Il 4 dicembre i Vigili del Fuoco celebrano Santa Barbara, patrona di coloro che affrontano il pericolo di morte improvvisa e simbolo della capacità di agire con fede, coraggio e serenità anche quando non c’è alcuna via di scampo. A La Maddalena, sede storica della Marina Militare, la ricorrenza si lega alla tradizione marinara dell’isola e alla presenza degli uomini e delle donne impegnati quotidianamente nella sicurezza della collettività.
Santa Barbara è anche la patrona della Marina Militare, degli artificieri e di numerose categorie esposte a rischi legati al fuoco, agli esplosivi, ai crolli e alle operazioni in mare. La sua festa rappresenta quindi un momento di memoria, preghiera e condivisione dei valori di servizio, sacrificio e protezione che accomunano i Vigili del Fuoco e il personale della Marina.
La celebrazione di Santa Barbara a La Maddalena
Santa Barbara è stata celebrata questa mattina anche a La Maddalena, sede storica della Marina Militare, con una messa solenne nell’aula magna “Primo Longobardo”. La funzione è stata presieduta dal parroco di Santa Maria Maddalena e cappellano militare, don Umberto Deriu, insieme ai viceparroci don Ado e don Francesco Mocci, alla presenza di oltre 400 militari, del comandante del presidio, capitano di vascello Francesco Maffiola, del sindaco di La Maddalena Fabio Lai, del delegato di Palau Dario Campesi e dei comandanti degli altri enti militari dell’isola.
La celebrazione è stata preceduta dal saluto del comandante Maffiola e seguita dalla consegna di onorificenze a ufficiali e sottufficiali del presidio, oltre che dalla premiazione dei tradizionali tornei di Santa Barbara, dedicati alle regate veliche. La cerimonia, che tradizionalmente viene ufficiata nella Marina Militare, costituisce un momento particolarmente sentito da tutto personale della Marina e chi ne ha fatto parte dedicandole gran parte della propria vita.
La ricorrenza viene vissuta con un profondo pensiero rivolto ai marinai che, nei mari del mondo, nei teatri operativi e sul territorio nazionale, svolgono quotidianamente il proprio lavoro al servizio della Patria e della collettività. Con lo stesso spirito, anche i Vigili del Fuoco festeggiano Santa Barbara, riconoscendosi nei valori della responsabilità, del coraggio e dell’aiuto prestato a chi si trova in difficoltà.

Perché Santa Barbara è la patrona dei Vigili del Fuoco
Santa Barbara è la santa che rappresenta la capacità di affrontare il pericolo con fede, coraggio e serenità anche quando non c’è alcuna via di scampo. È stata eletta patrona dei Vigili del Fuoco, in quanto protettrice di coloro che si trovano “in pericolo di morte improvvisa”.
Le vicende della sua vita sono associate alla prigionia, al fuoco, alle torture e alla morte violenta. Nella tradizione, Barbara sopravvive a un incendio scoppiato nella prigione e viene poi decapitata dal padre Dioscoro, che subito dopo è colpito da un fulmine. Da allora Santa Barbara viene invocata contro il fulmine e i pericoli del fuoco.
Il culto della martire richiama dunque alcuni dei rischi affrontati dai Vigili del Fuoco: incendi, esplosioni, crolli, folgorazioni, soccorsi in condizioni estreme e situazioni nelle quali la morte può sopraggiungere improvvisamente. La figura della santa è diventata così un riferimento spirituale per chi entra nei luoghi pericolosi mentre gli altri cercano di allontanarsene.
La storia di Barbara di Nicomedia
Barbara di Nicomedia, in Asia Minore, è vissuta tra il III e il IV secolo dopo Cristo. Era l’unica figlia del ricchissimo Dioscoro, che impersonificò il più fanatico nemico dei cristiani nella città di Nicomedia.
Secondo una delle tradizioni, nacque nel 273 e si distinse per l’impegno nello studio e per la riservatezza, qualità che le giovarono la qualifica di “barbara”, cioè straniera, non romana. Tra il 286 e il 287 Barbara si trasferì nella villa rustica di Scandriglia, oggi in provincia di Rieti, al seguito del padre Dioscoro, collaboratore dell’imperatore Massimiano Erculeo.
Le diverse narrazioni concordano nel descrivere una giovane di grande cultura e bellezza, corteggiata da numerosi pretendenti. Il padre aveva destinato Barbara in sposa al prefetto di Nicomedia, ma lei rifiutò di sposarsi perché desiderava consacrarsi a Dio.
