tempo in cui i catecumeni (adulti che si preparavano al Battesimo) ricevevano gli ultimi insegnamenti nella loro formazione alla vita cristiana: dovevano dedicarsi a una catechesi più intensa e agli esercizi di preghiera e di penitenza.

A poco a poco anche l’intera comunità cristiana ha iniziato a partecipare a questo cammino, sia per unirsi ai catecumeni, sia per rinnovare in sé la grazia del proprio Battesimo e il fervore della vita cristiana, preparandosi così alla Santa Pasqua.

Nasce così la Quaresima: tempo in cui i cristiani, attraverso la penitenza e la preghiera, astenendosi dagli eccessi, cercano di rinnovare la loro conversione per celebrare con gioia spirituale la santa Veglia Pasquale, all’alba della Domenica della Risurrezione, rinnovando le loro promesse battesimali.

Il Mercoledì delle Ceneri

Il mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni (così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei venerdì di quaresima si è invitati all’astensione dalle carni).

Durante la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri il sacerdote sparge della cenere benedetta sul capo o sulla fronte. Secondo la consuetudine, la cenere viene ricavata bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente.

La cenere imposta sul capo è un segno che ricorda la nostra condizione di creature ed esorta alla penitenza. Nel ricevere le ceneri l’invito alla conversione è espresso con una duplice formula: «Convertitevi e credete al Vangelo» oppure «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai».

Il primo richiamo è alla conversione che significa cambiare direzione nel cammino della vita e andare controcorrente (dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio).

La seconda formula rimanda agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!» (Gen 3,19).

La parola di Dio evoca la fragilità, anzi la morte, che ne è la forma estrema. Ma se l’uomo è polvere, è una polvere preziosa agli occhi del Signore perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità.

Digiuno, astinenza e sobrietà: che cosa significano

Nella grande tradizione cristiana questo tempo è caratterizzato da un invito al digiuno, alla preghiera e alla carità. Il digiuno va inteso anzitutto come esercizio di quella sobrietà, che è antidoto al consumismo oggi così invasivo.

Proprio in questo ritorno all’essenziale, il digiuno aiuta a far emergere la verità di quello che siamo davanti a Dio ed è insieme il segno della speranza e dell’attesa, che solo il Volto dell’Amato venuto fra noi potrà colmare oltre ogni nostra misura.

Privarsi di qualcosa nel cibo non mira a indebolire le nostre forze fisiche, ma ad abbassare le pretese del nostro orgoglio e della nostra presunzione. Chi digiuna riconosce il proprio limite e le proprie colpe, confessandosi totalmente dipendente da Dio per attribuire a Lui solo il potere e la gloria e invocare ogni grazia da Lui.

La Quaresima è un periodo di 40 giorni che ci prepara alla Pasqua. Sono diversi i termini che ricorrono nella liturgia di questo tempo: conversione, penitenza, digiuno. Ma il termine che li raccoglie tutti ed esprime il senso di tutti è “libertà”.

La penitenza è anzitutto la confessione che ci sono degli “idoli” che ci attraggono e ci illudono rendendoci schiavi delle cose; il digiuno è la purificazione della vita che ci riporta all’essenziale; la conversione è ritornare a guardare e vivere la vita con gli stessi sentimenti di Gesù, in comunione con Lui.

La libertà è fare della nostra vita un albero che, alimentato dalla Parola, germoglia e porta frutti di vita.

Le norme pratiche del digiuno e dell’astinenza

Il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo tutti coloro che hanno compiuto la maggiore età fino al 60° anno finito sono tenuti al digiuno che consiste nel fare un solo pasto completo durante la giornata e tutti i venerdì di Quaresima coloro che hanno compiuto il 14° anno di età sono tenuti ad astenersi dalle carni.

