Per diventare suora francescana e dedicarsi all’evangelizzazione in pubblico occorre anzitutto riconoscere e discernere una possibile chiamata alla vita consacrata, conoscere una comunità francescana e il suo carisma, vivere un periodo di accompagnamento e di esperienza comunitaria, quindi affrontare le tappe formative del postulato, del noviziato e della professione temporanea, fino ai voti perpetui.
L’evangelizzazione pubblica non consiste soltanto nel parlare davanti a molte persone, ma nasce dalla preghiera, dalla vita fraterna, dal servizio ai poveri e dalla disponibilità a essere inviate nella missione. La consacrazione è una scelta d’amore, per questo è una strada verso la felicità. Con tanti altri, faccio l’esperienza di percorrere un cammino verso la gioia autentica.
Che cosa significa essere una suora francescana evangelizzatrice
“Spinte dall’amore di Cristo e profondamente sollecitate da un mondo che per lo più non Lo conosce, collaboriamo con tutte le nostre forze all’annuncio del Vangelo, perché possa diventare in ogni persona vita zampillante”.
Ho sperimentato l’amore di Gesù e desidero che lui sia il centro della mia vita. Voglio collaborare con tutte le mie forze a farlo conoscere ed amare. Credo che lo Spirito Santo sia all’opera nel cuore di ogni persona e nel mondo e desidero lasciarmi guidare da lui per annunciare il Vangelo.
Desidero vivere questa missione con altre persone per condividere la preghiera e l’azione, allargando i confini territoriali. Credo che la Chiesa abbia bisogno oggi di una presenza attiva delle donne consacrate che con la loro femminilità e i loro doni, arricchiscono la sua missione e rispondono al bisogno spirituale dei nostri contemporanei.
Una suora francescana può annunciare il Vangelo attraverso l’incontro personale, la catechesi, la pastorale giovanile, la scuola, le attività parrocchiali e diocesane, il servizio ai poveri e la testimonianza quotidiana della vita consacrata. Le mie giornate possono essere molto diverse tra loro, ma ci sono sempre tre elementi fondamentali: la preghiera, la vita in comunità e la missione apostolica, attraverso cui cerco di far conoscere e amare Gesù.
La chiamata nasce da un incontro e da un discernimento
Nel cammino di ognuno si affacciano le domande, i desideri, le attese riguardo al proprio futuro. Perché vale la pena vivere? Per che cosa, facendo quali scelte? Può anche nascere la domanda se è possibile scegliere o piuttosto si è scelti, da qualcuno o dal caso.
Esperienze di incontro, di apertura dei propri orizzonti, di conoscenza del proprio profondo, ma anche di momenti di sofferenza, paura, solitudine possono essere il punto di partenza per un percorso. Da qui può nascere l’occasione per dedicare un tempo prezioso alla ricerca del proprio personale e unico modo di “interpretare” il prezioso dono della vita.
La vocazione nasce da una scoperta che cambia la vita: Dio ti ama! Il secondo, il più importante, è stata la scoperta di Gesù come una persona che mi ama e con cui posso entrare in relazione.
Non sempre la chiamata è presente fin dall’infanzia. D No, nei miei sogni da bambina volevo fare l’insegnante, da adolescente pensavo al matrimonio e solo verso i 17/18 anni si è fatto strada in me il pensiero della consacrazione.
Non sono nata suora e sicuramente non era questo ciò a cui pensavo negli anni della mia adolescenza, anche se provengo da una famiglia cristiana che mi ha educato ai valori della fede, della condivisione e del dono di sé.
Il percorso vocazionale può svilupparsi attraverso incontri significativi, esperienze di preghiera, pellegrinaggi, momenti di servizio e la conoscenza concreta di una comunità religiosa. Sono entrata in contatto più diretto con il mondo francescano attraverso un’esperienza di pellegrinaggio a piedi, la Marcia Francescana, dove attraverso la fatica, finalmente Dio ha trovato una strada per incontrarmi più da vicino.
