“Che Dio ci aiuti” è una breve invocazione da rivolgere al Signore quando si attraversa una prova particolarmente difficile e si riconosce di aver bisogno del suo aiuto. Nella vita di tutti ci sono momenti in cui non resta che rivolgersi al Cielo e chiedere a Dio aiuto e consolazione.
La preghiera nasce dalla consapevolezza che, per quanto vogliamo credere di essere forti, ci sono tante situazioni che arrivano nella vita che ci dimostrano che la nostra forza non basta. Siamo deboli, e abbiamo bisogno dell'aiuto di Dio.
Che cosa significa pregare “Che Dio ci aiuti”
“Che Dio ci aiuti” esprime una richiesta semplice e profonda: affidare al Signore una situazione che supera le nostre forze, chiedendo protezione, sostegno, consolazione e la grazia di affrontarla con fede. Il Cardinale suggerisce questa invocazione quando qualcuno sperimenta una prova particolarmente difficile.
Mentre era in una prigione per la Messa, ha ricordato di aver sentito una guardia carceraria pronunciare questa preghiera dopo aver appreso che una donna era intrappolata in un luogo colpito da un incendio. L'invocazione può essere pronunciata per noi stessi, per una persona amata o per chiunque stia vivendo una situazione di pericolo, dolore, malattia, paura o disperazione.
Quando ci troviamo in difficoltà, o abbiamo bisogno di aiuto in una situazione particolare, oppure desideriamo qualcosa, pregare Dio aiuta e tranquillizza. Dio, il nostro Padre celeste che ci ama infinitamente, ci ascolta e vuole la nostra felicità.
La fiducia nell’ascolto di Dio
Preghiamo tutti, chi costantemente, chi solo nei momenti più difficili. Però spesso, non perseveriamo nella preghiera. È facile pregare quando il bisogno è preoccupante e angoscioso. Però quando i problemi sono meno gravi, è facile trascurare la preghiera.
Quindi, per perseverare nella preghiera, dobbiamo ricordare quanto siamo bisognosi, e non lasciarci essere presi con altre cose meno importanti. A volte, è difficile perseverare nella preghiera perché ci è difficile credere che Dio veramente ci ascolterà e risponderà.
Se io sono convinto che Dio ascolterà la mia preghiera e mi esaudirà, sono molto più stimolato a pregare con perseveranza di quanto lo sarei se non fossi sicuro che Dio mi ascolta. Perciò, ciò che ci serve per poter essere più costanti nella preghiera è capire che Dio veramente ascolta ed esaudisce la preghiera fatta secondo la sua volontà.
“Chiedete e vi sarà dato”: la preghiera perseverante
Il brano che vogliamo considerare è Luca 11:5-13. Questo brano si trova subito dopo che Gesù aveva insegnato la preghiera il “Padre Nostro”.
“5 Poi disse loro: "chi è fra voi colui che ha un amico, che va da lui a mezzanotte, dicendogli: "amico, prestami tre pani, 6 perché un mio amico in viaggio è arrivato da me, e io non ho cosa mettergli davanti" 7 e quello di dentro, rispondendo, gli dice: "non darmi fastidio, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me; non posso alzarmi per darteli"? 8 Io vi dico che anche se non si alzasse a darglieli perché gli è amico, nondimeno per la sua insistenza si alzerà e gli darà tutti i pani di cui ha bisogno. 9 Perciò vi dico: chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. 10 Poiché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa. 11 E chi è tra voi quel padre che, se il figlio gli chiede del pane, gli dà una pietra? O se gli chiede un pesce gli dà al posto del pesce una serpe? 12 O se gli chiede un uovo, gli dà uno scorpione? 13 Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono".” (Luca 11:5-13)
Chiedere con perseveranza
Nei versetti 5-10, per insegnarci che Dio risponderà alle preghiere fatte con perseveranza, Gesù inizia facendo un esempio umano, parlando di una situazione in cui un uomo chiede aiuto ad un suo amico, ma quell'amico non vuole rispondere perché non vuole essere disturbato.
