L’esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini presenta la Parola di Dio come sorgente della vita della Chiesa e come realtà capace di entrare nelle relazioni concrete, comprese quelle coniugali e familiari. In questo orizzonte si colloca l’esperienza di Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini, coniugi, pedagogisti, consulenti e formatori che hanno intrecciato l’approfondimento biblico con la vita quotidiana delle famiglie.
Il loro contributo mostra come la Scrittura possa essere accostata anche a partire dall’esperienza di coppia: «Partivamo dalla nostra esperienza come coppia per interpretare la Scrittura, ponevamo quindi alla parola di Dio le domande che nascevano dal nostro essere famiglia».
L’esortazione apostolica post-sinodale
L'esortazione apostolica (in latino Adhortatio Apostolica) è una delle tipologie di documenti ufficiali redatti dal pontefice della Chiesa cattolica. In ordine di importanza, si colloca al di sotto di: costituzione apostolica enciclica ma al di sopra di: lettera apostolica lettera semplice messaggio.
Una tipologia specifica di Esortazione Apostolica sono le esortazioni apostoliche post-sinodali. Esse sono quelle che il Papa elabora a partire dalla serie di Proposizioni (o dichiarazioni) che il Sinodo dei vescovi produce come frutto dei suoi lavori e che presenta al Papa perché ne tenga conto nel modo più consono.
La XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, celebratasi in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008, ha avuto come tema La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Con questa Esortazione apostolica post-sinodale accolgo volentieri la richiesta dei Padri di far conoscere a tutto il Popolo di Dio la ricchezza emersa nelle assise vaticane e le indicazioni espresse dal lavoro comune[1].
In tal modo desidero indicare alcune linee fondamentali per una riscoperta, nella vita della Chiesa, della divina Parola, sorgente di costante rinnovamento, auspicando al contempo che essa diventi sempre più il cuore di ogni attività ecclesiale.
La Parola di Dio come dialogo e comunione
«La Parola del Signore rimane in eterno. E questa è la Parola del Vangelo che vi è stato annunziato» (1 Pt 1,25; cfr. Is 40,8). Con questa espressione della Prima Lettera di San Pietro, che riprende le parole del profeta Isaia, siamo posti di fronte al mistero di Dio che comunica sé stesso mediante il dono della sua Parola.
Questa Parola, che rimane in eterno, è entrata nel tempo. Dio ha pronunciato la sua eterna Parola in modo umano; il suo Verbo «si fece carne» (Gv 1,14). Questa è la buona notizia. Questo è l’annunzio che attraversa i secoli, arrivando fino a noi oggi.
La novità della rivelazione biblica consiste nel fatto che Dio si fa conoscere nel dialogo che desidera avere con noi[14]. La Costituzione dogmatica Dei Verbum aveva esposto questa realtà riconoscendo che «Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé»[15].
Dio si fa conoscere a noi come mistero di amore infinito in cui il Padre dall’eternità esprime la sua Parola nello Spirito Santo. Perciò il Verbo, che dal principio è presso Dio ed è Dio, ci rivela Dio stesso nel dialogo di amore tra le Persone divine e ci invita a partecipare a esso.
Pertanto, fatti a immagine e somiglianza di Dio amore, possiamo comprendere noi stessi solo nell’accoglienza del Verbo e nella docilità all’opera dello Spirito Santo. È alla luce della Rivelazione operata dal Verbo divino che si chiarisce definitivamente l’enigma della condizione umana.
Dalla Dei Verbum al Sinodo sulla Parola di Dio
Con la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio siamo consapevoli di aver messo a tema, in un certo senso, il cuore stesso della vita cristiana, in continuità con la precedente Assemblea sinodale sull’Eucaristia come fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa.
Infatti, la Chiesa si fonda sulla Parola di Dio, nasce e vive di essa[2]. Lungo tutti i secoli della sua storia, il Popolo di Dio ha sempre trovato in essa la sua forza e la comunità ecclesiale cresce anche oggi nell’ascolto, nella celebrazione e nello studio della Parola di Dio.
