Eremo laico in Umbria: il silenzio contemporaneo dell’Eremito

Un eremo laico in Umbria è un luogo di raccoglimento immerso nella natura, pensato per rallentare, ridurre le distrazioni e ritrovare un rapporto più consapevole con il tempo. L’Eremito, situato nel territorio di Parrano, in provincia di Terni, nasce proprio con questo intento: offrire un’esperienza di silenzio, essenzialità e digital detox lontano dalla quotidianità.

L’Eremito è un eremo contemporaneo dedicato al silenzio. È immerso in 3 mila ettari di riserva mondiale della biosfera Unesco e propone soggiorni in piccole celle monastiche, pasti vegetariani e vegani, meditazione, yoga, passeggiate nella natura e una cena condivisa in silenzio.

Non si viene per essere intrattenuti. Si viene per fermarsi. Qui il tempo non viene riempito. Viene abitato.

Eremito in Umbria immerso nei boschi

Che cos’è un eremo laico

Un eremo laico è uno spazio ispirato alla tradizione eremitica e monastica, ma aperto a persone di ogni convinzione religiosa. L’Eremito è stato concepito come un luogo adatto a tutti, dove la spiritualità non è legata a una pratica confessionale obbligatoria, ma alla possibilità di rallentare, ascoltarsi e ritrovare equilibrio.

Ho fatto tre giri del mondo, ho passato due anni tra monaci e monasteri, sono 28 anni che vivo in natura e sognavo un eremo ma laico e adatto a tutti.

Qui mica c’è un guru, qui c’è un posto per chi sta vivendo un momento di crisi, un momento di sofferenza, oppure un luogo per chi si è perso e vuole ritrovarsi.

L’Eremito non è un villaggio vacanze ma un incantesimo dell’anima dove sbrogliare le idee ricordandoti - come avevi imparato ne Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry - che «l’essenziale non è visibile agli occhi».

Dove si trova l’Eremito

L’Eremito fa parte del Comune di Parrano, in provincia di Terni, ma si trova separato dal paese da una quindicina di chilometri e da uno sterrato impervio.

Lasciata l’autostrada all’altezza di Fano, a Parrano ci arrivi dopo otto chilometri di strada sterrata tutta a buche; gli ultimi tre te li risparmiano perché ti vengono a prendere con una jeep.

Se hai un navigatore dispettoso rischi di non arrivarci mai, più provvidenziale ricorrere al treno con fermata a Fabro-Ficulle, a un paio d’ore sia da Roma che da Firenze, e da qui farsi venire a prendere in jeep con un’altra mezz’ora di percorso.

Lasciata l’auto al parcheggio, facciamo gli ultimi 700 metri di strada a piedi.

Un agriturismo-monastero in cui si può trascorrere una vacanza e vivere un vero e proprio viaggio spirituale, un’esperienza che inizia non appena si varca l’ingresso, o forse prima dato che per raggiungere l’ubicazione esatta dell’eremo bisogna guadare un torrente a bordo di una jeep.

Strada sterrata verso Eremito Parrano

Il paesaggio e la riserva naturale

L’Eremito è circondato da 3 mila ettari di riserva mondiale della biosfera Unesco.

Quest’ultimo pezzo di tragitto attraversa boschi e radure: complice forse la loro natura selvatica hai l’impressione che ci siano sempre state.

Più tardi ci racconteranno di una signora che aveva paragonato il paesaggio a quello delle foreste di Réunion, un’isola nel mezzo dell’Oceano Indiano.

E infatti tutto intorno c’è solo quello che, con buona probabilità, c’è sempre stato: boschi e radure.

Un eremo dopotutto non poteva che trovarsi immerso nella natura, tra il verde e il silenzio delle montagne e circondato da 3000 ettari di riserva naturale.

Nel 2009, quando vide un ammasso di pietre del 1300 su un’altura nell’immensità della campagna umbra, li è sorto il suo eremo laico contemporaneo.

Nel 2009 mi affacciai in questa valle e sentii subito di trovarmi in un posto unico: i colori, le luci, il lento incedere del fiume, le distese di boschi e in cima al colle soltanto un rudere.

La storia dell’Eremito

L’Eremito nascerà dalle ceneri di un monastero del 1300 e verrà ristrutturato seguendo la planimetria originale e i criteri dell’architettura sostenibile.

Mutua il concetto della struttura in Messico e ne fa un eremo contemporaneo, con il plus di una spiritualità che là era assente e che invece l’Umbria custodisce da secoli.

