La Caritas parrocchiale è l’organismo pastorale istituito per animare la parrocchia, con l’obiettivo di aiutare tutti a vivere la testimonianza della carità non solo come fatto privato, ma come esperienza comunitaria, costitutiva della Chiesa. Il suo compito principale è animare, coordinare e promuovere la testimonianza della carità nella comunità con funzione prevalentemente pedagogica.
La Caritas parrocchiale aiuta l’intera comunità a mettere la carità al centro della testimonianza cristiana, a conoscere le situazioni di povertà e di bisogno presenti sul territorio e a promuovere risposte fondate sulla prossimità, sulla condivisione, sulla giustizia e sulla pace.

Il significato della Caritas parrocchiale
La Caritas parrocchiale è l’organismo pastorale che ha il compito di animare, coordinare e promuovere la testimonianza della carità nella comunità con funzione prevalentemente pedagogica. La Caritas parrocchiale è l’organismo pastorale istituito per animare la parrocchia, vivere la testimonianza della carità come esperienza comunitaria e sensibilizzare, informare, unire e accompagnare il territorio.
L’idea stessa di Caritas parrocchiale esige, pertanto, una parrocchia “comunità di fede, preghiera e amore”. Questo non significa che non può esserci Caritas dove non c’è “comunità”, ma si tratta piuttosto di investire, le poche o tante energie della Caritas parrocchiale nella costruzione della “comunità di fede, preghiera e amore”.
Come se la testimonianza comunitaria della carità fosse insieme la meta da raggiungere e il mezzo, (o almeno uno dei mezzi), per costruire la comunione. Un esercizio da praticare costantemente.
L’amore del prossimo radicato nell’amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l’intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i suoi livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella sua globalità.
Il rapporto con la Caritas Italiana e la Caritas diocesana
La Caritas Italiana è l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.) per la promozione della carità. Fondata nel 1971, per volontà di papa Paolo VI, per opera di Giovanni Nervo, nello spirito del rinnovamento avviato dal Concilio Vaticano II, ha prevalente funzione pedagogica, cioè di far crescere nelle persone e nelle comunità, una forma di solidarietà cristiana.
Si prefigge lo scopo di promuovere “la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica” (art.1 dello Statuto).
La Caritas Italiana è nata nel 1971, per volere di Paolo VI, nello spirito del rinnovamento avviato dal Concilio Vaticano II. Ha prevalente funzione pedagogica, cioè tende a far crescere nelle persone, nelle famiglie, nelle comunità, il senso cristiano di solidarietà.
Per perseguire il suo scopo, si avvale della collaborazione delle Caritas diocesane, impegnate sul territorio nell’animazione della comunità ecclesiale e civile, e nella promozione di strumenti pastorali e servizi: Centri d’Ascolto, Osservatori delle Povertà e delle Risorse, Caritas parrocchiali, Centri di Accoglienza, ecc.
Le Caritas diocesane si articolano poi all’interno delle singole parrocchie della diocesi. Esistono più di duecento Caritas diocesane, impegnate nell’animazione della comunità ecclesiale e civile e nella promozione di strumenti pastorali e servizi come i Centri d’Ascolto, gli Osservatori delle Povertà e delle Risorse, le Caritas parrocchiali e i centri di accoglienza.
| Livello | Funzione |
|---|---|
| Caritas Italiana | Promozione della carità nella Chiesa italiana, formazione, ricerca, coordinamento ed emergenze |
| Caritas diocesane | Animazione della comunità ecclesiale e civile e coordinamento dei servizi sul territorio |
| Caritas parrocchiali | Animazione della parrocchia, testimonianza comunitaria della carità e attenzione al territorio |
La funzione prevalentemente pedagogica
La funzione pedagogica significa far crescere nelle persone e nelle comunità il senso cristiano della solidarietà. La Caritas parrocchiale non è quindi soltanto un’organizzazione che distribuisce aiuti o gestisce servizi, ma un organismo pastorale che educa la comunità a riconoscere le situazioni di bisogno, a comprenderne le cause e a trasformare la carità in uno stile di vita.
