“È la città giusta” è lo slogan dell’Iniziativa Annuale 2019-2020 che, attraverso l’ambientazione della città, accompagna il cammino di fede dei bambini e dei ragazzi dell’Acr. L’agenda per il cammino in famiglia aiuta a scandire i giorni e sostiene la famiglia nel parlare con Dio e di Dio attraverso suggerimenti e impegni concreti, attività, giochi, proposte bibliografiche e filmografiche da condividere.
Con questa agenda tutta la famiglia approfondisce e sostiene il cammino di fede dei bambini e dei ragazzi. Il testo contiene suggerimenti per le attività con i piccoli di tre/cinque anni, strutturate in un cammino organico e graduale, e indicazioni sul metodo scelto dall’Azione cattolica per accompagnare i piccoli alla scoperta della fede.
La città come ambientazione del cammino di fede
Osservata da un tetto - come fa la protagonista de Il favoloso mondo di Amélie - la città descrive solo in apparenza un paesaggio “statico”. C’è infatti un aspetto che non va trascurato, ed è il dinamismo interiore della città, concepita come spazio per la vita di relazione, dentro la quale si sviluppano storie e rumori, in processi di demolizione e continua costruzione.
A fare la città, insomma, non sono infatti solo “le pietre” ma anche la vita che a quelle “pietre” dà un anima. In un’altra accezione poi, la casa è concepita come una piccola città e per contro la città come una grande casa: è il senso stesso dell’abitare le città come fossero delle case, appunto, luoghi in cui si avverte un costante senso di familiarità, in cui si coabita ciascuno con il proprio ruolo, in cui ci si riconosce nella quotidianità, in cui ci si sente sicuri e protetti, nei quali ogni spazio assolve a una funzione specifica dell’esistenza quotidiana.

Abitare la Chiesa e la città
Nell'anno della compagnia i bambini e i ragazzi sono chiamati a vivere pienamente la loro appartenenza alla Chiesa in uno stile comunionale che mai diventa esclusivo. Per vivere la compagnia è allora necessario che i piccoli non siano considerati come i destinatari passivi di una proposta in attesa di una non meglio specificata pienezza, ma discepoli-missionari in cammino nel popolo di Dio.
Appartenere e dunque “abitare” la Chiesa vuole dire sentirsi partecipi, in virtù del Battesimo, della sua missione evangelizzatrice. Abitare in pienezza e con senso nuovo i luoghi e gli ambiti delle realtà civili ed ecclesiali, restituendogli significato e credibilità e ponendo in esse il seme buono del Vangelo, sono tappe essenziali nella costruzione di quell’opera meravigliosa che è il bene comune: questa È la città giusta! Pronti a costruirla e custodirla insieme?!
Gli strumenti per bambini, famiglie ed educatori
Insieme al testo ci sono Work in progress per la formazione di educatori e catechisti e In famiglia, con un itinerario di gruppo per le famiglie dei bambini. Tre strumenti in uno, per scoprire la bellezza di essere cittadini e abitare con gioia ogni luogo del mondo.
Uno strumento che accompagna lo scandire dei giorni aiutando la famiglia a parlare con Dio e di Dio, attraverso suggerimenti e impegni concreti, attività, giochi, proposte bibliografiche e filmografiche da condividere. Riconosciuto come mediazione al Catechismo CEI per l’Iniziazione cristiana dei bambini, il testo propone un cammino organico e graduale.
| Elemento | Funzione |
|---|---|
| Agenda | Accompagna lo scandire dei giorni |
| Attività | Propongono impegni concreti e giochi |
| Proposte bibliografiche e filmografiche | Favoriscono esperienze da condividere |
| Work in progress | Supporta la formazione di educatori e catechisti |
| In famiglia | Offre un itinerario di gruppo per le famiglie dei bambini |
Il logo dell’Azione Cattolica Diocesana
L'idea di sostituzione del logo dellAzione Cattolica Diocesana, nasce nel 2009 in occasione della realizzazione di un restyling della veste grafica per il sito internet. La collaborazione con un professionista del settore ha portato al ridisegnare anche il logo troppo datato e semplice per una grafica più curata.
Tutto ciò si è sposato perfettamente con le indicazioni pastorali dei nostri Vescovi che hanno pensato di puntare come tema del triennio sulla comunicazione. Come si può vedere si è voluto tenere un forte legame con il passato, ben consci della differenza tra modernizzare e stravolgere, quindi la scritta AC è rimasta invariata nel colore (si è aggiunta una sfumatura dal celeste al bianco) e nella forma, togliendo però quella croce che spesso ci ha fatto chiedere da persone esterne se fossimo dellACT (Azienda Consorziale Trasporti).
