La comunione nella Chiesa evangelica: significato, celebrazione e dialogo ecumenico

Nella Chiesa evangelica la comunione, generalmente chiamata Santa Cena, è il momento in cui i credenti ricordano Gesù Cristo, accolgono la sua promessa di essere presente fra i suoi e vivono la comunione con il Signore e fra di loro.

Comune a tutte le chiese è l’idea che Gesù Cristo sia presente e che nel ricevere il pane e il vino (come è abitudine nelle chiese evangeliche) o l’ostia (come nelle cattoliche) i credenti siano in comunione con lui. Gli evangelici, attenendosi semplicemente alla promessa di Gesù, rinunciano a dare una spiegazione, lo scambio del pane e del vino è un momento di comunione col Signore e fra di loro.

Che cosa significa comunione nella Chiesa evangelica

Per indicare la comunione i cattolici usano la parola “eucarestia” (in greco: ringraziamento), gli evangelici invece “santa cena” per ricordare che la prima comunione fu quella di Gesù con i discepoli nel corso della sua ultima cena. Questa cerimonia, cuore della fede cristiana, si fa in ricordo di Gesù Cristo e della sua promessa di essere presente fra i suoi.

La comunione tra Chiese è prima di tutto un dono di Dio. La proclamazione di tale comunione è naturalmente opera di uomini e di donne che hanno compreso l’importanza di questo dono.

La Concordia di Leuenberg afferma che la comunione ecclesiale nasce dalla comune comprensione dell’Evangelo e si manifesta principalmente nella comune celebrazione del culto cristiano e della Cena del Signore in particolare. Tutte le altre forme visibili di comunione nascono e crescono nell’ambito circoscritto da queste due coordinate.

Le chiese protestanti in Europa propongono questo modello di comunione a tutte le altre chiese cristiane. Il principale risultato dell’incontro di Elspeet è dunque la riconferma del consenso esistente tra chiese protestanti europee intorno a questo modello.

Il significato della Santa Cena

La Santa Cena è legata al ricordo dell’ultima cena di Gesù con i discepoli e alla sua promessa di essere presente nella comunità dei credenti. Il pane e il vino sono ricevuti insieme, durante il culto, come segni della comunione con Cristo e della fraternità cristiana.

Comune a tutte le chiese è l’idea che Gesù Cristo sia presente e che nel ricevere il pane e il vino (come è abitudine nelle chiese evangeliche) o l’ostia (come nelle cattoliche) i credenti siano in comunione con lui. In che modo? Dal medioevo i cattolici hanno cercato di spiegarlo parlando di transustanziazione: l’ostia, dopo la sua consacrazione, si trasformerebbe diventando materialmente il corpo di Gesù.

Gli evangelici, attenendosi semplicemente alla promessa di Gesù, rinunciano a dare una spiegazione, lo scambio del pane e del vino è un momento di comunione col Signore e fra di loro. La comunione evangelica non viene quindi descritta attraverso la dottrina cattolica della transustanziazione, ma è compresa a partire dalla promessa di Cristo, dalla memoria della sua morte e risurrezione e dalla fede della comunità.

Santa Cena evangelica pane e vino

La differenza tra Santa Cena e Eucaristia cattolica

La differenza fondamentale fra messa e santa cena è data però dalla persona del sacerdote. Per i cattolici solo lui può consacrare l’ostia e ripetere il sacrificio di Cristo.

Per gli evangelici questa dottrina non ha fondamento nel vangelo. Nel Nuovo Testamento né Gesù né gli apostoli furono sacerdoti, il sacrificio è quello di Cristo in croce, e non è mai detto che lo Spirito santo sia legato a oggetti e gesti particolari.

Per questo nelle chiese evangeliche non c’è altare, ma solo un tavolo comune su cui si pongono gli elementi della santa cena. Il tavolo comune esprime il carattere comunitario del gesto: il pane e il vino vengono condivisi dalla comunità riunita nel culto.

Santa Cena evangelicaEucaristia cattolica
Gli evangelici usano l’espressione “santa cena”.I cattolici usano la parola “eucarestia” (in greco: ringraziamento).
Si ricevono generalmente pane e vino.Si riceve l’ostia e, secondo le modalità previste, il vino consacrato.
Gli evangelici rinunciano a dare una spiegazione della presenza di Cristo.I cattolici spiegano la trasformazione mediante la dottrina della transustanziazione.
Non c’è altare, ma solo un tavolo comune.L’Eucaristia viene celebrata sull’altare.
La comunione è legata alla promessa di Gesù e alla memoria della sua morte e risurrezione.L’Eucaristia è considerata il sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo.

