Eucaristia e missione nella Chiesa: il cuore della vita ecclesiale secondo il Vaticano

L’Eucaristia è il centro, la fonte e il culmine della vita e della Missione della Chiesa. Senza di essa cioè, non ci può essere Missione, non ci può essere vita.

La Chiesa vive dell’Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. L’Eucaristia non è solo fonte e culmine della vita della Chiesa, lo è anche della sua missione. Una Chiesa autenticamente eucaristica è una Chiesa missionaria.

Pane eucaristico e missione della Chiesa

L’Eucaristia come fonte e culmine della missione

Già l’enciclica dello scorso anno Ecclesia de Eucaristia aveva insistito su questo tema laddove in apertura affermava: “La Chiesa vive dell’Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa” (Ecclesia de Eucaristia, 1). Nell’Eucaristia dunque è racchiuso tutto il mistero della vita della Chiesa e senza di essa nessuna azione missionaria è possibile.

“Ogni impegno di santità, ogni azione tesa a realizzare la Missione della Chiesa, ogni attuazione di piani pastorali deve trarre la necessaria forza dal Mistero eucaristico e ad esso si deve ordinare come al suo culmine” (Ecclesia de Eucaristia, 60). Ordinare ogni azione pastorale all’Eucaristia significa metterla al centro della propria vita, partire da lei prima di ogni altro sforzo personale, mettere lei nel centro di ogni azione.

È in lei che ogni Sacerdote, ogni Missionario, ogni cristiano può trovare la forza e il senso del proprio agire. E, di più, è per portare lei a tutti gli uomini che l’azione pastorale trova il suo scopo più profondo.

La liturgia della Chiesa è “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa” e, al tempo stesso, “la fonte da cui promana tutta la sua energia”. Quanto la Costituzione del Concilio Vaticano Secondo sulla Sacra Liturgia “Sacrosanctum concilium” afferma a proposito della liturgia della Chiesa in generale si applica in modo particolare alla celebrazione dell’Eucaristia, che costituisce il fulcro della Chiesa, il fulcro da cui scaturisce e a cui ritorna tutta la vita di fede.

Il legame tra Eucaristia e Chiesa

La rivalutazione dell'intima relazione tra eucaristia e Chiesa è uno dei grandi doni del Concilio Vaticano II. Il celebre adagio di Henri de Lubac “la Chiesa fa l'eucaristia e l'eucaristia fa la Chiesa” è ripreso nel contenuto e nello stesso titolo dall'enciclica di Giovanni Paolo II: “ Ecclesia de Eucaristia ”.

C’è un’espressione molto bella di Henri De Lubac: «L’Eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucaristia». L’Eucaristia fa la Chiesa perché il Pane consacrato è il Cristo Risorto, perché raduna la Comunità Cristiana intorno alla mensa della Parola e dello stesso Pane di Vita, perché dona vita alla Chiesa configurandola a Gesù, perché la fa essere «un cuor solo e un’anima sola» nella preghiera al Padre e nelle relazioni fra i battezzati.

L’Eucaristia trasforma ogni battezzato in Cristo e porta in noi «gli stessi sentimenti di Cristo», i suoi pensieri, i suoi modi di agire e di operare. L’Eucaristia, perché è il Signore stesso, determina l’identità e la missione della Chiesa.

È anche vero che la Chiesa fa l’Eucaristia, perché Gesù ci ha affidato quel «Fate questo in memoria di me» per renderlo presente e attuale nel mondo di oggi, perché nell’Eucaristia la Chiesa trova la sua ragione di essere e ne trae forza e vita.

Il cardinale Carlo Maria Martini affermava: “L'eucaristia è la forma di vita della Chiesa”. Tale dichiarazione sottolinea il carattere sacramentale della Chiesa, cioè la sua comunione col Signore e la sua dimensione di fermento nella relazione fraterna/sororale.

L'eucaristia ricorda sempre alla Chiesa la sua natura di comunità concreta, assemblea riunita, come dice il suo stesso nome: Ekklesia , assemblea convocata da Dio qui e ora, quale sacramento di comunione universale di tutto il popolo di Dio.