Ci sono voluti 4 anni di lavori per realizzarlo.

Una ristrutturazione durata 5 anni, seguita - è il caso di dirlo - pietra dopo pietra dallo stesso Murzilli che ha fatto tutto da solo, senza architetti o interior designer: oggi quell’antico rudere è un gioiello di stile, pace e intimità.

Il lavoro di recupero e ristrutturazione ha richiesto uno sforzo, anche fisico, immane per portarci oltre 130 mila pietre.

Eremito nascerà dalle ceneri di un monastero del 1300 e verrà ristrutturato seguendo la planimetria originale e i criteri dell’architettura sostenibile, concetti che oggi sono ciancicati un po’ da tutti, ma già nel 2013 e ancora prima, all’inizio dei lavori, dovevano sembrare avveniristici.

Marcello Murzilli e l’idea del monastero laico

L’Eremito nasce dalla mente e dal cuore di Marcello Murzilli che, dopo 14 anni vissuti nella giungla messicana insieme agli indigeni e dopo altri 2 trascorsi a fare il giro del mondo in barca, 5 anni fa ha deciso di realizzare una tipologia nuova di agriturismo che in Italia non esisteva ancora.

All'apice del successo, mollò tutto per imbarcarsi su una barca a vela del 1937 e trascorrere due anni per mare fino ad approdare su una costa isolata del Pacifico messicano.

Qui costruì e gestì per 14 anni l'Hotelito Desconocido, progettato su palafitte di legno e fango e inserito tra i 5 ecoresort più belli al mondo.

Nel 2007 Murzilli vende l’Hotelito Desconocido e torna in Italia con l’idea di portare quel concetto di fuga nella natura nel Paese dove di digital detox non si era ancora sentito parlare.

Ho pensato all'Eremito quando in Italia esplodeva la rivoluzione digitale.

Ma sono un po' matto e così ho pensato che la decadenza della società non avrebbe portato solo a costruire hotel con stanze su stanze ma avrebbe anche spinto l'essere umano a cercare un rifugio dove fare pace con se stesso.

«L'Umbria è la terra della spiritualità - mi spiega- , penso a San Francesco, San Benedetto, Santa Chiara.

Ho scelto l’Umbria perché questa è la terra di San Francesco, Santa Chiara e San Benedetto.

La struttura ricalca l’idea di eremo contemporaneo che Marcello ha pensato, senza lo sfarzo e i prezzi del Messico.

Un’architettura costruita per sottrarre

Eremito è una struttura costruita su essenzialità e rigore formale e mentale, attento a sottrarre più che a riempire.

È una struttura tutto sommato piccola ma solidissima, circondata da alberi, austera come i casali di una volta costruiti pietra su pietra, con una terrazza che dà direttamente sulla vallata che sembra quasi lì a fare da giardino a cielo aperto.

Come l’Eremito, del resto, che si intravede dall’ultima curva della collina ed è bellissimo, di una bellezza fuori dal tempo.

Austero, come i casali di una volta costruiti pietra su pietra, piccolo, solido e immerso nel verde.

Tutto è fatto di pietra, scolpita nello stile dei maestri pietrai del Trecento.

Gli interni dell’Eremito sono stati curati in ogni dettaglio dallo stesso Murzilli: l’eleganza della semplicità caratterizzano le aree dove gli ospiti possono raccogliersi in solitudine o condividere il tempo con gli altri.

Così l’arredamento, ridotto al minimo, rispetta lo stile degli antichi e sobri monasteri: i lavandini sono di pietra con la rubinetteria in rame, la tappezzeria è di tessuti grezzi, le coperte e le lenzuola con le iniziali ricamate a mano sono di canapa antica.

I mobili di legno e le decorazioni di pietra fanno da sfondo in ogni ambiente.

Le celluzze: camere essenziali per il raccoglimento

Le camere sono delle celluzze, delle stanze singole proprio come quelle dei padri eremiti: se ne trovano 14, ciascuna dedicata a un santo eremita.

Entriamo nelle camere, le celluzze, che ricalcano le celle monastiche, ognuna di 9 metri quadri, ognuna con il nome di un eremita e la sua storia dipinta sulla testata del letto.

A disposizione degli ospiti 14 celluzze, ognuna dedicata a un padre eremita.

Misurano 9 metri quadri, con arredo essenziale, non ci sono wifi, televisore, aria condizionata e frigo bar.

Queste piccole celle sono essenziali ma dotate di tutto il necessario come il letto, con coperte in canapa, il bagno con doccia, lo scrittoio in pietra posizionato davanti alla finestra che si affaccia sull’esterno.