Così anche per gli altri venerdì dell’anno nei quali, comunque, i vescovi italiani hanno stabilito che lo stretto obbligo dell’astensione dalle carni può essere sostituito da qualche altra opera di penitenza: astensione da cibi desiderati e/o costosi; atto di carità; maggior impegno nel sopportare le difficoltà della vita; lettura della Sacra Scrittura.

MomentoPratica indicata
Mercoledì delle CeneriDigiuno e astinenza dalle carni
Venerdì SantoDigiuno e astinenza dalle carni
Venerdì di QuaresimaAstensione dalle carni
Altri venerdì dell’annoL’astensione dalle carni può essere sostituita da qualche altra opera di penitenza

La dieta originaria del periodo di Quaresima (ovvero quella delle prescrizioni quaresimali preconcilio), prevede il digiuno (con cui si intende il consumo di un solo pasto al giorno, più 60 grammi al mattino e 250 alla sera di cibo solido, oltre a liquidi a volontà) dal mercoledì delle Ceneri fino a Pasqua.

Da queste indicazioni sono però esonerati i minori di 21 anni e gli over 60 (sebbene si possa optare, per esempio, per una rinuncia ai dolci), gli ammalati, chi sostiene lavori pesanti e impegnativi, chi soffre di patologie specifiche, tra cui diabete, anemia, disturbi alimentari e altri casi.

In questa pratica rimane solo un ricordo simbolico delle norme comportamentali che venivano osservate in passato, e che comprendevano non solo il digiuno completo, ma anche l’astensione da ogni altro atto finalizzato a soddisfare la carne.

Il digiuno cristiano non va dunque confuso con un programma alimentare orientato al dimagrimento o con una pratica da applicare senza discernimento. Le persone malate, chi svolge lavori fisicamente impegnativi e chi soffre di patologie specifiche deve considerare le proprie condizioni e le indicazioni pertinenti.

Il digiuno come pratica di conversione

Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. L’esercizio del digiuno dovrebbe essere un aiuto alla nostra conversione a Dio.

Il vero spirito del digiuno quaresimale dovrebbe essere sacrificare qualcosa a cui si tiene, per dimostrare che non si ha timore di affrontare privazioni in nome di Dio Padre.

Sarebbe bello se ciascuno di noi rinunciasse per questo periodo a qualcosa che gli piace molto, un cibo particolare di cui si è golosi, un passatempo che ci è caro, anche la visione di una serie televisiva a cui si è appassionati o l’uso di un Social.

Inutile rinunciare a broccoli e carote, a meno che non siano il nostro piatto preferito. Se non c’è sacrificio non c’è merito.

Con le sue pratiche e i suoi riti, la Quaresima ci ricorda proprio questo: che tutta la vita ha bisogno di silenzio e distacco dai beni, di digiuno di parole, suoni, cibo, rapporti immediati, per conoscere da chi siamo davvero abitati, e per fare spazio al Signore.

La Quaresima è perciò anche invito a digiunare dalle logiche del potere e della forza, per entrare nella logica dell’amore e del servizio, che trova nella speranza fondata sulle promesse di Dio la vera sorgente.

Digiuno e salute: una distinzione necessaria

Non è raro oggi sentir parlare del vantaggio di un periodo di «digiuno» quando ci si riferisce a programmi alimentari che aiutano a ristabilire un corretto peso-forma (come nel caso delle tipologie di digiuno intermittente), ma anche quando si ricorre a strategie, scientificamente riconosciute, per favorire la salute e la longevità (è il caso della dieta mima-digiuno proposta dal ricercatore Valter Longo).

Dal punto di vista psicofisico, la pratica di un periodo di digiuno non soltanto garantisce un effetto purificante all’organismo, ma ha il grande vantaggio di stimolare il metabolismo chetogenico, bruciando i grassi e depurando lo stomaco, con un effetto benefico che si riversa anche sulle funzionalità cerebrali ed emotive.

Nello specifico, un regime alimentare ristretto ha un effetto detox sul fegato e migliora il transito intestinale, riducendo gli stati infiammatori e contrastando lo stress ossidativo.

