Differenze tra Benedetto XVI e papa Francesco

Benedetto XVI e papa Francesco sono due pontefici profondamente diversi per formazione, linguaggio, sensibilità pastorale e modo di affrontare le sfide della Chiesa, ma condividono la fedeltà alla Chiesa, il riferimento al Concilio Vaticano II, il senso ecclesiale e l’attenzione per l’unità. Benedetto XVI era un teologo europeo e tedesco, concentrato sulla centralità di Cristo, sulla dottrina e sul rapporto tra fede e ragione; Francesco è un gesuita latinoamericano, pastore e vescovo di una megalopoli sudamericana segnata da povertà e ingiustizie sociali ed economiche.

Il confronto tra i due è stato accentuato dalla situazione inusuale creatasi dopo la rinuncia di Benedetto XVI: un papa emerito continuava a vivere accanto al nuovo papa. La loro enorme distanza culturale e la diversità di linguaggio hanno prodotto disorientamento in molti fedeli, abituati a pensare al papa come a una figura unica che poteva avere un successore, ma non un “doppio”.

AspettoBenedetto XVIPapa Francesco
Formazione e provenienzaEuropeo e tedesco, teologo e “dottore” della ChiesaLatinoamericano, gesuita, pastore e vescovo di una megalopoli sudamericana
Priorità principaleCentralità di Cristo, dottrina, fede e ragioneEvangelizzazione, misericordia, missione e attenzione alle periferie
StileRiflessione teologica e ampliamento della prospettivaLinguaggio pastorale, gesti simbolici e attenzione alle questioni sociali
Rapporto con la ChiesaRinnovamento a partire da Cristo e ricerca dell’unitàRinnovamento pastorale, sinodalità e apertura al mondo
Abusi nella ChiesaDenuncia della “sporcizia” e condanna pubblica della pedofiliaCollegamento tra abusi e clericalismo, iniziative contro l’insabbiamento
Ruolo delle donneProssimità al magistero di Giovanni Paolo II e alla “Mulieris Dignitatem”Maggiore presenza delle donne nei ruoli decisionali, nei ministeri e nel Sinodo

Due personalità formate da esperienze molto diverse

Benedetto XVI era un uomo profondamente innamorato di Dio e un Papa che voleva che la Chiesa si rinnovasse a partire da Cristo. Benedetto XVI comunicava con i suoi libri. Non è un caso che la sua ultima opera teologica significativa sia stata la trilogia di Gesù di Nazareth.

Tutto nasce da lì. Comincia da lì. Finisce lì, nella Sua beata eternità. La centralità di Cristo ha dato corpo e vita a tutto il resto, che in Benedetto XVI è stato immenso. Per questo ha continuato ad esercitare un carisma straordinario, anche dopo la sua rinuncia, nonostante Benedetto XVI non avesse mai aspirato a ruoli di comando.

Papa Francesco, invece, è un gesuita, pastore e vescovo di una megalopoli sudamericana dove le differenze e le ingiustizie sociali ed economiche sono foriere di una povertà estremamente diffusa e scandalosa. Già con l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” mostra di porsi nell’orizzonte di un’evangelizzazione aperta al mondo e missionaria tipica del Concilio.

La differenza tra i due papi è stata spesso descritta come una contrapposizione tra un pontefice interessato a difendere l’Occidente e un pontefice disinteressato a difendere l’Occidente, tra un Papa interessato a difendere l’Europa e un Papa disinteressato a difendere l’Europa. È stata inoltre presentata come la differenza tra un Papa interessato a combattere la secolarizzazione della Chiesa e un Papa disinteressato a combattere la secolarizzazione della Chiesa.

Teologia, Concilio Vaticano II e centralità di Cristo

I punti teologici di contatto tra i due papi sono tutti quelli posti dal Concilio Vaticano II. Chi avesse visto in papa Benedetto XVI un papa pre-conciliare od, addirittura, tridentino, dovrebbe convincersi di aver davvero travisato la sua storia e il suo pensiero.