A me è toccata la San Benedetto che, come le altre, è arredata con un letto in ferro, un piccolo bagno con doccia, una seduta in pietra con un piano d’appoggio sempre in pietra per scrivere, leggere o perdere la vista nel paesaggio.

A tenermi compagnia un quaderno, una matita, una brocca d’acqua e una tazza.

Un personale angolo di pace e meditazione.

Digital detox: niente Wi-Fi, televisione o segnale stabile

Non c’è Wi-Fi e all’interno dell’eremo, generalmente, non c’è segnale telefonico.

Non esiste wifi, lo smartphone avverte un segnale titubante solo sotto il pergolato di fronte alla cucina.

Impossibile vedere il telegiornale o la partita di calcio, neppure sui Mondiali si fanno eccezioni, non ci sono televisori nell’intera struttura.

Così come le bibite gasate, l’aria condizionata, i sacchetti di patatine, lo spritz prima dei pasti o il lemoncello a concluderli.

Le apparecchiature tecnologiche sono bandite e il cellulare dopo l’ultima curva non prende.

Nella vita di oggigiorno fatta di tv, internet, pc e smartphone è bello potersi “sconnettare” ogni tanto, disintossicarsi da tutto ciò che è la nostra quotidianità e scoprire che il vero lusso è la semplicità, è vivere con ciò che è necessario, è rinunciare al superfluo, è potersi fermare ad ascoltarSI nel silenzio.

Il lusso dell’essenziale

Il lusso si fa essenziale.

Eremito è uno spazio di sottrazione.

“Quello che offro sono andato a scovarlo nel passato, quando a illuminare le notti c’erano solo la luna e la fioca luce delle candele. Il vero lusso per me, oggi come allora, è proprio quello di riscoprire e riassaporare l’amore per quel che è solo necessario”.

E quando parlo di lusso mi risponde: “Quale lusso? Quello di 30 anni fa? Quello era riempire la gente di cose - il frigobar, l’aria condizionata, gli asciugamani - ora il lusso è togliere, il lusso è l’essenziale.

L’Eremito è il lusso del terzo millennio ed è basato su tre elementi: ecologia, sostenibilità e spiritualità.

Un lusso diverso da quello a cui siamo stati abituati nel secolo scorso quando il prestigio degli hotel si misurava dal numero di stelle, 5, 7, 8.

Io le stelle le ho nel cielo che sovrasta l’Eremito, il mio dovere è non tradire i principi di sostenibilità a me tanto cari.

Sostenibilità e bioedilizia

L’Eremito è stato costruito secondo i principi della sostenibilità e per la sua struttura sono state usate pietre originali del 300.

Un sistema fotovoltaico e tecniche di bioedilizia fanno di questo luogo una dimora green e eco.

L’Eremito è il primo ecoresort in Italia ad aver ottenuto la certificazione B Corp: impianto fotovoltaico che copre oltre il 100% dei consumi, sistemi di riscaldamento e raffreddamento a pavimento, impianti solari termici, un concentratore solare ad inseguimento, l’irrigazione tramite acqua piovana raccolta, assenza di plastica ovunque.

L’orto è in parte a campo aperto e in parte in serra.

Arrivando si incontra l’orto: melanzane, pomodori, insalata, in parte a campo aperto e in parte in serra, poi polli, galline e due spaventapasseri.

Piante aromatiche e ortaggi sono coltivati senza diserbanti e additivi e quello che manca, sempre rispettandone la stagionalità, viene reperito dai produttori locali.

Gli spazi comuni

Ogni zona dell’Eremito, non solo le cellette, è nata per regalare silenzio e tranquillità.

C’è un giardino del silenzio, una cappella, diverse aree meditative, una sala per lo yoga, un pergolato.

Le aree in comune - una cappella, diverse aree meditative, una sala per lo yoga e un pergolato - servono e agevolano la socializzazione.

L’area più suggestiva è quella comune, un’ampia sala sovrastata da grandi volte in pietra costruite mattone dopo mattone e arredata con semplicità e un pizzico di colore: tappeti e cuscini, insieme ai vecchi candelabri, ai paioli appesi al soffitto e al camino acceso in inverno, ricreano l’ambiente perfetto nel quale potersi dedicare alla lettura o gustare un’ottima tisana.

L’emozione è forte quando, mentre entri, vieni accolto da una musica di sottofondo che inevitabilmente ti invita a procedere lentamente nella penombra del corridoio fino a raggiungere il cuore dell’eremo.

