Il Crocifisso di Raffaello al Louvre: storia e analisi dell’opera

Il dipinto di Raffaello legato al tema della Crocifissione e oggi conservato al Louvre è la Crocifissione del 1502-1503, conosciuta soprattutto come Crocifisso Gavari. L’opera fu realizzata per la cappella laterale della chiesa di San Domenico a Città di Castello, ma oggi si trova alla National Gallery di Londra, non al Louvre.

Al Louvre è invece conservata la Crocifissione di Andrea Mantegna, datata 1457-1459, mentre tra le opere di Raffaello presenti nelle collezioni del museo parigino figurano la Belle Jardinière, il San Giorgio e il drago e l’Autoritratto con Giulio Romano. La distinzione è importante per non confondere la sede del Crocifisso Gavari con quella di altre opere di Raffaello o di altri maestri rinascimentali.

Il Crocifisso Gavari: dati essenziali

ElementoInformazione
TitoloCrocifissione Gavari
ArtistaRaffaello Sanzio
Data1502-1503
TecnicaOlio su tavola
Dimensioni279 x 166 cm
CommissioneFamiglia Gavari
Destinazione originariaCappella laterale di San Domenico a Città di Castello
Conservazione attualeNational Gallery, Londra

Storia della commissione e destinazione originaria

Stando alle fonti storiche ed agli studi effettuati, “Crocifissione Gavari” sarebbe stata richiesta su commissione della famiglia Gavari (da cui prende il nome) per la chiesa di San Domenico presso la Città di Castello. Il dipinto era la pala d'altare della cappella laterale di S. Domenico a Città di Castello.

Sulla cui cornice in pietra è indicata la data del 1503. La predella è stata dipinta con episodi della vita di San Girolamo, a cui era dedicato l'altare. Proprio la figura di San Girolamo riveste particolare importanza, poiché l’altare dove doveva giungere l’opera era intitolato proprio a lui.

La provenienza dell’opera

L’opera è stata successivamente venduta ai francesi, per poi giungere presso la collezione Fesch, poi presso quella del principe di Canino ed infine in varie collezioni inglesi, di cui ricordiamo in particolare la collezione Mond, dove infine venne lasciata in eredità presso la National Gallery di Londra nel 1924.

Differentemente da altre opere del Sanzio, questa ha avuto una storia relativa alla sua trasmissione molto più semplificata, ma ciò non toglie che anche questa “Crocifissione Gavari” sia un’opera di prim’ordine e di notevole importanza artistica.

Descrizione della scena

In quest'opera la Vergine e San Giovanni Evangelista stanno ai lati della croce, mentre i santi Girolamo e Maria Maddalena si inginocchiano davanti ad esso. Al centro della composizione domina Cristo crocifisso, isolato verticalmente rispetto al paesaggio e alle figure raccolte ai piedi della croce.

Stando al titolo dell’opera, sulla croce è rappresentato Cristo, in alto a sinistra si trova il Sole, mentre in alto a destra la Luna; sotto i due astri si trovano due angeli vestiti con colori opposti, i quali stanno raccogliendo attraverso dei vasi, il sangue che sgorga dalle ferite di Gesù.

Gli angeli catturano il sangue di Cristo nei calici, come quelli usati per il vino della Messa. Ai piedi della croce si trovano quattro santi, dove oltre alla tradizionale triade (Maria, San Giovanni Apostolo, Maria Maddalena) presente di solito alla Crocifissione, si aggiunge anche la figura di San Girolamo.

Dietro al gruppo di personaggi si nota un paesaggio naturale, con in estrema lontananza qualche accenno di edifici, che alcuni studiosi hanno identificato come uno scorcio di Firenze. Il paesaggio in secondo piano, pregno di colori molto leggeri, sembra essere una veduta di un piccolo paradiso terrestre.