Barbara si informò sulla storia dei cristiani e ricevette il battesimo. Fu educata da alcuni precettori, tra cui Origene, che la battezzò e la istruì segretamente alla religione cristiana.
La torre e il simbolo della Santissima Trinità
Per proteggerla dagli sguardi degli uomini e per controllarne la vita, Dioscoro fece costruire una torre nella quale la figlia avrebbe dovuto abitare. La torre aveva due finestre, ma Barbara ordinò ai muratori di aprirne una terza verso oriente in onore della Santissima Trinità.
La terza finestra divenne il segno della sua fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Prima di entrare nella torre, non essendo ancora battezzata e volendo ricevere il sacramento della rigenerazione, si recò in una piscina d’acqua vicino alla torre e vi si immerse tre volte dicendo: “Battezzasi Barbara nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
La leggenda racconta che Barbara, illuminata dalla sua nuova religione, fece costruire la terza finestra per omaggiare la Santissima Trinità. Il padre pagano, venuto a conoscenza della professione cristiana della figlia, decise di ucciderla.
Quando Dioscoro fece ritorno dal suo viaggio e notò che una terza finestra era stata aperta nella torre, ne chiese spiegazione a Barbara. Allorché l’uomo comprese il significato simbolico della terza finestra e seppe che la figlia aveva fatto voto di castità, fu preso da inaudito furore ed estrasse la propria spada per colpire la figlia.
Secondo la tradizione, il muro della torre si squarciò e consentì a Barbara di fuggire, poi si richiuse dinanzi a Dioscoro. In un’altra versione, Barbara riuscì a passare miracolosamente fra le pareti della torre e a sottrarsi alla furia del padre.
La fuga, la cattura e il martirio
Barbara corse verso una roccia che si aprì davanti a lei e le permise di nascondersi. Il padre partì alla ricerca della figlia e chiese informazioni a due pastori: il primo dei due negò di aver visto Barbara, mentre il secondo la tradì e rivelò al padre il suo nascondiglio.
Fu così che Dioscoro riuscì a scovare la ragazza e a riportarla indietro battendola e trascinandola per i capelli. Barbara fu poi consegnata alle autorità pagane, che la sottoposero a un processo e a crudeli torture.
Dioscoro denunciò la figlia al prefetto del luogo, che si chiamava Marciano e cercò prima con le buone di convincere Barbara a rinnegare il suo credo religioso. Barbara non abiurò, ma prese a insultare le divinità pagane, fredde e immobili come le statue che le raffiguravano e come coloro che le adoravano.
Il prefetto Marciano cercò di convincere Barbara a recedere dal suo proposito; poi, visti inutili i tentativi, ordinò di tormentarla avvolgendole tutto il corpo in panni rozzi e ruvidi, tanto da farla sanguinare in ogni parte.
Durante la notte, continua il racconto seguendo uno schema comune alle leggende agiografiche, Barbara ebbe una visione e fu completamente risanata. Il giorno seguente il prefetto la sottomise a nuove e più crudeli torture: sulle sue carni nuovamente dilaniate fece porre piastre di ferro rovente.
Una certa Giuliana, presente al supplizio, avendo manifestato sentimenti cristiani, venne associata al martirio. Le fiamme, accese ai loro fianchi per tormentarle, si spensero quasi subito.
Nelle diverse versioni della leggenda Barbara viene torturata, mutilata, arsa viva o sottoposta ad altri tormenti, ma sopporta sempre le sofferenze con coraggio. In alcune narrazioni viene portata ignuda per la città, ma ritorna miracolosamente vestita e sana, nonostante l’ordine di flagellazione.
Il prefetto la condannò infine al taglio della testa e fu il padre stesso a eseguire la sentenza. Il 4 dicembre Barbara fu decapitata con la spada da Dioscoro, che subito dopo venne colpito da un fulmine.
Secondo la leggenda, un fuoco discese dal cielo e bruciò il crudele padre, del quale non rimasero nemmeno le ceneri. In un’altra formulazione del racconto, Dioscoro fu incenerito da un fulmine celeste, simbolo della morte immediata senza la possibilità di redimersi.
Il significato della morte improvvisa
Barbara fu eletta patrona “di coloro che si trovano in pericolo di morte improvvisa”. La tradizione collega questa attribuzione alla morte di Dioscoro, colpito dal fulmine subito dopo aver ucciso la figlia, e alla preghiera pronunciata dalla martire prima del sacrificio.
La martire, nell’imminenza del supremo sacrificio, pregò Gesù: “… tu che tendesti i cieli e fondasti la terra e rinchiudesti gli abissi, il quale comandasti ai nuvoli che piovessero sovra i buoni e sovra i rei, andasti sopra il mare e riprendesti il tempestoso vento, al quale tutte le cose obbediscono, esaudisci per la tua misericordia infinita la orazione della tua ancilla…”.