La scritta AC e il legame con il passato
La scelta grafica mantiene quindi la scritta AC, conservandone il colore e la forma, ma introducendo una sfumatura dal celeste al bianco. Il ridisegno non intende cancellare l’identità precedente, ma modernizzarla senza stravolgerla.
La croce, simbolo della profonda sequela di Cristo dellAssociazione e quindi della sua totale appartenenza al mondo Cattolico è stata inserita sempre al centro del logo, ben più in risalto di prima sia per i colori, con la sfumatura bianca al centro (che rappresenta la luce della salvezza che da esse parte), sia per la dimensione (come struttura e proporzioni si è preso spunto da quella nel logo dellAC Nazionale).
La croce al centro del logo
In più si può notare come sia stata incastonata all'interno della figura a sfondo del logo diventando una sorta di bassorilievo. La croce assume così una posizione centrale sia dal punto di vista visivo sia dal punto di vista simbolico.
La figura a sfondo del logo, è chiaramente un poligono irregolare che ricalca in prospettiva la forma della circonvallazione ovvero il centro storico della città di Reggio Emilia. In questo modo la croce, con la sua luce, viene posta sì al centro della città e quindi delle nostre vite, ma soprattutto diventa ora le fondamenta della città stessa (essendo posta ad un livello inferiore rispetto ad essa).

La città di Reggio Emilia come forma grafica
Il poligono irregolare sullo sfondo richiama in prospettiva la forma della circonvallazione e il centro storico della città di Reggio Emilia. La città non è quindi soltanto il contesto evocato dal tema annuale, ma diventa anche un elemento concreto della composizione grafica.
A scanso di equivoci e prendendo spunto dai loghi nazionali si è pensato di inserire la dicitura per esteso: "AZIONE CATTOLICA DIOCESI DI REGGIO EMILIA GUASTALLA".
La grafica come espressione di identità
Gli elementi del logo collegano identità associativa, appartenenza cattolica e territorio. La scritta AC mantiene un rapporto riconoscibile con il passato, la croce rende esplicita la sequela di Cristo e la forma della città colloca il segno nella realtà concreta della diocesi.
La grafica diventa così una forma di comunicazione: non soltanto un’immagine, ma un insieme di segni attraverso i quali riconoscere l’associazione, la sua appartenenza ecclesiale e il suo radicamento nella città.
La città, il bene comune e la vita associativa
L’8 dicembre, come avviene ormai tradizionalmente, l’Azione Cattolica vive la sua festa dell’adesione. È bello sottolineare anzitutto che si tratta proprio di una festa, a significare esplicitamente che la gioia del Vangelo, come afferma papa Francesco, “riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”.
E l’Azione Cattolica vuole essere proprio un modo per incontrare e fare incontrare Gesù, in parrocchia e sulle strade delle nostre città, per dire a viva voce e testimoniare concretamente la bellezza di questo incontro che cambia l’esistenza. Lo facciamo con la scelta di associarci.
Una scelta oggi profetica in quanto espressione della volontà di mettersi assieme e di crescere assieme. In un’epoca spesso segnata da lacerazioni e divisioni, l’Ac indica, nella sua semplicità, che è possibile unire, avvicinare, costruire assieme.
In Azione cattolica camminano, fianco a fianco, collaborando tra loro, persone di tutte le età, con percorsi condivisi di formazione umana e cristiana. Associarsi, infatti, è qualcosa di diverso dal semplice aggregarsi. Associarsi parla di legami, di una rete di persone, di relazione, di dialogo.
Libertà, responsabilità, laicità e speranza
Una scelta di libertà
Lo facciamo con una scelta di libertà. La libertà di donne e uomini, ragazzi, giovani, adulti che liberamente, a partire dal loro sì a Gesù, e dalla loro appartenenza alla Chiesa di Dio, scelgono di impegnarsi insieme per la vita della Chiesa e della società, crescendo nella fede e in umanità.
Una scelta di libertà di fronte alla comunità e per la comunità. Una libertà che accoglie i doni ricevuti e li sa mettere a disposizione dei fratelli.
Persone che sanno che ogni dono ricevuto non può essere custodito tenendolo nascosto ma, al contrario, custodire un dono vuol dire metterlo in circolo, farlo conoscere, farlo crescere. Così è per il dono dell’AC: cresce se lo facciamo conoscere e apprezzare anche da altri, se la nostra libertà sa interpellare la libertà degli altri.