Dopo il Concilio Vaticano II, la pastorale si arricchisce di una nuova figura: colui che “fa perché altri facciano”, o meglio, “fa, per mettere altri nelle condizioni di fare”. È “l’animatore pastorale”.
La Caritas parrocchiale, presieduta dal parroco, è costituita da figure di questo tipo: un gruppo di persone (ma nelle piccole comunità può trattarsi anche di una sola persona) che aiuta il parroco sul piano dell’animazione alla testimonianza della carità più che su quello operativo di servizio ai poveri.
L’obiettivo principale è partire da fatti concreti - bisogni, risorse, emergenze - e realizzare percorsi educativi finalizzati al cambiamento concreto negli stili di vita ordinari dei singoli e delle comunità/gruppi, in ambito ecclesiale e civile (animazione).
Le finalità della Caritas parrocchiale
Le finalità della Caritas parrocchiale sono sensibilizzare la comunità parrocchiale alla testimonianza della carità e all’impegno per la giustizia e la pace, in fedeltà al precetto evangelico della carità e in risposta ai problemi del territorio e del mondo.
- Conoscere le forme di povertà e di bisogno presenti sul territorio nonché le cause e le circostanze che le originano, e favorire la presa di coscienza della comunità parrocchiale.
- Svolgere opera di informazione e sensibilizzazione intorno ai problemi e alle povertà su scala mondiale.
- Studiare e proporre forme di coinvolgimento e risposta di fronte ai bisogni e alle povertà del territorio.
- Svolgere un contemporaneo compito di informazione e chiamata in causa delle istituzioni e della società civile.
- Promuovere e favorire l’impegno di volontariato.
- Assicurare ai volontari adeguata formazione spirituale e operativa.
- Aiutare l’intera comunità a mettere la carità al centro della testimonianza cristiana.
- Aiutare a superare sia la mentalità assistenziale per aprirsi alla carità evangelica in termini di prossimità e condivisione, sia la tentazione della delega.
- Progettare cammini educativi che attuano il passaggio dai gesti occasionali alla scelta di condivisione.
La Caritas parrocchiale ha il compito di suscitare proposte intelligenti ed efficaci volte a favorire la comprensione e l’attivazione del collegamento vitale tra l’annuncio della Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la testimonianza della Carità.
Promuove, in collaborazione con i vari ambiti pastorali, percorsi formativi perché ogni componente della vita parrocchiale esprima la carità secondo la propria specificità e le diverse necessità.
Promuove il volontariato e lo sostiene affinché sempre si rinnovi, senza sclerotizzarsi né diventare funzionale alle istituzioni, ma restando sempre attenzione profetica verso le persone più deboli della comunità.
Conoscere la povertà e le sue cause
La Caritas parrocchiale, attenta alla vita della gente e radicata in un territorio, ha il compito della conoscenza concreta, puntuale e coraggiosa delle condizioni di difficoltà e di bisogno esistenti all’interno della vita della comunità.
L’intento non è un semplice monitoraggio dei bisogni da assistere, ma lo sforzo di comprendere le persone con problemi, l’esame dei fenomeni di emarginazione ed esclusione e le relative cause, le sfide socio-culturali, i meccanismi di insensibilità ed egoismo individuale e collettivo.
Con lo sguardo di Cristo che si incarna nella nostra vita e ci rende figli di Dio, la Caritas parrocchiale ha il compito di rileggere le situazioni e il valore della vita delle persone.
La conoscenza del territorio permette di collegare l’attenzione alle persone concrete con la riflessione sulle condizioni sociali che producono povertà, esclusione e vulnerabilità. In questo modo la carità non si limita a rispondere alle emergenze, ma contribuisce anche a promuovere giustizia, diritti, inclusione e cittadinanza.
Animazione, ascolto, osservazione e discernimento
L’esperienza e la riflessione avviata negli ultimi anni portano a definire alcuni elementi cardine su cui fondare il lavoro di ogni Caritas anche in parrocchia.
