Cristo crocifisso tra la Madonna e san Giovanni di Paolo Caliari

Il Cristo crocifisso tra la Madonna e san Giovanni è una pala d’altare di Paolo Caliari detto il Veronese, realizzata a olio su tela nel XVI secolo e oggi riferita a un’opera forse di poco anteriore al 1581, anno in cui viene citata dal Sansovino. La composizione presenta Gesù Cristo morto sulla croce, ai piedi della quale si trovano la Madonna e san Giovanni Evangelista.

Il dipinto, proveniente dalla chiesa degli Incurabili, è caratterizzato da un’intensa resa drammatica della scena, ottenuta attraverso il contrasto luminoso e il forte risalto umano delle figure. Secondo il Pallucchini, Veronese ha subito il fascino della Crocifissione di Tiziano di Ancona, mentre per Pignatti-Pedrocco il riferimento più appropriato può essere la tela di Jacopo Bassano per San Teonisto a Treviso, del 1562-63.

Dati dell’opera

VoceInformazione
AutorePaolo Caliari detto il Veronese
SoggettoGesù Cristo morto in croce, ai piedi la Madonna e San Giovanni Evangelista
Tipologiapala d'altare
Materia e tecnicatela/ pittura a olio
Datazioneforse di poco anteriore al 1581
SecoloXVI
Collocazione indicata nella schedaVenezia, Veneto
AttribuzioneCaliari Paolo Detto Veronese (1528/ 1588): pittore
Codice di catalogo nazionale0500676983
Veronese Crocifissione Madonna san Giovanni

Il soggetto: Cristo sulla croce tra la Madonna e san Giovanni

La scena raffigura Gesù Cristo morto in croce, ai piedi la Madonna e San Giovanni Evangelista. La presenza della Vergine e dell’apostolo concentra l’attenzione sul momento successivo alla morte di Cristo e conferisce alla pala un carattere profondamente umano e partecipato.

Il dipinto, forse di poco anteriore al 1581, anno in cui lo cita il Sansovino, proviene dalla chiesa degli Incurabili. L’impostazione della scena non si limita alla rappresentazione del sacrificio di Cristo, ma mette in evidenza la reazione dei suoi familiari e dei suoi discepoli davanti all’evento della Crocifissione.

Secondo il Pallucchini, Veronese ha subito il fascino della Crocifissione di Tiziano di Ancona, notando come il risalto umano della scena sia reso in termini espressionistici, grazie all'uso della luce in maniera "ardentissima", caratteristica delle ultime opere di Paolo.

Per Pignatti-Pedrocco invece il riferimento più appropriato può essere la tela di Jacopo Bassano per San Teonisto a Treviso, del 1562-63. I due confronti richiamano quindi sia la tradizione veneziana della grande pittura religiosa sia l’interesse del Veronese per una resa intensa del dolore attraverso la luce, la disposizione delle figure e l’espressività dei gesti.

La luce e il carattere espressionistico

Il risalto umano della scena è reso in termini espressionistici, grazie all'uso della luce in maniera "ardentissima", caratteristica delle ultime opere di Paolo. L’illuminazione contribuisce a separare il corpo di Cristo dalla profondità della composizione e a dirigere lo sguardo verso il fulcro dell’immagine.

La luce assume così una funzione narrativa oltre che formale: sottolinea il corpo morto di Gesù, accentua la presenza della Madonna e di san Giovanni e rende visibile la tensione emotiva dell’episodio. La drammaticità non deriva soltanto dal tema, ma anche dal modo in cui le figure vengono portate in primo piano attraverso il contrasto luminoso.

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Attribuzione e collocazione cronologica

L’opera è attribuita a Paolo Caliari detto il Veronese, pittore attivo tra il 1528 e il 1588. La datazione proposta è forse di poco anteriore al 1581, anno in cui il dipinto viene citato dal Sansovino.

La collocazione cronologica nell’ultima fase della produzione dell’artista è coerente con l’osservazione del Pallucchini, che individua nella tela una caratteristica delle ultime opere di Paolo. L’uso della luce in maniera "ardentissima" viene infatti considerato un elemento distintivo della maturità dell’artista.

La provenienza dalla chiesa degli Incurabili

Il dipinto proviene dalla chiesa degli Incurabili. Dopo le soppressioni napoleoniche, la pala venne portata a San Lazzaro, consegnata alla Direzione del Civico Ospedale di Venezia per ordinanza del 1° febbraio 1832.

Il trasferimento documentato nella scheda testimonia la complessa storia conservativa e amministrativa dell’opera. La pala passò da un contesto ecclesiastico a una gestione pubblica, mantenendo tuttavia la propria natura di opera destinata alla devozione e alla contemplazione religiosa.

La collocazione veneziana

L’opera è localizzata a Venezia, in Veneto, nella città di Venezia. La condizione giuridica indicata nella scheda è proprietà di un ente pubblico territoriale.

