La stanza di Papa Francesco a Casa Santa Marta era la suite 201, al secondo piano della residenza vaticana, composta da un piccolo salotto-studio, una camera da letto e un bagno. Francesco vi abitava in modo semplice e sobrio, con arredi essenziali, un letto singolo in legno, una scrivania, alcune poltrone, una libreria, un frigorifero e pochi oggetti personali.
Casa Santa Marta è una residenza moderna situata nella Città del Vaticano, a poca distanza dalla Basilica di San Pietro, nata soprattutto per ospitare i cardinali durante il Conclave e, negli altri periodi, prelati, ospiti della Santa Sede e vescovi di passaggio a Roma. Dal 2013 Papa Francesco ha scelto di vivere stabilmente nella suite 201, invece di trasferirsi nell’appartamento papale del Palazzo Apostolico.

Dove si trova Casa Santa Marta
Santa Marta è sul lato opposto rispetto al Palazzo Apostolico, guardando la Basilica di San Pietro, a due passi da piazza San Pietro e dal colonnato di Bernini, entrando attraverso l’Arco delle Campane, e poco distante dall’Aula Paolo VI. Appena dietro si trovano la Stazione vaticana e poco più avanti i Giardini vaticani.
La Domus Sanctae Marthae, conosciuta anche come Casa Santa Marta, è un edificio di cinque piani situato a sud della Basilica di San Pietro. Costruita per offrire un alloggio dignitoso ai porporati, la struttura è stata pensata per garantire comfort e riservatezza durante l’elezione del nuovo Pontefice.
La residenza fu commissionata da Papa Giovanni Paolo II e inaugurata nel 1996. Il complesso ha assunto l’attuale conformazione dopo i lavori di ristrutturazione svolti tra il 1992 e il 1996.
Quante stanze ha Casa Santa Marta
La Casa Santa Marta dispone di 105 suite con due ambienti, 26 stanze singole e un appartamento di rappresentanza. Altre descrizioni della struttura parlano di 106 suite, 22 stanze singole e un appartamento: il numero delle camere viene quindi riportato in modo diverso nelle varie descrizioni.
Le suite comprendono generalmente una camera da letto, uno studio o salottino e un bagno privato. La struttura può accogliere prelati, persone legate alla Santa Sede e, durante il Conclave, il Collegio dei cardinali.
Questo hotel ecclesiastico serve tuttora per ospitare cardinali e vescovi in visita a Roma e può contenere fino a 130 ospiti divisi su quattro piani.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Posizione | Secondo piano di Casa Santa Marta |
| Suite papale | Numero 201 |
| Ambienti principali | Salottino-studio, camera da letto e bagno |
| Arredi | Letto singolo, scrivania, poltrone, libreria, armadi e frigorifero |
| Stile | Semplice, funzionale e austero |
La suite 201 di Papa Francesco
Nei primi giorni dopo l’elezione, Francesco occupava la stanza 207, quella che era stata sorteggiata per lui durante il Conclave. Successivamente si trasferì nella suite più grande, la numero 201, sempre al secondo piano di Santa Marta, dove aveva a disposizione anche un salotto.
La suite di Papa Francesco era composta da due stanze e un bagno. La prima era utilizzata come salottino e studio; la seconda era la camera da letto.
Andando più nel dettaglio il Santo Padre viveva in una suite di soli 50 metri quadrati composta da due stanze: la prima, dove si trovava un salottino con alcune sedie, un divano, una scrivania e una libreria. La seconda era la camera da letto.
Il salottino e lo studio
Accanto alla camera c’era uno studio dotato di una poltrona e di una scrivania in legno. Nel salottino erano presenti un paio di poltrone, un divano, una scrivania, una libreria a vetri e un tappeto con disegni persiani.
Sulla scrivania sembrava entrare solo il necessario per poter lavorare. Il mobilio era essenziale, con pochi libri, poche scartoffie e, in definitiva, pochi oggetti.
Alle spalle della scrivania si trovava un austero crocifisso. L’ambiente aveva pavimenti in parquet industriale lucidato a specchio e un’illuminazione descritta come caratterizzata da un uso molto intenso dei neon.
La camera da letto
La camera aveva un letto singolo in legno, una sedia e un appendiabiti. C’erano due armadi, un frigorifero, una credenza e una poltroncina per gli ospiti.
L’arredamento comprendeva anche una lampada da lettura, un crocifisso e pochi elementi decorativi. Il letto di legno scuro e i pavimenti contribuivano a rendere gli ambienti sobri e privi di ornamenti superflui.
Il bagno
La suite disponeva di un bagno privato con doccia e specchiera in legno bianco. Il bagno era essenziale, con doccia, lavabo e wc.
