Cattedrale di Santa Maria Assunta a Nola: storia, architettura e opere d’arte

La Cattedrale di Nola è dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo e ai santi Felice, primo vescovo e martire della città, e Paolino. Sorge in Piazza Duomo, nel cuore del centro storico, sopra la basilica inferiore legata al culto di San Felice e all’interno di un complesso episcopale che comprende anche il campanile, il palazzo vescovile e altri edifici di interesse storico e religioso.

L’edificio attuale è una ricostruzione in stile neorinascimentale realizzata dopo l’incendio doloso del 13 febbraio 1861, su progetto dell’architetto Nicola Breglia, con la collaborazione del figlio Ernesto. La nuova cattedrale fu inaugurata nel 1909 e presenta una pianta longitudinale a croce latina, tre navate, cappelle laterali, transetto e cupola centrale.

Facciata della Cattedrale di Nola

La posizione e l’insula episcopalis

Il complesso della cattedrale-episcopio sorge nel cuore della città di Nola e rappresenta il fulcro religioso attorno al quale si è avviata la cristianizzazione della diocesi nolana. La Cattedrale di Nola è dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo.

La facciata si apre su un’ampia piazza, liberata nel XX secolo da alcuni edifici antistanti. La Cattedrale sorge in Piazza Duomo dove su lato sinistro è visibile la statua dedicata all’imperatore Augusto legato al territorio nolano.

La struttura è parte integrante dell’insula episcopalis che comprende altri edifici di interesse storico artistico, tra cui il campanile, il palazzo vescovile, la chiesa di San Giovanni dei Fustiganti e la chiesa dei Santi Apostoli. La cattedrale, pur nelle varie fasi di trasformazioni edilizie, conserverà sempre una stretta interconnessione con gli edifici preesistenti nell’insula: la cripta, nucleo originario intorno al quale si era sviluppato l’isolato sacro, il campanile, la chiesa dei Santi Apostoli, la chiesa di San Giovanni Battista e il palatium vescovile.

Le origini paleocristiane e la basilica di San Felice

La primitiva chiesa madre era collocata a Cimitile, nella chiesa di San Felice in Pincis, e funzionò con tale ruolo sino al 1370, allorquando il vescovo Francesco Scaccano ebbe l’autorizzazione da Gregorio XI di ubicarla nella chiesa nolana dei Santi Apostoli, successivamente detta dei Morti.

Allo stesso vescovo si deve l’iniziativa della costruzione del nuovo complesso, accanto al suddetto dove invece fu traslato il corpo di San Felice, primo vescovo cittadino. La costruzione della cattedrale a quota più alta e sovrastante l’ipogeo feliciano determinò il modificarsi dei piani di calpestio e la necessità di raccordare fabbriche vecchie e nuove a quote differenti, che tuttavia continuarono a conservare il loro originario uso liturgico.

Un’indagine archeologica condotta nel 2013 nella cripta di San Felice vescovo e martire, posta al disotto della cattedrale, ha potuto appurare che l’area in epoca romana rientrava in uno dei quartieri residenziali della città ed era occupata da una grande domus.

Sui resti della domus venne edificato, nel corso del V secolo d.C., ma precedentemente all’eruzione cosiddetta di Pollena del 472 d.C., un edificio di culto che inglobò un’esedra della domus romana. Presso questa esedra una tradizione ha posto ab antiquo la sepoltura del protovescovo nolano Felice, corrispondente all’abside posta ad ovest del sacello feliciano.

Le eruzioni vulcaniche della fine del V secolo d.C. e dei primi decenni del secolo successivo, con le alluvioni che seguirono agli eventi eruttivi, provocarono un repentino innalzamento del piano di calpestio di oltre un metro. La modifica dell’assetto urbano, residenziale e viario, con la formazione di un diverso piano d’uso a quota più alta, determinò la costruzione di un nuovo edificio di culto con destinazione cattedralizia, impostato sulla antica e primigenia basilica feliciana.

La fondazione di questo nuovo edificio, verosimilmente a tre navate mono o triabsidato, è da ascriversi ad epoca altomedievale, presumibilmente databile tra l’eruzione cosiddetta di Pollena del 472 d.C. e gli inizi dell’VIII secolo, forse in origine con la sola intitolazione alla Beata Vergine Maria.

L’esistenza in città di un isolato sviluppatosi intorno all’ecclesia maior e al palatium episcopale quale residenza del vescovo si ricava chiaramente da diversi documenti. In quelli del 998 e del 1037 si cita proprio l’“episcopio nolano”, mentre nel 1123 si ricorda “Guilielmus domini gratia episcopus sancte sedis nolane”.

