Comunicare le attività dell’Azione Cattolica significa raccontare in modo coordinato la ricchezza della vita associativa, favorire la partecipazione e promuovere una comunicazione autentica tra le persone. La comunicazione deve aiutare a condividere, formare, coinvolgere e rafforzare il senso di appartenenza, valorizzando ciò che già viene realizzato nelle parrocchie, nelle diocesi e nei diversi settori dell’associazione.
Una comunicazione efficace può inoltre sostenere iniziative di sensibilizzazione civile e cristiana, come quelle dedicate alla sicurezza sul lavoro, coinvolgendo bambini, ragazzi, giovani, adulti, adultissimi, educatori, assistenti, famiglie e realtà del territorio. In questa prospettiva, ogni attività può diventare occasione di formazione, testimonianza, dialogo e partecipazione.
Abitare da protagonisti la nuova comunicazione
Una delle sfide che ho sempre trovato più entusiasmanti degli Orientamenti triennali riguarda il pilastro della cultura e della comunicazione. In realtà è stimolante la sfida di riorganizzare la vita associativa intorno a tre pilastri che delimitano il “portico” sotto il quale essa si dispiega. Sollecita perché indica una sfida, quella di imparare a discernere raccordando, guardando alla vita associativa in maniera composita e complessa ma tutta insieme.
Troppo spesso sentiamo dirci che occorre semplificare le cose che facciamo, siano esse riunioni, incontri o la produzione di articoli, riviste e post sui social. Ma allenarci a discernere-raccordando ci aiuta a capire che occorre snellire e semplificare ma con lo scopo di valorizzare e rilanciare la vita associativa.
Ecco allora che la ristrutturazione associativa intorno al pilastro della comunicazione e della cultura ci invita a razionalizzare la molteplicità degli strumenti di comunicazione e diffusione della nostra produzione culturale. Ma razionalizzare non significa solamente chiedere cosa togliere e cosa lasciare: significa abitare la nuova comunicazione impegnando “l’associazione a ricercare forme di accompagnamento educativo e strumenti di elaborazione che siano capaci di promuovere un’autentica comunicazione tra le persone”.
In occasione del giro delle regioni, più volte siamo stati sollecitati a essere più presenti nel dibattito pubblico; così come a raccontare di più la ricchezza della vita associativa e a produrre maggiori strumenti per la formazione. Tuttavia molto spesso le cose vissute come mancanti già ci sono. E allora, forse, ciò di cui abbiamo bisogno è riuscire a comunicare e raccontare meglio la vita associativa.
Abbiamo bisogno di connettere meglio la nostra rete perché anche attraverso la comunicazione passano quella condivisione, formazione, partecipazione e appartenenza che connotano l’esperienza associativa.
Una comunicazione costruita con tutti
Con questa intuizione abbiamo deciso di mettere in discussione tutte le modalità attraverso cui facciamo comunicazione e diffondiamo cultura. E lo vogliamo fare chiedendo a tutti quali sono le esigenze e su quali strumenti o modalità occorre che l’Azione cattolica faccia un investimento maggiore.
E vogliamo l’opinione di tutti: soci, simpatizzanti, sacerdoti, tutti gli amici che sostengono l’AC, ma anche curiosi e critici. Il questionario che stiamo diffondendo è l’occasione per dire la nostra, raccontare come ci informiamo e formiamo e quindi per dire come vorremmo che fosse la comunicazione dell’AC per i ragazzi, i giovanissimi, i giovani, gli adulti e gli adultissimi.
Lo possiamo compilare tutti (se abbiamo più di 14 anni) e ogni opinione è importante perché vogliamo costruire un’AC sempre più a misura di ciascuno. Perciò aiutiamoci a compilarlo e diffonderlo.
- Sei un educatore o un responsabile Acr? Condividi e compila il questionario con il gruppo dei 14enni!
- Sei un educatore giovanissimi, giovani o un vicepresidente per il Settore? Parlane nei tuoi gruppi, ma invialo anche al collega di università o al compagno di squadra che guarda con curiosità all’associazione.
- Sei un segretario Msac? Questa è l’occasione giusta per mandarlo a tutti i compagni di classe e chiedere loro cosa si aspettano dall’associazione di bello!