La preghiera prosegue: “Pregoti Signore mio Gesù, se alcuna persona a tua laude farà memoria di me e del mio martirio,… mandali grazia per tua misericordia”. Il testo esprime la richiesta di protezione per quanti, ricordando il martirio di Barbara, non abbiano il tempo di pentirsi prima di una morte improvvisa.
Tra storia, tradizione e leggenda
Esistono molte redazioni in greco e traduzioni latine della passio di Barbara; si tratta, però, di narrazioni leggendarie, il cui valore storico è molto scarso, anche perché vi si riscontrano non poche divergenze.
In alcune passiones il suo martirio è posto sotto l’impero di Massimino il Trace, tra il 235 e il 238, o di Massimiano, tra il 286 e il 305; in altre, invece, sotto quello di Massimino Daia, tra il 308 e il 313.
Né maggiore concordanza esiste sul luogo di origine, poiché si parla di Antiochia di Nicomedia e infine di una località denominata “Heliopolis”, distante 12 miglia da Euchaita, città della Paflagonia. Nelle traduzioni latine la questione si complica maggiormente, perché per alcune di esse Barbara sarebbe vissuta nella Toscana.
Nel Martirologio di Adone si legge: “In Tuscia natale sanctae Barbarae virginis et martyris sub Maximiano imperatore”. Ci si trova, quindi, di fronte al caso di una martire il cui culto fin dall’antichità fu assai diffuso, tanto in Oriente quanto in Occidente.
Per quanto riguarda le notizie biografiche, si possiedono scarsissimi elementi: il nome, l’origine orientale, con ogni verosimiglianza l’Egitto, e il martirio. La leggenda ha poi arricchito con particolari fantastici, a volte anche reali, la vita della martire, influenzando sia il culto sia l’iconografia.
Il culto di Santa Barbara
La Chiesa riconobbe presto Barbara come martire e la proclamò santa. Il culto della martire fu assai diffuso in Italia, probabilmente importato durante il periodo dell’occupazione bizantina nel VI secolo, e si sviluppò poi durante le Crociate.
Se ne trovavano tracce in Toscana, in Umbria e nella Sabina. A Roma, secondo la testimonianza di Giovanni Diacono, San Gregorio Magno, quando ancora era monaco, amava recarsi a pregare nell’oratorio di Santa Barbara.
È certo che nel IX secolo erano stati costruiti oratori in onore di Barbara, dei quali fa testimonianza il Liber Pontificalis nelle biografie di Stefano IV, che regnò tra l’816 e l’817, e Leone IV, che regnò tra l’847 e l’855.
L’imperatore Giustino, nel VI secolo, avrebbe trasferito le reliquie della martire dall’Egitto a Costantinopoli. Qualche secolo più tardi i veneziani le trasferirono nelle loro città e di qui furono recate nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Torcello nel 1009.
Barbara è particolarmente invocata contro la morte improvvisa, in seguito la sua protezione fu estesa a tutte le persone esposte nel lavoro al pericolo di morte istantanea. Tra queste categorie rientrano artificieri, artiglieri, carpentieri, minatori e, oggi, anche i Vigili del Fuoco.
Santa Barbara, la Marina Militare e La Maddalena
A seguito del Breve Pontificio di Pio XII del 4 dicembre 1951, con la proclamazione solenne a Celeste Patrona, ogni 4 dicembre gli uomini della Marina Militare e quanti operano per essa, nel ritrovarsi con le comuni origini e valori, festeggiano solennemente e degnamente la loro Santa Patrona.
La compenetrazione tra leggenda e momenti di vita mistica spiega le ragioni per cui, subito dopo l’invenzione della polvere da sparo, ciascun magazzino di munizioni, in particolare sulle navi da guerra, per devozione alla vergine di Nicomedia, ha da sempre affisso sulle pareti un’immagine della santa.
L’immagine viene collocata “perché siano preservati dal fuoco e dai fulmini celesti i depositi delle polveri che si chiamano appunto Santebarbare”, secondo la formulazione attribuita a padre Alberto Guglielmotti.
Nelle navi da guerra il deposito delle munizioni è denominato “Santa Barbara”. Il nome richiama direttamente la protezione attribuita alla martire contro il fuoco, i fulmini, le esplosioni e la morte improvvisa.
