Assunzione della Beata Vergine Maria: Messa vespertina nella vigilia

La Messa vespertina nella vigilia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria celebra Maria come vera arca dell’alleanza, perché nel suo grembo e nel suo cuore ha accolto Dio stesso, e come segno della vittoria definitiva sulla morte.

La liturgia della vigilia presenta Maria come modello di fede e di ascolto della Parola, mentre annuncia che la vittoria ottenuta da Cristo riguarda tutti i credenti: in lei, primizia e immagine della Chiesa, Dio ha rivelato il compimento del mistero di salvezza e ha fatto risplendere per il suo popolo un segno di consolazione e di sicura speranza.

La solennità e la Messa vespertina nella vigilia

La solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria si celebra il 15 agosto e ha come colore liturgico il bianco. Nel ciclo delle feste mariane è una delle tre che hanno carattere di solennità, perché riguarda il mistero della persona di Maria nella sua essenza.

Alcune feste del Signore, della Madonna e di alcuni santi, particolarmente importanti e chiamate solennità sono precedute dalla Messa vespertina della vigilia, con brani di Bibbia diversi da quelli del giorno della festa. In questi casi, è bene che la riflessione ne tenga conto, perché spesso sono molto importanti per comprendere il messaggio della celebrazione.

La riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II rielaborò ulteriormente i testi: la Messa del giorno mantenne in gran parte i testi del 1950, ma per le letture non evangeliche e il prefazio si introdussero testi nuovi; venne inoltre aggiunto un formulario per la Messa vespertina della vigilia.

ElementoMessa vespertina nella vigilia
SolennitàAssunzione della Beata Vergine Maria
Data15 agosto
Colore liturgicoBianco
Prima lettura1 Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2
Salmo responsorialeDal Salmo 131
Seconda lettura1 Cor 15,54-57
VangeloLc 11,27-28

Antifona d’ingresso

Grandi cose di te si cantano, o Maria: oggi sei stata assunta sopra i cori degli angeli e trionfi con Cristo in eterno.

Colletta

O Dio, che volgendo lo sguardo all'umiltà della Vergine Maria l'hai innalzata alla sublime dignità di madre del tuo unico Figlio fatto uomo, e oggi l'hai coronata di gloria incomparabile, fa' che, inseriti nel mistero di salvezza, anche noi possiamo per sua intercessione giungere fino a te nella gloria del cielo.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Liturgia della Parola

Prima lettura - 1 Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2

Introdussero dunque l'arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantata per essa.

Dal primo libro delle Cronache.

In quei giorni, Davide convocò tutto Israele a Gerusalemme, per far salire l'arca del Signore nel posto che le aveva preparato. Davide radunò i figli di Aronne e i leviti. I figli dei leviti sollevarono l'arca di Dio sulle loro spalle per mezzo di stanghe, come aveva prescritto Mosè sulla parola del Signore.

Davide disse ai capi dei leviti di tenere pronti i loro fratelli, i cantori con gli strumenti musicali, arpe, cetre e cimbali, perché, levando la loro voce, facessero udire i suoni di gioia. Introdussero dunque l'arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti a Dio.

Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore.

Parola di Dio.

Salmo responsoriale - Dal Salmo 131

R. Sorgi, Signore, tu e l'arca della tua potenza.

Ecco, abbiamo saputo che era in Efrata, l'abbiamo trovata nei campi di Iaar. Entriamo nella sua dimora, prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.

R. Sorgi, Signore, tu e l'arca della tua potenza.

I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia ed esultino i tuoi fedeli. Per amore di Davide, tuo servo, non respingere il volto del tuo consacrato.

R. Sorgi, Signore, tu e l'arca della tua potenza.

Sì, il Signore ha scelto Sion, l'ha voluta per sua residenza: «Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre: qui risiederò, perché l'ho voluto».

R. Sorgi, Signore, tu e l'arca della tua potenza.

Seconda lettura - 1 Cor 15,54-57

Dio ci dà la vittoria per mezzo di Gesù Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.

Fratelli, quando questo corpo mortale si sarà vestito d'immortalità, si compirà la parola della Scrittura: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?».

Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

Parola di Dio.

Canto al Vangelo - Lc 11,28

R. Alleluia, alleluia.

Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano.

