Definizione del Movimento liturgico

Il Movimento liturgico è il fenomeno ecclesiale e culturale che, tra la fine del XIX secolo e il XX secolo, promosse una riscoperta della liturgia come preghiera e culto della Chiesa, presenza del mistero di Cristo, fonte della vita cristiana e strumento pastorale per una partecipazione più attiva, cosciente e intelligente dei fedeli.

Esso nacque dall’esigenza di rinnovare lo studio, la celebrazione e la comprensione della liturgia, approfondendone le radici storiche, bibliche, teologiche e spirituali e riportandola al centro della vita della Chiesa. Anche se è difficile indicare quando esso prese inizio, possiamo trovare i primi significativi passi nella Francia di fine ottocento e nella rinascita della vita benedettina promossa da Prosper Guéranger (1805-1875).

Che cos’è il Movimento liturgico

Nel cammino della Chiesa in questo nostro mondo, la fine del XIX secolo è ricca di fermenti, di passione, di attenzione alle res novae. In questo contesto si inserisce anche un rinnovato interesse e una rinnovata attenzione alla liturgia celebrata e vissuta. Ci riferiamo a quel fenomeno universalmente noto come Movimento liturgico.

L’opera di dom Guéranger fu considerata all’origine del Movimento liturgico, cioè tutte quelle azioni volte a riproporre ai fedeli la bellezza e nobiltà del Rito romano e ad approfondirne le radici storiche, teologiche, spirituali. Il movimento liturgico, dal 1945 in poi, è caratterizzato da una triplice tendenza: ritorno alle fonti, riportando la liturgia sul piano teologico (scuola di Maria Laach), e mettendone criticamente in luce i primi documenti e libri liturgici; ritorno allo studio e alla valorizzazione della Bibbia nella liturgia; tendenza nettamente pastorale per un'attiva, cosciente e intelligente partecipazione dei fedeli ai riti sacri.

La definizione del Movimento liturgico comprende quindi tre dimensioni strettamente collegate: la ricerca scientifica sulle fonti della liturgia, la riflessione teologica sul mistero celebrato e l’azione pastorale finalizzata alla partecipazione del popolo cristiano. Il movimento non fu soltanto una corrente di studi né soltanto un programma di riforma dei riti, ma un processo di rinnovamento della vita ecclesiale a partire dalla liturgia.

DimensioneObiettivo
Storica e scientificaRitorno alle fonti e studio dei primi documenti e libri liturgici
Biblica e teologicaValorizzazione della Bibbia e comprensione della liturgia sul piano teologico
PastoralePartecipazione attiva, cosciente e intelligente dei fedeli ai riti sacri

Le origini nella Francia dell’Ottocento

La liturgia della Chiesa cattolica, come tutte le cose, ha conosciuto nella sua storia momenti di grande sviluppo e momenti di decadenza. Non è sorprendente che nel XIX secolo questa decadenza fosse profondamente percepita, se si pensa a che cosa aveva pesato sulla Chiesa in quel secolo e in quello precedente. Pensiamo al giansenismo, che ebbe un profondo impatto anche sulla liturgia e che fu solennemente condannato nel 1794 da Pio VI con la Bolla Auctorem fidei.

Ma pensiamo anche all’illuminismo, alla Rivoluzione francese, all’ascesa delle società segrete, al cattolicesimo liberale, al gallicanesimo. La Chiesa e la sua liturgia non si trovavano certamente nella condizione migliore per prosperare. Se guardiamo specificamente alla Francia, essa si trovava in una situazione del tutto peculiare, in quanto molti dei sommovimenti che abbiamo elencato sopra la toccavano direttamente e influivano molto anche sulla liturgia, allontanandola dal Rito romano.

Il gallicanesimo, ad esempio, invocava un’indipendenza della Chiesa francese dalla Santa Sede. Roma ovviamente non poteva accettare questo, non tanto per ragioni di orgoglio, ma perché la Chiesa stessa per volere del Suo Fondatore è radicata sulla roccia che è Pietro, e quindi ubi Petrus, ibi Ecclesia. Questo naturalmente non significa che il Papa di turno possa disporre a suo piacimento della Tradizione e della dottrina, anzi egli è chiamato a custodirle e a interpretarle rettamente, non certo a stravolgerle.

La situazione della Francia era dunque molto penosa e forse soltanto qualcuno dall’interno poteva fare qualcosa perché essa cambiasse in meglio. Ebbene, l’11 luglio 1833 venne di nuovo canonicamente stabilita la vita monastica in un’abbazia nella zona della Loira, nel dipartimento della Sarthe. Essa è conosciuta con il nome del piccolo villaggio in cui è situata: Solesmes.

