Basilico. L’infinito è là in fondo è il documentario di Stefano Santamato che ripercorre la vita, la carriera e la ricerca artistica di Gabriele Basilico, fotografo milanese capace di trasformare edifici, fabbriche e spazi urbani in interpretazioni profonde della città contemporanea. Attraverso fotografie, testimonianze e le parole dello stesso autore, il film mostra come la “lentezza dello sguardo” sia fondamentale per comprendere e dare un senso ai luoghi.
Il documentario racconta Basilico a partire dalle prime fotografie scattate in gioventù fino agli ultimi lavori degli anni 2000, seguendo un percorso che attraversa Milano, la Francia, Beirut, la Silicon Valley, il porto di Genova e Mosca. A guidare lo spettatore sono numerose voci, tra cui Stefano Boeri, G.B. Gardin, Oliviero Toscani, Toni Thorimbert, Roberta Valtorta, Amos Gitai e Giovanna Calvenzi, photo editor e compagna di vita del fotografo.
Gabriele Basilico, il fotografo della città
Edifici, spazi urbani e persino fabbriche devono molto all’obiettivo di Gabriele Basilico (Milano, 1944 - 2013), fotografo milanese di fama mondiale che ha saputo immortalare architetture di ogni tipo e in ogni dove. Scomparso da ormai undici anni, il suo ricordo è ancora vivo grazie ai suoi preziosi scatti, che continuano ad affascinare il pubblico più variegato.
Non è semplice riassumere il percorso professionale e artistico di Gabriele Basilico. Laureatosi in Architettura al Politecnico di Milano, preferì ritrarre gli edifici invece che progettarli.
Sin da giovanissimo impugna infatti la macchina fotografica e con il suo sguardo attento comincia a scattare foto di industrie nella sua città: quelle fotografie andranno a comporre la serie Milano. Ritratti di fabbriche presentata nel 1983 al PAC.

Milano. Ritratti di fabbriche
Da allora Basilico non smetterà più di ritrarre edifici, dettagli architettonici, panorami urbani, senza trascurare il realismo dei luoghi, realizzando ritratti onesti e sinceri: “La città vera, la città che mi interessa, contiene questa mescolanza tra eccellenza e mediocrità centro e periferia”.
Il suo lavoro è al centro del dibattito sulla città e il paesaggio contemporaneo. Le fotografie di Basilico mettono al centro lo spazio, senza pregiudizi.
Da Milano alla Francia, da Beirut alla Silicon Valley, dal porto di Genova a Mosca, Gabriele Basilico ci spiega come la “lentezza dello sguardo” sia fondamentale per comprendere e dare un senso ai luoghi.
La “lentezza dello sguardo”
Nel suo saggio Architetture, Città, Visioni: Riflessioni Sulla Fotografia del 2007, in controtendenza alla bulimia di immagini che interessa la società odierna, ha ammesso: “Ho scoperto “la lentezza dello sguardo”.
“Uno sguardo lento, come era stato per Eugène Atget e Walker Evans, uno sguardo che mette a fuoco ogni cosa, che porta a cogliere tutti i particolari, a leggere la realtà in un modo assolutamente diretto”.
Basilico racconta se stesso e il proprio lavoro, di come le sue fotografie mettano al centro lo spazio, senza pregiudizi.
Una carriera tra fotografia, architettura e paesaggio
Nella sua trentennale carriera ha collezionato collaborazioni importanti, come quelle con il concittadino Stefano Boeri o l’architetto di fama internazionale Alvaro Siza, allestito mostre in numerosi e autorevoli spazi internazionali come la Biennale di Venezia o lo SFMoma di San Francisco.
La sua ricerca si è sviluppata tra architettura e fotografia, con uno sguardo rivolto tanto agli edifici quanto alle trasformazioni del paesaggio urbano. Il fotografo ha osservato città, periferie, aree industriali e infrastrutture con la stessa attenzione riservata ai dettagli architettonici.