Una scelta di responsabilità
Lo facciamo con una scelta di responsabilità. La responsabilità di persone che, avendo avvertito un appello, una chiamata del Signore, si sforzano di rispondere, si lasciano provocare, non sono indifferenti alle domande che provengono dall’intimo del cuore e a quelle che la vita e i fratelli ogni giorno ci pongono dinanzi.
La responsabilità per l’annuncio del Vangelo, la responsabilità di continuare oggi a raccontare, con la vita, la grandezza e la misericordia di Dio. La responsabilità di continuare a offrire alle persone, alla vita della Chiesa, al nostro Paese un luogo di formazione globale che sappia incoraggiare e sostenere testimonianze cristiane autentiche.
La responsabilità della vita quotidiana delle nostre comunità parrocchiali, dei nostri paesi e delle nostre città. La responsabilità che ci fa stare, fino in fondo, dentro i luoghi in cui siamo chiamati a vivere ma con lo sguardo e il cuore aperti al mondo intero, solleciti per la vicenda di ogni fratello.
Una scelta di laicità
Lo facciamo con una scelta di laicità. Nel solco di una vita di ormai quasi 150 anni, che ci consegna innumerevoli e limpide testimonianze di cristiani “robusti nella fede” e impegnati nella realtà secolare, i soci di Ac vogliono essere cristiani che prendono in mano la propria vita, assumendosi precise responsabilità verso la Chiesa e la polis.
L’Ac, cioè, se sceglie la Chiesa locale, inevitabilmente sceglie anche il territorio; pur vivendo la vita della parrocchia, esce dalle sue mura per andare incontro agli altri, intercetta le domande dell’oggi, perché riconosce come dono le situazioni in cui si trova, i luoghi in cui è presente, e soprattutto le persone che incontra.
Una scelta di speranza
Lo facciamo con una scelta di speranza. La speranza di chi, liberamente, responsabilmente e laicalmente, mettendosi alla sequela del Signore e affidandosi a Lui, esce da se stesso, dalle proprie angustie e dalle proprie chiusure, per vivere esperienze ricche di dedizione agli altri.
Questa è la grande scelta di speranza dell’Azione Cattolica: continuare a offrire, sulla scia della nostra antichissima tradizione e nella novità di questo tempo, alla Chiesa e al Paese, persone generose e disinteressate che si mettono a disposizione dei fratelli per far crescere formazione, impegno di carità, cultura, fede, vita buona secondo il Vangelo.
Persone che non camminano da sole, ma sanno camminare insieme agli altri e imparano questo associandosi, sperimentando costantemente e tangibilmente il senso vivo dell’essere insieme che una vera esperienza di AC sa trasmettere. La vera speranza non è qualcosa di esclusivamente individuale, ma anzi si distingue perché è speranza per tutti.
Bambini e ragazzi protagonisti
Per vivere la compagnia è allora necessario che i piccoli non siano considerati come i destinatari passivi di una proposta in attesa di una non meglio specificata pienezza, ma discepoli-missionari in cammino nel popolo di Dio. La loro partecipazione appartiene al percorso ecclesiale e alla vita della comunità.
La responsabilità dell’associazione comprende anche la valorizzazione dei ragazzi, chiamati a vivere una corresponsabilità attiva. La partecipazione dei bambini e dei ragazzi si collega così alla costruzione della comunità e alla possibilità di abitare con gioia ogni luogo del mondo.
La città come casa comune
La casa è concepita come una piccola città e per contro la città come una grande casa: è il senso stesso dell’abitare le città come fossero delle case, appunto, luoghi in cui si avverte un costante senso di familiarità, in cui si coabita ciascuno con il proprio ruolo, in cui ci si riconosce nella quotidianità, in cui ci si sente sicuri e protetti, nei quali ogni spazio assolve a una funzione specifica dell’esistenza quotidiana.
Abitare in pienezza e con senso nuovo i luoghi e gli ambiti delle realtà civili ed ecclesiali, restituendogli significato e credibilità e ponendo in esse il seme buono del Vangelo, sono tappe essenziali nella costruzione di quell’opera meravigliosa che è il bene comune.
In questa prospettiva, la città rappresentata nel logo e la città proposta come ambientazione educativa si richiamano reciprocamente: entrambe indicano un luogo abitato, costruito e custodito insieme, nel quale la fede si traduce in relazioni, responsabilità e partecipazione.