- Sei un animatore adulti o un vicepresidente per il Settore? Condividilo con i genitori degli amici dei tuoi figli, coinvolgi gli adultissimi (anche quelli meno smart).
- Sei un segretario Mlac? Questa è l’occasione per mandarlo a tutti i colleghi di lavoro!
- Sei un assistente dell’AC? Coinvolgi i tuoi confratelli sacerdoti!
Ci interessa l’opinione di tutti, proprio di tutti, per snellire e semplificare e allo stesso tempo valorizzare e rilanciare la vita associativa!
Comunicare la sicurezza sul lavoro
Vi suggeriamo delle attività per promuovere il tema della sicurezza e la realizzazione dell’Albero della Sicurezza coinvolgendo anche tutta l’associazione diocesana e parrocchiale (bambini, ragazzi, giovani, adulti).
La comunicazione della sicurezza può unire formazione, memoria, responsabilità sociale e attenzione alle persone. L’Albero della Sicurezza può diventare un segno pubblico capace di coinvolgere l’intera comunità e di richiamare l’importanza della prevenzione, della tutela dei lavoratori e della conoscenza delle situazioni di rischio.

Formazione e sensibilizzazione
Si possono organizzare incontri formativi di sensibilizzazione e di studio sul tema della sicurezza. Anche ad esempio rispetto all’aggiornamento delle leggi vigenti e a fattispecie che o non sono legiferate o sono legiferate in maniera discutibile, tanto da creare dei riconoscibili e palesi “vulnus” nella normativa.
Anche l’idea di un Osservatorio Territoriale Permanente non sarebbe male!
La formazione può essere rivolta ai diversi gruppi associativi, con linguaggi e modalità adeguati alle età e alle responsabilità. Bambini e ragazzi possono essere accompagnati a riconoscere il valore della cura e dell’attenzione; giovani e adulti possono approfondire gli aspetti sociali, normativi e professionali; i responsabili possono favorire il collegamento tra parrocchia, diocesi e territorio.
Tavole rotonde e testimonianze
Si possono organizzare tavole rotonde con esperti e testimonianze. Ad esempio sia esperienze virtuose che di mancata sicurezza, per sensibilizzare e far conoscere l’importanza della sicurezza o l’attenzione nel corso della storia alla sicurezza dei lavoratori.
Il confronto tra competenze ed esperienze permette di rendere il tema concreto e comprensibile. Le testimonianze possono aiutare a raccontare sia le buone pratiche sia le conseguenze della mancata prevenzione, mantenendo al centro il rispetto delle persone e la responsabilità collettiva.
Preghiera e meditazione
Si possono promuovere momenti di preghiera e/o meditazioni bibliche.
Questi momenti possono accompagnare le attività formative e le testimonianze, offrendo uno spazio di ascolto, memoria e riflessione. La cura della persona e la responsabilità verso gli altri possono essere riconosciute come dimensioni inseparabili della vita cristiana e dell’impegno nella società.
Visite presso aziende e realtà di lavoro
Si possono organizzare visite-testimonianze presso aziende, realtà di lavoro. Per farci raccontare dai titolari di tutte le misure che vengono prese in termini di prevenzione del rischio.
Queste esperienze consentono di collegare la formazione alla vita concreta e di conoscere direttamente le responsabilità, le procedure e le attenzioni che accompagnano la prevenzione del rischio negli ambienti di lavoro.
Social network e informazione territoriale
Si possono pubblicare post sui social locali dell’associazione, o parrocchie, che mettano in evidenza i dati della propria regione e del proprio territorio e che rimandino all’appuntamento dell’Albero della Sicurezza, come forma di sensibilizzazione.
La comunicazione locale può collegare il tema generale alla realtà quotidiana delle persone. I contenuti possono accompagnare il pubblico verso l’appuntamento, favorire la partecipazione e creare un percorso di avvicinamento fatto di informazioni, testimonianze e richiami alla responsabilità.

QR Code e contenuti brevi
Si può posizionare un QR Code sui caschetti dell’Albero della Sicurezza, così che là dove sia possibile, inquadrandolo si racconti in pillole l’importanza della sicurezza sul lavoro oppure per raccontare le storie delle vittime sui luoghi di lavoro o dati.
