La distanza da Caserta al Santuario di Montevergine può essere considerata come un tragitto verso il territorio di Mercogliano, in provincia di Avellino, e poi verso la zona montana del Monte Partenio. Il santuario si trova a 1270 metri sul livello del mare ai piedi del crinale del Partenio, in un’area boscosa e montana.
Per raggiungerlo da Caserta, il percorso più semplice consiste nel dirigersi verso Avellino e Mercogliano, scegliendo poi tra la salita in auto fino al piazzale del complesso e la funicolare di Montevergine, che parte da Mercogliano e porta direttamente in quota. La strada finale presenta numerosi tornanti, mentre la funicolare consente di evitare la salita su strada.
Dove si trova il Santuario di Montevergine
Il Santuario di Montevergine si trova in Irpinia, sul massiccio del Monte Partenio, nel territorio del comune di Mercogliano, in provincia di Avellino. La sua posizione è immediatamente riconoscibile: non è un complesso urbano “in paese”, ma un luogo in quota, immerso in una zona montana boscosa, dove la percezione dell’arrivo cambia sensibilmente tra estate e inverno.
Dal punto di vista del contesto, il santuario è strettamente legato all’Abbazia di Montevergine, che ne rappresenta il cuore monastico, e si inserisce nel quadro ambientale del Parco Regionale del Partenio. Qui la quota e la vegetazione influenzano clima, visibilità e temperature: elementi che conviene considerare quando si sceglie il mezzo con cui salire o l’orario della visita.
Per orientarsi sul territorio, il riferimento più immediato è Avellino, che si trova a pochi chilometri: l’accesso naturale avviene dalla valle del Sabato e dall’area di Mercogliano, che costituisce la base più comune da cui si prosegue verso la zona del santuario.

Come organizzare il percorso da Caserta
Per raggiungere il Santuario di Montevergine ad Avellino (inteso come area del santuario nel territorio provinciale), le modalità più utilizzate sono tre. La scelta dipende soprattutto da come ti muovi (auto o mezzi pubblici), dal tempo a disposizione e dalla preferenza tra salita su strada e collegamento in quota.
Per molti visitatori, l’elemento che rende semplice l’organizzazione è ragionare per “anelli” territoriali: Avellino come riferimento urbano principale e punto di arrivo per chi viene da fuori; Mercogliano come base naturale ai piedi del massiccio, utile sia per chi sale in auto sia per chi utilizza collegamenti locali; Monte Partenio e area del santuario come destinazione in quota, in un contesto ambientale che può incidere su visibilità e temperature.
| Tratto del percorso | Funzione nell’itinerario |
|---|---|
| Caserta → Avellino | Avvicinamento al territorio irpino |
| Avellino → Mercogliano | Raggiungimento della base del massiccio |
| Mercogliano → Santuario | Salita in auto oppure in funicolare |
Questo schema aiuta anche a scegliere il mezzo: se vuoi la massima autonomia, l’auto fino al piazzale è la soluzione più diretta; se invece preferisci evitare la strada di montagna, la funicolare da Mercogliano consente una salita rapida e più “prevedibile”.
Da Caserta al Santuario di Montevergine in auto
In auto si percorre la strada di montagna che sale verso l’area del santuario, arrivando fino al piazzale in prossimità del complesso. È l’opzione più lineare se: viaggi in gruppo o in famiglia; hai tempi flessibili (andata e ritorno senza vincoli di orario); preferisci gestire la visita in autonomia, senza passaggi intermedi.
Arrivare al Santuario di Montevergine può essere davvero un viaggio, spirituale di sicuro, ma anche fisico, visto che se volete raggiungerla in macchina vi aspettano 20 tornanti che fanno rabbrividire a guardali già solo da google maps.
Arrivarci in auto, soprattutto con i bambini, può essere poco comodo: ci sono tantissime curve e nonostante sia una bella strada panoramica, noi abbiamo optato per la salita in funicolare.
Dato che si tratta di un accesso in quota e in area boscosa, è utile tenere presente che la guida può risultare diversa a seconda della stagione: in inverno e nelle giornate con meteo instabile la strada può richiedere maggiore prudenza.
La salita in inverno
Trovandosi ad alta quota, è facile trovare la neve in inverno. Se salite in auto, ricordatevi che sono necessarie le gomme termiche o le catene a bordo, anche se la strada è pulita.
Abbiamo visto un’auto bloccata sulla salita perchè non aveva le gomme termiche e c’era un tratto di strada ghiacciata. Il mio consiglio è quello di cambiare sempre le gomme in inverno, cosi da non doversi preoccupare.