Visto che gli uomini, che spesso sono mancanti nell’amore, rispondono quando uno insiste, quanto di più Dio che ama risponderà a chi Gli chiede con perseveranza. Il nocciolo del discorso qui è che perfino uno che non vuole essere disturbato risponderà quando la richiesta viene fatta con perseveranza.
Se questo è vero per uno che non vuole essere disturbato, quanto di più è vero per Dio, che ha un cuore pronto a rispondere. Gesù insegna la perseveranza nella preghiera anche in Luca 18:1-8, con la parabola della vedova e del giudice ingiusto.
“1 Poi propose loro ancora una parabola, per mostrare che bisogna continuamente pregare senza stancarsi, 2 dicendo: "C’era in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva rispetto per alcun uomo. 3 Or in quella stessa città c’era una vedova che andava da lui, dicendo: "fammi giustizia del mio avversario". 4 Per un certo tempo egli si rifiutò di farlo, ma poi disse fra sé: "anche se non temo Dio e non ho rispetto per alcun uomo, 5 tuttavia, poiché questa vedova continua a infastidirmi, le farò giustizia perché a forza di venire, alla fine non mi esaurisca"". 6 E il Signore disse: "Ascoltate ciò che dice il giudice iniquo. 7 Non vendicherà Dio i suoi eletti che gridano a lui giorno e notte. Tarderà egli forse a intervenire a loro favore? 8 Sì, io vi dico che li vendicherà prontamente. ma quando il figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?".” (Luca 18:1-8 LND)
In questa parabola, il giudice iniquo non era per nulla amico di quella donna. Non solo non voleva essere disturbato, ma non gli importava nulla di lei. Nonostante questo, visto che lei ha perseverato nel chiedere, alla fine il giudice ha esaudito la sua richiesta.
Quanto di più Dio, che ha un grande cuore per i suoi, risponderà ai suoi eletti che gridano a Lui giorno e notte! Il cuore di Dio non è come il cuore di quel giudice ingiusto!
Chiedere, cercare e bussare
Tornando al nostro brano in Luca 11, Gesù vuole insegnarci a pregare con perseveranza, che vuol dire, con fede che Dio risponderà, perché quello è il cuore di Dio. Gesù vuole farci comprendere il cuore di Dio, che Egli è pronto a rispondere alle nostre preghiere.
“9 perciò vi dico: chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. 10 poiché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa.” (Luca 11:9,10)
Qui, Gesù ci sta esortando a pregare con perseveranza, ma molto di più, Gesù sta edificando la nostra fede, incoraggiandoci a capire che Dio risponderà quando preghiamo con perseveranza. Possiamo esserne certi!
Il fatto che Gesù usi tre termini diversi per descrivere la preghiera, tutti che implicano la perseveranza, e considerando poi l'esempio che aveva appena dato, dell'amico che chiedeva con insistenza, ci rende chiaro che Gesù ci sta esortando a chiedere, a cercare, e a bussare con perseveranza, proprio perché è quando chiediamo con perseveranza che ci sarà dato, è quando cerchiamo con costanza che troveremo, ed è quando bussiamo con costanza che ci sarà aperto.
Il fatto di sapere che Dio risponderà ci stimola a pregare costantemente e con perseveranza, con i nostri occhi fissati su Dio, aspettando il suo tempo e la sua risposta perfetta.
Pregare secondo la volontà di Dio
È importantissimo notare che l'insegnamento di Gesù non finisce con questi versetti. Nel versetto 13, Gesù ci insegna quello che dovrebbe essere il contenuto nella nostra preghiera.
Tante persone si aggrappano al fatto che Gesù insegna che Dio risponderà alle nostre preghiere, senza tener conto che Gesù spiega anche ciò per cui dovremmo pregare. Questo pensiero storto porta ad una dottrina sbagliata, cioè, che si può chiedere qualsiasi cosa a Dio, ed Egli ci darà quella cosa.
Questo brano ci protegge da quel errore. Per ora, tenete in mente che è fondamentale pregare con perseveranza, perché Dio risponderà ai suoi figli che pregano con perseveranza, se chiediamo secondo la sua volontà, che Cristo ci spiegherà nel versetto 13.
