Don Tonino Bello considerava lo sport un’esperienza educativa, comunitaria e formativa, capace di unire giovani e adulti in un ambiente di amicizia. Per lui l’attività sportiva non era soltanto competizione, ma poteva diventare uno strumento concreto per costruire relazioni, educare alla solidarietà e promuovere una comunità più accogliente.
La sua attenzione allo sport nasceva anche da un’esperienza personale: amava tutte le discipline sportive, giocava a calcio, aveva conseguito il patentino di arbitro e si dedicava con entusiasmo alla pallavolo, fino a fondare una squadra del seminario e ad accompagnarla verso risultati importanti nel campionato nazionale.
Don Tonino Bello, uno sportivo appassionato
Dopo cinque anni il giovane Tonino raggiunge il seminario regionale di Molfetta: eccelleva in tutte le materie, giocava a calcio ed amava tutti gli sport, suonava l’organo e la fisarmonica, amava il canto, ed il suo spirito gioviale lo rendeva amabile a superiori e compagni.
Gli anni di permanenza nella città di Ugento avevano messo in risalto un’altra passione di don Tonino: lo sport. Ogni attività sportiva e agonistica lo trovavano pronto ad impegnarsi con i suoi ragazzi fino all’estremo delle sue forze fisiche.
Era riuscito, addirittura, ad ottenere il patentino di arbitro di calcio, sostenendo i relativi esami. Anche la pallavolo lo entusiasmava.
Anzi, egli stesso diede origine a una squadra del seminario, riuscendo a imporsi ed a raggiungere in quella disciplina sportiva incredibili risultati nel campionato nazionale.

Lo sport come educazione e servizio
La passione sportiva di Don Tonino Bello si inseriva nella sua più ampia attività educativa. Il suo ministero fu segnato dall’attenzione ai giovani, alla loro formazione e alla costruzione di ambienti nei quali ciascuno potesse sentirsi accolto e valorizzato.
Quegli anni sono fondamentali perché mettono a nudo ulteriormente le capacità educative e pastorali di don Tonino, il suo impegno senza sosta, la sua cultura senza confronti.
Già, perché don Tonino insegnava e si incontrava tutti i giorni a scuola con i giovani, vivendo l’impegno scolastico non come un lavoro ma come una missione, come un momento di espansione e di verifica del suo ministero sacerdotale e pastorale.
La sua idea di educazione non separava la crescita spirituale da quella umana e sociale. Lo sport poteva quindi diventare un linguaggio accessibile, capace di coinvolgere persone diverse e di favorire la partecipazione.
Le Ecclesiadi: lo sport per costruire comunità
Le nuove generazioni rappresentano la testimonianza vivente degli insegnamenti del vescovo di Alessano.
In quest’ottica il 29 aprile ha preso il via la dodicesima edizione delle Ecclesiadi, le olimpiadi dei gruppi parrocchiali della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, il cui unico intento è quello di unire i giovani e adulti in un ambiente a loro congeniale come quello dello sport, in un contesto di amicizia.
Gli sport programmati per questa edizione, dedicata a don Tonino - grande sportivo e anche allenatore di pallavolo, nell’anno in cui è stato celebrato il 25° del suo dies natalis - sono tra gli altri calcetto, pallavolo, atletica, dodgeball, tennis tavolo, dama umana.
Oltre 700 gli atleti iscritti suddivisi in 23 gruppi composti da parrocchie e confraternite.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Partecipanti | Oltre 700 atleti |
| Gruppi | 23 gruppi composti da parrocchie e confraternite |
| Discipline | Calcetto, pallavolo, atletica, dodgeball, tennis tavolo, dama umana |
| Finalità | Unire giovani e adulti in un contesto di amicizia |
La manifestazione, promossa dall’Ufficio per la pastorale del tempo libero e lo sport e dal Servizio di Pastorale giovanile, patrocinata dai quattro Comuni della Diocesi, è stata inaugurata presso la Comunità Casa “don Tonino Bello” di Ruvo di Puglia, con l’accensione della fiaccola olimpica alla presenza del Vescovo, monsignor Domenico Cornacchia.
La conclusione, il 15 giugno, a Marechiaro di Molfetta.
Il legame tra queste attività e la figura di Don Tonino è esplicito: lo sport viene utilizzato come occasione di incontro e non come semplice spettacolo agonistico. La competizione può così essere ricondotta a un’esperienza di amicizia, partecipazione e appartenenza.

Dallo sport alla convivialità delle differenze
La finalità principale della giornata, è stata quella di riflettere sull’idea forte che don Tonino Bello aveva nell’essere “costruttori di una città fondata sulla convivialità delle differenze”.
