Il Crocifisso di Santa Maria della Pieve ad Arezzo è una delle più importanti testimonianze della pittura sacra del Duecento conservate nella città. Attribuito a Margarito d’Arezzo e databile intorno al 1260, si trova nella Pieve di Santa Maria Assunta, nel presbiterio, insieme al Polittico di Pietro Lorenzetti e all’affresco con San Domenico e San Francesco di Andrea di Nerio.
L’opera appartiene a un momento di passaggio tra la tradizione bizantina e le prime forme di linguaggio figurativo autonomo. Il Crocifisso dipinto in Santa Maria della Pieve, insieme al celebre Crocifisso di Cimabue nella Basilica di San Domenico, mostra l’evoluzione della pittura sacra nel XIII secolo.

La Pieve di Santa Maria Assunta
La Pieve di Santa Maria Assunta, nella parte più alta di Corso Italia, è uno dei simboli di Arezzo. La chiesa battesimale urbana sorse tra il V e il VI secolo, forse su resti di un edificio pagano, a cui ne seguì uno più grande intorno al IX secolo.
A metà del XII secolo anche la pieve altomedievale venne demolita e ne fu eretta uno nuova in forme romaniche. Abside e facciata furono rifatte nella prima metà del Duecento secondo lo stile pisano-lucchese e sempre in quel periodo fu rialzato il presbiterio sulla cripta del XII secolo.
La Pieve di Santa Maria è stata sottoposta, nel corse dei secoli, a diverse modifiche, a partire da quella effettuata tra il XII e il XIII secolo, quando la facciata venne completamente rifatta in stile pisano-lucchese. Fu, invece, nel 1330 che venne terminata la torre campanaria che ancora vediamo; mentre tra i secoli XIV-XV la chiesa venne ornata con affreschi, in seguito distrutti o perduti, e con innumerevoli cappelle.
La chiesa si trova nel cuore del centro storico di Arezzo ed è posta tra Corso Italia, sul quale prospetta la facciata, e Piazza Grande, su cui, invece, offre l’abside. La costruzione iniziò dopo il 1140 e si protrasse fino all'inizio del 1300.
Storia e trasformazioni dell’edificio
Le prime documentazioni in cui veniva citata la Pieve risalgono addirittura al 1008, fatto che fa presupporre che già in quell’epoca il culto aretino della Madonna fosse così forte da dedicarle una chiesa.
Nei secoli XIII e XIV la chiesa fu impreziosita anche da cappelle affrescate. Fonti attestano che ce ne fossero ben 27 nel 1390.
A partire dagli anni Sessanta del Cinquecento cominciarono i primi rimaneggiamenti sotto la direzione di Giorgio Vasari, che vi progettò l’altare di famiglia tra il 1563 e il 1564. Lo stesso Vasari, dal 1559 al 1564, eseguì alcuni lavori relativi all’altare e al coro.
Ai secoli XVII e XVIII risalgono i rifacimenti barocchi che stravolsero l’aspetto dell’edificio, a cui seguirono quelli non meno alteranti eseguiti tra il 1859 e il 1880, quando fu deciso un ripristino stilistico per riportare la chiesa al suo aspetto medievale, ma che provocò interventi arbitrari.
Nel 1862 la Pieve, a causa di alcuni problemi di stabilità, venne sottoposta ad un restauro curato da Battisti Ristori, il quale, però, non si preoccupò di preservare e recuperare gli affreschi e le opere architettoniche del passato.
I casi più emblematici furono lo smantellamento nel 1865 della cappella gotica esterna che dava su Piazza Grande, accanto all’abside, e la ricostruzione della cripta sui resti di quella antica.
La facciata romanica e il campanile delle cento buche
La facciata oggi visibile è ancora quella costruita nella prima metà del XIII secolo. Questa venne appoggiata alla precedente come elemento architettonico a sé stante e ciò si può notare dal fatto che non è presente il doppio spessore nelle pareti perimetrali come, invece, possiedono le chiese delle altre città toscane ad essa contemporanee.
Esternamente oggi la pieve si presenta con la sua magnifica facciata romanica, suddivisa in un ordine inferiore di cinque arcate cieche su colonne di granito, al quale si sovrappone il loggiato superiore a tre ordini con colonnette tutte diverse tra loro.
Nella parte inferiore della facciata, si aprono tre portali strombati tra i quali quello centrale, presenta la lunetta dov’è scolpita la Madonna e l’archivolto con le raffigurazioni simboliche dei dodici mesi dell’anno collegate alle attività agricole che scandivano il calendario.