Qualunque siano le nostre preoccupazioni o i nostri desideri, possiamo aprire il nostro cuore al Signore ed affidarglieli nella preghiera. Non si tratta certo di “mettere alla prova” Dio. La preghiera di domanda si recita con spirito di umiltà, di sincerità e di affidamento.
- In tutte le cose, dobbiamo cercare - e accogliere - la Volontà di Dio.
- La nostra richiesta deve rispettare il comandamento di amare Dio, il prossimo e se stessi che Cristo ci ha insegnato.
- Dobbiamo essere pazienti.
- Le nostre preghiere devono essere dette con fede viva e profonda.
- Infine, non dimentichiamo di ringraziare Dio.
Nella preghiera che Gesù ci ha insegnato, il Padre Nostro, chiediamo a Dio di fornirci ciò di cui abbiamo bisogno, ma prima iniziamo la nostra preghiera con “Sia fatta la tua volontà”. Possiamo chiedere allo Spirito Santo il dono di discernere ciò che fa, o non fa parte, di questa volontà divina.
“ Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.” (Matteo 6: 33)
La nostra richiesta deve rispettare il comandamento di amare Dio, il prossimo e se stessi che Cristo ci ha insegnato. “Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.” (Matteo 22: 37-38)
Dobbiamo essere pazienti. Sì, il Padre ci ascolta, ma il suo tempo non è il nostro tempo e non tutto accade subito e nel modo che avevamo immaginato…. Dio è onnipotente ed agisce con una saggezza che spesso comprendiamo a posteriori.
“Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”. (Isaia 55: 8,9)
Le nostre preghiere devono essere dette con fede viva e profonda. “Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”. (Marco 11: 22-24)
Cominciamo ad agire nella direzione che desideriamo e la grazia di Dio verrà a trovarci e ad albergare nel cuore delle nostre azioni. Durante le nozze di Cana, Gesù trasformò in vino l'acqua che era nelle giare….!!!
Infine, non dimentichiamo di ringraziare Dio. È importante rendersi conto di tutto ciò che Lui ha già fatto per noi!!
Il Padre celeste ascolta i suoi figli
Per avere fede in Dio, è importante capire che Dio non solo risponde alle nostre preghiere, ma risponde con cuore, non meccanicamente o come se fosse un dovere. Dio ci ama, e Dio ama curarci, rispondendo alle nostre preghiere.
Cristo vuole che comprendiamo il cuore di Dio per noi. Per aiutarci a capire questa verità, Gesù ci fa pensare al cuore di un padre umano nei confronti di suo figlio. Di natura, un padre ama suo figlio e vuole curarlo bene.
Anche un uomo malvagio, che è cattivo con altri, di natura ha una grande premura verso i propri figli. Gesù ci fa riconoscere questa realtà facendo una domanda, la cui risposta è ovvia, e precisamente chiedendo quale padre darebbe al figlio una pietra se quel figlio gli chiedesse del pane?
O quale padre gli darebbe un serpente al posto di un pesce? Il chiaro punto di Gesù è che un padre umano, per quanto possa essere malvagio, risponde alle richieste di suo figlio con bontà.
Ora se questo è vero per dei padri che sono malvagi, se questi uomini sanno dare buoni doni ai loro figli, quanto di più il Padre celeste di ogni vero figlio di Dio donerà il dono migliore a coloro che Glielo chiedono!
Un padre umano ascolta quando suo figlio gli parla di un bisogno. Entro le sue capacità, non rifiuta una richiesta del figlio se è una richiesta che porta il bene del figlio. Questo è il cuore naturale di un padre.
Perfino un padre malvagio vuole fare del bene al figlio. Allora, se un uomo peccatore ha un cuore così desideroso di fare del bene a suo figlio, quanto di più Dio avrà al cuore di curare e provvedere per noi che siamo i suoi figli.
E quindi, a te che sei un figlio di Dio dico: quando tu preghi, ricordati del cuore di Dio nei tuoi confronti. Dio vuole curarti: questa è già la sua volontà, prima che tu preghi.
La preghiera non serve a convincere Dio. Non devi implorare, come se tu potessi far cambiare idea a Dio. Prima che tu preghi, Dio già ha un grande cuore per te, e vuole curarti.