In inverno: la montagna richiede più attenzione; condizioni meteo e temperatura possono incidere sui tempi e sulla scelta tra strada e funicolare.
Da Caserta al Santuario con la funicolare di Montevergine
Quando disponibile e comoda rispetto agli orari del giorno, la funicolare di Montevergine (con partenza da Mercogliano) è spesso l’alternativa più pratica per arrivare al santuario senza affrontare la guida in montagna.
Collega rapidamente la base con la quota del complesso e consente di impostare la visita in modo più semplice, soprattutto se: vuoi ridurre l’esposizione a condizioni meteo variabili su strada; preferisci un accesso “lineare” (base → santuario) senza cambiare più mezzi; stai organizzando una visita con tempi definiti.
In generale, la funicolare è un buon compromesso tra comodità e gestione del tempo, perché permette di arrivare direttamente in quota e concentrarsi sulla visita del complesso.
Se venite da Napoli, uscite ad Avellino ovest, direzione Mercogliano e impostate sul navigatore Funicolare di Mercogliano. All’interno c’è un parcheggio con 70 posti, conservate il biglietto che uscirà alla macchinetta quando entrate.
La funicolare ha degli orari estivi ed invernali, che potete consultare qui . Il biglietto A/R costa 8€ (i bambini gratis).
La salita in funicolare al Santuario di Montevergine è stata un’esperienza divertente, a tratti quasi adrenalinica. Non di certo per la velocità, perchè va davvero piano, quanto per la sensazione di pendenza che ti fa aggrappare alla sedia per mantenere l’equilibrio!
Si sale davvero in alto ed è incredibile vedere come si taglia la montagna in due, evitandosi cosi tutte quelle curve che invece dovreste fare se salite in auto.
Funicolare di Montevergine - La Salita - Saverio Pepe
Raggiungere il santuario senza auto
Se non viaggi in auto, in genere l’itinerario più pratico consiste nel raggiungere Avellino e poi proseguire con collegamenti locali verso Mercogliano. Da qui si continua verso la zona di accesso al santuario.
Questa soluzione è adatta a chi vuole muoversi con passaggi progressivi (città → base → quota), ma richiede un minimo di pianificazione, perché i tempi dipendono dalle coincidenze e dal collegamento disponibile dal fondovalle alla montagna.
In ogni periodo, impostare il percorso passando da Avellino e Mercogliano (o direttamente da Mercogliano in funicolare) aiuta a mantenere chiaro il tragitto e a gestire eventuali cambi di programma.
Tempi e condizioni del percorso
La posizione del santuario in un’area montana boscosa rende l’esperienza diversa nel corso dell’anno. Senza entrare in dettagli tecnici, vale la pena considerare alcuni aspetti pratici:
- Estate: l’arrivo tende a essere più immediato dal punto di vista della viabilità e della visibilità, ma la quota può offrire un clima diverso rispetto al fondovalle.
- Inverno: la montagna richiede più attenzione; condizioni meteo e temperatura possono incidere sui tempi e sulla scelta tra strada e funicolare.
- Mezza stagione: variabilità più marcata (pioggia, nebbia, sbalzi), utile prevedere un margine di tempo e un abbigliamento adeguato alla quota.
Capire dove si trova e come arrivare aiuta a pianificare una visita senza imprevisti, perché altitudine, boschi e condizioni meteo incidono sulla viabilità, soprattutto nei mesi freddi.
Il Santuario di Montevergine
Il complesso mariano più visitato nel sud Italia si trova a 1270 metri sul livello del mare ai piedi del crinale del Partenio: il Santuario di Montevergine, frazione del paese di Mercogliano, in provincia di Avellino.
Fondato nel 1118 da San Guglielmo da Vercelli, il Santuario è stato rimaneggiato più volte nel tempo e ha oggi un aspetto imponente e rigoroso. Comprende due Chiese la Vecchia e la Nuova, poste una accanto all’altra, il monastero, la foresteria, il campanile, la cripta e locali di servizio.
Nel XII secolo, fu Guglielmo da Vercelli, in pellegrinaggio verso la Terra Santa, a fermarsi qui, sul versante meridionale del monte Vergine, poco distante da Avellino, per costruire un santuario dedicato alla Madonna e fondare l’ordine monastico verginiano.
Da allora, basilica e monastero vissero un’epoca di grande splendore grazie al favore dei re di Sicilia. Conobbero poi un periodo di decadenza fino a trasformarsi in commenda nel 1430.
