Carne nella Domenica delle Palme: tradizioni e usanze

Nella Domenica delle Palme la carne non è vietata da una prescrizione specifica paragonabile a quella del Mercoledì delle Ceneri e del Venerdì Santo, ma la giornata apre la Settimana Santa e invita molti fedeli a mantenere uno stile alimentare sobrio, soprattutto se desiderano vivere con coerenza il cammino quaresimale.

La Domenica delle Palme precede la Pasqua e segna l’inizio della Settimana Santa. Ricorda l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, quando venne accolto dai cittadini festanti come Messia, acclamandolo con queste parole: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nel più alto dei cieli.” (Mt 21,9).

Si può mangiare carne la Domenica delle Palme?

Secondo i dettami della Chiesa cattolica, il Mercoledì delle Ceneri e i venerdì di Quaresima non si mangia carne e si deve osservare il digiuno come segno di penitenza. Quanto al sabato santo, l’astensione e il digiuno sono solo “consigliati”.

La Domenica delle Palme, invece, non è indicata tra i giorni in cui l’astinenza dalla carne costituisce un obbligo generale. Nel rito romano la domenica delle palme fa ancora parte della Quaresima, mentre nella Forma straordinaria quest’ultima si conclude la domenica precedente.

Tra gli osservanti, poi, c’è chi interpreta la regola in senso più ampio: durante la Quaresima evita la carne tutti i venerdì e si priva di cibi particolarmente costosi e di alcolici. Anche in questa domenica il consiglio alimentare è quello di seguire una dieta più leggera a base di zuppa di cavolo nero toccasana per il palato e amica della salute, grazie all’apporto di calcio e proteine.

Perciò, chi segue semplicemente le norme minime dell’astinenza può consumare carne la Domenica delle Palme, mentre chi desidera sottolineare il carattere penitenziale dell’inizio della Settimana Santa può scegliere un pasto più semplice, vegetariano o a base di pesce.

Il significato della Domenica delle Palme

Con la Domenica delle Palme, inizia quella che per i credenti è la Settimana Santa dove si rievocano gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo, in cui vengono celebrate la Passione, la Morte e la sua Risurrezione.

La Domenica delle Palme è conosciuta anche come domenica De Passione Domini “della passione del Signore”, perché sebbene sia un giorno di festa, è il primo degli eventi che porteranno all’agonia e alla Crocifissione di Gesù.

La Settimana Santa è quel periodo di sette giorni che va dalla Domenica delle Palme, giorno in cui si celebra l’arrivo di Gesù a Gerusalemme, al Sabato Santo e alla Domenica di Pasqua, che festeggiano la resurrezione di Gesù Cristo.

La morte e la Resurrezione di Gesù sono l’apice dell’anno liturgico, il momento più forte e significativo dal punto di vista spirituale e per il percorso di fede di ciascun credente. È nella sua morte e soprattutto nella sua Risurrezione che Gesù dimostra la propria divinità e indica attraverso la propria sofferenza, il cammino verso la speranza della salvezza e della vita eterna.

Ingresso di Gesù a Gerusalemme Domenica delle Palme

Carne, pesce e penitenza quaresimale

Con il Mercoledì delle Ceneri inizia il cammino quaresimale che ci condurrà alla celebrazione della Pasqua del Signore, il 16 Aprile. Dunque la Quaresima è cammino, itinerario, nuovo esodo che ci conduce verso la Pasqua.

Un itinerario spirituale che vuole condurre ogni uomo di buona volontà alla vittoria sulle insidie dell’antico tentatore e al dominio sulle seduzioni del peccato. L’uomo è chiamato, con l’aiuto di Dio, a questa vittoria, lottando con le armi del digiuno e della penitenza per giungere ad un profondo rinnovamento nello spirito, ad una più autentica riconciliazione con Dio suo Creatore.

In questa ottica è attualissima la pratica del digiuno, della preghiera, della carità. Digiunare per essere più presenti a se stessi. Pregare per essere in comunione con Dio. La carità fraterna per testimoniare Dio unico Padre di tutti che vuole che i suoi figli siano gli uni per gli altri dono.

Il quarto dei cinque precetti generali della Chiesa sul tema è chiaro. Recita: «In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno».