Quindi, puoi pregare con pace e fidarti che Dio ti ascolterà. In ogni caso, possiamo pregare con fede, sapendo che non dobbiamo cercare di convincere Dio, perché il cuore di Dio è già pronto a curarci nel modo migliore.
Questo ci dà pace sapendo che Egli risponderà con amore e con bontà, anche se non risponderà sempre come Gli abbiamo chiesto, perché essendo un buon Padre, Padre onnipotente e Padre perfettamente saggio, Egli saprà sempre rispondere nel modo migliore, per il nostro bene.
Noi possiamo pregare con fede, sapendo che Dio risponderà nel modo perfetto, al momento giusto.
Pregare per lo Spirito Santo
Finora in questo brano, Gesù ci ha insegnato l'importanza di perseverare nella preghiera, e ci ha anche aiutato a capire meglio il cuore tenero di Dio Padre verso di noi. Dobbiamo ricordarci gli uni gli altri che Dio risponde alle preghiere.
Però, come ho già accennato, Gesù ci insegna un’altra verità estremamente importante in questo brano. Se dovessimo mancare di capire questo ultimo insegnamento ci porterebbe a credere una dottrina molto sbagliata e pericolosa.
Nel versetto 13, Gesù ci aiuta a capire ciò che deve essere il contenuto principale delle nostre preghiere. Certamente Dio risponde alle preghiere fatte con perseveranza. Però, è anche essenziale che quelle preghiere siano conformi alla Sua volontà.
“13 se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono.” (Luca 11:13)
Gesù ci insegna che certamente Dio risponderà alle nostre preghiere, dando lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono. In altre parole, la preghiera che sarà sempre adempiuta quando è fatta di cuore è la preghiera per lo Spirito Santo!
Gesù, suo Figlio, ci insegna, inoltre, attraverso i Vangeli, la forza e la necessità della preghiera in ogni circostanza. Esistono quindi molte preghiere di protezione, di benedizione e di guarigione.
Gesù disse: “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della Verità. […] e il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto”. (Giovanni 14: 16-26)
Preghiera per invocare lo Spirito Santo
“Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo. Sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel Tuo Nome. Vieni a noi, assistici, vieni nei nostri cuori.
Insegnaci Tu ciò che dobbiamo fare, mostraci Tu il cammino da seguire, compi Tu stesso quanto da noi richiesto. Sii Tu solo a suggerire e a guidare le nostre decisioni, perché Tu solo, con Dio Padre e con il Figlio Suo, hai un nome santo e glorioso.
Non permettere che sia resa a noi la giustizia, Tu che ami l’ordine e la pace. Non ci faccia sviare l’ignoranza. Non ci renda parziali l’umana simpatia, non ci influenzino cariche e persone; tienici stretti a Te e in nulla ci distoglieremo dalla verità.
Fa’ che riuniti nel Tuo Santo Nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme, così da fare tutto in armonia con Te, nell’attesa che per il fedele compimento del dovere, ci siano dati in futuro i premi eterni. Amen”.
Sette brevi invocazioni per i momenti di prova
Il Card. Timothy Dolan, dell'Arcidiocesi di New York, raccomanda queste sette brevi invocazioni per aiutare i cattolici nella vita quotidiana. “Preghiere brevi e veloci che possiamo recitare durante il giorno. Espressioni di fede, speranza e amore durante la giornata, specialmente nei momenti di prova o difficoltà", ha spiegato Dolan nel primo video.
- “Sacro Cuore di Gesù, a Te tutto Affido”
- “Gesù, Maria e Giuseppe!”
- “Che Dio ci Aiuti”
- “Gesù, confido in te!”
- “Mio Gesù, Misericordia!”
- “Che i Santi ci Proteggano”
- Le Lodi Divine
1. “Sacro Cuore di Gesù, a Te tutto Affido”
Dolan incoraggia a recitare questa invocazione appena ci si sveglia, prima di un compito difficile, prima di un sacrificio o una difficoltà. “Prima di fare qualcosa di difficile, prima di fare qualcosa che può richiedere qualche sacrificio e difficoltà, diciamo semplicemente: 'Sacro Cuore di Gesù, a Te tutto Affido'"
2. “Gesù, Maria e Giuseppe!”