Yoga, meditazione e libertà di scegliere il proprio ritmo

All’Eremito le giornate seguono un ritmo semplice.

La luce naturale scandisce le ore.

Gli spazi comuni invitano alla quiete.

Ogni dettaglio è pensato per favorire concentrazione ed equilibrio.

Non c’è obbligo di nulla, ma per chi vuole c’è una sessione di yoga mattutino e in cappella due brevi incontri di letture e meditazione.

Si parte con il risveglio dello spirito, accompagnato da canti e lodi, per poi passare a quello del corpo grazie alla pratica dello yoga.

La mattina prosegue come meglio preferisci.

Visita la piccola biblioteca e curiosa tra i libri, vai verso il fiume per un sano trekking, prediligi un percorso in mountain bike, rilassati nell’accogliente salone, o puoi anche non fare nulla di tutto ciò e scegliere tu come impiegare al meglio il tuo tempo.

Il resto del tempo, tra un pasto e l’altro, lo si trascorre leggendo, esplorando i campi circostanti o la vicina Orvieto, usufruendo dell’hammam e della piscina cromoterapica, conversando con gli altri ospiti.

Area relax, bagno turco e vasca riscaldata

L’area relax è costituita da una piscina riscaldata a 35°C scavata nella roccia e due salette con bagno di vapore.

Un’altra zona assolutamente da provare è l’area relax costituita da una piscina riscaldata a 35°C scavata nella roccia e due salette con bagno di vapore.

Una sosta nell’area relax interna, scavata nella roccia, con bagno di vapore e una vasca riscaldata con cromoterapia e idromassaggio.

Verso il tardo pomeriggio ti aspetta l’area relax con una vasca idromassaggio dotata di cromoterapia e due bagni di vapore.

Un ambiente soft con un sottofondo musicale ideale per non perdere la concentrazione.

Dopo il tramonto infatti tutte le luci, soffuse anche durante il giorno, vengono spente totalmente e lasciano spazio alla luce delle candele che illuminano l’intero ambiente.

Area relax scavata nella roccia Eremito

La cucina vegetariana e vegana

La cucina dell’Eremito è rigorosamente vegetariana e vegana.

La cucina è vegetariana e basata sui prodotti dell’orto.

Per decisione etica, niente carne.

Il menu è esclusivamente vegetariano e vegano, contando su un immenso orto e sulle uova delle proprie galline.

Ogni pasto è a menu fisso con ricette semplici e prese dalla tradizione monastica vegetariana mediterranea.

Non vengono cucinate da uno chef, ma dal “cuciniere”.

La cucina si ispira alla cultura dei frati.

Pane, pasta e biscotti sono preparati ogni giorno, così come a colazione non mancano marmellate, miele e formaggi dei produttori locali.

Anche il pane, la pasta, i biscotti e le marmellate sono fatti in casa.

Gli ingredienti provengono direttamente dall’orto biologico: solo frutta e verdure fresche e di stagione.

Quello che manca, sempre rispettandone la stagionalità, viene reperito dai produttori locali.

Il menu comprende sempre un antipasto, un primo, un secondo e un dolce calibrati anche sotto il profilo nutrizionale.

Le portate sono accompagnate da acqua e vino rosso in brocca.

La colazione, il pranzo e le tisane

La colazione è preparata con prodotti fatti in casa o forniti da produttori locali.

Il buffet della colazione, tutto con prodotti fatti in casa o forniti da produttori locali.

Un esempio? Marmellata di zucca e zenzero spalmata su pane caldo appena sfornato.

Il pranzo è vegetariano e i piatti vengono preparati secondo antiche ricette monastiche.

Tanti degli ingredienti usati provengono direttamente dall’orto dell’Eremito.

Dopo pranzo potrai degustare una tisana naturale fatta con le erbe essiccate del bosco e riprendere il tuo relax come meglio credi.

Il vino e le tisane fanno parte della formula del soggiorno.

Ma tutte le sere intorno al camino o al braciere all’aperto vi sarà servito il Melemito, una tisana con succo di mele, cannella, chiodi di garofano, zenzero e limone.

Dopo l’ultimo sorso, riponiamo le tazze e andiamo via senza scambiarci una parola.

La cena in silenzio

Ogni sera il pasto viene condiviso in silenzio, accompagnato dal canto gregoriano.

La cena si condivide in silenzio.

È il cuore del ritiro nel silenzio che Eremito propone tutto l’anno, salvo una breve chiusura invernale.