Quali sono i giorni in cui si rinuncia alla carne?

La carne è vietata solo in giorni stabiliti: si tratta del mercoledì delle Ceneri, che è il giorno immediatamente dopo il Carnevale, e del venerdì santo, in cui i cristiani commemorano la passione e la crocifissione di Gesù Cristo.

Il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo tutti coloro che hanno compiuto la maggiore età fino al 60° anno finito sono tenuti al digiuno che consiste nel fare un solo pasto completo durante la giornata e tutti i venerdì di Quaresima coloro che hanno compiuto il 14° anno di età sono tenuti ad astenersi dalle carni.

Il mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni (così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei venerdì di quaresima si è invitati all’astensione dalle carni).

La regola del digiuno non va intesa in senso letterale. La Chiesa prescrive di fare un solo pasto durante la giornata, quello di mezzogiorno, ma non impedisce di mangiare qualcosa per riempire lo stomaco al mattino e alla sera.

GiornoIndicazione alimentareSignificato
Mercoledì delle CeneriDigiuno e astinenza dalle carniInizio del cammino quaresimale
Venerdì di QuaresimaAstensione dalle carniMemoria penitenziale della Passione
Domenica delle PalmeNessun divieto generale specifico sulla carneInizio della Settimana Santa
Venerdì SantoDigiuno e astinenza dalle carniCommemorazione della Passione e della morte di Gesù
Sabato SantoDigiuno e astinenza consigliati, ma non obbligatoriAttesa della Resurrezione

Perché si rinuncia alla carne in Quaresima?

Secondo quanto riportato nell’Antico Testamento, l’astinenza dalla carne è un modo simbolico per rinunciare a una forma di piacere. In antichità la carne era considerata una prelibatezza, un piatto “grasso” rispetto al pesce, mangiata soprattutto in occasioni di festa.

Da tempo immemorabile, i cattolici hanno riservato al venerdì un’osservanza penitenziale speciale mediante la quale soffrono volentieri con Cristo per poter essere un giorno glorificati con Lui.

Visto che si crede che Gesù Cristo abbia sofferto e sia morto sulla croce di venerdì, i cristiani fin dall’inizio hanno stabilito che in quel giorno avrebbero unito le proprie sofferenze a quelle di Gesù.

Per buona parte della storia della Chiesa, la carne è stata scelta come sacrificio degno per via della sua associazione a feste e celebrazioni. Nelle culture più antiche la carne era ritenuta una prelibatezza, e il “vitello grasso” non veniva ucciso a meno che non ci fosse qualcosa da festeggiare.

Le spiegazioni possono essere diverse: l’assonanza tra la carne e Gesù in croce, ma anche il fatto che la carne - specie quella rossa - è da sempre considerata un cibo opulento, per cui poco consono per un momento di riflessione come quello quaresimale.

Nella sua Summa Theologiae san Tommaso d’Aquino scriveva che la carne rossa dà più piacere, quindi eliminarla sarebbe dimostrazione di maggior sacrificio. Piacere che deriverebbe anche dalle carni bianche, come quelle di pollo, che è escluso dai cibi ammessi perché è un animale a sangue caldo, a differenza appunto dei pesci.

Perché il pesce è ammesso?

Durante questo periodo è concesso il consumo di pesce in tutte le sue declinazioni a tavola. Chi intende rispettare il digiuno Quaresimale può consumare cibo vegetariano, ma anche cibi a base di pesce, purché questo sia un tipo di pesce poco costoso e non ricercato.

Secondo San Tommaso d’Aquino la carne e suoi derivati sono alimenti che piacciono maggiormente e danno un maggiore nutrimento al corpo: il pesce, invece, era considerato il cibo dei poveri e quindi il suo consumo era ammesso.

Le leggi canoniche definiscono l’astinenza dagli “animali di terra”. Le leggi sull’astinenza considerano che la carne derivi solo da animali come polli, mucche, pecore o maiali - tutti animali che vivono sulla terra.

Anche gli uccelli vengono considerati carne. Il pesce, invece, non viene classificato allo stesso modo. I pesci di acqua dolce e salata, gli anfibi, i rettili (animali a sangue freddo) e i molluschi sono permessi.