Ma non solo. Una diminuzione dell’introito calorico (in media del 30-40%)corrisponde a un’effettiva prevenzione di alcune patologie e a un rallentamento dell’invecchiamento cellulare con relativo allungamento della vita media, come dimostrano gli studi portati avanti anche da ricercatori italiani.

Interessanti, in tal senso, sono i risultati delle ricerche condotte dal team guidato dall’immunologo Alberto Mantovani: una diminuzione del 30% circa delle calorie assunte riduce la produzione dei fattori di crescita cellulare e delle citochine, sostanze che favoriscono l’infiammazione e la comparsa dei tumori.

Un risultato confermato anche da studi effettuati in laboratorio su cavie animali: i topi che iniziano la mima-digiuno a mezza età presentano una riduzione del 45% dei tumori, ma anche una loro posticipazione, ovvero li sviluppano molto dopo.

Quanto all’ambito umano, negli uomini è stata dimostrata la riduzione di vari fattori di rischio o marcatori associati al cancro inclusa l’infiammazione sistemica, mentre ampi studi clinici hanno mostrato gli effetti potenti della dieta mima-digiuno su donne malate di cancro al seno.

Questi aspetti appartengono tuttavia all’ambito della nutrizione e della ricerca biomedica, mentre il digiuno quaresimale ha anzitutto un significato spirituale. La rinuncia cristiana non dovrebbe essere trasformata in una dieta dimagrante né in una pratica alimentare applicata senza prudenza.

Le tre pratiche fondamentali: digiuno, preghiera e carità

Il digiuno, l’elemosina e la preghiera sono i segni, o meglio le pratiche, della Quaresima. Il digiuno è legato poi all’elemosina.

San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell’astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati.

A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone».

Così il digiuno è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione.

Il digiuno e la carità

In passato una condotta di vita sobria e morigerata rendeva ancora più significativa la pratica dell’elemosina, la seconda norma imposta in tempo di Quaresima. Offrire agli altri in un momento in cui si toglieva tanto a se stessi era segno di grande sacrificio e forza spirituale.

Il digiuno e l’elemosina si uniscono per aiutarci a distogliere l’attenzione da noi stessi, dalle nostre necessità. Rinunciando a qualcosa e sopportandone la privazione, mentre contemporaneamente offriamo ciò che possiamo agli altri, combattiamo il nostro egoismo e impariamo a riconoscere Dio nel volto di chi ci sta intorno.

Oggi viene richiesto ai cristiani che osservano il periodo quaresimale di compiere opere di bene, fare beneficenza, elemosina, aiutare i bisognosi a seconda delle proprie possibilità.

Anche in questo caso ognuno dovrebbe costruirsi una Quaresima alla propria portata, creando occasioni reali in cui protendersi verso gli altri, offrire il proprio tempo, la propria energia, il proprio amore.

Le offerte economiche saranno sicuramente gradite, ma anche in questo caso non possono essere un palliativo, un modo per dare un contentino a Dio e al prossimo, e sentirci in pace.

L’amore per Dio diventa l’amore per il prossimo, e viceversa, in un flusso di sentimento e fede che ci arricchisce e ci rende più vicini al Signore.

La carità fraterna può concretizzarsi nell’aiutare, visitare i malati, imparare ad ascoltare gli altri e riconciliarci con qualcuno da cui ci siamo allontanati. È questa cura, questa carità verso i fratelli, specialmente i bisognosi, che dirà la verità o la menzogna della nostra ricerca di Dio e dell’autenticità della nostra penitenza.

La preghiera

Al digiuno va unita la preghiera, che non è tanto un nostro modo di amare Dio, quanto il tempo e lo spazio del cuore per lasciarci amare da Lui: chi prega si fa silenzio, ascolto, rendimento di grazie e docile accoglienza della volontà dell’Altissimo sulla nostra vita e sulla storia del mondo.

La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio.

