L’Abbazia di San Liberatore a Majella, nel territorio di Serramonacesca (PE), è uno dei più importanti esempi di architettura romanica in Abruzzo e rappresenta una delle principali testimonianze dell’arte benedettina in territorio appenninico. Il complesso si trova alle pendici delle vette boscose della Majella, in prossimità delle sorgenti del fiume Alento.
L’abbazia segna la fine del Cammino Classico di Celestino ed è una meta di pellegrini e amanti dei luoghi di silenzio. La visita può essere abbinata all’eremo di Sant’Onofrio di Serramonacesca, alle sorgenti dell’Alento e alle tombe rupestri situate vicino al corso del fiume.
Dove si trova l’Abbazia di San Liberatore a Majella
L’Abbazia di San Liberatore si trova nel comune di Serramonacesca (PE), alle pendici delle vette boscose ed in prossimità delle sorgenti del fiume Alento. Anche questo luogo di culto si trova nel paese di Serramonacesca (PE), alle pendici delle vette boscose ed in prossimità delle sorgenti del fiume Alento.
Per raggiungere l’Abbazia dovete arrivare a Serramonacesca e lì troverete le indicazioni per l’abbazia. Per raggiungere l’eremo di Sant’Onofrio e l’abbazia di San Liberatore arrivare a Serramonacesca e seguire le indicazioni.
Google Maps Coordinate: 42° 14′ 8.27″ N, 14° 5′ 59.43″ E

Il legame con l’eremo di Sant’Onofrio
Sulla Maiella sono tanti gli eremi ed i monasteri che si possono trovare lungo il cammino. L’eremo di Sant’Onofrio di Serramonacesca è raggiungibile attraverso un sentiero (il numero 4) che si trova in località Brecciarola.
Un itinerario semplice ed una passeggiata piacevole per arrivare all‘eremo di Sant’Onofrio, nel comune di Serramonacesca (PE), e visitare un luogo di culto posto al di sotto di una parete rocciosa. L’eremo doveva essere usato dai monaci del monastero di San Liberatore come luogo di ritiro e di preghiera.
Seguendo le indicazioni ci si inoltra lungo una sterrata che presto inizia a salire fino a 725 metri s.l.m.; la si percorre in 20-25 minuti ed è sempre consigliabile portare un bastone o delle bacchette per aiutarsi sul terreno pieno di ghiaia. All’eremo di Sant’Onofrio di Serramonacesca si arriva in meno di mezz’ora attraverso un percorso che si sovrappone all‘ultima tappa del Sentiero dello Spirito (S), un trekking suddiviso in quattro giorni che si snoda per 73 chilometri attraverso i luoghi spirituali della Maiella.
Dopo la salita (230 metri di dislivello) l’eremo di Sant’Onofrio, costituito da due parti, appare alla nostra destra. Possiamo così vedere la chiesa con la facciata ricostruita dai fedeli nel 1948 e la parte originaria del luogo di culto, quella abitativa.
Le due aperture che si trovano ai lati dell’altare conducono alla grotta del santo e a quella che viene chiamata la culla di Sant’Onofrio (a sinistra). Qui doveva dormire l’eremita e qui i fedeli praticano l’antico rito della litoterapia: si strofinano sulla roccia, ritenendo che questa possa guarire da varie malattie.
Storia dell’abbazia
Le origini tra leggende e documenti
La fondazione del monastero benedettino è legata a moltissime leggende. Una delle più antiche racconta di due patrizi romani che donarono le terre a San Benedetto per la costruzione dell’insediamento.
Un’altra riferisce che il complesso fu edificato da Carlo Magno in seguito alla sua vittoria contro le forze longobarde nel 781. Il dato storico è che nel 888, nel territorio dell’Abruzzo teatino era già presente una comunità di monaci, come attestato dal Memoratorium dell’abate Bertario sui beni di Montecassino.
Il primo documento in cui si parla del monastero d San Liberatore risale al IX secolo, all’interno di un manoscritto, il Memoratorium, dell’abate Bertario di Montecassino.
Il terremoto del 990 e la ricostruzione
Nel 990 un terremoto distrusse quasi completamente il monastero, ma grazie all’interesse dell’abate Teobaldo, nominato nel 1007, presero vita i lavori di restauro e ampliamento.