- La definizione dei destinatari/protagonisti del servizio di animazione: i poveri, la Chiesa e il territorio/mondo.
- Un metodo di lavoro basato sull’ascolto, sull’osservazione e sul discernimento, finalizzati all’animazione.
- La capacità di individuare, tra tutte le azioni possibili, quelle in grado di collegare emergenza e quotidianità, cioè di intervenire nell’immediato e portare ad un cambiamento nel futuro.
- La scelta di costruire e proporre percorsi educativi, in grado di incidere concretamente nella vita delle persone e delle comunità.
Centrare sull’animazione e sul metodo pastorale il mandato della Caritas, ridimensionando le aspettative sul piano operativo, svincola la possibilità di costituire l’organismo pastorale dalle dimensioni e dalla situazione della parrocchia.
In ogni contesto, infatti, seppure con modalità diverse, è possibile promuovere la cura delle relazioni, la conoscenza del contesto, la possibilità di scegliere insieme come agire, alla luce della missione della Chiesa nel mondo.
Caritas Parrocchiale di Carugate
Il rapporto con la vita della parrocchia
Ogni parrocchia, che è volto della Chiesa, concretizza la propria missione attorno all’annuncio della Parola, alla celebrazione della grazia e alla testimonianza dell’amore.
È esperienza comune che ci siano, in parrocchia, una o più persone che affiancano il parroco nella cura e nella realizzazione di queste tre dimensioni. Sono gli “operatori” pastorali, coloro che “fanno” (opera) concretamente qualcosa.
La Caritas parrocchiale promuove il collegamento tra i diversi ambiti della vita comunitaria, affinché la testimonianza della carità non rimanga separata dalla catechesi, dalla liturgia, dalla preghiera e dall’annuncio del Vangelo.
Educazione alla pace e alla mondialità, dialogo, corresponsabilità sono anche le linee portanti degli impegni della Caritas nel mondo.
Che cosa ci si aspetta dalla Caritas parrocchiale
La Caritas parrocchiale è chiamata a favorire una partecipazione responsabile dell’intera comunità. Non si tratta di affidare la carità a poche persone, lasciando gli altri estranei, ma di suscitare consapevolezza, disponibilità e collaborazione.
La Caritas parrocchiale deve aiutare la comunità a passare dai gesti occasionali a scelte di condivisione, mentre cresce la consapevolezza del valore evangelizzante del servizio e della liberazione dei poveri.
La sua azione deve inoltre collegare l’immediato con il futuro: rispondere ai bisogni urgenti e, nello stesso tempo, promuovere relazioni, formazione, responsabilità e cambiamenti negli stili di vita.
Come nasce una Caritas parrocchiale
La Caritas parrocchiale non può essere un’opzione facoltativa e la sua costituzione in ogni comunità, pur tenendo conto e adattandosi alle più diversificate situazioni, fa parte integrante dell’identità e della testimonianza della Chiesa.
Tuttavia, per farla nascere, a volte è necessario creare le condizioni favorevoli, che in sostanza vanno ricondotte ad una corretta concezione di comunità ecclesiale come comunione di fede, di preghiera e d’impegno caritativo, animata dai molti ministeri e doni dello Spirito di cui fa sintesi con la sua presidenza di ministro ordinato il parroco, che rappresenta il vescovo.
Può essere necessario ripartire dalla parola di Dio sulla Chiesa, come fondamento di specifiche proposte ed esperienze comunitarie che traducano in fatti e gesti ciò che la Parola ha suggerito.
Si richiede, in questo senso, che il parroco, con gli eventuali preti coadiutori, sia il primo ad assumere, fino in fondo, il compito della costituzione della Caritas per la vita della comunità a lui affidata e la senta parte integrante del suo servizio pastorale.
Quando non esiste il Consiglio pastorale
Se non c’è ancora il Consiglio Pastorale, il parroco individua un piccolo gruppo iniziale, anche due o tre persone, a cui fa la proposta di costituire la Caritas e con loro dà vita ad un primo cammino informativo e formativo sulla carità, intesa come stile di vita, testimonianza e servizio, e sulla Caritas, nella sua dimensione ecclesiale, identità e compiti.