Ogni sera, alle 19:30 viene servita nel refettorio la cena in silenzio.

L’ispirazione arriva da un capitolo della regola benedettina: “Nel refettorio regni un profondo silenzio, in modo che non si senta alcun bisbiglio o voce, all’infuori di quella del lettore.

Suona la campanella mentre sono già tutti riuniti fra la sala comune e l’esterno.

Marcello spiega brevemente le regole della cena: “se ci riuscite” dice “rimanete in silenzio” e questo suo modo di invitare a tavola senza TV e senza cellulari mi sembra più gentile che dottrinale.

Ognuno prende un tovagliolo ed entra nel refettorio in penombra, su ogni tavolo ci sono parecchie candele e candelabri, al centro il camino dove è stato acceso il fuoco, dalle finestre entra ancora un po’ di luce.

Gli ospiti si dispongono intorno ai lunghi tavoli di legno seguendo le indicazioni silenziose del personale che ha allestito con tovaglie di stoffa e brocche di ceramica per acqua e vino.

La cena procede abbastanza velocemente, anche se una volta usciti mi rendo conto che è trascorsa almeno un’ora.

In sottofondo c’è quello dei canti gregoriani, che sostituiscono le letture di uno dei monaci, come prescritto dalla regola.

C’è ancora il rumore del fuoco: mia nonna diceva che per lei il camino era stato quello che per la nostra generazione era la TV.

Eremo - Il Silenzio

Il significato del silenzio a tavola

Marcello mi ha spiegato che questa esperienza aiuta a sottrarre attenzione al contorno e restituirla al gusto, godendo del pasto senza distrazioni, senza ingozzarsi e senza riempire per forza un vuoto.

È un modo di mangiare diverso, conviviale perché vissuto comunque come un rito collettivo, ma con altre regole.

La maggior parte si cala nel rituale perché ne comprende il valore esperienziale, si adatta senza tanta difficoltà.

Il silenzio vero non è: a fare da sottofondo ci sono i cori gregoriani e il tramestio tipico della cucina indaffarata a servire e preparare i piatti, il crepitio del fuoco nel camino acceso.

Mangiare, di suo, è un atto rumoroso.

Stare zitta ti fa percepire perfettamente il suono del coltello che taglia il pane, dell’acqua che scende dalla brocca e del cucchiaio che raspa dalla ciotola.

In più c’è il rumore della cucina, delle pentole e dei mestoli.

Tutti mangiano le stesse cose secondo gli stessi tempi, la comunicazione è essenziale e fatta di pochi cenni, non ci sono distrazioni.

Con movimenti, tempi e regole scandite, per assurdo la cena diventa più semplice da vivere e da condividere.

È una cena qualunque, ma allo stato primordiale.

Senza aspettative o necessità ulteriori che quella di mangiare e nutrirsi, sia mentalmente che fisicamente.

Una giornata tipo all’Eremito

Una giornata all’Eremito comincia con il risveglio dello spirito, accompagnato da canti e lodi, e con una sessione di yoga mattutino.

La colazione propone prodotti fatti in casa e ingredienti locali, mentre la mattina resta libera per leggere, camminare, praticare trekking, andare in mountain bike o semplicemente non fare nulla.

Il pranzo è vegetariano e preparato secondo antiche ricette monastiche, con ingredienti provenienti in parte dall’orto dell’Eremito.

Il pomeriggio può essere dedicato alla lettura, alla meditazione, alle passeggiate nel bosco, alla tisana o all’area relax con bagno di vapore e vasca riscaldata.

Verso le ore 20 inizierà un’altra sorprendente esperienza.

Suonerà la campanella che ti richiamerà in refettorio per la cena in silenzio.

Le luci delle candele illumineranno i piatti vegetariani che ti verranno serviti fino al nuovo suono della campanella che segnerà la fine della cena.

Usciamo dal refettorio al suono di una seconda campanella.

Nel frattempo sono stati accesi due fuochi: uno sulla terrazza e uno nella sala comune, mentre ci servono del Melemito, una bevanda calda fatta con succo di mela, chiodi di garofano, cannella, zenzero e limone.

Per chi viaggia da solo

Anche, e soprattutto, da chi sceglie di viaggiare da solo.

Chi viaggia da solo non paga il supplemento singola: la tariffa parte da 220 euro a notte per una persona.

Sono soprattutto i viaggiatori solitari i clienti di Eremito: qui trovano una casa e soprattutto altre persone con le stesse idee e la medesima mentalità con cui intendersi anche senza parlare.