La preghiera è un dialogo intimo con Dio, un confronto al quale non è possibile sottrarsi, ma che dovrebbe anche essere cercato con gioia, con aspettativa.

Concediamoci il tempo necessario per pregare, concediamoci il silenzio, non solo quello che esclude i rumori del mondo esterno, ma il silenzio interiore, che ci permette di mettere da parte le ansie del quotidiano, gli affanni, le preoccupazioni, per dedicarci solo a Dio, alla Sua contemplazione, al dialogo con Lui.

In particolare, in questo tempo segnato da tante guerre e conflitti, la Quaresima ci chiama a invocare il dono di una pace vera e giusta per tutti.

La sobrietà oltre il cibo

Il digiuno cristiano non riguarda soltanto ciò che si mangia. Comprende tutte le forme di penitenza, le scelte, le rinunce e i sacrifici necessari per corrispondere all’invito di Dio.

La Quaresima va accolta come tempo opportuno e favorevole per mettere ordine nella propria vita. L’invito è di essere più sobri nei consumi; vivere anche l’esperienza del digiuno come libertà dai propri istinti; avvertire che abbiamo la responsabilità di aiutare chi è nel bisogno.

È solo da ricordare il particolare significato dei venerdì di quaresima: sono giorni di “magro”, di penitenza, di silenzio e di preghiera. Giorni che ci stimolano ad alzare lo sguardo sulla realtà e vedere l’altro nel bisogno.

Non possiamo restare indifferenti. La carità è ciò che misura il nostro vivere intensamente la Quaresima.

Per vivere bene la Quaresima non è necessario immaginare grandi gesti, bisogna guardare alla propria vita quotidiana e rinverdirne l’autenticità: quando iniziamo la giornata dove si indirizzano i nostri pensieri?

Ebbene, dovremmo sempre mettere al centro non “per che cosa” ma “per chi” decidiamo di spendere il nostro tempo e svolgere le nostre attività.

La Quaresima ci ricorda quanto sia importante ogni giorno affrancarci dalle cose materiali, da tutto ciò che ci tiene troppo saldamente ancorati al nostro quotidiano, al possesso, a noi stessi, rendendoci più poveri dentro e meno aperti verso Dio e il prossimo.

Sarebbe bello se ciascuno di noi rinunciasse per questo periodo a qualcosa che gli piace molto, un cibo particolare di cui si è golosi, un passatempo che ci è caro, anche la visione di una serie televisiva a cui si è appassionati o l’uso di un Social.

La Quaresima come combattimento spirituale

“Questo è il momento della conversione!”, Ci dice San Paolo. Possa ognuno di noi, in questo momento, essere in grado di identificare le nostre debolezze, che ci tengono lontani da Cristo, e cercare di combatterle, combatterle in questa Quaresima!

La tradizione della Chiesa chiama queste azioni “combattimento spirituale” e “lotta contro le nostre ombre”. Le nostre ombre sono i nostri eccessi, le nostre cattive tendenze, che devono essere superate.

In Quaresima è necessario identificare quelle che sono più forti in noi e combatterle!

Non si tratta, dunque, di fare un teatrino, di far finta di essere tristi almeno in Quaresima perché siamo peccatori, e il mondo è lontano da Dio. Si tratta di entrare fino in fondo nel mistero della Croce.

La penitenza è anzitutto la confessione che ci sono degli “idoli” che ci attraggono e ci illudono rendendoci schiavi delle cose.

Il digiuno, la sobrietà e la rinuncia diventano così strumenti per riconoscere ciò che domina la persona e per riportarla a una libertà più autentica.

La liturgia quaresimale e i suoi segni

La Quaresima è un tempo liturgico ricco di segni e di simboli, che dicono insieme conversione e lotta, desiderio e penitenza attesa e condivisione.

Dal simbolismo del numero 40, ai grandi simboli dell’ascesi quaresimale, come la cenere, il digiuno e le altre opere della penitenza (varie forme di astinenza), della preghiera e della carità, la Quaresima scrive sul corpo la sete di Dio e il desiderio di tornare a Lui con tutto il cuore.