Tutto questo è dovuto a qualcuno che era proprio nato da quelle parti nel 1805, Prosper Louis Pascal Guéranger (1805-1875), una delle personalità più importanti nella Chiesa del XIX secolo. Egli comprese che era necessario ricentrarsi sul rito della Chiesa di Roma e fuggire dalle tentazioni indipendentiste che squassavano la Chiesa di Francia.

Abbazia di Solesmes e canto gregoriano

Prosper Guéranger e la liturgia come preghiera della Chiesa

Egli fu infatti il primo abate della riaperta abbazia di Solesmes, soppressa nel 1791. La spiritualità di Guéranger è fortemente radicata sul rapporto tra vita cristiana, vita monastica e vita benedettina. In questo contesto egli si rivolge alla liturgia come fonte di un’autentica spiritualità cristiana.

La sua definizione di liturgia è infatti: «preghiera della Chiesa», come forma di preghiera eccellente e superiore ad ogni altra perché realizza l’unità delle anime con Dio e l’unità delle anime nella Chiesa. Gesù Cristo stesso infatti è l’oggetto della liturgia e l’anno liturgico è la manifestazione dei misteri di Cristo nella Chiesa e nell’anima del fedele.

Nelle Istituzioni liturgiche (Institutions liturgiques), dom Guéranger dice che la liturgia è quell’insieme di simboli, canti e azioni per mezzo dei quali la Chiesa esprime il suo culto religioso a Dio. La liturgia è naturalmente, secondo Guéranger, l’espressione più elevata e santa del pensiero della Chiesa.

La liturgia, quindi, era al centro della restaurazione cattolica di dom Guéranger e un elemento fondamentale di questo era la restituzione del canto gregoriano alla sua versione più autentica. Da allora e fino ad oggi i monaci di Solesmes sono il punto di riferimento per tutti gli studiosi di canto gregoriano.

Pensiamo a nomi di monaci come Joseph Pothier, André Mocquerau, Jean Claire, Eugène Cardine, nomi che tutti gli studiosi del canto liturgico conoscono per il loro contributo alla conoscenza del canto gregoriano. Certamente dom Guéranger aveva ben presenti le enormi difficoltà che la sua opera di restaurazione avrebbe comportato.

Era la sua una riscoperta della liturgia come culto a Dio e mezzo di santificazione per i fedeli: la sua azione non metteva al centro l’uomo, ma Dio. Essa, dal dogma, si faceva teologia che si traduceva nella pastorale. Queste erano le grandi idealità del Movimento liturgico originario.

Egli espone queste sue riflessioni nelle due opere principali: Istitutions liturgiques (Paris 1840-1851) e soprattutto l’Année liturgique (Paris 1841-1866).

La diffusione europea

Ben presto la rinascita della vita benedettina e le idee del movimento liturgico si diffondono in Europa, in particolare in Germania e in Belgio. Il Belgio fu indicato come culla del movimento liturgico, mentre in Germania le abbazie e i centri di studio assicurarono alla rinascita liturgica una solida base scientifica e teologica.

In Belgio, culla del movimento liturgico (D. Lamberto Beauduin, 1909), non funziona un vero e proprio centro nazionale. Ci sono in compenso due periodici di studio (Revue Bénédictine, che dal 1884 continua un ottimo lavoro, e Sacris erudiri, Steenbrugge, 1948) e diversi altri divulgativi: Les questions liturgiques et paroissiales (abbazia di Mont César, Lovanio), trasformate nel 1948 in utile rivista bibliografica di liturgia; Paroisse et liturgie (Saint-André-lez-Bruges, 1946, continuazione del Bulletin paroissial liturgique), a carattere pastorale; Tijdschrift voor Liturgie (1943) edita in fiammingo ad Affligem.

In Austria il p. Pio Parsch (m. 1954), di Klosterneuburg presso Vienna, per una trentina d’anni ha tenuto vivo il movimento con una serie di pubblicazioni a carattere popolare, divulgate in Italia dall’Opera della Regalità del padre A. Gemelli, dal 1934 in poi, che fanno capo alla rivista Bibel und Liturgie (fondata nel 1926).

Nel 1947 sorse un secondo periodico Heiliger Dienst, a cura dell’abbazia di Sankt Peter di Salisburg, portavoce della commissione liturgica dei vescovi austriaci. In Olanda la rinascita liturgica si avvale di una Federazione dei centri diocesani, con sede a Nimega.

All’Olanda si deve una rinomata scuola di latino cristiano e di letteratura cristiana antica, diretta da Christine Mohrmann. In Spagna, due centri di studio a Monserrato e a Barcellona mostrano molta serietà scientifica attraverso Hispania sacra (1948) e Analecta sacra Tarraconensia (1925).

