Cinque altari di Leonardo Manzuti a Verona

A Verona si conservano cinque altari di Leonardo Manzuti, opere legate alla tradizione religiosa e artistica della città. Il materiale disponibile documenta in particolare una mensa d’altare in marmo, conservata nella chiesa di San Zeno in Oratorio, appartenente all’ambito culturale veneto.

La mensa e i due angioletti sono databili al XVIII secolo. L’alzata venne invece eretta nel 1826 dal rettore Giacomo Salomoni per sè e per la propria famiglia, in onore del beato Giacomo Salomoni, omonimo del rettore.

La mensa d’altare di San Zeno in Oratorio

L’opera è una mensa d’altare realizzata in marmo e riferibile all’ambito culturale veneto. Il luogo di conservazione è la Chiesa di S. Zeno in Oratorio, in Vicolo San Zeno in Oratorio, Verona (VR).

ElementoInformazione
Oggettomensa d'altare
Materia e tecnicaMarmo
Ambito culturaleAmbito Veneto
Luogo di conservazioneChiesa di S. Zeno in Oratorio
DatazioneXVIII secolo
Alzata1826
Codice di catalogo nazionale0500126562-1

La condizione giuridica dell’opera è proprietà di un ente religioso cattolico. L’ente competente per la tutela è la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza.

L’ente schedatore è la Soprintendenza per i beni artistici e storici del Veneto. La data di compilazione è il 1991, mentre la data di aggiornamento è il 2006.

La chiesa di San Zeno in Oratorio

L'edificio fu costruito fra il 1878 e il 1880 su un progetto di Angelo Gottardi. Fu consacrato nel 1883, anno in cui fu collocato l'altare maggiore proveniente dall'abbazia omonima.

Nel 1907 venne decorata dal pittore Vincenzo Carton. Nel 1989 venne posato il nuovo pavimento mentre recente è il restauro della facciata decorata da un rosone e da due bifore laterali.

Nella chiesa si conservano importanti opere d'arte come il Gruppo del Calvario (XIV secolo), di cui due statue di donna sono copie di opere oggi conservate al Museo civico di Castelvecchio a Verona, oppure il Cristo detto Moro perché una patina nera lo ricopriva fino a un restauro che ne ha rivelato il color carne sottostante e che viene datato al XV secolo, o ancora una statua in legno di San Zeno del Seicento.

L’altare maggiore e l’altare proveniente da San Sebastiano

L'altare originale venne rimosso nel 1918, quando venne installato quello attuale, proveniente dalla scomparsa chiesa di San Sebastiano di Verona (della quale rimane solo il campanile).

Tale altare è stato progettato da Andrea Pozzo in stile barocco, e presenta una statua di San Sebastiano dello scultore Orazio Marinali.

Il contesto della Verona dipinta

Tutti conoscono Verona come ambientazione del dramma shakespeareano di Romeo e Giulietta, ma la cosiddetta 'piccola Roma' ha un volto medievale sconosciuto ai più quello della 'Urbs Picta', una "città dipinta" sfavillante di mille colori tra affreschi sacri, dipinti, pitture murali.

Il celebre pittore e architetto Giorgio Vasali scelse questo appellativo per definire le città, tra cui anche Padova e Treviso, che spiccavano per la bellezza e copiosità delle loro decorazioni murali. Oggi, solo una frazione infinitesimale di questo straordinario patrimonio è rimasta conservata.

Il complesso di San Zeno in Oratorio si inserisce quindi in una città dove chiese, altari, statue, affreschi e dipinti testimoniano una stratificazione artistica particolarmente ricca.

Chiesa di San Zeno in Oratorio Verona

Altri luoghi d’arte collegati alla storia veronese

La Basilica di Sant’Anastasia

Nella stessa piazza in cui sorge il Due Torri di Verona, si trova una chiesa dimenticata nelle guide turistiche, ma che regala forse il colpo d'occhio più impressionante della città.

Si tratta di Sant'Anastasia, antica chiesa di fine Duecento le cui volte a crociera sono miracolosamente scampate dai restauri barocchi che hanno fatto scempio di tante chiese dell'epoca.

La Basilica si presenta invece in tutto la sua gloria medievale come un tripudio di affreschi, tra cui si annoverano tanto incantevoli arabeschi decorativi quanto quadri figurati ricchissimi di dettagli.