Crocifisso Gavari di Raffaello

Il significato del Sole e della Luna

L’inedita presenza del Sole e della Luna, tradizionalmente sembrano rimandare all’Alfa ed all’Omega, che rappresentano inizio e fine dell’Incarnazione divina; curiosamente questi due elementi sono presenti nella composizione di Raffaello anche se proprio durante il Concilio di Costantinopoli del 680, fu chiaramente proibito di utilizzare questi elementi perché potevano essere simboli anche di altri religioni non cristiane.

La presenza simultanea dei due astri amplia il significato della scena oltre la semplice rappresentazione della morte di Cristo. Il Sole e la Luna accompagnano l’evento cosmico della Crocifissione e introducono un riferimento all’inizio e alla fine della storia della salvezza.

Il sangue di Cristo e il riferimento eucaristico

Gli angeli che raccolgono il sangue nelle coppe stabiliscono un rapporto diretto tra il sacrificio sulla croce e il sacramento dell’Eucaristia. I calici ricordano infatti quelli utilizzati per il vino della Messa.

La scena non presenta quindi soltanto il dolore della Passione, ma anche la trasformazione liturgica e salvifica del sacrificio di Cristo. Il sangue che sgorga dalle ferite diventa un elemento visibile del mistero eucaristico, particolarmente adatto a una pala d’altare destinata a uno spazio di culto.

La composizione e la disposizione dei personaggi

La composizione è costruita intorno alla croce, che stabilisce un asse verticale e organizza lo spazio dell’immagine. La Vergine e San Giovanni Evangelista sono collocati ai lati del Cristo, mentre Maria Maddalena e San Girolamo, inginocchiati, introducono una diversa articolazione ritmica nella parte inferiore.

Nonostante tutti questi richiami al Perugino, il Sanzio si distingue particolarmente per l’innovativa posizione dei Santi presso la croce, che trasmette un senso di profondità e poi anche la rappresentazione di Cristo che sembra tendere verso sinistra e che lascia presagire una migliore veduta a sinistra da parte dello spettatore.

L’orientamento del corpo di Cristo e la disposizione non rigidamente frontale dei santi impediscono alla scena di apparire completamente statica. Le figure mantengono un atteggiamento contemplativo, ma la loro collocazione suggerisce già una ricerca spaziale più complessa rispetto ai modelli umbri.

L’influenza di Perugino

Il primo storico dell'arte, Vasari, riporta all'interno dei suoi studi che ad una prima analisi, nessuno darebbe adito al fatto che questo quadro potesse essere di Raffaello, bensì verrebbe subito legato allo stile inconfondibile di Pietro Perugino.

Le figure sono rappresentate in una posa di contemplazione, l’inconfondibile rappresentazione del paesaggio naturale e anche la presenza dei due angeli in modo simmetrico e con i tradizionali nastri mossi dal vento.

La forte influenza di Perugino è coerente con la fase giovanile di Raffaello. Il pittore era ancora vicino alla cultura figurativa umbra, caratterizzata da equilibrio, chiarezza compositiva, gesti misurati e paesaggi luminosi.

La ricerca di autonomia artistica

Il “Crocifisso Gavari” è una delle prime opere di Raffaello, in cui si nota ancora una forte influenza del Perugino. Tuttavia l’opera mostra già elementi di autonomia, soprattutto nella costruzione dello spazio e nella relazione tra i personaggi.

Raffaello Sanzio è considerato uno dei più importanti artisti della cultura occidentale. Inoltre fu tra i principali esponenti della pittura del Rinascimento.

Raffaello compì quindi molto velocemente il suo apprendistato e arrivò presto alla maturità professionale. Il giovane artista studiò così i dipinti e le sculture di molti artisti tra i quali Piero della Francesca, Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini, Pedro Berruguete, Giusto di Gand, Antonio del Pollaiolo e Melozzo da Forlì.