Lambert Beauduin e la liturgia come culto della Chiesa

Qui, nell’abbazia di Mont-César a Lovanio, troviamo Lambert Beauduin (1873-1953). La vita liturgica nel monastero, unita alla meditazione dei misteri che era chiamato a insegnare, lo persuasero del grande valore pastorale della liturgia, vista come alimento della fede.

Egli ebbe modo di esporre le sue idee nel 1909 al congresso di Malines dove sostenne che la maniera migliore per tenere uniti alla Chiesa «coloro che ancora vi entrano e per riportarvi quelli che l’hanno abbandonata», fosse quella di rendere ai fedeli l’intelligenza e quindi l’amore dei misteri che si celebrano all’altare.

La sua opera più significativa fu La Piété de l’église (Paris 1914) nella quale definisce la liturgia «culto della Chiesa», del quale il soggetto unico e universale è il Cristo risuscitato che opera la salvezza. Il culto della Chiesa appare quindi principalmente come esercizio del sacerdozio di Cristo e diventa così storia della salvezza in atto.

Odo Casel e il mistero di Cristo e della Chiesa

In Germania, nell’abbazia di Maria Laach, troviamo Odo Casel (1886-1948). La sua riflessione, prendendo avvio dallo studio della celebrazione liturgica, costantemente chiamata “mistero” nel linguaggio dei Padri della Chiesa e in quello eucologico, arriva a definire la liturgia come «il mistero di Cristo e della Chiesa».

Odo Casel nasce a Coblenza, quartiere Lützel, nell’anno 1886. Il suo nome di battesimo è Johann Hermann. Il padre si chiama Hermann Casel, di professione ferroviere, e la madre si chiama Katharina Runken.

Nella sua opera fondamentale Das christliche Kultmysterium [Il mistero del culto cristiano] (Regensburg 1932) egli sostiene che il mistero del culto è la realizzazione, sotto la modalità dei simboli e dei riti liturgici, del mistero di Cristo che continua nella Chiesa per santificarla lungo i secoli.

A questo proposito egli parla di una presenza misterica di Cristo, di una ri-attualizzazione e di una ri-presentazione del mistero della salvezza nella liturgia. Le intuizioni di Casel sono fortemente innovative rispetto all’idea stessa di culto allora prevalente.

Il culto per Casel non è infatti prima di tutto l’azione dell’uomo che cerca un contatto con Dio attraverso l’offerta della sua adorazione, è invece l’azione salvifica stessa di Dio, in modo che l’uomo, partecipe del mistero di Cristo reso presente nel rito, possa lodare e adorare Dio in “spirito e verità”.

Romano Guardini e la liturgia nella vita cristiana

Non possiamo infine non citare anche Romano Guardini (1885-1968), che nella collana lacense “Ecclesia orans” pubblica il volume Vom Geist der Liturgie [Lo spirito della liturgia] (Freiburg 1919).

Per Guardini, che si avvicina alla riflessione sulla liturgia grazie al suo impegno nel campo della pastorale giovanile, la liturgia è l’ambito nel quale rifluiscono le ricchezze della verità rivelata e proprio per questo diventa riferimento imprescindibile della vita cristiana individuale e comunitaria.

Per Romano Guardini la realtà è sempre corpo e spirito, Körper und Geist. Romano Guardini è critico nei confronti della modernità.

In Germania la commissione liturgica della Conferenza di Fulda, la riunione dell’episcopato germanico, ha come organo esecutivo il Liturgisches Institut di Treviri. L’istituto ha un proprio periodico Liturgisches Jahrbuch (1951), e altre pubblicazioni a carattere culturale e pastorale.

Altri due periodici si occupano di scienza liturgica: Archiv für Liturgiewissenschaft (1950), che sostituisce Jahrbuch f. Liturgiewissenschaft, e Liturgie und Mönchtum (1948). Un nutrito gruppo di studiosi assicurano al movimento tedesco una base sicura: tra essi il noto gesuita G. A. Jungmann, R. Guardini, Th. Schnitzler, L. Fischer, J. Pascher, J. Brinktrine.

Benemerite per la loro attività scientifica liturgica sono le abbazie di Beuron e di Maria Laach. I centri di Beuron (Texte und Arbeiten di A. Dold) e di Maria Laach (Abt Herwegen Institut) sono sempre molto attivi.

Le principali caratteristiche del Movimento liturgico

Ritorno alle fonti

La prima caratteristica del movimento è il ritorno alle fonti, riportando la liturgia sul piano teologico e mettendone criticamente in luce i primi documenti e libri liturgici. Nel campo degli studî liturgici vi è stata pure una notevole ripresa.