Quello è il mio “anno zero”, da lì la mia storia con il Signore ha un inizio. In quell’esperienza ho sperimentato che c’era un Dio che mi amava profondamente e che desiderava per me il meglio, desiderava per me una vita che fosse vissuta in pienezza e che solo Lui, che mi aveva creato, sapeva mostrarmi come vivere questo.
Come verificare se la vocazione è francescana
Il percorso per diventare suora è simile a quello per diventare frate o religioso in genere. In genere una giovane conosce nella propria esperienza di vita una comunità e un carisma legato ad un fondatore e ad una spiritualità e ne rimane attratta e affascinata.
Dal fascino iniziale comincia una frequentazione sempre più intensa di una comunità di quel particolare ordine/istituto religioso, e sono possibili dei periodi di esperienza interna in una comunità.
La conoscenza di una famiglia francescana permette di verificare se la sua spiritualità corrisponde ai desideri profondi della candidata. La giovane può osservare come la comunità prega, vive insieme, svolge la missione, accoglie le persone e serve i poveri.
Più volte ho scritto come da san Francesco e dal suo straordinario carisma, siano scaturiti: il “Primo Ordine Francescano“- Maschile (i Frati Francescani); il “Secondo Ordine Francescano“- Femminile (le Monache Clarisse) dalla comunione di intenti tra Francesco e Chiara d’Assisi; il “Terz’Ordine Francescano Secolare” - Uomini e Donne (Laici); Francesco, infatti , neppure trascurò i tanti laici da subito desiderosi di condividere la sua ispirazione.
La scelta della comunità deve quindi considerare la forma concreta di vita francescana alla quale ci si sente chiamate: una congregazione apostolica, una comunità missionaria, un monastero di clarisse o un’altra famiglia religiosa ispirata a san Francesco.
L’accompagnamento vocazionale
L’accompagnamento personale, attraverso il dialogo e il confronto con una suora, offre la possibilità di scoprire il progetto di Dio sulla propria vita e di operare delle scelte per rispondere a questo progetto.
Se senti che certi punti vibrano in te, puoi chiederti se il Cenacolo sia il luogo dove consacrare la tua vita al Signore. Puoi contattare Sr Luisa: Ti proporrà un percorso affinché tu possa approfondire questo desiderio e scegliere in libertà come rispondere alla chiamata del Signore.
Durante l’accompagnamento la candidata può esprimere dubbi, desideri, paure e aspettative. Il discernimento serve a comprendere se il desiderio di consacrazione è stabile, libero e collegato a una relazione viva con Cristo.
La giovane suora francescana inizia un percorso di discernimento per capire se la vocazione era la giusta soluzione ai suoi dubbi.
La chiamata può diventare più chiara attraverso un tempo prolungato di preghiera e di vita condivisa. «Per trovare la luce vai, intraprendi un tempo di discernimento, cammina!!! Così in quell’anno sono tornata a trovare le suore alcuni week-end per un percorso di crescita umana e spirituale.
Esperienze concrete prima dell’ingresso
Prima di entrare stabilmente in comunità è possibile partecipare a giornate, fine settimana o periodi di servizio. Queste esperienze aiutano a superare un’immagine idealizzata della vita religiosa e a incontrare la sua dimensione quotidiana.
«Vista l’esperienza forte - prosegue suor Maria Chiara Ferrari - sono andata a trovare le suore a Roma per dei giorni di servizio in alcune mense per i poveri. L’incontro con storie tristi e occhi delusi mi aveva distrutta, come poteva Dio permettere tanta sofferenza.
Mi sono fermata in cappella, guardando il crocifisso, pian piano il Signore mi ha fatto capire che salendo sulla croce Lui si è fatto vicino ad ogni sofferenza. Ed io, potevo stare ferma di fronte al dolore, far finta di non vedere… ho chiesto al Signore che mi aiutasse a capire dove andare».
La missione pubblica nasce anche dall’esperienza dell’ascolto. Una futura suora evangelizzatrice deve imparare a incontrare persone diverse, comprese quelle ferite, deluse o lontane dalla fede, senza ridurre l’annuncio a parole astratte.