L’evoluzione medievale della cattedrale

L’assetto, le dimensioni e l’orientamento della nuova fabbrica cattedralizia, nonché i suoi rapporti con gli altri edifici più antichi presenti nell’insula, sono tutt’ora materia di studio. In mancanza di dati archeologici certi, è ipotizzabile che l’edificio altomedievale della cattedrale avesse conservato grosso modo l’impianto di quello paleocristiano, cioè della basilica feliciana.

La fondazione della torre campanaria, ricondotta dal Rosi agli inizi del XIII secolo, va con buona probabilità retrodatata, considerando invece la datazione al XIII secolo come una delle fasi di rimaneggiamento che nel corso dei secoli hanno interessato la torre campanaria.

Il lento processo di riassetto dell’isolato dovette continuare tra XII e XIII secolo. In questo periodo si colloca l’intervento di rifacimento della basilica dei Santi Apostoli, patrocinato dal vescovo Bernardo intorno al 1190.

Notevole fu la fase di ricostruzione trecentesca della cattedrale, voluta dalla famiglia comitale degli Orsini, che deteneva il possesso della contea nolana sin dal 1293. Le varie fasi edilizie contribuirono a determinare un nuovo impianto plano-volumetrico della cattedrale e dell’intero isolato, che nella sua magniloquenza era divenuto espressione della Chiesa di Nola e dei suoi vescovi, ma anche simbolo della ricca e nobile committenza comitale degli Orsini.

È da ipotizzare che entro il 1255 l’edificio cattedralizio avesse ormai assunto l’attuale orientamento est-ovest. Nel XIV secolo si determinò un ulteriore intervento con l’avanzamento del prospetto verso occidente, cioè verso lo slargo della piazza pubblica, già attestata dalle fonti documentarie nel 1255.

Tale ampliamento, forse da ascriversi tra il 1387 e il 1395, ossia al periodo del conte Nicola Orsini, determinò un arretramento del campanile rispetto alla nuova facciata della cattedrale, allungatasi verso la piazza pubblica.

Lo stesso conte era intervenuto nei decenni precedenti nella zona absidale, priva di transetto, con la realizzazione dell’arredo liturgico, dell’altare e del coro, come si evince da un documento del 1363 in cui papa Urbano V autorizza il conte a “construi et edificare facere unum chorum et altarem in capite Ecclesie Nolane”.

Il collegamento con la chiesa dei Santi Apostoli

Una importante fase edilizia, fino ad oggi ignorata, è da ricondursi al XV secolo, agli anni dei conti Raimondo e Orso Orsini e dei vescovi Leone V de Simeoni, Giovanni Antonio Boccarelli e Giovanni Antonio Tarantino.

In questo periodo si realizzò presumibilmente la costruzione del transetto, o titolo, che collegò la cattedrale con la chiesa dei Santi Apostoli. Quest’ultima fu inclusa nello spazio liturgico-funzionale della più antica ecclesia maior, tanto da diventare un unico edificio cattedralizio, il “vescovato grande”, utilizzato a quote differenti.

Questa trasformazione comportò al tempo stesso una modifica dell’originario vano della cripta feliciana, probabilmente decurtato nella lunghezza dalla costruzione del transetto sovrastante e trasformato in un ambiente con tre file di colonne e copertura a volta.

I lavori della grande fabbrica religiosa furono conclusi con il vescovo Orlando Orsini, al quale si devono, tra l’altro, la realizzazione della porta principale della cattedrale e il rifacimento del campanile. Con la conclusione dei lavori dei primi anni del Cinquecento la cattedrale fu riconsacrata alla Beata Vergine e ai santi Felice protovescovo e Paolino.

Il crollo del 1583 e la ricostruzione cinquecentesca

Il 26 dicembre del 1583, giorno di Santo Stefano, la cattedrale fu pesantemente danneggiata da un rovinoso crollo. L’edificio venne ricostruito dal vescovo Fabrizio Gallo tra il 1586 e il 1594 e completato negli ornamenti dal successore, il presule Giovanbattista Lancellotti.

Durante il XVI secolo la chiesa fu interessata da numerosi ammodernamenti. Sotto l’episcopato di Giovan Francesco Bruno fu realizzato dal pittore salernitano Andrea Sabatini un imponente polittico per l’altare maggiore.

