La Cattedrale di Ferrara addobbata si presenta come un insieme monumentale in cui architettura medievale, apparati marmorei, decorazioni pittoriche e opere d’arte testimoniano la lunga storia religiosa e civile della città. Nel cuore di Ferrara, il Duomo di San Giorgio conserva infatti tracce di diverse epoche, dal progetto romanico iniziato nel 1135 alle trasformazioni gotiche, rinascimentali e settecentesche.
Tra gli ambienti più riccamente decorati spicca il Santuario della Madonna delle Grazie, il cui altare è impreziosito da marmi policromi, statue in marmo bianco, ornati con angioletti e affreschi ottocenteschi. L’allestimento della Cattedrale comprende inoltre la facciata monumentale, il portale scolpito, la loggia con il Giudizio Universale, il campanile in marmi bianchi e rosa, le opere del Museo della Cattedrale e le testimonianze emerse durante gli interventi di restauro.

La Cattedrale di San Giorgio nel cuore di Ferrara
La Cattedrale di Ferrara rappresenta uno dei luoghi più cari a Ludovico Ariosto, presente in alcuni momenti significativi della sua biografia e sicuramente importante fonte di ispirazione nello sviluppo della sua personale poetica. Posto nel cuore della città, il duomo fu una delle mete privilegiate delle passeggiate di Ludovico Ariosto; lui stesso, nelle Satire, ci ricorda quanto gli piacesse “passeggiar fra il Domo e le due statue de’ Marchesi miei” (Satire, VII, 151).
La Cattedrale è stata edificata grazie all’azione congiunta del vescovo Landolfo e dal console Guglielmo II Adelardi per la comunità di Ferrara, fu eretta a partire dal 1135 su terreno comunale. È giunta all'aspetto attuale attraverso l'avvicendarsi nei secoli di aggiunte, modifiche e restauri che ne hanno completamente mutato l’allestimento interno, disperdendo gran parte dell'arredo originario.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Denominazione | La Cattedrale |
| Luogo | Piazza della Cattedrale 1 |
| Tipologia | Edifici monumentali |
| Costruzione | 1135 |
Un edificio tra romanico e gotico
La Cattedrale di Ferrara reca impressi nella sua struttura i segni delle varie epoche storiche attraversate dalla città. La facciata a tre cuspidi fu iniziata in stile romanico come appare ancora prevalente nella parte inferiore. In questa fascia spicca il grandioso portale, opera del maestro Nicholaus.
La parte superiore sella chiesa, in stile gotico, è caratterizzata dalla loggia centrale su cui è scolpito un magnifico Giudizio Universale. La stessa felice fusione dei due stili, gotico e romanico, convive nella architettura della Cattedrale di San Giorgio, e non si esclude che il rimando al retroscena culturale della letteratura d’oltralpe sia stato ben visibile agli occhi dell’Ariosto, che nel suo Poema, analogamente, fa convivere i due cicli, bretone e carolingio, della letteratura cavalleresca romanza.
Come scrive il Frizzi, l’edificazione della chiesa nel 1135 per opera del Maestro Nicholaus, risale al periodo in cui “in Italia dominava un tal spirto di edificare templi maestosi che pose in gara le città fra loro per superarsi vicendevolmente in siml genere di grandezza” (Frizzi 1791, p. 124). Il modello stilistico era quelle delle grandi cattedrali romaniche e gotiche erette in Francia nel XII secolo.
Lo stile architettonico delle cattedrali francesi seguiva idealmente il clima culturale che si respirava in quelle terre e traeva ispirazione dalla letteratura epica cavalleresca. Così, lo stile romanico veniva abbinato alla poesia delle chansons di Carlo Magno e dei suoi cavalieri, tra cui Rolando invincibile paladino della fede e dell’onore, e lo stile gotico alle gesta dei cavalieri della tavola rotonda.
La facciata e il portale del maestro Nicholaus
Davanti alla Cattedrale di San Giorgio l’Ariosto trovò più di un elemento di ispirazione per la sua poetica a partire dalla decorazione della facciata al di sopra della porta maggiore. Qui si trova scolpito, all’interno di una lunetta marmorea,San Giorgio a cavallo nell’atto di trafiggere il drago, opera del maestro Niccolò (o Nicholaus) già artefice della cattedrale e di molti dei fregi che decorano la facciata monumentale.