Un altro centro è sorto presso l’università di Friburgo (Svizzera). Più recente è l’Istituto liturgico eretto presso il Pont. Ateneo S. Anselmo di Roma, diretto da un gruppo di benedettini con a capo il P. Cuniberto Mohlberg, e che ha pubblicato ottime edizioni critiche dei sacramentarî leoniano, gelasiano, Gallicanum vetus, ecc.

M. Andrieu ha condotto a termine, prima della morte (1956), la monumentale edizione del Pontificale romano nel medioevo (4 voll. in Studi e Testi, Città del Vaticano 1938-1941), e quasi ultimata quella degli Ordines Romani (4 voll. in Spicilegium Lovaniense dal 1934, resta da pubblicare il vol. 5°, che conterrà l’Ordo di Hittorp e gli indici generali).

Valorizzazione della Bibbia

La seconda caratteristica è il ritorno allo studio e alla valorizzazione della Bibbia nella liturgia. In Spagna, un’azione liturgica pastorale ebbe inizio nel 1942 con la fondazione della rivista Liturgia a Madrid, passata a Silos (Burgos) nel 1946.

Maturò poi e s’irrobustì tra un gruppo di giovani sacerdoti che faceva capo al settimanale Incunable; ebbe decisivo impulso nel 1957 con la costituzione di una “Junta nacional de Apostolado liturgico”, organo diretto dalla commissione episcopale per la liturgia.

La Junta ha un proprio Boletin Informativo (1947), organizza settimane annuali e influisce notevolmente sul progresso della pastorale liturgica in Spagna. In Spagna, due centri di studio a Monserrato e a Barcellona mostrano molta serietà scientifica attraverso Hispania sacra (1948) e Analecta sacra Tarraconensia (1925).

Partecipazione attiva dei fedeli

La terza caratteristica è la tendenza nettamente pastorale per un’attiva, cosciente e intelligente partecipazione dei fedeli ai riti sacri. Il movimento liturgico si preoccupò quindi non soltanto di comprendere meglio la liturgia, ma anche di aiutare il popolo cristiano a partecipare alla Messa e agli altri riti della Chiesa.

La liturgia viene così considerata alimento della fede, esercizio del sacerdozio di Cristo, storia della salvezza in atto e centro della vita cristiana individuale e comunitaria. La partecipazione non è ridotta alla presenza esteriore, ma comprende l’intelligenza e l’amore dei misteri celebrati.

Il Movimento liturgico in Italia

Diversi autori (Rousseau, Marsili, Falsini, Magrassi) concordano che in Italia il Movimento liturgico procedette con molta lentezza, anche se proprio in Italia possiamo trovare alcuni fatti che già nel XVIII secolo furono antesignani delle idee che il Movimento liturgico diffonderà.

Possiamo riferirci a titolo esemplificativo alla controversia di Crema sulla necessità di distribuire la Comunione durante la Messa (1737-1742), al Sinodo di Pistoia (1786), agli studi del card. Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1649-1713), di Ludovico Antonio Muratori (1652-1750) e, nel secolo successivo, ad Antonio Rosmini.

Antonio Rosmini, nella sua opera Delle cinque piaghe della santa Chiesa (Lugano 1848), individua con la «piaga della mano sinistra della santa Chiesa» la divisione del popolo dal Clero nel culto pubblico.

Tra le ragioni della minore efficacia di risultati del Movimento liturgico italiano rispetto a quello di altre nazioni, oltre al tradizionalismo spirituale e a una pietà devozionale, E. Cattaneo, individua l’assenza, nel movimento, dell’episcopato.

Non mancarono comunque figure di vescovi che orientarono la loro attività pastorale verso un rinnovamento liturgico. Tra questi pastori possiamo citare mons. Filipello - vescovo di Ivrea - che nella sua lettera pastorale La liturgia parrocchiale, scritta per la Quaresima del 1914, mostra di aver maturato alcune intuizioni in merito al valore della liturgia.

Essa è intesa come la strada privilegiata per l’educazione del popolo. Viene da lui messa in chiara luce la centralità della celebrazione eucaristica e l’importanza della partecipazione attiva.

Un altro vescovo a cui stava particolarmente a cuore il tema liturgico fu certamente mons. Geremia Bonomelli (1831-1914), vescovo di Cremona, che nel 1913 scrisse una lettera pastorale - La Chiesa - con la quale entrò direttamente nell’argomento liturgico.

A Cremona egli promosse in mezzo al popolo il canto delle parti fisse della Messa e propose che se ne spiegassero le formule ai fedeli. Una menzione particolare spetta poi al card. Ildefonso Schuster (1880-1954), non solo per la sua formazione benedettina e per la sua opera di studioso di liturgia, ma soprattutto per la sua attività come arcivescovo di Milano.