Emblematico il titolo della manifestazione, “In piedi costruttori di Pace”, così come riportato sulla sua tomba.
I protagonisti della giornata sono stati i giovani che operano a vario titolo nelle Caritas diocesane e parrocchiali: volontari in servizio civile, volontari dell’anno di volontariato sociale, tutti coloro che sono impegnati nelle diverse attività pastorali e sociali a favore degli ultimi ed emarginati.
I giovani non sono solo il futuro della Chiesa e della società, ma rappresentano soprattutto il presente.
La logica dello sport riflette in questo senso una delle convinzioni centrali di Don Tonino: la comunità nasce quando persone differenti condividono uno spazio, regole comuni e responsabilità reciproche.
La pace, praticata come nonviolenza attiva, va intesa come “convivialità delle differenze”, cioè la pace non solo accetta, ma anzi valorizza le differenze.
Le diverse culture degli altri ci arricchiscono, senza sminuire la nostra identità.
Sport, giovani e responsabilità sociale
La loro formazione e la loro crescita sono importanti come anche l’apporto nella costruzione di comunità più eque e solidali, attente al Creato e all’accesso corretto alle risorse della Terra, nel rispetto dei popoli e delle singole persone in un contesto rappacificato dalla ricerca e attuazione della pace e della riconciliazione.
Particolarmente significativo il confronto tenutosi nei cinque laboratori tematici condotti da uomini e donne che hanno conosciuto direttamente don Tonino Bello e che, a seguito di tale incontro, hanno orientato la propria vita al servizio degli ultimi oppure si sono lasciati ispirare dalla sua opera.
I temi dei laboratori, generatori di un nuovo lessico, capisaldi dell’attività pastorale del “Vescovo-servo”, sono stati: pace e nonviolenza, accoglienza, giustizia, custodia del creato e servizio.
Lo sport si colloca nello stesso orizzonte educativo: insegna a rispettare l’avversario, a collaborare, ad affrontare la fatica e a riconoscere il valore dell’altro. In questa prospettiva, l’attività sportiva diventa una forma concreta di educazione alla responsabilità.
Lo sport come spazio di comunità
“Oggi Molfetta è “paradigma” di ciò che accade in tutta Italia, dove grazie a progetti come questi stiamo promuovendo lo sport e i corretti stili di vita”.
Lo ha detto il Presidente ed Amministratore Delegato di Sport e Salute S.p.A., Vito Cozzoli, nel corso della giornata d’avvio del progetto “Quartieri Sport e Ben…essere” promosso dall’Asd “Don Tonino Bello Molfetta” e finanziato dal programma “Sport di tutti - Quartieri”.
Si tratta di un progetto che coinvolge 1300 cittadini tra bambini, ragazzi, adulti e over 65, protagonisti di attività sportive, musicali e sociali organizzate da 13 enti del territorio molfettese.
“Con questo “gioco di squadra” lo sport diventa davvero comunità” ha detto ancora Cozzoli, il quale ha poi ricordato una frase di Don Tonino Bello “è il mondo lo spazio in cui giochiamo la nostra identità”.
| Progetto | Partecipazione | Attività |
|---|---|---|
| Quartieri Sport e Ben…essere | 1300 cittadini | Attività sportive, musicali e sociali |
| Enti coinvolti | 13 enti del territorio molfettese | Attività rivolte a bambini, ragazzi, adulti e over 65 |
“Noi - ha proseguito il numero uno di Sport e Salute S.p.A. - riempiamo di identità, di sport e di valori gli spazi sia fisici che sociali.
Con il piano sociale coinvolgiamo oltre 12mila associazioni sul territorio nazionale, grazie ad un investimento di 16milioni di euro, cosi come sulla scuola stiamo portando oltre 44 discipline ad un totale di 2milioni di alunni.
Solo in Puglia sono circa 200mila gli studenti coinvolti in 712 scuole”.
Lo sport come veicolo di valori cristiani
A partecipare alla “festa di sport” svoltasi negli spazi del plesso “G.Cozzoli” dell’istituto Manzoni-Poli, anche il Vescovo di Molfetta, Mons. Domenico Cornacchia, che ha ricordato come “lo sport sia veicolo di valori cristiani” e che “Don Bosco riteneva gli oratori importanti tanto quanto le chiese”.
Il riferimento agli oratori chiarisce il valore attribuito agli spazi educativi aperti alla vita quotidiana. Per Don Tonino, la crescita delle persone passava attraverso luoghi capaci di unire formazione, relazioni e servizio.