La scena scolpita richiama immediatamente l’episodio del Furioso dove Ruggero, a cavallo dell’Ippogrifo, salva Angelica dal mostro marino a cui era stata sacrificata.
Così Ruggier con l'asta e con la spada, non dove era de' denti armato il muso, ma vuol che'l colpo tra l'orecchie cada, or su le schene, or ne la coda giuso. (O. F. X, 104)
Il rapporto tra Ariosto e il Duomo
La Cattedrale di Ferrara rappresenta uno dei luoghi più cari a Ludovico Ariosto, presente in alcuni momenti significativi della sua biografia e sicuramente importante fonte di ispirazione nello sviluppo della sua personale poetica. A questo luogo è strettamente legato un episodio rilevante per la vita di Ariosto e per la sua maturazione professionale.
Nel 1495 un giovane Ludovico, pur costretto dall’imposizione paterna a studiare controvoglia materie legislative , compose una bella orazione in esametri in lode alla Giurisprudenza. Il componimento, prodotto per l’ultimo dei sui studi di legge e che fungerà da prolusione ai successivi studi universitari, verrà da lui recitato all’interno del Duomo di Ferrara alla presenza del Duca, del Giudice dei Savi, del Vescovo, dei Professori e degli scolari oltre che a un certo numero di persone di alto ceto interessati all’occasione.
L’orazione raccolse vasto consenso e suscitò una tale ammirazione da parte di tutti i presenti da fornire ad Ariosto l’occasione per far leva sull’animo del padre e persuaderlo a concedergli di abbandonare gli studi legali per quelli letterari. Il benestare del genitore arrivò al poeta con molto contrasto anche grazie all’affettuosa intercessione del suo carissimo amico e cugino Pandolfo, suo coetaneo ad egli affine sia nell’indole che negli studi.
Alla Cattedrale e alle strade che la circondano sono, inoltre, legati i momenti più spensierati della vita del giovane Ariosto, quelli trascorsi durante i creativi ritrovi all’interno dell’osterie della via del Gorgadello lungo il lato settentrionale del Duomo. Alla stessa Cattedrale Ludovico dedicherà i nostalgici versi della Satira VII, quando, trasferitosi in Garfagnana su incarico di Alfonso I d’Este per governare i possedimenti del Duca in quelle terre, sfogherà il suo dolore e la sua sofferenza per la lontananza con l’amico Bonaventura Pistofilo.
Dalla mia terra, e fuor non ne potrei Viver contento, ancor che in grembo a Giove, E s’io non fossi d’ogni cinque o sei Mesi stato uno a passeggiar fra il Duomo E le due statue dei marchesi miei, da sì noiosa lontananza domo già sarei morto, o più di quelli macro che stan bramando in purgatorio il pomo. (Sat. VII, 151 -159)
Gli spazi e gli elementi dell’antica Cattedrale
All'epoca di Ariosto la magnifica Cattedrale appariva più alta, dato che il livello della piazza era più basso di quello attuale, e si leggeva nel fianco meridionale un'iscrizione incisa lungo il fabbricato, sul lato occupato dalle botteghe degli strazzaroli sotto al portico in marmo.
Sopra la Loggia dei Merciai, una terrazza con balaustra, cui si accedeva per due scale, consentiva alla corte estense di assistere alle rappresentazioni laiche e religiose. Sul fianco meridionale si aprivano due porte: la porta dello Staio, con misure di capacità per i commercianti, e quella dei Pellegrini riservata ai fedeli che si recavano in pellegrinaggio a Roma.
Questa porta, più comunemente nota come porta dei Mesi, era impreziosita da meravigliose formelle in marmo che raffiguravano sia le operazioni contadine scandite durante l’anno, che i segni dello Zodiaco. L'imponente campanile in marmi bianchi e rosa, attribuito a Leon Battista Alberti, era costituito solo dai primi tre dadi (come ora); mentre l'abside in laterizio, opera dell'architetto Biagio Rossetti, aveva conferito un ordine rinascimentale solenne e maestoso a tutto il Duomo.