R. Alleluia.

Vangelo - Lc 11,27-28

Beato il grembo che ti ha portato!

Dal vangelo secondo Luca.

In quel tempo, mentre Gesù parlava alle folle, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».

Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Parola del Signore.

Maria, vera arca dell’alleanza

L'arca dell'alleanza, che Davide fa portare a Gerusalemme, era una cassa di legno rivestita d'oro e riccamente decorata, costruita da Mosè su ordine di Dio. Essa era stata il segno visibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo durante il pellegrinaggio nel deserto.

Custodiva un vaso d'oro contenente la manna, il bastone fiorito di Aronne e le Tavole della Legge. Proclamato per aprire la festa dell'Assunta, il messaggio del brano del libro delle Cronache (1 Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2;) è chiaro: Maria è la vera arca di Dio, perché nel suo grembo ha custodito non i segni della sua presenza, ma Dio stesso.

Nelle litanie lauretane diciamo: foederis arca, cioè “arca dell’alleanza”; così l’appellativo è più pregnante. E’ la premessa essenziale per poter comprendere perché il privilegio della glorificazione in corpo e anima prima della conclusione della storia.

Alleanza è una nomenclatura astratta che racchiude tutti gli aspetti e tutti gli elementi che determinano il rapporto tra Dio e il suo popolo. Nel grembo di Maria tutti questi beni diventano realtà, si sommano nella persona di Gesù.

Se l’Arca era venerata con timore per la presenza di Dio, tanto più la Vergine Maria, che genera colui che non solo si fa garante dell’alleanza, ma che è lui stesso l’alleanza: E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute "sì" (1Cor 1,20).

Maria, però, non è stata "arca" con il grembo, ma con il "cuore", con la fede. La riposta di Gesù alla donna che grida: "Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!" (Lc 11,27-28), non è sgarbata e indelicata come potrebbe sembrare.

Tutt'altro. Gesù, pur senza un riferimento diretto, indica sua madre come arca di Dio non solo perché l'ha portato nel grembo, ma perché l'ha accolto nel cuore con la fede.

Nessuna creatura come lei, infatti, ha ascoltato la parola di Dio e l'ha osservata, anche quando ciò che accadeva al figlio sembrava il contrario di ciò che sarebbe dovuto accadere.

Se vogliamo essere "beati" come Maria, pur non potendola imitare nella sua peculiarità di arca di Dio con il grembo, dobbiamo prenderla a nostra modello nell'ascoltare la parola di Dio e nel metterla in pratica.

La vittoria sulla morte

San Paolo, sia nella Messa della vigilia che in quella del giorno, non parla direttamente di Maria, ma della sconfitta della morte, e della risurrezione di Cristo, primizia della nostra.

Gli altri testi della liturgia utilizzano la categoria della risurrezione per farci comprendere il senso della festa. Come Cristo, nuovo Adamo, è diventato il primogenito dell’umanità nuova, così accade per Maria, nuova Eva.

Per questo la Chiesa si riconosce in lei, sua immagine e madre. La liturgia odierna invita a guardare il dogma dell’Assunzione nel quadro globale della storia della salvezza, come una realtà che riguarda da vicino tutti i credenti.

La pre-redenta è anche la pre-risorta: dopo Cristo e prima di tutti gli altri.

Quale creatura poteva essere la prima a raggiungere la risurrezione senza passare attraverso la corruzione del corpo se non Maria? Lei è il grandioso segno nel cielo che indica a tutte le creature il traguardo della vita terrena.

Dov'è, o morte (intesa non soltanto come morte fisica, ma nel suo significato pregnante), la tua vittoria?

Il drago tenta sempre di divorare il figlio della donna, la causa della sua rovina; ma resterà deluso, perché il figlio sarà rapito in cielo (cioè sarà glorificato) e la donna protetta da Dio.

Il drago si agiterà, precipiterà sulla terra un terzo delle stelle, cioè creerà disordini, distruzioni, sconvolgimenti, ma non avrà la meglio.

In Maria l’uomo può ammirare questa vittoria di Dio e può riconoscersi anch’egli come il terreno in cui questo scontro si concretizza.