A partire dal pontificato di Papa Leone XIII, si può dire che vi sia stato un crescendo di interventi atti a prendere maggiore consapevolezza dell’importanza della Parola di Dio e degli studi biblici nella vita della Chiesa[3], che ha avuto il suo culmine nel Concilio Vaticano II, in modo speciale con la promulgazione della Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione Dei Verbum.
Essa rappresenta una pietra miliare nel cammino ecclesiale: «I Padri sinodali […] riconoscono con animo grato i grandi benefici apportati da questo documento alla vita della Chiesa, a livello esegetico, teologico, spirituale, pastorale ed ecumenico»[4].
In particolare, è cresciuta in questi anni la consapevolezza dell’«orizzonte trinitario e storico-salvifico della Rivelazione»[5] in cui riconoscere Gesù Cristo, quale «mediatore e pienezza di tutta intera la Rivelazione»[6].
La Chiesa confessa incessantemente a ogni generazione che Lui, «col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione di tra i morti, e infine con l’invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione»[7].
Il Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio
Nella XII Assemblea sinodale, Pastori provenienti da tutto il mondo si sono riuniti intorno alla Parola di Dio e hanno simbolicamente messo al centro dell’Assemblea il testo della Bibbia per riscoprire ciò che nel quotidiano rischiamo di dare per scontato: il fatto che Dio parli e risponda alle nostre domande[9].
Insieme abbiamo ascoltato e celebrato la Parola del Signore. Ci siamo raccontati vicendevolmente quanto il Signore sta operando nel Popolo di Dio, condividendo speranze e preoccupazioni.
Tutto questo ci ha reso consapevoli che possiamo approfondire il nostro rapporto con la Parola di Dio solo all’interno del «noi» della Chiesa, nell’ascolto e nell’accoglienza reciproca.
Così abbiamo potuto constatare con gioia e gratitudine che «nella Chiesa c’è una Pentecoste anche oggi - cioè che essa parla in molte lingue, e questo non soltanto nel senso esteriore dell’essere rappresentate in essa tutte le grandi lingue del mondo, ma ancora di più in senso più profondo: in essa sono presenti i molteplici modi dell’esperienza di Dio e del mondo, la ricchezza delle culture, e solo così appare la vastità dell’esistenza umana e, a partire da essa, la vastità della Parola di Dio»[12].
Inoltre, abbiamo potuto constatare anche una Pentecoste ancora in cammino; vari popoli attendono ancora che sia annunciata la Parola di Dio nella propria lingua e nella propria cultura.
La Parola viva nella vita della Chiesa
Mediante questa Esortazione apostolica desidero che le acquisizioni del Sinodo influiscano efficacemente sulla vita della Chiesa: sul personale rapporto con le Sacre Scritture, sulla loro interpretazione nella Liturgia e nella catechesi come anche nella ricerca scientifica, affinché la Bibbia non rimanga una Parola del passato, ma una Parola viva e attuale.
A questo scopo intendo presentare e approfondire i risultati del Sinodo facendo riferimento costante al Prologo del Vangelo di Giovanni (Gv 1,1-18), nel quale ci è comunicato il fondamento della nostra vita: il Verbo, che dal principio è presso Dio, si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi (cfr. Gv 1,14).
Si tratta di un testo mirabile, che offre una sintesi di tutta la fede cristiana. Dall’esperienza personale di incontro e di sequela di Cristo, Giovanni, che la tradizione identifica nel «discepolo che Gesù amava» (Gv 13,23; 20,2; 21,7.20), «trasse un’intima certezza: Gesù è la Sapienza di Dio incarnata, è la sua Parola eterna fattasi uomo mortale»[13].
Seguendo l’esempio dell’apostolo Giovanni e degli altri autori ispirati, lasciamoci guidare dallo Spirito Santo per poter amare sempre di più la Parola di Dio.
La famiglia come luogo concreto dell’amore
Il percorso è diviso in quattro parti in cui elementi di tipo teologico o pastorale entrano in circolo con le scienze umane e da queste si lasciano sollecitare.
Quale religione, quale amore, presenteremo allora ai nostri figli? Ai ragazzi che troviamo a catechismo? Agli scolari che incontriamo in classe? Ai nipoti e ai piccoli che ci vengono incontro?