Sviluppando rapporti di collaborazione con i catechisti e gli animatori della liturgia, si potrà avviare un itinerario di animazione graduale, in prospettiva rivolto alla parrocchia intera.
Quando esiste il Consiglio pastorale
Se invece esiste il Consiglio Pastorale, è bene che la necessità e l’importanza della Caritas emergano dal suo interno, così che lo stesso Consiglio se ne faccia carico e, sotto la presidenza del Parroco, individuate le persone adatte e disponibili, si dia origine alla Caritas parrocchiale.
Il cammino iniziale sarà analogo a quello proposto nel caso precedente. In entrambi i casi, far parte della Caritas parrocchiale non potrà mai essere né un’onorificenza né una delega, ma una responsabilizzazione per la crescita della comunità di cui si è parte attiva.
Il ruolo del parroco e dei laici
La Caritas parrocchiale è presieduta dal parroco, che rappresenta il vescovo e svolge il proprio ministero nella catechesi, nella liturgia e nella carità.
Il compito di presidenza del parroco per quanto attiene la catechesi, la liturgia e la carità è indiscutibile, fa parte essenziale del suo ministero pastorale.
I fedeli laici, in nome del battesimo e non per delega, testimoniano la loro fede e condividono la missione della Chiesa.
La costituzione della Caritas deve favorire, per sua natura e logica interna, un’esperienza di carità e di comunione.
Far parte della Caritas parrocchiale non significa ricevere un incarico onorifico o sostituire l’intera comunità nell’esercizio della carità. Significa assumere una responsabilità concreta per contribuire alla crescita della comunità di cui si è parte attiva.
Quando il parroco non mostra propensione
Esistono anche situazioni in cui il parroco, per vari motivi, può non mostrare propensione per l’azione della Caritas in parrocchia, talvolta pur in presenza di laici disponibili.
Tenendo conto della delicatezza del caso, occorre fare alcune considerazioni: il compito di presidenza del parroco per quanto attiene la catechesi, la liturgia e la carità è indiscutibile, fa parte essenziale del suo ministero pastorale; i fedeli laici in nome del battesimo, e non per delega, testimoniano la loro fede e condividono la missione della Chiesa; infine la costituzione della Caritas deve favorire, per sua natura e logica interna, un’esperienza di carità e di comunione.
A partire da queste premesse la soluzione passa attraverso la disponibilità a un profondo ripensamento comunitario, e provvisoriamente può realizzarsi la partecipazione dei laici disponibili alla Caritas zonale o vicariale, ove esista, in modo da fare un cammino insieme con animatori di altre comunità.
Come pure l’attività in gruppi di volontariato potrà orientare non solo al servizio diretto al prossimo, ma anche alla diffusione di proposte d’impegno ad altri membri della comunità.
Coordinare senza sostituire
La Caritas parrocchiale deve coordinare le iniziative di carità già esistenti in parrocchia, dal volontariato ai servizi socio-assistenziali di congregazioni religiose, senza sostituirsi a nessuna di esse, ma ponendosi come punto di riferimento comunitario.
Collabora con le realtà pubbliche e private di servizio alle persone presenti sul territorio, per stimolare interventi organici e contribuire a creare solidarietà sociale, riconoscimento dei diritti-doveri di cura, inclusione e cittadinanza.
La Caritas è chiamata a coordinare le iniziative e i servizi che si richiamano allo spirito e alla morale cristiana. Alla Caritas spetta sempre l’organizzazione e la gestione delle emergenze, sia nel territorio italiano sia in altri paesi stranieri.
Le aree di lavoro
Promozione della carità
La promozione della carità presidia la realizzazione delle attività che permettono di sviluppare il proprio mandato nella Chiesa.
- Fa emergere ed evolvere la motivazione a vivere testimoniando la carità proposta dal Vangelo.
- Permette di conoscere e scoprire le situazioni di povertà, disagio e vulnerabilità sociale, nonché il sistema di risposte messo in atto per contrastarle.