Il legame con La Maddalena è particolarmente significativo per la presenza storica della Marina Militare e per la tradizione delle celebrazioni svolte nel presidio. La partecipazione del personale militare, delle autorità civili, dei rappresentanti religiosi e della comunità rafforza il carattere condiviso della ricorrenza.

Le categorie protette dalla santa
Santa Barbara è patrona degli artificieri, dei Vigili del Fuoco, della Marina Militare e dei minatori. È inoltre la patrona degli artiglieri, degli armaioli, dei cannonieri, dei campanari, dei carpentieri, dei pirotecnici, degli ombrellai, dei tessitori, dei metallurgici e degli architetti.
È considerata protettrice di architetti, stradini, tagliapietre, muratori, cantonieri e campanari per il suo legame con la prigionia nella torre. In virtù della morte violenta del padre, è anche considerata protettrice contro i fulmini, il fuoco, le morti causate da esplosioni e i colpi di artiglieria.
La sua protezione è quindi associata sia alla natura dei pericoli affrontati sia agli strumenti e ai luoghi di lavoro: miniere, cantieri, depositi di polvere da sparo, navi da guerra, aree interessate da incendi e scenari di emergenza.
Il 4 dicembre e la memoria dei Vigili del Fuoco
Secondo il calendario gregoriano, il 4 dicembre è il giorno dedicato a Santa Barbara e molte categorie di lavoratori, primi su tutti i Vigili del Fuoco, organizzano ogni anno feste e piccoli eventi per celebrare questa figura molto particolare.
Il Corpo nazionale dei pompieri tiene molto a celebrare la sua Santa ogni anno. La festa non è soltanto una ricorrenza religiosa, ma anche un’occasione per ricordare il personale che ha perso la vita durante il servizio e per riconoscere il valore di chi opera quotidianamente in condizioni di rischio.
Le celebrazioni possono comprendere messe solenni, momenti istituzionali, consegne di onorificenze, commemorazioni, dimostrazioni operative e attività sportive o tradizionali. A La Maddalena, la ricorrenza è stata accompagnata dalla consegna di onorificenze a ufficiali e sottufficiali e dalla premiazione dei tornei di Santa Barbara dedicati alle regate veliche.
Il pompiere paura non ne ha (con testo) - Inno dei Vigili del Fuoco
La preghiera dei Vigili del Fuoco
La preghiera dedicata ai Vigili del Fuoco richiama il fuoco del sacrificio, il rischio quotidiano e la protezione durante gli interventi: “Iddio, che illumini i cieli e colmi gli abissi, arda nei nostri petti, perpetua, la fiamma del sacrificio”.
“Fa più ardente della fiamma il sangue che scorre nelle vene, vermiglio come un canto di vittoria. Quando la sirena urla per le vie della città, ascolta il palpito dei nostri cuori votati alla rinuncia”.
“Quando a gara con le aquile verso Te saliamo, ci sorregga la Tua mano piagata. Quando l’incendio, irresistibile avvampa, bruci il male che si annida nelle case degli uomini, non la ricchezza che accresce la potenza della Patria”.
“Signore, siamo i portatori della Tua croce, e il rischio è il nostro pane quotidiano. Un giorno senza rischio non è vissuto, poiché per noi credenti la morte è vita, è luce: nel terrore dei crolli, nel furore delle acque, nell’inferno dei roghi”.
“La nostra vita è il fuoco, la nostra fede è Dio. Per Santa Barbara Martire”.
Il significato della celebrazione per La Maddalena
A La Maddalena la festa di Santa Barbara riunisce la dimensione religiosa, la memoria della Marina Militare e il riconoscimento del servizio svolto dagli uomini e dalle donne impegnati nella sicurezza. La celebrazione nella sede storica della Marina sottolinea il rapporto tra l’isola, il mare e le istituzioni che operano nei territori e nei teatri operativi.
Il ricordo della patrona richiama la necessità di affrontare il pericolo con disciplina, competenza e coraggio. Per i Vigili del Fuoco, la figura di Barbara rappresenta la disponibilità a intervenire dove esistono fiamme, fumo, acqua, crolli o sostanze pericolose; per la Marina Militare, richiama il servizio svolto nei mari del mondo e sul territorio nazionale.
La ricorrenza diventa così un momento particolarmente sentito da tutto il personale della Marina e da chi ne ha fatto parte, oltre che dai Vigili del Fuoco, dagli artificieri e dalle comunità che riconoscono il valore del loro lavoro.
Il 4 dicembre, a La Maddalena come negli altri luoghi in cui Santa Barbara viene celebrata, il pensiero è rivolto a chi presta servizio e a chi ha affrontato il rischio estremo senza poter tornare dai propri cari.