La presenza di Cristo nella celebrazione evangelica

Gli evangelici condividono i fondamenti della fede cristiana con il cattolicesimo romano e con gli ortodossi: con loro hanno in comune le confessioni di fede dei concili ecumenici dei primi secoli della Chiesa. Malgrado ciò, ogni chiesa protestante si comprende come espressione dell’unica Chiesa di Gesù Cristo.

Questa cerimonia, cuore della fede cristiana, si fa in ricordo di Gesù Cristo e della sua promessa di essere presente fra i suoi. Comune a tutte le chiese è l’idea che Gesù Cristo sia presente e che nel ricevere il pane e il vino (come è abitudine nelle chiese evangeliche) o l’ostia (come nelle cattoliche) i credenti siano in comunione con lui.

Nel dialogo ecumenico è importante non descrivere la celebrazione evangelica come un gesto vuoto o privo di significato cristiano. In primo luogo dobbiamo rispettare tutti gli atti che compiono gli altri cristiani, che cercano sinceramente di vivere e servire come discepoli del Signore.

Questo significa che dobbiamo rispettare la loro Eucarestia o Cena del Signore, anche se non li riconosciamo identici alla Messa cattolica. Questo veniva raccomandato anche dal Concilio Vaticano II, allorché riconosce che quando le comunità protestanti «nella santa Cena fanno memoria della morte e della risurrezione del Signore, professano che nella Comunione di Cristo è significata la vita e aspettano la sua venuta gloriosa» (Decreto Unitatis Reintegratio, par. 22, citato dal CCC, n. 1400).

La Santa Cena nella fede evangelica

I cristiani evangelici sono movimenti nati in Europa dalla Riforma protestante nel XVI secolo: rappresentano un movimento di ritorno alla Bibbia e di purificazione della fede. Essi condividono i fondamenti della fede cristiana con il cattolicesimo romano e con gli ortodossi: con loro hanno in comune le confessioni di fede dei concili ecumenici dei primi secoli della Chiesa.

Accomunati dall’amore per la Bibbia e dalla ricerca di una testimonianza fedele e credibile, i cristiani evangelici mantengono la convinzione che esista un’unica mediazione tra Dio e ciascun essere umano: Gesù Cristo. Nella Chiesa - come nella vita sociale - non vi è altra autorità e tutti i credenti condividono fraternità e servizio (“sacerdozio universale”), pari dignità e responsabilità (“democrazia”).

I protestanti hanno diverse confessioni di fede e individuano l’unico fondamento in tre punti: la Scrittura, Cristo e la Grazia di Dio, che si accoglie attraverso la fede. Secondo il messaggio evangelico espresso dalla Riforma protestante (“solo per grazia, solo per fede, solo Cristo”) i cristiani evangelici confessano che unicamente per la sua Grazia - cioè del tutto gratuitamente e per il suo amore misericordioso - Dio ci perdona, ci accoglie come figli e ci salva in Cristo.

Le buone opere sono l’espressione della nostra gioiosa riconoscenza: siamo “giustificati” (resi giusti) per fede, come dice l’apostolo Paolo. La Santa Cena si colloca in questo quadro: essa non è separata dalla fede nella grazia, dalla centralità di Cristo e dall’ascolto della Scrittura.

La Chiesa evangelica e il sacerdozio universale

Per gli evangelici, nella Chiesa - come nella vita sociale - non vi è altra autorità e tutti i credenti condividono fraternità e servizio (“sacerdozio universale”), pari dignità e responsabilità (“democrazia”). Questa impostazione distingue il modo in cui viene compresa la celebrazione della Santa Cena rispetto alla celebrazione cattolica dell’Eucaristia.

Per i cattolici solo lui può consacrare l’ostia e ripetere il sacrificio di Cristo. Per gli evangelici questa dottrina non ha fondamento nel vangelo. Nel Nuovo Testamento né Gesù né gli apostoli furono sacerdoti, il sacrificio è quello di Cristo in croce, e non è mai detto che lo Spirito santo sia legato a oggetti e gesti particolari.

La celebrazione evangelica non dipende quindi dalla ripetizione sacramentale del sacrificio di Cristo da parte di un sacerdote. Il sacrificio è quello di Cristo in croce, mentre la Santa Cena rende presente nella vita della comunità il ricordo della sua morte e risurrezione e la promessa della sua presenza.

La comunione ecclesiale tra le Chiese protestanti

La comunione ecclesiale non è un dato raggiunto una volta per tutte, non può essere considerata in modo statico. Si tratta piuttosto di un processo che si realizza attraverso la testimonianza e l’approfondimento teologico.