Il postulato: entrare nella vita della comunità
Se una ragazza è abbastanza convinta che il Signore lo stia chiamando a consacrarsi in un determinato ordine/istituto religioso comincia il tempo del postulato: è un periodo di conoscenza dall’interno della comunità.
Il postulato è un periodo per vivere insieme alle sorelle e condividere con loro la vita quotidiana e la missione.
La prima tappa sarà allora quella del postulandato, cioè la possibilità di condividere stabilmente, per un periodo dai 6 mesi ad 1 anno, la vita comunitaria con un cammino che offre l’opportunità di una maggiore conoscenza di sé, della vita cristiana e della spiritualità francescana, secondo il nostro carisma di Francescane Ancelle di Maria.
Il Postulandato è un tempo di crescita spirituale personale con l’obiettivo di una viluppo umano. E’ il periodo per fare domande ed infine per chiedere di entrare nella nostra Società come una novizia.
La durata può variare secondo l’istituto religioso: Dura da 6 mesi a un anno. In altri percorsi il postulandato può durare da 6 mesi a 2 anni.
| Tappa | Durata indicata | Scopo principale |
|---|---|---|
| Postulato | 6 mesi-1 anno | Conoscenza dall’interno della comunità, vita quotidiana e missione |
| Noviziato | 2 anni | Approfondimento della spiritualità, del carisma e della vita religiosa |
| Professione temporanea | 6-9 anni prima dei voti perpetui | Vivere come religiosa e prepararsi alla consacrazione definitiva |
| Professione perpetua | Dopo il percorso formativo | Consacrazione definitiva e appartenenza stabile alla famiglia religiosa |
Il noviziato francescano
Un passo importante è l’inizio del noviziato che generalmente dura uno o due anni a seconda della comunità. Durante il tempo del noviziato le giovani sono accompagnate da una formatrice chiamata “maestra delle novizie” che istruisce sulla spiritualità e il carisma tipico di quella famiglia religiosa, verifica le motivazioni della candidata.
Il noviziato, tappa successiva della durata di due anni, costituisce un maggior inserimento nella Congregazione delle Suore Francescane Ancelle di Maria per un maggior approfondimento del carisma.
In questo tempo la novizia indossa un abito che già esprime il suo desiderio di una vita sobria e dedicata al Signore e ha la possibilità di approfondire la propria vocazione mediante la preghiera, lo studio della Regola e delle Costituzioni, il contatto con la Parola di Dio e la vita comunitaria.
Durante questo periodo il nuovo membro è incoraggiato a coltivare e nutrire la sua relazione con Gesù attraverso la formazione nella preghiera e nella spiritualità.
È inoltre accompagnato ad approfondire la comprensione della società religiosa attraverso lo studio delle Costituzioni e della sua storia, e con l’esperienza della vita nelle comunità.
Il noviziato aiuta anche a sviluppare il senso di essere una donna missionaria con l’esperienza del servizio agli altri.
Il noviziato dura due anni ed è il tempo in cui si vivono i primi passi nella vita religiosa. Tempo per prendere le distanze da tutto ciò che costituiva la vita precedente: famiglia, professione e altri impegni.
Preghiera, formazione e vita comunitaria
La formazione spirituale è fondamentale per chi desidera intraprendere la vita religiosa. In questo capitolo, verranno presentati gli insegnamenti base della fede cristiana, approfondendo il significato dei sacramenti e delle Scritture.
Si darà particolare attenzione alla preghiera personale e comunitaria come mezzo essenziale per alimentare la relazione con Dio. La preghiera costante è uno degli aspetti fondamentali della vita monastica.
Durante questo modulo del corso, verranno insegnate diverse tecniche di preghiera contemplativa e meditativa, al fine di permettere alle future suore di approfondire la loro intimità con Dio. Si parlerà anche dell’importanza della liturgia nella vita spirituale.
Una suora vive in comunità e questa dimensione riveste un ruolo centrale nella sua vita quotidiana. Attraverso questo modulo del corso suora, le partecipanti impareranno a vivere in armonia con le altre consorelle, ad affrontare eventuali conflitti e a sviluppare relazioni di fraternità.