La risposta del testo è in accordo con queste premesse e ci invita a parlare dell'amore del Padre di Gesù utilizzando tutti i mezzi delle scienze umane e tutti i mezzi di una moderna riflessione teologica.
E, in secondo luogo, a parlare dell'amore del Padre di Gesù nella maniera più concreta possibile, cercando tracce della speranza proprio nella realistica incarnazione di ciascun umano: là dove ogni persona fa esperienza di amore, e cioè nella relazione di coppia.
Tutti noi portiamo - in maniera più o meno esaltante e/o dolorosa - le stimmate di questo amore esperito agli albori della vita e dentro il terreno del noi della coppia parentale che ci ha generato.
Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini
Nel soggiorno pieno di libri della loro casa di Lecco, Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini dicono che preparare una meditazione per papa Francesco è stato «normale».
Si tratta, però, di una novità assoluta. Per la prima volta il predicatore scelto da papa Francesco per tenere gli esercizi spirituali di Quaresima alla Curia romana, dal 5 al 10 marzo ad Ariccia, ha scelto di avvalersi del contributo di altre persone: una coppia e una suora clarissa di clausura.
Il francescano padre Giulio Michelini, 53 anni, ha proposto al Papa e ai cardinali due meditazioni al giorno sulla passione, morte e risurrezione di Gesù secondo il Vangelo di Matteo, di cui è esperto esegeta.
Una di queste, quella che riguarda l’episodio in cui la moglie di Pilato tenta di salvare Gesù (Matteo 27,11-26), è stata scritta da Mariateresa in collaborazione con il marito.
Davanti al Papa, padre Giulio ha letto anche il commento di una clarissa sull’unzione di Gesù da parte di Maria di Betania: «Sono contento che insieme a me ci siano altri mondi, non solo quello maschile consacrato, ma anche quello familiare e quello di una donna che vive nella vita contemplativa», ha detto il francescano, che collabora da anni con i coniugi Gillini, con i quali ha scritto otto libri.
«Fra Giulio è ormai come un figlio per noi», dice Mariateresa Zattoni. «Lo abbiamo conosciuto nel 2000», interviene Gilberto, «quando i Francescani ci invitarono a tenere un ritiro spirituale per coppie ad Assisi.
Chiedemmo di essere affiancati da un sacerdote, e ci mandarono lui. Scattò subito una grande sintonia e da allora ripetiamo l’esperienza ogni anno: noi trattiamo gli aspetti psicologici e relazionali della coppia, lui ci arricchisce con la sua sapienza sulla Bibbia».
Una vita dedicata alle famiglie
Entrambi pedagogisti, Zattoni e Gillini sono consulenti e formatori in ambito familiare e autori di numerosissimi libri.
Su Famiglia Cristiana ogni settimana rispondono ai lettori su temi riguardanti la coppia e la famiglia, in una loro specialissima “Posta del cuore”.
Di loro, fra Giulio ha detto che hanno «le mani in pasta», e non si può dargli torto: entrambi di 76 anni, sono sposati da 50, hanno cinque figli, di cui tre adottivi, e sette nipoti.
Tra i loro molteplici impegni c’è quello di fare i nonni, e per questo motivo una quindicina di anni fa hanno deciso di trasferirsi a Lecco, in un semplice appartamento, nel quale hanno creato un “angolo contemplativo”: una poltrona su un piano rialzato nello studio di Gilberto dalla quale si gode di una bellissima vista sul lago.
«Ci siamo conosciuti ai tempi dell’università», racconta lui. «Entrambi frequentavamo la Cattolica di Milano.
Ricordo alla perfezione la prima volta che vidi Mariateresa: in mezzo a noi c’era un’amica comune, che ci parlava dei suoi dilemmi sentimentali con il ragazzo che poi sarebbe diventato suo marito.
A un certo punto mi accorsi che i consigli che le stavamo dando andavano nella stessa direzione. Insomma, la nostra vita insieme è cominciata con una consulenza di coppia!», ride Gilberto.
Quel primo incontro è sfociato in una lunga vita insieme e in un sodalizio anche professionale.