- Propone l’adesione a forme e modelli di servizio e di Chiesa orientati a far vivere la carità come dimensione costitutiva dell’esperienza umana.
- Orienta, in una prospettiva vocazionale, verso scelte di servizio, di formazione, di volontariato, di missione.
- Stimola alla conversione di mentalità a livello personale, delle forme organizzative e degli stili di vita attraverso i Centri di Ascolto e gli Osservatori delle Povertà e delle Risorse.
Promozione umana
La promozione umana valorizza, aumenta e sviluppa tutto ciò che consente di restare e diventare più umani, mettendo le persone in condizione di essere pienamente se stesse e prendere in mano la propria vita, di rialzarsi quando si è caduti, di proseguire il cammino quando ci si vorrebbe arrendere.
Rientrano in quest’area tutte le iniziative e i progetti riguardanti gli ambiti relativi a povertà ed esclusione sociale, anziani e persone non autosufficienti, giustizia riparativa, studi e ricerche e progetti 8xmille.
Promozione della mondialità
La promozione della mondialità si impegna a favore delle persone e delle comunità più fragili e vulnerabili a livello internazionale, promuovendo e favorendo politiche orientate a un mondo più giusto e accogliente per tutti e tutte.
Risponde a questioni pressanti come il cambiamento climatico, la perdurante fame e povertà, l’ingiustizia e la disuguaglianza e i conflitti, attivandosi attraverso gemellaggi, corridoi umanitari, universitari e lavorativi.
Volontariato e formazione
La Caritas parrocchiale promuove il volontariato e favorisce la formazione degli operatori pastorali della carità e del personale di ispirazione cristiana impegnato nei servizi sociali.
La formazione deve essere spirituale e operativa, perché il servizio sia sostenuto dalla motivazione evangelica e accompagnato da competenze adeguate.
La Caritas Italiana ogni anno propone una serie di corsi, convegni, seminari di studio e approfondimento.
La promozione del volontariato è collegata alla responsabilizzazione della comunità, alla cura delle relazioni e alla capacità di leggere le situazioni di bisogno con attenzione, rispetto e continuità.
Caritas parrocchiale e servizi concreti
La Caritas parrocchiale può promuovere o coordinare Centri d’Ascolto, distribuzione di alimenti e vestiario, servizi di accoglienza, sostegno alle persone in difficoltà e iniziative di accompagnamento.
Questi servizi devono rimanere collegati alla funzione educativa e pastorale della Caritas, evitando che l’attività si riduca a una semplice assistenza priva di ascolto, relazione e attenzione alle cause della povertà.
Un esempio di intervento concreto è rappresentato dal sostegno alle persone in condizione di grave deprivazione attraverso l’erogazione di aiuti alimentari e misure di accompagnamento.
La risposta ai bisogni materiali può quindi diventare occasione di ascolto, prossimità, accompagnamento e costruzione di relazioni comunitarie.
La Caritas parrocchiale nelle emergenze
La Caritas Italiana può indire, organizzare e coordinare interventi di emergenza in Italia e all’estero.
Negli interventi internazionali vale il principio della sussidiarietà, nel senso di integrare gli sforzi che primariamente spettano a ciascuna Chiesa locale dei Paesi colpiti da calamità o in cammino verso lo sviluppo.
Si cerca anche di creare le condizioni di intervento per le Caritas diocesane disponibili ai gemellaggi, preziosa occasione di reciprocità.
La Caritas parrocchiale può contribuire alla sensibilizzazione della comunità, alla raccolta di aiuti, alla promozione del volontariato e alla conoscenza delle emergenze, collegando la risposta immediata alla riflessione sulle cause e sulle responsabilità.
Carità, pace e giustizia sociale
La Caritas Italiana promuove lo sviluppo integrale dell’uomo, la giustizia sociale e la pace, con particolare attenzione alle persone e alle realtà più vulnerabili.
Caritas crede nella solidarietà, nella giustizia sociale ed economica e nella pace e integra proattivamente questi principi nel suo lavoro.