Le tre logge sorrette dalle colonnine si suddividono nelle due inferiori che sono ad arco e nella la terza che è, invece, ad architrave. Il coronamento della facciata è privo di timpano.
Sulla lunetta del portale centrale si ammira una scultura di Marchio o Marchionne, datata 1216, con la “Vergine Assunta in cielo tra due angeli”. Subito sotto un fregio a piccole figure con la “Madonna tra gli arcangeli Michele e Gabriele, i santi Satiro e Donato e gli apostoli”.
Nell’archivolto è collocato lo straordinario complesso con il “Ciclo dei Mesi”, capolavoro della scultura medievale realizzato da maestranze di area padana tra la seconda metà degli anni Trenta e la prima metà degli anni Quaranta del Duecento.
Nell’architrave, inoltre, è presente il nome dell’artista, Marchio, e l’anno 1216; mentre nella lunetta del portale destro c’è un bassorilievo raffigurante il Battesimo di Gesù e in quella del portale sinistro c’è un bassorilievo con tralci di vite e grappoli d’uva.
Nel portale laterale destro si osserva la lunetta con il bassorilievo raffigurante il “Battesimo di Gesù”, in quello di sinistra la lunetta con tralci di vite e grappoli d’uva. Entrambe le lunette risalgono alla prima metà del XIII secolo.
Sul portale di via Seteria si ammira un bassorilievo del XII secolo con una trama fatta di croci, foglie e grappoli d’uva. L’abside semicircolare, decorata con arcate cieche a tutto sesto e monofore per dare luce all’interno e alla cripta, e il fianco sud sono, invece, rifacimenti dell’800, ad esclusione del portale di via di Seteria.
La caratteristica torre campanaria, detta “delle cento buche”, venne conclusa intorno al 1330. All’angolo tra il fianco sud della Pieve e la facciata si erge, rafforzato con un contrafforte il campanile alto 59 metri comunemente detta dei cento buchi per le bifore, dieci per ogni lato, disposte su cinque ordini sovrapposti.
Il Crocifisso di Margarito d’Arezzo
Salendo nel presbiterio attraverso una scalinata si ammirano il “Crocifisso” di Margarito d’Arezzo del 1260 circa, l’affresco con “San Domenico e San Francesco” di Andrea di Nerio del 1360 circa e lo straordinario polittico di Pietro Lorenzetti dipinto tra il 1320 e il 1324, una tempera su tavola fondo oro raffigurante la “Madonna con il Bambino tra i santi”.
In fondo alla navata di sinistra spicca la Croce attribuita a Margarito d’Arezzo. Il Crocifisso di Margarito d’Arezzo è una delle più importanti testimonianze pittoriche del Duecento.
Margarito d’Arezzo è uno dei protagonisti della pittura italiana del Duecento, attivo in un momento di passaggio tra la tradizione bizantina e le prime forme di linguaggio figurativo autonomo.
Tra i protagonisti della pittura del XIII secolo, Margarito d’Arezzo occupa un posto di rilievo nella definizione di un linguaggio figurativo nuovo, capace di coniugare la solennità della tradizione bizantina con un crescente interesse per la narrazione e la figura umana.
Attivo in un momento di profonda trasformazione, è considerato una figura chiave nella fase di passaggio verso forme più articolate di rappresentazione visiva. Figura centrale di una stagione fondativa della storia dell’arte, in dialogo con le grandi correnti artistiche del suo tempo.
Il Crocifisso ligneo del XVII secolo
Sulla parete della navata destra della Pieve di Arezzo si trova questo bel crocifisso ligneo di autore ignoto, comunque per il suo stile inequivocabilmente databile XVII secolo.
Gesù Cristo, già morto, presenta una figura molto snella. Particolarmente "scolpito" appare il suo dorso. Le braccia appaiono molto tese poiché devono sorreggere l'intero peso del corpo.
Particolarmente espressivo ci appare il volto.
La presenza di questo Crocifisso ligneo va distinta dal Crocifisso dipinto attribuito a Margarito d’Arezzo, collocato nel presbiterio e databile intorno al 1260.
L’interno della Pieve
Il solenne e maestoso interno è a tre navate. L’interno è a tre navate, con grandi arcate romanico-gotiche poggianti su robuste colonne e pilastri; il soffitto è a capriate di legno decorate.
La navata centrale è ampia e maestosa. Il presbiterio è la parte più antica della Pieve e, infatti, in esso sono preservate le tracce del vecchio edificio di culto.
Il capitello del primo pilastro ha quattordici teste incoronate e dotate di baffi, poi ci sono altri capitelli e le arcate a pieno centro. Nella galleria, edificata nel 1300, sono presenti poi dodici bifore.