Nel complesso, la stanza papale non aveva l’aspetto di un appartamento principesco: era un alloggio funzionale, organizzato per consentire al Pontefice di dormire, pregare, lavorare e ricevere informalmente alcune persone.
Gli oggetti religiosi nella stanza
Quello che colpiva entrando nella stanza numero 201 erano alcuni volti che osservavano appena si entrava nella dimora papale. C’erano una immagine di San Francesco, una statua di Nostra Signora di Luján, patrona dell’Argentina, un crocifisso e una statua di San Giuseppe Dormiente.
Nella suite erano presenti solo gli elementi essenziali: una lampada da lettura, una sedia, un crocifisso e il suo amato mate, simbolo di umiltà.
Le immagini di San Francesco, San Giuseppe e Maria richiamavano la spiritualità del Pontefice e il legame con la sua storia personale, con l’Argentina e con la tradizione francescana della semplicità.
Il salottino per gli incontri informali
Vicino alla stanza c’era un salottino che Francesco usava per ricevere informalmente, cioè fuori dalle udienze ufficiali, le persone che desiderava incontrare.
È qui che sono avvenuti alcuni degli incontri più curiosi del suo pontificato, tra cui l’udienza a Elon Musk con i suoi figli. Ma vi hanno incontrato il Papa anche tante persone anonime, molte accomunate da storie difficili alle spalle alle quali Francesco ha voluto dare un suo personale conforto.
In questi anni, a dispetto delle sue più ridotte dimensioni, Santa Marta è diventata il centro dell’attività privata di Bergoglio, il luogo in cui ricevere ospiti o amici fuori dei contesti più ufficiali.
Al proposito c’è chi nei primi tempi del pontificato ha parlato di “diplomazia di Santa Marta”, a definire quella parte di attività meno esposta al controllo della curia vaticana che il Papa conduceva in prima persona, fuori dalle mediazioni abituali.
Perché Papa Francesco scelse di vivere a Santa Marta
Francesco ha scelto Casa Santa Marta perché voleva vivere a contatto con più persone possibili, per non isolarsi e per non diventare, come ha spiegato più volte, irraggiungibile.
Nel giugno del 2013 fu lo stesso Bergoglio a spiegare pubblicamente i motivi per cui aveva scelto Santa Marta come sua residenza. Disse che alla base c’erano «motivi psichiatrici. Per me è un problema di personalità: tutto qui. Ho bisogno di vivere in mezzo alla gente, e se vivessi da solo, magari un po’ isolato, non mi servirebbe a nulla».
In un’altra occasione spiegò: «Io ho necessità di vivere fra la gente, e se io vivessi solo, forse un po’ isolato, non mi farebbe bene».
Casa Santa Marta significava, per Francesco, rimanere al di fuori dalla gabbia dorata, vivere meno isolato dal resto del mondo e più a contatto con le persone che lavoravano in Vaticano.
La decisione di rimanere a Santa Marta e di non occupare l’appartamento papale, da lui giudicato «troppo grande», fu un segno della determinazione di Papa Francesco e del fatto che non intendeva cambiare stile di vita.
Secondo il racconto di Georg Gänswein, dopo l’elezione Francesco visitò l’appartamento papale che gli era destinato. Dopo aver visto gli ambienti, disse: «Normalmente dormo come un sasso, ma la notte dopo avere visto l’appartamento ho dormito molto male». Aggiunse che «non era abituato a vivere in spazi così grandi».
La differenza rispetto all’appartamento papale
L’appartamento papale si trova nel Palazzo Apostolico, a destra della Basilica di San Pietro, mentre Casa Santa Marta si trova sul lato opposto. Da quando Roma passò allo Stato italiano nel 1870, i Papi hanno abitato nell’appartamento del Palazzo Apostolico, ma Francesco è stato l’unico ad avere scelto un’altra casa.
Le stanze riservate ai Papi si trovano al terzo piano del Palazzo Apostolico e sono una decina. Tra queste, dopo una serie di sale d’attesa, ci sono lo studio privato del Papa, quello da cui si affaccia la domenica, una sala da pranzo piuttosto vasta e la sala delle udienze, dove si ricevono gli ospiti in via ufficiale.
Sono ambienti che sono stati ritoccati da ogni Papa che vi ha abitato. La ristrutturazione più rilevante risale al 2005, dopo la morte di Giovanni Paolo II, quando tra le altre cose fu trasferita qui la biblioteca di Benedetto XVI, composta da 20mila volumi.
Francesco utilizzava il grande appartamento papale soltanto per le visite ufficiali di Stato e per le benedizioni domenicali. Per il resto viveva nella “normalissima” Santa Marta.