Il colore e la luce

I colori sono molto interessanti: cromie scure si alternano a quelle chiare, ponendo sfumature scure in primo piano e dando la possibilità di risaltare ai personaggi con delle vesti sgargianti e allo stesso modo anche il paesaggio in secondo piano, pregno di colori molto leggeri, sembra essere una veduta di un piccolo paradiso terrestre.

Il contrasto tra le tonalità più profonde del primo piano e la luminosità del paesaggio contribuisce a separare i diversi livelli della composizione. Le vesti dei santi emergono con maggiore intensità, mentre lo sfondo tende a creare una zona di quiete e di apertura.

La luce non è utilizzata per creare un effetto drammatico violento, ma per rendere leggibili le figure e mantenere l’armonia generale. Anche in una scena tragica, Raffaello conserva quella chiarezza visiva che diventerà una delle caratteristiche fondamentali della sua arte.

Il confronto con le altre Crocifissioni rinascimentali

La Crocifissione di Raffaello si inserisce in una lunga tradizione figurativa, nella quale il tema della morte di Cristo viene interpretato attraverso soluzioni compositive e stilistiche diverse.

ArtistaOperaData e sede
GiottoCrocifisso di Santa Maria Novella1290-1300, Basilica di Santa Maria Novella, Firenze
MasaccioCrocifissione1426, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli
Andrea MantegnaCrocifissione1457-1459, Museo del Louvre, Parigi
PeruginoCrocifissione Pazzi1494-1496, Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, Firenze
RaffaelloCrocifissione1502-1503, National Gallery, Londra
GrünewaldCrocifissione1515, Musée d’Unterlinden, Colmar
TizianoCrocifissione1558
TintorettoCrocifissione di Cristo1568, San Cassiano, Venezia

Giotto, Crocifisso di Santa Maria Novella, 1290-1300, tempera su legno, Basilica di Santa Maria Novella, Firenze. Giotto, Crocifissione, 1304-1306, affresco, cm 200 x 185, Cappella degli Scrovegni, Padova.

Masaccio, Crocifissione, 1426, tempera su tavola, cm 83×63, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli. Beato Angelico, Crocifissione con la Vergine, San Cosma, Giovanni Evangelista e Pietro martire, 1441-1442, Cella 38, Convento di San Marco, Firenze.

Andrea Mantegna, Crocifissione, 1457-1459, tempera su tavola, cm 67 x 93, Museo del Louvre, Parigi. Paolo Ucello, Crocifissione, 1460, tempera su tavola, cm 46×67, Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid.

Perugino, Crocifissione Pazzi, 1494-1496, affresco, cm 480 x 812, Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, Firenze. Raffaello, Crocifissione, 1502-1503, olio su tavola, cm 279×166, National Gallery, Londra.

La collocazione cronologica dell’opera mostra il passaggio dalla tradizione umbra di Perugino verso una concezione più articolata dello spazio e dei gesti. Raffaello conserva la serenità dei modelli precedenti, ma introduce una maggiore profondità e una più precisa organizzazione dei gruppi.

Raffaello e la formazione nella bottega paterna

Raffaello Sanzio nacque a Urbino il 28 marzo o il 6 aprile 1483. Giovanni Santi morì il 1º agosto 1494, lasciando il figlio di undici anni.

Il padre di Raffaello Sanzio, Giovanni de’ Santi, si occupò della prima formazione artistica del figlio. Giovanni infatti era a capo di una bottega che serviva l’aristocrazia del posto e la famiglia del Duca.

Nella bottega paterna Raffaello apprese l’uso delle principali tecniche artistiche, del disegno e dell’affresco. Il padre Giovanni Santi trasmise a Raffaello le basi della pittura compresa quella dell’affresco.

Infatti gli storici dell’arte considerano come una delle prime opere di Raffaello un dipinto murale presso la casa di famiglia conosciuto come Madonna di Casa Santi.

Urbino e le influenze artistiche

Raffaello trascorse la sua giovinezza a Urbino che era al tempo un centro di produzione artistica molto importante. Grazie al padre, Giovanni de’ Santi, il giovane artista ebbe accesso al Palazzo Ducale nel quale erano conservate molte opere di grandi autori.