Le opere nella parete interna della facciata
Nella parete interna della facciata si contempla uno stupendo bassorilievo marmoreo con la “Adorazione dei Magi” realizzata da Marchionne agli inizi del Duecento.
Si tratta di una lastra ad altorilievo, forse parte di un pulpito scomparso, raffigurante la Vergine incoronata con il bambino in trono, che con il piede schiaccia il drago e riceve l’omaggio dei Magi. Più in alto si nota l’Arcangelo Michele in volo.
Nella parete interna della facciata, sulla sinistra del portale centrale si può osservare un movimentato bassorilievo marmoreo raffigurante l’Adorazione dei Magi, di artista ignoto e risalente all’XI-XII secolo.
Sulla parete sinistra si trova un altro bassorilievo marmoreo del XIII secolo con il “Presepio”, donata tra il 1910 e il 1912. Probabilmente viene dal pulpito di una chiesa scomparsa della zona di Sant’Andrea a Pigli, a sud della città. È attribuita a un seguace di Marchionne.
Quasi in fondo alla navata è collocato un bassorilievo marmoreo del XIII secolo raffigurante il Presepio, proveniente dalla Valdichiana.
La Cappella del Santissimo Sacramento
Avanzando nella parete sinistra si giunge alla Cappella del Ss. Sacramento, costruita nel 1593.
All’interno si ammira una statua quattrocentesca con la “Madonna con il Bambino”, detta “Madonna Tucciarelli”, e gli affreschi neoclassici di Luigi Ademollo del 1815 con “Storie del Nuovo e del Vecchio Testamento”.
Di seguto è un Crocifisso ligneo cinquecentesco e, sotto di esso, in una nicchia, è ospitata una statua lignea raffigurante Santa Lucia.
Il fonte battesimale
In fondo alla parete destra, tornando verso l’uscita, si osserva infine il fonte battesimale esagonale con le formelle lavorate a bassorilievo tra il 1330 e il 1332 da Giovanni d’Agostino.
Nella navata di destra è posto il fonte battesimale, opera del XIV secolo di Giovanni d’Agostino, mentre nella quarta campata si può vedere l’occhio scolpito.
Il presbiterio e il Polittico di Pietro Lorenzetti
L’altare maggiore custodisce lo splendido Polittico dell’artista senese Pietro Lorenzetti, eseguito per conto del vescovo Tarlati.
Lo straordinario polittico di Pietro Lorenzetti, dipinto tra il 1320 e il 1324, è una tempera su tavola fondo oro raffigurante la “Madonna con il Bambino tra i santi”.
Nella stessa Pieve, il Polittico di Pietro Lorenzetti, realizzato nei primi decenni del Trecento, introduce un linguaggio più narrativo e una nuova attenzione allo spazio.
Sul pilastro di sinistra è presente l’affresco rappresentante San Francesco e San Domenico, attribuito ad Andrea di Nerio.

La cripta e il Busto reliquiario di San Donato
Scendendo nella cripta, invece, si ammira il “Busto reliquiario di San Donato” del 1346, capolavoro in argento dorato, sbalzato e cesellato con applicazioni di parti fuse, smalti traslucidi e pietre dure, eseguito dalla bottega orafa di Paolo Ghiselli e Pietro Vanni.
La cripta è stata rifatta nell’800 dall’ingegnere garzi di Arezzo su disegno dell’architetto Falcini di Firenze, ma si allontana molto da quella originaria.
Presenta cinque navate e custodisce, dietro l’altare, il Busto reliquiario di San Donato martire e vescovo di Arezzo.
Sulla parete di sinistra è invece conservata un’urna in legno della seconda metà del ‘500 contenente i resti mortali di un beato camaldolese, e, nella parte destra, una vetrina protegge l’immagine della Vergine addolorata.
Il significato del Crocifisso nel percorso artistico di Arezzo
Dal linguaggio simbolico del Medioevo alla costruzione razionale del Rinascimento. Il percorso parte dalle tavole di Margarito d’Arezzo al Museo d’Arte Medievale e Moderna e dal Crocifisso dipinto in Santa Maria della Pieve, che, insieme al celebre Crocifisso di Cimabue nella Basilica di San Domenico, mostrano l’evoluzione della pittura sacra nel XIII secolo.
Capolavoro dell’arte medievale, il Crocifisso di Cimabue, custodito nella Basilica di San Domenico, è una delle tappe immancabili per chi visita il patrimonio artistico di Arezzo.