Dal Vaticano II, la coscienza ecclesiale ha cominciato a comprendere che ogni eucaristia è un atto comunitario. La costruzione della comunità presuppone da ogni partecipante una buona dose di dono di sé e offerta per gli altri, quindi una “eucaristicità” che i cristiani apprendono e ricevono dal maestro Gesù Cristo.

«Fate questo in memoria di me»: un comando missionario

Nell’ultima cena Gesù affida ai suoi una missione: continuare nel suo nome l’opera da lui iniziata. Continuare ad annunziare la presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Proclamare che il Signore desidera far scoprire a tutti il suo amore infinito.

Fate, un imperativo, un comando per i suoi discepoli. Come nel brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci: Date loro voi stessi da mangiare.

Si tratta di qualcosa di concreto, non tanto di discorsi, ma un fare pratico che si possa percepire e vedere, un segno dove tutti possano scoprire che Dio ama l’umanità e per essa si è abbassato, donando la sua vita.

L’invito è sempre declinato al plurale, per sottolineare che non si tratta di un agire di un singolo ma di una azione comunitaria. Si tratta di una azione collegiale affidata alla Chiesa, alla comunità che dopo la Pentecoste comincerà a riunirsi nel giorno del Signore, la domenica, obbedendo (ab-audire), dando ascolto, al comando del Signore.

Fatequesto: gli stessi gesti, le stesse parole di Gesù, prendere il pane, rendere grazie al Padre, spezzare, distribuire, segno di una nuova alleanza che si sta concretizzando.

In memoria di me: come memoriale, che “non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini. Nella celebrazione liturgica di questi eventi, essi diventano in certo modo presenti e attuali.” (CCC 1363)

Questo il comando di Gesù, questo l’invito missionario che Gesù affida alla Chiesa: continuare ad essere profeti di salvezza, ed invitare tutti ad un banchetto di nozze, a mangiare questo pane e a bere questo calice, annunziando la morte del Signore.

Con questo gesto nell’ultima cena, come anche nella moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù coinvolge i suoi nella sua stessa missione. Non sarà più Lui a spezzare il pane ma lo chiederà a noi Chiesa, porrà nelle mani di coloro che credono, il pane, perché diventi presenza dell’amore e della misericordia di Dio.

Il memoriale della morte e risurrezione di Cristo

L’Eucaristia è «memoriale della morte e resurrezione» del Cristo, secondo l’acclamazione dell’assemblea dopo la consacrazione: «Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice, annunciamo la tua morte Signore, nell’attesa della tua venuta».

Ogni celebrazione eucaristica attualizza il dono che Gesù ha fatto della propria vita sulla Croce a tutta l’umanità ed è un incontro nel quale sperimentiamo la gioia dell’amore del Signore.

L’Eucaristia è stata così riconosciuta come la realtà essenziale dell’Ultima Cena, quella che oggi chiamiamo la Preghiera Eucaristica, che deriva direttamente dalla preghiera che Gesù fece alla vigilia della sua Passione ed è il centro del nuovo sacrificio spirituale, che è perché diversi Padri hanno designato l’Eucaristia semplicemente come “oratio” (Preghiera), come “sacrificio della parola”, come sacrificio spirituale, ma che diventa anche materia trasformata: il pane e il vino diventano il corpo e il sangue di Cristo, il cibo nuovo, che sostiene per la risurrezione, per la vita eterna.

Più precisamente, l’Eucaristia è commemorazione nel senso di attualizzazione sacramentale del sacrificio di Gesù Cristo sulla croce, così come confessiamo nella preghiera, soprattutto nella terza preghiera eucaristica: “Celebrando il memoriale della passione redentrice del tuo Figlio, della sua mirabile risurrezione e ascensione al cielo, nell’attesa della sua venuta nella gloria, ti offriamo, o Padre, in rendimento di grazie questo sacrificio vivo e santo”.

Commemorando, nella celebrazione eucaristica, il sacrificio di Gesù Cristo sulla croce, questo sacrificio si attualizza, e noi siamo condotti al suo interno in modo tale che la nostra stessa vita diventi eucaristica.