Al coinvolgimento personale e comunitario appartiene anche la dimensione della festa. Di temperamento conviviale, don Tonino è spesso in mezzo a una festa, che lui rallegra piacevolmente suonando l’immancabile fisarmonica, strumento a lui congeniale.
Questa capacità di stare in mezzo alle persone aiuta a comprendere perché lo sport fosse per lui un ambiente particolarmente significativo: un luogo concreto, aperto e popolare, nel quale il rapporto umano precede ogni differenza sociale.
Le discipline sportive e la partecipazione di tutti
A coinvolgere e lasciarsi coinvolgere dalle diverse attività, dal volley al basket, dal tennistavolo al tiro con l’arco, dalla danza agli scacchi, anche due Legend di Sport e Salute, Luigi Mastrangelo, plurititolato del volley azzurro, ed il karateka Stefano Maniscalco.
“Il sorriso di questi ragazzi che si avvicinano allo sport e la felicità dei tanti adulti sono il nostro successo più grande” hanno detto i due Legend.
La varietà delle discipline permette di raggiungere persone con attitudini, età e interessi differenti. Il volley, il basket, il tennistavolo, il tiro con l’arco, la danza e gli scacchi esprimono forme diverse di impegno, concentrazione, coordinamento e relazione.
Il sorriso dei ragazzi e la felicità degli adulti mostrano una concezione dello sport fondata sulla partecipazione. Il risultato più importante non è soltanto la vittoria, ma l’avvicinamento all’attività, la fiducia acquisita e la possibilità di vivere un’esperienza condivisa.
Il significato educativo della competizione
Don Tonino non rifiutava l’impegno e la competizione. La sua esperienza di atleta, arbitro e allenatore mostra piuttosto che l’agonismo poteva essere vissuto dentro un quadro più ampio di responsabilità e rispetto.
Ogni attività sportiva e agonistica lo trovavano pronto ad impegnarsi con i suoi ragazzi fino all’estremo delle sue forze fisiche.
La pallavolo lo entusiasmava anche perché gli consentiva di accompagnare i giovani in un’attività nella quale il risultato dipende dalla collaborazione. La squadra, per sua natura, obbliga a riconoscere che nessuno raggiunge il traguardo da solo.
Questa dimensione è vicina all’idea di servizio che attraversava tutta la sua vita. Don Tonino Bello era un prete, un teologo e un vescovo da molti ritenuto scomodo per le sue scelte coraggiose e controcorrente, per la determinazione con la quale ribadì il proprio no alla guerra e alla corsa agli armamenti.
Fin dall’inizio del suo ministero episcopale rinuncia ai segni esteriori del potere e sceglie una vita sobria, semplice, di grande umiltà.
La sua visione dello sport può essere letta nello stesso stile: non esibizione di potere, ma esercizio di responsabilità; non esclusione dei più deboli, ma possibilità di partecipazione; non ricerca del prestigio personale, ma crescita della comunità.
La “Chiesa del grembiule” e l’inclusione
Tutti lo conoscevano semplicemente come “don Tonino”, il vescovo con il grembiule.
Era stato lui a coniare quell’espressione - la “Chiesa del grembiule” - per testimoniare la necessità e il dovere di stare sempre dalla parte degli ultimi, una Chiesa vicina alle persone sofferenti attraverso il richiamo agli insegnamenti semplici del Vangelo.
Sua la definizione di Chiesa del grembiule, una chiesa povera, umile, votata alla carità e alla misericordia senza distinzioni di sorta.
Lo sport, quando è accessibile e vissuto come strumento di relazione, può esprimere la stessa logica del grembiule: mettere le persone nelle condizioni di partecipare, riconoscere i talenti di ciascuno e impedire che fragilità economiche o sociali diventino motivo di esclusione.
Sempre vicino alla gente e alla loro sofferenza, promosse la costituzione di gruppi Caritas in tutte le parrocchie della diocesi, fondò una comunità per la cura delle tossicodipendenze, lottò in nome della giustizia sociale, della solidarietà e contro ogni forma di emarginazione.
In questo quadro, lo sport può diventare una forma di accoglienza concreta, soprattutto quando coinvolge bambini, adolescenti, adulti e anziani nello stesso progetto.
Gli spazi sportivi come luoghi di identità
“è il mondo lo spazio in cui giochiamo la nostra identità”.
La frase ricordata da Vito Cozzoli offre una chiave per comprendere il rapporto tra la visione di Don Tonino e lo sport. Il campo, la palestra, l’oratorio e ogni altro spazio di attività diventano luoghi nei quali le persone imparano a conoscersi e a riconoscersi.