La fedeltà alla Chiesa, il “sensus ecclesiae”, l’attenzione e la cura per l’unità della stessa appartengono in maniera speciale ad ambedue i papi. La loro diversità non elimina quindi una comune appartenenza all’orizzonte conciliare e alla missione della Chiesa.

Si parla spesso della V Conferenza Episcopale Latinoamericana di Aparecida nel 2007, di cui il Cardinal Bergoglio fu il Relatore Generale. Il tema era Discepoli e missionari di Gesù Cristo. In modo che il nostro popolo possa ritrovare la vita.

Benedetto XVI volle che la frase fosse riformulata così: Discepoli e missionari di Gesù Cristo. In modo che i nostri popoli possono trovare il Lui la vita. La centralità di Cristo era simboleggiata dal crocifisso posto al centro dell’altare, punto di riferimento per tutti i fedeli e per il sacerdote che celebrava Lui.

Questa impostazione aiuta a comprendere la differenza tra i due pontificati. Benedetto XVI aveva ragione a concentrarsi su Cristo perché Cristo è proprio ciò che oggi manca in tanti dibattiti, dalla benedizione di coppie irregolari alla riforma sinodale della Chiesa.

Dottrina, pastorale e rapporto con il mondo

Benedetto XVI era un Papa occupato in questioni dottrinali ed era stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede per decenni. Papa Francesco ha invece sviluppato un linguaggio più direttamente pastorale, con particolare attenzione all’evangelizzazione, alla misericordia, alle periferie e alle questioni sociali.

Un Papa ha cercato di intendere il cristianesimo come una religione della salvezza, un altro ha cercato di spingere il cristianesimo verso la dottrina sociale, quindi verso una dottrina mondana. Un Papa ha cercato di responsabilizzare i laici nella difesa del cristianesimo, un altro ha cercato di sedurre i laici provando a modernizzare la Chiesa.

Queste formule esprimono una lettura fortemente polemica della differenza tra i due pontificati. Più precisamente, Benedetto XVI ha posto al centro la verità cristiana e il rinnovamento della Chiesa a partire da Cristo, mentre Francesco ha insistito maggiormente sulla missione, sulla misericordia, sull’apertura al mondo e sulla dimensione sociale dell’evangelizzazione.

Papa Francesco ha costruito e promosso - legittimamente - il racconto del proprio pontificato, che comprende un progetto di rinnovamento della Chiesa e la via della misericordia, imprescindibile anche per Benedetto XVI. Undici anni dopo, però, possiamo vedere che quello di Francesco non è un pontificato di continuità.

Il modo di affrontare la divisione nella Chiesa

Benedetto XVI aveva liberalizzato la Messa tradizionale latina, il che aveva permesso finalmente di chiedere agli scismatici e parascismatici lefevbriani e iperconservatori di firmare un preambolo dottrinale di accettazione del Concilio Vaticano II.

Benedetto XVI aveva ragione a cercare l’unità, perché era l’unico modo per evitare la polarizzazione. Papa Francesco persegue una direzione che costringe tutti ad assumere una posizione.

La valutazione del rapporto con il mondo tradizionale è quindi uno dei punti più controversi del confronto. Secondo questa lettura, decisioni diverse hanno creato più divisione e meno unità, mentre l’impostazione di Benedetto XVI mirava a mantenere aperto il dialogo con realtà lontane o critiche nei confronti del Concilio Vaticano II.

La contrapposizione tra i due è stata alimentata anche dalla difficoltà di distinguere la diversità di stile da una vera opposizione teologica. Benedetto XVI non fu un papa pre-conciliare e Francesco non è estraneo alla tradizione dottrinale della Chiesa, ma ciascuno ha dato priorità diverse a temi, accenti e strumenti pastorali.

La lotta contro gli abusi

Il papa Ratzinger ha iniziato ancora prima della sua elezione a pontefice ad affrontare la piaga della pedofilia; famosa è la sua frase sul Vaticano: “c’è molta sporcizia”, forse alludendo anche all’omosessualità.