Il QR Code può collegare il segno visibile dell’Albero della Sicurezza a contenuti di approfondimento facilmente consultabili. In questo modo l’installazione non rimane soltanto un elemento simbolico, ma diventa un punto di accesso a informazioni, storie e testimonianze.
Videospot e video-reportage
Si possono realizzare videospot di promozione, che saranno caricati sulle pagine social nazionali, e non dimenticate di fare video-reportage di racconto e descrizione degli eventi realizzati, foto e di mandarle e condividerle.
Le immagini e i video permettono di documentare il percorso, dare visibilità alle attività e favorire la condivisione tra le associazioni parrocchiali e diocesane. Il racconto degli eventi può diventare uno strumento di memoria, formazione e partecipazione.
Venerdì nero - La responsabilità nella sicurezza sul lavoro
Raccontare la vita associativa
Una delle caratteristiche che contraddistinguono la natura dell’Azione Cattolica è la preoccupazione formativa verso i propri aderenti e, più in generale, verso gli uomini e le donne, i ragazzi e i bambini, affinché crescano persone adulte nella fede, ma anche cittadini consapevoli e attivamente partecipi alla vita della società.
E a maggior ragione in questo periodo, in cui la Chiesa riflette in modo particolare sulla cura educativa, l’Ac sente di voler offrire un di più di attenzione a questo tema. Ecco quindi l’obiettivo: stimolare e favorire la nostra presenza di cattolici nel tessuto sociale e civile del Paese, presenza consapevole ma non appiattita sui problemi, presenza cristianamente ispirata e propositiva di nuove soluzioni.
Siamo laici associati, corresponsabili della missione evangelizzatrice della Chiesa, e ci lasciamo interrogare dal nostro tempo. Ci sentiamo interpellati dalla vita delle persone, a cui vogliamo innanzitutto offrire la testimonianza della speranza e della gioia che nascono dall’incontro con Cristo, della bellezza di costruire legami autentici, dell’importanza di sentirci responsabili della crescita umana, spirituale, culturale e di fede di ciascuno, a servizio della Chiesa locale e nella consapevolezza di essere parte della Chiesa universale.
In questo, Papa Francesco, con il suo linguaggio fatto di parole semplici e con la tenerezza dei gesti, ci mostra ogni giorno cosa significhi raccontare le meraviglie che il Signore compie nelle nostre storie. Il suo modo di dire e di fare colpisce perché è diretto e parla con immediatezza alle nostre vite, facendoci cogliere l’essenziale, ciò che conta di più: l’amore e la fedeltà a Gesù Cristo.
Coordinare strumenti e responsabilità
Per riuscire a fare il bene della Chiesa e della comunità civile, occorre che facciamo bene l’Azione Cattolica, in ciò ci sembra necessario suggerire al prossimo consiglio di attuare un maggiore coordinamento fra le varie articolazioni.
La comunicazione può sostenere questo coordinamento mettendo in relazione le attività dell’ACR, del Settore Giovani, del Settore Adulti, del Msac, del Mlac, delle associazioni parrocchiali e del Centro diocesano. Ogni gruppo può contribuire con contenuti, fotografie, brevi video, testimonianze e informazioni sulle iniziative realizzate.
Le esperienze realizzate nelle parrocchie possono essere condivise con il Centro diocesano attraverso un racconto, con foto, piccoli video ecc.
Nel solco dell’Anno Giubilare e sulla scorta del Cammino sinodale, questa sarà l’occasione per rilanciare una riflessione comune sul modo in cui l’Ac, attraverso il servizio educativo che offre alla Chiesa e al Paese, possa aiutare a far crescere con speranza i semi buoni del nostro tempo.
Comunicare dalle parrocchie al territorio
Il legame con la Chiesa diocesana vive giorno per giorno nella parrocchia; in essa l’AC sperimenta la concretezza di una Chiesa da amare ogni giorno nella sua realtà positiva e nei suoi difetti. La formazione dell’AC insegna i percorsi esigenti della dedizione che non fa notizia e dell’amore nascosto che si spende senza riserve. Vissuto nella parrocchia questo amore creativo e forte diventa lo stile di ogni giorno e di ogni ambiente.