Raffaello ebbe così modo di studiare le opere di molti artisti tra i quali Antonio del Pollaiolo, Francesco di Giorgio Martini, Luciano Laurana, Melozzo da Forlì, Piero della Francesca, Pedro Berruguete e Giusto di Gand.

Questa apertura verso esperienze diverse aiuta a comprendere perché il Crocifisso Gavari, pur radicato nella tradizione peruginesca, presenti una sensibilità già attenta alla spazialità, alla varietà delle pose e alla chiarezza narrativa.

Il Crocifisso Gavari nel percorso giovanile di Raffaello

La realizzazione del dipinto si colloca negli anni in cui Raffaello affrontò importanti commissioni religiose e sviluppò progressivamente un linguaggio personale.

La Pala degli Oddi risale al 1502-1503. È ora smembrata e le diverse tavole si trovano in musei diversi. La tavola centrale è esposta a Città del Vaticano presso la Pinacoteca Vaticana.

L’Incoronazione della Vergine è la tavola centrale della Pala Oddi dipinta dall’artista intorno al 1502-1503. Il dipinto è un olio su tavola ora trasportato su tela e misura 267×163 cm.

La Pala Colonna è ormai smembrata e le sue tavole sono distribuite in vari musei del mondo. Alcune di esse inoltre sono sicuramente state individuate.

Queste opere mostrano come Raffaello si muovesse tra pale d’altare, immagini devozionali e piccoli dipinti destinati alla devozione privata. Il Crocifisso Gavari appartiene a questo momento di sperimentazione, nel quale l’artista assimila modelli diversi e li organizza con crescente sicurezza.

Dalla Crocifissione allo Sposalizio della Vergine

L’artista realizzò il noto dipinto intitolato Lo Sposalizio della Vergine nel 1504. Il capolavoro di Raffaello si può ammirare a Milano presso la Pinacoteca di Brera.

Realizzata nel 1504, quando Raffaello era appena ventunenne, la pala d’altare Sposalizio della Vergine segna la transizione dal periodo giovanile alla maturità artistica. Il dipinto mostra per la prima volta piena autonomia di stile rispetto al maestro Perugino e un’attenzione spiccata per lo spazio prospettico e per il bello ideale.

Al centro della piazza c'è il sacerdote che celebra il matrimonio, mentre intorno si svolge la scena dei pretendenti di Maria. Questi uomini portano dei bastoni secchi, ma solo quello di Giuseppe è fiorito - un chiaro segno della volontà divina!

Il vero protagonista però è il tempio sullo sfondo, ispirato al Tempietto di San Pietro in Montorio. Con la sua cupola e il porticato a sedici lati, crea un perfetto punto di fuga che dà respiro all'intera composizione.

Il confronto con il Crocifisso Gavari evidenzia l’evoluzione dell’artista: nella Crocifissione il paesaggio e la disposizione dei santi costruiscono una profondità ancora legata alla tradizione umbra; nello Sposalizio la prospettiva diventa il principio ordinatore dell’intera scena.

Il rapporto con Perugino

L'artista riprende l'idea dal suo maestro Perugino, ma la rende molto più raffinata. I colori chiari e la luce uniforme rendono tutto incredibilmente armonioso - è l'ideale di bellezza rinascimentale che prende vita!

Nel Crocifisso Gavari l’influenza di Perugino è ancora evidente nelle pose di contemplazione, nella simmetria degli angeli e nel paesaggio. Nello Sposalizio della Vergine Raffaello conserva quella chiarezza, ma la trasforma in una struttura spaziale più ambiziosa.

Le opere di Raffaello al Louvre

La Belle Jardinière, conosciuta anche come Madonna col bambino e San Giovannino, è un olio su tavola del 1507 conservato al Musée du Louvre di Parigi.