La definizione non ha mai incluso il pesce. In quelle culture, inoltre, il pesce non era considerato un cibo “di festa”, e mangiarlo era piuttosto una penitenza.

La nostra cultura è molto diversa, visto che la carne viene considerata in genere l’opzione più economica sul menu e non esiste più il collegamento culturale ai festeggiamenti. È per questo che molta gente è confusa su queste regole, soprattutto chi ama il pesce e non ritiene certo una penitenza mangiarlo.

Alla fin fine, l’intenzione della Chiesa è incoraggiare i fedeli a offrire un sacrificio a Dio che venga dal cuore e unisca le proprie sofferenze a quelle di Cristo sulla croce. La carne viene considerata la penitenza di base, e si dovrebbe sempre tenere a mente l’obiettivo della regolamentazione.

La Domenica delle Palme tra festa e penitenza

Per gli ebrei, la palma era una delle quattro piante portate in processione per la festività del Sukkot, la festa del pellegrinaggio, che ricordava il viaggio del popolo di Israele verso la Terra promessa e in particolare il tempo trascorso nel deserto, quando vivevano in capanne chiamate appunto sukot.

Dunque la palma indicava felicità e trionfo, prosperità e ricchezza, così come anche secondo i greci e i romani. La Domenica delle Palme mantiene quindi un carattere festivo, legato all’accoglienza di Gesù come Messia, ma introduce anche alla Passione.

Non meraviglia nemmeno che, per giungere questo momento di solennità ed elevazione spirituale, sia necessario sottoporsi a un lungo periodo di penitenza e privazione, ovvero i quaranta giorni della Quaresima, che iniziano col Mercoledì delle ceneri e si concludono proprio col Giovedì della Settimana Santa.

La Domenica delle Palme è dunque una giornata nella quale possono convivere la gioia della celebrazione, il ricordo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e la consapevolezza degli eventi dolorosi che seguiranno. Anche la scelta di non mangiare carne può essere vissuta come una decisione personale di sobrietà, ma non costituisce una regola generale specifica della domenica.

Idee per un pranzo senza carne

In ottica di sostanza e leggerezza, la ricetta alici marinate con aceto di mele è delicatamente gustosa, grazie all’abbinamento della cipolla di Tropea e al condimento dell'aceto di mele più leggero e capace di esaltare il sapore delle acciughe.

Una proposta completa può essere composta da un primo piatto semplice, da un contorno di verdure e da un secondo a base di pesce povero. Il risultato rispetta lo spirito di sobrietà della giornata senza trasformare il pranzo in un obbligo alimentare non previsto.

  • zuppa di cavolo nero;
  • alici marinate con aceto di mele;
  • risotto si carciofi;
  • zuppa ceci e bietole;
  • cavolfiore al forno;
  • polenta con funghi;
  • calamari in umido;
  • pasta con asparagi;
  • uova al pomodoro.

Il precetto cattolico ha guidato come sempre la tradizione culinaria: partendo dalla regola del magro di pesce, ogni paese, città e regione italiana ha elaborato proprie ricette che lo vedono protagonista.

Ricette che, però, in realtà, non sono sempre così punitive, ma anzi. La polenta e aringa del trevigiano è nata per essere mangiata durante la Quaresima. È quaresimale anche il cappon magro ligure, che in verità così magro non è dato che si fa con pane abbrustolito, verdure, pesce intervallati da salse fatte anche con le uova.

Capitolo a parte merita poi il baccalà: pesce povero e saporitissimo, che per la Quaresima si fa in tanti modi diversi: alla vicentina, alla cappuccina (in Friuli), al sugo o fritto a Napoli.

Dal Mercoledì delle Ceneri alla Domenica delle Palme

Il digiuno, l’elemosina e la preghiera sono i segni, o meglio le pratiche, della Quaresima. Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria.

Il digiuno è legato poi all’elemosina. Così il digiuno è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione.

La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio.

Come nell’Avvento, anche in Quaresima la liturgia propone alcuni segni che nella loro semplicità aiutano a comprendere meglio il significato di questo tempo. Come già accaduto nelle settimane che precedono il Natale, in Quaresima i paramenti liturgici del sacerdote mutano e diventano viola, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione.