Come nell’Avvento, anche in Quaresima la liturgia propone alcuni segni che nella loro semplicità aiutano a comprendere meglio il significato di questo tempo.

Il colore della liturgia è il viola - un segno di sobrietà, penitenza e conversione; il Gloria non viene cantato o pregato nelle messe (eccetto che per le feste, se ce ne sono); non si canta l’alleluia che, in segno di gioia e di giubilo, verrà cantato di nuovo solo nella Pasqua di Risurrezione; non è consentito usare fiori sugli altari, in segno di sobrietà e penitenza.

Durante le celebrazioni, inoltre, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”.

Per antica tradizione, in Quaresima non si canta il Gloria e l’Alleluia; il suono dell’organo è limitato, e i fiori sono fuori posto sull’altare; le immagini sono velate e le suppellettili ridotte.

È una sobrietà che vale essa stessa come simbolo, di una povertà e di un’austerità che attende la Pasqua perché la vita risorga, e fiorisca nei suoi colori e nelle immagini, nella festa del canto e nella gioia del corpo.

In Quaresima tutto richiama all’essenziale: anche la ricchezza delle catechesi battesimali della terza, quarta e quinta domenica di quaresima, attende la notte di Pasqua per dare corpo e voce a quei simboli l’acqua, la luce, la vita che prima sono interiorizzati dall’ascolto della Parola.

Non si tratta di spegnere il significato della liturgia, ma di riconoscere il primato della Pasqua sulla Quaresima, così che è buona regola della liturgia non anticipare troppo, non sovraffollare, duplicando i simboli.

Così, ad esempio, la simbolica dell’acqua e della luce attende la Pasqua per esprimere con potenza il suo senso battesimale.

Le osservanze quaresimali non sono atti vuoti, ma strumenti per farci crescere nel cammino di conversione che ci conduce alla conoscenza spirituale e all’amore di Cristo.

I segni semplici della penitenza

Altri segni, apparentemente più semplici e meno spettacolari, attendono di essere valorizzati: il corpo che si prostra, in segno di penitenza; il digiuno effettivo, non ridotto alla semplice astinenza dalla carne.

Tra questi segni rientra anche il silenzio, che rinuncia a dire l’ultima parola, nell’illusione che a forza di parole si possa convertire gli altri.

La Quaresima aiuta a riscoprire il silenzio come spazio di ascolto, di preghiera e di attenzione alla presenza di Dio.

Per crescere in queste diverse dimensioni del tempo quaresimale, occorre digiunare dalle troppe parole per nutrirci del gemito del desiderio, proprio della vera speranza, e della concretezza dei gesti, propria della vera carità.

La Parola di Dio e il cammino domenicale

Leggere la Parola di Dio: questo è un tempo per ascoltare più da vicino la Parola: l’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

La Chiesa in questo tempo propone pagine evangeliche che accompagnano progressivamente il cammino verso la Pasqua.

In questo Anno liturgico (ciclo A) la prima domenica di Quaresima è chiamata Domenica della tentazione, perché presenta le tentazioni di Gesù nel deserto (Mt 4,1-11).

In questa Domenica la Chiesa celebra l’elezione di coloro che sono ammessi ai Sacramenti pasquali.

La seconda domenica è detta di Abramo e della Trasfigurazione perché come Abramo, padre dei credenti, siamo invitati a partire e il Vangelo narra la trasfigurazione di Cristo, il Figlio amato (Mt 17,1-9).

La terza domenica ci fa incontrare la Samaritana (Gv 4,5-42): Gesù, come dice alla Samaritana, ha un’acqua di vita che estingue ogni sete.

La Chiesa in questa Domenica celebra il primo scrutinio dei catecumeni e durante la settimana consegna loro il Simbolo: la Professione della fede, il Credo.