Una volta papa ha condannato la pedofilia anche in grandi occasioni pubbliche come nella GMG di Sydney o nella visita di tributo al “Ground Zero” di New York. Il suo intervento sulla crisi degli abusi non è quindi cominciato soltanto durante il pontificato, ma si è sviluppato già negli anni precedenti alla sua elezione.

Papa Francesco, in alcuni documenti e discorsi, ha visto e denunciato una connessione tra pedofilia e clericalismo, invitando tutta la chiesa a combattere contro questa duplice piaga. Papa Francesco ha fatto gesti concreti contro l’insabbiamento degli abusi e gesti simbolici come quello di riunire a Roma abusatori e vittime.

Ha riunito una intera Conferenza episcopale, quella cilena, particolarmente toccata dagli abusi per discutere di questa terribile piaga. La differenza tra i due approcci riguarda soprattutto l’interpretazione e gli strumenti: Benedetto XVI ha insistito sulla denuncia della gravità del male e sulla responsabilità morale, mentre Francesco ha evidenziato anche il clericalismo e la necessità di interventi istituzionali e comunitari.

Il ruolo delle donne nella Chiesa

Chi ha posto molta attenzione alla donna nella Chiesa è stato Francesco che, già nell’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, ha parlato della necessità di aprire spazi alle donne nei luoghi dove si prendono le decisioni, vale a dire nei ruoli di governo.

Ruoli che, poi, egli stesso ha dato a diverse donne che nelle istituzioni del Vaticano rivestono oggi anche dei ruoli apicali. Su invito del mondo religioso femminile papa Francesco ha poi dato vita a una Commissione che studia la possibilità di conferire il diaconato alle donne.

Di grande rilievo è ancora l’istituzione di ministeri laicali come quello del catechista aperto anche alle donne e dell’accolitato e il lettorato. Un vero grande passo a favore delle donne è stato fatto, infine, con la loro partecipazione al Sinodo dove le donne hanno potuto prendere tutte la parola.

Riuniti attorno ai tavoli rotondi, nel numero dei dodici, in nessuno di essi mancava la presenza femminile. Quanto al Papa Ratzinger è importante ricordare la sua prossimità a papa Giovanni Paolo II, quando scriveva la lettera apostolica “Mulieris Dignitatem”.

Il rapporto personale tra Benedetto XVI e Francesco

In “El Sucesor. Mis recuerdos de Benedicto XVI”, Papa Francesco ha descritto il rapporto con il Papa emerito come una relazione molto profonda. “Benedetto ed io avevamo un rapporto molto profondo. Voglio che si sappia e voglio che sia conosciuto senza intermediari.

È stato un uomo che ha avuto il coraggio di dimettersi e, da quel momento, ha continuato ad accompagnare la Chiesa e il suo successore”. Papa Francesco ha inoltre raccontato che i due parlavano liberamente di molte questioni e che Benedetto XVI contribuiva ad ampliare la prospettiva prima di una decisione.

“A volte io sollevavo un argomento, a volte lo faceva Benedetto. “Sono preoccupato per questo problema”, diceva uno all’altro. Parlavamo di tutto, molto liberamente. Quando io gli presentavo una difficoltà, lui rispondeva: “Beh, si dovrebbe tener presente anche questo e quest’altro elemento”.”

“Lui ampliava sempre la prospettiva. Aveva la capacità di ampliare la prospettiva per aiutarmi a prendere una buona decisione. Non diceva mai: “Non sono d’accordo”. Ricordo che invece diceva: “Questo va bene. Ma prendere in considerazione anche quest’altro elemento…”. Allargava la prospettiva, allargava sempre”.

Queste parole testimoniano la grandezza di Benedetto XVI, veramente capace di allargare lo sguardo. Tuttavia, è stato osservato che sembrano esagerare il rapporto tra Francesco e Benedetto XVI, perché nello spirito di umiltà e di obbedienza sempre rispettato da Benedetto XVI sembra complicato che il Papa emerito sollevasse problemi con il Papa in carica.