L'interno era molto diverso: non presentava l'atrio d'ingresso ed era articolato su cinque navate; il coro ligneo dietro l'altare era stato rinnovato dal’architettura absidale di Biagio Rossetti. Tra le opere allora presenti figuravano sopra un architrave posizionato davanti l'altare maggiore le statue bronzee della Crocifissione, San Giorgio e San Maurelio.
Il grande organo rinascimentale impreziosito dalle tele dipinte di Cosmé Tura campeggiava sotto l'arco della navata maggiore a sinistra, mentre nella cappella in fondo alla navata sinistra era collocata la Madonna della Melagrana di Jacopo della Quercia.
Il Santuario della Madonna delle Grazie
L’altare della Madonna delle Grazie nella Cattedrale di Ferrara è impreziosito di marmi pregiati ed è stato costruito nel 1720 su disegno dell’architetto ferrarese Agapito Poggi. Quattro colonne policrome sorreggono l’alto timpano ad andamento spezzato su cui nel 1734 sono stati posti Angeli, Serafini e Putti realizzati in marmo bianco da Andrea Ferreri, il quale modellò anche gli ornati con la corona sorretta da angioletti attorno al riquadro contenente la Madonna col Bambino.
Solennemente incoronata il 24 maggio 1779, la Madonna delle Grazie, per la quale la venerazione del popolo ferrarese è documentata fin dal 1570, è stata dichiarata patrona principale della città da Pio IX il 28 settembre 1849.

In vista delle imminenti celebrazioni per la ricorrenza del centenario della solenne incoronazione nel 1878, con le offerte dei fedeli, si determinò di far decorare i muri del Santuario. Gli affreschi furono commissionati ai bolognesi Luigi Samoggia, che eseguì gli ornati, e Alessandro Guardassoni, che realizzò le figure.
A fianco dell’altare, nel riquadro a destra, il ritratto sedente Sant’Alfonso Maria de Liguori, dottore della Chiesa e divulgatore del culto mariano, e nel riquadro a sinistra, il ritratto sedente di San Pio V papa, promotore della recita del SS. Rosario, a cui si attribuiva la vittoria di Lepanto sui Turchi; entrambi sono opera di Virginio Monti (1887).
Una descrizione dell’interno storico
Un’accurata descrizione sul come apparisse la struttura dell’edificio si può trovare negli scritti del Cittadella: “Le cinque navi erano distinte e separate da quaranta fra colonne e pilastri di cotto, con basi e capitelli di marmo; le volte a sesto acuto; la soffitta armata di tavole di larice, a cassettoni dipinti di finissimo azzurro, con stelle d'oro nel centro.
L'arco soprastante al Sancta Sanctorum era coperto di musaico a colori su fondo d'oro, angeli e mezze figure di profeti [. ] Per entrare nel tempio era duopo discendere tre gradini, per cui le pioggie non di rado ne allagarono la parte inferiore [. ] Alla superiore poi ascendevasi per nove gradini di marmo rosso e per altri cinque raggiungevasi l'altar maggiore.
Questo era stato consacrato nel 1177, e del 1458 trasportato per oltre a due metri più indietro. Il pulpito stava fra le due colonne della quinta arcata a destra per chi entrava nel tempio [. ] Erigevasi nel 1515 tutto di marmi, sostenuto da quattro colonne, e sormontato da altrettante di color rosso, sulle quali poggiava il baldacchino” (L. N. Cittadella, Notizie amministrative, storiche, artistiche relative a Ferrara, Forni Editore Bologna).
Il restauro dopo il sisma del 2012
La Cattedrale di Ferrara al centro della prima giornata della XXXI edizione di RESTAURO - Salone Internazionale dei Beni Culturali e Ambientali, inaugurata oggi e ospitata a Ferrara Expo. Un appuntamento imprescindibile per gli addetti ai lavori nel campo della conservazione e del restauro.
Proprio all’interno di questo contesto di pregio si è inserita infatti la giornata di studi dedicata al restauro della Cattedrale di Ferrara. Si tratta di un intervento complesso, un cantiere che, a seguito del sisma del 2012, può essere considerato un caso di studio nazionale e internazionale sul tema del restauro monumentale contemporaneo.
Ogni intervento è stato sviluppato dal Comune, stazione appaltante, attraverso un percorso articolato di progettazione progressiva - dal progetto di fattibilità tecnico-economica a quello definitivo e infine il progetto esecutivo - secondo una logica integrata tra conoscenza, diagnosi e progetto operativo, in costante confronto con gli enti di tutela.