Egli cercò di inserire nella vita pastorale, come mezzo essenziale di vita cristiana, la liturgia con tutto quello che comporta di sacramenti, di culto e di partecipazione: su questo punto fu in notevole anticipo sui tempi.

Rivista liturgica e l’avvio ufficiale in Italia

Per molti studiosi del Movimento liturgico italiano il 1914 costituisce la data ufficiale del suo inizio con il nascere di Rivista liturgica, fondata dai monaci di Finalpia e sostenuta con competenza e rigore dal suo primo direttore dom Emanuele Caronti.

Nell’editoriale del primo numero egli, delineando il programma della rivista, dichiara l’intento di far maturare anche in Italia quel movimento che era già diffuso in Francia e in Belgio. La sua insistenza è sulla realtà della liturgia come vita della Chiesa e sul carattere teologico-ecclesiale di essa e del Movimento liturgico che si intende iniziare.

Il merito di Rivista liturgica, secondo S. Marsili, fu quello di aver concepito la liturgia non come una dottrina esoterica, ma di aver impostato il sorgere del Movimento liturgico con un carattere spiccatamente teologico che forse è stata anche una causa del ritardo che ha poi incontrato nel penetrare la massa, non solo del popolo, ma dello stesso clero e dei ceti anche qualificatamente intellettuali.

Organo del movimento è dal 1914 Rivista Liturgica, a cura dei benedettini di Praglia e Finalpia. Il rito ambrosiano, a Milano, ha un proprio periodico, Ambrosius (1925).

Movimento liturgico e pastorale liturgica

Espressione del rinnovamento liturgico in Italia non furono solo gli scritti e l’opera di vescovi o la benemerita attività di studio e di riflessione di Rivista liturgica. È necessario fare anche riferimento a quella miriade di iniziative e pubblicazioni che singoli, diocesi o associazioni hanno realizzato nelle varie parti della penisola.

Sono particolarmente significativi tutti quei tentativi per favorire la partecipazione dei fedeli alla Messa. A Roma i Missionari del Sacro Cuore pubblicano Il foglietto della domenica, proprio con lo scopo di aiutare il popolo all’assistenza della Messa festiva.

A Genova la congregazione mariana parrocchiale di San Giovanni di Prè pubblica nel 1915 Preghiere per la S. Messa, che parafrasano il testo della Messa adattandolo allo spirito dei giovani. Sempre a Genova un primo tentativo in questo senso fu realizzato da mons. Moglia che nel 1912 stampò a titolo personale un volantino per la partecipazione alla Messa.

L’intuizione continuò anche durante la prima guerra mondiale dove il Moglia, cappellano militare, la sperimentò, con diffusione però molto irregolare, tra i soldati. Mons. Moglia nel 1930 fondò a Genova l’Apostolato Liturgico con lo scopo di allargare nei diversi settori il lavoro di formazione e di apostolato, dando sviluppo ad iniziative di più ampio respiro.

Ben presto il centro dell’Apostolato Liturgico divenne ricco di attività. Tra queste va segnalato il primo Congresso Liturgico Nazionale che si tenne a Genova nel 1934.

In mons. Moglia era viva la convinzione del valore della liturgia come partecipazione alla vita della Chiesa e come efficace mezzo di apostolato. Sulla stessa direttiva di marcia procede poi il trevigiano don Francesco Tonolo, famoso per le sue iniziative liturgico-pastorali tra le quali segnaliamo “la crociata della Messa”, tesa a creare nella parrocchia un movimento intenso di partecipazione alla Messa quotidiana.

L’obiettivo più profondo dell’iniziativa fu quello di fare in modo che il cristiano rendesse la Messa il centro della propria vita. Per realizzare questo suo intento il Tonolo era convinto che fosse necessario ridare il Messale nelle mani del popolo.

Tra le attività delle associazioni cattoliche segnaliamo in modo particolare quelle della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, il cui consiglio superiore operò la scelta dell’educazione liturgica delle giovani.

L’Opera della Regalità

È sicuramente degna di menzione la meritoria opera di promozione e di apostolato liturgico dell’Opera della Regalità. L’Opera, fondata da P. Agostino Gemelli e approvata dalla Santa Sede nel 1928, annoverò ben presto tra le sue attività l’apostolato liturgico attraverso numerose iniziative e pubblicazioni.

In modo particolare, oltre alle settimane liturgiche parrochiali, agli esercizi spirituali a carattere liturgico, ai convegni liturgico-pastorali che continuano ancora oggi, è da segnalare «La Santa Messa per il popolo italiano».