L’abbazia fu costruita intorno alla fine dell’XI secolo, da monaci benedettini di Montecassino, sui resti di una precedente chiesa distrutta dal terremoto del 990. Ma quello che vediamo oggi è il frutto della ricostruzione avvenuta dopo il devastante terremoto del 990 e dei successivi interventi di restauro che videro la realizzazione degli affreschi ancora oggi visibili nelle absidi e del prezioso pavimento cosmatesco della navata centrale (anno 1275).
Il periodo di massimo splendore e le controversie
L’elezione di Desiderio come abate di Montecassino, nel 1058, diede il via a lunghi secoli di controversie intorno ai beni del monastero. Raggiunse il massimo splendore intorno al 1200 ed ebbe dei periodi di splendore e di rovina.
Nel XIX secolo l’edificio appariva in stato di abbandono, ma nel 1958-59 e nei successivi anni partirono le opere di restauro per recuperarne l’aspetto originario, purtroppo segnato da interventi di discutibile qualità.
La soppressione degli ordini monastici e i restauri
L’abbazia di San Liberatore subirà un lento declino a partire dal XIX secolo quando nel 1806 Napoleone diede l’avvio alla soppressione degli ordini monastici. Il periodo peggiore fu quello vissuto agli inizi del 1800, dove il nuovo decreto di Napoleone, che prevedeva la soppressione degli ordini monastici, sancì la sua caduta.
Fu spogliata di ogni bene, diventando la sede del cimitero del paese fino alla fine degli anni ’60. Sono molti i restauri che l’hanno vista protagonista nel corso degli ultimi tempi e che finalmente l’hanno riportata al suo attuale splendore.
Architettura dell’Abbazia di San Liberatore
L’Abbazia di San Liberatore a Majella rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura romanica in Abruzzo. Rappresentativo dell’arte benedettina in territorio appenninico, il complesso è formato da una chiesa e da un campanile a pianta quadrata su cui si aprono monofore, bifore e trifore.
La facciata bianca, realizzata in pietra concia della Majella, è equilibrata nei volume ed è affiancata da un campanile a base quadrata, formato da tre piani e costellato da monofore, bifore e trifore.
La facciata e i portali
La chiesa, superstite con il campanile del monastero, è caratterizzata da una facciata a capanna in cui si aprono i tre portali risalenti all’opera dell’abate Desiderio (XI secolo) e all’epoca angioina. Il retro è arricchito da tre absidi.
Nella navata di sinistra si aprono due porte che conducono al chiostro ed al monastero. Sull’architrave della seconda porta è possibile notare il tipico motivo a fiori che caratterizza lo stile romanico abruzzese.
Oggi dell’antico monastero che ospitava i monaci non è rimasto nulla se non gli accessi posti nella navata di sinistra della chiesa.
La pianta e l’interno
L’edificio principale a pianta basilicale è diviso in tre navate con sette arcate a tutto tondo. La chiesa di San Liberatore è divisa in tre navate e presenta due delle tre absidi decorate con affreschi riguardanti la storia del monastero, raffiguranti personaggi come San Benedetto che tiene la Regola, l’abate Teobaldo che regge la chiesa e l’imperatore Carlo Magno.
L’interno a tre navate è essenziale, con un soffitto con capriate di legno e le navate con capitelli d’ispirazione classica, ma custodisce, tra le altre cose, un mosaico cosmatesco del 1275 e il bell’ambone ricostruito con bassorilievi del XII secolo.
Il soffitto è a capriate lignee e il pavimento centrale è a mosaico ed è databile al XIII secolo. E’ possibile accedere al presbiterio tramite archi di trionfo che poggiano su pilastri a forma di croce e conclusi dalla tipica cornice benedettina.
Il pavimento cosmatesco
Il prezioso pavimento cosmatesco della navata centrale risale all’anno 1275. Il mosaico cosmatesco del 1275 costituisce uno degli elementi artistici più importanti conservati all’interno della chiesa.
L’ambone
L’ambone, la tribuna da cui si leggevano i testi sacri, presenta una struttura quadrata poggiante su quattro colonne ed è databile al 1180 circa. Il bell’ambone ricostruito con bassorilievi del XII secolo arricchisce l’interno della chiesa.