“Noi - ha proseguito il numero uno di Sport e Salute S.p.A. - riempiamo di identità, di sport e di valori gli spazi sia fisici che sociali.
Lo sport, dunque, non occupa semplicemente uno spazio fisico: lo trasforma in uno spazio sociale. Il campo da gioco diventa un luogo di incontro, le regole diventano strumenti di convivenza e la squadra diventa una piccola comunità.
È una prospettiva coerente con l’invito di Don Tonino a sostituire la logica del potere con quella del servizio.
Promuove infatti iniziative di accoglienza per gli immigrati e realizza la Comunità di Accoglienza e Solidarietà Apulia (C.A.S.A.) per il recupero dei tossicodipendenti.
Non esita ad ospitare nell’episcopio famiglie di senzatetto e profughi albanesi.
Il rapporto tra sport, pace e nonviolenza
La passione sportiva di Don Tonino non può essere separata dal suo impegno per la pace. Lo sport propone una forma regolata di confronto nella quale l’avversario non è un nemico da eliminare, ma una persona con cui condividere uno spazio e un’esperienza.
La figura di Don Tonino è legata soprattutto alla sua grande passione per la pace che si paga a caro prezzo che significa non violenza.
La sua voce pacifica e conciliante ha contribuito a calmare animi e a favorire il dialogo costruttivo.
Il suo impegno per la pace e la riconciliazione è stato un altro aspetto distintivo della sua opera pastorale.
Durante un periodo particolarmente turbolento della storia italiana, Don Tonino Bello ha promosso incontri e dialoghi tra persone di diverse ideologie e convinzioni, cercando di superare le divisioni e costruire ponti tra le persone.
La pace, praticata come nonviolenza attiva, va intesa come “convivialità delle differenze”, cioè la pace non solo accetta, ma anzi valorizza le differenze.
Applicata allo sport, questa idea invita a considerare il confronto agonistico come un’occasione per misurarsi senza disprezzo, competere senza violenza e riconoscere nell’altro un compagno di esperienza.
Lo sport e la formazione dei giovani
I giovani non sono solo il futuro della Chiesa e della società, ma rappresentano soprattutto il presente.
Don Tonino attribuiva grande importanza alla formazione e alla responsabilità delle nuove generazioni. La sua attività nei seminari, nelle parrocchie e nelle scuole mostra una costante attenzione alla crescita integrale dei giovani.
La loro formazione e la loro crescita sono importanti come anche l’apporto nella costruzione di comunità più eque e solidali, attente al Creato e all’accesso corretto alle risorse della Terra, nel rispetto dei popoli e delle singole persone in un contesto rappacificato dalla ricerca e attuazione della pace e della riconciliazione.
Lo sport può contribuire a questa formazione perché richiede costanza, collaborazione, rispetto dei tempi e capacità di affrontare le difficoltà. Può inoltre offrire un ambiente nel quale imparare a gestire la vittoria e la sconfitta, la responsabilità individuale e quella collettiva.
La riflessione è continuata con il monologo dell’attore Michele Santeramo intitolato “OLTREtutto - più vicino a don Tonino Bello”.
Le nuove generazioni rappresentano la testimonianza vivente degli insegnamenti del vescovo di Alessano.
Una visione dello sport legata alla dignità della persona
Don Tonino Bello è stato un esempio di umiltà e dedizione al prossimo tale da meritare l’avvio del processo di Beatificazione.
La sua stessa vita è stata un’incarnazione di fede, umiltà, dedizione al servizio degli altri, ma anche di lotta per la giustizia sociale e sostegno della pace.
Ha speso la sua voce e la sua energia nella denuncia delle ingiustizie, nella difesa dei diritti umani e nella promozione di una società più inclusiva ed equa.
Ha lavorato instancabilmente per alleviare la sofferenza dei poveri, dei malati e degli emarginati, portando avanti un messaggio di amore, compassione e accoglienza per tutti.
In questa prospettiva, anche lo sport deve essere giudicato dalla sua capacità di rispettare e promuovere la dignità della persona. Un’attività sportiva è coerente con questa visione quando non riduce l’atleta a un risultato, non abbandona chi è meno dotato e non trasforma la competizione in umiliazione.
Il sorriso di questi ragazzi che si avvicinano allo sport e la felicità dei tanti adulti sono il nostro successo più grande.
Il valore della squadra
“Con questo “gioco di squadra” lo sport diventa davvero comunità”.
Il “gioco di squadra” è un’espressione particolarmente adatta a sintetizzare il valore che lo sport poteva assumere nella prospettiva di Don Tonino Bello. La squadra insegna che ogni persona porta un contributo specifico e che il risultato dipende dalla capacità di mettere le proprie qualità al servizio di un obiettivo condiviso.