Allo stesso periodo risalgono opere scultoree realizzate dalla bottega di Giovanni Merliano da Nola. Durante l’episcopato di Giovan Battista Lancellotti l’edificio fu arricchito con decorazioni in marmo, in stucco e con arredi lignei.

In luogo della cona di Andrea Sabatini fu realizzato un gruppo scultoreo raffigurante la Vergine Assunta tra i santi Felice vescovo e Paolino. Il polittico di Andrea da Salerno, che decorava l’altare maggiore, è oggi rappresentato dalle tavole superstiti conservate nel Museo Diocesano.

Gli interventi settecenteschi

Ulteriori ammodernamenti furono patrocinati nel Settecento dal vescovo Francesco Maria Carafa, che arricchì il duomo con bianchi stucchi e un pregevole altare in marmi.

Lo stesso presule intervenne contemporaneamente nella contigua chiesa dei Santi Apostoli, che ormai dal XV secolo era stata unita alla cattedrale. Tra gli inizi e la metà del XVIII secolo, architetti e pittori quali Arcangelo Guglielmelli, Giuseppe Simonelli e Domenico Antonio Vaccaro diedero alle fabbriche una nuova veste barocca.

L’antico impianto comprendeva il pulpito, posizionato sulla destra accanto al pilastro dell’arco trionfale della navata maggiore, l’antico trono marmoreo vescovile, due organi a ridosso dell’area presbiteriale e un coro ligneo del XVII secolo.

Era presente anche un altare maggiore in marmi policromi, voluto dal vescovo Carafa, che recava sullo sfondo absidale una composizione con la statua dell’Assunta simile a quella settecentesca di Posi esistente nel Duomo di Napoli, nonché altri pregevoli altari minori nelle cappelle laterali.

L’incendio del 1861 e la ricostruzione moderna

La notte tra il 12 e il 13 febbraio del 1861 un incendio di origine dolosa distrusse la cattedrale di Nola. La struttura fu tragicamente rasa al suolo dalle fiamme e dalla conseguente caduta rovinosa del tetto di copertura.

A partire dal 1870, durante l’episcopato di Giuseppe Formisano, iniziarono i progetti per la ricostruzione della chiesa. Un primo incarico fu affidato all’ingegnere Giordano e successivamente all’architetto Oscar Capocci, i quali abbandonarono l’idea del recupero delle parti rimanenti poiché gravemente danneggiate.

Si decise pertanto di affidare l’incarico di una costruzione ex novo a Nicola Breglia, esponente di spicco della cultura architettonica tardo-eclettica napoletana. Breglia progettò e diresse la nuova fabbrica dal 1895 al 1898, con la collaborazione del figlio Ernesto.

La ricostruzione fu sostenuta con tenacia dal vescovo Agnello Renzullo, in carica dal 1890 al 1924. La nuova cattedrale venne inaugurata nel 1909 e riaperta al culto dopo il completamento di un impegnativo programma decorativo affidato ai migliori scultori e pittori napoletani di fine Ottocento.

Nel 1954, in occasione del sedicesimo centenario della nascita di San Paolino, la chiesa fu elevata a basilica.

La facciata e l’esterno

La facciata è preceduta da un portico con cinque arcate sorrette da colonne in marmo. Presenta un portico a cinque campate, sorretto da sei colonne monolitiche con capitelli ionici, su cui è impostata una balaustra.

La facciata superiore è sormontata da un timpano triangolare. Ai lati del prospetto due torri campanarie gemelle caratterizzano la rigida simmetria compositiva dell’impaginato tardo ottocentesco.

Dal volume emergono l’alta cupola su tamburo e il campanile, parzialmente ricostruito nel corso degli stessi lavori. A lato della chiesa sorge anche il campanile, aggiunto e modificato nel corso delle diverse fasi costruttive.

Portico e torri campanarie del Duomo di Nola

L’interno e l’impianto architettonico

La Chiesa di Santa Maria Assunta presenta uno stile neorinascimentale con tre ampie navate e cappelle laterali. La pianta del nuovo Duomo di Nola è longitudinale, a croce latina, con un’alta cupola centrale all’incrocio dei bracci, tre navate e cappelle laterali.

La chiesa fu costruita a ridosso della chiesa dei Morti, situata tra il transetto destro e la parte absidale. L’interno è scandito da una teoria di colonne monolitiche di granito bigio, che suddividono la navata centrale da quelle laterali.

Il presbiterio è armonizzato dalle linee architettoniche dell’altare maggiore ideato da Nicola Breglia. Nel soffitto si trova l’Apoteosi di San Felice di Salvatore Postiglione, realizzata nel tardo Ottocento.