L’AC vuole impegnarsi a fare delle parrocchie in cui opera luoghi dove le persone si sentano a casa propria e mostrino così la bellezza di vivere in una “famiglia” di ampio respiro.
La parrocchia è “Chiesa che vive tra le case degli uomini”, casa tra le case, in comunicazione con la realtà territoriale, “è comunità di fedeli a cui appartengono i battezzati della Chiesa cattolica che dimorano in un determinato territorio (…) in essa si vivono rapporti di prossimità con vincoli concreti di conoscenza e amore e si accede ai doni sacramentali, al cui centro è l’Eucarestia, ma ci si fa anche carico degli abitanti di tutto il territorio”.
Prendersi cura delle questioni concrete e dei “ritmi” della vita delle persone che abitano la parrocchia, richiede la sapienza di costruire ponti con altri contesti e tessere legami di amicizia con chi è lontano. Occorre un esercizio di adeguamento ai bisogni, alle risorse, ai tempi di vita delle persone, che testimoni realmente il nostro spirito di accoglienza e di solidarietà.
Per scongiurare il rischio dell’autoreferenzialità, dobbiamo rimodulare il nostro apostolato per renderlo capace di raggiungere, come dice Papa Francesco, le periferie esistenziali.
Formazione, interiorità e comunicazione
La formazione è un’esperienza attraverso la quale una persona prende fisionomia: diviene se stessa, assume la sua originale identità che si esprime nelle scelte, negli atteggiamenti, nei comportamenti, nello stile di vita. La nostra fisionomia più profonda e più vera è il volto di Cristo.
La cura dell’interiorità è essenziale in ogni stagione della vita. Saper guardare dentro di noi è indispensabile per rispondere alle domande più profonde, ci spinge alla ricerca, illumina la lettura e la comprensione di ciò che accade intorno a noi, aiuta a compiere scelte coraggiose nella vita di ogni giorno, a rispondere pienamente e con gioia alla nostra vocazione.
Nella vita, c’è bisogno di persone che testimonino la bellezza di un rapporto intimo con il Signore, che narrino la pienezza della vita quotidiana vissuta alla sua presenza. In Associazione, è necessario quindi continuare a promuovere la ricerca di un accompagnamento spirituale e favorire la partecipazione all’Eucaristia quotidiana, agli esercizi spirituali e a altre esperienze di preghiera.
In particolare il Progetto formativo di AC attinge al dono fondamentale che è la Parola, per cui il socio di Azione Cattolica deve essere esperto conoscitore della Parola di Dio.
Occorre che tutta l’Associazione continui l’impegno affinché il cammino spirituale sia coltivato a partire dai più piccoli (si veda i ritiri dell’ACR e dei Giovanissimi), educandoli a stupirsi, a scoprire e a vivere, a loro misura, l’incontro con il Signore e maturare scelte autentiche di vita.
Comunicare per educare e partecipare
È bene quindi interrogarsi sul modo in cui possiamo aiutare sempre più gli adulti, i giovani e i ragazzi a vivere la bellezza di una fede che dà forma alla vita, che chiama ciascuno alla santità, che nutre il terreno delle relazioni buone tra le persone, che porta speranza nella costruzione della città e nell’impegno per la giustizia e lo sviluppo umano.
L’Associazione sceglie oggi di andare incontro e di accogliere tutti i ragazzi, i giovani e gli adulti che desiderano conoscere Gesù Cristo e sperimentare la bellezza di amarlo e annunciarlo, accompagnandoli nel cammino di scoperta e riscoperta della propria fede.
Educa i ragazzi, i giovani e gli adulti all’accoglienza, al rispetto, al dialogo con persone di altre religioni per una convivenza pacifica e fruttuosa.
La comunicazione dell’Azione Cattolica può così diventare uno spazio di ascolto, educazione e responsabilità condivisa. Raccontare le attività significa rendere visibile una comunità che prega, si forma, serve, dialoga con il territorio e contribuisce alla crescita delle persone e della società.
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