Gli affreschi delle absidi
Gli affreschi che adornavano il catino dell’abside sono risalenti, il più antico al XII secolo e presenta tracce di immagini di santi; il secondo, più recente, risale al XVI secolo e raffigura il fondatore dell’abbazia, il monaco Teobaldo.
Altri affreschi furono realizzati nel Cinquecento a copertura di quelli precedentemente dipinti nelle absidi; oggi sono stati rimossi e sono visibili sulle pareti della navata di destra.
Le due delle tre absidi decorate conservano raffigurazioni legate alla storia del monastero, tra cui San Benedetto che tiene la Regola, l’abate Teobaldo che regge la chiesa e l’imperatore Carlo Magno.

Le sorgenti dell’Alento e le tombe rupestri
A poca distanza dall’Abbazia sono situate le sorgenti del fiume Alento, un fiume che attraversa le province di Chieti e Pescara e sfocia in quest’ultima. L’ambiente è suggestivo, la vegetazione rigogliosa e ricca di specie tipiche delle aree umide e palustri.
Sono presenti pioppi, salici, felci, grovigli d’edera, aceri, frassini, carpini e molte altre varietà di piante idrofile. Dal punto di vista faunistico è possibile trovare caprioli, volpi, ricci.
Nelle acque del fiume, oltre alle trote, dimora il raro anfibio ululone dal ventre giallo (bombina variegata). Il sentiero è costellato di ponticelli e piccole cascate e si seguono le acque del fiume che scorrono con continui salti e mulinelli.
Man mano che si percorre il viottolo le suggestive gole rocciose si fanno più ampie e più alte fino ad un’area del canyon dove l’acqua ha scanalato le cedevoli rocce di tufo, dando origine a particolari forme di erosione.
Le Tombe Rupestri di San Liberatore
Nella parete rocciosa di sinistra, alta una ventina di metri, si scorgono cinque cavità scavate nella roccia: le famose Tombe Rupestri di San Liberatore a Majella.
Le cinque piccole caverne corrispondono a tre tombe, una piccola nicchia e una piccola cappella. Le tombe hanno le sembianze di catacombe cristiane, a forma di sarcofago coperto da un arco, e sono conosciute anche con il nome di arcosolio (arcosolium), antico tipo di architettura usata per monumenti funebri.
Nella nicchia è presente un basamento dove probabilmente, un tempo, era posta una statua raffigurante San Giovanni. A sinistra della cappella si può osservare una piccola vasca usata per la raccolta di acqua piovana.
Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che fossero state create da un gruppo di eremiti, tra il VII ed il IX secolo.

Il percorso delle Gole dell’Alento
Da quest’area il sentiero prosegue costeggiando sempre le sponde del fiume Alento. Continuando a camminare si incontrano tre aree denominate Pozza dei Cinghiali, Area delle Trote ed Area della Cascata.
Poco dopo si giunge alla fine del percorso delle Gole dell’Alento, con la possibilità di proseguire attraverso il bosco in direzione della Torre di Polegra, edificazione posta a difesa dell’Abbazia di San Liberatore a Majella, insieme a Castel Menardo.
Le indicazioni delle sorgenti si trovano in un angolo del giardino. Data l’alta scivolosità di quasi tutta l’area si consiglia di essere molto prudenti.
Come organizzare la visita
Riuscendo si torna indietro sui nostri passi e se si ha ancora voglia di camminare si può continuare lungo il sentiero S in direzione della tappa finale: l’abbazia di San Liberatore.
Altrimenti si può raggiungere la chiesa in macchina, riscendendo lungo la strada e girando al bivio successivo a destra. Per raggiungere l’eremo di Sant’Onofrio e l’abbazia di San Liberatore arrivare a Serramonacesca e seguire le indicazioni.
La visita dell’abbazia può quindi essere inserita in un itinerario più ampio dedicato ai luoghi spirituali e naturalistici della Majella, comprendendo l’eremo di Sant’Onofrio, il Sentiero dello Spirito, le sorgenti dell’Alento, le tombe rupestri e le fortificazioni collegate alla difesa del complesso monastico.
Visita esterna all'Abbazia di San Liberatore a Majella
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