Le principali opere d’arte

Nel catino absidale vi è la statua dell’Assunta, disegnata da Salvatore Cepparulo e realizzata in cartapesta da maestranze locali e leccesi. L’opera è legata alla tradizione artigianale della città, famosa a livello internazionale per la festa dei Gigli.

Sull’altare maggiore svetta l’Immacolata Concezione fatta in cartapesta secondo l’artigianato tipico della città. La stessa tecnica è presente in altri dettagli della cattedrale, tra cui gli angeli reggicero e alcuni elementi dell’apparato decorativo.

Ai lati del transetto si trovano il dipinto raffigurante San Felice tra i leoni dell’anfiteatro e quello di San Felice visitato dall’angelo, opere di Francesco Formisani del XX secolo.

Allo stesso Salvatore Cepparulo si deve la realizzazione del nuovo pulpito, che conserva due formelle realizzate nel Cinquecento dalla bottega di Giovanni Merliano da Nola. Degna di ammirazione è anche la colonnetta del Cereo pasquale, istoriata, realizzata nel XV secolo, restaurata e in parte rifatta nel XX secolo.

Il soffitto della navata, disegnato da Nicola Breglia, è caratterizzato da una grande opera centrale di Salvatore Postiglione che rappresenta l’Apoteosi di San Felice. I bassorilievi in cartapesta raffigurano San Paolino che celebra presso l’Ara Veritatis e San Paolino e i nolani liberati dalla schiavitù.

In controfacciata si trova un affresco realizzato nel 1906 da Gaetano D’Agostino, raffigurante l’Incendio della Cattedrale. Intorno alla navata centrale e al catino absidale corrono tondi con i ritratti dei vescovi nolani.

La cripta di San Felice

La basilica inferiore, chiamata anche cripta, è legata al culto di San Felice martire, protovescovo della diocesi di Nola. È il punto in cui si costruì la basilica inferiore intorno alla sepoltura del corpo di San Felice vescovo e martire, mai ritrovato.

Secondo la tradizione, il corpo del santo, decapitato il 15 novembre del 95 d.C., sarebbe stato raccolto dal sacerdote greco Elpidio e deposto in un pozzo. Nelle vicinanze del pozzo sarebbe sorto un sacello cristiano, primo nucleo della basilica feliciana.

La cripta si presenta come un vano di modeste dimensioni, ricoperto da una volta a botte ribassata, al quale è possibile accedere mediante due rampe di scale situate nelle ultime campate della cattedrale.

In origine questo luogo di culto presentava un assetto molto diverso: secondo la testimonianza di Ambrogio Leone del 1514, aveva una copertura a volta sostenuta da tre file di colonne; Gian Stefano Remondini nel 1747 ricordava che l’ambiente era riccamente decorato con stucchi e dipinture raffiguranti la vita e i miracoli di San Felice.

La basilica inferiore ha subito profonde trasformazioni, seguendo le vicende costruttive che hanno caratterizzato la storia della cattedrale sovrastante: a partire da Nicola Orsini, passando per Gentile Orsini, i vescovi Gallo e Lancellotti, fino all’ingente restauro seguito all’incendio del 1861, che ha determinato l’attuale aspetto del succorpo.

Cripta di San Felice sotto la cattedrale

La croce gemmata e il Cristo fra gli apostoli

Appena discese le scale, sulla parete di ingresso si trovano due opere di notevole interesse: una croce gemmata del V-VI secolo, un tempo murata nella parete dell’abside e decorata con racemi e melograni, e un altorilievo raffigurante Cristo fra gli apostoli del XIII secolo.

L’altorilievo fu rinvenuto nel 1874 nella cattedrale, dove era utilizzato come copertura della sepoltura del vescovo Fabrizio Gallo, che resse la diocesi dal 1585 al 1614.

Il presbiterio della cripta e il culto di San Felice

Nel presbiterio, alle spalle dell’altare in marmi commessi, si trova un tabernacolo in argento, bronzo e rame dorato, realizzato dall’artista Salvatore Cepparulo all’inizio del XX secolo.

Ai lati dell’altare sono collocate due opere rinascimentali in marmo: a destra l’altare Cesarini con la Madonna tra i santi Giacomo e Michele Arcangelo, opera cinquecentesca commissionata da Iacopo Antonio Cesarini e proveniente dalla cattedrale; a sinistra una mostra di tabernacolo con l’Annunciazione e i santi Michele Arcangelo e Giacomo, voluta dal conte Gentile Orsini nel XV secolo.