La Caritas Italiana si pone in dialogo con i poveri, gli ultimi, gli esclusi, portatori di diritti prima ancora che di bisogni, per costruire un mondo basato sulla giustizia e sull’amore fraterno, in cui nessuno sia lasciato indietro.
La Caritas parrocchiale traduce questi orientamenti nella vita quotidiana della comunità, promuovendo prossimità, condivisione, corresponsabilità, accoglienza e attenzione alle persone più deboli.
La dimensione territoriale
La Caritas parrocchiale è radicata in un territorio e conosce la vita concreta delle persone che lo abitano.
La collaborazione con le realtà pubbliche e private di servizio alle persone presenti sul territorio permette di stimolare interventi organici e di contribuire a creare solidarietà sociale, riconoscimento dei diritti-doveri di cura, inclusione e cittadinanza.
Il territorio non è soltanto il luogo in cui si distribuiscono aiuti, ma lo spazio nel quale si costruiscono relazioni, si riconoscono fragilità, si individuano risorse e si promuovono risposte condivise.
La conoscenza del territorio consente inoltre di mettere in rete le iniziative già presenti, evitando duplicazioni e favorendo una maggiore efficacia degli interventi.
La dimensione mondiale
La Caritas opera sia nei Paesi ricchi sia in quelli meno abbienti, sia nel Nord sia nel Sud del mondo, considerando lo sviluppo umano integrale come principio guida.
Costante è il collegamento con le altre Caritas nazionali, direttamente e attraverso la rete di Caritas Internationalis, che raccoglie in federazione organizzazioni di tutto il mondo.
La Caritas parrocchiale può educare alla mondialità attraverso la conoscenza delle emergenze internazionali, la sensibilizzazione sulle disuguaglianze, la promozione di gemellaggi e il sostegno a percorsi di solidarietà.
Il metodo della Caritas parrocchiale
Il metodo della Caritas parrocchiale parte dall’ascolto, prosegue con l’osservazione e conduce al discernimento, per arrivare a scelte concrete di animazione e servizio.
- Ascoltare: incontrare le persone, riconoscere le loro storie e comprendere le situazioni di bisogno.
- Osservare: conoscere il territorio, le povertà, le risorse disponibili e le cause dei fenomeni di esclusione.
- Discernere: scegliere insieme, alla luce della missione della Chiesa, le risposte più adeguate.
- Agire: promuovere interventi concreti, percorsi educativi e cambiamenti negli stili di vita.
- Animare: coinvolgere la comunità affinché la carità diventi una dimensione condivisa e permanente.
La capacità di individuare, tra tutte le azioni possibili, quelle in grado di collegare emergenza e quotidianità permette di intervenire nell’immediato e di portare a un cambiamento nel futuro.
Strumenti per l’animazione
“Testimoniare la carità in parrocchia” è un sussidio a schede per l’animazione comunitaria con l’obiettivo di valorizzare la capacità di progettare e di curare forme e modalità di prossimità e relazione.
“Caritas parrocchiale e azioni” è un insieme di video e schede per l’animazione in parrocchia e nel territorio. Sono strumenti che intendono offrire criteri capaci di orientare l’operato delle Caritas attraverso la pedagogia dei fatti.
“Parrocchia, territorio, Caritas parrocchiale” raccoglie gli atti del 30° Convegno delle Caritas diocesane, tenuto a Fiuggi dal 13 al 16 giugno 2005.
“La Parrocchia: una casa aperta al mondo” è un seminario di studio tenuto a Roma il 22 e 23 febbraio 2006.
La storia della Caritas Italiana
Nel 1970 papa Paolo VI sciolse la Pontificia Opera Missionaria, l’ente caritatevole sostenuto dai cattolici americani e alle dirette dipendenze della Sede Apostolica, il quale aveva gestito le opere benefiche in Italia durante le due Guerre Mondiali e nel primo dopoguerra.