Il sacrificio come dono di sé e amore missionario

Il vero e nuovo sacrificio di Gesù Cristo non consiste più nel dono di animali e cose a Dio, ma nel dono di sé che il Figlio fa al Padre per la salvezza degli uomini.

Nel dono di sé fatto da Gesù, i sacrifici animali del tempio sono sostituiti dal nuovo culto offerto da Cristo sulla croce al Padre, come sottolinea Papa Francesco nella sua Lettera apostolica sulla formazione liturgica del popolo di Dio: “Se non avessimo avuto l’ultima Cena, vale a dire l’anticipazione rituale della sua morte, non avremmo potuto comprendere come l’esecuzione della sua condanna a morte potesse essere l’atto di culto perfetto e gradito al Padre, l’unico vero atto di culto.”

Il dono della vita è il sacrificio che Gesù ha fatto per offrirci il suo amore senza limiti. Guardando la croce di Gesù, il teologo russo-ortodosso Alexander Schmemann ha mostrato molto bene che il concetto cristiano di sacrificio è essenzialmente legato “non al peccato e al male, ma all’amore” ed è quindi “autorivelazione e autorealizzazione dell’amore”: “Non c’è amore senza sacrificio, perché l’amore come dono di sé all’altro, come dono della propria vita per l’altro, come piena obbedienza all’altro, è sacrificio.”

Questa comprensione e questa esperienza del sacrificio dell’amore sulla Croce non può rimanere senza conseguenze per coloro che celebrano l’Eucaristia e specialmente per il sacerdote che la presiede. Di fatti, siamo coinvolti in questo amore di Cristo crocifisso tramite l’Eucaristia quale attualizzazione sacramentale del dono delle propria vita da parte di Gesù sulla croce, affinché noi stessi possiamo donare il nostro amore nella vita concreta.

Celebriamo l’Eucaristia e così diventiamo noi stessi eucaristici. Avendo Gesù compiuto la sua vera Eucaristia sulla croce, l’Eucaristia non si limita ad essere un atto liturgico, ma vuole essere realizzata innanzitutto nella nostra esistenza.

Eucaristia, carità e trasformazione della vita

L’Eucaristia è il dono che Gesù fa di sé stesso, rivelandoci l’amore «più grande» di Dio, quello di «dare la sua vita per i propri amici». Ci dice ancora: «Voi siete miei amici».

Oggi Gesù, nel sacramento dell’Eucaristia, continua ad amare ciascuno di noi fino alla fine, per sempre. Allo stesso tempo nell’Eucaristia Gesù fa di noi dei discepoli missionari, dei testimoni del suo amore.

Il mistero dell’Eucaristia è allora sorgente della carità per il prossimo: con la grazia dell’Eucaristia, che ci trasforma in tabernacoli viventi, noi amiamo ogni persona e posiamo su di lei lo sguardo stesso di Gesù.

La nostra vocazione, la nostra missione «è quella di essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo» perché «l’amore che viene celebrato nel sacramento chiede per sua natura di essere comunicato a tutti.

Nell’Eucaristia, nello ‹spezzare il pane›, la dimensione orizzontale e quella verticale sono collegate inscindibilmente. Da questo legame tra Eucaristia e vita dipende anche il nucleo più profondo dell’Eucaristia come celebrazione cultuale.

L’Eucaristia vuole infatti trasformare coloro che vi partecipano. In forza dell’Eucaristia, possiamo e dobbiamo imparare continuamente cosa significa vivere come cristiani e soprattutto vivere come sacerdoti, ovvero come persone che sono radicate così profondamente in Cristo crocifisso e risorto attraverso l’Eucaristia da potersi offrire agli altri quali ostie viventi nel quotidiano, e da poter trasformare la propria vita quotidiana in un’unica preghiera eucaristica, come ha affermato san Francesco d’Assisi con parole molto belle.

La missione come annuncio, testimonianza e servizio

Ce lo ricorda la Redemptoris Missio laddove afferma che “uno degli scopi centrali della Missione è di riunire il popolo nell’ascolto del Vangelo, nella comunione fraterna, nella preghiera e nell’Eucaristia” (Redemptoris Missio, 26).