La seconda invocazione che il Cardinale suggerisce è: "Gesù, Maria e Giuseppe!". Può dare conforto e perseveranza nei momenti difficili.
“Se siamo un po' allo stremo delle forze, diciamo semplicemente: 'Gesù, Maria e Giuseppe, per quanto tempo andrà avanti?', 'Gesù, Maria e Giuseppe, datemi la grazia, la perseveranza e la pazienza per superare ciò'”
3. “Che Dio ci Aiuti”
Il Cardinale suggerisce questa invocazione quando qualcuno sperimenta una prova particolarmente difficile. È una richiesta immediata di aiuto, rivolta a Dio nel momento in cui la paura o il pericolo sembrano superare le capacità umane.
4. “Gesù, confido in te!”
Per Dolan, "Gesù, confido in te", è "una delle migliori". “Quattro parole. 'Gesù, confido in te.' Penso che questo riassuma le migliori preghiere che potremmo offrire: un senso di fede, speranza, fiducia, e la pace che ne deriva"
5. “Mio Gesù, Misericordia!”
Il Cardinale la suggerisce specialmente nelle difficoltà, sia per noi stessi che per gli altri. Un pastore recitava questa preghiera mentre passava davanti alle case dei suoi parrocchiani sofferenti.
“Mentre guidava verso casa, facendo percorsi diversi, diceva: 'Oh, lì che vive Ann, sta avendo un problema con la gravidanza. Mio Gesù, Misericordia!', 'Oh, lì vive Bart. È senza lavoro. Mio Gesù, Misericordia!', 'Oh lì vive tal dei tali. Suo padre è appena morto. ”
6. “Che i Santi ci Proteggano”
Quest'invocazione ci ricorda che siamo “sempre tra le braccia di Dio”. Non siamo mai soli perchè abbiamo una famiglia in Paradiso.
Nei momenti di “disperazione, guai, preoccupazione o ansia”, possiamo chiamare il nostro esercito celeste, “insieme alla misericordia di Gesù, al manto della nostra benedetta madre e alla compagnia degli angeli e dei santi"
7. Le Lodi Divine
Infine, il Cardinale Dolan ha suggerito la recita delle Lodi Divine, “proclamate alla fine della Benedizione del Santissimo Sacramento, sono un'altra usanza cattolica che vale la pena mantenere”
Le Lodi Divine
Dio sia benedetto.
Benedetto il Suo santo Nome.
Benedetto Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.
Benedetto il Nome di Gesù.
Benedetto il Suo sacratissimo Cuore.
Benedetto il Suo preziosissimo Sangue.
Benedetto Gesù nel Santissimo Sacramento dell'altare.
Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.
Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.
Benedetta la Sua santa e Immacolata Concezione.
Benedetta la Sua gloriosa Assunzione.
Benedetto il Nome di Maria, Vergine e Madre.
Benedetto san Giuseppe, Suo castissimo Sposo.
Benedetto Dio nei Suoi Angeli e nei Suoi Santi.
Una preghiera di consolazione
Nella vita di tutti ci sono momenti in cui non resta che rivolgersi al Cielo e chiedere a Dio aiuto e consolazione. Bisogna ricordare Bartimeo e dire con lui “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me”, con la fiducia totale nel fatto che verremo ascoltati.
Una preghiera di consolazione per pregare l’Unico che è capace di fare nuove tutte le cose, perché ci doni il suo aiuto, la sua forza e il suo amore.
Da chi devo andare, Signore, se non da Te?
Quando la tempesta della malattia aumenta,
Quando arriva il timore dei forti venti del dubbio,
Quando il cuore sente di aver bisogno di più forze,
Quando il dolore fa soccombere nella disperazione,
Quando non so cos’altro fare,
Quando lo sguardo devia da Te, da chi andrò?
Proteggimi, Signore, solo Tu sei il mio aiuto,
Tu, mio creatore, guariscimi,
Tu, mia forza, non lasciarmi vacillare,
Tu, sommo bene, non permettere che dimentichi di fare sempre il bene,
Tu che sei la roccia, dà fermezza alla mia volontà,
Tu, Dio vivo, insegnami a confidare.