A seguito delle raccomandazioni del Pontefice, i vescovi della CEI votarono una delibera in occasione della loro VII Assemblea Generale, durante la sessione del 14 novembre 1970.
Con decreto n. 1727/71 del 2 luglio 1971, la Conferenza Episcopale Italiana approvò il primo statuto delle Caritas diocesane italiane, incaricate delle attività caritative e assistenziali della Chiesa.
Il 28 settembre 1972 ebbe luogo il primo incontro nazionale delle Opere diocesane di assistenza. Tre anni più tardi, a Napoli si tenne il primo convegno italiano congiunto fra Chiesa e laicato dal titolo “Volontariato e promozione umana”, dedicato alla questione del nascente Terzo Settore.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Nascita della Caritas Italiana | 1971 |
| Fondatore | Giovanni Nervo |
| Riconoscimento | papa Paolo VI |
| Approvazione | Conferenza Episcopale Italiana |
| Data del decreto | 2 luglio 1971 |
| Luogo | Roma |
L’evoluzione dell’impegno
Nel primo Convegno ecclesiale su Evangelizzazione e promozione umana, tenutosi a Roma nel 1976, viene lanciata ai giovani la proposta dell’obiezione e del servizio civile e alle ragazze quella dell’Anno di volontariato sociale.
Il 10 giugno 1977, la Caritas Italiana e il Ministero della Difesa firmarono una convenzione che inseriva l’ex Pontificia Opera Missionaria nell’elenco degli enti nei quali gli obiettori di coscienza italiani avevano facoltà di svolgere il servizio civile.
All’inizio degli anni Ottanta il documento della Cei “Chiesa italiana e prospettive del Paese” del 1981 indica a tutta la Chiesa la strada del ripartire dagli ultimi.
Il Convegno ecclesiale di Loreto lancia la proposta degli Osservatori permanenti dei bisogni e delle povertà; emergenze e problemi internazionali aprono sempre più la Chiesa e la Caritas alla dimensione planetaria maturando la convinzione di non poter separare la condivisione dalla giustizia.
Gli anni Novanta sono, per la Chiesa italiana, quelli degli Orientamenti pastorali “Evangelizzazione e testimonianza della carità”. Tra gli obiettivi indicati dalla Cei c’è la costituzione della Caritas in ogni parrocchia.
Il percorso della Caritas Italiana e delle Caritas diocesane nell’anno del Giubileo è caratterizzato da cammini di carità, con quattro grandi ambiti dell’impegno a livello nazionale e diocesano: il debito estero, la tratta di persone a scopo di sfruttamento sessuale, il carcere, la disoccupazione giovanile.
Inoltre è da ricordare l’impegno diocesano e parrocchiale su: povertà di strada, devianza minorile, immigrazione, insediamenti di nomadi.
Nel 2005, la verifica delle prassi pastorali si concentra sul tema “Parrocchia, territorio, Caritas parrocchiale”. Una riflessione che chiede di moltiplicare gli sforzi per la promozione del metodo di lavoro ascoltare-osservare-discernere anche attraverso i Centri di Ascolto, gli Osservatori delle povertà e delle risorse, i Laboratori diocesani per le Caritas parrocchiali.
Nel 2010 gli Orientamenti pastorali dei vescovi italiani per il 2010-2020 “Educare alla vita buona del Vangelo” confermano al centro dell’azione della Caritas proprio la sfida educativa.
La Caritas parrocchiale come esperienza comunitaria
La Caritas parrocchiale aiuta tutti a vivere la testimonianza della carità non solo come fatto privato, ma come esperienza comunitaria, costitutiva della Chiesa.
La comunità non è soltanto il destinatario dell’azione della Caritas, ma anche il soggetto chiamato a riconoscere i bisogni, condividere le responsabilità e costruire risposte.
La carità diventa così una dimensione ordinaria della vita parrocchiale, collegata alla fede, alla preghiera, alla celebrazione, all’annuncio e alla responsabilità sociale.
La Caritas parrocchiale contribuisce a costruire una comunità capace di accogliere, ascoltare, accompagnare e promuovere la dignità di ogni persona.
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