L’attenzione alla base della progettualità di questo importante intervento di restauro ha dunque permesso un intervento immediato di messa in sicurezza della situazione del campanile, in particolare delle parti alte, procedendo nel contempo alla richiesta di una nuova futura linea di finanziamento per lo smontaggio dei blocchi lapidei e la sostituzione delle imperniature più interne.
Per tale intervento si stima un fabbisogno complessivo di 3,5 milioni di euro. La decisione di procedere per priorità, secondo le attuali disponibilità finanziarie, tiene anche in considerazione il fatto che oggi sia più corretto sfruttare l’impalcatura di cantiere, estesa fino in sommità del campanile e che in futuro sarà più semplice e meno costoso operare nei dadi più bassi.
Anche il cantiere pilota del protiro volgerà al termine ed entro l'estate saranno resi noti gli esiti degli studi che potranno essere finalmente recepiti in un progetto completo. Tuttavia il ponteggio del protiro rimarrà in opera e si trasformerà in un'opera di protezione del monumento fino al finanziamento dell'intervento specifico.
Infine, per quanto attiene ai lavori di restauro e consolidamento delle facciate e dei prospetti, si prevede di consegnare i lavori entro il mese di giugno.
La riapertura e il cantiere aperto
Dopo cinque anni di attesa, la Cattedrale di Ferrara riapre finalmente al culto e al pubblico. Un appuntamento molto atteso non solo dai fedeli, ma anche da turisti e cittadini, che dal 23 marzo potranno tornare ad ammirare questo importante monumento nel cuore della città.
La riapertura, che coincide con la Domenica delle Palme, simboleggia il ritorno di uno dei luoghi più iconici della città, rinnovato e in parte già restituito alla sua comunità. I lavori di restauro, iniziati dopo il sisma del 2012 e segnati da numerosi ritardi dovuti anche alla pandemia, proseguiranno ancora per molti anni, tanto che quello della Cattedrale resta un “cantiere aperto”.
Un secondo lotto di interventi, finanziato con 7,5 milioni di euro dal Ministero dei Beni Culturali nell'ambito del progetto Ducato Estense, interesserà infatti la facciata, il campanile e alcune opere interne. Si prevede che l’intero progetto possa concludersi non prima del 2035, trasformando il Duomo in un’opera "work in progress", con continue fasi di recupero e valorizzazione.
Il Campanile, uno degli elementi più rappresentativi della Cattedrale, sarà oggetto di una decisione importante: si sta discutendo se ripristinare l'accesso interno, com’era in passato, o se optare per una soluzione moderna con una scala esterna in vetro.
Anche la facciata laterale sarà oggetto di interventi, che comporteranno una copertura temporanea a causa dei lavori di restauro condotti dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Le opere visibili dopo i restauri
All’interno della Cattedrale, i visitatori troveranno uno spazio rinnovato ma ancora in evoluzione. Parte dell’area centrale della navata sinistra e il Battistero rimarranno chiusi per i lavori.
Alcuni restauri sono però stati completati: è già possibile ammirare il gruppo scultoreo di Niccolò Baroncelli, riportato al suo colore originale e valorizzato da una nuova illuminazione che ne esalta i dettagli; e anche i busti degli Apostoli in terracotta, capolavori del 1500 di Alfonso Lombardi, sono stati ricollocati lungo i due lati del transetto.
I capitelli, rimasti nascosti per decenni, sono ora parzialmente visibili, e i visitatori potranno ammirare i resti emersi grazie a un piccolo sportello che consente di osservarli da vicino. Nonostante la presenza di reti di protezione sul soffitto per motivi di sicurezza, l’atmosfera solenne e maestosa della Cattedrale è preservata, lo assicuriamo, offrendo ai fedeli e ai turisti un’esperienza unica, tra il fascino dell’antico e la bellezza del restauro.
Il tesoro medievale ritrovato
Nel corso dei lavori di analisi e rafforzamento dei pilastri settecenteschi, sono lentamente riemerse porzioni delle colonne polilobate medioevali inglobate all’interno della struttura voluta dall’opera di “ammodernamento” dell’antica Cattedrale.