Don Tonino invita a trasformare le nostre “ferite” in “feritoie”, da cui entra la luce, o attraverso cui si può guardare oltre.
Questa immagine può essere applicata anche all’esperienza sportiva: una difficoltà, una sconfitta o una fragilità non devono diventare una condanna definitiva, ma possono aprire un percorso di crescita, di relazione e di fiducia.
Dobbiamo essere dei contempl-attivi, con due t, cioè partire dalla contemplazione e poi fare sfociare l’impegno nell’azione.
Lo sport richiede proprio questo passaggio dall’intenzione all’azione: allenarsi, partecipare, aiutare il compagno, rispettare l’avversario e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
La sobrietà e il rifiuto della logica del potere
Come vescovo, prende l’abitudine, a Natale, di fare gli auguri agli esponenti politici della città con un messaggio di esortazione (pungente) circa la loro attività pubblica.
Ben presto, anno dopo anno, l’uditorio si assottiglia vistosamente.
Senza perdersi d’animo don Tonino registra su nastro auguri e riflessioni e li invia ugualmente ad amministratori e politici.
Questa determinazione mostra il suo modo di intendere la responsabilità: non cercare il consenso, ma mantenere fede ai valori ritenuti essenziali. Anche nello sport, una simile impostazione distingue la partecipazione autentica dalla ricerca esclusiva del successo.
Nominato nel 1982 vescovo di Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi, Ruvo, fa subito capire quale sarà il suo stile: Noi come Chiesa dobbiamo sostituire “ai segni del potere il potere dei segni!”
Fin dall’inizio del suo ministero episcopale rinuncia ai segni esteriori del potere e sceglie una vita sobria, semplice, di grande umiltà.
Nel contesto sportivo, il “potere dei segni” può essere riconosciuto nei gesti di rispetto, nella lealtà, nella disponibilità ad aiutare e nella capacità di accettare il risultato senza perdere la dignità.
Lo sport come pratica di solidarietà
Don Tonino vede Pax Christi come un movimento di cerniera tra i grandi problemi teorici (pace, giustizia, diritti umani…) e la prassi concreta, come per esempio esporsi personalmente con segni eloquenti come l’obiezione di coscienza.
Ma se la solidarietà è un imperativo etico, è necessario anche che l’impegno sia operativo.
Lo sport può rappresentare una prassi concreta di solidarietà quando crea occasioni accessibili, sostiene chi vive situazioni difficili e rende possibile una partecipazione non condizionata dal ceto sociale, dalla provenienza o dalle capacità iniziali.
La promozione di attività rivolte a bambini, ragazzi, adulti e over 65 mostra una concezione ampia della comunità sportiva. La pratica non viene riservata a una sola generazione, ma diventa un’esperienza condivisa tra età diverse.
Si tratta di un progetto che coinvolge 1300 cittadini tra bambini, ragazzi, adulti e over 65, protagonisti di attività sportive, musicali e sociali organizzate da 13 enti del territorio molfettese.
La varietà dei partecipanti consente allo sport di diventare uno spazio di scambio tra generazioni, nel quale ciascuno può offrire e ricevere qualcosa.
L’eredità di Don Tonino Bello nello sport di comunità
Don Tonino Bello non ha lasciato un trattato sistematico sullo sport, ma la sua vita e le sue scelte permettono di ricostruire un orientamento chiaro. L’attività sportiva vale quando favorisce la crescita della persona, rafforza i legami e contribuisce alla costruzione del bene comune.
La sua esperienza personale di calciatore, arbitro e allenatore di pallavolo conferma che conosceva direttamente la fatica, la disciplina e il piacere del gioco.
La sua attività educativa mostra che considerava essenziale accompagnare i giovani non soltanto con le parole, ma anche attraverso esperienze concrete.
Le iniziative dedicate a lui, come le Ecclesiadi e i progetti sportivi di Molfetta, traducono questa eredità in pratiche collettive: più discipline, più generazioni, più soggetti coinvolti e una finalità esplicita di amicizia.
Il suo pensiero sulla pace aggiunge una dimensione decisiva: lo sport deve educare al confronto senza trasformare l’avversario in un nemico.
La sua idea di Chiesa del grembiule ricorda infine che ogni attività comunitaria deve restare vicina agli ultimi e alle persone più fragili.
Lo sport diventa così uno degli spazi nei quali si può “giocare” la propria identità, imparando a vivere con gli altri e a mettere le proprie capacità al servizio della comunità.