La storia dell’abbazia
Intorno alla metà del XII secolo Carlo II d’Angiò per adempiere ad un voto pronunciato mentre era prigioniero degli Aragonesi in Sicilia, fece erigere una cappella votiva e chiamò a decorarla Montano d’Arezzo.
A questo artista è collegata l’icona della Maestà di Montevergine, dipinta tra il 1296 e il 1297 e che prese il nome di Mamma Schiavona.
Nel secolo XV l’abbazia decadde; nel 1430 fu data in commenda e poi venduta alla Casa dell’Annunziata di Napoli. Dopo un secolo e mezzo papa Sisto V restituì il complesso sacro all’indipendenza.
Durante il sedicesimo secolo la chiesa fu dotata di un nuovo e fastoso altare barocco grazie ad una cospicua offerta del napoletano Marino Bellottolo, che divenne sede da quel momento dell’immagine della Vergine, fino al 1960.
È datata al 1712 la solenne incoronazione della Madonna decretata dal Capitolo Vaticano e per l’occasione si effettuarono dei lavori di restauro della Chiesa Vecchia che continuarono per tutto il settecento.
Durante la seconda metà dello scorso secolo, vista l’enorme affluenza di fedeli, si vide necessaria la costruzione di una Chiesa Nuova, realizzata dall’architetto romano Florestano Di Fausto a partire dal 1952 e aperta al culto dal 1961.
La Chiesa Vecchia e la Chiesa Nuova
Alla basilica, articolata in due corpi, si accede da un cortile. Di fronte si trova l’ingresso del Museo dell’Abbazia, che conserva una sedia abbaziale del XII secolo, con intarsi in stile arabeggiante, la tavola Madonna di S. Guglielmo, della fine del XII secolo e un duecentesco Crocifisso ligneo di scuola francese.
Inoltre, tele datate tra il ’400 e il ’700, statue del XII-XV secolo, paramenti del XII-XIII secolo.
A sinistra si passa nella chiesa vecchia, ricostruzione barocca di un precedente edificio gotico; l’altare maggiore, a intarsio di madreperla, lapislazzuli e agate, risale alla metà del ’600, mentre nella cappella del SS. Sacramento, a destra della cappella maggiore, c’è un baldacchino della seconda metà del XIII secolo (successivamente modificato), con un ciborio marmoreo del ’400.
A sinistra della chiesa vecchia, un’arcata dà accesso alla chiesa nuova, eretta nel 1952-61 ispirandosi alle forme del romanico.
Costruita su un luogo di culto barocco, di cui incorpora quasi per intero la navata sinistra, è imponente (misura 54 m di lunghezza per 25 di larghezza), ma a catturare lo sguardo è l’altare maggiore sul quale - sopra un trono di marmi, bassorilievi e statue in bronzo e argento - fa bella mostra di sé la grande tavola della Madonna di Montevergine, per i fedeli “Mamma Schiavona”, opera della fine del XIII secolo di Montano d’Arezzo, venerata ogni anno da oltre un milione di pellegrini che giungono fin qui; le fa da sfondo un mosaico monocromo moderno di Jànos Hajnal.
Nella cripta è custodito il sepolcro di Guglielmo da Vercelli.
La chiesa si arricchì di volte coperte di stucchi dorati, cancelli in ferro battuto con borchie in bronzo dorato, lampadari d’argento, ex voto in metalli preziosi, sei tele raffiguranti i Misteri della Vergine di Ludovico Mazzanti.
Il nuovo campanile è alto 47 metri. Dalle navate laterali si passa alla Chiesa Nuova da cui si raggiunge la cappella della Madonna, ora del Crocefisso con gli affreschi dell’Assunta, dell’Immacolata e di Maria Bambina nella volta.
Nella chiesa c’è anche un busto di San Gennaro a ricordo della presenza del santo fino al trasferimento a Napoli nel 1497.
La Madonna di Montevergine e la Mamma Schiavona
L’icona della Madonna attribuita a Montano d’Arezzo è dipinta direttamente sul legno e assomiglia ad una icona orientale.
Si narra che le Madonne sorelle fossero 6 dalla pelle bianca e una sola dalle pelle nera, considerata per questo la più brutta. Da qui, il nome “Schiavona” inteso come straniera.
La madonna, offesa, si esiliò su questi monti. I versi del compositore Roberto De Simone “Rituali e canti della tradizione in Campania“ recitano infatti: …si jo song brutta allora loro hanna venì fino è cà ‘n gopp a truvà! (se io sono brutta, allora loro dovranno venire fino a quassù per farmi visita!)”.