La vita quotidiana nella residenza
Papa Francesco si alzava tutti i giorni dell’anno prima delle cinque del mattino, di solito alle 4.45. Le prime ore erano dedicate alla meditazione della Scrittura, fino alla Messa delle sette.
L’uomo era austero: la sveglia di solito suonava alle 4.45, un quarto d’ora dopo era già in preghiera e vi rimaneva per un’ora, meditando sulle Scritture della Messa quotidiana.
Dopo la Messa Francesco faceva colazione nel refettorio della residenza. Era qui che gli ospiti della struttura potevano trovare il Papa seduto a uno dei tavoli, come uno dei tanti commensali.
Il Papa non aveva un tavolo riservato. Sedeva dove capitava, amando scambiare quattro parole con chiunque fosse presente.
La giornata proseguiva con il lavoro e l’esame dei vari dossier. Dopo una breve pausa per il pranzo, seguiva mezz’ora di riposo; poi ricominciava il lavoro. La cena era alle 19.30-20, seguita dalla preghiera, mentre la luce veniva spenta poco dopo le 22.
I pasti nel refettorio
Francesco continuava a fare colazione, pranzare e cenare come un ospite qualsiasi, nella grande sala da pranzo comune della residenza, senza essere piantonato da guardie né servito da maggiordomi.
La sera, quando funzionava il self service, si armava di vassoio. A Santa Marta non c’era formalità: Bergoglio si sedeva con chi capitava.
Solo il pranzo della domenica, solitamente, lo faceva con i dipendenti di Santa Marta presenti.
Il refettorio aveva a fianco una grossa cucina. Poteva capitare che durante la giornata fosse lo stesso Pontefice a entrare per chiedere di preparare, o per preparare lui stesso, un caffè per qualche suo ospite che lo desiderava.
La mensa di Santa Marta aveva fama di offrire una cucina semplice e tradizionale: arrostini, minestroni e pasta al forno. Il Papa non obiettava.
Una residenza vissuta con normalità
Una sola parola d’ordine era di casa a Santa Marta: normalità. Francesco amava vivere in modo normale e comunicare a tutti un’immagine di sobrietà.
Per questo la sua vita nella residenza era fatta di cose semplici e di incontri con vecchi e nuovi amici. Francesco voleva essere avvicinabile.
È grazie al fatto che le sue giornate a Santa Marta lo rendevano in qualche misura avvicinabile che aveva potuto conoscere meglio la vita del Vaticano, che altrimenti gli sarebbe sfuggita.
Francesco non aveva maggiordomi né servitù. La sua biancheria finiva, come quella di tutti gli altri ospiti, nella lavanderia situata nel seminterrato.
Fuori dalla sua stanza rimaneva una sola Guardia Svizzera a vegliare giorno e notte. A lei si dice che Francesco avesse chiesto più volte di sedersi durante il turno e che le avesse spesso offerto una merendina di un distributore automatico per sfamarsi.
La reception e gli spazi comuni
Entrare a Santa Marta era un po’ come entrare in un albergo. Nella hall al piano terreno c’era una reception che accoglieva chi arrivava.
La residenza comprendeva anche una cappella interna, la sala da pranzo e diversi saloni polivalenti. Questi ambienti permettevano momenti di preghiera, incontro e riflessione.
La cappella al secondo piano era quella dove il Papa seguiva la Messa del mattino. La struttura comprendeva inoltre la Cappella della Santissima Trinità, descritta come un luogo di culto di particolare bellezza.
Al di fuori del periodo del Conclave, alcune sale accoglievano il personale consacrato con incarichi vaticani e gli ospiti in visita, in particolare i cardinali.
Chi soggiorna a Casa Santa Marta
Insieme al Papa, cardinali e vescovi di passaggio a Roma potevano chiedere ospitalità nella residenza. Santa Marta era nata come casa di accoglienza per presuli e porporati di tutto il mondo e non aveva perso del tutto lo scopo originario.
Lì vivevano stabilmente ecclesiastici della Segreteria di Stato, alcuni funzionari laici e vescovi che da tutto il mondo raggiungevano Roma per qualche giorno.
La gestione della Casa era affidata a monsignor Battista Mario Salvatore Ricca, che contava su sei suore Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli. Il resto del personale, maschile e femminile, era laico, compreso quello della cucina.
Il servizio di sicurezza era discreto e affidato alla Gendarmeria pontificia e alle Guardie Svizzere, senza un corpo speciale.
Il Conclave e la clausura
Durante il Conclave, Casa Santa Marta viene sottoposta a rigide misure di sicurezza per garantire la clausura dei cardinali. Nel periodo del Conclave l’edificio viene svuotato degli ospiti occasionali e riservato ai cardinali che vengono a Roma per l’elezione di un nuovo Pontefice.