La testimonianza resa alla comunione in Cristo è prima di tutto l’agire comune. Vorrei ricordare che il Patto d’integrazione tra metodisti e valdesi in Italia è una delle realizzazioni della comunione ecclesiale più riuscita.

Il punto centrale di questo patto non è una semplice fusione tra due ordinamenti bensì la coesistenza di due profili storici e confessionali all’interno dello stesso ordinamento. Oggi percorsi simili al nostro si sono concretizzati nei Paesi Bassi e in Francia.

La comunione ecclesiale non elimina necessariamente le differenze storiche, teologiche e organizzative tra le chiese. Essa può manifestarsi nella ricerca di una comune comprensione dell’Evangelo, nella celebrazione condivisa del culto cristiano, nella collaborazione e nella testimonianza comune.

Le Chiese evangeliche e il movimento ecumenico

La partecipazione al movimento ecumenico è un cammino di fede verso la meta della piena comunione, per imparare ad accogliersi gli uni gli altri come Cristo ci ha accolti (Rm 15,7). Le denominazioni all’interno del mondo evangelico (o protestante) sono diverse e si riferiscono alla differente origine storica, teologica e organizzativa di ogni chiesa evangelica.

Per i protestanti, la Chiesa è figlia della Parola di Dio, unico suo fondamento, e si edifica a partire da una mirabile “diversità di doni” (1Cor 12,4) dello Spirito, tutti al servizio della Chiesa che ha come unico capo Cristo.

Ciò non consente la pretesa di esaurire o definire il significato letterale del testo biblico e permette di schierarsi contro ogni fondamentalismo: siamo cioè sempre invitati a leggere con sguardo nuovo questo libro antico. Questo ha conseguenze sul modo di concepire l’unità nella pluralità, all’interno del cristianesimo e del protestantesimo.

Le Chiese battiste, metodiste e valdesi hanno a suo tempo salutato con gioia la nascita del Movimento ecumenico, hanno partecipato sin dall’inizio alla creazione del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) nel 1948 e sono membri - a livello internazionale - dell’Alleanza riformata mondiale.

Il dialogo tra evangelici e cattolici

Con il Concilio Vaticano II si apre nella Chiesa cattolica la strada dell’ecumenismo, con momenti di fraternità e di collaborazione con altre confessioni, in vista di una testimonianza comune, nonostante le divergenze non ancora superate.

Il nuovo clima di dialogo ecumenico viene accolto positivamente nel 1962 dal Sinodo della Chiesa valdese che al contempo ribadisce il principio della fedeltà alla Parola di Dio. Nel 1982 in un documento sinodale la Chiesa valdese rileva che “cattolicesimo e protestantesimo, pur richiamandosi allo stesso Signore, sono due modi diversi di intendere e vivere il cristianesimo”.

Nel paragrafo 6 si legge: "è nello scambio dei doni e delle esperienze, ma anche degli interrogativi critici e delle ammonizioni fraterne, che si vive e si cresce ecumenicamente e si costruisce, con pazienza e perseveranza, la piena comunione ecumenica".

La CPCE, da quasi tre anni, conduce i colloqui dottrinali con il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. A questi colloqui partecipa anche, per parte valdese, il professor Fulvio Ferrario.

I risultati finora raggiunti sono incoraggianti e non si limitano allo stretto ambito territoriale europeo. Si tratta di capire insieme se il modello di comunione che la CPCE rappresenta sia applicabile a una dimensione più ampia.

La Santa Cena e la partecipazione dei cattolici

La questione della partecipazione cattolica ai servizi di comunione protestanti richiede di distinguere il rispetto per la fede degli altri cristiani dalla condivisione della loro celebrazione. Viene chiaramente distinta la situazione delle Chiese orientali non in comunione con Roma (cioè gli ortodossi e le Chiese orientali, n. 1399), da quella delle comunità protestanti (n. 1400).

Ricevere la comunione in una chiesa protestante non è mai permesso ad un cattolico, perché queste comunità «specialmente per la mancanza del sacramento dell’Ordine, non hanno conservato la genuina ed integra sostanza del mistero eucaristico».

Questa frase si riferisce al fatto che la Chiesa Cattolica non riconosce nelle comunioni protestanti il ministero tramandato fin dall’inizio della successione apostolica. La conseguenza è che un cattolico non può “fare la Comunione” in una liturgia protestante e farlo è un atto grave,contro la fede e contro la dottrina.

Non è una ragazzata, una cosa “da provare”. Non ha infatti lo stesso valore entrare in una chiesa protestante, ascoltare le Scritture e l’omelia del pastore rispetto a “fare la Comunione”.