I tesori della Parola e dell’Eucaristia non possiamo tenerceli solo per noi, ma sono da condividere. Nell’ultima cena, e oggi nella celebrazione di ogni Eucaristia, Gesù si fa presente in ogni luogo della terra: «Fate questo in memoria di me».

Allo stesso tempo ci invia agli altri: «Come ho fatto io, così fate anche voi». L’Eucaristia è Presenza del Signore e fonte di dinamismo missionario per farci prossimi agli uomini del nostro tempo e per «rispettare, amare, servire la vita, ogni vita umana» (Giovanni Paolo II).

Il Pane consacrato ci dona la forza per annunciare e testimoniare l’amore di Gesù, ci dona la capacità di amare i nostri amici e «amarli fino alla fine».

Ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia siamo chiamati a declinare la nostra missionarietà perché l’Eucaristia, rinnovando la nostra vita, ci aiuta a rendere testimonianza al Vangelo, ci rende prossimi all’altro nella fraternità, ci fa operare per la giustizia e la pace, a collaborare alla redenzione del mondo.

L’Eucaristia, sacramento della Carità, si fa missione attraverso di noi. “Il mondo non perirà per mancanza di meraviglie, piuttosto per mancanza di meraviglia” (Chesterton).

La missione come comunione e vita condivisa

La seconda parola, che avete scelto come Tema del vostro Congresso Eucaristico, Comunione, è una parola oggi in voga. Si tratta infatti di una delle parole più profonde e caratteristiche della tradizione cristiana, ma proprio per questo è molto importante comprenderla in tutta la sua profondità e grandezza di significato.

L'eucaristia ricorda sempre alla Chiesa la sua natura di comunità concreta, assemblea riunita, come dice il suo stesso nome: Ekklesia , assemblea convocata da Dio qui e ora, quale sacramento di comunione universale di tutto il popolo di Dio.

La costruzione della comunità presuppone da ogni partecipante una buona dose di dono di sé e offerta per gli altri, quindi una “eucaristicità” che i cristiani apprendono e ricevono dal maestro Gesù Cristo.

L’Eucaristia fa la Chiesa perché il Pane consacrato è il Cristo Risorto, perché raduna la Comunità Cristiana intorno alla mensa della Parola e dello stesso Pane di Vita, perché dona vita alla Chiesa configurandola a Gesù, perché la fa essere «un cuor solo e un’anima sola» nella preghiera al Padre e nelle relazioni fra i battezzati.

La celebrazione come festa comunitaria

Chiunque partecipi a una celebrazione delle Ceb, rimarrà quasi sempre colpito dall' atmosfera di comunicazione e gioia che vi regna. Molte volte le Messa in parrocchia si celebrano alla leggera e non sempre manifestano un ambiente comunitario.

Nei corsi di liturgia si dice che il primo elemento necessario per una celebrazione è l’assemblea liturgica. Nelle eucaristie delle Ceb questa dimensione è molto forte.

Il loro modo di celebrare dà estrema importanza ai riti di accoglienza, le persone si presentano, si accolgono, si abbracciano, applaudono e danzano la vita.

Chi conosce le difficoltà, la sofferenza e la lotta dei poveri nel nostro contesto sociale resta sorpreso dalla forza che trovano sempre per manifestare gioia e clima di festa.

Parola, pane e partecipazione

La tradizione ecclesiale insegna che “anafora è sempre risposta a una Parola divina, proclamata e accolta precedentemente e questa preghiera assume sfumature e sottolineature differenti a partire da questa accoglienza”.

La centralità della Parola fa sì che nell'esperienza delle Ceb l'eucaristia non sia solo il punto culminante degli incontri, ma tutto ciò che si fa e si vive acquisti una “eucaristicità” , sia ordinato all'eucaristia, non solo come “culto”, ma come “modo di essere della Chiesa”, cioè comunione e dono di vita.

Nelle loro celebrazioni eucaristiche imparano a dare vitalità e attualità a gesti, segni e simboli della tradizione, come la croce, la Bibbia e i segni sacramentali, valorizzando al tempo stesso simboli delle nostre culture, come la terra, l’acqua, il fuoco, i fiori e gli alimenti.