È per questo che le camere sono delle celluzze, delle stanze singole proprio come quelle dei padri eremiti.

Ospiti che non rimangono, come solitamente accade, sconosciuti; dopo poco sai già come si chiamano, condividi i pasti allo stesso tavolo e le conversazioni perdono da subito quel distacco fatto di cortesia formale per assumere una dimensione più autentica e partecipata.

Le aree comuni agevolano la socializzazione, ma nessuno è obbligato a partecipare alle attività o a conversare.

Per chi è adatto e per chi non lo è

Eremito è per chi riconosce valore nell’essenzialità, nella calma e nella misura.

Per chi desidera abitare il tempo, non riempirlo.

E per chi cerca un digital detox vero, senza Wi-Fi e senza segnale.

Per chi cerca il silenzio, quello che oggi chiamano hushpitality.

Per chi sceglie di rallentare, anche solo per pochi giorni.

“Sono stressato” e “ho bisogno di riprendere in mano la mia vita” sono le motivazioni che ti portano qui, sia che tu sia un tatuatore, un’avvocata civilista, un’insegnante belga, un pensionato, una moglie confusa o una giornalista, appunto.

Trascorrere del tempo a l’Eremito, eremo laico contemporaneo immerso in 3 mila ettari di verde nell’intimità umbra, non è per tutti.

Perché non tutti vogliono rinunciare al concetto omologato di lusso per abbracciarne uno più prezioso: il lusso del silenzio e dell’interiorità che si sbarazza di smartphone, televisore, frigo bar, champagne, aria condizionata, piscina all’aperto, sigarette.

Solo 8 ospiti su 4000 prendono le misure sbagliate, ritrovandosi in un posto non adeguato alle loro esigenze.

È successo, per esempio, con un russo che pretendeva un cambio di camera per averla più grande e reclamava la piscina esterna o con l’americano che non tollerava l’assenza di una carta vini.

Tariffa e servizi inclusi

Una tariffa unica, che include tutto.

Colazione, pranzo e cena.

Il vino e le tisane.

Lo yoga, le meditazioni guidate, l’area relax con bagno turco e jacuzzi, l’arrivo in jeep dall’area parcheggio.

Tutto in un’unica formula, con un prezzo che varia per Celluzza e stagione.

Durante il soggiorno nulla si paga a parte, perché nulla è un extra.

L’unico costo aggiuntivo è la tassa di soggiorno, 1 euro a persona a notte per le prime due notti.

In questo senso quello da Eremito è un ritiro accessoriato: costa 330 euro a notte per due persone, inclusi tutti i pasti, il trasporto in 4×4 dal parcheggio, le sale meditative, l’area benessere e tutte le esperienze connesse con lo stare qui, come i due momenti di preghiera al giorno, lo yoga e l’orto.

ElementoCaratteristiche
AlloggioCelluzze singole di 9 metri quadri
RistorazioneColazione, pranzo e cena
CucinaVegetariana e vegana, stagionale
AttivitàYoga, meditazioni guidate e passeggiate
BenessereBagno turco, jacuzzi e piscina riscaldata
ConnessioneNiente Wi-Fi e segnale telefonico generalmente assente
TrasferimentoArrivo in jeep dall’area parcheggio
Tassa di soggiorno1 euro a persona a notte per le prime due notti

Eventi e ritiri

Nel corso dell’anno Eremito ospita ritiri guidati e incontri dedicati alla pratica interiore.

Percorsi tematici condotti da ospiti selezionati, nel rispetto del ritmo e dell’identità del luogo.

Il ritiro nel silenzio che Eremito propone si svolge tutto l’anno, salvo una breve chiusura invernale.

Il solo contatto con luoghi che vanno oltre la fisicità, infatti, invoglia a ri-connettersi con se stessi e a immergersi nel silenzio e nella quiete.

Gli eremi storici dell’Umbria

L’Eremito contemporaneo si inserisce in una regione dove la tradizione eremitica ha lasciato numerose testimonianze, tra complessi cenobitici, romitori rupestri e antichi monasteri.

Area di Gubbio

Eremo di San Pietro in Vigneto. L’eremo di San Pietro in Vigneto si trova su un piccolo colle lungo la strada che collega Gubbio a Perugia.

Faceva parte di un complesso architettonico piuttosto articolato che comprendeva una chiesa, un fortilizio, un monastero ed un ospedale.

La chiesetta, che conserva affreschi del XV secolo, è stata restaurata assieme alle altre strutture negli anni ‘90.