In primo luogo dobbiamo rispettare tutti gli atti che compiono gli altri cristiani, che cercano sinceramente di vivere e servire come discepoli del Signore. Questo significa che dobbiamo rispettare la loro Eucarestia o Cena del Signore, anche se non li riconosciamo identici alla Messa cattolica.

La presenza di Dio nella liturgia e nella comunità

L’insegnamento del Concilio Vaticano II nella Costituzione sulla Sacra Liturgia, indica che il Signore è presente in vari modi nella liturgia eucaristica, “soprattutto sotto le specie eucaristiche” ma anche, per esempio, “nella sua Parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda (n. 7; la frase successiva cita Mt 18,20).

Queste forme di presenza si trovano tra i protestanti. Non sappiamo in quali modi il Signore Gesù sia presente in essi, ma non sono ‘nulla’, così come i ministri protestanti non sono ‘nulla’.

Ora che la Chiesa Cattolica riconosce la presenza e l’azione dello Spirito Santo nella vita e nel ministero delle comunioni protestanti, è ancora credibile per i cattolici parlare e agire come se i servizi di comunione protestanti fossero vuoti e privi della presenza del Signore?

Possiamo qui applicare l’insegnamento di Gesù nel Sermone della Montagna: “Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra?” (Mt 7,9). Vediamo che quando altri cristiani celebrano la Cena del Signore in un certo senso chiedono al Padre il pane.

Ringraziamo il Signore per ciò che ha donato alla Chiesa Cattolica e preghiamo che faccia lo stesso dono nella sua pienezza anche ai fratelli e sorelle protestanti.

Le diverse Chiese evangeliche

Le denominazioni all’interno del mondo evangelico (o protestante) sono diverse e si riferiscono alla differente origine storica, teologica e organizzativa di ogni chiesa evangelica.

I cristiani evangelici hanno costituito nel 1967 la FCEI - Federazione delle chiese evangeliche in Italia che riunisce quasi tutte le denominazioni del protestantesimo storico italiano e alcune chiese dell’area pentecostale-carismatica: circa 65.000 persone pari al 20% dell’intera popolazione evangelica italiana.

Sono membri della FCEI: la Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), la Chiesa evangelica valdese - Unione delle chiese valdesi e metodiste, l'Esercito della Salvezza, l’Unione delle chiese cristiane evangeliche battiste (UCEBI), la Comunione di chiese libere (di tipo battista), la Chiesa apostolica italiana (con sede a Prato), la Comunità cristiana "Fiumi di Vita" di Napoli (che si ispira al movimento pentecostale), la Comunità evangelica di confessione elvetica di Trieste, la St. Andrew's Church of Scotland di Roma, la Chiesa presbiteriana di lingua inglese.

La XIII Assemblea nel 2003 ha accolto come membro aderente l'Associazione comunità cristiane con sede a Rho (Milano). La XIV Assemblea nel 2006 ha accolto come osservatori l’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del settimo giorno (UICCA) e la Federazione delle chiese pentecostali (FCP).

Origini storiche del movimento evangelico

I cristiani evangelici sono movimenti nati in Europa dalla Riforma protestante nel XVI secolo: rappresentano un movimento di ritorno alla Bibbia e di purificazione della fede. Nel corso della storia la cristianità si è divisa più volte e in più modi.

Non va dimenticato che secondo l’Evangelo vi sono divisioni necessarie (Lc 12,51; 2Cor 6,14-19) per esigenze di un’unità più autentica, anche se doloroso riflesso di un’infedeltà. Malgrado ciò, ogni chiesa protestante si comprende come espressione dell’unica Chiesa di Gesù Cristo.

Il movimento valdese, detto dei “Poveri di Lione” in Francia e dei “Poveri lombardi” in Italia, si diffuse nel XII sec. raccogliendo consensi un po’ ovunque. Valdo o Valdesio era un mercante di Lione che al termine di una profonda crisi spirituale decide di vivere l’esperienza degli apostoli di Gesù, vende i suoi beni e si consacra alla predicazione evangelica.

La Riforma protestante ha dato origine a diverse chiese e confessioni, unite dall’importanza attribuita alla Scrittura, a Cristo e alla grazia di Dio, ma differenziate nella storia, nella teologia, nella liturgia e nell’organizzazione ecclesiale.

La comunione come unità nella pluralità

Questo ha conseguenze sul modo di concepire l'unità nella pluralità, all'interno del cristianesimo e del protestantesimo. La comunione ecclesiale può essere compresa come un legame che non annulla la diversità dei doni, delle tradizioni e dei profili confessionali.