Quando arrivano i dispiaceri della vita, ricordami che la mia missione è essere sale,
Quando non trovo un sorriso, permettimi di offrirlo,
Quando tutto è assorbito dall’oscurità, aiutami con la tua luce.
La mia anima ti cerca, perché mi basti solo tu.
Di fronte al dolore, vieni
Di fronte al timore, vieni
Di fronte alla tristezza, vieni
Di fronte alla mancanza d’amore, vieni,
Di fronte alla malattia, vieni.
Vieni, Signore, e mostrami la via da seguire. Voglio venire da Te, sono stanco… Dammi la tua mano, donami le tue forze, voglio trovare in te ciò che ho sempre cercato… Voglio stare in Te, perché senza Te non trovo consolazione.
Signore, prendimi e non permettere che mi perda. Signore, non dimenticare che sono tuo figlio, Sono disposto a far sì che Tu agisca in me, In Te, solo in Te posso vivere, Portami con te dove possa contemplarti, Voglio solo vedere il tuo sguardo, Ricordare che sei con me.
Sono qui Signore, guarda le mie povere mani e fa’ di loro ciò che desideri. Ho solo un cuore disposto a donarsi. Prendilo, Signore. Prendi questo cuore…
La preghiera nelle sofferenze e nella malattia
La preghiera può accompagnare le persone anche durante la malattia e nelle prove più dolorose. La fede non elimina automaticamente la sofferenza, ma può aiutare a conservarsi nell'affidamento, nell'ottimismo e nella speranza.
Valeria Fabrizi, protagonista della fiction Che Dio ci aiuti, alla sua quinta edizione, è la suora più amata dagli italiani. Il suo personaggio, quello della madre superiora suor Costanza, piace per la carica d’umanità e l’affettuosa partecipazione ai problemi altrui, senza mai risultare pedante, tanto da conquistare anche i giovani.
«Alle giovani colleghe raccomando sempre l’umiltà e la preghiera, per conquistare la serenità interiore, un bene più importante del successo».
«Infatti, nel novembre scorso sono stata operata per un tumore al rene e, se ho superato quel momento difficile, lo devo anche al fatto di aver lavorato fino al giorno prima dell’intervento, che ho rimandato proprio per terminare la lavorazione della fiction. Ma il grazie più sentito per la mia ripresa, oltre che alla bravura dei medici, lo devo a Gesù e alla Madonna che hanno ascoltato le mie preghiere».
Nel ricordare la malattia, vissuta col sostegno della figlia, Valeria coglie l’occasione per svelarci il suo percorso di fede, nella certezza che solo la spiritualità può aiutarci a superare gli inevitabili problemi della vita.
«Vado a Messa ogni domenica ma, indipendentemente dalle feste comandate, entro in chiesa di frequente per un attimo di raccoglimento. Recito spesso il Rosario di Gesù Misericordioso, in un dialogo ideale con la Madonna».
«Sì, non mi sono mai separata da un rosario che mi è era stato portato da Medjugorje. Lo avevo tra le mani prima dell’anestesia e lo stringevo ancora al mio risveglio grazie alla sensibilità di un’infermiera che aveva provveduto a metterlo al sicuro per poi restituirmelo».
«Appena ho appreso la gravità della situazione, ovviamente, mi sono sentita angosciata, anche per mia figlia che, di riflesso, viveva il mio stesso dolore. La preghiera ci ha aiutato entrambe, anche a conservare l’ottimismo in una battaglia così difficile».
«Ora sto bene e per il futuro mi affido a Gesù e alla Sua Madre Celeste».
«L’amore, in tutte le sue forme. Credo che la fede vada testimoniata aiutando il prossimo, cosa che io faccio ogni giorno, con la gioia di donare che per me è una linfa vitale».
«Ma io scaccio questa paura con la preghiera, nel contatto ideale con Dio. La Madonna, come una tenera mamma, ci aiuta ad arrivare a Lui, facendoci capire che il bene finisce, comunque, col trionfare».