Si tratta di una semplice pubblicazione settimanale, che a partire dal 1931 fino al 1945, ha accompagnato migliaia di fedeli nella loro partecipazione e comprensione della liturgia eucaristica, dei suoi testi, dei suoi gesti e riti.

Altro ente che si dedica all’apostolato liturgico in Italia è l’Opera della Regalità, fondata dal P. Agostino Gemelli, francescano, a Milano, nel 1923. Infine, dal 1953 il Centro orientamenti pastorali (COP), tratta abitualmente argomenti di liturgia nelle settimane pastorali che organizza annualmente e nei quaderni di Orientamenti Pastorali.

Il Centro di Azione Liturgica

Un organismo benemerito nella promozione della liturgia in Italia è senz’altro costituito dal Centro di Azione Liturgica, fondato nel 1947 a Parma nel contesto di un convegno liturgico svoltosi il mese precedente alla pubblicazione dell’enciclica Mediator Dei.

Il suo primo presidente fu mons. Adriano Bernareggi, vescovo di Bergamo, a cui seguirono mons. Carlo Rossi (Biella), mons. Carlo Maziana (Crema), mons. Mariano Magrassi (Bari), mons. Luca Brandolini (Sora-Aquino-Pontecorvo), mons. Felice Di Molfetta (Cerignola-Ascoli Satriano), mons. Alceste Catella (Casale Monferrato) e mons. Claudio Maniago (Castellaneta).

Lo scopo del CAL, fin dal suo primo statuto del 1949, fu quello di dare incremento e aiuto al movimento liturgico in Italia in sintonia con le direttive della Santa Sede e della Conferenza Episcopale Italiana, che nel 1964 lo dichiarò proprio Institutum liturgicum a norma dell’articolo 44 della Costituzione liturgica conciliare.

Tra le attività di cui il CAL si fece e si fa tuttora promotore segnaliamo i corsi di formazione per operatori liturgici, l’organizzazione della “Settimana liturgica nazionale”, la pubblicazione di sussidi di studio e di divulgazione, in modo particolare la rivista Liturgia, gli annuali corsi di formazione destinati ai seminaristi.

Per la federazione nazionale delle Associazioni del Piccolo Clero il Centro ha un proprio bollettino, Il chierichetto (Parma); altre pubblicazioni periodiche escono a Milano, Roma, Cremona, Alba. Più divulgativa, a sfondo liturgico, è la rivista Vita con la Chiesa, edita a Roma.

Il Centro organizza ogni anno una settimana di studio e diverse settimane per seminaristi, per le suore e per il popolo. Ha unite le società Amici della Liturgia e dell’Arte Cristiana (ALAC).

La rinascita liturgica e l’intervento della Santa Sede

All’enciclica Mediator Dei (20 novembre 1947), che costituisce la “magna charta” della rinascita liturgica contemporanea, altri documenti seguirono, tra cui, di notevole importanza, l’enciclica Musicae sacrae disciplina (1955) e la Instructio de musica sacra et sacra liturgia (1958), che delinearono più chiaramente il pensiero della Santa Sede in materia, tracciarono le linee direttive, indicarono i problemi e la loro soluzione.

In questo modo la Santa Sede prese in mano direttamente il movimento - ormai largamente diffuso - e procedette ad una serie di riforme, quali la nuova traduzione del Salterio (1945), la veglia pasquale (1951), la mitigazione del digiuno eucaristico (1953 e 1957), la semplificazione delle rubriche (1955), il nuovo Ordo della Settimana santa (1956).

Contemporaneamente il movimento ha avuto un’espansione sorprendente, di cui si ebbe chiara manifestazione nei due Congressi internazionali di Lugano (1953) e di Assisi (1956), quest’ultimo chiuso da un discorso di Pio XII.

L’enciclica Mediator Dei dispone che in ogni diocesi s’istituisca una commissione per l’apostolato liturgico. Oltre alle commissioni diocesane si sono formate in quasi tutti i paesi commissioni liturgiche a base nazionale in seno alle Conferenze episcopali, e centri nazionali di liturgia.

Così in Austria, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e America Meridionale, con un’unica commissione per tutte le nazioni dell’America latina. Il movimento liturgico entrò così in una fase nella quale la ricerca e la sperimentazione furono progressivamente accompagnate e orientate da organismi ecclesiali.

La diffusione oltre l’Europa

Buoni sono gli inizî del movimento liturgico anche fuori d’Europa. Negli Stati Uniti dal 1926 si pubblica in buon numero di copie la rivista Worship, già Orate Fratres, a Collegeville (Minn.).

Dal 1942 si tiene annualmente una settimana liturgica in diverse diocesi. Sempre più numerose sono le pubblicazioni liturgiche dell’Università cattolica di Washington e dell’Università di Notre-Dame.