Nella Belle Jardinière si ispira al Cartone di Sant’Anna di Leonardo, ma con la grazia tipica del Perugino. La composizione piramidale incornicia perfettamente l’intimità tra i personaggi - guarda come il Bambino accarezza il ginocchio della madre!

Il dipinto rappresenta Maria con il Bambino e San Giovannino in un paesaggio aperto. La composizione piramidale e la relazione affettuosa tra le figure mostrano quella fusione di sacro e umano che caratterizza molte Madonne di Raffaello.

San Giorgio e il drago, datato 1504 circa, è un’altra opera di Raffaello conservata a Parigi. San Giorgio e il drago, 1504, olio su tela, cm 32 x 27. Parigi, museo del Louvre.

La presenza di queste opere al Louvre può spiegare l’associazione tra Raffaello e il museo parigino, ma il Crocifisso Gavari non appartiene alle collezioni del Louvre. La sua sede attuale è la National Gallery di Londra.

La Crocifissione di Raffaello e la maturità dell’artista

Raffaello è considerato il maestro assoluto delle Madonne con il Bambino! Ogni versione è uno studio perfetto del rapporto tra madre e figlio, dove sacro e umano si fondono in modo naturale.

Capolavoro della maturità di Raffaello, fondamentale per gli sviluppi del classicismo seicentesco, l’Estasi di Santa Cecilia venne commissionata dalla nobildonna Elena Duglioli per la cappella dedicata a Santa Cecilia nella Chiesa di San Giovanni in Monte, a Bologna.

È l’ultima opera eseguita da Raffaello prima della sua morte ed esemplifica il suo pieno sviluppo come artista. L’opera rappresenta due episodi narrati nel Vangelo di Matteo: la Trasfigurazione di Cristo tra i profeti Mosè ed Elia e l'incontro degli Apostoli con il fanciullo ossesso.

Il percorso che dal Crocifisso Gavari conduce alla Trasfigurazione mostra il progressivo passaggio da una pittura ancora legata ai modelli del maestro a composizioni più complesse, teatrali e intensamente dinamiche.

Raffaello, il maestro della grazia e dell’equilibrio

La vita e le opere di Raffaello uno degli artisti più noti del Rinascimento definito come il maestro della grazia e dell’equilibrio.

Si tratta del genio di Urbino, Raffello Sanzio (1483 - 1520), pittore di straordinaria inventiva, morto a soli 37 anni, nel pieno di una maturità che si attesta nelle sue tela di magistrale perfezione e ineguagliabile grazia.

L’armonia degli sguardi e dei gesti, lo studio dei singoli dettagli, la delicatezza della pennellata, sia su affresco, che su tela, che su tavole da altare, insieme ad un’innata abilità a restituire il giusto bilancio all’insieme ritratto sull’opera, fanno di quest’uomo, già caposaldo del Rinascimento Italiano, uno dei più grandi maestri della storia dell’arte.

Raffaello opere principali Rinascimento

Il significato storico e artistico dell’opera

Il Crocifisso Gavari è importante perché documenta una fase decisiva della formazione di Raffaello. L’artista mantiene l’ordine, la simmetria e la dolcezza della pittura umbra, ma sperimenta una disposizione dei santi capace di suggerire profondità e movimento.

La scena unisce devozione, simbolismo e ricerca formale. Cristo è il centro dell’immagine; la Vergine, San Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e San Girolamo costruiscono una comunità di testimoni; gli angeli trasformano il sangue della Passione in un riferimento al sacrificio eucaristico; il Sole e la Luna ampliano l’evento alla dimensione cosmica.

Per questo il dipinto non è soltanto una prima prova del giovane Raffaello, ma un’opera nella quale sono già riconoscibili alcuni principi destinati a caratterizzare tutta la sua produzione: equilibrio, chiarezza, armonia degli sguardi e dei gesti, controllo dello spazio e capacità di rendere comprensibile un contenuto religioso attraverso la bellezza.