Eremo di Sant’Ambrogio. L’eremo di Sant’Ambrogio, situato alle pendici del monte Foce, sulle balze rocciose della gola del Bottaccione, viene fondato nel 1331 ed elevato a ruolo di monastero nel 1342 dal vescovo eugubino Pietro Gabrielli allo scopo di raggruppare tutti gli eremiti sparsi nel territorio e privi di una comune regola.

La chiesa conserva, tra le altre opere d’arte, una tela di Annibale Beni del Settecento ed un pregevole affresco trecentesco raffigurante la Crocifissione.

Grotta di Sant’Agnese. La grotta di Sant’Agnese, anticamente denominata Sant’Agata sub Grotta, sorge alla base della fenditura di un costone roccioso strapiombante del monte Ingino e presenta all’interno una piccola edicola sacra probabilmente utilizzata dagli eremiti.

Ma la grotta è soprattutto famosa per alcuni misteriosi graffiti o scritte rupestri presenti sulle pareti.

Grotta di Santa Cecilia Eremita. La grotta di Santa Cecilia Eremita si trova in una stretta gola tra le alture che circondano Gubbio, nei pressi della chiesetta eretta più avanti in suo onore.

E’ il luogo dove la Santa di Montelovesco nel Duecento, alla stregua delle altre famose mistiche umbre come Chiara d’Assisi, Chiara da Montefalco, Giovanna d’Orvieto e Angela da Foligno, visse in stretto eremitaggio, divenendo ben presto un riferimento di spiritualità e santità per le popolazioni locali grazie alla capacità di veggenza e, soprattutto, di guarigione dei bambini.

Parco Regionale del Monte Cucco

Grotta di San Donìno. La grotta di San Donìno è la modesta ma asciutta cavità carsica che si apre alle pendici delle “balze della Pignola” sul monte Cucco, secondo la tradizione, abitata per un certo tempo dal Santo eremita di Città di Castello vissuto tra il VI ed il VII secolo.

Grotta di Sant’Agnese. La grotta di Sant’Agnese, che si apre a 1.050 metri d’altitudine, lungo il suggestivo versante occidentale del monte Cucco, è di fatto l’ampia spelonca carsica dove, secondo la tradizione popolare, avrebbe dimorato per alcuni anni la pastorella eremita Agnese da Costacciaro, poi divenuta santa.

Dai resti ancora visibili, la grotta era già stata abitata in tempi remoti e, in una data epoca, trasformata anche in tempio cristiano, ospitando una grande acquasantiera o base d’altare e, più avanti, una modesta cella eremitica in pietra acconcia.

Eremo di San Girolamo di Monte Cucco. L’eremo di San Girolamo di Monte Cucco o di Pascelupo si trova abbarbicato a 565 metri sulle pareti scoscese del versante orientale dell’omonima montagna.

E’ stato edificato nell’XI secolo attorno alle suggestive celle ipogee che si affacciavano sullo strapiombo già abitate dai monaci eremiti.

Nel 1520 acquisisce una certa ufficialità grazie al beato camaldolese Paolo Giustiniani diventando, poco più tardi, il primo eremo a far parte della congregazione camaldolese di Monte Corona che, ancora oggi, dopo un opportuno restauro, lo gestisce.

Eremo dei Santi Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli. L’eremo dei Sant’Emiliano e San Bartolomeo in Congiuntoli, comprendente anche la badia, si trova ai piedi del monte Aguzzo, lungo l’antica strada che collega Scheggia a Sassoferrato, alla confluenza del Rio Freddo con il Sentino, da qui il nome “in congiuntoli”.

L’eremo, che originariamente constava di una piccola chiesa con un monastero benedettino, venne frequentato anche da san Domenico Loricato tra il 1030 ed il 1050 prima del trasferimento in quello di San Vicino.

Grotta del Beato Tomasso. La grotta del Beato Tomasso di Costacciaro si trova ai piedi della cascata del torrente Rio Freddo, denominata “piscia di san Girolamo”, in un pendio scosceso e strapiombante del monte Cucco, ed è la piccola cella dove, secondo la tradizione, il Santo si è ritirato in eremitaggio per 65 anni fino alla sua morte nel 1337.

Eremo di Santa Maria di Sitria. L’eremo o abbazia di Santa Maria di Sitria si trova nel parco del monte Cucco, nella stretta valle del fosso Artino, al confine con le Marche.

La sua nascita si deve a san Romualdo che, dapprima, nel 1014 costruisce l’eremo, formato da semplici celle in pietra e legno, e poi, tra il 1018 ed il 1021, il monastero.