L’uso di Santa Marta come residenza dei cardinali durante il Conclave fu stabilito da Papa Giovanni Paolo II. Nel febbraio 1996 pubblicò la Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis, nella quale fissava le norme che regolano i conclavi e indicava Santa Marta come il luogo in cui i cardinali dovevano cenare e dormire.
La Costituzione stabiliva che «i locali della Domus Sanctae Marthae, come pure e in modo speciale la Cappella Sistina e gli ambienti destinati alle celebrazioni liturgiche, devono essere chiusi» durante il periodo dell’elezione.
Durante la clausura le finestre vengono sigillate e tutti i dispositivi di comunicazione, inclusi telefoni, radio, televisori e internet, vengono disattivati per impedire i contatti con l’esterno.
Nessun cardinale può avere contatti con l’esterno: sono vietate comunicazioni telefoniche, scambi di email, utilizzo di internet o qualsiasi forma di messaggio verso l’esterno.
Ogni movimento viene monitorato per mantenere il massimo riserbo sulle votazioni papali. Tutto il personale di supporto, come cuochi, medici e addetti alle pulizie, è vincolato da un giuramento di segretezza assoluta.
Questa misura garantisce la totale libertà spirituale e decisionale dei porporati, proteggendo il processo elettorale da influenze esterne.
La Domus Santa Marta, dove risiederanno i cardinali durante il Conclave
Il significato storico della residenza
La Casa Santa Marta prende il nome dalla chiesa e dal piccolo ospedale sorti durante il pontificato di Paolo III, che aveva dato il consenso alla nascita di una Confraternita e di un ricovero destinato ai più poveri intorno alla Basilica Vaticana.
Il ricovero rimase attivo tra il 1538 e il 1726. In seguito l’edificio divenne un convento dei padri trinitari scalzi tra il 1726 e il 1874.
Nel corso della sua storia Santa Marta fu anche un ospizio per religiosi e per i poveri del quartiere. Durante la Seconda guerra mondiale ospitò gli ambasciatori presso la Santa Sede dei Paesi che avevano rotto le relazioni diplomatiche con il governo di Mussolini e non potevano più vivere nelle loro residenze in Italia.
Nei primi anni Novanta la struttura fu ristrutturata ed elevata in altezza. L’innalzamento suscitò alcune polemiche, perché secondo l’associazione ambientalista Italia Nostra impediva la vista completa del Cupolone dalle strade vicine al Vaticano.
L’architetto statunitense Louis Astorino progettò la cappella dedicata allo Spirito Santo.
Santa Marta durante la convalescenza di Francesco
Dopo il ricovero al Policlinico Gemelli, Francesco rientrò nella sua casa vaticana. La residenza non fu trasformata in un ospedale e non furono predisposti allestimenti speciali.
Per le emergenze sarebbe stato sufficiente il servizio attivo 24 ore su 24 della Sanità e igiene della Città del Vaticano. Il Papa avrebbe avuto bisogno dell’ossigeno e di un’assistenza specialistica, mentre fra le mura vaticane avrebbe proseguito le terapie e la fisioterapia motoria e respiratoria.
I medici gli avevano raccomandato di limitare al massimo le visite. Questa restrizione rappresentava un sacrificio per Francesco, che aveva fatto di Santa Marta un crocevia di udienze e dialogo.
La convalescenza consisteva in una terapia farmacologica per curare i postumi della polmonite bilaterale, in un programma di fisioterapia motoria e in esercizi respiratori per allenare i polmoni affaticati dall’infezione.
Tra le persone che avevano accesso alle stanze papali c’erano il comandante della Gendarmeria vaticana, l’infermiere personale Massimiliano Strappetti e i collaboratori più vicini.
Santa Marta come simbolo del pontificato di Francesco
La scelta di vivere nella suite 201 non fu soltanto una decisione organizzativa. Non abitare nel Palazzo Apostolico segnò una distanza e una rilevante discontinuità simbolica, in linea con lo stile comunicativo e l’approccio di Francesco.
Quando Papa Francesco decise di venire a vivere a Santa Marta e non nell’appartamento a sua disposizione nel Palazzo Apostolico, introdusse nel pontificato una novità non solo dal punto di vista organizzativo, ma anche un chiaro messaggio dal punto di vista pastorale e teologico.
La sua residenza nella Casa Santa Marta diede al pontificato un’impronta segnata dalla povertà evangelica e dalla semplicità francescana.
La stanza 201, con il letto singolo, il piccolo studio, il salottino, il bagno e gli oggetti religiosi, rappresentava concretamente questo stile di vita: uno spazio privato essenziale, inserito però in una struttura condivisa con sacerdoti, cardinali, dipendenti e ospiti della Santa Sede.