Molti capitelli sono stati ritrovati ancora integri dopo oltre tre secoli di buio, grazie soprattutto a un’accurata tecnica di scalpellamento compiuta da mani esperte come quelle dei capomastri nei cantieri dell’Alto Medioevo.
Si tratta esclusivamente di quelle parti preservate dalla distruzione dovuta all’inglobamento del XVIII secolo, mentre restano ben visibili anche le restanti parti mozzate. Si tratta di figure antropomorfe, animali, fregi, colori, ori e tracce di un mondo che mai avremmo pensato così ricco di tonalità.
I capitelli possono essere visionati in 3D attraverso l’utilizzo dello smartphone negli appositi totem predisposti alla base di ciascun pilastro e forniti di QR Code (Cfr. Mostra).
I segreti delle cattedrali medievali
Il Museo della Cattedrale
Il Museo della Cattedrale custodisce una collezione di straordinaria bellezza e importanza per la storia dell’arte ferrarese. Tra i suoi tesori spiccano capolavori dell’arte medievale e rinascimentale, come le preziose formelle dei Mesi, originariamente parte della facciata della cattedrale, la maestosa Madonna della melagrana di Jacopo della Quercia o le monumentali ante d’organo dipinte da Cosmè Tura.
Nato nel 1929 e trasferito nel 2000 nell’attuale sede dell’ex complesso di San Romano, il Museo della Cattedrale nasce dalla volontà congiunta del Capitolo della Cattedrale e del Comune di Ferrara con la finalità di raccogliere e valorizzare le opere che nei secoli hanno arricchito il principale tempio cittadino, sede della cattedra episcopale.
La collezione, composta da materiali eterogenei, riunisce in un’unica sede alcune tra le più rare e preziose testimonianze dei fasti della Ferrara rinascimentale ancora presenti nella città che fu teatro della loro creazione.
Attraverso le numerose opere i visitatori potranno ripercorrere la storia della basilica fondata intorno al 1135 riscoprendo le creazioni del celebre Maestro dei Mesi, autore delle formelle anticamente poste nella grandiosa Porta dei Pellegrini, ora non più esistente, giungendo fino ai ricchi busti reliquari settecenteschi, ancora oggi utilizzati nelle principali celebrazioni liturgiche della Chiesa Cattolica.
La bellissima serie di 24 libri corali decorati a partire dal 1481 da Guglielmo Giraldi, Martino da Modena e Jacopo Filippo Medici e i maestosi i grandiosi arazzi con le Storie dei santi Giorgio e Maurelio intessuti tra il 1551-1553 da Johannes Karcher su disegno di Garofalo e Camillo Filippi consentono di comprendere la straordinaria ricchezza di cui godette nei secoli la Cattedrale della città estense.
Una storia religiosa e civica al tempo stesso, che negli straordinari capolavori della Madonna della Melagrana di Jacopo della Quercia e delle monumentali ante d’organo raffiguranti San Giorgio e il drago e l’Annunciazione di Cosmè Tura trova i suoi principali capolavori.
Dall’alto medioevo al tardo Settecento, il Museo della Cattedrale conserva e trasmette ai cittadini e visitatori una storia comunitaria frutto di secoli, in grado di trasmettere ancora oggi la centralità di questo luogo di culto e la sua importanza non solo cultuale.
Informazioni sul Museo della Cattedrale
- Per singoli visitatori e gruppi la prenotazione è consigliata e gratuita.
- 9.30-13.00 | 15.00-18.00 da martedì a domenica.
- Chiuso il lunedì.
- Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.
Arte, fede e memoria cittadina
Grazie ai lavori di restauro, la Cattedrale di Ferrara si prepara a vivere una nuova era, in cui arte, fede e storia si intrecciano in un progetto che guarda al futuro. Oltre alle celebrazioni liturgiche, è in corso la preparazione di una pubblicazione illustrata che documenterà i lavori di restauro, mentre un video documentario renderà accessibili online le fasi più significative del recupero artistico e architettonico.
Amministrare un monumento come la Cattedrale di Ferrara significa assumersi il compito di trasmettere alle generazioni future non soltanto un edificio restaurato, ma un patrimonio di conoscenze, documentazioni, rilievi, modelli e studi che costituiranno la base per la tutela futura.
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