Verranno anche fornite nozioni pratiche riguardo alla gestione delle risorse comuni. La vita quotidiana era sicuramente molto diversa da come me la ero immaginata.
Quando vivi insieme con qualcuno ne vedi luci e ombre, la bellezza ma anche la fragilità, tutta l’umanità. Ciò che mi ha colpito con vigore è stato scontrarmi con i limiti, le fragilità, a partire dalle mie; c’è bisogno infatti di tanta accoglienza, a partire da sé stessi.
Il carisma francescano e la missione
Ogni ordine religioso ha un carisma specifico che caratterizza la sua missione nel mondo. In questo capitolo, verranno presentati i vari carismi religiosi esistenti e si aiuterà ogni aspirante suora a riconoscere quale è il suo carisma personale.
Sarà dato spazio anche all’approfondimento delle diverse attività pastorali cui una suora può dedicarsi. La formazione ha lo scopo di prepararci per la missione in modo da diventare strumenti effettivi nelle mani di Dio, ovunque, per il bene del suo popolo.
Ho scelto il carisma delle suore Francescane missionarie di Gesù Bambino innanzitutto perché mi aveva attratto la somiglianza estrema con la vita dei frati francescani, primo luogo dove mi ero sentita a casa.
Poi è venuto l’aspetto della piccolezza. È una componente scomoda del nostro carisma: la piccolezza di Gesù bambino che “nascer volle bambino per farsi amare e non temere” (così scrive la nostra fondatrice, Barbara Micarelli), questo è ciò che mi aveva conquistata.
Gesù bambino si lascia prendere in braccio, si lascia amare perché è piccolo e indifeso, questa è la posizione da cui ho scoperto che posso amare ed essere amata.
La missione francescana può essere vissuta in modi differenti. Io, ad esempio, oggi vivo il carisma della mia famiglia religiosa nell’insegnamento nella scuola primaria e nella pastorale giovanile parrocchiale e diocesana.
Ma questo potrà mutare. Quello che mi fa restare è l’avere intuito che la vita consacrata è semplicemente essere sprecati per il Signore e questo è ciò che desidero e che provo a vivere e che ho confermato con il mio “per sempre”.
Evangelizzare in pubblico senza separare parole e testimonianza
Evangelizzare in pubblico significa offrire una testimonianza riconoscibile, parlare della fede quando l’occasione lo permette, accompagnare le persone, collaborare con la Chiesa e svolgere attività pastorali. La parola pubblica è credibile quando è sostenuta da una vita coerente.
La Chiesa ci insegna che noi consacrati siamo chiamati a essere un “raggio della divina bellezza” e questo traspare prima di tutto in un modo di essere e poi in ciò che facciamo.
È proprio tale consapevolezza che aiuta ad accogliere l’obbedienza, a non appropriarti del servizio: è scoprire che ciò che ti definisce non è ciò che fai, che può esserci oggi e domani no, ma come lo fai, chi sei.
Altra aspettativa disillusa è il pensiero di salvare il mondo. Ho scoperto piano piano che la vita si spende, si dona, nelle piccole cose, nei piccoli gesti: ascoltando una sorella, facendo le pulizie, accogliendo chi bussa alla porta.
Tutto questo è donare la vita. Ciò che è più importante, però, è la “parte migliore”, quella che non sarà tolta: il godere dell’intimità col Signore, lo stare alla Sua Presenza, il coltivare la relazione con Lui che dà colore alla vita.
È questo ciò che nel tempo ho scoperto rendere la mia vita bella, non tanto le cose che faccio, che certamente sono piccole, ma farle in Lui e per Lui.
Professione temporanea e formazione continua
Al termine del noviziato c’è la prima professione dei voti di povertà, castità e obbedienza secondo le costituzioni tipiche dell’istituto religioso. Nel caso in cui ci sia la consuetudine ad indossare un particolare abito questo è anche il momento della vestizione.