Il collegamento tra i diversi enti è assicurato dalla Liturgical Conference, segretariato delle settimane liturgiche americane. Nel Canada è sorto un centro liturgico a Quebec, con la rivista Liturgie et vie chrétienne (1956), e l’Istituto di Pastorale dell’università (1957), che promuove diverse iniziative a carattere liturgico.

Per la Colombia, è in via di formazione un centro a Bogotà, che ha cominciato con una scuola di liturgia per corrispondenza (1958) e pubblica settimanalmente, dal 1952, un Directorio liturgico. Nel seminario di San Gil è stata istituita una “Accademia Pio XII” per l’azione liturgica.

In Argentina dal 1936 si pubblica regolarmente la Rivista Liturgica Argentina, e dal 1945 una Revista biblica con seccion liturgica, che sta creando un clima promettente.

In Australia, ha suscitato vivo interessamento per i problemi liturgici la prima settimana liturgica nazionale, celebrata a Manly nel gennaio 1958. A Manila, nelle Filippine, i missionarî reduci dalle missioni di Cina, hanno dato vita a un Istituto liturgico per lo studio della liturgia in relazione all’adattamento missionario.

Le fasi storiche del Movimento liturgico

Il concetto di Movimento Liturgico è tutt’altro che pacifico. Non solo per come viene interpretato, ma anche per come viene periodizzato.

Per non pochi interpreti, infatti, il Movimento Liturgico è facilmente ridotto ad una delle condizioni del Concilio Vaticano II. Questa visione, condizionata dalla dinamica movimento-istituzioni di impronta sociologica, tende a pensare che quando la istituzione si afferma, il movimento finisce.

Credo che sia più fecondo pensare, invece, che anche la istituzione fa parte del Movimento Liturgico. Così è proferibile considerare il ML strutturato in diverse fasi.

La prima fase: la ricerca e la sperimentazione

La prima fase precede ogni istituzionalizzazione, estendendosi dagli inizi del XX secolo alla enciclica Mediator Dei, del 1947, di papa Pio XII.

Questa prima fase ha carattere profetico e sperimentale: lavora su diversi fronti, ma non progetta direttamente una riforma dei riti. Essa comprende la riscoperta della liturgia, lo studio delle fonti, la rinascita benedettina, l’approfondimento teologico e i primi tentativi di partecipazione pastorale.

La seconda fase: il progetto di riforma

Viceversa, una seconda fase, che inizia già l’anno dopo Mediator Dei, con la convocazione della Commissione per la liturgia, nel 1948, inizia quel progetto di riforma che a partire dal 1951 affronta la riforma della Veglia Pasquale, della Settimana Santa e poi, con il Concilio, di tutta la liturgia ecclesiale.

Le riforme promosse nella metà del XX secolo manifestano il passaggio da una fase prevalentemente profetica e sperimentale a una fase nella quale il rinnovamento liturgico viene assunto direttamente dall’autorità ecclesiale.

La recezione dopo il Concilio Vaticano II

Se recuperiamo con attenzione le tracce di una presenza, all’interno della storia del Movimento Liturgico degli ultimi 60 anni, possiamo chiaramente identificare il profilo di Marcel Lefebvre come una delle figure rilevanti che hanno condizionato il modo in cui si è sviluppata la recezione del Movimento Liturgico dopo il Concilio Vaticano II.

In questa seconda fase Lefebvre compare, chiaramente, come oppositore. Anzi, egli mutua, da Giuseppe Siri, un argomento nuovo: ossia l’idea che la riforma liturgica possa essere una “proposta del magistero”, che lascia liberi i pastori di continuare come prima.

Lefebvre utilizzerà lo stesso argomento, ma lo applicherà alla riforma conciliare. Voi fate le riforma del rito romano, ma lasciateci liberi di usare la forma precedente, quella tridentina.

Questo argomento ha potuto essere in qualche modo tollerato fino al 1988, quando Lefebvre ha ordinato i vescovi senza consenso da parte di Roma. La domanda di autonomia liturgica è diventata scisma.

La questione delle forme parallele

Così è nata l’idea che quell’anno costituisca una soglia anche per il Movimento Liturgico, che nello stesso anno conosce, oltre allo scisma di Lefebvre, il primo e finora unico rito inculturato, il Messale romano per le Diocesi dello Zaire, e il documento di bilancio di SC a 25 anni, Vigesimus quintus annus.

Dopo il 1988 si è aperta una fase nuova del ML, che ha assunto caratteri profondamente contraddittori, ma che, a distanza di quasi 40 anni, possiamo riconoscere segnata in modo forte dall’ombra lunga della questione lefebriana e dalla illusione di “ricucire”.