La chiesa a navata unica, ancora ben conservata e visitabile, è di stile romanico-gotico, con una copertura a volta ogivale in pietra ed un altare con archetti trilobati.

Parco Regionale del Monte Subasio

Eremo delle Carceri. L’eremo delle Carceri, situato in una posizione privilegiata nel bel mezzo di una lecceta secolare alle pendici del monte Subasio, è sorto nel luogo scelto da san Francesco e dai suoi adepti per ritirarsi in preghiera e meditazione.

Ben conservato nel tempo, nonostante l’ininterrotto pellegrinaggio, ancora oggi è possibile apprezzare l’austera semplicità dei suoi ambienti, come il chiostrino, il refettorio e le cellette dei frati.

Grotta di San Francesco al Subasio. La grotta di San Francesco, all’entrata del bosco sottostante l’Eremo delle Carceri, non è solo la dimora abituale del Santo d’Assisi in una delle tante cavità naturali del monte Subasio ma è soprattutto il nucleo originario di quello che poi verrà edificato, diventando il primo e il più suggestivo degli eremi francescani.

Grotte dei compagni di san Francesco. La grotta di Frate Bernardo da Quintavalle si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi.

All’interno è custodito un semplice e delizioso altarino in pietra.

La grotta di Frate Leone si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi.

La grotta di Frate Silvestro si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi.

La grotta di Frate Antonio da Stroncone si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi.

La grotta di Frate Andrea da Spello si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi.

La grotta di Frate Rufino si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi.

Grotta di San Francesco a Cerqua Rossa. Quella chiamata “grotta di San Francesco” si trova sulla strada che da Armenzano scende al borgo di Nottiano, nella gola del Fosso Vettoio e in prossimità della sorgente dell’Acqua Gelata.

Siamo nel versante nord-est del monte Subasio ed è questo uno dei luoghi prediletti dal Santo per riposare, dopo qualcuna delle sue numerose peregrinazioni, ritirandosi a meditare.

Sacro Tugurio. Il Sacro Tugurio, gelosamente custodito all’interno del santuario di Santa Maria di Rivotorto, si vuole che sia stato tra le prime dimore di san Francesco e dei suoi seguaci prima di trasferirsi nei pressi della Porziuncola.

Eremo di Sant’Onofrio. Il piccolo eremo di Sant’Onofrio, alle pendici orientali del monte Subasio e sorto intorno al Trecento come romitorio benedettino, vanta una storia piuttosto travagliata con passaggi di mano, concessioni, demolizione e ricostruzione fino ad arrivare agli scorsi anni Settanta in cui, con le sembianze di una casa colonica, viene affidato in gestione ad una piccola comunità di eremiti laici.

Eremo di San Silvestro a Collepino. L’eremo di San Silvestro a Collepino, adagiato su un fianco del monte Subasio, è stato eretto nel 1025 da san Romualdo allo scopo di costituire un cenobio camaldolese.

L’abbazia romanica, divenuta ben presto un importante centro culturale e spirituale, ha accolto tra gli altri personaggi illustri san Francesco d’Assisi, che prediligeva la vita ascetica di quei monaci che avevano fatto del Subasio la loro terra d’elezione.

Monti Martani

Romita di Cesi. La romita di Cesi o eremo di Portaria è il grande complesso conventuale che si trova a circa 800 metri d’altezza su un fianco del monte Torre Maggiore, lungo la strada che in passato attraversava i monti Martani collegando Carsulæ a Spoleto.

Qui, in un anfratto della montagna, probabilmente già nel IV secolo, esisteva un eremo dove si erano ritirati i santi eremiti siriaci Procolo e Volusiano.

Il convento, originariamente una piccola chiesa, venne fondato nel 1213 da san Francesco che per un certo periodo abitò in una grotta vicina.

Al di là dei tanti prodigi a cui il luogo è legato, la tradizione vuole che proprio qui san Francesco abbia steso un primo abbozzo del famoso “Cantico di frate sole”.

Mappa degli eremi storici dell’Umbria

L’Eremito contemporaneo rappresenta una forma nuova di accoglienza, ma il suo linguaggio si comprende pienamente nel paesaggio spirituale dell’Umbria, tra grotte, celle, abbazie e luoghi di preghiera. Qui l’essenzialità non è una rinuncia fine a se stessa: è il modo con cui il soggiorno restituisce spazio al silenzio, alla natura, al gusto e alla consapevolezza.

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