I voti emessi all’inizio sono provvisori e sono rinnovati ogni anno o ogni tre anni (ciò significa che se uno si accorge che quella non è la sua strada può ritirarsi e non ha legami definitivi).
In genere le suore che hanno fatto la prima professione sono chiamate “juniores” e hanno ancora dei tempi specifici di formazione. Alcune giovani studiano teologia o altre materie in questo tempo; altre invece sono già inserite a pieno nell’apostolato del proprio istituto.
La professione temporanea offre alla nuova suora professa un’opportunità per vivere come una religiosa. Ogni Suora FCJ sa che la formazione per la missione è un processo che dura tutta la vita.
Noi siamo incoraggiate ad usare pienamente le opportunità che abbiamo per lo sviluppo personale, spirituale e professionale. Un momento chiave nella formazione continua di ogni sorella e’ il terz’anno (ovvero terzo anno di studio e raccoglimento).
Questo anno e’ descritto nelle costituzioni come Scuola del Cuore. In una diversa organizzazione formativa, questa tappa dura circa 6 anni.
Inizia con un invio in missione per uno o due anni, in una vera ed effettiva immersione apostolica. Vi è infine un’ultima tappa, il “Terz’anno”: quasi un altro anno di noviziato per prepararsi a fare la professione definitiva pronunciando i voti perpetui.
La professione perpetua
In genere dopo 6-9 anni dalla prima professione religiosa c’è la “professione solenne” dove gli impegni di appartenenza ad un ordine diventano definitivi.
La professione dei voti di castità, povertà e obbedienza, nelle mani della Madre, realizza la consacrazione a Dio della propria vita come risposta alla chiamata del Padre per conformarsi a Gesù imitando la sua vita casta, povera e obbediente, plasmati dallo Spirito Santo.
La professione viene emessa di anno in anno, quale progressiva preparazione alla totale e definitiva consacrazione di sé a Dio per tutta la vita e all’inserimento totale e definitivo nella vita e nella missione delle Francescane Ancelle di Maria con la professione perpetua.
Il percorso non è certo concluso con la professione perpetua, ma ci offre la bellezza e lo stimolo di una continua ricerca del cuore e della mente per crescere sempre di più verso quell’immagine bella e meravigliosa che il Padre ha di noi.
Il 23 aprile 2022 ho emesso la professione perpetua, il mio sì definitivo al Signore in questa famiglia religiosa, dove negli anni ho riconosciuto il luogo in cui venivo chiamata a seguirLo più da vicino.
Questo mi rende felice.
Gli studi e le competenze per l’evangelizzazione
La formazione può comprendere lo studio della teologia, della Sacra Scrittura, della spiritualità francescana, della catechesi e di altre materie utili alla missione.
Suor Patrizia ha completato i suoi studi presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma. Ci spiega, attraverso questo video, perché gli studi sono importanti per diventare suora del Cenacolo.
Alcune giovani studiano teologia o altre materie in questo tempo; altre invece sono già inserite a pieno nell’apostolato del proprio istituto.
La formazione non serve soltanto a preparare discorsi pubblici. Aiuta a leggere il Vangelo, comprendere le domande delle persone, comunicare la fede con responsabilità e svolgere il servizio pastorale in collaborazione con la Chiesa.
Così ha interrotto un percorso iniziato in Università, con l'iscrizione alla facoltà di Medicina. Alla formazione medica mancava qualcosa di importante.
«All’università mi sono iscritta a medicina perché sognavo di aiutare. Io avevo le mie belle idee su come fare. Ma il Signore non ci ha messo molto a farmi capire che aveva da insegnarmi Lui parecchie cose!».
La sua esperienza mostra che una formazione precedente non rende impossibile la vocazione. Può invece diventare parte della storia personale e orientare il modo di servire le persone.
La missione evangelizzatrice e l’invio
La suora non decide sempre autonomamente il luogo in cui vivere e il servizio da svolgere. D No, sono mandata in missione dalla responsabile della Provincia. Tuttavia, generalmente le scelte che mi riguardano sono prese in dialogo con me, tenendo conto del bene comune, delle mie caratteristiche personali, dei miei desideri, di quello che sento.