In effetti, se osserviamo con occhio attento, non è difficile notare come a partire dagli anni 90 e poi nel nuovo XXI secolo, si sia perseguita, quasi ad ogni costo, la via di un “riavvicinamento” agli scismatici, che è arrivata a concedere a Lefebvre e ai suoi successori nello scisma persino l’argomento principe: ossia la riduzione della riforma liturgica ad accessorio.

Dal 1988 al 2021 questo è stato il crescente rumore di fondo, che ha alimentato la illusione sia all’interno, sia all’esterno della comunione cattolica. Sia per chi ha iniziato a pensare che nella comunione il rito diventasse opzionale, sia per chi era nella scomunica, che immaginava potesse essere “rimessa” a un prezzo molto basso.

Le vicende successive al 2021 hanno mostrato che questo non può essere e che i fratelli lefebvriani possono inventarsi anche lo “stato di necessità” pur di non rinunciare alla loro natura scismatica.

Il significato ecclesiale del Movimento liturgico

Convinzione di fondo degli artefici del Movimento liturgico in Italia era lo stretto legame tra liturgia e vita cristiana, per cui una rivalorizzazione e una rinascita dello spirito liturgico avrebbero favorito la ripresa di una vita cristiana più autentica contro i vari mali della società contemporanea.

Il culto della Chiesa appare quindi principalmente come esercizio del sacerdozio di Cristo e diventa così storia della salvezza in atto. La liturgia è l’ambito nel quale rifluiscono le ricchezze della verità rivelata e proprio per questo diventa riferimento imprescindibile della vita cristiana individuale e comunitaria.

Suo merito indiscusso fu l’aver riaccostato il popolo alla liturgia e averne indirizzato la pietà e la devozione. Molto meno presente fu invece la preoccupazione di andare oltre, cioè di verificare le condizioni di celebrabilità della liturgia nel contesto culturale dell’epoca e la consapevolezza che la liturgia da sola non era in grado di far fronte al crescente processo di scristianizzazione.

Il Movimento liturgico ha così contribuito a ricollocare la liturgia nel cuore della vita della Chiesa, collegando celebrazione, fede, teologia, spiritualità, pastorale e partecipazione comunitaria.

Il Movimento liturgico e la riforma liturgica

Il Movimento liturgico italiano non fu caratterizzato da grandi originalità di intuizioni e di riflessioni. D’altra parte tale era anche la situazione della teologia italiana a esso contemporanea.

Tra i motivi di una simile situazione due pensiamo siano i più significativi. Innanzitutto il fatto che il Movimento liturgico in Italia nacque successivamente a quello di altri paesi europei e questo ha senz’altro condizionato i suoi indirizzi e i suoi sviluppi che, pur con le loro sottolineature, si sono mossi su percorsi già tracciati e sperimentati.

Questo gli ha permesso però di assumere posizioni più equilibrate, lontane da ogni forma di romanticismo e di archeologismo. Il secondo motivo sta nel fatto che in Italia si privilegiò l’aspetto spiccatamente pastorale.

La produzione di quegli anni più che su grandi studi a carattere storico o teologico si diresse verso numerosissime pubblicazioni di propaganda e di divulgazione. Ci si preoccupò di una diffusione capillare anche per guadagnare al movimento il popolo, la parrocchia e il clero, che spesso, seppur persuaso in teoria delle ragioni del Movimento liturgico, nella pratica era portato a continuare secondo quello che si era sempre fatto.

Il Movimento liturgico preparò quindi il terreno culturale, teologico e pastorale per la riforma liturgica, senza coincidere semplicemente con essa. La prima fase lavorò soprattutto alla riscoperta e alla comprensione della liturgia; la seconda avviò il progetto di riforma dei riti; la recezione successiva mise in evidenza le questioni relative all’unità ecclesiale, alla continuità e alla partecipazione.

Una definizione sintetica

Il Movimento liturgico può essere definito come il processo di rinnovamento mediante il quale la Chiesa ha riscoperto la liturgia come “preghiera della Chiesa”, “culto della Chiesa” e “mistero di Cristo e della Chiesa”. Esso ha promosso il ritorno alle fonti, la valorizzazione della Bibbia, la riflessione teologica, la restaurazione del canto liturgico, la formazione pastorale e la partecipazione attiva, cosciente e intelligente dei fedeli.

La sua finalità non consisteva soltanto nel modificare testi, gesti o rubriche, ma nel rendere nuovamente percepibile il rapporto tra liturgia e vita cristiana. La liturgia è stata così riconosciuta come azione salvifica di Dio, esercizio del sacerdozio di Cristo, manifestazione dei suoi misteri e centro della vita della Chiesa.

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