La comunione tra Chiese è prima di tutto un dono di Dio. La proclamazione di tale comunione è naturalmente opera di uomini e di donne che hanno compreso l’importanza di questo dono.

La comunione ecclesiale non è un dato raggiunto una volta per tutte, non può essere considerata in modo statico. Si tratta piuttosto di un processo che si realizza attraverso la testimonianza e l’approfondimento teologico.

La testimonianza resa alla comunione in Cristo è prima di tutto l’agire comune. Il rapporto tra le Chiese battiste, metodiste e valdesi è stretto: esse si incontrano una volta all’anno nell’assemblea del Centro culturale protestante e in una riunione annuale dei consigli di chiesa.

Inoltre, in ogni concistoro/consiglio di chiesa siede un membro con voce consultiva rispettivamente delle Chiese battiste, metodista e valdese. Dal 1983 è attivo il Comitato Interdenominazionale Evangelico per le Relazioni Ecumeniche (CIERE) soprattutto per le relazioni con la Chiesa cattolica.

La comunione evangelica nella vita delle comunità

La comunione non si esprime soltanto durante la Santa Cena, ma anche nella fraternità, nel servizio, nella responsabilità condivisa e nella collaborazione tra chiese. Nella Chiesa - come nella vita sociale - non vi è altra autorità e tutti i credenti condividono fraternità e servizio (“sacerdozio universale”), pari dignità e responsabilità (“democrazia”).

Per i protestanti, la Chiesa è figlia della Parola di Dio, unico suo fondamento, e si edifica a partire da una mirabile “diversità di doni” (1Cor 12,4) dello Spirito, tutti al servizio della Chiesa che ha come unico capo Cristo.

Le chiese protestanti in Europa propongono questo modello di comunione a tutte le altre chiese cristiane. L’altro risultato particolarmente importante è la bozza del documento dottrinale che approfondisce gli argomenti appena menzionati.

La comunione ecclesiale comprende quindi sia la partecipazione al culto e alla Santa Cena sia un cammino di ascolto, confronto, collaborazione e testimonianza. La sua crescita richiede pazienza e perseveranza, perché le differenze teologiche ed etiche non vengono semplicemente cancellate.

Le difficoltà del cammino ecumenico

Tra le difficoltà che sono state segnalate nel corso dei lavori emerge il rischio che le divergenze nell’ambito dell’etica possano impedire o addirittura distruggere la comunione ecclesiale. La comunione ecclesiale non è un dato raggiunto una volta per tutte, non può essere considerata in modo statico.

Per quanto riguarda l’approfondimento teologico vorrei invece esprimere una considerazione piuttosto critica. I colloqui dottrinali della CPCE hanno ormai prodotto una vera e propria biblioteca che contiene testi di grande spessore teologico.

Purtroppo la maggior parte delle chiese aderenti non valorizza abbastanza questi documenti nei dibattiti sinodali e nel lavoro comunitario. La seconda considerazione riguarda chiese di matrice pentecostale e/o evangelicale.

Nel corso della consultazione è stata più volte sottolineata la necessità di prendere sul serio impulsi liturgici e spirituali che provengono da quell’ambito. La stessa raccomandazione vale anche per le chiese e gruppi di origine straniera che sempre più spesso fanno parte degli ordinamenti delle chiese della CPCE.

La Santa Cena e l’unità dei cristiani

La partecipazione al movimento ecumenico è un cammino di fede verso la meta della piena comunione, per imparare ad accogliersi gli uni gli altri come Cristo ci ha accolti (Rm 15,7). Il dialogo ecumenico cerca una testimonianza comune, pur riconoscendo le divergenze non ancora superate.

Quando altri cristiani celebrano la Cena del Signore in un certo senso chiedono al Padre il pane. Ringraziamo il Signore per ciò che ha donato alla Chiesa Cattolica e preghiamo che faccia lo stesso dono nella sua pienezza anche ai fratelli e sorelle protestanti.

La comunione ecclesiale nasce dalla comune comprensione dell’Evangelo e si manifesta principalmente nella comune celebrazione del culto cristiano e della Cena del Signore in particolare. Tutte le altre forme visibili di comunione nascono e crescono nell’ambito circoscritto da queste due coordinate.

La Santa Cena rimane così uno dei luoghi principali nei quali la Chiesa evangelica esprime la propria fede: il ricordo di Gesù Cristo, la fiducia nella sua promessa, la comunione con il Signore, la fraternità dei credenti e la speranza nella piena comunione tra i cristiani.

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