La missione può quindi cambiare nel tempo. L’obbedienza comporta disponibilità a essere inviate dove la comunità ritiene più utile la presenza della religiosa, mantenendo il dialogo con le responsabili.
A breve andrò in Brasile per un progetto missionario.- conclude la religiosa francescana -. Ho fiducia in Gesù perché si è sempre preso cura di me, e sono certa che continuerà a farlo.
In questo cammino suor Maria Chiara Ferrari ha incontrato persone «che mi hanno dato conferma di essere strumento dell’amore di Cristo, che a sua volta mi ha promesso di servirsi di me se gli avessi donato la mia vita.
Ho detto “sì” a quella proposta che mi spaventava e lusingava nello stesso tempo - ribadisce col sorriso suor Maria Chiara -.Poi la professione perpetua.
Le difficoltà da mettere in conto
La vita consacrata non elimina le difficoltà personali, relazionali o missionarie. Ho incontrato alcune difficoltà legate alla vita comune: siamo diverse e come in ogni famiglia non sempre è facile capirsi e andare d’accordo.
A volte è stato anche difficile lasciare alcuni luoghi, alcune persone, alcune missioni a cui ero affezionata. La consapevolezza di dover partire non mi porta a cambiare il modo di vivere le relazioni.
So che un giorno la sofferenza per il distacco potrà farsi sentire, ma ora cerco di vivere con semplicità e autenticità ogni rapporto. Ho l’esperienza che ciò che ricevo e dono negli incontri con le persone in qualche modo mi accompagna per sempre.
Quando devi comprare qualche cosa, sei libera di farlo e hai dei soldi a tua disposizione o devi chiedere dei permessi? In dialogo con la responsabile, prevedo la somma di denaro indicativa di cui ho bisogno per le spese personali.
Posso così comprare quello che mi serve, senza chiedere ogni volta particolari permessi. Rendo regolarmente conto di come utilizzo i soldi ricevuti ed entro in dialogo con la responsabile se si presentano particolari necessità.
Quando ti senti sola e senti la mancanza di un marito che cosa fai? Sono questi i momenti in cui ritorno con la memoria ed il cuore ai tempi forti vissuti con il Signore, ai consigli ricevuti nel tempo di formazione, per ritrovare il perché profondo della mia scelta di vita ed approfondirlo.
Anche la comunità e le buone amicizie sono un sostegno. Per ora non ho sofferto di non avere figli e non mi sono mai sentita sterile, anche se potrebbe succedere.
Nella missione sento invece di portare vita agli altri in un modo diverso, perché la gente che approfondisce la relazione con il Signore diventa più viva.
Quello che mi aiuta maggiormente è la consapevolezza di non essere sola. Nella preghiera condivido con il Signore le mie difficoltà. Cerco anche l’aiuto e il conforto di persone sagge, in comunità e all’esterno.
Domande interiori utili nel discernimento
Il discernimento può essere accompagnato da domande semplici e concrete: desidero che Gesù sia il centro della mia vita? Sono disposta a vivere in comunità? Riesco a riconoscere il valore della preghiera quotidiana? Mi sento chiamata a servire anche quando il servizio è nascosto?
È utile chiedersi anche se si desidera annunciare il Vangelo non soltanto con iniziative pubbliche, ma attraverso l’ascolto, la pazienza, la fraternità e la fedeltà agli impegni ordinari.
Mi interrogo sulla mia vocazione. Se senti che certi punti vibrano in te, puoi chiederti se il Cenacolo sia il luogo dove consacrare la tua vita al Signore.
La consacrazione non nasce dal desiderio di apparire o di occupare un ruolo, ma dal desiderio di appartenere a Cristo e di lasciarsi mandare. Quello che mi definisce non è ciò che faccio, che può esserci oggi e domani no, ma come lo faccio, chi sono.
Una scelta libera e progressiva
La chiamata va verificata nel tempo. Il postulato, il noviziato e la professione temporanea permettono di approfondire le motivazioni e di comprendere concretamente se quella vita corrisponde alla propria vocazione.