Su di tutti, San Giorgio e il Drago, capolavoro del Pisanello, che nonostante i danni causati dalle infiltrazioni d'acqua mantiene intatto il fascino che già ammalliò il Vasari.

Il complesso francescano di San Bernardino

Verona, come si è detto, era un tempo Urbs Picta: ma la storia e il progresso hanno cancellato gran parte di questo straordinario patrimonio visuale che un tempo rallegrava la città.

Eppure, c'è un luogo magico in cui questa antica ricchezza è meravigliosamente preservata: si tratta del complesso francescano di San Bernardino, che include un convento in cui ancora oggi i frati vivono in comunità, assistendo i poveri.

Passeggiando per i chiostri, è impossibile non imbattersi in meravigliosi affreschi floreali dipinti sui muri: ma sono due i luoghi che lasciano davvero la bocca aperta.

Il primo è la Sala Morone: realizzata nella seconda metà del XV secolo da Andrea Mantegna e continuamente ampliata, nel corso del tempo, dai frati stessi, rappresenta ancora una volta un unicum in tutta la Penisola.

La suggestione dei meravigliosi affreschi, ispirati dalla Commedia di Dante, viene amplificata dai cassettoni d'oro del soffitto.

Ma il fascino più grande è quello che viene dalla storia: dal 1513, la Sala ospita gli incontri tra frati di diversi ordini, che si sono così confrontati ai margini degli affreschi dei più importanti dottori della Chiesa, da Scoto Eriugena a Tommaso D'Aquino, portandone così avanti l'erudita conversazione.

Ma poche opere possono rivaleggiare il fascino algido della maestosa cupola della Cappella Pellegrini.

Realizzata per accogliere le spoglie di un figlio defunto, la Cappella commemora al tempo stesso l'estinzione della famiglia, destinata a scomparire con la morte di questo ultimo erede.

Un monumente funebre, dunque, che anticipa di quasi due secoli l'estetica del neoclassicismo stupendo l'osservatore con una perfezione geometrica e glaciale.

Identica, in questo, a quella atemporale della morte.

Il Museo degli Affreschi

Non si può concludere questo tour della Verona degli affreschi se non nel luogo che più di ogni altro ne custodisce la memoria. Si tratta del Museo degli Affreschi.

Centinaia di pitture murali strappate dalle pareti di palazzi e chiese hanno trovato qui una nuova casa, e vengono esaltati da soluzioni espositive originali che ne valorizzano le particolarità.

Il Museo rappresenta dunque nel modo più autentico il lascito di generazioni di maestri veronesi che hanno contribuito a creare la leggenda della Urbs Picta.

Il Museo è noto anche per il suo delizioso chiostro e per ospitare la cosiddetta Tomba di Giulietta, un ovvio che falso che tuttavia potrà ancora incantare, con la sua suggestione, gli amanti della grande tragedia shakespeariana.

Palazzo Maffei e le collezioni d’arte

Pregevole residenza seicentesca nella suggestiva cornice di Piazza Erbe, Palazzo Maffei fu la dimora dell'omonima famiglia patriziale veronese.

Dopo avere cambiato numerose volte padrone in seguito alla rovina della dinastia, l'antico palazzo potrebbe avere trovato il suo destino definitivo grazie a una personalità d'eccezione: l'imprenditore e collezionista Luigi Carlon, che l'ha finalmente resa accessibile al pubblico.

Rinata come Casa Museo, Palazzo Maffei ospita oggi l'impressionante collezione del magnate veneto, frutto della ricerca di una vita.

Il percorso espositivo si snoda tra le sale palaziali decorate da tappezzerie barocche per un totale di ben 350 opere, per una proposta variegata che va ben oltre ai semplici quadri, includendo preziosi scrigni riccamente ornati, mobilio d'antiquariato, installazioni e sculture.

Benché la Casa Museo sia certamente meno nota di omologhi milanesi quali il Museo del Novecento, la collezione di Carlon regge il confronto alla pari: tra le sue sale, compaiono i più grandi maestri dell'arte del XX secolo, includendo svariati capolavori di De Chirico, Boccioni, Picasso, Magritte, Fontana, Ernst e molti altri.

Una grande collezione che racconta non solo i molti secoli della storia dell'arte, ma anche il gusto, le preferenze e la biografia di chi l'ha creata: non a caso, Due Torri ha omaggiato Luigi Carlon con uno dei suoi Libri della buonanotte, ancora una volta frutto della vivida penna di Beba Marsano.

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