La quarta domenica fa riflettere sull’esperienza del «cieco nato» (Gv 9,1-41) per esortare a liberarci dalle tenebre del male e a ricevere la luce di Cristo per vivere da figli della luce.

La quinta domenica presenta la risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45) e ai catecumeni è consegnata l’orazione del Signore: il Padre nostro.

Infine c’è la Domenica delle Palme in cui si fa memoria dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e durante la quale viene letta la Passione di Cristo.

Come vivere concretamente la Quaresima

La Quaresima è un tempo opportuno e favorevole per mettere ordine nella propria vita. Le pratiche possono essere semplici, concrete e proporzionate alle condizioni di ciascuno.

  • Dare più tempo alla preghiera.
  • Vivere intensamente la liturgia.
  • Riscoprire la grazia del Sacramento della Penitenza (Confessione).
  • Praticare sobrietà, digiuno e carità.
  • Leggere con maggiore assiduità la Parola di Dio.
  • Riconoscere le proprie debolezze e affrontare le cattive tendenze.
  • Offrire tempo, energia e attenzione alle persone nel bisogno.

Dare più tempo alla preghiera

Forse vale la pena di verificare come usiamo il tempo nelle nostre giornate. Possiamo immaginare di concederci meno alla televisione e di riservare qualche momento al silenzio, alla preghiera e alla lettura del Vangelo?

La preghiera personale e comunitaria permette di vivere in comunione e familiarità con Dio. Non c’è vita cristiana senza comunione con Dio che si riflette nell’ascolto attento e assiduo della Parola di Dio, nella preghiera personale e comunitaria e nell’esperienza di “amicizia con Dio”.

Vivere intensamente la liturgia

Le domeniche di Quaresima offrono nell’Eucaristia pagine di Vangelo ricchissime e bellissime. Anche la Parola di Dio delle messe feriali è di singolare intensità, soprattutto il Vangelo.

Leggere la Parola di Dio significa permettere che il digiuno dal cibo sia accompagnato da un nutrimento spirituale. Consigliamo di leggere in questo periodo il Vangelo di San Marco, che la Chiesa sta leggendo ogni domenica di quest’anno liturgico.

Riscoprire il Sacramento della Penitenza

Riscoprire la grazia del Sacramento della Penitenza (Confessione). Incontrare la misericordia di Dio e ritornare a sentire che il Signore continua a fidarsi di noi è una gioia per il nostro cuore.

Sentiremo di essere liberi nell’animo e di essere stimolati a indirizzare i nostri passi sulla strada del bene.

La grazia di questo Sacramento è energia che ci fa consapevoli di essere capaci di compiere il bene e che il bene compiuto è come un seme che fruttifica con abbondanza.

Praticare una sobrietà possibile e autentica

La Quaresima è proposta come tempo di penitenza, di digiuno e soprattutto di carità. L’invito è di essere più sobri nei consumi; vivere anche l’esperienza del digiuno come libertà dai propri istinti; avvertire che abbiamo la responsabilità di aiutare chi è nel bisogno.

Per vivere bene la Quaresima non è necessario immaginare grandi gesti, bisogna guardare alla propria vita quotidiana e rinverdirne l’autenticità.

La sobrietà può riguardare il cibo, le parole, i rumori, l’uso dei mezzi digitali, l’intrattenimento, il consumo e il tempo dedicato alle proprie abitudini.

Il criterio è che la rinuncia conduca a una maggiore libertà, a una più sincera preghiera e a una più concreta attenzione verso gli altri.

Trasformare la rinuncia in servizio

L’invito a porre in atto qualche forma sia pur modesta di digiuno si accompagna perciò a quello ad approfondire la preghiera e la vita spirituale e a compiere gesti umili e veri di condivisione e di servizio, sforzandoci di amare per primi e con assoluta gratuità.