La città fotografata da Basilico non è un semplice insieme di costruzioni, ma uno spazio nel quale convivono qualità diverse, contrasti e condizioni umane. “Saper “vedere” l’architettura” - afferma il regista - “non è un compito banale; perché per farlo non è solo necessario fare una buona inquadratura, ma c’è di mezzo qualcosa di molto più complesso.
Perché fotografare davvero la città vuol dire fotografare la condizione umana”.
Il documentario Basilico. L’infinito è là in fondo
A tentare di contenere in un film la storia di questo maestro della fotografia italiana è ora il regista Stefano Santamato, che ha realizzato il documentario Basilico. L’infinito è là in fondo in occasione della mostra a lui dedicata a Palazzo Reale e alla Triennale di Milano per il decennale della scomparsa.
Un documentario che, nei dieci anni dalla scomparsa, ripercorre le tappe principali del percorso umano e professionale di Gabriele Basilico (1944 - 2013). A partire dalle prime foto scattate in gioventù fino ai suoi ultimi lavori degli anni 2000, sono tante le voci che guidano lo spettatore in questo viaggio che riesce a restituire l’arte e la passione di quello che è stato uno dei più grandi fotografi italiani di sempre.
UNIDENTIFIED MODERN CITY - FULL DOCUMENTARY 2011
Le testimonianze e la voce narrante
A raccontare la sua figura sono voci composite come il già citato Stefano Boeri, G.B. Gardin, Oliviero Toscani e Toni Thorimbert, la storica della fotografia Roberta Valtorta, il regista Amos Gitai, mentre la photo editor e compagna di vita di Basilico Giovanna Calvenzi si presta come voce narrante.
La pluralità delle testimonianze accompagna il pubblico dentro il lavoro e la personalità di Basilico, mettendo in relazione la sua esperienza con quella di fotografi, architetti, registi e studiosi della fotografia.
Il significato del titolo
Il titolo del film è tratto dalla frase scritta dallo stesso Basilico con un pennarello rosso sulla fotografia Merlimont Plage, 1985 scattata durante la Mission Photographique de la D.A.T.A.R., che riassume l’approccio del fotografo al mondo esterno.
La frase richiama uno sguardo rivolto verso la profondità dello spazio e verso ciò che si trova oltre la superficie immediata dell’immagine. Nelle fotografie di Basilico, l’architettura diventa così uno strumento per osservare la città, il paesaggio e la condizione umana.
Informazioni sul film
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Titolo | Basilico. L’infinito è là in fondo |
| Regia | Stefano Santamato |
| Protagonista | Gabriele Basilico |
| Anno del documentario | 2009 |
| Durata | 52 m |
| Lingua e produzione | Ita/2009 |
| Prima visione indicata | Sky Arte martedì 13 febbraio alle 21.15 |
Il documentario GABRIELE BASILICO (Ita/2009) di Giampiero D’Angeli ha una durata di 52 minuti.
Fotografia italiana è la prima serie di documentari dedicata ai grandi fotografi italiani comprende anche i film dedicati a Gianni Berengo Gardin, Franco Fontana, Mimmo Jodice e Ferdinando Scianna.
Un percorso tra luoghi e immagini
Il film segue il fotografo dalla sua Milano alla Francia, da Beirut alla Silicon Valley, dal porto di Genova a Mosca. Questo itinerario geografico restituisce l’ampiezza di una ricerca che non si limita a un solo contesto urbano, ma osserva luoghi differenti attraverso un metodo coerente e riconoscibile.
In ogni spazio Basilico mantiene un atteggiamento privo di pregiudizi e concentra l’attenzione sulla struttura dei luoghi, sui rapporti tra pieni e vuoti, sulle tracce dell’attività umana e sulla trasformazione del paesaggio.
Il documentario permette così di seguire il rapporto tra fotografia e architettura, mostrando come l’immagine urbana possa diventare un modo per leggere la realtà in modo diretto e attento.
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