Maria, modello di fede e di ascolto

La liturgia dell'Assunzione ci mostra Maria come modello di fede, che ha custodito nel suo cuore, prima ancora che nel suo grembo, il Verbo di Dio; come primizia dei risorti in Cristo; come donna del Magnificat, impegnata nel servizio umile e premuroso della cugina.

La risposta di Gesù nel Vangelo della vigilia sposta l’attenzione dalla maternità fisica all’ascolto obbediente della Parola: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Maria è arca di Dio perché ha accolto la Parola nel cuore con una fede piena e concreta. La sua beatitudine non consiste soltanto nell’avere portato Gesù nel grembo, ma nell’avere ascoltato Dio e nell’avere osservato la sua parola.

La festa dell’Assunta non propone quindi soltanto la contemplazione di un privilegio concesso a Maria, ma indica una via per ogni credente: ascoltare la Parola, custodirla e tradurla in una vita fedele.

Il Magnificat e le grandi opere di Dio

Questa esclamazione si addice a Dio soltanto. Si dice nei testi biblici che l’uomo tenta di fare cose grandi, ma non ci riesce.

Soltanto Dio può fare cose grandi. Maria, nel magnificat, lo dice nei confronti di se stessa.

Di sé considera l’umiltà, la bassezza, e tenendo conto di ciò che Dio ha compiuto con una come lei, può parlare di “cose grandi”. Infatti è il Potente che le compie.

E’ il segno grandioso di cui parla l’Apocalisse. E’ la maternità divina. E’ la fede di Maria. E’ la sua glorificazione.

Tutto il magnificat si dipana su questa nota: solo il Potente può rovesciare le sorti dell’uomo, può sollevare dalla polvere il misero, può ridurre al nulla le cose che sono.

La solennità liturgica odierna dà compimento al versetto del Magnificat, con cui Maria non intende esaltare se stessa, ma la misericordia infinita di Dio.

Colei che è vissuta nell’umiltà, nel nascondimento, nel silenzio, è ora ricolmata di gloria e onore, ricalcando le orme del Figlio, che per la via della croce è arrivato alla gloria della risurrezione.

Maria e la Chiesa

In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza.

Il prefazio proprio della solennità sviluppa il mistero celebrato ispirandosi ampiamente al n. 68 della Lumen Gentium, e offre una bella sintesi del significato cristologico ed ecclesiale della celebrazione mariana: la Madre di Dio innalzata al cielo, il cui corpo non aveva conosciuto corruzione, è diventata "immagine della Chiesa. compimento del mistero della salvezza. segno di consolazione e di sicura speranza" per il popolo di Dio pellegrino sulla terra.

Festa della Chiesa: la Chiesa di Cristo, prefigurata in Israele, comincia ad esistere con Maria. A partire dal suo sì, dall’accoglienza della Parola divina, dal concepimento del Verbo, abbiamo già una Comunità vitale, capace di accogliere la salvezza di Cristo e di irradiarla all’esterno, addirittura prima della nascita.

Elisabetta e il suo bambino sono riempiti di Spirito Santo, i pastori ricevono la lieta notizia, Simeone, la profetessa Anna, i dottori nel tempio… fin dall’inizio il nucleo fondamentale della Chiesa, formato dalla Madre e dal Figlio, appare attivo e operante.

Tutti gli atteggiamenti di Maria andranno quindi applicati alla Chiesa e tutte le caratteristiche della Chiesa danno spessore alla figura di Maria.

La donna vestita di sole e il segno della speranza

La parola di Dio del giorno della festa si apre con la grandiosa visione della "donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto".

Giustamente la Chiesa ha identificato questa donna con Maria, per la sua fede incrollabile che quel suo figlio sarebbe stato "rapito verso Dio e verso il suo trono", nonostante l'avesse visto continuamente insidiato e aggredito dall'enorme drago rosso.

La visione dell’Apocalisse, anche se si riferisce in primo luogo alla Chiesa, è stata quasi sempre applicata a Maria, come possiamo vedere anche nell’abside della nostra chiesa.

Il termine “donna” non può non attirare l’attenzione al linguaggio utilizzato da Giovanni, riferendosi a Maria. In questo termine è nascosto tutto il mistero umano e divino della donna, che in Maria trova il suo splendore.