Come nelle Chiese primitive, l'eucaristia nelle Ceb assume più la forma di una cena che solo di un culto. Le comunità fanno di ogni eucaristia una vera occasione per condividere i cibi come la vita.

In queste messe la liturgia della Parola acquista un'importanza molto grande con la valorizzazione di molti canti, con processioni e danze all'ingresso della celebrazione, nell'accoglienza della Bibbia per le letture o dell'Evangeliario per la proclamazione del Vangelo.

Tuttavia ciò non riduce la centralità della cena propriamente detta, con l'azione di grazia e la comunione aperta e affettuosa, come Gesù ha voluto e mostrò nel Vangelo nelle sue molte cene coi piccoli e quelli ritenuti peccatori, senza escludere nessuno.

L’Eucaristia e la giustizia

Come l'eucaristia è il momento forte per condividere Parola e pane, lo è pure per condividere la vita, denunciare le ingiustizie sofferte e prendere posizione per la giustizia del Regno.

La dimensione più liberatrice della celebrazione sta nella partecipazione veramente egualitaria. Però è importante che il Vangelo sia letto in tutte le sue dimensioni, compresa quella sociale e politica, la Chiesa accetti la profezia della parzialità e si schieri dalla parte dei più piccoli.

L'eucaristia deve essere seme di un mondo e di una Chiesa più egualitari. Le Ceb non permettono alla Chiesa di dimenticarsene.

La realtà delle Ceb conferma pienamente quanto afferma José Maria Castillo: "Dove non c'è giustizia, non c'è eucaristia".

In questa lotta pacifica e nonviolenta, l'eucaristia offre il memoriale della croce di Gesù Cristo, non come un sacrificio rituale o religioso, ma come dono totale di sé per l'altro e proposta di vita nuova a partire dall'altro.

Vivere l'eucaristia significa vivere una nuova forma di relazioni, una forma nuova di essere per l'altro, sia l'altro concreto che è la gente, sia ogni essere vivente e principalmente il grande Altro, fonte di amore e progetto di vita libera e piena per tutti.

Il ruolo del sacerdote e il servizio alla comunione

Da ciò si comprende anche il perché, nella vita e nell’opera del sacerdote, che è al servizio della santificazione dei battezzati, la celebrazione eucaristica occupi un posto centrale, come evidenzia di nuovo la Costituzione sulla Liturgia: “Il lavoro apostolico, infatti, è ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore.”

Di fatti, conformemente al Nuovo Testamento e secondo la più antica tradizione della Chiesa, la missione specifica del sacerdote consiste nell’annunciare, con rendimento di grazie, la morte e risurrezione del Signore alla famiglia di Dio radunata per celebrare l’Eucaristia; consiste altresì nel glorificare il Dio uno e trino, nel rendere sempre presente l’evento salvifico del passato e nell’attualizzare il sacrificio di Gesù Cristo sulla croce in virtù del potere sacramentale conferitogli dalla consacrazione.

Ciò che il sacerdote realizza in virtù della sua autorità spirituale e sacramentale deve farlo proprio nella sua vita e nel suo ministero, e deve vivere quell’esortazione che il Vescovo gli ha rivolto nella consacrazione sacerdotale quando gli sono stati consegnati il pane e il vino: “Ricevi le offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico. Sii consapevole di ciò che farai, imita ciò che celebrerai. Conforma la tua vita al mistero della Croce di Cristo Signore”.

Al sacerdote viene così permanentemente ricordato che la croce e l’Eucaristia sono inscindibilmente legate non solo nella vita terrena di Gesù, ma anche nella sua propria vita quotidiana.

L’Eucaristia nella vita consacrata

Innanzitutto l'Eucaristia, nella quale «è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e Pape vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, da vita all'umanità.

Cuore della vita ecclesiale, essa lo è anche della vita consacrata. La persona chiamata, nella professione dei consigli evangelici, a scegliere Cristo come unico senso della sua esistenza, come potrebbe non desiderare di instaurare con Lui una comunione sempre più profonda mediante la partecipazione quotidiana al Sacramento che lo rende presente, al sacrificio che ne attualizza il dono d'amore del Golgota, al convito che alimenta e sostiene il popolo di Dio pellegrinante?