A loro volta, il digiuno e la preghiera sfociano nell’esercizio umile e perseverante della carità, vissuta non solo come compagnia al dolore di chi soffre e aiuto a chi è nel bisogno, ma anche come solidarietà dei figli davanti all’unico Padre, chiamati a condividere davanti a Lui la fede, la speranza e l’amore.

Proprio così la Quaresima viene incontro alla fragilità dell’esistenza e al bisogno, che tutti avvertiamo, di un’àncora e di un approdo.

Il rapporto tra digiuno esteriore e digiuno interiore

Ciò che conta nella pratica del digiuno non è tanto l’attenzione materiale all’astinenza dalle carni o al saltare un pasto, quanto piuttosto l’elevazione d’animo, una sincera comunione con chi soffre a causa dell’ingiustizia e della guerra, un’attenzione che più profondamente si radica nel desiderio di comunione con Dio.

Il digiuno esteriore deve quindi condurre a un digiuno interiore: dall’egoismo, dall’orgoglio, dalla pretesa di avere sempre ragione, dalle parole inutili, dall’indifferenza verso chi soffre e dalle logiche di dominio.

Quando il digiuno rimane separato dalla preghiera e dalla carità, rischia di diventare una semplice regola alimentare o un esercizio di volontà personale.

Il digiuno, invece, acquista il suo significato pieno quando aiuta la persona a riconoscere il proprio limite, a dipendere da Dio e a diventare più disponibile al servizio.

Privarsi di qualcosa nel cibo non mira a indebolire le nostre forze fisiche, ma ad abbassare le pretese del nostro orgoglio e della nostra presunzione.

Quaresima, comunità e responsabilità verso il mondo

In tutte le tradizioni religiose, il digiuno riveste un ruolo di disciplina, esercizio, legame comunitario, preghiera, concentrazione, atto votivo.

Spesso si sottovaluta molto questa pratica antica quanto l’uomo, considerando in modo superficiale un aspetto che invece può dare spessore e vigore alla nostra spiritualità.

In particolare, il senso cristiano di questo esercizio di sobrietà e di presenza a se stessi è un invito a essere più svegli e attenti a una maggiore forma di spiritualità nella vita di ogni giorno.

In questo tempo segnato da tante guerre e conflitti, la Quaresima chiama a invocare il dono di una pace vera e giusta per tutti.

Un bisogno tanto più vivo, quanto più oggi è in tempesta il mare della storia: quando le parole non bastano più, quando ogni sforzo al servizio della giustizia e della pace sembra spegnersi di fronte alla follia delle armi, il digiuno, la preghiera e la carità smascherano la falsità dei calcoli del mondo, che non stanno sotto il fascio di luce dell’Eterno.

La Quaresima è perciò anche invito a digiunare dalle logiche del potere e della forza, per entrare nella logica dell’amore e del servizio, che trova nella speranza fondata sulle promesse di Dio la vera sorgente.

Il culmine del cammino quaresimale

L’importante è che tutte queste pratiche ci conducano a una preparazione seria e impegnata all’essenziale: la Pasqua!

Teniamo presente che il culmine del cammino quaresimale è il rinnovo delle promesse battesimali nella Veglia pasquale e nella celebrazione dell’Eucaristia pasquale in questa stessa Notte Santa, passando dal sabato alla domenica della Risurrezione.

La Quaresima è il percorso che dobbiamo compiere per dimostrare che ne siamo stati degni, che lo siamo ancora.

Il Battesimo ci ha avvicinati al mistero della morte e risurrezione di Cristo.

La Quaresima è l’attesa di qualcosa che abbiamo già, è il reiterarsi di un rituale finalizzato a un incontro con Dio che si rinnova anno dopo anno, più forte, più intenso, più solenne.

Un momento speciale, che fa crescere come cristiani, ma soprattutto come persone.

Digiuno, elemosina e preghiera diventano così manifestazioni del nostro impegno, della nostra volontà di conversione, aiutandoci a vivere sulla nostra pelle in modo più intenso e autentico l’amore di Cristo.

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