Databile tra il 1265 e il 1271, è considerato il capolavoro giovanile del maestro di Giotto e rappresenta un momento di svolta nella pittura italiana.
Con quest’opera, Cimabue si distacca dal rigore del linguaggio bizantino, introducendo una nuova sensibilità espressiva, più umana e drammatica, che apre la strada al rinnovamento figurativo del Trecento.
Il percorso prosegue con la Leggenda della Vera Croce, dove Piero della Francesca apre la strada al Rinascimento, introducendo una nuova idea di racconto visivo fondata su luce, spazio e armonia compositiva.
Il percorso si conclude con la Casa Museo di Giorgio Vasari, che offre uno sguardo maturo sull’arte rinascimentale, riflessiva e consapevole del proprio tempo.
Altri luoghi d’arte da vedere ad Arezzo
Museo d’Arte Medievale e Moderna
Ospitato nel rinascimentale Palazzo Bruni Ciocchi, il Museo d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo conserva una delle raccolte più significative della pittura toscana, dal Duecento all’Ottocento.
Tra i suoi capolavori spiccano le tavole a fondo oro di Margarito d’Arezzo, figura di primo piano nella pittura medievale, e importanti dipinti di Giorgio Vasari, come il monumentale Convito di Ester e Assuero.
Accanto a loro, opere di Spinello Aretino, Luca Signorelli e altri maestri raccontano la ricchezza visiva e spirituale di un territorio centrale nella storia dell’arte italiana.
Museo Diocesano
Situato accanto alla Cattedrale, il MUDAS conserva importanti testimonianze dell’arte sacra aretina, dal Medioevo al Rinascimento.
Tra le opere più antiche spiccano tre crocifissi lignei policromi del XIII secolo, provenienti dalla cittadella vescovile del Pionta, che mostrano affinità con la scuola di Margarito d’Arezzo.
Di grande rilievo anche le opere di Giorgio Vasari, tra cui preziosi stendardi processionali realizzati per la committenza religiosa della sua città natale, espressione compiuta del suo stile e della sua visione della pittura sacra.
Basilica di San Domenico
La Basilica di San Domenico conserva il Crocifisso di Cimabue, una delle opere più significative della pittura italiana del XIII secolo.
La presenza nella stessa città dei Crocifissi di Margarito d’Arezzo e di Cimabue consente di osservare due momenti fondamentali della trasformazione della rappresentazione di Cristo sulla croce.
Casa Museo di Giorgio Vasari
Situata nel cuore del centro storico, la casa di Giorgio Vasari ad Arezzo è un luogo emblematico per comprendere la figura del grande artista, architetto e biografo del Rinascimento.
Acquistata e decorata dallo stesso Vasari a partire dal 1540, l’abitazione conserva un ciclo pittorico ideato come manifesto della sua visione dell’arte, con allegorie, ritratti e decorazioni che celebrano le arti liberali e il ruolo dell’artista.
Il museo ospita anche documenti, disegni e arredi che restituiscono il profilo intellettuale di Vasari e il suo legame profondo con la città natale.
Piazza Grande
Cuore antico della città, la Piazza si forma intorno al 1200. Unica per la sua originale forma trapezoidale e la sua particolare inclinazione, è caratterizzata da un’armoniosa alternanza di costruzioni di varie epoche.
La piazza vede case con ballatoi in legno e torri merlate affiancarsi all’imponente Palazzo delle Logge costruito nel 1573 su progetto di Giorgio Vasari e al monumentale Palazzo della Fraternita dei Laici caratterizzato da un orologio astronomico fra i più rari d’Europa.

Informazioni per la visita
La Pieve di Santa Maria della Pieve si trova all’inizio di Corso Italia, al termine di via dei Pileati, nel centro storico di Arezzo. La facciata prospetta su Corso Italia, mentre l’abside guarda verso Piazza Grande.
La visita permette di osservare in un unico edificio la facciata romanica a logge sovrapposte, il campanile delle cento buche, il Crocifisso di Margarito d’Arezzo, il Polittico di Pietro Lorenzetti, il fonte battesimale di Giovanni d’Agostino e il Busto reliquiario di San Donato.
Per organizzare l’itinerario nel centro storico è utile considerare la vicinanza con Piazza Grande, la Basilica di San Domenico, il Museo Diocesano, il Museo d’Arte Medievale e Moderna e la Casa Museo di Giorgio Vasari.
Arezzo custodisce un patrimonio d’arte straordinario: dalle origini etrusche alla pittura medievale, fino ai capolavori del Rinascimento, in un viaggio attraverso la storia dell’arte italiana.