L'Eucaristia sta per sua natura al centro della vita consacrata, personale e comunitaria. Essa é viatico quotidiano e fonte della spiritualità del singolo e dell'Istituto.

In essa ogni consacrato è chiamato a vivere il mistero pasquale di Cristo, unendosi con Lui nell'offerta della propria vita al Padre mediante lo Spirito.

L'adorazione assidua e prolungata di Cristo presente nell'Eucaristia consente in qualche modo di rivivere l'esperienza di Pietro nella Trasfigurazione: «È bello per noi stare qui».

E nella celebrazione del mistero del Corpo e del Sangue del Signore si consolida ed incrementa l'unità e la carità di coloro che hanno consacrato a Dio l'esistenza.

Adorazione e forza per la missione

La stessa storia della Chiesa parla sempre di Eucaristia quale mistero centrale della vita di ogni credente. Quanti santi ci hanno testimoniato che il segreto della loro azione stava proprio nei tanti momenti passati in adorazione davanti al Santissimo?

Quanti Missionari ogni giorno trovano la forza del proprio agire proprio nell’adorazione silenziosa davanti al Santissimo?

Ordinare ogni azione pastorale all’Eucaristia significa metterla al centro della propria vita, partire da lei prima di ogni altro sforzo personale, mettere lei nel centro di ogni azione.

È proprio l’Eucaristia la meraviglia che bisogna custodire con cura, è proprio questa meraviglia che siamo chiamati a vivere e a condividere.

La celebrazione e l’invio nel mondo

Celebrando l'Eucaristia deve portarci a vivere in maniera eucaristica ogni aspetto della nostra vita; in questo modo noi stessi saremo presenza del Signore e potremo vedere negli altri il volto di Cristo.

«In ogni cosa siate Eucaristia» (Sant’Agostino). «L’Eucaristia non ci distoglie dalla terra, ma stimola il nostro senso di responsabilità per essere più che mai impegnati nei doveri della nostra cittadinanza terrena» (Giovanni Paolo II).

«In ogni cosa siate Eucaristia». Sta a noi, discepoli missionari, portare gli uomini alla conoscenza della Parola e alla partecipazione all’Eucaristia, sacramento dell’unione con Dio, segno di comunione fraterna e sacramento della carità.

Gesù nell’Eucaristia è il Pane di Vita. Affinché la Chiesa possa avviare e realizzare processi di solidarietà, di comunione, di fraternità noi dobbiamo essere il profumo di questo Pane.

L’Eucarestia è segno di speranza, affidata alle nostre mani per saziare la fame di pane e di Dio dell’uomo.

È l’augurio che faccio a me e a voi in questo giorno solenne: possa la nostra missione essere come il grano che macinato insieme si fa pane spezzato per tutti, possa la nostra missione essere invasa dal fuoco dello Spirito, come i grani d’incenso nel turibolo, che insieme si trasformano in profumo, segno della sacralità di tutto il nostro fare, nel nome del Signore.

Possa Gesù Eucarestia renderci uno nel servizio e nella carità sulle strade e nei luoghi in cui quotidianamente decliniamo il nostro essere battezzati!

CORPUS DOMINI - PROCESSIONE EUCARISTICA 08 06 23

Ogni volta che mangiamo questo pane e beviamo questo calice voi annunziate la morte del Signore finche egli venga. Ricevere l’Eucarestia è accogliere una missione.

Come ci ha ricordato Papa Francesco noi siamo una missione: siamo chiamati a portare a tutti la gioia dell’incontro con Gesù, la bellezza di una vita che brilla per la luce che riceviamo ogni volta che partecipiamo all’Eucarestia.

Se trattengo questo dono solo per me il mondo sarà sempre più povero se invece condivido con chi il Signore mi ha posto accanto il dono ricevuto, allora tutti saremo più ricchi.

Con il dono dello Spirito, Gesù ci trasforma nel suo corpo, con un cuor solo e un’anima sola.

La nostra missione «è quella di essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo» perché «l’amore che viene celebrato nel sacramento chiede per sua natura di essere comunicato a tutti.

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