Il miracolo della Manna

Alla tradizione della cripta è collegato il miracolo della Manna, che dovrebbe verificarsi nel giorno del dies natalis di San Felice, il 15 novembre. L’evento si manifesta, secondo la devozione locale, con la fuoriuscita di un liquido biancastro da una fessura nella parete retrostante l’altare.

La parete, secondo la tradizione, copre la tomba del santo vescovo, e il liquido ricade in un piccolo calice custodito nel tabernacolo. Il tabernacolo viene aperto due volte l’anno, il 15 novembre e l’8 dicembre, per verificare il fenomeno.

La presenza della Manna è da sempre stata avvertita dai fedeli come segno di vicinanza del santo patrono alla città, mentre il mancato miracolo è considerato un triste presagio per la comunità. Se il fenomeno non avviene il 15 novembre, la verifica si ripete l’8 dicembre.

Tutta l’area presbiteriale è stata oggetto di un’indagine archeologica, condotta nel 2012, che ha prodotto informazioni utilissime alla datazione del luogo sacro e ne ha sottolineato la ricca stratigrafia, confermando la presenza di strutture di epoca romana trasformate in luogo di culto cristiano.

La lastra di spolio in marmo pavonazzetto, sulla quale si trova il foro del miracolo della Manna, il sottostante muro in opus vittatum e gli strati di affresco che ricoprono la lastra marmorea dimostrano come la parete absidale sia stata oggetto di devozione ininterrotta dall’epoca del martirio di San Felice, nel I secolo d.C., fino a oggi.

La cappella dell’Immacolata

Dal braccio sinistro del transetto si accede alla cappella dell’Immacolata, unica parte della cattedrale sopravvissuta all’incendio del 1861. La cappella è un piccolo gioiello di architettura tardo cinquecentesca, impreziosita da finissimi stucchi.

Essa è costituita da due ambienti: il primo a pianta rettangolare con volta lunettata, il secondo a pianta circolare, sul quale si innalza la cupola rivestita di embrici di cotto.

Il pregevole altare barocco accoglie un paliotto in marmo bianco raffigurante l’Immacolata Concezione, realizzato nella bottega di Gerolamo D’Auria. Nel tempietto dietro l’altare, in marmi policromi sostenuto da due colonne, è collocata la statua in marmo dell’Immacolata, eseguita nel 1591 da Francesco Cassano, artista attivo nella bottega del D’Auria.

La cappella in origine ospitava l’antica sagrestia della cattedrale e fu concessa alla famiglia Barone dei Marchesi di Liveri in cambio della cappella che questi avevano nel braccio opposto del transetto, corrispondente all’attuale sagrestia.

Qui sono conservate le tombe di Annibale Barone, dei fratelli Annibale e Ottone Barone e di Felice Barone, con epigrafi testamentarie, lo stemma partito della famiglia e lo stemma gentilizio degli Albertini, famiglia di Marietta, moglie di Felice.

Entrando, sulla destra, si ammira la statua di Maria Santissima Dormiente, realizzata in materiali misti, legno, metalli e stucchi colorati, risalenti al XIX secolo.

San Paolino e le sue spoglie

La cattedrale conserva le spoglie di San Paolino, trafugate dal complesso paleocristiano di Cimitile tra il IX e il X secolo dai Longobardi e trasportate prima a Benevento e poi a Roma. Le reliquie ritornarono a Nola soltanto nel 1909.

Una cappella conserva le spoglie in un’urna bronzea. La devozione a San Paolino è inoltre ricordata da diverse opere presenti nella cattedrale e dai bassorilievi in cartapesta del soffitto.

La cattedrale collega così i diversi momenti della storia religiosa nolana: le origini paleocristiane legate a San Felice, la tradizione medievale e moderna connessa a San Paolino e la ricostruzione ottocentesca completata nel 1909.

L’adeguamento liturgico

L’adeguamento liturgico è stato avviato nel 1984, nell’ambito dell’intervento di consolidamento statico e restauro architettonico seguito al terremoto del 1980. Il progetto è stato completato nel 1984, presupponendo la creazione di nuovi elementi e privilegiando, laddove possibile, la conservazione degli spazi esistenti secondo le indicazioni conciliari.

La sistemazione del presbiterio e degli altri spazi liturgici della cattedrale nolana è stata affrontata organicamente nel contesto dei lavori di consolidamento e restauro. La balaustra di separazione del presbiterio dalla navata maggiore è stata lasciata intatta.