Ha risposto alle sollecitazioni, ma non ha sollecitato. Ha intrapreso la strada della mediazione, che ha seguito senza pretese né ingerenze. Quando Benedetto XVI parlava, o pubblicava qualche testo, ha subito informato il suo successore perché non ha mai voluto che le sue parole fossero fraintese o considerate in contrasto con quelle di Francesco.

La convivenza tra papa emerito e papa regnante

La presenza contemporanea di Benedetto XVI e Francesco ha rappresentato una situazione senza precedenti nella storia recente della Chiesa. Non è stato facile capire la differenza tra papa regnante e papa emerito e l’enorme distanza culturale tra i due.

In maniera del tutto inusuale nella storia della Chiesa Cattolica un papa si era dimesso e continuava, pertanto, a vivere accanto al nuovo. Questo ha creato un certo disorientamento tra gente abituata a pensare al papa come vicario di Cristo e, quindi, come una persona unica che poteva avere solo un successore ma non un “doppio”.

È stato bello vedere il Papa rendere omaggio al Papa emerito, come aveva sempre fatto durante il suo pontificato, invitandolo a tutti gli eventi come Concistori e Canonizzazioni e visitandolo in ogni Concistoro con i nuovi cardinali quando le forze fisiche di Benedetto XVI cominciavano ad esaurirsi.

Era inevitabile che la presenza di Benedetto XVI nel recinto di Pietro facesse soffrire Papa Francesco. Benedetto XVI è stato un vero sostegno quando era in vita. Nella morte continua ad essere amato.

La rinuncia di Benedetto XVI e la sua eredità

Benedetto XVI era, dopotutto, un Papa libero. Non c’era nessun ricatto contro di lui. Non fu possibile. Undici anni dopo la sua rinuncia, di quel giorno il ricordo è ancora vivo.

La rinuncia dal ministero petrino è stata spesso considerata il gesto più iconico del suo pontificato, ma la sua eredità è più ampia e profonda. Noi, nel nostro piccolo, continueremo a parlare anche nei prossimi giorni di cosa ci lascia in eredità B-XVI, che è qualcosa di decisamente più importante, più profondo, anche se meno iconico, di un gesto potente come quello delle dimissioni.

A undici anni dalla sua rinuncia, ad un anno dalla sua morte, il ricordo di Benedetto XVI è ancora vivo. E c’è molto di Benedetto XVI in ogni azione della Chiesa, anche quelle che sembrano più lontane dalla sua personalità, proprio perché Benedetto XVI ha saputo allargare gli orizzonti per guardare oltre le questioni contingenti.

Papa Francesco non può fare a meno di riconoscere la fede straordinaria del suo predecessore. Papa Francesco riconosce le ragioni di Benedetto XVI e se ne appropria. Permette a tutti che venga raccontata la loro versione della storia.

Il significato del riconoscimento di Francesco

Resta da chiedersi perché questo riconoscimento avvenga a un anno dalla morte di Benedetto XVI e se faccia parte dell’offensiva mediatica di Papa Francesco per ridefinire la sua immagine oppure sia un segno di stima. Queste sono delle domande che bruciano, come brucia la memoria di Benedetto XVI, vivente e presente.

Il rispetto per un predecessore non significa che avrà un buon pontificato. Benedetto XVI era stato un vero sostegno quando era in vita e nella morte continua ad essere amato, ma il riconoscimento della sua fede e della sua capacità di ampliare lo sguardo non cancella le differenze tra i due pontificati.

Undici anni dopo, però, possiamo vedere che quello di Francesco non è un pontificato di continuità. Possiamo anche vedere come Benedetto XVI avesse ragione su molte cose nonostante le difficoltà. E la storia, un giorno, renderà giustizia.

Il confronto tra Benedetto XVI e papa Francesco rimane quindi legato a due modi diversi di interpretare le priorità della Chiesa: da una parte la centralità di Cristo, la riflessione teologica, la difesa della fede e la ricerca dell’unità; dall’altra l’evangelizzazione missionaria, la misericordia, la riforma pastorale, la sinodalità e l’attenzione alle questioni sociali.

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