La vita stessa mette alla prova il desiderio e l’intuizione: entrando in convento ho sperimentato la concretezza di ciò che avevo visto e guardato nelle esperienze che avevo fatto con le suore.
Dopo un cammino di discernimento di 2 anni sono entrata in Postulato a 23 anni. Ero giovane, ma mi sentivo grande e matura per affrontare una scelta importante, per decidere chi essere nella mia vita.
I voti iniziali sono provvisori e possono essere rinnovati secondo le norme dell’istituto. Questo significa che il cammino verso la professione perpetua conserva un carattere progressivo e di verifica.
La sera del giovedì Santo, in compagnia di Gesù, modello d’amore, si è fatta chiara la strada da percorrere! La formazione dell’università non mi bastava, “Vai, parti per un anno di centro giovanile, condividi con le suore preghiera, vita concreta e servizio ai poveri, lì ti insegnerò ad amare”.
Ho detto “sì” a quella proposta che mi spaventava e lusingava nello stesso tempo. Il sì alla vita francescana non è soltanto una decisione teorica, ma l’accettazione di un cammino concreto di preghiera, comunità, formazione e missione.
La vita consacrata come testimonianza pubblica
Essere una giovane consacrata oggi a volte risulta strano, direi raro, qualche volta siamo guardati come “animali in via di estinzione”, ma non per questo la vita consacrata non ha più senso e non c’è una bellezza che si incontra anche attraverso le fatiche e le difficoltà.
Ed è questo che vorrei provare a raccontarvi. La presenza pubblica di una suora francescana può diventare una forma di evangelizzazione anche quando non assume la forma di una predicazione.
La testimonianza può essere resa visibile nell’abito, nella disponibilità all’ascolto, nella partecipazione alla vita della parrocchia, nell’insegnamento, nel lavoro con i giovani, nella cura dei poveri e nella condivisione della vita comunitaria.
La mia fede era molto sbilanciata sul fare, sul servizio, questo era il “latte” con cui ero stata cresciuta e lo spazio in cui mi sentivo pienamente me stessa.
Con il tempo, però, ho compreso che l’evangelizzazione non dipende soltanto dalla quantità delle attività. Ciò che rende la mia vita bella, non tanto le cose che faccio, che certamente sono piccole, ma farle in Lui e per Lui.
La vita si spende, si dona, nelle piccole cose, nei piccoli gesti: ascoltando una sorella, facendo le pulizie, accogliendo chi bussa alla porta. Tutto questo è donare la vita.

Un itinerario pratico per iniziare
- Prenditi un tempo serio di preghiera e di ascolto interiore.
- Conosci il carisma francescano attraverso una comunità, una parrocchia, un pellegrinaggio o un’esperienza di servizio.
- Confrontati con una suora e chiedi un accompagnamento personale.
- Partecipa, quando possibile, a periodi di esperienza interna nella comunità.
- Verifica la tua disponibilità alla vita comune, alla preghiera, alla povertà, alla castità, all’obbedienza e alla missione.
- Affronta il postulato come tempo di conoscenza e crescita.
- Vivi il noviziato approfondendo la spiritualità francescana, la Regola, le Costituzioni, la Parola di Dio e il servizio.
- Accogli la professione temporanea come periodo di ulteriore verifica e formazione.
- Preparati alla professione perpetua attraverso una maturazione spirituale, comunitaria e apostolica.
- Rimani disponibile all’invio missionario e alle forme concrete di evangelizzazione richieste dalla comunità.
La formazione e il discernimento non hanno lo scopo di imporre una decisione, ma di aiutare la persona a scegliere in libertà. La vocazione religiosa è una scelta bella e piena di gioia quando nasce da una relazione autentica con Gesù e viene verificata nella realtà quotidiana.
La vita consacrata è semplicemente essere sprecati per il Signore e questo è ciò che desidero e che provo a vivere e che ho confermato con il mio “per sempre”.
tags: #come #diventare #suore #francescane #per #evangelizzare