La donna è elevata al livello divino (vestita di sole) e sovrana sul mondo caduco (la luna sotto i suoi piedi). Quale immagine migliore per descrivere la festa odierna?

La strada indicata da Maria

Come possiamo raggiungerla? Maria ci indica la strada con un gesto umilissimo e grandioso: andare a trovare Elisabetta, cioè, ascoltando il comandamento di Gesù e mettendolo in pratica.

Questo brano di vangelo, proclamato in questa festa, diventa più straordinario di sempre: questa giovane donna, che porta Dio dentro di sé, lo onora andando ad aiutare una creatura di Dio bisognosa di aiuta: Elisabetta.

Per raggiungerlo e vivere per sempre con lui, come la donna vestita di sole, non ci chiede niente per sé, ma gesti concreti e quotidiani di carità, per unirci a lui, per disperdere i superbi nei pensieri del loro cuore; per rovesciare i potenti dai troni e innalzare gli umili; per ricolmare di beni gli affamati, rimandare i ricchi a mani vuote.

Maria, nostro modello nella fede, mostra che la fede autentica non rimane chiusa nell’interiorità, ma diventa servizio umile, premuroso e concreto.

Orazione sulle offerte

Il sacrificio di riconciliazione e di lode, che ti offriamo, o Padre, nell'Assunzione della beata Vergine Maria, Madre di Dio, ci ottenga il perdono dei peccati e trasformi la nostra vita in perenne rendimento di grazie.

Per Cristo nostro Signore.

Prefazio: Maria icona della Chiesa pellegrinante

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.

Oggi la Vergine Maria, madre di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, è stata assunta nella gloria del cielo. In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza.

Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita.

E noi, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo con gioia l'inno della tua lode:

Antifona alla Comunione

Beata la Vergine Maria, che ha portato in grembo il Figlio dell'eterno Padre.

Orazione dopo la Comunione

Signore Dio nostro, che ci hai nutrito del pane di vita eterna nel ricordo della gloriosa Assunzione della beata Vergine Maria, concedi ai tuoi fedeli di essere liberati da ogni male nella vita presente e nella futura.

Per Cristo nostro Signore.

Il significato ecclesiale della vigilia

La liturgia odierna invita a guardare il dogma dell'Assunzione nel quadro globale della storia della salvezza, come una realtà che riguarda da vicino tutti i credenti.

La festa della Madre rimanda alla contemplazione dell’obbedienza del Figlio e dell’amore del Padre. D’altra parte, non è spegnendo la devozione mariana, ma approfondendola, che possiamo crescere nella nostra conoscenza di Dio.

Come nel mistero della croce, così anche nel mistero dell’esaltazione della Vergine ci sorprendiamo a contemplare un progetto di Dio imprevedibile e sorprendente, che va oltre i nostri pensieri.

Il Dio che guarda «all’umiltà della sua serva» è lo stesso che ha «glorificato il suo servo Gesù», e ci invita a contemplare la Madre sempre associata al Figlio: prima portandolo in grembo, poi crescendolo nella famiglia di Nazareth, seguendolo come discepola e, infine, rimanendo presente, come Madre, nella nuova Famiglia che nasce a partire dalla croce e dalla risurrezione.

Festa di ogni uomo: ogni credente è chiamato alla gloria della risurrezione: con forza, la Seconda Lettura invita a far propria la speranza della vita eterna.

Il mistero che annunciamo e celebriamo ci coinvolge; non dobbiamo confinare la salvezza in un vago spiritualismo.

La solennità dell’Assunzione riguarda anche noi, e la gioia che ne deriva deve essere estesa a tutta l’umanità.

Le parole di Paolo invitano, quindi, a guardare alla solennità dell’Assunzione come a un prolungamento della Pasqua, una conseguenza della risurrezione, che in Maria ha trovato una piena corrispondenza e un’anticipazione, mentre in noi forse fatica ad esplicare la sua forza.

Guardando a Maria possiamo scorgere con chiarezza ciò che ci manca: la limpidezza, la semplicità, la docilità alla Parola.

La risurrezione di Cristo in noi rischia di restare un fatto lontano, raccontato e non testimoniato, ascoltato ma non vissuto, perché restiamo incapaci di affidarci alla grazia, come Maria.

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