Il nuovo altare marmoreo, con un paliotto a disegni geometrici regolari sull’esempio della balaustra ottocentesca, è stato collocato su una pedana all’incrocio dei bracci, al di sotto della cupola, in posizione piuttosto avanzata e meglio visibile rispetto all’altare tridentino tuttora sul fondo del presbiterio.

Sotto l’episcopato del vescovo Giuseppe Costanzo fu aggiunto l’altare della mensa in marmo. L’altare ha una forma rettangolare e allungata e segue il filone teologico che vede nella liturgia eucaristica la celebrazione della fraternità del gesto della cena.

Papa Giovanni Paolo II ha celebrato qui il 23 maggio del 1992. Nell’atrio, in alto a sinistra dell’ingresso principale, una lapide marmorea ricorda la visita del pontefice.

Ambone, cattedra e sede del celebrante

Nell’angolo destro del presbiterio e verso la navata maggiore si trova il grande ambone marmoreo con bassorilievi nei riquadri. In alternativa è utilizzato un ambone amovibile e recente in legno, collocato sulla destra dell’altare.

La sede episcopale è recente, del 2000, ed è stata eseguita per volere del vescovo Beniamino Depalma in marmo e con semplici linee geometriche. La nuova sede in marmo è stata realizzata dall’artista don Battista Marello.

La cattedra è collocata sulla preesistente pedana ottocentesca, appoggiata al pilastro sinistro dell’arco trionfale antistante l’area absidale. La sede del celebrante è collocata accanto al trono vescovile, alla base sinistra dell’arco trionfale.

Cappella feriale, battistero e penitenzieria

Il tabernacolo per il Santissimo Sacramento si trova nella contigua cappella di San Paolino, a sinistra del pilastro dell’arco trionfale, e appare esclusivamente di servizio all’altare maggiore.

La cappella del Crocifisso, con ingresso dalla terza campata della navata laterale destra, è stata definita cappella feriale per le celebrazioni quotidiane e spazio per l’adorazione. Lo spazio antistante comprende sedie aggiunte a fila unica per l’accoglimento dei fedeli, una doppia fila di scanni con spazio libero al centro, un altare-mensa amovibile in legno e un trono sul fondo sinistro di un’ampia struttura lignea a mo’ di coro.

Il battistero è sito nella prima cappella della navata laterale destra, nei pressi dell’ingresso. È in uso ed è costituito da un fonte marmoreo con copertura mista in legno e pietra.

Lo spazio destinato alla penitenzieria è costituito da tre confessionali in legno pregiato e lavorato, incassati a parete, posti nella navata laterale destra, a ridosso delle pareti del lato sinistro della cappella feriale e contigui ai retrostanti uffici parrocchiali.

Il Museo Diocesano

Annesso alla cattedrale c’è il Museo Diocesano, che conserva alcuni pezzi fondamentali per la storia della cattedrale. Tra questi si trova il polittico cinquecentesco di Andrea da Salerno, già collocato sull’altare maggiore e successivamente sostituito da una macchina d’altare realizzata con varie statue raffiguranti l’Assunta e San Paolino.

Le tavole superstiti del polittico commissionato dal vescovo Giovan Francesco Bruno al pittore Andrea Sabatini e alla sua bottega sono oggi conservate nel Museo Diocesano. Il museo costituisce quindi un punto importante per conoscere la storia artistica dell’edificio e la successione degli arredi che hanno caratterizzato l’altare maggiore.

La cattedrale nella storia religiosa di Nola

La Cattedrale di Santa Maria Assunta riunisce in un unico complesso testimonianze di epoca romana, strutture paleocristiane, trasformazioni medievali, ampliamenti rinascimentali, decorazioni barocche e una ricostruzione neorinascimentale ottocentesca.

La cripta di San Felice rappresenta il nucleo più antico della devozione locale, mentre la cattedrale superiore documenta il ruolo della diocesi e dei suoi vescovi nel lungo sviluppo urbano e religioso della città. La presenza delle reliquie di San Paolino, la cappella dell’Immacolata, le opere in cartapesta e il Museo Diocesano completano il percorso storico e artistico del complesso.

La Cattedrale di Nola è inoltre legata alla tradizione della cartapesta, particolarmente riconoscibile nella statua dell’Assunta, negli angeli reggicero e nei bassorilievi del soffitto. Questa tecnica collega l’apparato decorativo del duomo alla cultura artigianale nolana e alla celebre festa dei Gigli.

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