“Che Dio ci aiuti” e la responsabilità dell’accoglienza
In onda tutti i giovedì su Rai 1 in prima serata, “Che Dio ci aiuti 7”, ricorda la grande missione che spetta a dei religiosi: vivere una castità feconda.
Protagoniste sono delle suore e nella serie si mostra il conflitto tra mondanità e povertà, tra essere discepole ed albergatrici, tra la formalità di un sorriso da hostess e un abbraccio che accoglie e scalda.
Una serie per ricordare che le suore sono delle madri. Papa Francesco, nei suoi anni di pontificato, ha spesso rivolto alle suore parole di stima, di affetto (“Come sarebbe la Chiesa senza di voi? Le mancherebbe la tenerezza”) ma anche dei bonari rimproveri, come quando le ha invitate a vivere da madri e non da “zitellone”, perché “la castità deve essere feconda”.
Spesso il papa mette in guardia i religiosi, sia uomini che donne, dalla mondanità, dal voler ricercare guadagni e confort. Francesco ricorda che la Chiesa è credibile quando è povera e che la missione non è occuparsi di cose materiali, come degli albergatori, ma generare figli spirituali.
Molte volte i fedeli lamentano, infatti, atteggiamenti poco caritatevoli da parte dei consacrati. Il che è buon segno: vuol dire che ci si aspetta tanto da loro.
Di certo, non sono esenti da fatiche e tentazioni. Perciò, potremmo evitare il più possibile di puntare il dito e aiutarli con la nostra preghiera.
Però, ricordare loro a quale immenso compito sono chiamati è un atto di misericordia, se fatto con amore.
C’è una serie tv, in onda tutti i giovedì su Rai 1 in prima serata, che lo sta facendo: “Che Dio ci aiuti 7”. Protagoniste sono delle suore e si mostra proprio il conflitto tra mondanità e povertà, tra essere madri ed albergatrici, tra la formalità di un sorriso da hostess e un abbraccio che accoglie e scalda.
La prova di suor Angela
Nella prima puntata abbiamo visto suor Angela, cui il pubblico ha avuto modo di affezionarsi nelle stagioni precedenti, non riuscire più ad occuparsi delle ragazze giunte (come al solito per vie traverse) in convento, perché troppo in ansia per l’aumento delle bollette.
“Mi dispiace, non puoi stare qui, abbiamo bisogno di ragazze che paghino regolarmente”; “No, torna dai tuoi genitori, se non puoi pagare l’affitto”: sono queste le frasi che pronuncia, mossa dall’ansia per il denaro, dimenticando che la sua missione è accogliere senza preoccuparsi del resto, perché ai discepoli di Cristo, il resto, è promesso in aggiunta.
Il suo sguardo è duro, le sue parole ferme. E le ragazze, ferite, iniziano a preparare le valige.
Poi, però, vediamo suor Angela raccogliersi in preghiera davanti al crocifisso e dire a Gesù: “Non mi riconosco più”. È in quel momento che ritorna in sé e si affida alla Provvidenza, come ha sempre fatto in passato.
Ritorna sui suoi passi e va da una delle giovani: “Puoi restare…”. La ragazza la guarda stupita: “Pure se sono una ladra?”. Suor Angela non esita: “Soprattutto se sei una ladra”.
È tornata madre. Il suo sguardo, ora, è colmo d’amore.
La formalità delle relazioni
Nella seconda puntata, invece, è la formalità delle relazioni ad essere presa di mira. Suor Teresa vive immersa nei suoi libri di teologia, ma fatica a guardare in faccia le persone che siedono con lei a tavola.
Sempre pronta a dare ordini, a rimproverare, a bacchettare, a fare moralismi, non sa godere della presenza degli altri, non sa farsi prossima.
Ora che è diventata la nuova madre superiora, che fine farà il convento? Si trasformerà in una prigione a forza di rimbrotti e comandi severi o riusciranno la novizia e i ragazzi a farla sciogliere, a riportarla al cuore dell’annuncio di Gesù?
La preghiera “Che Dio ci aiuti” richiama così anche una responsabilità concreta: chi chiede aiuto a Dio è chiamato a diventare, per quanto possibile, presenza di accoglienza, misericordia e sostegno per gli altri.