Ma c’è un’altra leggenda, ancora oggi molto radicata e sentita: si narra che nel 1256 la Mamma schiavona avesse liberato due giovani omosessuali innamorati che, dopo essere stati scoperti, furono allontanati dal paese e legati ad un albero sul Monte Partenio, per farli morire di fame o sbranati dai lupi.
La Vergine li liberò, per permettergli di vivere il loro amore e da allora diventò simbolo di protezione degli ultimi, dei deboli, dei poveri e degli emarginati, diventando cosi la più bella delle 7 sorelle, tanto che ben due volte l’anno le viene reso omaggio con la famosa Juta a Montevergine il 12 settembre e il 2 febbraio in occasione della Candelora.
Il Museo Abbaziale
La Mostra permanente del Presepe espone un presepe napoletano ed esemplari provenienti dal mondo dal ’600 a oggi.
Il museo abbaziale, giunto all’attuale allestimento durante l’ultimo Giubileo, occupa le sale del cenobio, comprende quattro aree tematiche: la pinacoteca ospita dipinti che vanno dal XVI al XVIII secolo e marmi di varia provenienza; la raccolta di paramenti sacri ed oggetti di genere liturgico; la mostra del Presepio raccoglie presepi napoletani e altri provenienti da ogni parte del mondo.
In una stanza a parte è conservata la pietra nota come “impronta della Madonna” legata alle tradizioni dei pellegrinaggi a Montevergine.
Usciti dal Santuario, non perdetevi la visita al Museo Abbaziale, l’ingresso costa appena 3€ (i bambini non pagano).
Consta di 4 aree tematiche, con una raccolta di antichi oggetti liturgici, sarcofaghi in marmo, busti in bronzo.
Troverete anche una mostra permanente di presepi e pastori, davvero superlativa, con una stanza dedicata ai pastori del 700 napoletano.
Le tradizioni dei pellegrinaggi
Ogni anno il Santuario è visitato da circa un milione e mezzo di pellegrini provenienti da ogni parte del sud Italia.
Il costante flusso di pellegrini al santuario è attestato nelle fonti sin dal XIII secolo, quando furono costruiti numerosi ostelli per il ricovero dei pellegrini: oggi questo luogo a valle è chiamato Ospedaletto d’Alpinolo.
Se sei campano, almeno una volta nella vita avrai sentito l’espressione “a juta a montevergine”, un vero e proprio viaggio (rigorosamente a piedi) fino al Santuario della Madonna Nera di Montevergine, la Mamma Schiavona.
I pellegrinaggi in passato erano caratterizzati dal digiuno o dall’astinenza da carni, latticini, uova, e secondo la tradizione a compiere la salita a Montevergine erano in particolare le donne non sposate che compivano il percorso intrecciando rami di ginestra, che promettevano alla Madonna di tornare l’anno successivo in compagnia dello sposo.
La festa della Candelora
Una delle più importanti celebrazioni della candelora religiosa è proprio quella che si tiene al santuario di Montevergine.
Si tratta di un’antichissima festa religiosa che simboleggia il passaggio dalle tenebre dell’inverno alla luce della primavera, attraverso l’accensione di candele.
Centinaia di fedeli, provenienti da tutta Italia, raggiungono a piedi e in preghiera il santuario, per rendere grazie alla Mamma Schiavona, protettrice dei diversi, che “tutto perdona”.
Cosa vedere e fare nei dintorni
Se venite in primavera o in estate, potete coniugare la visita al santuario con una tappa al Parco Avventura Montevergine , un parco divertimenti con percorsi sospesi tra gli alberi, per tutte le età.
Il parco si trova ad Ospedaletto d’Alpinolo, da cui è possibile raggiungere anche a piedi il percorso per Summonte, un bellissimo percorso ambientale per gli amanti delle passeggiate in natura.
Dal santuario è possibile anche raggiungere l’altopiano di Campomaggiore, un pianoro a 1300 mt che troverete facilmente innevato in inverno.
Si tratta di una distesa incontaminata, con un lago che in inverno si ghiaccia e in estate potreste trovare asciutto.
La strada per arrivarci dal Santuario è molto sconnessa, volendo potreste arrivarci anche a piedi.
Il periodo migliore per arrivare fino a qui è la primavera o l’estate, attenzione però non ci sono servizi, qui potrete semplicemente bivaccare e passeggiare.
Se decidete di fare un picnic, mi raccomando, portate indietro tutti i rifiuti!