«Al mattino ci riserviamo un po’ di tempo per scrivere», racconta Gillini. «Grazie alla fiducia totale che c’è fra di noi, io posso completare un testo che lei ha iniziato e viceversa. Nel pomeriggio c’è sempre qualche persona o coppia che viene per una consulenza».
Insieme davanti alla Parola
L’approfondimento del Vangelo e gli studi teologici, per entrambi, si sono via via intrecciati all’attività professionale.
«Nel 1998, quando Famiglia Cristiana ci chiese un commento settimanale al Vangelo, eravamo preoccupati», racconta Mariateresa.
«Mandammo i testi per un parere a un nostro amico esegeta, il biblista tedesco Norbert Lohfink. Lui ci rese consapevoli del fatto che stavamo praticando un metodo, che definì “lettura contestuale della Bibbia”».
«Partivamo dalla nostra esperienza come coppia per interpretare la Scrittura, ponevamo quindi alla parola di Dio le domande che nascevano dal nostro essere famiglia», continua Gilberto.
«E questo è importante perché per secoli ad avere accesso alla Parola sono stati soprattutto i sacerdoti e i consacrati che, legittimamente, l’hanno accostata a partire dalla propria esperienza di vita», riprende Mariateresa.
Il loro metodo mette in relazione il testo biblico con le esperienze concrete della famiglia, senza separare la riflessione spirituale dalle dinamiche umane e relazionali.
La moglie di Pilato e la lettura coniugale del Vangelo
Anche per la meditazione sulla moglie di Pilato proposta al Papa, Mariateresa ha usato in modo consapevole le “lenti” del suo essere donna e della relazione coniugale.
«Nel testo di Matteo la moglie di Pilato manda un emissario - perché il marito è in sede di giudizio e come donna non può accedervi - con la famosa frase: “Non macchiarti del sangue di quel giusto perché ho sofferto molto a causa sua nel sogno”.
A darle il diritto di irrompere sulla scena è proprio quell’“aver sofferto”, che ricorda il dolore del parto: vorrebbe “mettere al mondo” Gesù come innocente.
È il codice femminile che si oppone alla violenza stratificata del maschile, del sinedrio e dei Romani che si sono alleati per far morire il Giusto.
Il testo non ci dice perché la moglie di Pilato difenda Gesù, forse lo conosceva e faceva parte del gruppo di donne che lo sosteneva, ma la nostra è una pura illazione.
Responsabilità, coppia e vulnerabilità
È interessante invece la reazione del marito. Riceve il messaggio e cosa fa? Si dice: “Adesso lo faccio”. E si lava le mani.
Come succede in molte coppie, interpretando alla lettera il desiderio della moglie (“non macchiarti del sangue di quel Giusto”), in realtà rifiuta il suo messaggio.
È il colmo dell’ipocrisia perché lui sa benissimo che questa scelta non lo salva, e non salva Gesù.
Tra Pilato e la moglie, Gesù sta nel mezzo, innocente e vulnerabile. Si carica, oltre a tutto il resto, anche dei piccoli e grandi tradimenti nelle coppie. Anche quelli di oggi. E li porta con sé sulla croce.
La Parola nella comunione coniugale
In un mondo che spesso sente Dio come superfluo o estraneo, noi confessiamo come Pietro che solo Lui ha «parole di vita eterna» (Gv 6,68).
Non esiste priorità più grande di questa: riaprire all’uomo di oggi l’accesso a Dio, al Dio che parla e ci comunica il suo amore perché abbiamo vita in abbondanza (cfr. Gv 10,10).
In questa prospettiva kerigmatica, l’Assemblea sinodale è stata una testimonianza alla Chiesa e al mondo di quanto sia bello l’incontro con la Parola di Dio nella comunione ecclesiale.
Pertanto, esorto tutti i fedeli a riscoprire l’incontro personale e comunitario con Cristo, Verbo della Vita che si è reso visibile, e a farsi suoi annunciatori perché il dono della vita divina, la comunione, si dilati sempre più in tutto il mondo.
Ed è dono e compito imprescindibile della Chiesa comunicare la gioia che viene dall’incontro con la Persona di Cristo, Parola di Dio presente in mezzo a noi.

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