Durante le celebrazioni, inoltre, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”.

La Settimana Santa dopo la Domenica delle Palme

I tre giorni successivi alla Domenica delle Palme ricordano alcuni fatti della vita di Gesù a Gerusalemme e in particolare il tradimento di Giuda. Ogni giorno, come prima lettura della messa, viene letto uno dei primi tre canti del Servo del Signore dal libro del profeta Isaia.

Il Giovedì santo è l’ultimo giorno di Quaresima, ma anche il primo del cosiddetto Triduo Pasquale, che comincia con la messa in Cena Domini di Giovedì santo, e termina con la Domenica di Pasqua.

Questi tre giorni rappresentano il tempo centrale dell’anno liturgico e celebrano il Mistero pasquale di Gesù Cristo: istituzione dell’eucaristia, appunto, e poi passione, morte, discesa agli inferi e la resurrezione.

Il Venerdì santo precede la Domenica di Pasqua e ricorda la passione di Gesù, la sua crocifissione e morte. Prevede l’astinenza dalla carne per i fedeli dai 14 anni di età, e astinenza e digiuno ecclesiastico per quelli dai 18 ai 60 anni.

Il Sabato santo celebra il giorno in cui Gesù sarebbe disceso negli inferi. Secondo giorno liturgico del Triduo pasquale, è un giorno dedicato al raccoglimento e alla preghiera.

Dopo il tramonto comincia la Veglia pasquale, con l’accensione del cero pasquale, e la proclamazione della luce di Cristo. La Domenica di resurrezione conclude la Settimana santa celebrando la gioia e il trionfo di Gesù risorto.

DOMENICA DELLE PALME (I RITI DELLA SETTIMANA SANTA) FRANCAVILLA FONTANA 2022

Tradizioni popolari della Settimana Santa

Com’è facile immaginare la Settimana santa in Italia è caratterizzata, oltre che dalla liturgia specifica dei singoli giorni, da molte forme di devozione popolare e da tradizioni che affondano le loro origini nel passato.

Del resto, soprattutto nel nostro paese, la tradizione delle feste patronali è radicata nel territorio e nella memoria storica al punto che a volte diventa difficile separare il sentimento religioso da suggestioni più profane.

Nella Processione degli Incappucciati che si svolge il Venerdì santo a Isernia, una processione di uomini coperti completamente da un telo bianco e incoronati con una corona di spine percorre tutta la città portando a spalla le statue della Mater Dolorosa e del Cristo Morto.

A Lanciano gli incappucciati indossano un saio nero col cappuccio e percorrono le vie della città reggendo fiaccole il Giovedì e Venerdì santo, mentre un uomo scelto tra i membri delle Confraternite impegnate nella rievocazione impersona il Cireneo scalzo che porta la croce attraverso la città.

A Enna, in Sicilia, molte tradizioni ancora praticate durante la Settimana di Pasqua risalgono alla dominazione spagnola, tra il XV e il XVII secolo. Pensiamo anche qui agli incappucciati che nella processione del Venerdì Santo portano i fercoli del Cristo morto e della Madonna Addolorata, mentre intorno a loro risuonano marce funebri e lamentanze, antichi canti religiosi che piangono la morte del Cristo.

A Noicattaro, in Puglia, la sera del Giovedì Santo ha luogo la processione dei Crociferi, uomini vestiti con abito nero, cappuccio calato sul volto e corona di spine sul capo che percorrono scalzi le vie del centro per visitare gli altari della reposizione.

A Sulmona, in provincia dell’Aquila, la Domenica di Pasqua ha luogo la Sacra Rappresentazione della Madonna che scappa in piazza. La statua della Madonna Addolorata viene portata in processione a gran velocità, a simboleggiare la corsa di Maria per riabbracciare Gesù risorto.

La carne nella Domenica delle Palme, quindi, può essere consumata secondo le norme generali della Chiesa, ma molte famiglie scelgono ugualmente un pranzo sobrio per dare maggiore rilievo al carattere spirituale della giornata. La scelta tra carne, pesce o alimenti vegetariani dipende dalla norma applicata, dalle consuetudini locali e dalla volontà personale di vivere la domenica come festa dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e, nello stesso tempo, come soglia della Passione.

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