L’ente competente per la tutela è la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico e per il Polo Museale della citta' di Venezia e dei comuni della gronda lagunare. L’ente schedatore è la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico e per il Polo Museale della citta' di Venezia e dei comuni della gronda lagunare.

La scheda appartiene alla tipologia “Opere/oggetti d'arte”, è stata compilata nel 2013 e presenta il codice di catalogo nazionale 0500676983.

Confronti con altre Crocifissioni

Il riferimento alla Crocifissione di Tiziano di Ancona colloca l’opera di Veronese all’interno di una tradizione veneziana attenta alla forza drammatica della scena e alla partecipazione emotiva dei personaggi. Il confronto con Jacopo Bassano per San Teonisto a Treviso, del 1562-63, amplia invece il quadro dei possibili rapporti figurativi e stilistici.

La pala si inserisce quindi nel dibattito sulla pittura veneziana del Cinquecento, nella quale il tema della Crocifissione poteva essere interpretato attraverso una forte attenzione alla luce, al pathos e alla corporeità delle figure.

Altre opere di Paolo Caliari detto il Veronese

San Giovanni Battista costituisce una presenza ricorrente nel catalogo del Veronese sia in veste di protagonista (come ne ‘La predica’ alla Galleria Borghese di Roma), sia di co-protagonista (come negli esempi plurimi del Battesimo di Cristo) o di gregario di lusso in composizioni di più vasto impegno.

Osservando poi nello specifico le tele di soggetto analogo che costellano la sua produzione, sembra quasi che l’artista abbia qui voluto compendiare le esperienze precedenti portandole a definizione. L’attenzione si focalizza infatti sulla scena del primo piano, senza aggravi strutturali di aperture paesaggistiche o incursioni di committenti.

La centralità dell’elemento trinitario è confermata dalla terna degli angeli così come dall’asse lungo il quale si succedono la colomba dello Spirito Santo, la ciotola del Battista e la testa di Cristo, in parte raccordati dal tronco dell’albero.

Veronese si concentra dunque sull’interpretazione che l’episodio del Battesimo di Cristo assume nei vangeli sinottici, non solo eliminando i dettagli non pertinenti, ma anche recuperando dalle prove giovanili la posa del Cristo a braccia incrociate.

Un dettaglio assai significativo che allude alla Crocifissione, ricordando come il Battesimo ne sia una prefigurazione. Scegliendo di farsi battezzare nel Giordano a scopo di purificazione, come faceva Giovanni con i suoi seguaci, Gesù accetta di fatto di condividere i peccati degli uomini entro un percorso di sofferenza e redenzione che culminerà sulla Croce.

Una scelta suggellata dalla voce del Padre e conclamata dalla discesa dello Spirito Santo in forma di colomba, a ricomporre appunto con Gesù le tre persone della SS. Trinità, e avverando così la profezia avanzata dal precursore, riguardo all’avvento del Messia “colui che battezza con Spirito santo e con fuoco”.

Confronto con Paolo Uccello

Un diverso esempio di raffigurazione del tema è costituito da Cristo crocifisso con la Madonna e i santi Giovanni Battista, Giovanni Evangelista e Francesco, un dipinto prevalentemente attribuito a Paolo Uccello, realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1460.

L’opera misura 46 x 67 ed è custodita nella Collezione Thyssen a Lugano. Generalmente si ritiene che la composizione in esame abbia fatto parte, come elemento centrale, della predella di una pala d’altare.

L’assegnazione a Paolo Uccello, avanzata nel 1928 da Van Marle, viene sostenuta da gran parte di autorevoli studiosi ma con contrapposte opinioni riguardo il periodo d’esecuzione.

Per cronologia del dipinto, infatti, Van Marle (1928), Marangoni (“D”, 1931-32), Boeck (1939) e Sindona, propongono il periodo giovanile del’artista, mentre altri studiosi di storia dell’arte - tra cui il Salmi (1938), Pittaluga (1946), Carli (1954), Berti (1961) - ipotizzano quello della tarda maturità.

Ritornando all’autografia dell’opera il Berenson (1932) la riferisce al ‘Maestro del Trittico Carrand’, mentre il Pudelko (1935) ed il Pope-Hennessy (1950), al ‘Maestro di Karisruhe’. La figura del Cristo è stata sottoposta a restauro.

Paolo Uccello Crocifisso Madonna santi

Dati di catalogazione

  • Oggetto: pala d'altare.
  • Materia e tecnica: tela/ pittura a olio.
  • Attribuzione: Caliari Paolo Detto Veronese (1528/ 1588): pittore.
  • Localizzazione: Venezia (VE), Italia, Veneto.
  • Tipologia della scheda: Opere/oggetti d'arte.
  • Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale.
  • Codice di catalogo nazionale: 0500676983.
  • Data di compilazione: 2013.
  • Licenza metadati: CC-BY 4.0.

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